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In-8, cartonato editoriale, sovracoperta (lievi tracce d’uso), pp. 226. Prima edizione. In buono stato (good copy).
In-8 p., brossura, pp. XVI,288. Prima edizione. In buono stato (good copy).
ill., br. Bucarest, inizio anni '30: è qui, nella "piccola Parigi" dei Balcani, che il destino di Emil Cioran interseca quello di Petre ?u?ea, dando vita a un sodalizio che avrebbe sfidato il corso degli eventi e le alterne vicissitudini personali. Esponenti di spicco della "Generazione Criterion", i due pensatori romeni frequentano caffè e circoli letterari, impressionando per la loro vivacità intellettuale e la loro verve oratoria. Stesso clima di complicità a Berlino: insieme discutono del futuro della Romania. Poi però spietata interviene la Storia. Nel 1937 Cioran parte per Parigi e assiste all'Occupazione tedesca della capitale francese; ?u?ea resta in patria dove subirà il calvario della persecuzione comunista. Il presente volume rappresenta una preziosa testimonianza di un rapporto a distanza ed esplora la psicologia dei due autori che, nonostante i traumi cruenti prodotti dal Novecento, hanno preservato, l'uno verso l'altro, un sentimento di sincera amicizia e di profonda nostalgia.
ill., br. Il testo è un tributo ad Antonietta Preziosi, musicista, poetessa, scrittrice nata a Genova nel 1890 e quasi sempre vissuta a Napoli. Il suo "Canto della Liberazione" intitolato Rinascenza italica, due pagine di musica per canto e pianoforte stampate nel 1945, è una delle rare opere musicali scritte da donne per commemorare la Resistenza e la Liberazione. A partire da quest'opera unica e eccezionale, l'autore tratteggia il profilo di una donna di spaziatura culturale eclettica, caratterizzata da una fervente coscienza politica (fu sempre antifascista) e da grandi capacità di riflessione sulla storia e sull'estetica musicale.
In-8, cartonato editoriale, sovracoperta, pp. 163. In ottimo stato (nice copy).
In-16, brossura, pp. (4),291. Prima edizione. In buono stato (good copy).
In-4, cartonato editoriale,pp. 95, con 36 illustrazioni in bianco e nero e 46 a colori a piena pagina, nel testo. In buono stato (good copy).
In-16 gr., brossura (scritte a matita all’ultima pagina bianca e alla terza e quarta di copertina), pp. 110. Prima edizione. Cfr. Borsari,2447.
brossura Napoleone ed il potere. Un connubio inscindibile sempre presente nella sua vita, sia pubblica che privata, quest'ultima completamente assorbita nella prima. Attingendo ad un passato glorioso come quello dell'Antica Roma e di Carlo Magno, circondandosi quindi di un simbolismo che richiamava ogni volta un "placet" dai mondi superiori Napoleone ha saputo plasmare un astuto e attento utilizzo della propria immagine, dando vita a quelle opere emblematiche entrate nell'immaginario collettivo che sono alla base del suo mito e che hanno ancora oggi la forza prepotente di affascinare e commuovere.
In-16 gr., brossura, pp. 379,(5). Prima edizione. Pagine leggermente ingiallite per la qualità della carta, peraltro in buono stato (good copy).
br. La problematica dell'immanenza rappresenta sicuramente ilfit rouge dell'intera produzione di Gilles Deleuze. Fin dal suo primo saggio. Mathesis, scienza e filosofia (1946), Deleuze situa infatti il concetto di mathesis universalis a livello della vita, di un'individualità che, però, in sé rivela già una sintesi universale, un sapere collettivo e supremo. Questi stessi rapporti instaurati tra l'uno e il molteplice si ritrovano anche all'interno dell'ultimo scritto di Deleuze, "Immanenza, una vita..." (1995), dove l'immanenza assoluta trova il suo compimento all'interno di "una vita", luogo generico dell'essere. Questa vita si connota come singolarità non-individualizzata (ecceità), esattamente come i neonati "si assomigliano tutti e non hanno individualità, ma hanno singolarità, un sorriso, un gesto, una smorfia [...]". Concatenamenti ed ecceità vengo a ritrovarsi, in ultima analisi, anche nell'architettura simbolica di un testo come Mille-Piani, la cui breve disamina, sotto forma d'intervista al filosofo, chiude questa raccolta.
