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Edizione originale. Tutto il pubblicato del 1848 dal numero 1 del 14 agosto al numero 119 del 31 dicembre. Fascicoli sciolti (normali tracce d’usura e segni al dorso di precedente legatura ma complessivamente in stato più che buono quando non ottimo) conservati in cofanetto color avorio con titoli al dorso. Quotidiano fondato a Trieste nell’agosto del 1848 da Angelo Alpron e attivo per due annate. Stampato per i tipi della tipografia Weis, il bifoglio si propose, sull’onda dei moti risorgimentali, come voce moderata della fazione triestina filo-italiana, benché tale moderazione non impedì alle autorità austriache di guardare con sospetto all’influenza che, in poco tempo, il giornale riuscì a conquistare nell’area di diffusione. Scriveva infatti il vicesegretario del governo de Klinkowström al Ministro della Giustizia nel gennaio del 1949: «Considero “Il Costituzionale” come particolarmente pericoloso, quantunque non sia tanto pessimista da credere che tutti i suoi abbonati, reclutati fuori di Trieste e specialmente sulle coste ex venete dell’Istria, giurino per la bandiera della rivoluzione». Ma la tensione che guardava con favore alle insurrezioni e ai processi di unificazione dell’Italia si legava, nello spirito del quotidiano, anche alla più particolare e complessa questione ebraica. Ebreo goriziano, il fondatore e direttore Alpron vedeva - come molti ebrei della nuova generazione - con estrema speranza allo Statuto Albertino promulgato nel marzo del 1848 in cui, per la prima volta, si dichiarava l’uguaglianza di tutti i sudditi, concedendo di fatto pari diritti civili e religiosi anche alla discriminata minoranza ebraica. Cfr. T. Catalan, «Ebrei triestini fra ribellione e lealismo all’Austria nel 1848 - 1849”, in «Studi in onore di Giovanni Miccoli», EUT, 2004, Trieste pp. 239 - 241.
Edizione originale. Collezione quasi completa di tutto il pubblicato dal 1931 al 1940 (mancano i soli numeri di novembre e dicembre del 1940). Annate 1931 e 1932 con evidenti segni d’usura, per il resto annate in ottimo stato. Fascicoli sciolti conservati in astucci e cofanetti protettivi. Rivista letteraria d’ispirazione dichiaratamente cattolica fondata a Firenze nel 1929 e attiva fino al 1940. Inizialmente pubblicata, a partire dal maggio 1929, come supplemento “fuori commercio, senza promesse di continuazione” al Catalogo Generale della Libreria Editrice Fiorentina, dall’agosto dello stesso anno diverrà ufficialmente un periodico mensile associato allo stesso editore di area cattolica e diretto da Enrico Lucatello. Ma la vera svolta per «Il Frontespizio» si avrà nel 1931 quando, sotto la direzione di Piero Bargellini e con il lavoro determinante di Carlo Bo, la rivista – ormai edita da Vallecchi dal 1930 –, non cambierà soltanto veste grafica assumendo un formato più piccolo (27 x 19,5 cm contro i 39,5 x 27, 5 delle prime due annate) ma soprattutto diverrà sempre di più un luogo di dibattito vivacissimo tra diverse tendenze culturali e letterarie attraversate dal comune sentire religioso – benché anch’esso non privo di profonde differenze – dei membri della redazione e dei contributori. E proprio tale diversità sarà, nel tempo, causa di profondi dissidi tra il fronte antitradizionalista e fortemente aperto alle influenze europee capeggiato da Carlo Bo e quello, più conservatore sia da un punto di vista teologico sia da un punto di vista politico, rappresentato in particolare dal direttore Bargellini e da Giovanni Papini. Nel 1938 la frattura si farà definitiva, con Bo e altri collaboratori (tra cui Mario Luzi e Leone Traverso) pronti ad abbandonare «Il Frontespizio» e la rivista affidata, dal gennaio 1939, a un Comitato direttivo formato da Bargellini, Papini e Ardengo Soffici.
