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br. "La musica è quell'intima gioia con cui noi sentiamo il più profondo intimo della nostra essenza portato all'espressione." (Schopenhauer)
br. Uno scritto teorico e denso della poesia romantica che ha reso famoso Percy Shelley. Da cosa deve difendersi la poesia in epoca romantica e oggi? Da ciò che è già noto, misurato, squadrato, sostiene Shelley, indicando così in modo ancora poetico e penetrante il campo della ragione. La poesia si nutre dell'ignoto e delle nostre sensazioni a contatto con le nuove scoperte dell'animo. Ma ciò che Shelley propone non è un rifiuto del logos, della speculazione. Ragione e immaginazione collaborano senza sosta, come il braccio e la mente. Ma la ragione è l'ombra, mentre la sostanza, il valore vero delle cose è colto solo dall'immaginazione.
br. Uno scritto teorico e denso della poesia romantica che ha reso famoso Percy Shelley. Da cosa deve difendersi la poesia in epoca romantica e oggi? Da ciò che è già noto, misurato, squadrato, sostiene Shelley, indicando così in modo ancora poetico e penetrante il campo della ragione. La poesia si nutre dell'ignoto e delle nostre sensazioni a contatto con le nuove scoperte dell'animo. Ma ciò che Shelley propone non è un rifiuto del logos, della speculazione. Ragione e immaginazione collaborano senza sosta, come il braccio e la mente. Ma la ragione è l'ombra, mentre la sostanza, il valore vero delle cose è colto solo dall'immaginazione.
brossura
br. Il libro raccoglie un saggio e due interviste che sono stati pubblicati per la prima volta sulla rivista svizzera "Schweizer Monat". Il dialogo tra il filosofo tedesco e René Scheu, direttore della rivista e curatore del volume, si è sviluppato in questi anni attorno ad alcuni nuclei concettuali fondamentali, come quelli di "crescita" e di "vita degna di essere vissuta". Si tratta di temi che sono protagonisti di quasi tutti i dibattiti politici ed economici che animano l'Europa al tempo della crisi, ma che illuminati dalle riflessioni di Sloterdijk ci appaiono in una veste del tutto nuova.
br. In bioetica ci si imbatte spesso nel problema del cognitivismo e del non cognitivismo e quindi nella legge di Hume. Che cosa implica per la bioetica conoscere la filosofia di David Hume? Ancora oggi molte figure di etica, anche in bioetica, sono collegate al pensiero di Hume, a cominciare dall'utilitarismo. In questo saggio si prendono in considerazione alcuni temi di fondo della filosofia di Hume per cercare di dare fondamento alle figure morali, che si rifanno alla tradizione humeana. Viene così compiuto un breve excursus, che, passando attraverso un particolare modello di scienza dell'uomo, attraverso i concetti di "impressione" e di "idea", nonché attraverso le condizioni del rapporto causale, l'uniformità della natura come postulato e la conoscenza, arriva a far dire che la ragione è e deve essere schiava delle passioni, non dando alla ragione alcun risalto. Venendo meno il logos ordinante, si ha la necessità di trovare un qualche "cemento" dell'universo, che Hume ha individuato nei principi di associazione, che si possono ritenere il cemento più duttile per tenere insieme e unito il mondo. Essi sono come un nostro schema mentale, reti, simili alle leggi newtoniane, ma più flessibili, quasi convenzioni evolutive, applicabili al mondo esterno, ai nostri pensieri, ai rapporti tra noi e gli altri, che ci consentono di scorgere l'uniformità del mondo, senza dover attingere ad un fondamento, né materiale né spirituale.
brossura L'autore ha una sua speciale filosofia: il sublime, sentimento che apre i segreti dell'altro, spinge il cuore oltre il confine di una vita. Maria Zambrano racconta questa sua vita attraverso l'amore di tutti i giorni, l'amore che è filosofia. La più grande fenomenologa contemporanea ci accompagna all'interno di una straordinaria parte della sua autobiografia sentimentale.
