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Tavola parolibera originale. CON DEDICA Leggeri e sparsi punti di foxing; per il resto ottimo stato di conservazione. La tavola parolibera è ispirata alle vicende belliche che videro coinvolti i futuristi Marinetti, Jannelli e Formoso durante l’assalto al Monte Kuk, nel corso della decima battaglia dell’Isonzo. L’attacco cominciò il 12 maggio, e due giorni dopo, il 14, Marinetti rimase ferito all’inguine; dovette abbandonare il campo di battaglia. La ferita gli valse la prima di una serie di medaglie di bronzo al valore militare. -- Una nota al piede della grande tavola indica al «Declamatore» di seguire le frecce numerate, chiarendo così il percorso utile all’interpretazione della composizione. La freccia numero uno indica l’onda composta dalla frase «VIOLENZA cariata dei 3 Monti in passione», che sarà dunque da intendersi quale incipit. I «tre monti» sono poi richiamati alla freccia numero tre, in alto a destra, e si tratta della catena montuosa formata dai monti Kuk (o Cucco di Plava), Vodice e Santo, sui quali si era disposta la linea difensiva nemica. La presa di quelle posizioni, nel corso del mese di maggio, fu molto impegnativa per le armate coinvolte. Siamo peraltro alle soglie della disfatta di Caporetto, avvenuta di lì a cinque mesi. -- Il collage tratto esplicitamente dall’«Italia futurista», sul centro-destra della composizione, proviene precisamente dal fascicolo II,17 del 10 giugno; abbiamo una probabile data di composizione, suffragata, peraltro, da una lettera inviata da Marinetti a Jannelli che potrebbe avere come oggetto proprio questa tavola: «Perché non mandi all’Italia Futurista delle parole in libertà (di facile esecuzione tipografica) sulla battaglia, indicando che combattevamo davanti e sulla montagna tu coi cannoni io colle bombarde e Nino Formoso parolibero giovanissimo a 100 metri da me, pure ferito, fante?». «L’invito fu accolto», scrive Miligi, editore della lettera, e Jannelli compose la grande tavola parolibera. -- Il primo a pubblicare la tavola è stato Giovanni Lista, nello storico repertorio dedicato al libro futurista: lo studioso tuttavia — tra altre imperfezioni — sbaglia grossolanamente nell’indicare le misure dell’opera, e utilizza come titolo una parte del testo in alto a sinistra, che completo legge « qui poi s’estende la zona degli eroi », e dopo uno spazio abbondante continua: « nell’ossigeno | Forte | d’italiA ». Il testo è contrassegnato dalla freccia numero undici, dunque è poco credibile come titolo della composizione. Qualche anno dopo, Claudia Salaris corregge il tiro: riproducendo la grande tavola nel suo volume dedicato a «Filippo Tommaso Marinetti», prende a titolo l’incipit della composizione. L’anno appena successivo all’uscita del libro di Salaris, Giuseppe Miligi sta ultimando il suo volume dedicato ai futuristi siciliani, nel quale pubblica oltre cinquanta lettere inedite inviate da Marinetti a Guglielmo Jannelli: lo studioso dichiara in una nota di aver visto la tavola pubblicata da Salaris mentre correggeva le bozze, appena in tempo per ricondurla alla missiva marinettiana succitata. La tavola è poi censita, riprodotta (malissimo, in bianco e nero) e rapidamente commentata nel libro di Anna Maria Ruta sul «Futurismo in Sicilia». Infine, la tavola è stata esposta alla mostra goriziana per il centenario, nella sezione prima, dedicata al «Futurismo e la guerra»: opportunamente impaginata in catalogo a lato del passaggio in cui Giordano Bruno Guerri racconta di Marinetti ferito il 14 maggio sul Kuk, la tavola non è purtroppo stata dotata di una scheda, nemmeno minimale. G. Lista, Le Livre futuriste (Modena 198 4), p. 52 n. 103, riprodotta (misure errate); C. Salaris, Filippo Tomaso Marinetti (Firenze 1988), p. 159, n. 240; G. Miligi, Prefuturismo e primo futurismo in Sicilia (Messina 1989), pp. 317-318; A.M. Ruta, Il futurismo in Sicilia (Marina di Patti 1991), p. 121; Futurismo: Filippo Tommaso Marinetti, l’avanguardia giuliana e i rapporti internazionali, Gorizia 2009, p. 25
