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td348Club du Livre Reliure d'éditeur sous emboîtage Trois volumes in-4 (23 x 28,5 cm), reliure d'éditeur pleine peau sous emboîtages, décor noir et parme aux plats, têtes dorées, exemplaires numérotés sur vélin de Lana ; Les Fleurs du Mal (1985, 183 pp., illustré par Hauterives) // Les Paradis Artificiels (1990, 183 pp., illustré par Michèle Salmon) // Le Spleen de Paris (1988, 179 pp., illustré par Michèle Battut) ; dos insolés, quelques traces aux étuis, bordures des étuis cartonnés insolées, toile de l'étui cartonné toilé un peu décollée en queue, par ailleurs bon état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
120675Zürich, Verena Stettler im eco-verlag 1994, 240x175mm, 222Seiten, Verlegereinband. Einband aus schwarzem Leinen, in einem Kartonetui. Erstausgabe. Exemplar wie neu.
51798Nrf.1921.Ex.325.404 p.BE.In-8 br.BE.
1933jj6204Javal et Bourdeaux Relié 1933 Sept volumes in-8 (17 x 23 cm), reliure demi-chagrin à coins, dos à 5 nerfs, têtes dorées, couvertures conservées, 1 de 2000 exemplaires sur vélin, ensemble complet comprenant : Les Fleurs du mal (280 pp., illustré par Marcel-Béronneau) // Aventures d'Arthur Gordon Pym (297 pages, illustré par Fouqueray) // Les Paradis artificiels (220 pages, illustré par Cornélius) // Petits poèmes en prose (229 pages, illustré par Serge Ivanoff) // Oeuvres diverses (318 pages, illustré par Fouqueray) // Histoires extraordinaires d'Edgar Allan Poe, traduites par Baudelaire (303 pages, illustré par Auguste Leroux) // Nouvelles histoires extraordinaires d'Edgar Allan Poe, traduites par Baudelaire (328 pages, illustré par Auguste Leroux) ; quelques légers frottements aux dos et coupes, très bel état général. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
19462867Nice L'image Littéraire 1946 Un volume in-8 en feuilles sous chemise et emboitage, 258 pages, iIllustrations reproduites au pochoir dans les ateliers spéciaux de l'image littéraire. Exemplaire numéroté, l'un des 50 sur Japon, non coupé, rares rousseurs.
br. Pubblicato per la prima volta nel 1846, l'apologo, tuttora estremamente godibile, è a volte deliziosamente insopportabile, disseminato di osservazioni folgoranti e arricchito dalla ben nota, crudele ironia baudelairiana. Nove brevi capitoli dedicati ad ogni aspetto della scrittura: Della fortuna e della scarogna negli esordi; Della stroncatura; Dei metodi di composizione; Della poesia; Del lavoro giornaliero e dell'ispirazione. Arricchisce il volume il racconto "Il Giovane Incantatore", uscito nella stesso anno.
<p>18 cm, brossura editoriale in mezza tela, p. XI, 157. </p>
brossura Il più grande poeta moderno che abbia cantato il vino, la sua gioia e la sua disperazione, è sicuramente Charles Baudelaire. Celebri sono i suoi cinque poemi contenuti nei "Fiori del male", e raccolti nella sezione intitolata "Le Vin". Cinque capolavori lirici, in cui l'eterno conflitto dell'anima baudelairiana fra amore per la vita e desiderio di annullamento trova nell'ebbrezza del vino la sua più pura e fulminante metafora. Accanto alle poesie, Baudelaire scrisse "Del vino - e dell'hashish" - nell'altro suo capolavoro, "I Paradisi Artificiali". "Du Vin et du Haschisch" si intitola il suo scandaloso saggio, che assegna al vino la qualità di esaltare la volontà, "l'organo più prezioso" di un artista, mentre l'hashish, annullandola, si rivela "inutile e dannoso" per l'uomo creativo. Wingsbert House presenta questi due celebri testi, immancabili in una biblioteca di vino e letteratura, offrendo al lettore italiano una preziosa novità. Due traduzioni d'epoca, ma ancora modernissime, firmate da altrettanti letterati del Novecento italiano che meriterebbero di essere meglio conosciuti: Paolo Buzzi e Biagio Chiara.
ril. Il consumo di sostanze stupefacenti ha un peso centrale nell'esperienza poetica ed esistenziale di Baudelaire. Quando scrive le sue pagine sull'hashish - di cui condanna l'abuso - egli non ha mai intenti moralistici, ma essenzialmente estetici. Quello che a lui interessa è il potenziamento della creatività poetica attraverso l'ebrezza artificiale; quello che lui odia e teme è il risveglio, è la desolazione, è l'inferno della degradazione. Si disegna qui il dramma personale di Baudelaire, la sua consapevolezza di essere e di sentirsi lacerato fra i due opposti richiami di Dio e Satana, fra l'aspirazione a salire verso l'alto, l'infinito, e il gusto del peccato, il piacere di scendere in basso. Introduzione di Massimo Colesanti.
