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In-8, brossura orig. figurata a colori (picc. strappi), pp. 206, con 12 illustrazioni e 12 tavole del pittore A. Mainardi. Coi margini lievem. ingialliti per la qualità della carta ma buon esemplare.
br. Nel solco di una prospettiva delineata, sia pur in contesti filosofici completamente differenti, da un lato da Aldo Capitini e dall'altro da Jacques Derrida, l'autore prospetta in questi saggi una realtà liberata che, senza distinzione di specie, instauri una discontinuità, una rottura rispetto all'antropocentrismo dominante, allo specismo secondo cui la specie umana sarebbe (auto)legittimata a disporre della vita degli altri esseri senzienti. Guardare al punto di arrivo comune significa, allora, oltrepassare lo scarto tra l'uomo e le altre specie animali, ridefinire lo stesso concetto di diritto, chiudere i conti, una volta per tutte, con l'olocausto quotidiano con cui, in colpevole indifferenza, la stragrande maggioranza di noi accetta di convivere. C'è necessità di un cambiamento radicale che segni una presa di distanza dall'umanesimo predatorio e proclami a partire da subito, qui ed ora, l'avvento di una rivoluzione copernicana tanto attesa quanto ormai improcrastinabile. Un libro che scaturisce dal vissuto.
ril. Durante il nazismo alcuni fisici cercarono di dar vita a una fisica ariana che escludesse ogni "idea giudaica", molti altri fecero compromessi e concessioni pur di continuare a lavorare. Tra questi vi erano tre fisici di levatura mondiale, attraverso i quali Philip Ball racconta la storia della fisica tedesca sotto Hitler. Max Planck, il pionere della teoria dei Quanti, universalmente stimato per la condotta morale che seppe mantenere durante il regime; Peter Debye, un fisico nederlandese che arrivò a dirigere il più importante istituto di ricerca del Reich prima di andarsene negli Stati Uniti nel 1940; Werner Heisenberg, lo scopritore del principio di indeterminazione, che ebbe un ruolo di primo piano nella corsa tedesca alla bomba atomica. Alla fine della guerra molti scienziati tedeschi rivendicarono la propria apoliticità e la propria opposizione al regime: Debye affermò di essere andato in America per fuggire dalle interferenze naziste alle sue ricerche; Heisenberg sostenne, insieme ad altri, di aver deliberatamente rallentato la fabbricazione della bomba atomica... Muovendosi tra storia, biografia e storia della fisica, l'autore inquadra le difficili e ambigue scelte morali di tre vite intrappolate tra gli ideali della scienza e un'ideologia tirannica; illuminando di nuova luce i vari modi in cui la maggioranza degli scienziati, tra complicità e resistenza, fece i conti con il regime nazista.
In-8 p., brossura originale, pp. 167,(3). Prima edizione. Ben conservato.
<h3>Anno: 1926</h3> <h3>Formato: 18x24 cm - Copertina Morbida </h3> <h3>Pagine: 38 con illustrazioni</h3> <h3>Lingua: Italiano</h3> <h3>Condizioni: Buone, come da foto, con segni del tempo e di utilizzo.</h3>
8°. Titelportr., 2 Bll., 1 Handschriftenfaks., 265 SS. Goldgepr. Hlwd. d. Zt. mit Bibl.schild auf Vorderdeckel. Erste Ausgabe. - Letzte Bll. gering stockfleckig. Vord. Innenspiegel mit Bibl.schild. Hint. Innendeckel gestempelt. Rücken gering verblasst. Kanten leicht beschabt. SW: Literatur, Theologie, Pädagogik, Politik, Geschichte, Katholizismus, Konservatismus, Antisemitismus 19. Jahrhundert, Süddeutschland, Baden, Biographie, vor 1900 Bücher Deutsch
In-8 p., mz. tela coeva, pp. XVIII,344; ben illustrato da 10 tavole fotografiche in b.n. con una o più figure (comprese nella numeraz. delle pagg.) e da 13 tavole di disegni a colori f.t., più e più volte ripieg. (schizzi, profili, carte geografiche, ecc.). Nell’opera, divisa in tre parti, sono trattati: “Geografia generale dell’Albania” (Il terreno. Le coste. Le acque. Il clima. La vegetazione) - “Gli elementi antropogeografici” (La popolazione e il linguaggio. La storia. L’economia e la pubblica amministrazione) - “Viabilità ed itinerari stradali” con la descrizione di ben XXIX itinerari, da Dulcigno a Syraku. In Appendice 5 Allegati “Genealogie dei Principi Allbanesi - Statistica delle colonie italo-albanesi - Statistica dei Sangiaccati di Scutari e Durazzo - Elenco delle monete ottomane e delle principali monete straniere che hannno corso a Durazzo - Ortografia albanese (alfabeto) e regole di lettura”. Esemplare ben conservato.
