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Coll. "Il Pensiero". In ottimo stato
Napoli, Ed. Scientifiche Italiane, 1953. In 8vo, bross. pp. 264
pp. 264, in 8°, bross. edit.
16°, pp.VIII-188 (2), xil. al front., br. ed. Timbro di biblioteca privata estinta. In barbe.
Ottima copia - gr 200
(Bibl. scelta di opere italiane antiche e moderne).<BR>16°, pp.XXVIII-212 + 1 tav. f.t. inc. in rame ( ritratto). Br. ed., fessure al dor. Lievi fioriture. Nelle cc. preliminari la vita dell'Aut. e l' "Avvertimento premesso all'ediz. dei Classici metafisici, Pavia 1815". Seguono 6 ragionamenti: 1.Della natura e dell'arte; 2.Bello e gli scrittori di tale materia; 3.Forza e misura del bello assoluto; 4.Bello relativo e effetti delle arti d'imitazione; 5.Della grazia; 6.Del sublime; 7.Del bello ideale e delle cause che possono svilupparlo.
in-8°, pp. 315-(1). Leg. in mezza pelle con tit. in oro al dorso tra nervature e fregi a secco. Lievi tracce del tempo e d'uso sui piatti. Buono l'interno.
Firenze, presso Molini e C., 1808. In 4°, pp. XIV di dedicatoria dell’A. a Napoleone I, + 221 n. + 3 nn. Ragionamenti su: Natura ed arte, delm bello e degli scrittori di tal materia, della forza e misura del bello assoluto, del bello relativo e degli effetti delle arti di imitazione, della grazia, del sublime, del bello ideale e delle cause che possono svilupparlo. Elegante piena tela moderna blu con titolo in oro al d. su tassello.
in-24, pp. 385, (3), broch. edit. Seconda edizione, facente parte della Collezione dei Classici Metafisici (Estetica), a cura di Defendente Sacchi. Trattatello di estetica in sette ragionamenti (prima edizione 1808), che ''costituì il primo tentativo compiuto dal C. per strutturare e far convivere nei suoi sette Ragionamenti suggestioni e convinzioni di differente matrice: l'estetica kantiana, l'evoluzionismo illuministico, il pensiero sensista, l'indagine storica e analitica. Centrale la distinzione tra bello assoluto e bello relativo...'' (D.B.It. XXV, pp. 421-5). Discreto esemplare, lievi aloni d'umido marginali.. Cicognara 1048 (la I ediz. 1808)..
Capolago, Tipografia Elvetica, 1846, in-16, br. edit., pp. 270, 18. Privo della cop. post., sciolto e con mancanze al dorso; bruniture. (In fine: "Edizioni proprie e di fondo della Tipografia e Libreria Elvetica in Capolago, cantone svizzero del Ticino", elenco la cui ultima pagina è lacerata, con mancanza).
Edizione condotta su un esemplare corretto dall'autore.
Opuscolo in-8 piccolo, pp. 4 nn., con testatina xilografica. Curioso e non comune, estratto dalla gazzetta Privileggiata di Milano (n. 14 del 1845), in cui si riporta il racconto del Dottor Dieffenbach, autore di un intervento di rinoplastica su una donna polacca, che presentava gravi menomazioni al viso a causa della scrofola. Johann Friedrich Dieffenbach (1792&ndash;1847) fu noto chirurgo tedesco, il cui operato è considerato precursore di molte delle attuali tecniche di chirurgia ricostruttiva. Più anticamente il primo chirurgo a praticare la rinoplastica fu il bolognese Tagliacozzi (1545-1599), sperimentando anche con successo operazioni plastiche sulle orecchie e la bocca. I trattamenti di chirurgia plastica al naso duravano oltre 2 mesi: una porzione di pelle del braccio veniva fissata al naso, e, per mezzo di un'ingegnosa struttura in cuoio il braccio veniva bloccato, con la mano sul capo. La rinoplastica fu combattuta da chirurghi come Paré e Fallopio, e la sua pratica fu proibita dalle autorità ecclesiastiche, che la ritenevano blasfema e contronatura. Sarebbe stato necessario attendere il XIX secolo perchè questa tecnica fosse ripresa e sviluppata, per l'appunto, dal Dottor Dieffenbach, che fu autore della prima rinoplastica dell'era moderna, eseguita per fini puramente estetici e non ricostruttivi. Impressionante la descrizione della donna prima dell'operazione. Alcune macchiette all'ultima pagina. Buon esemplare.. .
br. Questo libro è un pamphlet che polemizza apertamente contro una serie di assunti che riguardano tanto la cucina che la critica gastronomica. Una serie di assunti che vengono sottoposti a decostruzione per mostrarne la debolezza e, talvolta, l'ideologia sottesa. Per esempio: il presunto "progresso" della cucina; la validità di classifiche, classificazioni e standard qualitativi; l'assimilazione della critica alla recensione; il feticcio della competenza; il feticcio della progettazione; il ricorso confortante alla categoria di "emozione", e molti altri casi, trattati attraverso esempi di cucine, ristoranti, vini e "food circus" in generale.
