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Documento originale. Ottimo esemplare, viaggiata, indirizzata a «Giovanni Mantero - Como». Classica busta da lettera del Movimento, intestata nello stile pre-guerra utilizzando il font tipico della prima edizione dei manifesti futuristi (1910-1912). Variante con il celebre motto «Marciare non marcire» aggiunto in stampigliatura laterale. Questa variante mancai repertori specialistici, che registrano solo esemplari senza il motto (Lista, L’art postal futuriste, p. 20; Scudiero, Futurismi postali, p. 30 n.2)
Prima edizione. Il celebre e longevo periodico teatrale di larga diffusione, diretto da Enrico Cavacchioli, alla fine degli anni ’20 ospita alcune sintesi di Marinetti: anno X n. 6 (giu.-lug. 1928), «L’oceano del cuore. Cinque sintesi incatenate di F.T. Marinetti con scenografie di Benedetta», con tre riproduzioni delle scenografie di Benedetta; anno XI n. 3 (mar.-apr. 1929), «Luci veloci. Dramma futurista in sei sintesi», con riproduzioni della rappresentazione al Teatro di Torino; anno XI-XII s.n. (dic. 1929-gen. 1930), «Il suggeritore nudo. Simultaneità futurista in undici sintesi di F.T. Marinetti», edizione illustrata da cinque splendidi disegni composti ad hoc da Bruno Munari. Salaris, Storia, p. 186a; Cammarota, Marinetti, 132, 136, 142 3 voll.
Ceramica futurista originale Mazzotti Albisola dietro disegno di Bruno Munari. In ottime condizioni di conservazione. Ceramica futurista Mazzotti Albisola dietro disegno di Bruno Munari. Celebre servizio realizzato su decoro disegnato dal giovane Bruno Munari. Già esposto, nel 1929, nella mostra Trentatre futuristi alla Galleria Pesaro. Rarissimo completo: l’esemplare usualmente prodotto in letteratura è quello del Mic di Faenza, che conserva solo cinque piattini, uno dei quali sbeccato. -- «A una prima fase di collaborazione con la manifattura Mazzotti appartiene il noto ‘Servizio da antipasto’ (o ‘servizio da fiorantipasto’), esposto alla Galleria Pesaro nel 1929 […]. Nell’incavo dei piatti, disegnati in forma di triangolo equilatero e in origine completati da motivi dipinti sulla tesa, deliziosi paesaggi geometrizzanti colorano l’assoluto naturale di suggestioni metafisiche e surreali. L’intervento di costruzione prospettica, secondo punti di fuga multipli e punti di vista aerei, trasforma l’originario Eden naturale in un mondo artificiale che individua oggetti — animali, uomini, elementi vegetali — secondo moduli conici o tubolari. La formulazione era in corrispondenza […] con il macchinismo di Pannaggi e Paladini» (Ughetto, La ceramica del Novecento in Liguria, p. 112a). — PROVENIENZA: Fulvio M. Rosso (Sotheby’s 1985); collezione privata (cat. Futurismo Gorizia 2009). — Censimento istituzionale: Mic Faenza; Wolfson Miami. — BIBLIOGRAFIA: 1929: Mostra di trentatre artisti futuristi, Milano, Galleria Pesaro; 1982: Crispolti, Ceramica futurista (Faenza) p. 112 (es. Mic Faenza); 1983: Rosso, Per virtù del fuoco, p. 61 (presente es.); 1985: Collezione Fulvio M. Rosso Sotheby’s, lotto 233 (presente es.); 1995: La ceramica del novecento in Liguria, img. 126 (es. Mic Faenza); 2009: Futurismo avanguardia giuliana (Gorizia) p. 119 (presente es.); 2014: Futurism 1909-1944, Guggenheim ny 2014 (es. Wolfson) 1929: Mostra di trentatre artisti futuristi, Milano, Galleria Pesaro; 1982: Crispolti, Ceramica futurista (Faenza) p. 112 (es. Mic Faenza); 1983: Rosso, Per virtù del fuoco, p. 61 (presente es.); 1985: Collezione Fulvio M. Rosso Sotheby’s, lotto 233 (presente es.); 1995: La ceramica del novecento in Liguria, img. 126 (es. Mic Faenza); 2005: Fabbrica Casa Museo Giuseppe Mazzotti 1903: Analisi e prospettive d’arte, n. 75 (ex. Mic Faenza); 2009: Futurismo avanguardia giuliana (Gorizia) p. 119 (presente es.); 2009: Albisola e il futurismo, p. 59 (es. Mic Faenza); 2014: Futurism 1909-1944, Guggenheim ny 2014 (es. Wolfson)