br. Dopo avere vissuto la schiavitù sotto tre Imperi - Romano, Bizantino e Ottomano -, la diaspora nei Balcani e l'occupazione fascista, dal secondo dopoguerra il popolo albanese è stato schiacciato da una delle dittature più anacronistiche e crudeli del secolo, quella dello stalinista Enver Hoxha. L'Albania è riemersa dall'oscurità solo nella primavera del 1991, quando migliaia di migranti albanesi lasciarono i margini della storia europea a bordo di imbarcazioni di ogni tipo: l'Italia scopriva di essere una terra promessa, un miraggio di libertà distante solo un braccio di mare. Besnik Mustafaj è uno degli intellettuali reinventati politici che si sono battuti per la caduta del regime comunista, e che hanno avviato la ricostruzione del Paese dalle sue macerie. In questo libro, scritto a ridosso degli eventi e aggiornato a quasi trent'anni di distanza, l'autore racconta la delicata ma entusiasmante transizione verso la democrazia e analizza gli errori commessi dalla sua generazione, cercando di capire perché l'Albania non è ancora il Paese che sognava di diventare.
br. Il presente volume rappresenta una originale mappa per orientarsi nel pensiero e nell'opera di Albert Camus, uno strumento di lettura e di indagine non consueto nel nostro panorama editoriale. In queste pagine sono esposti con esemplare chiarezza i principali concetti della riflessione di Camus (dall'assurdo alla rivolta) e sono ricostruite nel dettaglio le polemiche con l'ortodossia comunista e con gli ambienti politico-intellettuali di ispirazione sartreana. Ne emerge la figura di un pensatore eccentrico, libertario, ostile a ogni forma compromissoria e a ogni ideologia autoritaria, fiero assertore della libertà individuale e appassionato difensore della dignità umana in quanto radicata in quell'esistenza che, pur nella sua assurdità, è l'unica che all'uomo possa toccare in sorte.
ill., br. Questo libro introduce i bambini all'arte di Alberto Burri, grande interprete del suo tempo che aprì nuove visioni e prospettive pittoriche. Per realizzare le sue opere, oltre al colore, Burri usò molti "materiali", sfruttandone la forza espressiva, "lavorandoli", trasformandoli per esaltarne le caratteristiche. Un artista che sollecita la sensibilità anche dei più piccoli per il suo ardito sperimentalismo e per la sorprendente visione di luce e colore. La descrizione delle opere è accompagnata da brevi suggerimenti di percorsi laboratoriali. Età di lettura: da 12 anni.
brossura Il volume presenta uno 'studio di caso' per cogliere i dispositivi attuati dagli insegnanti di fronte ai continui cambiamenti politici e istituzionali della scuola elementare in anni caratterizzati dalla crisi dell'età liberale e dalla Riforma Gentile. Si delinea così una vicenda formativa particolare che illumina, sullo sfondo dei dibattiti sulle singole discipline e sulle prassi didattiche consolidate nella scuola, la costruzione di una professionalità docente e direttiva conquistata attraverso uno studio 'matto e disperatissimo' e 'sul campo', nell'intreccio tra teoria e pratica, capace di produrre attivamente una propria cultura, quella scolastica, troppo a lungo considerata di serie B e che invece appartiene pienamente alla storia culturale dell'intera Nazione.
