7 089 résultats
Stato di conservazione: OTTIMO. Collana: Narrativa. I edizione. Traduzione di Giuseppe Maugeri. L'alba color acciaio è fredda come la pioggia sottile che si deposita silenziosa tra i suoi capelli e le scivola lungo il collo. Chiara Ravello però ha smesso di farci caso nell'istante in cui si è inoltrata nel quartiere ebraico. Ha come la sensazione che quei vicoli siano stati svuotati di vita e non rimanga che l'eco di una sofferenza muta. Quando sbuca in una piazza, Chiara vede un camion sul quale sono ammassate diverse persone. Tra di esse, nota una madre seduta accanto al figlio. Le due donne si fissano per alcuni secondi. Non si scambiano nemmeno una parola, basta quello sguardo. Chiara capisce e, all'improvviso, incurante del pericolo, inizia a gridare che quel bambino è suo nipote. Con sua grande sorpresa, i soldati fanno scendere il piccolo e mettono in moto il camion, lasciandoli soli, mano nella mano. Sono passati trent'anni dal rastrellamento del ghetto di Roma e, all'apparenza, Chiara conduce un'esistenza felice. Abita in un bell'appartamento in centro, ha un lavoro che ama, è circondata da amici sinceri. Tuttavia su di lei grava il peso del rimpianto per quanto accaduto con Daniele, il bambino che ha cresciuto come se fosse suo e che poi, una volta adulto, è svanito nel nulla, spezzandole il cuore. E, quando si presenta alla sua porta una ragazza che sostiene di essere la figlia di Daniele, per Chiara arriva il momento di fare i conti con gli errori commessi, con le scelte sbagliate, con i segreti taciuti troppo a lungo. (dal risvolto di copertina)
Mm 240x340 Edito col Patrocinio del Comune di Firenze. Brossura editoriale con bandelle, 16 pagine e 27 illustrazioni in bianco e nero fuori testo. Esemplare in buone condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
bross. edit.
br. Nel periodo statutario la natura dello Stato, i rapporti Stato-individuo, la libertà personale, la nozione di Stato di diritto e quella dei diritti di libertà furono temi sui quali in Italia intervennero in modo continuo, ripetitivo e a tratti compulsivo, giuristi, filosofi, politici. Di questa lettura corale, cui parteciparono i maggiori esponenti della cultura giuridica e politica insieme con personaggi meno noti, il volume si propone di ricostruire i contenuti, la molteplicità interpretativa, l'evoluzione in rapporto sia con l'espansione dello Stato nella società, sia con le ideologie politiche ed istituzionali prevalenti, sia con la maggiore dottrina europea.
Mm 150x220 Brossura editoriale con bandelle, copertina illustrata a colori, 277 pagine con alcune tavole in nero fuori testo. Reca firma alla prima carta, peraltro in condizioni molto buone. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE
tela edit. con titoli al dorso, sovrac. ill. e cofanetto edit. figurato, lievi tracce d'uso al cofanetto, leggere fioriture ai tagli - prima edizione
tela edit. con titoli al dorso, sovrac. ill. e cofanetto edit. figurato
cartone edit. con titoli al dorso e sovrac. ill., lievi tracce d'uso alla sovrac., appunto a penna all'ultima bianca - prima edizione it. - trad. di Sara Crimi, Carla Lazzari e Laura Tasso - cartine nel testo, illustrazioni in b.n. fuori testo
bross. edit. ill. con bandelle
ill., br. Come una pianta che dopo la gelata riesce di nuovo a germogliare, perché ci sono radici che né gli anni né le persecuzioni possono spezzare. È questa la storia dei Ventura, una famiglia della borghesia ebraica italiana chiamata ad affrontare durissime prove tra il 1938 e il 1945. Il destino pare già scritto quando le vicende separano Anna e Luigi consegnandoli a un tragico epilogo. A doversela cavare nell'Italia in guerra rimangono solo i loro quattro figli, quattro ragazzini braccati e costretti a misurarsi con un mondo crudele in cui non è facile capire chi potrà aiutarti e chi invece ti tradirà. Farcela non sarà un'impresa di poco conto, suggellata da un cognome nuovo e da un paese nuovo, e poi da tanti figli, nipoti, bisnipoti che in Israele faranno del fragile arbusto dei Ventura un albero rigoglioso, in cui rivivranno anche Anna e Luigi. Una storia di violenza e dolore, ma anche di amore e speranza, che arriva fino ai nostri giorni.
In 8°, cart. edit. con sovrac. ill., pp. 316,(4), con num. fot. b.n. in tavv. f.t. e n.t.; prima ed. it., ottimo es.. (x048/d)
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 3/06/1945
bross. edit. ill. con bandelle, lievi tracce d'uso in cop., firma d'appartenenza - prima edizione
ril. Clemens August von Galen, da poco proclamato beato, è una figura simbolo della resistenza tedesca ad Hitler. Sfidò a viso aperto le violazioni dei diritti, i crimini e la barbarie del nazismo. Nelle sue famose prediche, che gli valsero l'appellativo di Leone di Münster, smascherò e denunciò con forza il progetto per l'eliminazione delle «vite senza valore». Questo libro presenta per la prima volta l'epistolario tra il vescovo di Münster e Pio XII. Una corrispondenza inedita che rivela il comune intento contro la follia nazista.