Edizione originale. Tutto il pubblicato dal 1954 al 1958. Fascicoli in ottimo stato di conservazione, solo lievemente bruniti alle carte e con qualche raro, occasionale strappo alle brossure (numeri 1 - 2 e 3 - 4 del 1954 con dorso editorialmente non incollato ai fascicoli). Fondato a Napoli nel 1954, «Il Fuidoro. Cronache napoletane» rievocava già nel titolo la figura di Vincenzo D’Onofrio, scrittore partenopeo del XVII secolo che, con lo pseudonimo “Innocenzo Fuidoro” - anagramma del nome -, firmava la proprie opere, a partire da «I giornali di Napoli», raccolta destinata a riportare notizie legate alla città campana non priva di invettive satiriche contro i nobili locali. Similmente, il periodico diretto dal giornalista Massimiliano Vajro si proponeva di raccontare aspetti e personaggi della storia, della cultura, dell’arte e della vita napoletane con contributi di alto livello. Il primo numero (doppio) apparve nel maggio del 1954 per poi proseguire con numeri doppi o tripli fino al 1958, anno in cui furono pubblicati due soli doppi numeri: l’1 - 2 per gennaio-giugno e il 3 - 4 per luglio - dicembre.
Edizione originale. Tre annate complete (1864, 1865, 1866 - gennaio 1867). Fascicoli complessivamente in ottimo stato rilegati in due volumi mezza pelle coeva. Mancanze e segni d’usura ai piatti e al dorso del primo volume (I e II annata). Bellissimo settimanale illustrato fondato a Torino nel 1864, prima di spostare la propria sede a Firenze quando la città toscana divenne capitale del Regno d’Italia. In un periodo di iniziale e ancora difficile diffusione dei periodici illustrati sul territorio italiano, questa rivista con incisioni in bianco e nero (spesso a piena o anche a doppia pagina) e notizie d’attualità, letteratura e arti rappresentò uno dei tentativi più riusciti di consolidare questo tipo di pubblicazione che all’estero - specie in Francia, Inghilterra e negli Stati Uniti - si era ormai già affermata. Originariamente diretto da Isidoro Maggi e composto da 52 uscite per ogni annata, «Il Giornale illustrato» ebbe inizio con il numero 1 del 5 giugno 1864 per poi proseguire fino al 1868.
Edizione originale. Parte del pubblicato degli anni 1946 (dal numero 51 - 52 al numero 69) e 1947 (dal numero 70 al numero 110, numero 97 mancante) del settimanale «Il Libertario». Esemplari in stato di conservazione più che buono (bruniti e occasionalmente fioriti con normali tracce di abrasione e usura). Settimanale anarchico milanese fondato nel 1944 da Mario Mantovani, successivamente direttore responsabile dal 1946 al 1960. Inizialmente pubblicato come organo della Federazione Comunista Libertaria Lombarda, in seguito alla nascita della Federazione anarchica italiana (F.A.I.) al Congresso di Carrara del settembre 1945 il periodico cambiò nome assumendo appunto il titolo di «Il Libertario. Settimane della federazione anarchica lombarda». Cessò le pubblicazioni nel settembre del 1961 a causa di pressanti difficoltà finanziarie e della sempre maggiore distanza tra la F.A.I. e i Gruppi anarchici di azione proletaria (GAAP).
