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Classica natura morta con mele, pere, fichi e uva, smagliante nei vividi colori cui la raffinata tecnica oleografica conferisce ulteriore brillantezza a imitazione della pittura a olio. Il Sauvage, "specialista" in frutta, nature morte e ritratti, si fece conoscere ed apprezzare nella Parigi dell'Ottocento sin dal suo debutto al "Salon des Artistes" nel 1868. Cfr. Bénézit, Dictionnaire des peintres et graveurs, XII/p. 327.
cm. 17 x 24, 224 pp. Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze Lettere e Arti 594 gr. 224 p.
Firenze, nella stamperia di Luigi Pezzati, 1825, in-16, privo di copertine, pp. 183.
Roma, Futura Grafica, 1996, in-8, br. editoriale, pp. 63, [1].
Madrid, Boletin Oficial del Estado, 1978, in-8, brossura editoriale, pp. 235. Lievi consunzioni esterne ma condizioni molto buone.
Un trionfo di magnifiche pesche con qualche ramoscello verde in un piatto di vimini intrecciati, smaglianti nei vividi colori cui la raffinata tecnica oleografica conferisce ulteriore brillantezza a imitazione della pittura a olio. Il Sauvage, "specialista" in nature morte con frutta e ritratti, si fece conoscere ed apprezzare nella Parigi dell'Ottocento sin dal suo debutto al "Salon des Artistes" nel 1868. Cfr. Bénézit, Dictionnaire des peintres et graveurs, XII/p. 327.
cm. 18 x 25,5, 224 pp. Biblioteca dell'?Archivum Romanicum? - Serie I: Storia, Letteratura, Paleografia 490 gr. 224 p.
In-4°; pp. (8), senza legatura. Con il resoconto della sua ultima malattia e imbalsamazione del cadavere.
Toulouse, Editions Erès, 1987, in-8, brossura editoriale, pp. numerate da 285 a 919. Con interventi di importanti giuristi penalisti internazionali come M.C. Bassiouni, H.J. Vogel, A. Adinolfi, S. Rozès, A. Torio-Lopez, H. Röstad, M.-J. Boosuyt, M. Mohrenschlager, G. Kellens, M. Sassoli, L. de Cataldo Neuburger, etc. Ottime condizioni.
[8], 92 p.+ 80 p. manoscritte in bella e regolare grafia con le Osservazioni; 18,5 cm. Tutta pergamena rigida coeva. Ottima copia, rara, unica per le osservazioni manoscritte (autore sconosciuto)
brossura Questo libretto, in base alla visione di apertura e di speranza legata alla Risurrezione, vuole offrire a chi ha perduto delle persone care alcuni pensieri e poche ma essenziali preghiere di conforto spirituale da recitare quotidianamente.
ill., br. L'idea della mostra "Siamo del gatto! Storie e immagini di gatti" è nata da un progetto di comunicazione scientifica su alcuni temi di genetica promosso dal Museo di Storia naturale dell'Università di Pisa e supportato dalla Regione Toscana. Partendo dalle opere delle proprie raccolte e con il generoso contributo di collezionisti privati, il Museo della Grafica ha voluto condividere lo spirito e le finalità del progetto allestendo nelle sale di Palazzo Lanfranchi un percorso di storie e immagini con cui artisti di diverse epoche hanno raffigurato e raccontato il gatto. Dalle tavole per l'"Histoire naturelle" di Buffon all'immaginario umanizzato proposto dalla fantasia di Grandville, dai gatti birichini disegnati ai primi del '900 dal geniale pisano Spartaco Carlini al "Neko" che gioca con il mouse del computer, prende corpo un'originale galleria di ritratti felini che unisce l'Annunciazione di Federico Barocci alle opere grafiche di Benito Boccolari, Furio de Denaro, Marcello Guasti, Silvio Loffredo, Toti Scialoja, Giorgio Settala e altri autori contemporanei, per concludersi sui frammenti gatteschi raccontati da Antonio Bobò e Antonio Possenti. Sulle rive dell'Arno, il titolo della mostra non poteva che riprendere un modo di dire ampiamente diffuso in Toscana (per ulteriori approfondimenti filologici su questa "felice ben figurata locuzione di uso livornese" ci rimettiamo alla indimenticabile penna del grande Giorgio Marchetti e al suo celebre Il Borzacchini universale). Un modo di dire che allude a situazioni particolarmente difficili, ma che è anche - e soprattutto - ammissione della potenza felina, riferimento al nostro essere complici e vittime dell'irresistibile fascino dell'animale. Perché "siamo del gatto!", nel senso di consapevole resa e sottomissione, non è forse quel pensiero stupendo che ci coglie ogni volta che un gatto entra nella nostra vita e se ne impadronisce? (dall'Introduzione di Alessandro Tosi)
Roma, Nessuno tocchi Caino, 1997, in-8, br. editoriale, pp. 212.