br. L'età della tecnica ha chiuso l'epoca umanistica, e l'essere umano non conta più niente, è qualcosa di antiquato. La sua sorte interessa sempre meno al capitale. Contro questa società che ha espulso ogni considerazione umana, è sempre più difficile opporsi. Tanto che torna legittima la domanda: come fare? "Essere il nemico" è il resoconto del cammino che va compiuto sulla via estetica alla liberazione; ovvero sulla strada tracciata da Leopardi, quando il poeta, come scrive Cesare Galimberti nella sua introduzione alle Operette morali, "anziché condurre una battaglia di retroguardia, votata all'insuccesso, opera una disperata sortita dalla rocca delle illusioni, per non più rientrarvi; per attraversare invece, fino in fondo, le linee nemiche, usando le armi del nemico, fingendosi il nemico e anzi, in qualche modo, essendo il nemico".
In-16, cart., sovracoperta, pp. 173. Prima edizione. In buono stato (good copy).
br. Il volume presenta la traduzione italiana di due conferenze di Michel Foucault tenute alla radio nel dicembre del 1966 e pubblicate in Francia su CD nel 2004. In queste due conferenze il filosofo francese, passando in rivista luoghi fantastici e quotidiani, remoti e iperreali, si interroga sul rapporto, spesso conflittuale, fra il corpo e lo spazio in vari ambiti: nella vita privata, nella vita pubblica, nelle arti visive e nell'architettura. Scritte in uno stile semplice, vivace e ironico, le due conferenze anticipano alcune delle idee che Foucault avrebbe sviluppato negli scritti degli anni '70, soprattutto in "Sorvegliare e punire". Nonostante la ricchezza concettuale, il volume si rivolge a un pubblico ampio e non solo a quello specializzato in filosofia.
In-8, brossura, pp. XII, 372, intonso, pagine leggermente ingiallite per la qualità della carta, peraltro in buono stato (good copy).
ill., br. Breve ritratto di Modigliani, il testo di Gualtieri di San Lazzaro unisce vita e arte, ricordando il pittore di Livorno tramite i racconti degli amici che più gli sono stati vicini, che l'autore ha conosciuto dopo la morte dell'artista. Entrambi italiani di Parigi, Gualtieri di San Lazzaro e Amedeo Modigliani non si sono mai incontrati: la prima volta che il futuro editore e scrittore mette piede nella Ville Lumière, appena ventenne, nel 1924, il pittore di Livorno è già morto da quattro anni. Eppure, ricorderà San Lazzaro molto più tardi, ogni cosa, a Montmartre e a Montparnasse, gli parlava del leggendario Modì. Il giovane catanese, appena arrivato da Roma, poi, era italiano come il pittore: il requisito migliore per recitare la parte del "cugino" in cerca di opere del parente scomparso. San Lazzaro era allora un giovane con forti ambizioni letterarie, che sogna un futuro da scrittore e che, complice Parigi, vedrà mutare il proprio destino grazie a Leopold Zborowsky, il mercante polacco del pittore livornese. Ma soprattutto, per chi come San Lazzaro veniva dalla penisola, in cui si profilavano gli albori del regime fascista, non solo Modigliani incarnava la via al moderno.
In-4, cartonato, pp. 28 con 9 illustrazioni nel testo e 54 tavole in bianco e nero e a colori fuori testo. In buono stato (good copy).