Edizione originale. Esemplari in condizioni più che buone. La rivista nasce nel 1973 come supplemento a Quaderni Piacentini ed esce con periodicità irregolare fino al 1976. È realizzato prevalentemente da studenti non inquadrati in formazioni organizzate (sebbene alcuni facessero riferimento a Lotta Continua), e affronta in particolare temi legati alla condizione giovanile, alla libertà sessuale, alla musica e al movimento femminista. Il prezzo si intende a fascicolo
Edizione originale. Annate 1934 (mancano numeri 4, 19, 21, 22, 25, 26, 27, 46, 51), 1936 (mancano numeri 41, 46, 52) e 1940 - 1941 (dal numero 34 del 25 agosto 1940 al numero 52 del 25 dicembre 1941), per un totale di 162 numeri. Fascicoli del 1934 e del 1936 sciolti, conservati in astucci e cofanetti protettivi con titoli oro al dorso. Fascicoli del 1940 tolti da precedente legatura (ancora parzialmente legati tra loro). Esemplari complessivamente in ottime condizioni, con normali segni del tempo (distacco della copertina nel numero 34 del 1940). Notissimo e longevo settimanale satirico fondato a Roma nel 1900 e attivo fino al 1966. Nata per volontà dell’eclettico giornalista, illustratore e pittore Filiberto Scarpelli che aveva, alla fine del 1899, rilevato il periodico dell’amico Tito Livio Cianchettini «Il Travaso d’Idee», la rivista proseguì con la stessa impostazione ferocemente e ironicamente critica nei confronti della classe politica e di satira dei costumi, avvalendosi di collaborazioni importanti soprattutto per le belle illustrazioni spesso a piena pagina (da segnalare, in questo senso, almeno i nomi di Daniele Fontana, Guido Vieni, Luigi Bompard, Marcello Dudovich, Enrico De Seta, Jacovitti e del figlio di Filiberto, Furio Scarpelli). Benché privo di una precisa linea politica, in epoca fascista «Il Travaso delle Idee» si allineò progressivamente alle posizioni del regime causando anche l’allontanamento di Scarpelli, che al fascismo aveva guardato con simpatia senza tuttavia smarrire la propria vocazione insofferente nei confronti di qualsivoglia autorità e posizionamento rigido. Ancor prima della sua morte nel 1933 per mano di un creditore ubriaco, la direzione della rivista passò dunque a Toddi (Pietro Silvio Rivetta) e poi, dal 1935, a Osvaldo Gibertini (sostituito nel 1939 da Guido Milelli). Nel dopoguerra, «Il Travaso» tornò in edicola avendo come direttore l’umorista Guasta (Guglielmo Guastaveglia) - già a capo del settimanale fino al 1926 - e proseguendo le pubblicazioni fino al 1966.
Edizione originale. Supplemento al n. 47 dell’Espresso, 1980. Raccolta di 6 dischi che contengono ampio materiale sonoro (dalle canzoni agli annunci in radio) relativo al 1968.
Tre fascicoli in formato album splendidamente illustrati da B. Cascella: copertine, tavole f.t. e illustrazioni n.t., tutto in litografia. S i pubblicarono solo i tre fascicoli che presentiamo, a partire dal 15 aprile del 1900, con in cop. la dicitura «Ufficiale per l’Esposizione d’igiene 1900». Tra i testi anche un inedito di Matilde Serao («Femminismo... di fumo»). L’«Illustrazione meridionale» rappresenta la prima, raffinata impresa editoriale di Cascella; seguirà «La Grande illustrazione», con impostazione grafica molto simile. Ottimi esemplari completi (solo fasc. II mancante delle velina parlante). Insieme molto raro: nessuna biblioteca pubblica possiede la serie completa, quattro risultano avere in catalogo il solo primo fascicolo. 3 voll.
