697 résultats
In 8°, br. edit., pp. 275,(5); copia molto buona. (x021) (la spedizione standard è SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
1 Vol. In-16 pag. 255 PROG 8972 CATT_ATT 43
br. Questo libro rivaluta la grande esperienza del "centrismo" degasperiano, che non fu (come la maggior parte della storiografia sostiene) un periodo di conservazione, bensì di forte impegno riformatore. Esso pose le premesse del "miracolo economico", che fece dell'Italia una grande nazione industriale. Il "centro-sinistra" fu del tutto inadeguato a sostenere questo sviluppo e a correggerne gli squilibri. Tale inadeguatezza pose le premesse del lungo Sessantotto e dell'"autunno caldo" del 1969, che ebbe influssi assai negativi sull'economia e che destabilizzò la società civile. Di qui un successo sempre più grande del PCI, il quale però non riuscì mai a diventare un partito democratico, nel senso occidentale della parola. La democrazia italiana è rimasta quindi sempre, nella "prima Repubblica", una democrazia "bloccata", priva di alternanza fra schieramenti politici diversi. Tale "blocco" ha impedito qualunque rinnovamento della società e ha determinato una profonda degenerazione della politica.
br. Questo libro si può considerare la prima completa biografia politica di Alcide De Gasperi, la prima a tener conto, oltre che dei tanti contributi parziali e della memorialistica, di una ricchissima documentazione inedita degli archivi pubblici e dell'archivio privato di De Gasperi, solo in parte fino a oggi esplorato. Il resoconto copre tutto l'arco della vita di De Gasperi, iniziando dalla giovinezza nel Trentino austriaco, dalla formazione universitaria a Vienna, e dalla prima esperienza politica nel Parlamento austriaco. Seguono le pagine sulla Grande Guerra e sull'ingresso di De Gasperi nella vita politica italiana, che lo vedrà succedere a Sturzo alla guida del Partito Popolare. Dopo l'esilio vaticano nel Ventennio, con il dopoguerra la vita di De Gasperi si intreccia strettamente alla storia del paese. Divenuto presidente del Consiglio nel dicembre 1945, egli terrà costantemente quella carica fino al luglio del 1953. Sono gli anni in cui l'Italia fonda la nuova democrazia repubblicana, compie la sua ricostruzione, avvia un processo di riforme socio-economiche, getta le basi del suo sviluppo industriale, si inserisce nella rete delle alleanze atlantiche ed europee. Di questo processo De Gasperi è la figura direttiva centrale; Craveri ne analizza l'opera in tutti i suoi aspetti facendone emergere sia i successi sia le inevitabili contraddizioni.
br. "Ciò che più ci può risarcire e parzialmente compensare della privazione di una persona insostituibile come Aldo Moro, è Moro stesso. Sono le sue lettere, il suo stile, la sua scrittura, le sue frasi, le sue argomentazioni, le sue perorazioni, i suoi ragionamenti, i suoi distinguo, le sue intuizioni, le sue raccomandazioni... E ci pare di averlo trovato, e anche in una forma inedita, che non conoscevamo. Un Moro vivo, combattivo, che urla la sua speranza, che lancia in mare il suo messaggio nella bottiglia [...]. L'urlo di Moro, i suoi messaggi di aiuto, per tantissimi anni, non vengono uditi. Lo statista, il grande politico è un uomo solo, abbandonato da tutti, dunque, ma non dalle cinque persone, umili e valorose, che hanno sacrificato la vita per tentare di proteggerlo. Gli indimenticabili uomini della sua scorta: Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Un Moro disarmato, inerme, abbandonato, sospinto di giorno in giorno, di ora in ora, verso le tenebre di una fine disperata, tragica, ma solenne." (dall'introduzione)
br. «In questo libro si ritrova nella sua interezza una figura singolare e rilevante di protagonista della vita pubblica italiana e, insieme, una rappresentazione genuina, coraggiosa, non scontata, di due decenni cruciali, quelli nei quali si avviò a conclusione e si chiuse una intera fase storica dell'Italia repubblicana». Così, il 4 ottobre 2011, Giorgio Napolitano scriveva sulle pagine del Corriere della sera. Un mese dopo la scomparsa di Mino Martinazzoli l'allora presidente della Repubblica tratteggiava, attraverso le parole della prima edizione di questo volume, la figura dell'uomo che cercò di salvare la storia della Democrazia cristiana insieme con una concezione della politica a servizio del bene comune e dello sviluppo del Paese. Il rapporto con Aldo Moro, lo scandalo Lockheed, il giallo di Ustica e la morte di Sindona. Il maxi processo alla mafia e i rapporti con Giovanni Falcone, la contestazione della legge Mammì sugli assetti radiotelevisivi culminate nelle dimissioni di cinque ministri compresi Martinazzoli e Sergio Mattarella, la fine della Dc, i rapporti con la Lega e con Berlusconi. A dieci anni dalla sua morte riproponiamo, arricchite dalle testimonianze dei politici di ieri e di oggi e dalle sue stesse parole che la prima stesura non aveva incluso, i ricordi di un politico atipico che tentò di cambiare le sorti del nostro Paese e la degenerazione di una politica sempre più asservita al culto della personalità. Con la sua ironia, a tratti irriverente, Martinazzoli disegna l'Italia che fu, che è e che forse sarà. Il quadro complesso di una Repubblica sempre in bilico fra ascesi e dannazione.
