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brossura Questo studio considera il tema della solitudine in Petrarca e Spinoza. Nei suoi versi Petrarca cantò l'amore umano, con la parola della poesia che incanta; Spinoza, invece è il filosofo dell'amore divino e universale tra gli uomini, attraverso il percorso rigoroso e impersonale delle idee chiare e distinte. Il Dio di Spinoza è il Deus sive Natura, cioè il logos necessario della realtà, mentre il Dio di Petrarca è il Dio padre, trascendente e personale. Spinoza possedeva nella biblioteca che lasciò alla sua morte il piccolo libro di Petrarca "De vita solitaria" e sia Petrarca che Spinoza cercarono nella loro vita la solitudine. Ma negli scritti di Petrarca la solitudine è ricerca ascetica di Dio nella lontananza dagli uomini ed emergono la sua fede cristiana e la dicotomia tra cielo e terra; l'amore umano è contrario all'amore divino, ed egli soffre per un amore terreno. In Spinoza, invece, vediamo il suo distacco dalla religione e la solitudine è soddisfazione di sé nella propria autonomia razionale che però non comporta la lontananza dagli uomini, ma l'amore per il prossimo; il cielo è qui, su questa terra, ma si va oltre l'amore personale, nella prospettiva morale e universale dell'homo homini deus.
brossura I libri fanno scoppiare le rivoluzioni? È un quesito che molti storici, da Daniel Mornet a Robert Darnton, si sono posti. Di sicuro, le monarchie assolute della Restaurazione nutrirono la convinzione che dalla parola stampata potessero derivare quanto meno delle serie preoccupazioni. La censura preventiva, infatti, fu una prerogativa sovrana comunemente esercitata in quei contesti istituzionali. Nonostante ciò, il tema della vigilanza sulla produzione e sulla circolazione libraria nella prima metà dell'Ottocento non ha ricevuto fino ad ora grande attenzione specifica da parte degli studiosi. Le poche ricerche disponibili si limitano, in linea di massima, a ribadire l'uso della censura come strumento di mero controllo dell'opposizione politica, senza scendere nel dettaglio del suo concreto funzionamento. Grazie a una vasta mole di fonti primarie, questo volume cerca di far luce su questioni poco o nulla considerate, analizzando le norme, gli uomini, i princìpi e la prassi della censura preventiva e della polizia del libro in una delle realtà editoriali più dinamiche dell'Italia preunitaria.
ill., br. "Il piccolo ma intenso epos dei fratelli Bueno è uno spaccato dell'Europa che fu, quella che gli sconvolgimenti politici e bellici della prima metà del secolo scorso portarono alla dissoluzione definitiva. Nati da genitori che partivano dagli estremi dei territori, un padre spagnolo e una madre polacca, il primo dei due, Xavier, nasce nel 1915 in un paesino basco alla frontiera spagnola con la Francia, il secondo, Antonio, nel 1918 durante gli ultimi mesi della guerra, a Berlino dove il padre Javier fa da corrispondente per un quotidiano spagnolo. La madre è polacca ed ebrea. Sono quindi geneticamente cosmopoliti in una Europa che cosmopolita fu e cessa di esserlo. Si formano fra Ginevra, dove il padre lavora alla Società delle Nazioni, e Parigi. Poi si trovano ad essere spagnoli impossibilitati a tornare in una Spagna franchista, piazzati nel 1940 in una Francia occupata dai tedeschi. E scoprono come altri in quegli anni terribili una sorta di rifugio precario in una Italia che rimane comunque il ventre molle delle dittature. Approdano nella meraviglia di Firenze che vivono come un vasto museo delle maestrie pittoriche del passato, quelle che saranno l'esempio da seguire per allontanarsi dalle avanguardie che stanno ovunque collassando. Diventano pittori professionisti, provano a campare del loro lavoro creativo in anni nei quali la guerra prima, la ricostruzione poi sembrano poco propensi ai lussi dell'arte. Eppure riescono ad ottenere riconoscimenti e successi, nonché una vita tollerabile se non addirittura talvolta agiata, praticando una pittura estremamente personale. Mettono su famiglia. Si radicano. E a Firenze porteranno a termine la loro esistenza terrena. Ma nel frattempo generano un piccolo cosmo artistico, una sorta di laboratorio del pensiero visivo nel quale crescono i loro figli, una bizzarra accademia domestica della creatività." (dalla prefazione di Philippe Daverio). Con contributi di Isabella Bueno e presentazione di Eugenio Giani.
