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Pamphlet. 8vo. 4 pages. 24 cm. In English and Hebrew. SUBJECT (S) : Seder -- Liturgy. Judaism -- Liturgy. Cover Subtitle: Lest We Forget! OCLC lists only 5 copies worldwide (Hebrew Union College, Eastern Shores Library System, Mead Public Library, University of Leeds, Harvard College Library) . Few pen marks and stains, good condition. (HOLO2-37-17).
5704 (1944). Original blank paper wrappers. 8vo. 64 pages. 21 cm. Reprinted in early 1944 for Jewish refugees in Switzerland with some additional notations. In Hebrew and German in parallel columns (with diacritic vowel marks under the Hebrew, and with Yiddish translation between Hebrew). Original 1938 title page, with verso 1944 German title page: Den jüdischen Flüchtlingen in der Schweiz; Zur Feier des [Pesakh]-Festes im Jahre 5704; überreicht vom Schweizerischen Israelitischen Gemeindebund. (For the Jewish Refugees in Switzerland; For the celebration of Pesakh in the year 5704; presented by the Swiss Federation of Jewish Communities). Copyright by Lehrberger & Co. of Frankfurt. A European-published hagada from the darkest period of the Holocaust, produced specifically for those feeling the inferno. During 1943 and 1944, the extermination camps were working at a furious rate to kill the hundreds of thousands of people shipped to them by rail from almost every country within the German sphere of influence, and by the spring of 1944, up to 8,000 people were being gassed every day at Auschwitz (USHMM, 2012). Passover 1944 began on April 8, the day that the roundups of the Jews of Carpatho-Ruthenia and northern Hungary started. On April 14, the last day of the Holiday, László Endre & László Baky (German-installed heads of the Ministry of the Interior) and Eichmann made the official decision to deport all the Jews of Hungary. With ten illustrations; an early 19th century German Orthodox Haggadah originally compiled by Wolf Heidenheim in 1822. Published for German-Jewish refugees in Switzerland under the auspices of the Swiss Federation of Jewish Communities, founded in 1904 to help protect the general interest of Jews in Switzerland; during the second world war, the Federation helped support the refugee community in Switzerland: Prior to and during the Second World War, Switzerland gave refuge to about 23,000 Jewish refugees although the government decided that Switzerland would serve only as a country of transit. These Jews were protected during the Holocaust due to Swiss neutrality. The Jewish refugees, however, did not receive the financial support from the government that non-Jewish refugees received. Many more Jews were prevented from entering, effectively shutting the border. (Jewish Virtual Library; Switzerland). The publishers, Goldschmidt, issued an earlier printing in 1940 (listed in one library on OCLC), no copies of this issue (1944) listed in libraries on oclc. Subjects: Haggada shel Pesah. German-Jewish Refugees - Schweizerischen Israelitischen Gemeindebund. Holocaust. Previous Owner's name on front wrappers, with "Zurich 5" written underneath. Wraps lightly soiled, with small tear at bottom of backstrip; otherwise Very good condition. Rare and important. (HOLO2-104-15)
ill., br. In questo nuovo libro-inchiesta, Roberto Festorazzi ricostruisce le operazioni del Soe e degli altri servizi segreti inglesi nel settore decisivo della Lombardia nordoccidentale, tra Milano, Como e la Svizzera: il corridoio terrestre di tutte le comunicazioni e dei contatti negoziali, il Checkpoint Charlie della Seconda guerra mondiale. La "mano invisibile" di Londra non soltanto ha guidato la partita della fine del fascismo e della conclusione del conflitto in Italia, ma ha continuato, nei decenni, a presidiare l'area in cui si è consumato l'epilogo del dittatore, per gestire, secondo gli interessi inglesi, l'eredità di quella direzione strategica degli eventi.
Un volume (24 cm) di XIII-337 pagine, con 39 illustrazioni fuori testo. In lingua inglese. Angolo della pagina bianca tagliato. Tela editoriale con sovracoperta illustrata (uno strappo al retro). Buone condizioni.
bross. edit. con tasca in terza di copertina contenente schizzi, rottura senza mancanze con tracce di scotch in 2 pp., piccola rottura in cop.
Vol. in -8 (13,5 x 22,5 cm.), legatura editoriale cartonata pesante grigia, sopracopertina bianca con fig. in nero e titoli in verde e nero sul piatto ant., pp. 209, (5). In ottime condizioni. Libri de LA STAMPA.
Vol. in -8 (12,5 x 20,5 cm.), legatura editoriale cartonata col. avorio, sopracopertina bianca e rossa con piccola illustr. a colori e titoli in marrone sul piatto ant., pp. XIV, 239, (3). In ottime condizioni. Collana: I GRANDI DELLA NARRATIVA (N. 1).