ill., br. «La vita non è così. La vita non è né nobile né dignitosa, nemmeno la vita latinoamericana. Nulla è ineluttabile. La vita offre sorprese. La vita è assurda. Proprio perché è assurda, c'è sempre speranza». In questa frase tratta da «Il console onorario» è racchiuso il segreto della penna di Graham Greene: la lealtà nel catturare ogni aspetto anche contraddittorio della realtà e l'apertura da questo generata ad ogni possibile conseguenza, sino al più inatteso miracolo. L'itinerario proposto dà una chiave di lettura delle sue opere e soprattutto è un invito alla lettura personale delle stesse: storie avvincenti, trame intricate e personaggi a tutto tondo che danno vita a romanzi "gialli", godibili e appassionanti, ma mai banali; letture brillanti, caratterizzate allo stesso tempo da una profonda ricchezza di contenuti. Un'ampia sezione introduce al continuo e fitto rapporto che lo scrittore Greene ebbe col cinema, sia come critico che come sceneggiatore. Le immagini della fotografa milanese Marta Carenzi accompagnano e guidano questo sguardo sull'opera greeniana. Catalogo della mostra organizzata in occasione della XXVI edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli (Rimini)
ill., br.
br. Un Lacan come non si è mai visto, al di là delle ricostruzioni manualistiche o edulcorate, centrato sugli "Altri scritti" e accostato a un panorama estremorientale, attraverso lo Zen e il taoismo, ma non nei toni di una sterile comparazione. Tratti della teoria e della pratica clinica ne emergono in nuova luce. Un Lacan sempre meno sistematico, prevedibile e incasellabile.
brossura Manzoni sembra condannato a rimanere pietrificato nei programmi scolastici come autore del più importante e significativo romanzo dell'Ottocento italiano. In realtà l'opera manzoniana merita di essere riscoperta per l'originale e inconfondibile disegno socioculturale che attraversa l'intero arco della sua produzione letteraria e culturale. Un ritmo unificante collega i versi della prima giovinezza, in cui Manzoni esalta il valore della libertà contro i tiranni, con le celebri pagine dei Promessi sposi e con gli scritti e gli interventi giornalistici, che si moltiplicano negli anni della vecchiaia, a difesa dell'ideale di libertà, unità e indipendenza dell'Italia. Prefazione di Ermanno Paccagnini.
brossura Nelle letture oggi prevalenti l'aspetto civile del pensiero di Leopardi viene cancellato come un'illusione giovanile, destinata a scomparire con la lucidità dell'età matura. Al contrario, in tutta l'opera di Leopardi, compresa quella degli ultimi anni, la coscienza della fragilità è una risorsa preziosa, perché offre agli uomini una formidabile occasione di solidarietà. E proprio su questo tema della fragilità si concentra il saggio di Franco Cassano, docente di Sociologia della conoscenza nell'Università di Bari.
br. "Penso così alla bellezza e alla comodità dei caffè ed, essendo un letterato, alla loro gloriosa funzione culturale nel corso dei due secoli che precedono il nostro. In fondo, la letteratura dell'Otto/Novecento, di cui molto mi sono occupato, più che nelle università, è nata nei caffè, nelle trattorie, dove si incontravano poeti, scrittori, artisti, per conversare e creare, tutti insieme - cosa che oggi più non accade - una nuova letteratura. I professori universitari - si badi bene - non erano del tutto esclusi da queste riunioni - penso all'amico Oreste Macrí per Firenze, al mio maestro Salvatore Battaglia per Napoli - ma, per uno strano e giusto paradosso, erano quasi paralleli e complementari a incontri di personaggi, generalmente non legati all'accademia, se si esclude anche qui qualche eccezione, come Mario Luzi per Firenze e Mario Pomilio per Napoli." (L'autore)
br. Siamo di fronte a una sorta di testamento spirituale di questa figura di biblista, professore, traduttore, uomo di confine. Servendosi di un'ermeneutica marrana, il rabbi di Asti riflette su "La memoria di Dio", ove il genitivo è oggettivo e insieme soggettivo: è la memoria di Dio nei confronti dell'uomo e dell'uomo nei confronti di Dio. Un rapporto da leggersi in chiave bilaterale e che già è preludio del dialogo tra il Creatore e la sua creatura. Di qui il darsi della Sacra Scrittura in termini di un racconto ove gli attori sono Dio e l'uomo e insieme l'esplicazione della storia ebraica in quanto toledot.