Foglio politico diretto da Mario Carli ed Emilio Settimelli, dall'11 marzo 1923 al 19 settembre 1933. Soprattutto verso la fine di questo lungo decennio, a partire dal 1928, il giornale cambierà nomi e direzione, intrecciando la propria vicenda con quella delle testate «A e Z» (Settimelli) e «Oggi e domani» (Carli). Cfr. Diz. Fut., p. 583 s.: «La storia del quotidiano coincide con quella del sodalizio tra i due fondatori che condividono un percorso che dal 'celebralismo lirico' degli anni fiorentini li portava alle esperienze [...] del futurismo politico [...]. Pur nelle travagliate vicende editoriali [...] mant[iene] una sostanziale fedeltà ad una stessa linea ideologica; nato quale portavoce della politica mussoliniana e caratterizzato da violente campagne di stampa [...] il giornale rappresentava una delle anime del fascismo, il cosiddetto 'fascismo intransigente' [...]. Artisticamente, 'L'Impero' si colloca esplicitamente sin dal primo numero nell'orizzonte futurista [...] [finendo poi] per diventare la più importante cassa di risonanza delle attività collettive e personali dell'avanguardia italiana». Disponiamo dei numeri: II,277 (21-22 nov. 1924), con un articolo di V. Orazi sul Surrealismo, di nuovo Marinetti sul primo Congresso futurista del 24 novembre '24; II,279 (23-24 nov.), con terza pagina interamente dedicata a Marinetti «animatore d'Italianità», a cura di Carli, Settimelli, Jannelli, Orazi. IL PREZZO S'INTENDE A FASCICOLO.
Edizione originale. Segni del tempo ma buoni esemplari. 15 € CADAUNO. Disponiamo dei nn. 1 (inverno 1971), 7 (estate 1972), 8 (autunno 1972), 10 (aprile-giugno 1973), 12 (ottobre-dicembre 1973), 16 (ottobre dicembre 1974).
Edizione originale. Leggere ingialliture marginali, ma ottimo esemplare. Primo fascicolo senza alcuna indicazione editoriale: dure critiche alle linee «moderate e riformiste» di Lotta Continua, Democrazia Proletaria e del Movimento dei Lavoratori per il Socialismo «da lungo tempo impegnati nella brutalità repressiva e nella delazione sistematica contro i rivoluzionari e i militanti delle organizzazioni clandestine o armate».
Collezione completa. Tutta tela, copertine originale conservate, buone condizioni (qualche fascicolo interessato da gore d’umido). Raffinata rivista illustrata, dai contenuti satirici, fondata a Bologna, con cadenza settimanale, il cui primo numero uscì il 6 gennaio 1900. Ebbe vita breve e l'ultimo numero (il 26) vide la luce il 30 giugno 1900, a soli sei mesi dalla prima uscita. Diretta da Amilcare Zamorani, con la direzione artistica di Augusto Majani (Nasica). Ad essa collaborarono molti cartellonisti e illustratori dell'epoca — diversi dei quali giovani — fra i quali Marcello Dudovich, Franz Laskoff, Luigi Bompard, Augusto Majani, Adolfo Magrini, Telemaco Signorini, Ardengo Soffici, Duilio Cambellotti assieme ad alcuni tra i più importanti scrittori: Luigi Capuana, Ugo Ojetti, Lorenzo Stecchetti, Giovanni Pascoli, Alfredo Oriani, Luigi Federzoni.
Edizione originale. Numeri 1 (giugno-settembre) e 2 (ottobre-dicembre) del 1967 e 3 (ottobre-dicembre) del 1968 di «La Délirante» in ottime condizioni. Numero 1 stampato in 1500 esemplari e 2 in 3000 esemplari non numerati. Rivista di poesia fondata nel 1967 dal poeta di origine libanese Fouad El-Etr con la fondamentale collaborazione del traduttore e teorico della traduzione Antoine Berman. Scopo principale del trimestrale - la cui prima serie sarebbe proseguita fino al 1982 - era il recupero della tradizione poetica del romanticismo tedesco, dimenticata nel secondo dopoguerra. Significativa in questo senso la presenza di una traduzione in francese (curata da Berman) dei «Frammenti sulla poesia» di Novalis già nel primo numero del giugno-settembre 1967. A impreziosire la pubblicazione, le belle copertine illustrate e gli eleganti disegni in bianco e nero a piena pagina fuori testo all’interno.
Edizione originale. Alcune ingialliture e mancanze alle copertine, ma esemplari in buone condizioni.
