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bross. edit. ill.
br. Qual è stato l'atteggiamento della stampa del tempo fascista nei riguardi della danza teatrale? Quali i discorsi, le istanze e l'immaginario che, sull'argomento, emergono dalle colonne di quotidiani e periodici? Il volume affronta simili questioni mediante l'analisi di un'imponente mole di documenti quasi totalmente inediti e capaci di aprire prospettive inusuali sulla danza italiana del primo Novecento. Dal riconoscimento della danza come autentica forma d'arte alla contrapposizione (spesso violenta) fra "tradizione" italiana e "modernità" straniera, dalla difesa della tecnica accademica all'apprezzamento per forme di danza "libera", infatti, la stampa intercetta, filtra e rielabora processi culturali di ampia portata, la cui complessità è qui presa interamente in carico e restituita mediante una costante lettura critica delle fonti. Ne risulta un lavoro intimamente "corale", in cui le voci di anonimi cronisti si intrecciano con quelle di uomini di teatro e di artisti di spicco e che, proprio in virtù del suo carattere polimorfo, riesce forse ad aprire uno squarcio sulla contraddittorietà di un'intera epoca storica, il tutto mantenendo sempre fermo il punto di vista, volutamente e proficuamente "minore", sul corpo che danza.
trad. di Herbert e Emma Kiesler tela edit. con titoli e fregi oro al dorso, schedina edit., manca sovrac., firma di appartenenza
in 8° leg. edit. sovrac. pp.456
br. Ovunque in Italia il fascismo costruì la sua egemonia mediando con le preesistenti forze politiche e soprattutto sociali, quelle naturalmente disponibili al compromesso. Il libro propone un'interpretazione della specifica fisionomia del fascismo parmense, movimento e regime, e della sua integrazione con la società locale. Alla fine di un periodo di zuffe tra "radicali" legati a Farinacci e "moderati" vicini al vecchio notabilato, un fascismo indebolito realizzò, con la completa vittoria dei secondi, un compromesso-integrazione per cui, indossando la camicia nera, il notabilato salvaguardava l'essenza del proprio tradizionale potere. Tale compromesso espresse la massima realizzazione nella stabilità degli anni Trenta, per disgregarsi poi con le crescenti difficoltà legate alla guerra. I ceti popolari, con il loro prestigio insieme sovversivo e patriottico, rimasero anche nel ventennio un elemento non trascurabile del sistema di potere cittadino. Con loro dovette fare i conti il notabilato fascistizzato dominante che, nonostante i molteplici mezzi usati, riuscì per qualche tempo a tenerli sotto controllo ma mai a integrarli. E gli esiti si videro con la Resistenza.
brossura È l'8 settembre 1943. Benito Bollati, il "ragazzo di Salò", protagonista e autore del libro, ha diciassette anni quando sceglie di aderire alla Repubblica Sociale Italiana per restare fedele al fascismo e continuare a lottare per una causa che ritiene giusta e per la difesa dell'onore d'Italia. Un piccolo "vinto" della storia ricorda la guerra civile in Italia attraverso il diario della propria vicenda umana che segnerà tutta la sua vita e le sue future scelte politiche. Dalla drammatica decisione di continuare a combattere alla lunga detenzione, sino al ritorno in libertà in un'Italia diversa che al primo impatto lo delude e che non riconosce come quella che aveva immaginato nei giorni trascorsi in cella.
Milano, Mursia, 1969, 8vo brossura editoriale con sovraccopertina illustrata, pp. 80.
bross. edit., scheda edit. all'interno
ill., br. In una memoria stesa nel dopoguerra, monsignor Antonio Fasani - nel 1944 parroco di Lughezzano, paese dei Lessini che si trovava al centro della zona battuta dai rastrellamenti antipartigiani - racconta del proprio arresto, della prigionia nella caserma della Guardia nazionale repubblicana di via Pindemonte a Verona, delle torture cui venne sottoposto. Accusato di essere "in relazione con diversi comandanti dei ribelli" - per i quali, infatti, era "un elemento prezioso, sicuro, sprezzante del pericolo, di cui ci si poteva fidare ciecamente" - e perciò considerato un "soggetto di idee antifasciste, sospetto e molto pericoloso" e "da tenere sotto sorveglianza", don Fasani era diventato il bersaglio dei fascisti repubblichini che da lui volevano i nomi e i "covi" dei resistenti.