Mm. 24,2 x 318, insolita rilegatura editoriale in cartonato (lievi aloni) con ai piatti due bulloni metallici; il libro è composto di 117 fogli (di cui uno doppio, inclusi quelli non impressi), per un totale di 234 pagine + 2 fogli di risguardo + 4 veline bianche (una porta a stampa: “Mucca in montagna”). Titolo al frontespizio stampato in blu e arancione; alcuni fogli sono in cartone o cartoncino colorato. Il libro è illustrato da numerosissimi disegni e bozzetti al tratto, da alcune bicromie, da riproduzioni fotografiche di cui 2 a colori; tra le foto: un ritratto dell’Autore, uno dell’editore Fedele Azari, una di Azari con Depero; e con composizioni parolibere. Copertina e grafica dell’Autore. Tiratura di 1000 esemplari. Fu realizzata anche un’edizione speciale con copertina metallica, destinata ad importanti personalità tra cui Marinetti e Mussolini. Cfr. Salaris “Storia del Futurismo”, p. 178: “Sponsorizzato dalla Dinamo-Azari di Milano nel 1927, Depero ha pubblicato il notissimo libro imbullonato, sicuramente il più bell’esempio di tipografia futurista, senz’altro uno dei più importanti libri d’avanguardia del mondo. Si tratta di una edizione autopubblicitaria, concepita dall’artista roveretano per divulgare l’attività del suo laboratorio: in queste pagine di diversi colori troviamo riproduzioni di quadri, arazzi, disegni, progetti, brani di onomalingua, maquettes, ecc.; il tutto si avvale d’una insolita rilegatura.. Dice in proposito Depero: Questo libro è: "Meccanico" imbullonato come un motore "Pericoloso" può costituire un’arma proiettile "Inclassificabile" (..) non sta bene in libreria e neppure sugli altri mobili che potrebbe scalfire. Perchè sia veramente al suo posto, deve essere adagiato sopra un coloratissimo e soffice-resistente "Cuscino Depero"”. Esemplare con piccola macchia d’inchiostro blu al frontespizio, altrimenti ben conservato. Con dedica e firma autografa al verso del frontespizio “A Cainelli / la mia simpatia / Fortunato Depero / 5.11.XV°”.
Ceramica futurista originale Mazzotti Albisola dietro disegno di Bruno Munari. In ottime condizioni di conservazione. Ceramica futurista Mazzotti Albisola dietro disegno di Bruno Munari. Celebre servizio realizzato su decoro disegnato dal giovane Bruno Munari. Già esposto, nel 1929, nella mostra Trentatre futuristi alla Galleria Pesaro. Rarissimo completo: l’esemplare usualmente prodotto in letteratura è quello del Mic di Faenza, che conserva solo cinque piattini, uno dei quali sbeccato. -- «A una prima fase di collaborazione con la manifattura Mazzotti appartiene il noto ‘Servizio da antipasto’ (o ‘servizio da fiorantipasto’), esposto alla Galleria Pesaro nel 1929 […]. Nell’incavo dei piatti, disegnati in forma di triangolo equilatero e in origine completati da motivi dipinti sulla tesa, deliziosi paesaggi geometrizzanti colorano l’assoluto naturale di suggestioni metafisiche e surreali. L’intervento di costruzione prospettica, secondo punti di fuga multipli e punti di vista aerei, trasforma l’originario Eden naturale in un mondo artificiale che individua oggetti — animali, uomini, elementi vegetali — secondo moduli conici o tubolari. La formulazione era in corrispondenza […] con il macchinismo di Pannaggi e Paladini» (Ughetto, La ceramica del Novecento in Liguria, p. 112a). — PROVENIENZA: Fulvio M. Rosso (Sotheby’s 1985); collezione privata (cat. Futurismo Gorizia 2009). — Censimento istituzionale: Mic Faenza; Wolfson Miami. — BIBLIOGRAFIA: 1929: Mostra di trentatre artisti futuristi, Milano, Galleria Pesaro; 1982: Crispolti, Ceramica futurista (Faenza) p. 112 (es. Mic Faenza); 1983: Rosso, Per virtù del fuoco, p. 61 (presente es.); 1985: Collezione Fulvio M. Rosso Sotheby’s, lotto 233 (presente