Milano, C.T.I., 1937, in-8, br., pp. XIV, (111). Copertina e 2 tavv. a col., numerose ill. fotografiche a col. ed una cartina piegata. Dorso difettoso.
br. Gli ultimi giorni di una persona cara sono difficili da affrontare, per il malato, stremato dal dolore, e per i parenti, stretti attorno a lui, che condividono la sua sofferenza. In quei momenti ci poniamo diversi interrogativi, nell'arduo tentativo di dare un senso alla vita e alla morte. Nel mondo occidentale l'innalzamento dell'età media della vita unito alle acquisizioni scientifiche, mediche e tecnologiche, hanno protratto a lungo l'esistenza, trasformandola a volte in una vita solo biologica, in una presenza assente come per le persone in stato vegetativo permanente o in una sopravvivenza dolorosa. In alcuni casi sembra quasi che più che aiutare la vita si cerchi di impedire la morte. Qual è il confine tra cura e accanimento terapeutico? Si può decidere la propria morte? Come trovare, da credente, una dignità nella morte? In questo libro si analizza il tema del fine vita cercando delle risposte a queste domande dal punto di vista religioso, etico, legale e medico, con interventi di Beppino Englaro, padre di Eluana; dell'avvocato Giulia Facchini Martini, nipote del Cardinal Martini; di Don Pierluigi Di Piazza, fondatore del Centro di accoglienza Ernesto Balducci; di Vito Di Piazza, primario di Medicina Interna all'Ospedale di Tolmezzo (Ud) e di Marinella Chirico, unica giornalista ammessa al capezzale di Eluana alla casa di riposo La Quiete di Udine.
Torino, Ega, 2005, 8vo punto metallico con copertina illustrata a colori, pp. 32 con numerose illustrazioni in nero e a colori nel testo.
542p. Text drawings. Age stained. Small 8vo. 195 mm. Original full cloth binding embossed in blind. Spine decorated and lettered in gilt, worn on hinge. 'This volume consists wholly of articles selected from the successive numbers of the American Messenger, to the middle of its thirteenth volume. William Allen Hallock (1794-1880) was the agent for the New England Tract Society (based in Andover, MA) when it changed its name to the American Tract Society in 1823 with the intention of becoming a national organization. The New York Religious Tract Society, considering a similar goal, contacted the New England group in 1824 about a possible merger. Hallock, believing that "the great wicked city of New York" should be its home, was influential in effecting this in 1825. He went on to wear many hats, including that of editor for the American Messenger. RELIGION BOX 10
in 12°, 17 cm, rilegatura coeva piena pelle, titolo e decorazioni in oro al dorso, che è diviso da 5 nervi, tagli colorati, risguardi marmorizzati; pp. xxiv, (4), 440, (4); fregio al frontespizio, alcune iniziali, incipit e finalini silografici. Per il nome dell'A. cfr. Bnf
un vol in 8 cm. 25x19,5 pp. (8n.n.)-248 leg. coeva in cartonato muto Marca tip. incisa in rame testalini e finalini xilografati interno fresco e marginoso solo una carta (pp. 55-56) con leggere macchie della carta. Uno dei testi pubblicati in critica all'opera innovativa di Cesare Beccaria "Dei Delitti e delle Pene" a cui rispose il Beccaria stesso o un intellettuale della sua cerchia con "Osservazioni e risposte ad un giudizio in forma di estratto pubblicato in un foglio letterario sull'opera che ha per titolo: Apologia della giurisprudenza romana ......." Milano Galeazzi 1785 ( L. Firpo; Contributo alla bibliografia del Beccaria )
In-8 p. (mm. 207x169), cartonato rustico coevo (dorso restaur.), pp. (12),LXII, fregio tipografico xilografato al frontespizio. "Prima edizione", dedicata dall’A. al Barone Giuseppe De Sperges e Palenz (Cavaliere dell’Insigne Reale Ordine di Santo Stefano d’Ungheria, etc.). Trattato suddiviso in 16 paragrafi che contengono: “Della necessità, del fine, e della misura delle Pene in generale - Di alcune Nazioni, le quali non hanno dato la Pena di Morte - Pretesa contradizione della Pena di Morte - Se la Religione diminuisca l’impressione della Pena di Morte - Incovenienti della troppo grande estensione della Pena di Morte - Delle leggi, le quali decretano la Pena di Morte contro il Furto, ecc.”. “Il milanese Paolo Vergani (1750-1821) approfondì gli studi in storia e diritto canonico divenendo prelato. Si formò nell’ambiente intellettuale e culturale milanese dei fratelli Pietro e Alessandro Verri, oltre che di Cesare Beccaria, dal quale successivamente in parte prese le distanze. D’impronta moderata e illuminista, nel 1777 pubblicò con l’editore Malatesta "Della pena di morte", in cui si poneva l’obiettivo di elaborare una sorta di difesa del sistema criminale allora vigente, nella convinzione dell’ineluttabilità della pena di morte. La sua posizione oscillava, tuttavia, tra la necessità che la pena di morte venisse inflitta esclusivamente nei casi di maggiore gravità, in presenza di prove certe, e l’effetto intimidatorio insito nella stessa per la repressione dei reati. Anche per Vergani le leggi penali dovevano avere come fine l’utilità sociale ma, diversamente da Beccaria, sosteneva quanto le disuguaglianze delle condizioni sociali potessero giustificarne l’inflizione.. Ricevette per quest’opera il plauso su riviste come il “Journal encyclopédique”. Così Diz. Biograf. Ital., vol. 98. Fresco esemplare ben conservato, con bell’ex-libris al risguardo.
pp. x, 266. LACKS frontis and another plate. Evans calls for 2 plates. OCLC calls for just frontis. This example no plates. Age stain. Browned. Pages 233 & 234 worn with loss of a few letters. Penciled manuscript ownership of Francenia Ely (Eby)? on title page. Probably a Mennonite ownership. 12mo. 170 mm. Original full leather binding, worn. Front board detached. Hardbound. Poor. Evans 35067. **PRICE JUST REDUCED! PALIB 6
Bologna, 1940, giugno 30, "Il Popolo d'Italia" con titolo a tutta pagina ", pp. 4