ill., br. «Per queste festività lo Studio Museo Francesco Messina offre ai visitatori una mostra che mette a confronto due maestri coevi che, pur nella loro visione artistica e stilistica totalmente diversa, seppero intessere un intenso dialogo sui temi e il senso dell'arte. Entrambi condivisero il legame con la piccola cittadina ai piedi dell'Etna, Lin-guaglossa, dalla quale giungono oggi in prestito le opere di Salvatore Incorpora che dialogano con quelle di Francesco Messina nel luogo che quest'ultimo scelse come suo studio. Uno stile più classico quello di Messina al quale fa da contrappunto quello espressionista di Incorpora capace di suscitare emozioni nei confronti dei suoi soggetti prediletti: quell'umanità fiera costretta a cercare fortuna altrove, i vinti di Giovanni Verga. I dipinti, le sculture e i presepi di Salvatore Incorpora qui esposti, seppure nella loro multiformità, sono dominati dal colore e dal tratto dinamico, ed è interessante la capacità dell'artista di trovare spunti espressivi anche in materiali eterogenei che egli utilizza specialmente per realizzare i suoi presepi, piccoli microcosmi che rivelano la vita quotidiana della Sicilia della metà del Novecento. La prima retrospettiva milanese dedicata a Salvatore Incorpora non poteva quindi che aver luogo proprio allo Studio Museo Francesco Messina, un Museo che porta avanti la sua vocazione di spazio di confronto e dialogo tra le opere dello scultore siciliano milanese d'adozione e diversi artisti, dai maestri del Novecento sino ai talenti contemporanei.» (Dalla Prefazione di Tommaso Sacchi)
br. Per un poeta-filosofo come Giacomo Leopardi, in cui il canto, i suoni, la voce occupano un posto assolutamente rilevante, sembra quasi impossibile poter parlare di silenzio, addirittura di tanti e diversi modi di silenzio. Eppure il silenzio in Leopardi rappresenta un momento essenziale di riflessione ermeneutica: su se stesso, sulla propria esistenza e sui propri desideri di gloria; sulla caduta inesorabile delle illusioni giovanili; sulla persistenza, o meglio, sulla provvisorietà della storia, soprattutto quella degli antichi, e dei suoi insegnamenti; sulla natura delle cose, del cosmo e dello spazio; sulla morte e la precarietà degli esseri sensibili (uomini, animali, piante). Infiniti silenzi che mirano tutti, come sempre accade nell'opera di Leopardi, sia in versi sia in prosa, a porre l'umanità di fronte alla propria fragilità e al proprio dolore - "fatali" entrambi - di cui unica responsabile è la Natura, "madre... di parto e di voler matrigna".
br. La "questione ebraica" è una delle forme storiche assunte dalla schiavitù umana e ne è una delle forme esemplari, poiché in essa immediata è l'affermazione della sostanziale diversità degli uomini... Se rimane vincolata all'ordine vigente, l'emancipazione politica garantita dai diritti umani non potrà che rimanere l'emancipazione dei pochi rispetto ai molti. Per certi versi, essa non sarà che l'emancipazione di coloro che in qualche modo, e indipendentemente dai diritti loro conosciuti, emancipati lo sono già e lo sarebbero comunque. Il passaggio a un'emancipazione politica universale, non potrà che avvenire attraverso un salto di qualità nel riconoscimento dei diritti che impegni a un mutamento sociale radicale.
In-8, tela editoriale, pp. 111, con numerose illustrazioni in bianco e nero e a colori.
br. L'animale muore? Prova gioia? Soffre? Vive o esiste? Ci tocca? Quando è insieme a noi è anche con noi? Parla? Comunica? Ci ri-guarda? E in che cosa differirebbe dall'animale questo noi che ci ostiniamo a chiamare uomo? Che cosa costituirebbe questo soggetto collettivo su base di specie? La nozione di singolarità plurale non ci spinge forse a mettere in discussione qualsiasi soggetto collettivo, ogni noi che non sia un noi altr*? Che aspetto avrebbe dunque ciò che Jean-Luc Nancy chiama "comunità", una volta oltrepassato questo limite? Come si spartirebbe dopo la fine dell'uomo? Nei testi che compongono questo volume, Nancy, uno dei più acuti filosofi contemporanei, s'interpella e viene interpellato lungo questo limite, esponendosi sulla soglia di quei mutamenti che stanno coinvolgendo, sempre più e sempre più in profondità, l'interezza dei viventi.
br. Nell'opera e nella poetica di Céline il silenzio riveste una dimensione strutturale: i famosi trois points, i punti di sospensione, traforano la prosa per diventare la più riconoscibile delle cifre stilistiche céliniane. Intervalli ritmici che cadenzano la frase musicale e spezzano l'ordine grammaticale per restituire l'emozione, prelinguistica e muta. Nell'orizzonte semantico il silenzio si alterna alla parola per significare il non detto; è questa l'intenzione del discorso di denuncia, dell'uomo e della società, che percorre i romanzi per acquistare una evidenza ideologica nei pamphlet antisemiti. In stretta aderenza al testo autorale, lo studio rintraccia le valenze e le figure del silenzio per provare a ricomporre l'immagine intera di un'opera e di uno scrittore riconosciuto oggi come un classico mentre ne rimane impedita la conoscenza integrale degli scritti.