Vol. in -8 (11,5 x 19,5 cm.), brossura editoriale bianca con ritratti e titoli in nero sul piatto ant., pp. 247, (7). Leggeri segni del tempo alla copertina per il resto in buone condizioni. Collana: NUOVI CORALLI (N. 2) - RISTAMPA.
Vol. in -8 (12,5 x 20,5 cm.), brossura editoriale bianca con strisce rosse, piccolo disegno e titoli in nero e grigio sul piatto ant., pp. VIII, 3 cartine in nero, (1), 289, (3). Leggeri segni d'uso alla copertina, per il resto in buono stato di conservazione. collana: NUOVE LETTURE - 9-10. EDIZIONE.
ill., br. Dalle carte della polizia segreta, i nomi dei più noti esuli antifascisti e un'infinità di storie di vita di personaggi oggi dimenticati. Repubblicani, socialisti, liberali, cattolici, comunisti, anarchici e giellisti, alle prese con una rete di infiltrati confidenti del regime sempre più pervasiva. Teatro di questa epopea di passione e lotta politica i caffè, i ritrovi, le adunanze pubbliche, i negozi e le case di una città, Ginevra, al centro di una fitta rete di rapporti internazionali. Dalle tracce del passaggio del giovane rivoluzionario socialista Mussolini, intorno alle quali durante il regime si consumò un'oscura vicenda di spionaggio, alla strana storia del fratello dell'attentatore bolognese del Duce, espatriato come anarchico e divenuto confidente dell'OVRA grazie all'attrice della quale si era innamorato, ella stessa infiltrata tra gli antifascisti in esilio per screditarne la reputazione. Una comunità variegata e spesso litigiosa quella dei fuorusciti, ma anche in grado di erigere e gestire per anni la colonia estiva di Saint-Cergues, in Alta Savoia, rifugio di antifascisti provenienti da tutta Europa e poi asilo sicuro per molti bambini ebrei in fuga dai nazisti.
2 fascicoli in.8° (cm-. 25,5), complessive pp. 350 + pagine di pubblicità editoriale. Bross. edit. come nuovi, parzialm. intonsi. Prestigiosa rvista nel segno della collaborazione tra fascismo e letteratura promosso da Giuseppe BOTTAI, esponente di primo piano del regime, ministro dell'Educazione Nazionale dal 1936 al 24 luglio 1943. Segnaliamo, nell'anno nefasto delle leggi razziali, le ben 25 pagine dell'antisemita filonazista Telesio INTERLANDI (Cronache degli avvenimenti mondiali) "L'Italia, la Germania e gli untori") di Ettore ALLODOLI (Vita della scuola nella letteratura contemporanea e narrativa). Inoltre INEDITI (di Carducci, Pascoli, Fucini, Ferd. Martini, Tommaseo), articoli di vari su Algarotti, D'Annunzio, Guerrazzi, Felice Tocco e Vittorio Imbriani, Deledda, Leopardi ("apologia del Cristianesimo", Sombart, scuola in Albania, Manzoni (di Giuseppe Ricciotti), Petrarca, Foscolo, ecc.
ill., ril. Negli edifici pubblici di rappresentanza, in cui la NSDAP - il Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori - volle mettere in scena con imponente grandiosità la sua potenza, alla scultura era riservato un ruolo di grande rilievo accanto all'architettura. Le opere degli scultori del Terzo Reich (da Arno Breker a Georg Kolbe e Josef Thorak, tra i tanti) dovevano conferire una realtà concreta alle figure dell'immaginario ideologico della NSDAP: erano quindi opere strettamente legate ai dettami razzisti dello Stato nazionalsocialista, presentate e osannate come esempi riusciti di affermazione dell'identità e della superiorità dei «tipi ariani». In questo volume Klaus Wolbert sottolinea la centralità del nudo nelle sculture del nazionalsocialismo, in un Terzo Reich in cui il primato della «bellezza» aveva anche lo scopo di far apparire lo Stato nazionalsocialista come tutore del «bello» e garante supremo di un ordine armonioso. La bellezza di imitazione «classica», tuttavia, nel pensiero programmatico degli ideologi dell'era hitleriana e nei nudi realizzati dagli scultori allineati con il regime, assunse anche una connotazione tragica: essa aprì la via, infatti, alla selezione e al declassamento dei corpi che non apparivano adeguati ai canoni «estetici» elaborati nei programmi ufficiali, squalificando così tutti gli individui che non risultassero sufficientemente «belli». Stigmatizzati come appartenenti a una «razza impura» o «inferiore», ad essi si aggiunsero i «disabili» fisici e mentali, gli «anormali» sul piano sessuale, i socialmente «miserabili». Su tutti costoro si abbatté l'ostilità integrale dei nazionalsocialisti: screditati quali esseri «spregevoli» e «ripugnanti» e infine considerati «indegni di vivere», furono internati in gran numero per essere destinati alla morte. Valendosi di un'ottica interdisciplinare, Wolbert scandaglia in modo approfondito le premesse concettuali cui poterono agganciarsi i nazionalsocialisti nella elaborazione delle loro linee programmatiche, si interroga su come interpretare la funzionalità politica connessa al potere attrattivo dei nudi nell'arte plastica nazionalsocialista e documenta in che misura anche gli scultori dell'era hitleriana fossero implicati, con le loro opere, in quell'immane annientamento di corpi che culminò negli abomini perpetrati dai nazisti.