illustrazioni
In-4 p., tela editoriale, sovracoperta, pp. circa 120 non numerate, con numerose illustrazioni a colori e in bianco e nero nel testo. In buono stato (good copy).
ill., br. «Sorride. E tutta la pelle grinzosa del suo viso si mette a ridere. In uno strano modo. Non solo gli occhi ridono, ma anche la fronte. Tutta la sua persona ha il colore grigio del suo atelier. Per simpatia, forse, ha preso il colore della polvere.» Con queste parole Jean Genet, modello prediletto, descrive Alberto Giacometti, scultore irriducibile, un carattere che gli anni travagliati e il lavoro ossessivo hanno scolpito sul suo volto. L'attività nello studio di rue Hippolyte-Maindron, del resto, è molto intensa: a varcarne la soglia si assiste all'incessante lavorio sulle figure, che Giacometti distrugge e ricostruisce senza requie, in un'estenuante ricerca della perfezione, un oscillare tormentoso fra un ideale a cui tendere e i tentativi abortiti, un andirivieni di dubbi e ripensamenti. Pochi secondi fa rideva, ora tocca una scultura abbozzata e, rapito dal contatto delle dita con la massa di argilla, non si cura più di chi ha di fronte. Nato nel 1901 a Borgonovo, Alberto trascorre la giovinezza nello spazio aspro e familiare della Svizzera, con il padre che lo inizia all'arte fin dalla più tenera età e segue passo passo la sua carriera offrendogli incoraggiamento e sostegno. Nel 1922 si trasferisce a Parigi, dove compie i primi passi sotto la guida di Antoine Bourdelle e Zadkine, affrancandosi però ben presto dai suoi mentori per avvicinarsi, seppure per una breve fase, al Surrealismo di Breton e al Cubismo. Lo spirito ribelle, che segna tutta la sua ricerca e il suo passaggio attraverso le avanguardie, lo porterà a intraprendere un cammino solitario, ai margini del mondo dell'arte, nonostante le assidue frequentazioni con gli intellettuali più celebri dell'epoca nei caffè del Quartiere latino e di Montparnasse. Sedotto dalle arti primitive, approderà a una rappresentazione più sintetica e allucinata, dando vita a una schiera di figure vacillanti e in perenne cammino, che lo consacreranno sulla scena internazionale. «Non lasciarmi influenzare, da niente» annota in uno dei suoi taccuini: Alberto Giacometti appartiene a un tempo senza tempo, ciò che caratterizza l'essenza più autentica dell'arte. Il volume è pubblicato in formato solo testo.
ill., br. Il saggio si occupa del rapporto di Giacometti con la pratica dello spazio partendo da un'intuizione attestata da un disegno del 1930 circa - un disco con un foro al centro, diviso in sezioni - dove il tempo comincia a trasformarsi in spazio: "tutto sprofonda, [...] tutto torna, niente è passato", scrive l'artista su quel foglio. È un'idea che riafferma in modo più esplicito nel 1946: "Il tempo diventava orizzontale e circolare, era simultaneamente spazio". Lo ribadirà ancora negli anni Sessanta. Nella seconda parte della sua opera, dopo le esperienze postcubiste e surrealiste, giungerà a una coincidenza di spazio e tempo. Il pittore Jean Hélion, nel 1947, diceva che la figura giacomettiana è carica come una pila. Sono tuttavia le cose stesse che per l'artista sono, in primo luogo, cariche come pile. Di fronte a una testa non si preoccupa di aspetti del tipo: è quella di un giovane, di un vecchio, di un uomo, di una donna, di una persona o di un'altra. Sono aspetti molto importanti, ma in quanto spinti in avanti dalla forza che si manifesta nell'interazione tra quella carica e l'artista. Quest'ultimo contribuisce a generare un campo di forze insieme al suo modello, una distanza che è la profondità temporale e spaziale dell'andirivieni degli esseri, del loro apparire e sparire, della loro violenza che porta lo scompiglio in uno spazio geometrico, astratto.