Baudelaire Charles-Muschitiello Nicola Piccoli poemi in prosa di Charles Baudelaire. Milano, Rizzoli 1990 italian, 306 BTT105 Brossura editoriale, volume in buone condizioni, lievi segni di usura causati dal fattore tempo sulla copertina, interno in ottimo stato, legatura salda, collana "I classici della BUR" 306 pagine circa Copertina come da foto
br. Dei tre brevi saggi che qui presentiamo uniti, due ("Come si pagano i propri debiti quando si ha del genio" e "Scelta di massime consolanti sull'amore") apparvero per la prima volta su "Le Corsaire-Satan", rispettivamente, nel 1845 e nel 1846; il terzo, che dà il titolo al nostro volume, su "L'Esprit public" sempre nel 1846, e venne poi raccolto con lievi variazioni in "L'Arte romantica".
br. Ispirato dal «fascino quasi fraterno» di Poe e dalle personali esperienze con gli allucinogeni, Baudelaire affida ai "Paradisi artificiali" le sue riflessioni sul rapporto tra la creazione artistica e le droghe, considerate «mezzi di moltiplicazione dell'individualità». L'opera raccoglie il saggio "Del vino e dell'hascisc" (1851) e gli scritti, apparsi tra il 1858 e il 1860, "Il poema dell'hascisc" e "Un mangiatore d'oppio", quest'ultimo traduzione ed esegesi delle "Confessioni di un mangiatore d'oppio" di Thomas de Quincey. Attraverso queste sostanze che alterano la percezione, dilatano l'io, intensificano l'immaginazione creatrice e trasfigurano in modo fantasmagorico la realtà, l'uomo appaga il proprio «gusto per l'infinito» e cerca di sfuggire ai propri limiti, alla prigione del corpo, alla schiavitù del tempo. Ma di tutte le voluttà artificiali, l'unica davvero capace di aprire le porte del paradiso è la poesia, che traduce i geroglifici del mondo e coglie le sottili e misteriose corrispondenze della natura.
br. Sull'essenza del riso, qui presentato da Alfredo Civita e Giuseppe Grasso, è un saggio ricco di spunti che sembra scritto 45 anni dopo, cioè quando esce il famoso libro di Bergson "Il riso". Apparso nel 1855, era stato rimaneggiato più volte da Baudelaire, al punto da diventare un'ossessione. Nessuno si era spinto prima di lui a indagare le ragioni del comico con un esame così minuto e coscienzioso, sostenuto da una scrittura chiara e dimostrativa, anche se venata qua e là da un tono ironicamente cerimonioso. Baudelaire inizia la sua dimostrazione con la massima "Il saggio ride solo tremando", riconducibile alla tradizione biblica e cattolica, in cui tende a declinare l'idea che il verbo incarnato non ha mai riso. Ridere per il saggio è sconveniente e anti-divino, significa cedere a una tentazione impura che va a ledere quella serenità contemplativa che è il suo ideale. Il comico ha un'origine diabolica e dannata, nasce dall'avvertimento della propria superiorità, idea luciferina per eccellenza. Una volta indicata l'origine contraddittoria del riso, che nasce da uno "scontro", Baudelaire distingue il "comico ordinario" (o "significativo")...
br. Vino, hascisc e altre droghe, «mezzi per la moltiplicazione dell'individualità», sono oggetto di questi saggi, composti tra ¡1 1850 e il 1860. Si tratta di scritti diversi, fortemente influenzati dall'esperienza personale, ma anche elaborati sull'esempio dell"'ebbrezza" di Poe e delle "Confessioni di un mangiatore d'oppio" di De Quincey. In un primo tempo, infatti, il poeta aveva pensato che lo stato di eccitazione provocato dall'hascisc fosse paragonabile all'invasamento lirico, ma ben presto si era accorto che le droghe provocano uno stato di fantasticheria fine a se stesso, senza effetti apprezzabili sulla creatività. Baudelaire sembra perciò alludere alla profonda autonomia espressiva della poesia, unico mezzo in grado di organizzare e dare forma credibile ai fantasmi edenici dell'uomo. Con uno scritto di Jean-Paul Sartre.