Edizione originale. Buone condizioni. € 25 A FASCICOLO. Supplemento a Notizie Radicali. Numero unico in attesa di autorizzazione; marzo 1979; settembre 1979; anno II n. 2 giugno 1980; anno II n. 3 novembre 1980. Rivista di taglio satirico: «hanno collaborato a questo numero: Vittorio I, Vittorio II, Vittorio Emanuele III».
Edizione originale. Tutto il pubblicato, compreso il numero straordinario uscito nel dicembre 1923 in sostituzione del numero del dicembre 1922 mai pubblicato. Fascicoli sciolti in ottimo stato conservati in 4 cofanetti protettivi. La rivista «La Ronda», tra le più importanti riviste letterarie del Novecento, cominciò le proprie pubblicazioni a Roma nell’aprile del 1919. Inizialmente diretta da un comitato redazionale composto da Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi, Lorenzo Montano, Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Bruno Barilli e Aurelio Emilio Saffi – ovvero “i sette savi” come amavano definirsi-, a partire dal quarto numero del 1920 la direzione passò formalmente in mano ai soli Cardarelli e Saffi allargando tuttavia il gruppo dei collaboratori esterni che includeva, tra gli altri, Carlo Carrà, Ardengo Soffici, Guglielmo Ferrero e Vilfredo Pareto. Nata con lo scopo di restituire vigore alla tradizione letteraria italiana minacciata – secondo i rondisti – dalle spinte sperimentali e avanguardiste (con i futuristi, ma anche Pascoli, riconosciuti come principali responsabili dell’impoverimento della letteratura contemporanea), «La Ronda» vedeva in Manzoni e, ancor di più, in Leopardi i modelli a cui guardare. Non a caso, proprio a Leopardi sarà dedicato il corposo numero triplo del marzo/aprile/maggio 1921 «Il Testamento letterario di Giacomo Leopardi» con la curatela di Vincenzo Cardarelli. Nonostante la condivisione di questa causa comune e il forte legame di amicizia tra i membri fondatori, la rivista cessò le pubblicazioni dopo neppure 4 anni di vita a causa di forti divisioni interne: il penultimo numero uscì infatti nel novembre del 1922 prima che nel dicembre 1923 venisse pubblicato, con la dicitura “numero straordinario”, l’atto finale di questa fondamentale avventura culturale ed editoriale tesa a ridare vita e nuove identità al classicismo e alla sua eleganza.
Edizione originale. Lievi fioriture alla prima pagina, ma bell’esemplare. Anno I, n. 2. «La sinistra» uscì in formato quotidiano dal 9 febbraio al 8 giugno 1979 (con il titolo «La sinistra. Quotidiano di opposizione») e in formato settimanale dall’8 luglio al maggio 1981. Da aprile a luglio 1980 e da giugno a luglio 1981 si fonde con il settimanale «Compagne e compagni» ed esce con il titolo «La sinistra - Compagne e compagni». Direttore responsabile era il giornalista Nino Bertoloni Meli.
Edizione originale. Ottimo esemplare. Il sottotitolo recita «Cronache e commenti sulla rivoluzione proletaria di ieri e di oggi». A cura di Giorgio Ferrari, Libero Romano, Caterina Saccaro, Paule Saconnet, racconta i 72 giorni della Comune di Parigi, con numerose foto e documenti del tempo.