br. II volto di Julius Fucik, come la sua firma, spesa per fomentare la ribellione contro l'invasione nazista della Cecoslovacchia, erano ben conosciuti dalla polizia hitleriana. Un motivo che avrebbe convinto molti ad abbassare la testa, a cercare di nascondersi, a fuggire, a fare qualunque cosa pur di non ritrovarsi tra le mani della Gestapo. Fucik, però, fa una scelta diversa. E in qualità di responsabile della stampa clandestina moltiplica i suoi sforzi a vantaggio del Partito Comunista e della resistenza cecoslovacca, convinto che nulla, nemmeno la propria vita, poteva essere più prezioso di un futuro dove la distruzione del nazismo sarebbe stata identica a una necessaria rivoluzione sociale. Arrestato a Praga dalla Gestapo nel 1942, il giornalista-partigiano viene torturato a lungo e brutalmente, viene ridotto in fin di vita eppure non parla. Altri continueranno la lotta dopo di lui, fino alla vittoria, mentre per Fucik lo spettro della forca si avvicina. All'eroe della resistenza cecoslovacca non resta molto da vivere, ma può contare su un mozzicone di matita e su un mucchietto di sottilissimi fogli di carta velina. Ed è a questi fogli che Fucik consegna il suo capolavoro: un libro terribile e meraviglioso; un atto di amore nei confronti dell'umanità futura e, allo stesso tempo, per il nazismo, una condanna a morte senza appello. Prefazione di Franco Calamandrei.
Roma, Editori Riuniti, 1973, 16mo (cm. 18,5 x 12) brossura editoriale con copertina illustrata a colori, pp. 126. Introduzione di Lucio Lombardo Radice. Tracce d'uso alla copertina.
Il racconto dell'ultimo anno di vita di Julius Fucik, che lui definì reportage e testimonianza, dedicandoli ai compagni che gli sarebbero sopravvissuti, è stato scritto nel carcere praghese di Pankràc in mano agli occupanti tedeschi, fra quotidiane torture e con la certezza di una fine prossima e atroce. Il coraggio di alcuni carcerieri che fornirono carta e matite e consegnarono i fogli scritti in mani sicure, consentirono alla moglie, Gusta, anche lei detenuta, di raccoglierli, al ritorno dal campo di sterminio di Ravensbrück. "Scritto sotto la forca" fu pubblicato in Italia nei primi anni Cinquanta e diventò oggetto di culto per centinaia di giovani comunisti. Un esempio unico nella letteratura resistenziale, scritto dal solo uomo che "al cospetto della morte, già crudelmente lacerato dalle torture... sia riuscito a esprimerci la sua esperienza di moribondo per pagine e pagine... e a dichiararci la fiducia che lo sostiene in maniera così diffusa e circostanziata da cancellare l'ombra della morte e lasciarci l'immagine di una vitalità appassionata e trionfante." (dalla postfazione di Bianca Bracci Torsi) Presentazione di Franco Calamandrei. Postfazione di Gusta Fuciková. Autori: Julius Fucik.
Difficile sottovalutare l’importanza delle riflessioni di Simone Weil per pensare il presente. Testimone di avvenimenti della nostra epoca crudeli e cruciali, li ha sofferti, elaborati e descritti, proprio mentre accadevano, con una lucidità e una sensibilità, forse, inarrivabili. Per questo motivo, a due terzi di secolo dalla sua prematura scomparsa, si continua a leggere, studiare, ammirare il pensiero della giovane parigina e a trarne ispirazione. La sua analisi delle origini del totalitarismo e della sua affermazione in Germania mette in luce le straordinarie affinità tra il nazismo e l’Impero romano, che Weil considera la vera e propria scuola del totalitarismo. Una scuola che ha nutrito tutte le successive esperienze, incluso il bolscevismo. Oltre al saggio di Weil sulla situazione tedesca, scritto alla vigilia della guerra e adattato da Gagliano per il lettore italiano, questo volume passa in rassegna le più importanti teorie sul totalitarismo, compreso il contributo decisivo di Hannah Arendt sullo Stato totalitario. In un tempo come il nostro, queste letture possono contribuire a comprendere ciò che sta accadendo intorno a noi. Prefazione di Luciano Pellicani e saggi di Giuseppe Gagliano, Luigi Iannone, Hannah Arendt. Autori: Simone Weil. Curatori: Giuseppe Gagliano. Prefazione: Luciano Pellicani, Luigi Iannone, Hannah Arendt.