In-8 (cm. 24), brossura illustrata, pp. 159, (1), con illustrazioni in bianco e nero nel testo. Minima sbucciatura alla punta inferiore del piatto anteriore; peraltro, volume in ottimo stato (nice copy).
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica degli Italiani" del 6/01/1946
bross. edit. ill.
bross. edit. ill.
bross. edit. ill. - con dedica autografa dell'autore - presentazione di Massimo Prinzi, con uno scritto di Mons. Pietro Massari - alcune illustrazioni in b.n. nel testo
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. PERFETTO, LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. Un uomo torna, nella Germania distrutta dalla guerra, dalla giovane moglie sposata per procura, che ha conosciuto solo per lettera: si lascia alle spalle una dolorosa guerra, quattro anni di dura prigionia in Siberia e, soprattutto, quello che nessuno dovrà mai sapere, si lascia alle spalle la sua vera identità. Peter ha promesso all'amico morente Hellmuth di prendere il suo posto: sono ambedue soli al mondo, a casa c'è soltanto la dolce Irmi, sposata da Hellmuth per procura solo un mese prima, in uno slancio di appassionata fiducia nel futuro. Hellmuth non vuole lasciarla vedova, si amano e per questo prega il suo più caro amico, Peter, di sostituirlo, è sicuro che egli renderà felice la donna che lui non potrà mai più vedere: Peter-Hellmuth torna in Germania e costruisce con Irmi un « matrimonio felice » e un immenso impero industriale, ma lo perseguiterà per tutta la vita il terrore di essere scoperto. La storia di un uomo della nuova Germania e di un grande, fedele amore. Descrizione bibliografica Titolo: Un matrimonio felice Titolo originale dell'opera: Eine glückliche Ehe Autore: Heinz Günther Konsalik Traduzione di: Argia Micchettoni Editore: Milano: Rizzoli, 1979 Collana: La Scala Lunghezza: 257 pagine; 22 cm Soggetti: Letteratura, Narrativa Tedesca Contemporanea, Novecento, Romanzi, Nazismo, Alleati, Occupazione, Sostituzione di persona, Identità, Scambio, Terzo Reich, Hitler, Dopoguerra, Berlino, self-made-man, Anno Zero, Unione Sovietica, Comunismo, Fronte russo, Soldati, Carriera, Anni settanta, Libri vintage, Bestseller, Prime edizioni, Der Arzt von Stalingrad, Il medico di Stalingrado, Guerra Fredda, Seconda Guerra Mondiale, Literature, Contemporary German Fiction, Twentieth Century, Historical Novels, Nazism, Allies, Employment, Person Replacement, Identity, Exchange, Third Reich, Postwar Period, Berlin, Year Zero, Soviet Union, Communism, Russian Front, Soldiers, Career, Seventies, Vintage books, Bestseller, First editions, Stalingrad's doctor, Cold War, World War II
In-4, 117p. Illustré de divers documents. A l'état de neuf.
br. Dopo oltre quattro decenni la sentenza definitiva che individua gli autori della strage di Brescia del 28 maggio 1974: il lungo iter dei 13 processi, il contesto, i mandanti, i depistaggi, la sentenza.
Format de poche. Bon ?tat.
16° bross. edit. pp. 212, con ill. f.t.
bross. edit. ill., timbro a secco dell'editore - prima edizione
In-8 (Cm 21 x 14,5), pp. 219, brossura editoriale illustrata. Tavole bianco nero e colori fuori testo. Etichetta all'occhietto. OTTIMO
in-8°, 440 pages, broche, couverture illustree plast. Bel exemplaire. [JU-1]
La vera storia dell'uomo che evase dalla prigionia nazista.