Edizione originale. In ottime condizioni, con etichetta d’invio a «S. E. Marinetti | Villa Miramare | Levanto». Quindicinale diretto da Arnaldo Ginna, ne uscirono 18 numeri nel 1934. «Organo ufficiale della Federazione dei gruppi naturisti-futuristi e della Confederazione italiana per la bonifica umana fascista», «[...] movimento filosofico dalle basi autarchico-fasciste il cui programma era stato esposto da A. Ginna nell'incredibile libello “L'Uomo futuro”» (Diz. Fut., p. 803). Spazia dall'arte alla medicina, passando per l'industria e il commercio. Salaris, Riviste futuriste, pp. 464-471; Cammarota, Futurismo, Giornali fut., 128
Edizione originale. Brunitura lungo la piegatura verticale nella parte alta della prima pagina; lacerazione in corrispondenza; lacerazione al centro delle pagine in corrispondenza dell’intersezione delle piegature; senza perdite, leggera fragilità. Numero doppio in occasione del «Primo convegno italiano naturista: Energetica e costituzionalismo», da inaugurarsi il 1° ottobre 1934. «Il Nuovo» fu un quindicinale diretto da Arnaldo Ginna, ne uscirono 18 numeri nel 1934. «Organo ufficiale della Federazione dei gruppi naturisti-futuristi e della Confederazione italiana per la bonifica umana fascista», «[...] movimento filosofico dalle basi autarchico-fasciste il cui programma era stato esposto da A. Ginna nell'incredibile libello L'Uomo futuro» (Diz. Fut., p. 803). Spazia dall'arte alla medicina, passando per l'industria e il commercio.
Seconda edizione. Ottimo esemplare. Ristampa a un anno scarso dalla prima edizione (aprile ’32), a differenza di quella in brossura semplice senza sovracoperta, ma con lo stesso bel disegno di Vinicio Paladini stampato questa volta sulla brossura.
Edizione originale. Parziale perdita di qualche lettera appena sotto l’intestazione, in prima pagina, causa rimozione dell’etichetta d’invio; per il resto, uno straordinario esemplare intatto e senza alcuna sofisticazione; rarissimo in queste condizioni. Rarissimo numero primo e unico pubblicato: sole tre copie nel censimento ICCU (Centrale Firenze, BSMC Roma e APICE Milano), cui OCLC aggiunte l’esemplare del MART Rovereto. -- Espressione dell’immaginismo di qualità e intensità inversamente proporzionali all’effimera durata (praticamente il solo anno 1927), l’«immaginismo» italiano — che nulla ha a che vedere con l’imagism poundiano o con l’omonimo -ismo russo — «assumeva in realtà una poetica dell’immaginazione che sembrava ricorrere fino alla messa in scena del subconscio. […] L’immaginismo italiano era di fatto molto più vicino al surrealismo. […] Ed è certamente dal cinema che l’immaginismo italiano traeva la sua linfa più segreta» (Lista, p. 7-s). Animatori principali del movimento furono l’artista Vinicio Paladini e lo scrittore Dino Terra. Paladini veniva da quel crogiolo di avanguardisti e irregolari del principio degli anni ’20 che solo verso la metà del decennio e oltre chiariranno la direzione presa dalla propria parabola artistica; dopo un breve periodo di fiancheggiamento futurista, grazie alle intercessioni di Prampolini (si veda la vicenda legata al manifesto sull’Arte meccanica), Paladini si posizionava a distanza di sicurezza con l’intervento del 1927 «Arte d’avanguardia e futurismo», pubblicato prima sulla «Bilancia» poi in plaquette. Ed è proprio il gruppo gravitante attorno alla rivista romana (mensile ma aperiodico diretto da Umberto Barbaro) che riempirà le fila dell’immaginismo — per scioglierle subito e riformarle altrove. -- Il nome della rivista che fa da altoparlante del movimento, così come il marchio che la illustra (due ingranaggi che s’arrotano), reca precisa memoria dell’origine comunista di Paladini. L’apertura del fascicolo che lancia il movimento immaginista è affidata per intero all’artista