Nel 1926 Keynes scrisse il saggio The end of laissez-faire nel quale sosteneva che il capitalismo senza regole doveva essere considerato finito e, tra il 1944 e il 1946, propose con Beveridge di dare vita al welfare e alle politiche di piena occupazione. Nell'arco di vent'anni la convivenza civile registrò un netto miglioramento delle rilevanti conquiste liberali raggiunte nei secoli precedenti. La tesi di questo lavoro è che il liberalismo, entrato in concorrenza con le forze culturali e politiche che si sono avvalse delle sue proposte propugnando istanze più avanzate in termini di benessere, ha subito a opera della giustizia sociale un'attrazione che si è mostrata fatale e ha condotto alla fine della liberaldemocrazia. Da questi eccessi non sono restate immuni neanche le correnti di pensiero politico alternative che hanno accolto, senza saperle controllare, le spinte crescenti provenienti dalla domanda di assistenza; il combinato effetto di aumenti salariali eccedenti la produttività e di un'azione pubblica sulla redistribuzione del reddito, unita alla negazione dell'utilità del mercato nel contribuire alla crescita e alla giustizia sociale, hanno creato inflazione prima e deflazione poi. Dopo quasi mezzo secolo di conquiste, l'orologio della storia è tornato indietro e ha consentito il ritorno di politiche conservatrici propiziate dall'avvento del processo di globalizzazione, caratterizzato da grandi oligopoli e dall'esplosione di una finanza incontrollata. Autori: Paolo Savona.
cm. 16,5 x 24,5, 162 pp. con 4 tavv. f.t. Fondazione Luigi Einaudi. Torino - Studi 375 gr. 162 p.
ill., br. Catalogo dell'omonima mostra allestita dal 5 novembre al 31 dicembre 2014 nelle sale monumentali della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, il volume è dedicato alla figura di Giorgio La Pira e al suo messaggio europeo come fondamento delle istituzioni comunitarie, nel contesto attuale di globalizzazione dei processi economici, sociali e culturali. I testi e le immagini ripercorrono la vita dello statista e i momenti cruciali della sua missione, orientata alla pace e al dialogo tra i popoli, che egli portò avanti instancabilmente incontrando i grandi della terra. I manoscritti antichi, assieme alle foto e agli articoli di giornale, testimoniano inoltre le basi del suo pensiero e le fonti di ispirazione del suo agire politico. "La Pira", scrive Maria Letizia Sebastiani, "fu grande sostenitore della pace e dell'unità dei popoli a tutti i livelli, e, in particolare, fu ispiratore dell'idea che il Mediterraneo non dovesse essere un mare che divide i popoli ma il 'lago del dialogo' tra le tre grandi religioni monoteistiche, allo scopo di far dialogare tra loro cristiani, ebrei e musulmani, cioè i popoli, le nazioni e le città che nei vari millenni hanno sviluppato la loro storia
In-8° picc. pp. 349, bross. edit.
br. Davvero pochi pensatori politici spagnoli sono stati ammirati e detestati in tutta Europa e America come Juan Donoso Cortés. Riscoprire il principio religioso, denunciare la strada senza uscita del progressismo, proclamare che dietro ogni grande questione politica vi è una grande questione teologica, professare che una società che rinuncia alla propria religione presto o tardi perde la propria cultura, enunciare che la storia non ha altro senso se non quello della salvezza, affermare che all'origine dei disordini vi è la dimenticanza del cattolicesimo: da ciò scaturiscono le ragioni profonde, sebbene non confessate, della sua ammirazione o esecrazione. Il nostro mondo postmoderno sembra accettare il declino ineluttabile delle profezie secolarizzate che fino a ieri annunciavano il raggiante futuro dell'uomo moderno. Giudicata arcaica, la critica donosiana dell'individualismo, del collettivismo, dell'economicismo, del materialismo e della grande mescolanza mondialista, oggi è più attuale che mai.
cm. 16,5 x 24,5, vi-156 pp. Fondazione Luigi Einaudi. Torino - Studi 260 gr. vi-156 p.