illustrazioni
illustrazioni a colori
ill., br. Il volume, che nasce da una giornata di studi organizzata per ricordare Alberto Moravia a cento anni dalla nascita (1907-2007), raccoglie saggi di impostazione comparatistica rivolti a riconsiderare il valore di uno scrittore la cui opera percorre con intelligenza e disincanto il Novecento, le letterature e le arti, e si fa sintesi illuminante e universale della storia, dei suoi conflitti e paradossi tragici, per restituire un ritratto dell'uomo che non smette di interrogarsi attraverso la scrittura e di interrogare il presente con pressante autocritica.
In-16 gr., brossura orig., sovraccoperta (picc. manc.), pp. (16), con 48 tavole di cui 19 a colori e 48 in b.n. f.t. che riproducono opere del pittore ravennate Alberto Salietti (1892-1961). Ben conservato.
illustrazioni a colori e in bianco e nero foto introduttive di Ugo Mulas
ill., ril. Le fotografie raccolte in questo vero e proprio album furono scattate da due SS tra il maggio e il giugno 1944, in occasione della deportazione massiccia a Birkenau degli ebrei d'Ungheria. Permettono di rappresentare ciò che significò per milioni di persone l'arrivo in questo immenso centro di morte: molti degli uomini, delle donne e dei bambini ritratti nell'Album furono uccisi nelle ore immediatamente successive agli scatti. Oltre alle circostanze della scoperta dell'album, completamente riprodotto con le indicazioni e i testi originali dei due ufficiali nazisti, i testi raccolti descrivono l'organizzazione del campo e in che modo venisse applicata quella "soluzione finale" concepita dai nazisti per condurre a buon fine la loro criminale opera di distruzione. Le foto sono state ritrovate da una detenuta, Lili Jacob, pochi giorni prima della liberazione, che riconobbe se stessa e i fratelli sterminati nel campo. Alcune vennero esibite durante il processo Eichmann a Gerusalemme e in quello di Francoforte, il cosiddetto "Processo Auschwitz".
ca. 14 x 20 cm (quer). 36 Fotografien. Original-Broschur, geklammert, mit farbigem Einbandkarton und Deckel-Beschriftung. Einband mit Gebrauchsspuren, Buchblock gelockert. Insgesamt befriedigender Zustand.
br. Proprio nell'anno del Centenario dell'arrivo di de Chirico a Ferrara, il pronipote dell'artista, Eugenio Bolognesi, fornisce alla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico un nuovo strumento di indagine: un centinaio di lettere dell'artista alla fidanzata Antonia Bolognesi, conosciuta e frequentata durante il suo soggiorno nella "Ferrara delle sorprese" (1915-1918). Sottolinea il Presidente della Fondazione de Chirico: "La lettura degli scritti riguardo questa importante relazione [...], completa il quadro di de Chirico come uomo, dal quale risalta una profonda integrità personale, l'onestà e il forte impegno lavorativo per conquistare le condizioni necessarie per realizzare il sogno di vita condiviso con la fidanzata e la propria fiducia verso il richiamo del destino". Questo "diario" fornisce quindi uno strumento d'indagine paragonabile a quello di una prospettiva che, tra disegno e destino, rivela la nobiltà d'animo dei protagonisti e le usanze formali dell'epoca che hanno quel qualcosa di eterno e di classico, di armonia e di fatalità, che coincide con tutta l'arte di de Chirico.
[Prima edizione] (cm. 14,6) brossura moderna -pp.155 edizione originale. l'autore piacentino (1774) morì a parma nel 1848. esemplare ottimo. -FORLINI, 34.[f8] Libro