Edizione originale. Tutto il pubblicato dal 1908 al 1916 compresi i fascicoli di «La Voce Politica» in ottimo stato di conservazione. Fascicoli sciolti conservati in scatole in tela per ogni anno con tasselli ai dorsi con titoli oro. Fondamentale rivista fondata nel 1908 a Firenze da Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini e diretta quasi ininterrottamente dallo stesso Prezzolini (fatta eccezione per l’aprile-ottobre del 1912 in cui la direzione fu presa da Papini e per l’ultimo biennio di attività 1914 - 1916 retto da Giuseppe De Robertis). Estremamente attenta anche a problemi di ordine politico e sociale – manifestando particolare sensibilità per l’alfabetizzazione, lo stato della scuola e per la questione meridionale - «La Voce» fu per 8 anni una fucina di elaborazione e divulgazione letteraria, artistica e culturale in senso ampio che ospitò contributi da alcuni tra i nomi più importanti e autorevoli del panorama italiano del tempo: dagli interventi di Croce, Amendola, Salvemini, Einaudi alle parole di Slataper, Michelstaedter, Boine, Stuparich, Sbarbaro, Rebora, Campana, Ungaretti. Sorretta – come testimonia la presenza di Benedetto Croce – da una forte vocazione antipositivista e filoidealista, la rivista – che avrebbe dato vita anche a storici progetti editoriali, come le “Edizioni della Voce”, i “Quaderni della Voce” e la “Libreria della Voce” – non mancò di essere attraversata da tensioni e infine da divisioni insanabili che avrebbero ancor prima della chiusura nel 1916 condotto all’allontanamento di due figure fin lì centrali, ovvero il co-fondatore Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Nel 1913 infatti, in aperta polemica con l’impostazione estetica nonché valoriale vociana improntata sull’impegno anche sociale della cultura e dei suoi protagonisti (benché più ferocemente critica nei confronti della politica attuale che ideologicamente chiara fosse la posizione di Prezzolini), i due avrebbero dato vita al quindicinale «Lacerba».
Edizione originale. Ottimo esemplare. Direttrice: Lea Melandri. «Dal 1988 al 1997 – dieci anni esatti – uscì in Italia una rivista trimestrale dal titolo Lapis. Percorsi della riflessione femminile (oggi disponibile in formato digitale sul sito). Era diretta da Lea Melandri e aveva una redazione formata da donne di diversa formazione culturale e politica e variegata esperienza di vita. Tra loro Giovanna Grignaffini, Laura Kreyder, Paola Melchiori, Rosella Prezzo, Paola Redaelli, io stessa. Il suo intento non era di entrare nell’agone ‘femminista’, propugnando una propria linea sulla falsariga di altre riviste o aggregazioni di donne che si erano date strutture imparentate con gerarchie chiesastiche o partitiche evidentemente intrinseche al nostro italico dna» (Maria Nadotti, recensione a «Rossana Rossanda. Questo corpo che mi abita», in «Doppiozero» 03 Febbraio 2018).
Edizione originale. Leggere ingialliture marginali alla prima pagina, ma bell’esemplare. Numero 0. Supplemento a «Stampa alternativa». Tentativo di alcuni gruppi minori dell’Autonomia milanese di riaprire il dibattito sulla fase politica, dopo la morsa repressiva del 7 aprile e gli arresti.
Edizione originale. Numeri 1 - 26 (gennaio - giugno) del 1891 e 1 - 25 (gennaio - giugno) del 1894 rilegati in due volumi in tela. Lievi tracce di usura ai piatti dei volumi e carte dei fascicoli occasionalmente brunite ma nel complesso ottimi esemplari. Numeri 1 - 26 del gennaio-giugno 1891 e 1 - 25 del gennaio-giugno 1894 della rivista «Le Courrier Francais». Fondato nel 1884 da Jules Roques e attivo fino al 1911, il settimanale illustrato si impose come uno dei più popolari e influenti periodici satirici del periodo a cavallo tra XIX e XX secolo. Dedicato, come recitava il sottotitolo, a “letteratura, belle arti, teatro, medicina, finanza”, il giornale in uscita ogni sabato si presentava come una raccolta di testi, approfondimenti e notizie accompagnati da vignette e belle tavole in bianco e nero a piena pagina. Ai numeri collaborarono importanti illustratori come Adolphe Willette, Jean-Louis Forain, Henri Pille.