Mm 170x235 Collana "Biblioteca siciliana di storia e letteratura". Introduzione di Francesco Renda. Brossura editoriale con bandelle, XXIII-362 pagine. Esemplare in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
brossura Quale potrebbe essere l'esito del tormentato processo di transizione che stiamo vivendo? Quale blocco sociale si dovrebbe o potrebbe costruire per marciare verso una civiltà postcapitalista? Quali forme dovrebbe o potrebbe assumere il socialismo del XXI secolo? Dopo il tramonto dell'egemonia americana ci aspettano la rivoluzione o il caos sistemico? Quali idee per una nuova alleanza tra ambientalismo e socialismo? Perché rivendicare la sovranità nazionale non implica regredire ai nazionalismi del secolo scorso? A questi e altri interrogativi cercano di rispondere i dieci autori - Pierluigi Fagan, Carlo Formenti, Carlo Galli, Manolo Monereo, Piero Pagliani, Onofrio Romano, Raffaele Sciortino, Alessandro Somma, Alessandro Visalli e Andrea Zhok - che hanno collaborato alla stesura di questo volume sugli scenari ipotetici di un futuro che potrebbe ridisegnare la geopolitica mondiale e rivoluzionare i rapporti di forza tra classi sociali, popoli e nazioni.
ill., br. In un decennio, quello degli anni ottanta, così complesso e incerto per lo Stato italiano, Giovanni Goria emerge dalla compagine democristiana come esponente equilibrato e lucido, dalle posizioni decise e lungimiranti. Presidente del consiglio dei ministri, più volte ministro egli stesso, Goria è personaggio centrale in un discorso che coinvolge politica ed economia, partiti e governo. Con il suo operato affronta e disamina questioni tuttora di enorme attualità, quali la riduzione del debito, il taglio alla spesa, le privatizzazioni. In un momento di crisi e di passaggio, il politico astigiano coglie i punti di snodo e le evoluzioni della società, i suoi mutamenti, le sue incertezze. Non solo: dalla fine degli anni ottanta Giovanni Goria comincia a proiettarsi in Europa, proponendo un'idea di politica moderna e non più rinserrata in se stessa, bensì in costante dialogo. Il presente volume vuole essere l'analisi di un'opportunità di riforma del sistema politico, riforma proposta con acume da Goria negli anni della sua attività. Francesco Marchiano e Paolo Giaccone s'interrogano sul lascito e sul ruolo di questa importante figura della fine della prima Repubblica, ricostruendone la vita e le oculate iniziative. Prefazione di Marco Damilano.
Mm 165x235 Seconda edizione - Brossura editoriale con bandelle, 796 pagine, in perfette condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
brossura C'era una volta la Democrazia cristiana, il partito dei cattolici. C'erano i cattolici e i comunisti, due entità opposte, definite e apparentemente inconciliabili. E c'era la Politica. Oggi, di tutto questo, in questi termini, non c'è più nulla. Ci sono ancora i cattolici ma dispersi su più fronti e spesso in micro partiti, senza riuscire a farsi sentire con voce comune se non con l'intervento diretto della Chiesa. I comunisti di fatto non ci sono più, c'è una sinistra che è un'altra cosa e che - se guardiamo alle ultime elezioni del 4 marzo 2018 - rischia l'irrilevanza. Nuove forze, di rottura e antisistema, conquistano il campo e raccolgono il senso di disagio che serpeggia ormai da anni nei confronti dell'establishment. Un mondo nuovo. Con nuovi colori. Così la democrazia cambia pelle, passa da picchi di astensionismo a dilaganti voti di protesta. Alle urne, ma contro. Al voto senza comizi, senza manifesti, senza dibattiti e faccia a faccia in tv. Solo fiumi di post e tweet, per una politica virtuale di chi la spara più grossa, senza contraddittorio. La politica senza la politica. Settant'anni dopo le elezioni politiche che aprirono la cosiddetta Prima Repubblica può essere utile allora fare un passo indietro, al clima appassionato e ideologico che caratterizzò il 1948, l'anno in cui l'Italia si divise, si schierò in maniera netta da una parte o dall'altra. Democrazia Cristiana e Fronte Democratico in campo in quella che veniva considerata la madre di tutte le battaglie: perché in gioco c'erano la costruzione del nuovo corso istituzionale, i valori fondanti della società e le alleanze nello scacchiere internazionale. Cattolici contro comunisti. Comunisti contro cattolici. In un confronto che si giocava nelle piazze, con i comizi, e attraverso manifesti, radio e giornali. Una infuocata stagione elettorale che viene qui riletta attraverso le pagine di due fra le testate più vicine alla Chiesa: il quotidiano del Vaticano L'Osservatore Romano e la rivista quindicinale dei padri gesuiti La Civiltà Cattolica. Con la testimonianza inedita di Oscar Luigi Scalfaro.