es.); 1995: La ceramica del novecento in Liguria, img. 126 (es. Mic Faenza); 2009: Futurismo avanguardia giuliana (Gorizia) p. 119 (presente es.); 2014: Futurism 1909-1944, Guggenheim ny 2014 (es. Wolfson) 1929: Mostra di trentatre artisti futuristi, Milano, Galleria Pesaro; 1982: Crispolti, Ceramica futurista (Faenza) p. 112 (es. Mic Faenza); 1983: Rosso, Per virtù del fuoco, p. 61 (presente es.); 1985: Collezione Fulvio M. Rosso Sotheby’s, lotto 233 (presente es.); 1995: La ceramica del novecento in Liguria, img. 126 (es. Mic Faenza); 2005: Fabbrica Casa Museo Giuseppe Mazzotti 1903: Analisi e prospettive d’arte, n. 75 (ex. Mic Faenza); 2009: Futurismo avanguardia giuliana (Gorizia) p. 119 (presente es.); 2009: Albisola e il futurismo, p. 59 (es. Mic Faenza); 2014: Futurism 1909-1944, Guggenheim ny 2014 (es. Wolfson)
Edizione originale, primo stato. Esemplare appartenente al primo stato della tiratura, con l’errore «OSWLADO» per Oswaldo a p. [3] (titolo della prefazione di Marinetti), errore poi corretto in tipografia in corso di tiratura. Ottimo esemplare (piccola abrasione al piatto anteriore, minime tracce d’adesione alla brossura, segni di piegatura assolutamente non deturpanti alle unghiature e ai margini della brossura). Rara opera prima del geniale futurista piacentino Osvaldo Barbieri, in arte «Oswaldo Bot», che a partire dai tardi anni ’20 diede vita a un’intensissima attività artistica dispersa in decine di piccole edizioni oggi tutte estremamente difficili da reperire e scarsamente documentate nelle biblioteche pubbliche e private. ICCU registra a oggi solo tre copie dell’«Autoritratto» (BNC Firenze, APICE Milano e ASAC Venezia); a queste vanno aggiunte senz’altro la copia della Biblioteca Passerini Landi di Piacenza e quella del MART di Rovereto. OCLC registra quattro copie, tutte negli Stati Uniti: UCLA, Getty, Yale e NYPL, alle quali bisogna aggiungere l’esemplare del Wolfsonian-FIU. -- In pochi anni, dalla remota provincia emiliana, Bot s’impose tra le prime file del gruppo futurista che esponeva nelle principali mostre nazionali e all’estero. Nel 1934 litigò con i vertici del movimento (in particolare con il torinese Fillia, all’epoca principale riferimento per il futurismo artistico) e fuoriuscì, mantenendo comunque intatta fino alla seconda guerra una produzione artistico-editoriale di eccezionale qualità. «La genesi di “Autoritratto futurista”, il primo libro che ne è anche a tutti gli effetti l’esordio, è un tour de force condensato in tre mesi: alla fine del ’28 Bot riceve gli apprezzamenti di Marinetti per il suo “ritratto meccanico” del Duce, apparso sul foglio piacentino “La Scure” in ottobre. Appena nel maggio ’29 esce l’“Autoritratto”. [...] il 13 gennaio 1929 Bot invia a Marinetti un fascicoletto di otto fogli manoscritti, con titolo “Filtrazioni cerebrali di Oswaldo Bot”. Il testo manoscritto è disposto in maniera parolibera a incorniciare disegni stampati in piccolo su carta lucida e applicati ad arte sui fogli: trenta tavole esatte di quello che sarà l’“Autoritratto”, contornate dal relativo testo. Da questo invio [...] prendettero il via rapidissimi contatti tra un Marinetti entusiasta e un Bot che smania di cogliere l’occasione. È poi noto il testo della lettera che Marinetti invia a Bot l’11 maggio ’29: “Caro Bot, ecco la prefazione. Vorrei correggerne la bozza. Mandamela. Te la rimanderò senza tardare. Ti consiglio questi due titoli a scelta: Come mi vedo o Autoritratto futurista”. Il 24 maggio il libro è già pronto, e Bot lo presenta alla Festa del Libro di Piacenza, al Palazzo Gotico» (Futurismo Collezione Mughini, p. 297). -- L’«Autoritratto» — il capolavoro futurista di Bot — è perfetta sintesi della sua arte: 41 parolibere con illustrazioni in bianco e nero che rappresentano stati d’animo (non banalmente «50 illustrazioni», come dice il sottotitolo in copertina), aperte da un punto