Mm 155x230 Volume cartonato rigido di pagine 378, sovraccoperta figurata. Opera in buone condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
16°, br. edit., soprac., pp. 324. Lieve, naturale brunitura. “La prima voce dei vinti. Un tedesco risponde a tutto l’immenso odio levatosi contro il suo popolo e svela l’animo delle due Germanie sorte dalla occupazione americana e russa”.
br. "Nel momento del suo maggiore successo il partito nazista aveva conquistato il 44% dell'elettorato. Era una percentuale importante, ma dove era il 56% che non aveva votato per Hitler? Perché non si alzava in piedi e non gridava il suo 'no' a quella brutale esibizione di forza e di arbitrio? ... Come potevano tollerare che agli ebrei venisse vietato di esercitare le professioni liberali e che a ogni tedesco venisse imposto di boicottare il suo medico ebreo, il suo avvocato ebreo? Come era possibile che un grande popolo civile accettasse di rinunciare alla propria autonomia intellettuale quando veniva costretto a gridare 'Heil Hitler!' di fronte a una croce uncinata o di balzare in piedi se la radio trasmetteva un discorso di Hitler? Sono domande che l'autore rivolge anche a se stesso." (dalla prefazione di Sergio Romano)
245pp.+ 8 planches hors-texte, br.orig., 24cm., bon état, G79819
br. Qual è stato l'atteggiamento della stampa del tempo fascista nei riguardi della danza teatrale? Quali i discorsi, le istanze e l'immaginario che, sull'argomento, emergono dalle colonne di quotidiani e periodici? Il volume affronta simili questioni mediante l'analisi di un'imponente mole di documenti quasi totalmente inediti e capaci di aprire prospettive inusuali sulla danza italiana del primo Novecento. Dal riconoscimento della danza come autentica forma d'arte alla contrapposizione (spesso violenta) fra "tradizione" italiana e "modernità" straniera, dalla difesa della tecnica accademica all'apprezzamento per forme di danza "libera", infatti, la stampa intercetta, filtra e rielabora processi culturali di ampia portata, la cui complessità è qui presa interamente in carico e restituita mediante una costante lettura critica delle fonti. Ne risulta un lavoro intimamente "corale", in cui le voci di anonimi cronisti si intrecciano con quelle di uomini di teatro e di artisti di spicco e che, proprio in virtù del suo carattere polimorfo, riesce forse ad aprire uno squarcio sulla contraddittorietà di un'intera epoca storica, il tutto mantenendo sempre fermo il punto di vista, volutamente e proficuamente "minore", sul corpo che danza.
trad. di Herbert e Emma Kiesler tela edit. con titoli e fregi oro al dorso, schedina edit., manca sovrac., firma di appartenenza
in 8° leg. edit. sovrac. pp.456
br. Ovunque in Italia il fascismo costruì la sua egemonia mediando con le preesistenti forze politiche e soprattutto sociali, quelle naturalmente disponibili al compromesso. Il libro propone un'interpretazione della specifica fisionomia del fascismo parmense, movimento e regime, e della sua integrazione con la società locale. Alla fine di un periodo di zuffe tra "radicali" legati a Farinacci e "moderati" vicini al vecchio notabilato, un fascismo indebolito realizzò, con la completa vittoria dei secondi, un compromesso-integrazione per cui, indossando la camicia nera, il notabilato salvaguardava l'essenza del proprio tradizionale potere. Tale compromesso espresse la massima realizzazione nella stabilità degli anni Trenta, per disgregarsi poi con le crescenti difficoltà legate alla guerra. I ceti popolari, con il loro prestigio insieme sovversivo e patriottico, rimasero anche nel ventennio un elemento non trascurabile del sistema di potere cittadino. Con loro dovette fare i conti il notabilato fascistizzato dominante che, nonostante i molteplici mezzi usati, riuscì per qualche tempo a tenerli sotto controllo ma mai a integrarli. E gli esiti si videro con la Resistenza.
brossura È l'8 settembre 1943. Benito Bollati, il "ragazzo di Salò", protagonista e autore del libro, ha diciassette anni quando sceglie di aderire alla Repubblica Sociale Italiana per restare fedele al fascismo e continuare a lottare per una causa che ritiene giusta e per la difesa dell'onore d'Italia. Un piccolo "vinto" della storia ricorda la guerra civile in Italia attraverso il diario della propria vicenda umana che segnerà tutta la sua vita e le sue future scelte politiche. Dalla drammatica decisione di continuare a combattere alla lunga detenzione, sino al ritorno in libertà in un'Italia diversa che al primo impatto lo delude e che non riconosce come quella che aveva immaginato nei giorni trascorsi in cella.
Milano, Mursia, 1969, 8vo brossura editoriale con sovraccopertina illustrata, pp. 80.