br. Siamo di fronte a una sorta di testamento spirituale di questa figura di biblista, professore, traduttore, uomo di confine. Servendosi di un'ermeneutica marrana, il rabbi di Asti riflette su "La memoria di Dio", ove il genitivo è oggettivo e insieme soggettivo: è la memoria di Dio nei confronti dell'uomo e dell'uomo nei confronti di Dio. Un rapporto da leggersi in chiave bilaterale e che già è preludio del dialogo tra il Creatore e la sua creatura. Di qui il darsi della Sacra Scrittura in termini di un racconto ove gli attori sono Dio e l'uomo e insieme l'esplicazione della storia ebraica in quanto toledot.
brossura Il libro - di agevole fruibilità anche per le dimensioni volutamente ridotte è composto da un ampio saggio, che dà il titolo al volume, e da un'appendice esemplificativa, nella quale si pubblicano due diverse partiture lettoriali scritte per un reading su Cartesio. Con spirito dichiaratamente prospettico e senza alcuna pretesa di assolutizzare, nel saggio si propone una definizione della struttura del reading filosofico e si individuano le finalità che quest'ultimo dovrebbe avere. Si descrivono, inoltre, alcune sperimentate modalità per la costruzione di testi destinati alla lettura pubblica e si suggeriscono possibili paradigmi per giustificare il collegamento delle varie componenti (immagini, filmati, musica) che vi possono essere coinvolte.
brossura Come può una madre assassinare il figlio? L'infanticidio è un gesto impensabile, soprattutto se compiuto da chi ha il potere di donare la vita. Eppure accade e si cerca di comprenderne le ragioni da sempre. Basti pensare al mito di Medea, che uccide la sua prole per vendicarsi di Giasone, facendo prevalere il suo essere donna sul suo essere madre. Ma è possibile una lettura diversa di questo mito? Anne Dufourmantelle preferisce la moderna versione di Christa Wolf: Medea non uccide direttamente i figli, ma li abbandona in mezzo a una folla inferocita dopo aver scoperto il crimine su cui si fonda l'intera città. Lei sa di non essere in grado di salvarli; per lei sono già morti. Leggendo questa riscrittura della storia, la psicanalista francese ha intuito che spesso le madri uccidono i figli perché non riescono a sopportare il movimento di separazione dal bambino e per questo cedono alla pulsione di morte. Dufourmantelle restituisce anche parte della colpa alla società di consumo non assolta «dai suicidi che ammette e dalle innumerevoli sofferenze che genera». Introduzione di Marisa Fiumanò.
ill. Catalogo delle opere di Fabrizio Fontana.
br. Dacia Maraini attenta testimone della realtà crudele e dolente, soprattutto se riguarda il mondo femminile, la rappresenta nella sua produzione letteraria verista. Da qui nasce l'idea del dialogo con l'autrice sul volto delle donne sia attraverso alcune sue opere, sia attraverso alcune significative figure femminili che nel corso dei secoli hanno provato a guardare oltre la propria condizione. Negli anni settanta la scrittrice si è impegnata nei confronti delle donne per rivendicare quei diritti troppo spesso loro negati o violati.
ill., br. Proprio nel gennaio 1918, tre mesi dopo gli eventi dell'Ottobre, in una Pietrogrado in attesa dell'invasione delle truppe germaniche, città fantasma, affamata, gelida, sconvolta dalla violenza lasciva e dalle demoniache libertà di una misera folla, dalla disperazione e dalla bieca impotenza dei perdenti, crea l'opus magnum della rivoluzione russi, il poema "I Dodici", "cantico dei cantici" dell'epoca, secondo le parole di un critico del tempo, in genere avaro di lodi dall'introduzione di Vadim Polonskij.