ril. Questa storia ha inizio a New York quando, appena ventenne, Barack Obama riceve la notizia della morte di suo padre in un incidente stradale. È una scomparsa improvvisa che scatena un inarrestabile flusso di ricordi: la partenza della famiglia materna da un piccolo villaggio del Kansas verso le Hawaii; l'amore, nutrito dall'innocenza della gioventù e dallo spirito libertario dei primi anni Sessanta, tra sua madre e un giovane e promettente studente keniota; la separazione dal padre quando il piccolo Barack ha solo due anni; i dubbi e le paure che ben presto maturano in lui per l'incapacità di dare un senso al suo tormentoso passato. Questa emozionante odissea, alimentata dal profondo desiderio di comprendere le forze diversissime che hanno contribuito a plasmare la sua personalità, può terminare solamente dove tutto è iniziato: in Kenya. Qui Barack incontra la parte africana della sua famiglia, si confronta con le amare verità sulla vita di suo padre, e nella scelta di condividere le lotte delle sue sorelle e dei suoi fratelli africani si riconcilia finalmente con il proprio passato. Introduzione di Walter Veltroni.
br. La Grande Guerra fu una questione di vita o di morte per la classe politica liberale. Sia al momento dell'ingresso dell'Italia nel conflitto, sia dopo Caporetto il 'mondo liberale' si divise, ma la spaccatura tra giolittismo e antigiolittismo non è sovrapponibile a quella tra neutralismo e interventismo: quest'ultimo rappresentò un nuovo cleavage che passò non solo all'interno della classe politica, ma nell'intera società italiana. La guerra, inoltre, portò per la prima volta a una nazionalizzazione delle masse, contribuì a innescare un processo di 'emancipazione' delle donne, un grande take over industriale e un significativo progresso tecnologico e realizzò quell'unità territoriale che era un'aspirazione dei padri fondatori del Risorgimento. Furono risultati che ebbero tuttavia un prezzo molto alto. Le fratture dell'unità nazionale, che già durante la guerra si erano manifestate, deflagrarono subito dopo, prendendo forma sociale, politica ed istituzionale. E mutati erano anche i rapporti di forza internazionali. Solo alcuni settori minoritari della classe dirigente liberale avevano presagito questi esiti, ma una consapevolezza dei problemi da affrontare non era maturata. Cosicché, attraverso un complesso processo storico, già avviato dalle vicende della guerra, che sono oggetto delle pagine di questo libro, invece del passaggio dallo Stato liberale alla democrazia liberale, si ebbe l'avvento del fascismo.
br. Come raccontano le testimonianze e la documentazione biografica raccolte in questo volume, Vittorio Sora è stato un amministratore pubblico preparatissimo e apprezzato. Aveva competenze economiche, studi raffinati di economia politica, buone letture di filosofia, di teologia, di urbanistica, di programmazione territoriale. Appassionato della politica, concepita come il dovere di un servizio alla vita in comune, era un abile organizzatore, un fedele costruttore di amicizie, un catalizzatore di energie, un collante di gruppo. Aveva il carattere di chi guarda al futuro, mai rassegnato. Insegnava che c'è sempre qualcosa di buono, qualcosa di meglio. Basta lasciarsi scaldare il cuore. Era fedele ai principi di universalità cristiana, di laicità dello Stato, di responsabilità individuale del cattolicesimo democratico. Credeva nelle utopie che danno speranza agli uomini. Non fu mai avaro di sé stesso. La vita non gli risparmiò durezze e fatiche, ma gli donò il respiro leggero di un uomo probo che continua a vivere nelle storie della Bassa, nelle memorie di una stagione politica quasi esemplare perché non si allontanò troppo dalla vita.
Bologna, Zanichelli, 1924, in-8, brossura editoriale. Con invio autografo dell'autore al prof. Gino Arias.
Il volume è suddiviso in tre capitoli, intitolati a giustizia e legalità, autorità indipendenti e conflitto di interessi, federalismo e riforme. Come illustrato nel saggio introduttivo del curatore, nel trittico si ricompone una concezione delle istituzioni che si aggrega intorno ad alcuni punti fermi: il primato della Costituzione; la tutela dei diritti individuali nel bilanciamento con le libertà collettive; l'apertura alle grandi trasformazioni che il nuovo secolo ha portato con sé; il coraggio riformista di adeguare la Repubblica alle sfide della modernità. Autori: Vincenzo Caianiello. Curatori: F. Cintioli.
Mm 160x220 Brossura editoriale di pagine 241, bruniture alle carte ma buona copia. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
grand in-8°, 381 pp, broche, couv. Décharges d'adhésif aux 1ères et dernières pages sinon bel exemplaire. [CL-2][SO-8+]