brossura Tra il 1832 ed il 1835 Monaldo Leopardi intrattenne una intensa corrispondenza con il tipografo Annesio Nobili, titolare a Pesaro di uno stabilimento, dai cui torchi uscì il periodico "La Voce della Ragione", fondato e diretto dal Conte. Il corpus, composto di circa seicento missive, smembrato dal corso delle vicende storiche, è ora custodito in diverse biblioteche: la Comunale "Saffi" di Forlì nella sezione Piancastelli, la "Oliveriana" di Pesaro, la "Labronica" di Livorno, la "Mozzi-Borgetti" di Macerata ed il Centro Nazionale di Studi leopardiani di Recanati. Il volume propone un'indagine accurata dell'epistolario, che costituisce una fonte storica insostituibile per penetrare nell'officina redazionale del periodico misoneista e, attraverso la ricostruzione della figura del tipografo Annesio Nobili, aggiunge un tassello fondamentale per approfondire il panorama dell'editoria dello Stato Pontificio nell'Ottocento. Infine, le lettere sono un documento notevole dal punto di vista linguistico e dalla prospettiva del genere epistolare. Nella seconda sezione del volume l'appendice ospita il carteggio Leopardi-Nobili e permette di consultare le fonti sulla base delle quali è stata condotta l'indagine. La trascrizione del carteggio che, effettuata secondo criteri conservativi, riproduce fedelmente il testo, potrà fornire lo spunto per ulteriori studi del corpus.
brossura Pascoli avrebbe voluto "scrivere per musica", ma non vi riuscì, e il librettista mancato parte "dal vorrei ma non posso" per assolversi con il "potrei ma non voglio": perché "il pubblico d'Italia" non è pronto. In questo libro la lama della riflessione critica affonda proprio dove arte e intenzione artistica si contraddicono. Alessandro Zattarin unisce alla competenza musicologica quella letteraria.
ill., br. Alchemy della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia è stata trasferita a Firenze per un progetto di studio e di intervento presso l'Opificio delle Pietre Dure nel dicembre 2013 da compiersi congiuntamente tra i due Enti in totale collaborazione tra il dipartimento di conservazione del museo veneziano e il laboratorio dipinti della Fortezza Da Basso. Alchemy, realizzata nel 1947, è uno tra i primissimi dripping di Jackson Pollock e costituisce quasi un manifesto della tecnica. Dal punto di vista conservativo, la pulitura si è resa necessaria per rimuovere lo strato di sporco accumulatosi negli anni, che aveva compromesso la qualità estetica del dipinto, opacizzando i colori e diminuendo la percezione della tridimensionalità della materia. Il restauro dell'opera, che a Venezia è stata esposta in una mostra scientifica sullo studio e sull'intervento di restauro: "Alchimia di Jackson Pollock: viaggio all'interno della materia", aperta il 14 Febbraio 2015, è ora presentato nella Collana Problemi di Conservazione e Restauro dell'O.P.D.