Edizione originale. Gran parte del pubblicato dal numero 1 (1924) al numero 381 (15 settembre 1938). Mancano i numeri: 77, 115, 121, 124, 149, 151, 182, 191, 200, 206, 219, 220, 240, 249, 260, 289, 291, 292, 294, 296, 298, 300, 301, 302, 305, 308, 309, 310, 312, 313, 314, 315, 316, 319, 320, 321, 328, 345, 347, 350, 351, 370, 376, 377, 378. Fascicoli sciolti in ottimo stato con brossure originali ben conservate (tranne numero 124 privo del piatto anteriore) raccolti in cofanetti protettivi divisi per annate. Rivista quindicinale fondata a Torino nel 1924 da Pitigrilli, al secolo Dino Segre, figura tanto sinistra quanto affascinante della prima metà del Novecento: benché nato in una famiglia di origine ebraica, Segre non fu soltanto un sostenitore del fascismo ma anche un informatore dell’OVRA (la polizia segreta fascista) sospettato di responsabilità dirette nell’arresto di svariate e spesso illustri figure dell’antifascismo piemontese (tra cui Giulio Einaudi, Piero Martinetti, Leone Ginzburg, Vittorio Foa, Cesare Pavese). Scrittore di successo di romanzi erotici e umoristici, Pitigrilli fu anche editore di diversi periodici a partire da «Le Grandi Firme», periodico ammiccante al bisogno di evasione, di divertimento e alle fantasie sessuali del pubblico borghese a cui era destinato attraverso “novelle” di autori importanti o famosi (da segnalare, nei numeri 65 e 73, racconti di Marinetti ). Leggera e innocentemente provocatoria, la prima serie della rivista continuò le proprie pubblicazioni fino all’aprile del 1937 quando venne ceduta per motivi finanziari ad Arnaldo Mondadori. La nuova serie – iniziata con il numero 308 del 22 aprile 1937 sotto la direzione di Cesare Zavattini – si presentò con un formato rinnovato e con le copertine affidate all’illustratore Gino Boccasile caratterizzate dalla celebre “Signorina Grandi Firme”, donna moderna, disinibita e maliziosamente goffa che avrebbe dominato la grafica del periodico fino all’ottobre del 1938 quando Mussolini ordinò l’immediata chiusura della rivista. L’immagine femminile eccessivamente emancipata comunicata dai disegni e dalle strisce a fumetti di Boccasile, infatti, nonché la pubblicazione di un racconto di Paola Masino - «Fame» - incentrato sulla condizione di estrema povertà di molti italiani risultarono inaccettabili per il regime, decretando la fine di questa eccentrica avventura editoriale.
Edizione originale. Numeri dal 159 (novembre) al 164 (dicembre) più un numero speciale fuori serie del 1897 e tutto il pubblicato del 1900 (compreso numero speciale «Le dégout. Numéro spécial dédié aux Gouvernements européens»). Fascicoli normalmente bruniti in ottimo stato di conservazione rilegati in due volumi. 6 numeri dal 20 novembre al 25 dicembre 1897 (più un numero speciale fuori serie) e tutto il pubblicato del 1900 (compreso il numero speciale «Le dégout. Numéro spécial dédié aux Gouvernements européens») del settimanale satirico francese «Le Rire» attivo dal 1894 al 1971. Fondata a Parigi da Felix Juven - che assunse, oltre al ruolo di direttore, anche quello di editore mentre la redazione venne affidata al giornalista e critico d’arte Arsène Alexandre - , la rivista si componeva di circa 16 pagine composte da testi, strisce a fumetti, vignette e illustrazioni spesso a piena pagina in bianco e nero e a colori affidate, tra i tanti e nel tempo, a Toulouse-Lautrec, Marcel Duchamp, Charles Léandre, Leonetto Cappiello. Ovviamente feroce nei confronti della classe politica francese, «Le Rire» si rivolgeva al pubblico parigino più agiato, attento all’attualità ma anche incuriosito dai cambiamenti sociali o dalle novità artistiche e culturali.