di domanda e chiuse da un punto esclamativo. La prefazione di Marinetti traccia un percorso del paroliberismo psicologico-introspettivo, dalle «Forze umane» di Benedetta alla «Psicopatografia» di Giordano passando per gli «Stati d’animo» di Steiner, per approdare finalmente a «Barbieri Osvaldo il Terribile»: «[…] in queste sue opere bot, senza preoccupazione di disegno o di colore, racconta col pennello la sia anima impetuosa e sfrenata, l’ossessione dell’indagine precisa lo rende meno sintetico di quel che vorrebbe, tutti i moti del suoi io sono fissati coi rudi contrasti elementari e la potenza rompente di un fiume che imprime ovunque a colpi d’onde maestose la passione e la velocità della sua piena rivoluzionaria […]. Così BOT punta il suo pennello come una mitragliatrice BOT! BOT! BOT! BOT!». -- «Certamente assai singolari risultano le sue “tavole psicopatografiche” pubblicate in “Autoritratto futurista” nel 1929 (che ebbe la prefazione di Marinetti), connesse nella pagina a scritte che ne suggeriscono l’interpretazione, e alcune in certo modo simbolicamente più descrittive, altre risolte in soluzioni più astratte. Ed anche questo è un filone al quale Bot ritornerà nelle 18 Psicografie dell’Affrica, pubblicate a Tripoli nel 1940 e tendenti a soluzioni piuttosto astratte. (Un precedente prossimo, anche se d’un livello certo più rigoroso e al confronto assoluto, è nel lavoro d’un personaggio connesso all’ambito futurista piacentino quale Giuseppe Steiner, che nel 1923 ha pubblicato il volumetto “Stati d’animo disegnati”, nelle edizione futuriste di “Poesia”, Milano; e altri ne pubblicava contemporaneamente a Parma in “Rovente”, probabile suggerimento operativo per Bot […])» (Crispolti, Il caso Bot, in: Osvaldo Bot: opere 1925-1958, cat. della mostra Piacenza 1990). Cammarota, Futurismo, 52.1; Lista, Le livre futuriste, nn. 79-81 p. 39; Gazzola, Bot, pp. 64-70; Id., Oswaldo Bot extra moenia, p. 43; Futurismo Collezione Mughini, n. 3 p. 302; Bot: Futurismi di un giocoliere (Piacenza 2015), pp. 59-61
Edizione originale. CON DEDICA Straordinario esemplare pregiato dalle firme autografe vergate in grande di Fortunato Depero (alla prima carta) e di Filippo Tommaso Marinetti (in calce alla pagina con il suo ritratto): rarissimo così. Appartenuto al «rag. Italo Mirandola», noto collezionista roveretano, come da minuta nota manoscritta sempre alla prima carta. Esemplare nella variante di copertina color rosa stampata in oro e nero (esiste anche in carta da zucchero stampata in blu e nero) in più che buone quando non ottime condizioni di conservazione (scoloritura perimetrale alla copertina, con un contenuto restauro conservativo al dorso e alle cerniere; breve lacerazione senza mancanze al taglio alto di una delle carte patinate, che lambisce appena il testo; non presente la velina semitrasparente muta a proteggere il ritratto di Marinetti). In occasione di un mini-tour marinettiano nel Trentino, patrocinato dall’Istituto fascista di cultura (vd. «Il Brennero» del 3 aprile 1932), Depero si inventò questo «numero unico» che, nelle sue sapienti mani, diventò un vero e proprio libro d’artista. La copertina, realizzata in puro design tipografico, è un capolavoro di razionalismo secondo i canoni più puri della «Neue Typographie» di Jan Tschichold: talmente perfetta che Peter Saville, il celebre grafico della Factory Records, si limitò a trasporla (con una minima variante) a immagine dell’album «Movement» dei New Order (novembre 1981), immortalandola nella “Hall of Fame” del design. Al piatto posteriore, uno dei più bei disegni realizzati da Depero per Campari, a sua volta ripreso dalla stilista Lella Curiel per un foulard prodotto in occasione dell’epocale mostra «Futurismo & Futurismi» a Palazzo Grassi, Venezia 1986. -- All’interno, contenuti d’occasione sono abilmente mescolati a materiali provenienti da altri progetti deperiani, tra