russo-romano, che compone una pagina dominata da un incredibile ‘fotomontage’ in bianco e nero, dove sono tutte le suggestioni e i temi cari (un vero e proprio manifesto ‘visivo’ che sarebbe da analizzare con la lente d’ingrandimento); la composizione è incorniciata da un testo composto a slogan, non-sense, testi in all-caps, simboli matematici e maniculae, d’impronta chiaramente dadaista. In seconda pagina comincia il lungo manifesto «Una nuova estetica per un’arte nuova», firmato da Umberto Barbaro, che condivideva con Paladini la fede politica di estrema sinistra: un testo illuminante per capire la posizione del gruppo rispetto alla questione generale del modernismo e dell’avanguardia ma, nello specifico, rispetto al futurismo, da cui in Italia non si può prescindere. In terza pagina una recensione ‘onirica’ dei due libri di Dino Terra, già pubblicati sotto le insegne della «Ruota editrice»: Riflessi (che si fregerà di uno strillo di Marinetti in fascetta) e L’amico dell’angelo, un dramma. Le altre presenze servono a fornire un’indicazione di provenienza e appartenenza (come le poesie di Majakovskij ed Elena Ferrari) oppure sono del tutto episodiche, personaggi minimi raggranellati sul fondo del vivace ambiente romano che sboccerà appieno solo negli anni ’30. Lista, Dal futurismo all’immaginismo, passim; The Oxford Critical and Cultural History of Modernist Magazines, III, p. 580; Salaris, Riviste futuriste, p. 1106-ss; Casetti, Movimento immaginista, p. 65
Edizione originale. Esemplare brunito sia internamente (a fogli chiusi) che alla sovracoperta (piccole mancanze a testa e piede del dorso, scolorito); per il resto in ordine. Raccolta di racconti e una commedia, la «farsa finale» del titolo, pregiata dalla splendida sovraccoperta disegnata da Paladini. Esce contemporaneamente al primo titolo della collana (nonché dell’editore tout court): Barbaro, «L’essenza del can barbone». Cammarota, Futurismo, 229.1; Lemarie, Futurisme, p. 98
Edizione originale. Ottimo esemplare (minimi segni del tempo perimetrali alla copertina, che rimane molto ben conservata); internamente fresco e pulito. Conserva la rara scheda editoriale. Raro romanzo sperimentale di proto-fantascienza, abbellito da una notevole copertina disegnata in fotomontaggio da Vinicio Paladini, giustamente celebre e riprodotta in tutti i repertori dedicati alla grafica futurista, a cominciare dallo storico «Le Livre futuriste» di Giovanni Lista. Cammarota, Futurismo, 462.3; Lista, Le Livre futuriste, n. 220
Edizione originale. Più che buon esemplare (normale uniforme brunitura all’interno). Rarissimo libro, assente dai repertori consultati. Secondo romanzo dell’autore dopo il fortunato «Tatuaggio» (1931, 1932 2da ed.). Cfr. Cammarota, Futurismo, 458.1 (la scheda di ‘Tatuaggio’: «Esistono altre tre edizioni, non reperite, ma stampate presso le stesse edizioni, fino al 1934»);. Mughini, A via della Mercede..., p. 122: «Le difficoltà maggiori Ghelardini le incontra a causa di un innocuo libro di Elio Talarico [...] ‘La fatica di vivere’. Appena il libro esce, il giovanissimo editore riceve difatti un minaccioso invito a presentarsi da Gaetano Polverelli, l’uomo che il duce ha incaricato di accordare o negare il lasciapassare ai libri. Ghelardini non riesce a immaginare che cosa possa esserci di irriverente in un libro di racconti scritto da uno che era stato centurione della Milizia, e corre da Polverelli. Il quale gli dice che la pecca del libro è nel titolo, perché è inaudito alludere che il vivere possa essere una fatica nell’era fascista. La prima edizione venne perciò sequestrata. Ghelardini ricopertina le copie che gli sono rimaste e le mette in circolazione con il titolo ‘Via dell’Arancio’. Solo che uno dei racconti compresi nel libro è proprio quello intitolato ‘La fatica di vivere’. Nuovo e definitivo sequestro».