br. Dalla penna del poeta dei "Fiori del male" nasce, nel 1860, questo testo sui paradisi creati dall'assunzione di droghe, in cui, nella seconda parte, l'autore riprende e traspone le opere di Thomas De Quincey "Confessioni of an English Opium-Eater" e "Suspiria de profundis". In una prosa musicale e conturbante, Baudelaire studia come l'oppio e l'hascisc finiscano presto per tramutarsi, da rimedi, in affascinanti e tirannici veleni dai portentosi effetti di amplificazione, e apre uno squarcio di inesausta attualità sul giogo della dipendenza, sugli abissi dell'immaginazione, sui materiali dell'inconscio e sul rapporto che corre tra vita reale, voluttà artificiali, creazione e poesia. Libro bizzarro, stravagante, profondo, "I paradisi artificiali" sono un saggio mirabile e un grande poema in prosa, testimonianza di un'epoca in cui hanno radice molte delle inquietudini e dei turbamenti del nostro tempo.
br. La collana "Cultura dell'anima" fu ideata da Giovanni Papini e pubblicata da Rocco Carabba dal 1909 al 1938, per un totale di 163 titoli. Dal 2008 la casa editrice Carabba ha deciso di ripubblicare, in ristampa anastatica, nella sua interezza la collana "Cultura dell'anima" in un arco di tempo di cinque anni, con l'uscita di circa trenta volumi annuali. Fiero avversario delle idee filosofiche lasciate dal secolo XVIII in eredità al XIX, in quanto si fondavano sulla fede cieca nella scienza e nel progresso umano, Baudelaire vide nell'arte solo l'espressione più alta e più compiuta dell'individualità. A cura di Carlo Pellegrini.
br. "La Morale del giocattolo", nella classificazione delle opere di Charles Baudelaire, appartiene ai "Saggi estravaganti". Si tratta di poche pagine sorrette da intuizioni improvvise, svincolate dai progetti in corso, ma che portano alla luce un pensiero intimamente legato a esperienze personali in grado di rivelare accenti e sfumature di un articolato sistema di valori. In questo caso, al centro dello scritto c'è la relazione tra il gioco e il bambino dove il giocattolo svolge un compito pedagogico rilevante. Più in generale, il tema si allarga al confronto tra la stagione dell'infanzia e quella della maturità, all'influenza dei genitori, al rapporto tra gioco e arte, al nesso con l'immaginazione fino allo sviluppo della sensibilità artistica. Il testo viene pubblicato il 17 aprile 1853 sul periodico «Le Monde Littéraire». Baudelaire da una settimana ha compiuto 32 anni. Che sia una riflessione per leggere, accompagnare e sostenere un anno iniziato all'insegna di non pochi problemi? Un autoregalo? Non è da escludere.
191421062BBLeipzig, Insel-Verl., 1914. 18 cm. 57 S. Privater Seideneinband, WIdmung a. Vorsatz. Buchrü. etwas gebräunt, Kanten etwas fransig, Insel-Bücherei, 135.
1936225074Basel: Benno Schwabe. 1936. 241 Seiten. 22cm. Zustand: Gut gering gebräunt (Innen); Einband Außen hat leichte Gebrauchsspuren; Hinterdeckel hat fleckigen, hier etwas erhellten, Bereich; Schutzumschlag fehlt, oder es gibt keinen; Gewebe (RotBraun)
2006941572Düsseldorf: Droste. 2006. XXI, 367. 24cm. Zustand: Sehr Gut min. gebräunt (Innen); Ex Libris-Stempel vor dem Titelblatt; Einband (Außen) hat geringe Gebrauchsspuren; Seitlicher Schnitt ist Mitte gering braunfleckig; Broschiert
2009941573Düsseldorf: Droste. 2009. XXVII, 518 S. 24cm. Zustand: Gut bis Sehr Gut min. gebräunt (Innen); Ex Libris-Stempel vor dem Titelblatt; Seitenblock S. 463 bis , Hinterdeckel hat eine Knickspur, ist min. uneben-knickspurig; Einband (Außen) hat geringe Gebrauchsspuren; Seitlicher Schnitt ist unten min. u. , Vorderdeckel gering braunfleckig; Ist gering schief gelagert; Broschiert
1984112193Bonn: BGL - Bundesverband Garten-, Landschafts- und Sportplatzbau e.V., 1984. 21 x 20 cm ; kart.
1941144880Nürnberg, Volkhardt & Wilbert, 1941. 40 S. mit Illustrationen OKarton, Frakturschrift, SU