ill., br. Il volume indaga l'intricato e, per molti versi, insondato universo sciasciano che scaturisce dall'ininterrotto rapporto con le arti figurative dal Rinascimento al Novecento. Dell'appassionato interesse di Sciascia per le arti visive in generale, restano innumerevoli scritti elaborati in occasione di presentazioni e cataloghi di mostre, così come per la stampa periodica e le riviste d'arte. Grande attenzione dedicava all'arte contemporanea siciliana, presentando le mostre degli artisti più amati, con i quali instaurò, spesso, legami di sincera amicizia. La sua scrittura d'arte colta e militante somiglia per l'ampiezza di prospettive e chiavi di lettura a uno straordinario caleidoscopio critico, dove, in un vitale dialogo fra immagini e parole, si combinano e si avvicendano rimandi letterari, simboli iconografici, suggestive intuizioni, insieme alla costante attenzione alle denunce sociali sempre sottese da un acuto spirito analitico.
br. Attraverso l'analisi degli scritti di viaggio di esploratori e missionari, il libro analizza quel particolare periodo della storia italiana, dall'Unità alla sconfitta di Adua (1869-1891), in cui funzione unitaria e mire espansionistiche e coloniali trovarono una forte e non casuale convergenza. La letteratura di viaggio appare una lente precisa per comprendere in che modo il nuovo stato si relazionasse all'alterità e quali conseguenze abbia portato la costruzione dell'identità per esclusione. In particolare, le collane di resoconti di viaggio di Treves e Perino mostrano come esploratori e missionari fossero considerati una sorta di avanguardia delle campagne militari; il successo e la diffusione dei loro libri infatti diventarono efficaci strumenti di consenso all'impresa coloniale. Tali riflessioni si rivelano particolarmente attuali nell'Italia contemporanea, il cui tessuto etnico e culturale è negli ultimi venticinque anni radicalmente cambiato.
br. Nella lettera a Clara Wieck del 12 aprile 1838, Robert Schumann scriveva "Ora la mia musica mi si presenta già meravigliosamente intrecciata in tutta facilità, sorge dal cuore ricolma di significato, e così è recepita da tutti coloro a cui la suono". Il "meraviglioso intreccio" cui allude Schumann è quello, tutto particolare, delle melodie, che dà spessore alla scrittura musicale. Da questa lettera è tratto, con leggera parafrasi, il titolo del volume, uno studio sul contrappunto nella musica schumanniana. Il contrappunto è l'arte della sovrapposizione e dell'intreccio delle linee melodiche, sorta di fili che creano così, metaforicamente, la trama e l'ordito, il tessuto musicale. Il tema centrale dell'indagine è appunto l'analisi della scrittura pianistica schumanniana, profondamente permeata, per quanto possa apparire strano ai più, di contrappunto. Ne sono studiate in particolare le peculiarità, mediante un costante raffronto con la produzione coeva, e la relazione con modelli del passato.
4°. Lose Bögen, gefaltet. Wilpert/G.² 22 (Panizza); Hayn/G. VI,17. - Erste Ausgabe. - Beigefügt je 2 Bll. Inhaltsangaben zum 1. Jg. 1897-98 (= Heft 1-12) und 2. Jg. 1899 (= Hefte 13-24). - Vereinzelt im Bund bzw. w. Rand schwach feuchtfleckig. Letztes Heft (No. 28-32) im unt. w. Rand gebräunt und verfärbt. Deckblatt (Inhaltsverz. z. Ersten Jg.) papierbedingt gebräunt und im seitl. Rand knitterig mit Läsuren. SW: Literatur 19./20. Jahrhundert, Kulturkritik, Journalismus, Jarhundertwende Zeitungen/Zeitschriften Deutsch
18411212370(Thalweil, ohne Verlag, 1841). Quer-kl.-8vo (ca. 11,5 : 19,5 cm). 16 S. m. 2 handkolorierten Tafeln (d.i. der eigentliche Umschlag, Titel u. letzte Seite) in Strichlithographie. Grüner schlichter Karton der Zeit m. Glanzpapier (Umschl. gering fleckig, letzte Seite m. fingernagelgroßem Wasserfleck im weißen Rand).