Edizione originale. CON DEDICA Esemplare completo della straordinaria sovracoperta disegnata da Vinicio Paladini, in condizioni smaglianti (localizzati restauri professionali a minime zone marginali); interno a fogli chiusi, appena normalmente brunito, con dedica autografa dell’autore, strettamente coeva, a Rodolfo de Mattei. Libro raro, rarissimo a trovarsi completa della bellissima brossura disegnata in fotomontaggio e rosso, nero e argento da Vinicio Paladini, giustamente celebre e riprodotta in tutti i repertori dedicati alla grafica futurista, a cominciare dallo storico «Le Livre futuriste» di Giovanni Lista. Raccolta di racconti. Lista, Le livre futuriste, img 221 p. 88
Prima edizione nella rara prima tiratura. Ottimo esemplare a fogli chiusi (leggerissimo foxing alla brossura, quasi invisibile). Raccolta di racconti in raffinata confezione editoriale, con la preziosa art direction di Paladini per le Edizioni d’Italia (senza indicazione di collana, poi come collezione de «I libri del giorno»).
Prima edizione. Ottimo esemplare intonso (lievi segni del tempo alle prime e ultime carte e ai contropiatti). Raccolta di elzeviri di attualità, già pubblicati in rivista. Prima edizione nell’interessante collezione «Documenti» delle Edizioni d’Italia dirette dal giovane e brillante Armando Ghelardini, con grafica editoriale di Vinicio Paladini. Il libro era annunciato fin dal 1932 con il titolo di «Cronaca 1933», e meglio si capisce in questa forma la sua inclusione tematica in questa collana di letteratura non-fiction (una delle prime in Italia).
Edizione originale. Esemplare viaggiato annullo postale e francobollo conservato; lievissime tracce della piegatura in quattro, per il in eccellenti condizioni di conservazione. Rarissimo numero unico pubblicato dalle Edizioni d’Italia, ultima e definitiva forma assunta dal gruppo romano che ha attraversato gli anni ’20 sotto varie forme — dalla «Bilancia» a «2000»/«Atlas» passando per «La Ruota dentata» — per confluire in questa impresa editoriale ad altissimo gradiente di qualità e innovazione. Un solo esemplare è registrato nel censimento ICCU, quello della Biblioteca Estense di Modena; manca completamente a OCLC. Non abbiamo notizia di copie apparse in asta o in cataloghi di vendita (mancava al catalogo monografico dell’Arengario S.B. dedicato a Paladini), e indice sicuro dell’estrema rarità ne sia il fatto che manca del tutto ai repertori specialistici dedicati all’argomento: nemmeno un accenno, una riga, una sparuta menzione nelle note a piè pagina. -- Fondata nel 1931 dal ventiquattrenne Armando Ghelardini, l’editrice si distinse subito per un programma ben definito e modernissimo, che si affidava sul versante grafico alla spiazzante inventiva di Vinicio Paladini: collana ammiraglia era «Gli scrittori moderni», dove uscirono i racconti di Barbaro (L’essenza del can Barbone), lo «Spettacolo con farsa finale» di Ghelardini, il «Tatuaggio» di Talarico, l’«Orologio innamorato» di Diotima (il nome d’arte scelto da Meletta Bontempelli, moglie di Massimo). Ma «l’intero catalogo delle Edizioni d’Italia è degno di nota» — come segnalava recentemente Giampiero Mughini (Una casa romana, p. 211): la collana «Documenti», sorta di docu-fiction ante litteram dove uscirono Alvaro, Bontempelli, Pudovchin, Bardi (studiata in un recente convegno su «Literature as Document: Generic Boundaries in 1930s Western Literature», Leiden 2019); la rivista «Occidente», pubblicata in dodici quaderni zeppi di letteratura e segnalazioni culturali che non passavano sugli altri periodici italiani dell’epoca, e tanti altri progetti minori rimasti allo stadio iniziale (una collana artistica; una collana dedicata al cinema). -- «La Freccia d’argento», il cui nome fa riferimento proprio all’organizzazione editoriale sintetizzata nelle frecce disegnate da Paladini, offre anzitutto uno spaccato imprescindibile sulla progettualità in