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40pp., 22cm., br.orig., bon état, B81150
Firenze, Sansoni, 1965, 8vo brossura editoriale, pp. 275.
Un volume (25 cm) di 223 pagine, con varie illustrazioni. Invio autografo dell'Autore alla pagina bianca. Brossura editoriale con sovracoperta illustrata. Ottime condizioni. Capitoli su Cavour, Bonghi, Cavallotti, Giolitti, Croce, Einaudi, Gobetti, Porzio, Crispo, Cortese.
Un accurato studio sulla condizione dell'economia italiana alla fine della Grande Guerra. Buon esemplare totalmente coevo. Brossura editoriale cartacea a stampa, pp. 23, in 8°
349pp., br., dans la série "Bibliothèque de philosophie scientifique", bon état
1 Vol. In-8 pag. LX-342.Alc.sottol. a margine Menda al dorso inferiore PROG 22603 CATT_ATT 34
11pp., 22cm., br.orig., bon état, B81170
6pp., 22cm., br.orig., bon état, rare, B81156
Introduction 1 23x15,5 cm., in brossura, pp. (4), 248, alcune figure nel testo, prima edizione, in lingua inglese, buone condizioni.
79pp. met ills., in-4, geïll. omslag, zeer goede staat, B93439
In 8°, brossura editoriale illustrata, pp. 218, (4), coll. "Saggi", nota di possesso al frontesp., per il resto ottimo esemplare. (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
<p>23 cm, br. edit; pp. 70</p>
In-8° (cm. 23,2), pp. 31. Broiss. edit. con 2 vistosi aloni in cop., ottimo l'rno. SOLERI, politico e ufficiale degli Alpini; con Giolitti, Croce e Einaudi, il quarto grande liberale italiano del Novecento, nel 1912 sindaco di Cuneo, fautore della nuova stazione ferroviaria sull'altipiano e del grandioso viadotto all'ingresso della città, deputato dal 1913, interventista; Nel 1921, nel governo Bonomi, ministro delle Finanze e nel 1922, nel secondo governo Facta, ministro della guerra, il più giovane tra i ministri, scrisse nell'ottobre del 1922, la proclamazione dello stato d'assedio che avrebbe permesso di bloccare i fascisti nella marcia su Roma, ma il Re sciaguratamente non lo firmò, anzi chiamò Mussolini a formare il nuovo governo. Né aventiniano, né fascista, si ritirò. Nel 1944 ministro del Tesoro di Bonomi poi di Parri, europeista con Einaudi . Raro discorso liberale, alla vigilia del Fascismo; censito in 4 bibl.
In 8°, brossura editoriale, pp. 205, collana "Il Cammeo", volume 101, nota di possesso al frontesp., per il resto ottimo esemplare. (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
A CURA DI MARIO BONFANTINI, 455 PP. FIRMA DI APPARTENENZA IN ANTEPORTA, SEGNI DEL TEMPO E DUE PICCOLE MACCHIE AL RETRO, PER IL RESTO BUON VOLUME.
br. Già deputato popolare, perseguitato e incarcerato dal regime fascista, senza un impiego stabile, nel 1929 De Gasperi fu assunto come bibliotecario nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Lì, in una sorta di esilio interno, trascorse gli anni della dittatura, durante i quali tenne in un suo quaderno segreto il diario che vede oggi la luce. Non un diario intimo ma, dall'osservatorio privilegiato del Vaticano, riflessioni e note sulle relazioni fra la Chiesa e lo Stato fascista, la situazione dei cattolici in Italia e nella Germania nazista, più tardi sugli albori della Democrazia cristiana. Si tratta di pagine assai rilevanti per il loro valore storico e documentale, che gettano luce sul percorso intellettuale di De Gasperi ma anche sull'evoluzione della politica cattolica durante il pontificato di Pio XI e Pio XII.