197419244Memmingen, Curt Visel, (1974). 2 Bl. (Doppelblatt) Text. Mit 12 signierten und numerierten Original-Linolschnitten von Flora Hoffmann. Fol. (43,3 x 31,8 cm). Lose Blätter in Original-Halbleinwand-Mappe mit weiterem Original-Linolschnitt von Hoffmann auf dem Vorderdeckel.
1918KIBU2197aWien, Schroll o.J. [1918]. 11 x 9,5 cm. 25 nnum. Bl. Mit 12 ganzs. farbigen Illustrationen (Monats-Allegorien) u. gez. farb. Doppeltit. auf d. Vorsätzen v. Berthold LÖFFLER sowie 12 S. Kalendarium. OPappbd. m. Deckelvign., der empfindliche Pappband mit nur geringen Alterungsspuren. Erste Ausgabe (Impressum im Vorsatz). Erschien abermals 1919 mit dem Kalendarium für 1920 u. Änderungen an Titel, Impressum u. Vorsatz. - Die 12 Monate, unterschiedlich gekleidet, kommen in der Neujahrssnacht an. Die typischen Merkmale des Wiener Sezessionsstils sind auch bei Löfflers graphischen Arbeiten für Kinder erkennbar. - Heller 292; Klotz 111,570; Doderer II,388; Stuck Villa II,253. [2 Warenabbildungen]
19211288München, Georg Müller, 1921. LVII S., 1 Bl., 416 S., 2 Bl. (vorletztes weiß). Mit 10 Tafeln. Gr.-8°. Original-Halbleder mit Rückenvergoldung und Rückenschild.
199238103(Frankfurt), S. Fischer, (1992). 377 S., 3 Bl. 8° (21 x 13,5 cm). Original-Leinwand mit Schutzumschlag.
192111408-yg8087Berlin: Paul Speier & Co 1921. 12 Seiten. Orig. Broschur (Umschlag lose und mit Fehlstellen, sonst gutes und sauberes Exemplar). Gr.-8°. broschiert/ Taschenbuch
198611348(Salzburg), Residenz Verlag, (1986). 513 S. 8°. Original-Leinwand mit Schutzumschlag.
190838393Berlin und Leipzig, Buchverlag fürs Deutsche Haus, 1908. 288 S. Mit Illustrationen und Buchschmuck von Paul Scheurich. Kl.-8° (17,5 13,5 cm). Original-Halbleder.
19202269-yg7216Berlin: Weber (um 1920). 157 Seiten und 1 Blatt. Orig. Broschur (leicht berieben und bestoßen, sonst gutes und sauberes Exemplar). 8°. broschiert/ Taschenbuch
kl.8°. (6)319 S. Original Karton mit illustriertem Deckeltitel. Einband stärker berieben, gerändert und knitterig, Deckeltitel mit Eck-Fehlstelle. Titel mit einer Knitterfalte, Klammerbindung rostig, erste Seiten etwas gelockert, S. 1-32 als Lage lose, stellenweise mit leichten bis deutlichen Flecken sowie Bleistiftanstreichungen. Insgesamt noch passabel. Mit Orts-Verzeichnis.
19014031ABerlin:, Selbstverlag., 1901. kl.8°. (6)319 S. Original Karton mit illustriertem Deckeltitel. Einband stärker berieben, gerändert und knitterig, Deckeltitel mit Eck-Fehlstelle. Titel mit einer Knitterfalte, Klammerbindung rostig, erste Seiten etwas gelockert, S. 1-32 als Lage lose, stellenweise mit leichten bis deutlichen Flecken sowie Bleistifta
199721179-yl9004Berlin: Eigenverlag Verein Berliner Künstler 1997. 46 Blatt. Orig. Pappband (etwas berieben und bestoßen, der vordere Buchdeckel leicht lichtspurig, sonst sehr gutes und sauberes Exemplar). 4°. fest gebunden
190438873Leipzig, Diederichs, 1904. 2 Bl., LXXII, 238 S., 1 Bl. Mit Titelillustration von E. R. Weiß. 8° (20,2 x 14 cm). Original-Karton.