corso nell’officina editoriale di Ghelardini: nomi come A. Gide, R. Neumann, E. Settanni, S. Norman, W. Bonsels, R. Bonanni, un libro sulla «Volgarità nell’architettura» di Vinicio Paladini, e molto altro che non vide mai la luce, mentre le Edizioni d’Italia chiudevano i battenti nel 1935, un po’ per i fastidi che recavano al regime, molto per ragioni squisitamente economiche. Ma il foglio è prima di tutto un capolavoro artistico di Paladini, che non a caso apre — come già era accaduto nella «Ruota dentata» — con una prima pagina tutta affidata al maestro italo-russo, dominata da un grande ‘fotomontage’ («L’arte neoclassica, sotto il severo sguardo della critica, lotta contro le scuole di avanguardia») e corredata da un manifesto eccezionale, come già rimarcato assolutamente ignoti agli studiosi: «Teoria e pratica del fotomontage», composto nello stile futurista e visionario dell’ex-immaginista. Nel resto del fascicolo fotoritratti di tutti gli autori, alcuni assai scherzosi; anticipazioni dai romanzi; «La crisi del libro non esiste» di Lucio Ridenti; un altro fotomonage di Paladini a p. 3 (Molly e Betty ridono pensando al 1900); ampia rassegna stampa e presentazioni dei titoli imminenti.
Numero del gennaio 1932 della rivista del dopolavoro tramviario diretta da N. Leuzzi. Bella copertina di Paladini, che firma altre illustrazioni interne. Ottimo esemplare.
Prima edizione. Ottimo esemplare. Prima edizione nell’interessante collezione «Documenti» delle Edizioni d’Italia dirette dal giovane e brillante Armando Ghelardini, con grafica editoriale di Vinicio Paladini. Raccolta di prose di viaggio originariamente apparse sulla «Gazzetta del popolo»: l’autore filtra attraverso il realismo magico le impressioni del soggiorno sudamericano del novembre 1933. Ottimo esemplare.
Edizione originale. Ottimo esemplare, lievissime mancanze al dorso della sovracoperta. Raccolta di racconti. «L’Eden della tartaruga» di Bontempelli riporta una pubblicità di quest’opera sulla sovracoperta, dove dice che qui Folgore «tiene fede alla sua definizione intorno all’umorismo, che è per lui «l’arte di rovesciare all’improvviso l’abito dell’apparenza per mettere in luce la fodera della verità»». Cammarota, Futurismo, 208.12
Edizione originale. Ottimo esemplare, lievissime mancanze al dorso della sovracoperta. Raccolta di racconti.
Prima edizione. Ottimo esemplare, parzialmente a fogli chiusi. Non comune prima edizione nell’interessante collezione «Documenti» delle Edizioni d’Italia dirette dal giovane e brillante Armando Ghelardini, con grafica editoriale di Vinicio Paladini. Reportage del viaggio in Russia compiuto da Pietro Maria Bardi quale membro di una commissione di urbanisti, arricchito da prezioso materiale iconografico: «Le fotografie e gli schizzi di questa inchiesta sono stati riprodotti dalla collezione fotografica e dagli album realizzati dall’autore durante il suo viaggio in Russia, nel settembre dell’anno XI». L’ottica di Bardi (co-fondatore e direttore di «Belvedere» e «Quadrante») è quella di un intellettuale moderno, vicino al gusto e alle teoriche del razionalismo; nel dopoguerra, già collezionista d’arte, Bardi fondò e presiedette il Museu de arte de São Paulo.
Prima edizione italiana. Più che buon esemplare. NON COMUNE EDIZIONE italiana del testo del regista sovietico — fu importante teorico del montaggio — pregiata dalla bella copertina costruttivista disegnata da Paladini. Interessante layout d’avanguardia: testo incolonnato a fil di pagina e intestazione collocata in taglio basso, con titoletti esterni e n. pagina interno (ampio margine bianco, 30 mm abbondanti, sul lato interno e al piè di pagina). Belle anche le immagini su tavola. Il traduttore, Umberto Barbaro, dopo l’esperienza artistico-intellettuale della «Bilancia» e del movimento immaginista, s’indirizzerà al cinema, avviando nel dopoguerra un’importante carriera da critico cinematografico.