br. Difficile sottovalutare l'importanza delle riflessioni di Simone Weil per pensare il presente. Testimone di avvenimenti della nostra epoca crudeli e cruciali, li ha sofferti, elaborati e descritti, proprio mentre accadevano, con una lucidità e una sensibilità, forse, inarrivabili. Per questo motivo, a due terzi di secolo dalla sua prematura scomparsa, si continua a leggere, studiare, ammirare il pensiero della giovane parigina e a trarne ispirazione. La sua analisi delle origini del totalitarismo e della sua affermazione in Germania mette in luce le straordinarie affinità tra il nazismo e l'Impero romano, che Weil considera la vera e propria scuola del totalitarismo. Una scuola che ha nutrito tutte le successive esperienze, incluso il bolscevismo. Oltre al saggio di Weil sulla situazione tedesca, scritto alla vigilia della guerra e adattato da Gagliano per il lettore italiano, questo volume passa in rassegna le più importanti teorie sul totalitarismo, compreso il contributo decisivo di Hannah Arendt sullo Stato totalitario. In un tempo come il nostro, queste letture possono contribuire a comprendere ciò che sta accadendo intorno a noi. Prefazione di Luciano Pellicani e saggi di Giuseppe Gagliano, Luigi Iannone, Hannah Arendt.
br. Georges Bataille è stato uno dei pochi intellettuali francesi a tentare una riflessione originale sulla singolarità del fenomeno nazista e fascista proprio al momento del suo affermarsi sulla scena europea. Questo confronto diretto e rischioso con il fascismo, concepito al contempo come una nuova minaccia e come la manifestazione di terribili forze che la modernità laica e democratica aveva rimosso, s'iscrive nel quadro più ampio dell'elaborazione di una politica, di un'etica e persino di una gnoseologia e di un'ontologia peculiari. I due scritti qui raccolti costituiscono due frammenti di un libro, " Il fascismo in Francia", che Bataille aveva in cantiere e che abbandonò a metà degli anni Trenta. Lo scritto che apre il volume, "Critica di Heidegger. Critica di una filosofia del fascismo" - assolutamente inedito - è un testa a testa con la filosofia heideggeriana, della quale Bataille riconosce la portata, ma anche la pericolosità. Il secondo testo qui raccolto, il celebre "La struttura psicologica del fascismo", attraverso un originale confronto con il marxismo, analizza il fascismo a partire da un'inedita prospettiva psicologica.
ULRICO HOEPLI EDITORE 1934 XII ANNO DELL'ERA FASCISTA 295 PP. SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA, NEL COMPLESSO BUONE PER NON DIRE OTTIME CONDIZIONI GENERALI, CONSIDERATI GLI OLTRE 80 ANNI DEL VOLUME.
ULRICO HOEPLI EDITORE 1934 XII ANNO DELL'ERA FASCISTA 455 PP. SEGNI DEL TEMPO, ACETATO DI SOVRACCOPERTA NON INTEGRO FRONTE - RETRO, NEL COMPLESSO BUONE PER NON DIRE OTTIME CONDIZIONI GENERALI, CONSIDERATI GLI OLTRE 80 ANNI DEL VOLUME.
ULRICO HOEPLI EDITORE 1934 XII ANNO DELL'ERA FASCISTA 302 PP. SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA, NEL COMPLESSO BUONE PER NON DIRE OTTIME CONDIZIONI GENERALI, CONSIDERATI GLI OLTRE 80 ANNI DEL VOLUME.
DAL 1925 AL 1926 ULRICO HOEPLI 1934 XIII ERA FASCISTA 485 PP. SEGNI DEL TEMPO, PICCOLE MANCANZE ALL'ACETATO DI SOVRACCOPERTA, NEL COMPLESSO BUONE PER NON DIRE OTTIME CONDIZIONI GENERALI, CONSIDERATI GLI OTTANT'ANNI DEL VOLUME.
ULRICO HOEPLI 1935 XII - XIV ERA FASCISTA 236 PP. SEGNO A BIRO INDICANTE IL PREZZO AL MARGINE SUPERIORE INTERNO DELLA COPERTINA, COME DA FOTO, SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA, NEL COMPLESSO BUONE PER NON DIRE OTTIME CONDIZIONI GENERALI, CONSIDERATI GLI OTTANT'ANNI DEL VOLUME.<br/>
ULRICO HOEPLI MILANO 1934 XII ERA FASCISTA 362 PP. SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA, NEL COMPLESSO BUONE PER NON DIRE OTTIME CONDIZIONI GENERALI, CONSIDERATI GLI OTTANT'ANNI DEL VOLUME