In 16 (cm 13 x 19,5), pp. 136. Brossura editoriale.
in 8°, pp. 30, bross. muta coeva; lievi e diffuse fior. 270/22
br. Le vicende comiche e grottesche di un militante trotskista argentino, condannato a morte dai suoi ex compagni di partito, con sentenza "da eseguirsi il giorno della rivoluzione". La folle avventura politica, esistenziale e nichilista dei membri dell'Armata rossa giapponese. La surreale compagnia di esaltati, anarchici, pazzoidi, bohémiens e filibustieri che si ritrova, negli anni Settanta, intorno alla redazione della rivista "Agaragar". Ma anche scrittori e artisti come Moravia e Pasolini, surrealisti e situazionisti. In questi testi autobiografici, né interamente veri, né interamente falsi, Perniola rivela le radici esistenziali della propria filosofia, mostrando la sua stretta connessione con alcune vicende storiche, politiche, culturali ed umane a lui contemporanee. Le storiette si rifanno da un lato al genere letterario, a metà tra il serio e il faceto, praticato dagli antichi filosofi cinici, dall'altro ai setsuwa dei monaci giapponesi e si basano sulla premessa buddhista della non sostanzialità dell'io, non meno che sul rifiuto di una narrativa ingenua e popolare, ignara del carattere enigmatico e paradossale della scrittura letteraria. La loro tonalità emozionale è un misto di terrore e di ironia, che unisce lo stile dell'avanguardia al distacco estetico, usando indifferentemente registri realistici e surrealistici in una combinazione che appartiene alla logica del simulacro.
8284Paris, Bernard Grasset, 1953. In-12, broché.
br. Il pròbleme che l'immagine del cinema moderno pone è lo stesso di fronte a cui si trova la filosofia della differenza del grande libro del 1968, "Differenza e ripetizione": uscire dalla tutela del Tutto-Uno, sottrarsi al percorso verticale e gerarchico della rappresentazione, produrre un differente rapporto tra "io, pensare, essere". La filosofia deve pensare con i propri strumenti, i concetti, un essere che è un terreno di differenze senza gerarchia, un io che esce dai canoni del soggetto trascendentale, un mondo che non è un tutto-uno e che il pensiero non è più in grado di pensare nemmeno come il proprio orizzonte. L'arte (il cinema come arte) affronta lo stesso problema: la frattura del tempo narrativo tradizionale, la singolarità non integrabile in un intero, l'interstizio reso visibile, la dissociazione tra il visivo e il sonoro. Allora, che cosa può pensare il pensiero nelle sue differenti forme? In che cosa consiste la sua potenza, se non può pretendere l'onnipotenza e se l'idea del tutto non può nemmeno più essere il suo orizzonte?
br. Il pròbleme che l'immagine del cinema moderno pone è lo stesso di fronte a cui si trova la filosofia della differenza del grande libro del 1968, "Differenza e ripetizione": uscire dalla tutela del Tutto-Uno, sottrarsi al percorso verticale e gerarchico della rappresentazione, produrre un differente rapporto tra "io, pensare, essere". La filosofia deve pensare con i propri strumenti, i concetti, un essere che è un terreno di differenze senza gerarchia, un io che esce dai canoni del soggetto trascendentale, un mondo che non è un tutto-uno e che il pensiero non è più in grado di pensare nemmeno come il proprio orizzonte. L'arte (il cinema come arte) affronta lo stesso problema: la frattura del tempo narrativo tradizionale, la singolarità non integrabile in un intero, l'interstizio reso visibile, la dissociazione tra il visivo e il sonoro. Allora, che cosa può pensare il pensiero nelle sue differenti forme? In che cosa consiste la sua potenza, se non può pretendere l'onnipotenza e se l'idea del tutto non può nemmeno più essere il suo orizzonte?