br. La biografia di Oscar Luigi Scalfaro è in larga misura una "biografia della Nazione". E questo libro - dovuto ad uno dei giornalisti più attenti al ruolo della Presidenza della Repubblica nel delicato equilibrio tra poteri disegnato dalla nostra Costituzione - dopo i primi capitoli dedicati alla formazione, alle vicende familiari, e all'ingresso in magistratura di Scalfaro, ci offre un attento e acuto esame della vita politica italiana durante tutto l'arco dei primi sessanta anni della nostra storia repubblicana: dalla felice era della ricostruzione e delle grandi scelte di politica economica ed internazionale al miracolo economico; dalla fine del centrismo alla nascita del centrosinistra; dagli anni di piombo del terrorismo alla crisi della prima repubblica e ai nuovi equilibri. Durante tutto l'arco di questi decenni Scalfaro si rivela un democristiano anomalo, lontano da logiche correntizie, fedele in primo luogo alle istituzioni. Non a caso, è a Scalfaro che i partiti si rivolgono nei momenti di crisi eleggendolo alle massime cariche, dalla Presidenza della Camera alla Presidenza della Repubblica. Dell'Aquila, che negli anni della presidenza Scalfaro seguì le vicende del Quirinale quale capo della redazione politica per il TG3, tratteggia la figura di questo grande protagonista della nostra storia politica, sottolineando il suo rapporto con i grandi leader del dopoguerra, da De Gasperi a Fanfani; gli aspetti salienti dello scontro tra le correnti democristiane; il rapporto tra la DC di Moro e il PCI di Berlinguer; il conflitto con Berlusconi negli anni del settennato. Né vengono tralasciati alcuni degli episodi più famosi che hanno caratterizzato l'esperienza politica di Scalfaro: il "non ci sto" televisivo a reti unificate con cui rintuzzò il tentativo di coinvolgerlo in una falsa accusa di improprio uso di fondi riservati; il rifiuto opposto a Berlusconi di nominare Previti ministro della giustizia; l'analogo rifiuto di sciogliere le Camere dopo il cosiddetto "ribaltone"; il famoso supposto "schiaffo" ad una signora scollacciata; la sua attività di giovane giudice e la condanna a morte pronunciata contro i responsabili di alcuni efferati delitti commessi durante la guerra di liberazione. Ne risulta un ritratto che non è solo l'immagine di un uomo integerrimo e di forti principi, ma il quadro del divenire e progressivo mutare della nostra repubblica.
br. Il periodo storico in cui siamo collocati è informato da una visione di matrice liberale e da un indirizzo economico capitalista. Ma cosa significhi qui davvero "liberale" e quale nesso vi sia con il capitalismo è tutt'altro che ovvio. Il primo compito che questo testo si assume è dunque quello di fornire un chiarimento circa la genesi di lungo periodo della "ragione liberale" in Occidente, seguendone la maturazione dal XVII secolo al presente. Questo passo è necessario per identificare cosa conti come nucleo centrale e cosa come periferia accessoria nello sviluppo liberale. In seconda battuta il testo mira a identificare la logica di fondo che alimenta la ragione liberale, logica che nutre i processi capitalistici, ma va ben al di là di essi. Ne emerge un quadro in cui la ragione liberale non ha più bisogno di essere "rappresentata" perché ha occupato tacitamente l'intero spazio concettuale del politico. Essa gioca oramai tutte le parti in commedia, maggioranze e opposizioni, destra e sinistra, dissimulando la sistematica operazione di distorsione di senso che ha operato. Accade così che le ramificazioni della ragione liberale si siano insediate in intellettuali e movimenti che si ritengono "neutrali", o persino "anticapitalisti". E questa occupazione, pervasiva quanto inavvertita, sta alla base della percepita impossibilità di concepire alternative, e dunque dello scacco perenne in cui si agita la coscienza contemporanea.