Prima edizione italiana. Ottimo esemplare. Raro così. Prima edizione italiana, data come seconda in frontespizio in omaggio al «Soggetto cinematografico» (stesso editore, collana «Documenti» 1, 1932), qui ripreso in una meritoria raccolta di tutta la produzione teorica del regista sovietico: dalla teoria del montaggio al manifesto sulle possibilità del film sonoro, passando per le note sulla centralità del regista rispetto a soggetto-attore-operatore e sui tipi e non attori. Il traduttore, Umberto Barbaro (1902-1959), dopo l’esperienza artistico-intellettuale della «Bilancia» e del «movimento immaginista», s’indirizzerà al cinema, avviando nel dopoguerra un’importante carriera da critico cinematografico. Notevolissimo il disegno di copertina, opera dell’artista costruttivista russo-romano Vinicio Paladini (1902-1971), compagno di Barbaro tra gli immaginisti e quindi nell’avventura editoriale delle «Edizioni d’Italia», dirette dal ventenne Armando Ghelardini e vivace sede sperimentale degli anni ’30 romani.
Edizione originale. Ottimo esemplare. Il testo apparve sulla «Tavola rotonda» 23/18 del primo giugno 1913 e secondo Paolo Tonini uscì in concomitanza con la seconda edizione dell’«Incendiario», proposta sul lato lungo del foglio in cambio della pubblicazione del comunicato. Fa parte di un insieme di comunicati accomunati dall’essere intitolati a «Il poeta futurista»: nel 1911 ne erano usciti uno (rarissimo e mancante ai repertori) per Govoni e uno per Cavacchioli; nel 1912 ne era uscito uno per Folgore. Quest’ultimo dedicato a Palazzeschi è particolarmente importante poiché è un originale pezzo di critica letteraria di Marinetti, con una fondamentale precisazione riguardo al senso del «movimento futurista»: «Spieghiamoci dunque sul significato esatto di questa parola: “Futurismo” vuol dire anzitutto “originalità”, cioè ispirazione originale, sorretta e sviluppata da una volontà e una mania di originalità. “Movimento futurista” vuol dire incoraggiamento assiduo, organizzato, sistematico dell’originalità creatrice, anche se apparentemente pazza. […] un’atmosfera antitradizionale, anticulturale, spregiudicata, nella quale questo spirito libero ha potuto osare, sentirsi compreso, amato, in quanto era solo, tipico, indigesto a tutti, beffeggiato dai critici e ignorato dal pubblico». «Testo poco noto se non addirittura sconosciuto» per Luciano De Maria, che lo ripubblicò nella sua fondamentale edizione degli scritti teorici di Marinetti (TIF 1968, pp. LXXXVIII e 54-ss) traendolo proprio da una copia del comunicato stampa reperita alla biblioteca dell’Archiginnasio. Raro. Tonini, I manifesti del futurismo italiano, n. 57.1; Cammarota, Marinetti, Volantini, 23
Prima edizione. Ottimo esemplare. Non comune dépliant che promuove il libro di Papini e le altre edizioni di Lacerba.
Stampe fotografiche vintage. Insieme in ottime condizioni di conservazione. Testimonianza unica di un’esposizione di arte giovanile fascista di guerra: «I balilla del Duce disegnano col mortaio». I tre scatti raffigurano l’entrata dell’eposizione, progettata in stile futurista così come l’allestimento interno, dominato da slogan e fasci geometrici multicolori alle pareti. In uno degli scatti ben si vede, sulla parete di fondo, il poema murale «Balilla» di Luigi Pennone.
Edizione originale. Segni del tempo alla copertina; bruniture interne; nel complesso, un buon esemplare. Raro e raffinato saggio argentino con 18 fotoriproduzioni di quadri di Pettoruti applicate, delle quali una a colori. Fotoritratto dell’artista applicato a p. [3]. Cammarota, Futurismo, 372.1 (con imprecisioni); Echaurren, Futurcollezionismo, p. 114ss