br. Che cos'è l'abitudine? Secondo Ravaisson, è il modo d'essere stabile e permanente, contratto in seguito a un mutamento, che caratterizza qualsiasi tipo di esistenza pervadendola a tutti i livelli: dal comportamento morale alla ragione astratta, sino al pensiero teologico. È il termine medio tra volontà e natura, poiché è spontaneità acquisita e natura incarnata, fondata nel corpo ma mai del tutto estranea all'intelletto, in modo del tutto simile all'abilità nel disegno, pratica che si impara attraverso la ripetizione e che esprime l'anima delle cose. Nell'opera di Ravaisson, in cui filosofia e arte sono profondamente legate, ogni abitudine è, perciò, estetica e l'estetico è sempre abitudine: entrambe sono esperienze in cui la libertà si fa corpo senza perdersi e il corpo si fa libero senza sciogliersi dai vincoli naturali. Una riflessione che, nell'epoca dell'estetizzazione diffusa, può aiutare a ripensare l'esperienza estetica.
(Codice FS/5459) In 8º (21 cm) 100 pp. Prima edizione. Dedica autografa dell'autore. Brossura editoriale, ottimo stato. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
I Padri della Chiesa raccontano che Gesù di Nazareth è venuto tra gli uomini in figura “vile e dispregevole”, per sancire il primato della bontà sulla bellezza, dell’etica sull'estetica. Eppure, alle soglie della modernità, gli artisti rinascimentali rappresentano il Cristo incarnato come un Dio greco: alto, bello e muscoloso. È un passaggio simbolico di fondamentale importanza. Della bellezza dei corpi scava nel passato per spiegare il presente: anche oggi, i personaggi dello sport e dello spettacolo sono idolatrati per le loro capacità atletiche e il loro aspetto fisico, si assiste a una continua esibizione di corpi perfetti sui media per veicolare messaggi pubblicitari e molte persone comuni dedicano gran parte del tempo alla “manutenzione” e all'esibizione del proprio corpo. C’è chi parla di deriva edonistica della società occidentale, ma il culto della bellezza corporale può anche essere interpretato come un ritorno alle radici, come un risveglio della sensualità pagana. Autori: Riccardo Campa.
in-8, pp. XII, 417, attraente legatura del del tempo romantica in m. pelle, tit. e fregi oro al dorso. Dedica a stampa Giampietro Vieusseux. Edizione originale di questi scritti d'estetica e pedagogia, alcuni dei quali saranno inseriti in opere successive. Ottimo esemplare.. Non in Parenti. Tecchio-Poletti p. 43..
8°, pp.291-1 b., picc. civetta xil. al front. Mz. pelle coeva, tass. in pelle azzurra e titt. oro al dorso. Lievi fioriture. Dedicatoria a Leopoldo Cicognara, in cui l'Aut. dichiarava di voler indagare sul concetto del Bello, perché, se "rettamente conosciuto ne' suoi diversi spiegamenti e nelle sue infinite modificazioni, serva a ben discernere, valutare e regolare tutti quegli altri sensi che formano la base o l'argomento o lo scopo delle scienze morali..."(p.14).. Lo studio del Bello si compone di 3 libri: Il Bella naturale (Principio fondamentale estetico; Prove dedotte dalle varie età e dalle pri-marie tendenze dell'uomo, dall'istoria dei popoli; Tendenza generale all'inerzia e attaccamento alle abitudini; Nozione generale del Bello; Conseguenze: importanza intrinseca della bellezza, immagine ed effetto condizioni necessarie della bellezza, differenza tra Vero-Bello-Buono, tutti gli oggetti dell'universo sono dotati di bellezza, accordo dell'unità colle varietà condizione necessaria di bel-lezza, differenti aspetti: eleganza,grazia, sublimità...); Il Bello morale (Amore universale; Amore diun sesso verso l'altro;Tendenza originaria al bene; Derivazione del male dal principio del bene; Scala dell'esercizo dell'anima: tenuità, medietà, eccesso e stati corrispondenti: noja, piacere, dolore; Malinconia; Descrizione di un cimitero; Odio; Bello morale e vero;...); Il Bello artifiziale (Principio e origine di ogni poesia; Opere e passioni degli uomini promossi dalla bellezza costituiscono la poesia; Processo di imitazione: concetto, composizione, esecuzione; Concetto dipende dal genio; Composizione regolata dal gusto; Esecuzione sensibile a vista e udito; Bello ideale e Bello sensibile formano il Bello artifiziale; Qualità necessaria delle arti è l'eccellenza; ...).<BR>