Incisione in acciaio (mm. 120 x 160) di W. I. des Hauvents, databile nel sec. XIX. Ritrae Jeremy Bentham (1748-1832), filosofo inglese esponente dell' utilitarismo: fu a favore della libertà personale e del libero commercio, della parità di diritti per le donne e del divorzio, per la depenalizzazione della sodomia, l'abolizione della schiavitù e i diritti degli animali; secondo la teoria della "massima felicità per il massimo delle persone", le leggi dello Stato devono incoraggiare le azioni buone, cioè utili a tutti, e ostacolare ciò che danneggia il bene comune; ispiratore della laica Università di Londra contrapposta alle elitarie Oxford e Cambridge.
London, 1999, in-8, cartone editoriale. Ottime condizioni.
Mm 140x210 Quadrante. Brossura editoriale di pagine 353, libro nuovo, solo timbro Laterza in apertura. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
brossura Pur attraversata dalla leadership di uomini di primo piano come Alcide De Gasperi, Flaminio Piccoli e Nino Andreatta, la Democrazia cristiana trentina si sentirà a lungo distante e manifesterà radicale diffidenza rispetto alle dinamiche e alle prospettive politiche discusse nelle sedi nazionali. Una lontananza non solo geografica, germogliata nelle specificità del partito cattolico trentino e corroborata dal particolare contesto politico-istituzionale nel quale si trova a operare. Quasi un sentimento di "alterità" dei leader democristiani trentini, a lungo affascinati dalla prospettiva di un partito federato a quello nazionale, e destinati invece a misurare l'irreversibile avvicinamento del "loro" scudocrociato alla Dc "romana". Questo libro ricostruisce gli anni del centro-sinistra tra il 1955 e il 1968 concentrando lo sguardo sulla distanza tra "due DC", quasi come se quello trentino e quello nazionale fossero partiti distinti. Lo fa con appassionata precisione, ancorato a una ricca bibliografia e attraverso l'utilizzo originale di fonti inedite.
brossura Giulio Andreotti nei primi anni Sessanta era stato avversario della formula di centrosinistra ed all'inizio dei Settanta era contrario ad ogni apertura al PCI. Ma a metà del decennio, per volontà di Aldo Moro, fu chiamato a guidare i governi che si avvalsero dell'astensione e poi del sostegno esterno del PCI. Fu scelto, in uno dei momenti più difficili della storia della Repubblica, come garante della «solidarietà nazionale» nei confronti degli alleati occidentali e verso il fronte interno più problematico, quello della Chiesa cattolica. Ed è su questo tema che, in prevalenza, le pagine di questo volume fermano la loro attenzione. L'interlocuzione a vari livelli con il mondo cattolico permette di comprendere meglio quale sia stato lo sforzo di Andreotti per garantire all'esperimento uno spazio di evoluzione che si giovasse del riserbo della Chiesa e permettesse di contrastare gli avversari della collaborazione con i comunisti. Illumina, inoltre, l'atteggiamento dell'uomo politico nei confronti del PCI nel periodo della «solidarietà». Andreotti sostenne la validità di quella politica anche davanti alla Santa Sede, convinto che, dato il quadro parlamentare e la forza elettorale del PCI, la collaborazione dovesse assumere un carattere strategico per far fronte al risanamento economico-finanziario e rispondere alla minaccia terroristica che contava su una consistente area di fiancheggiamento e di consenso.
br. In questo libro, ormai un vero e proprio classico, il premio Nobel Milton Friedman e sua moglie Rose offrono argomenti a favore dell'economia di mercato. Per i due Friedman, solo attraverso il libero mercato è infatti possibile tutelare i consumatori e i lavoratori, raggiungere elevati livelli d'istruzione, evitare l'inflazione e la disoccupazione, consentire ai cittadini di vivere in sicurezza. Pubblicato originariamente nel 1980, "Liberi di scegliere" evidenzia come la perdita della libertà generi costi gravosi, dato che troppe leggi e regolamenti, una spesa pubblica fuori controllo e una tassazione predatoria impoveriscono la società nel suo insieme. In queste pagine Milton e Rose Friedman sviluppano pure un'analisi sulle potenzialità della cooperazione spontanea fra individui. Consentendo a chiunque di cooperare anche a grande distanza, il mercato rappresenta per giunta un argine alla formazione di qualsiasi concentrazione di potere politico.