br. Àgnes Heller ripercorre alcuni degli eventi più significativi della sua vita con uno sguardo all'attualità europea. In questo dialogo vibrante, la riflessione si snoda seguendo il filo della relazione tra filosofia e politica a partire dal concetto di libertà. "Libertà" non significa solo assenza di abusi e violenze, ma anche la possibilità di essere cittadini responsabili e attivi, godere di un'uguaglianza effettiva, essere padroni della propria vita e delle proprie scelte. In questa prospettiva, la libertà diventa la cornice imprescindibile di qualsiasi impresa individuale o collettiva. I filosofi hanno il compito di riconoscere di volta in volta il grado di "vera" libertà della società, tenendo però presente che mentre il pensiero filosofico si basa su un concetto assoluto di verità, il pensiero politico si confronta con un ambito pluralistico di riflessione sempre aperto, che deve cercare di convogliare la diversità di opinioni verso una serie di norme condivise. Questo significa che il filosofo, quando è libero, si impegna nella società per stimolare la continua produzione e discussione di idee e favorire la convivenza civile.
br. Monza, 30 luglio 1900. Tre colpi uccidevano Umberto I, il re buono. A premere il grilletto era stato Gaetano Bresci, anarchico tessitore giunto dal New Jersey. Ma a sparare con lui c'erano i poveri, gli affamati, gli arrestati, gli anarchici al confino, i morti di Adua. Il popolo era allo stremo, le proteste di piazza dei Fasci in Sicilia e dei cavatori di marmo in Lunigiana erano state represse duramente dall'esercito. Era stato proclamato lo stato d'assedio e istituito il tribunale di guerra. A Milano il generale Bava Beccaris aveva sfamato la folla che chiedeva pane e lavoro con il piombo dei cannoni. Gaetano Bresci era giunto dall'America per uccidere il tiranno. E non importava che le sue azioni facessero parte di un più grande complotto americano o borbonico. Lui non era venuto per uccidere Umberto I. Era venuto per uccidere un re, era venuto per uccidere un principio. Un caso di rivolta popolare nei primi anni dell'Italia unita.
brossura Un piccolo volume per pensare la filosofia attraverso il giardino e il giardino attraverso la filosofia. Il giardino è un libro che si sfoglia per pagine, non un progetto che si stabilizza in un piano finale e mai un miraggio che tenda a un punto di equilibrio. Il giardino è un sogno più volte ruminato, un vortice dinamico steso nel cielo come una macchia di storni, fluttuante di piccole evoluzioni imprevedibili. Il giardino è un laboratorio dove osservare l'atelier darwiniano. Il giardiniere passeggia sempre al suo interno con un misto di stupore e riverenza, incapace di non azzardare progetti a venire. Il giardino è attesa e, al contempo, il saper cogliere il piacere della parzialità dell'istante, non solo perché si proietta in un futuro distonico rispetto all'immaginazione, ma anche per il suo svolgersi e dissolversi, quel mettere in gioco piani differenti del dialogo ideativo in tempi diversi. Così il prato erboso sarà lucente e forte quando ancora le siepi stentano e gli alberi altro non sono che fantasmi sorretti da rigidi tutori...
br. Questo piccolo libro è la sbobinatura più o meno fedele di un messaggio vocale dell'autore inviato su whatsapp a un amico molto più giovane, curioso della sua opinione su Pier Paolo Pasolini. Non una 'lezioncina' o un'esegesi critica del'attività del poeta o del regista, ma un racconto intimo e personale legato ai ricordi di lui in bianco e nero sugli schermi della televisione, della sua voce asciutta e ruvida come il suono di una viola da gamba, dei suoi iconici occhiali scuri, dei suoi articoli che da ragazzino l'autore leggeva in diretta sul Corriere della Sera; della sua morte e di come sia rimasto un insostituibile modello di riferimento intellettuale ed etico dopo la sua scomparsa tragica.