GUIDA 2002 400 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PERFETTO E INTONSO. Mazzini fu uno dei quattro Padri fondatori della patria: con Cavour, con Garibaldi e con re Vittorio Emanuele II. Il quale ultimo sembrò, in un primo momento, accaparrarsi il titolo in proprio, nei libri di scuola. Ma poi la storia ha provveduto, con la sua saggezza, alla correzione anagrafica. Mazzini, cospiratore carbonaro, agitatore rivoluzionario, esule in Francia, in Svizzera e, a lungo, in Inghilterra, triumviro della repubblica romana, fu, nei dieci anni e nei trenta mesi che fecero l'Italia, l'incudine ideale su cui batté il martello politico di Cavour, in 'concordia discors' l'uno con l'altro. Dopo la caduta della repubblica del '49, dopo le forche di Belfiore e la mancata insurrezione di Milano, parecchi mazziniani si distaccarono dal maestro e riposero nel cassetto il loro sogno giovanile. Una diaspora che lo ferì ma non lo disarmò. Continuò con ostinazione a predicare e a sognare: quella sua predicazione, che assomigliava - dice Omodeo - ai motivi suonati da una vecchia fanfara che riuscivano ad animare i giovani oltre ogni stanchezza, indifferenza, incredulità. Egli era Mazzini, una tradizione, un mito, un fremito, un nome non sostituibili. Bruno Gatta, scrittore di storia risorgimentale e contemporanea, dà rilievo agli uomini che, attori o testimoni, vissero la vicenda storica narrata. Biografo anche di 'Mussolini' (1988), ritrattista degli 'Uomini del duce' (1986), nonché dei suoi oppositori ('La rivoluzione promessa' 1982), ha raccolto le confessioni in grigioverde dei padri e dei figli che combatterono le due guerre mondiali ('La solitudine della guerra', 1994). Ha scritto inoltre sulle riviste eretiche dell'intellighentia fiorentina (1997) nei vent'anni del fascismo e ha fatto la cronaca storica, giorno per giorno, dell'Agosto '39 (1997). Questa vita di Mazzini riprende un tema critico già accennato in 'Risorgimento incompiuto' (1995). INDICE Parte Prima La giovinezza dell’apostolo I. Sulla salita dei Forni - Amor di leonessa - Voglia di leggere, voglia d’Italia - Un padre stanco - Zibaldoni e chitarra II. Cospiratore carbonaro - L’amara setta - Incontro con Guerrazzi - Marchese e spione - Nella fortezza di Savona III. Se no, no - Une nuit de Rimini - A Lione al Café des Americains - La lettera a Carlo Alberto - Una macchia d’insincerità? IV. La Giovine Italia - I primi adepti - Lo strappo dalla Carboneria - Il Facino viaggiatore - Quell’infausto - Confidenze natalizie - Apostolo per scelta V. L’insurrezione che non ci fu - Il racconto del protagonista - Centralità rivoluzionaria - Dissapori trai seguaci - Peregrinazione continua - La vicinanza di sua madre VI. L’amore di Giuditta - Giuditta Sidoli - Lettere d’amore - Il segreto del figlio Parte seconda L’esilio in Inghilterra VII. Londra, alle quattro della sera - Un nome: George Sand - Vita spicciola londinese - Il distacco dei Ruffini - Herder o Saint Simon? VIII. Passeggiate nella nebbia - In giro per Londra - Gelosia e no, di suo marito - I conti che non tornano - Le spese per la scuola italiana IX. La posta censurata - Carlyle lo difende - I fratelli Bandiera - Le lettere di Attilio e di Emilio X. Evviva, no, abbasso Pio IX - Che volevano i moderati? - Ira antigiobertiana - Clemenza in dubbio - ’’Santità, siate credente!’’ XI. 1848 - Una lettera al giovane Mameli - Amici di vecchia data - Le notizie da Palermo e altrove - Trambusto di Costituzioni e d’evviva XII. L’Hôtel della Bella Venezia - L’arrivo a Milano - Atmosfera patriottica surriscaldata - Parole ingiuriose ed ingiuste - Intesa con Carlo Alberto? - Rincontro con sua madre Parte terza Triumviro romano XIII. Roma è Repubblica! - Entra a Roma da Porta del Popolo - Deputato alla Costituente - La sua giornata di lavoro - Repubblica dei romani? XIV. Una giornata particolare - Audacia, audacia, audacia - Mazzini all’Assemblea - La battaglia e la vittoria XV. L’assedio e la caduta - Garibaldi ancora sul gianicolo - Mameli ferito a morte - La Costituzione repubblicana - La partenza di Mazzini XVI. Ritorno a Londra - Vecchie care amicizie - La corrispondenza con Michelet - Muore Maria Mazzini XVII. L’ultima domenica di Carnevale - La diaspora dei seguaci - Popolani milanesi - I martiri di Belfiore - Febbre di Vigilia - E venne l’ora XVIII. La rete gettata a largo - Un uomo solo e stanco - Riaccendere il ’48 - La spedizione di Pisacane - Il dissenso di Manin XIX. I mesi che fecero l’Italia - Napoleone III in Italia - Lettera a Vittorio Emanuele - Una triade storica - Grida ostili a Napoli garibaldina Parte quarta Le ombre della sera XX. Il sorpasso di Garibaldi - I Doveri dell’Uomo - La visita del duce dei Mille - Rapporti segreti col re XXI. Venezia, o cara - Finalmente è la guerra - Ed è subito Custoza - Una strategia sbagliata - La lettera a Crispi XXII. L’idea di Roma - Un uomo solo - Nel carcere di Gaeta - L’antinomia con Marx - Ciò che è vivo e non vivo - Duello con Bakunin - La polemica su La Comune XXIII. Sì, certo che credo in Dio - Visita a Staglieno - Un vecchio debito - Il dolore di Carducci Indice di nomi Parole e frasi comuni amici Austriaci avete bandiera bisogno carbonaro Carlo Alberto Carlyle casa Cattaneo Cavour città cospirazione credo democratici diceva dolore Emilia esuli fede figlio forza francese Francia fratelli Bandiera Garibaldi Genova genovese George Sand Giovine Europa Giovine Italia Giuditta Giuseppe Mazzini governo provvisorio grido guerra idee inglese italiana Jacopo Ruffini Assemblea Austria insurrezione Italia l'unità lettera lettere libertà Lombardia Londra madre Mameli mazziniana mazzinianesimo Melegari mesi mezzo missione moderati momento monarchia morale Napoleone nazionale nazione nome nuovo Oudinot paese Papa Parigi parola passato patria patrioti pensiero Piemonte piemontesi Pippo politica popolo principio repubblica romana repubblicana repubblicano Risorgimento rivoluzionario rivoluzione Ruffini Saint Simon Salvemini Savoia scritto Sidoli sociale spedizione speranza storia storico Svizzera triumviro uomini Vittorio Emanuele viva Verdi volontari Soggetti: Risorgimento, Storia moderna, Risorgimentale, Biografie politiche, Patria, Unità d'Italia, Garibaldi, Piemonte, Sardegna, Borbone, Regno di Napoli, Moti, Liberalismo, Inghilterra, Carboneria, Massoneria, Giovine Italia, Belfiore, Storiografia, Cospirazioni, Repubblica romana, Questione Romana, Pio IX