cui quella che è forse la più consistente pre-pubblicazione del progettato e mai realizzato libro «New York: Film vissuto» (la bellissima tavola parolibera «Subway» in particolare), tavole e contenuti dal «Numero unico futurista Campari» dell’anno precedente, il grande olio «Squisito al Selz» riprodotto a colori, le opere esposte alla Biennale 1932, alcuni testi teorici (Realtà ed astrazione; Il cinematografo e la pittura dinamica) e tantissimo design di grande qualità, persino nelle ultime pagine meramente pubblicitarie. Accanto a materiali propri, una selezione di artisti (Balla, Prampolini, Fillia, Oriani, i padovani di Dormal e l’architetto De Giorgio, l’enarmonismo di Russolo) e poeti (Maino, Vianelli, Farfa, Gerbino, Escodamè e Marinetti con la grande tavola parolibera «Con Boccioni a Dosso Casina) particolarmente rappresentativi del futurismo a quell’altezza cronologica. Cammarota, Marinetti, 58; Id., Futurismo, 169.5 (con molte inesattezze); Salaris, Riviste, p. 274ss. (che descrive un es. con “pp. [50]” - ma la ns. descrizione è stata riscontrata in diversi esemplari); Lista, Le livre futuriste, p. 59 n. 131 (Subway)
Edizione originale. Ottimo esemplare ben completo della busta originale. Il carrarese Aldo Giuntini (1896-1969), formazione musicale al pianoforte, studi irregolari e prime prove caratterizzate da uno «scolorito linguaggio espressionista» (Saracino, p. 545b), trova infine ispirazione nel Futurismo: a partire dalle prime interessanti prove, i Brani sintetici e le Sintesi musicali per pianoforte (Carrara 1928), fino alla conoscenza diretta con Marinetti, nel 1933. Giuntini diventa il campione dell’«aeromusica» (manifesto pubblicato su «Stile futurista» I,2, agosto 1934) e accompagna il capo del Futurismo in varie serate tra declamazione e musica. -- Il primo disco che vede riuniti Marinetti alla voce e Giuntini al pianoforte è quello delle «Sintesi musicali futuriste», pubblicato nel 1938 ma che raccoglie anche i materiali 1933-34. Marinetti così lo presentava, nell’occasione: «Il Movimento futurista italiano attira l’attenzione del mondo sul grande musicista futurista Aldo Giuntini, creatore della sintesi brevità nella musica. Le sue sintesi musicali futuriste di un minuto ciascuna escludono qualsiasi sviluppo tematico per captare l’essenza pura della musica» — sottolineando la cifra stilistica di Giuntini, abile nel comporre «brevissimi [...] pezzi pianistici (1 minuto di durata) costruiti su aggregati esatonali, percussivamente scanditi e ritmicamente variati con effetti dinamici ripetitivi» (Saracino, p. 545c). -- «Gli eroi musicali della nostra guerra» è il secondo e ultimo disco pubblicato dal duo: le «sintesi musicali» traggono questa volta ispirazione dall’«aeropoema simultaneo» di Marinetti «Canto eroi e macchine della guerra mussoliniana» (Milano 1942), dedicato ai caduti d’Etiopia: Giuntini mette in musica: -Gli eroi Borsini e Ciaravolo affondano col cacciatorpediniere Nullo nel Mar Rosso; -Il mare; -La festa dei motori di guerra; -Accerchiati vincemmo a Passo Uarieu; -Battaglia simultanea di terra, mare, cielo. -- La calda e baritonale voce di Marinetti introduce i brani e, in alcuni pezzi, si inserisce mimando scambi di battute o parti in discorso diretto: memorabile la resa di Vincenzo Ciaravolo che, con appropriato accento di Torre del Greco, urla «Comandante comandante sono l’attendeeente Ciàraaaavolo vengo pure io» (così stampato in Canto eroi e macchine, p. 66). -- Come comprensibile, data la natura effimera del prodotto, i dischi cosiddetti “futuristi” sono rarissimi sul mercato antiquario: non abbiamo notizia di lotti offerti in cataloghi antiquari negli ultimi trent’anni, né di apparizioni in asta. Il disco qui presentato manca dal catalogo online del sistema bibliotecario nazionale, altrimenti detto Iccu, e sia Lombardi che Cammarota concordano nel definirlo, rispettivamente, «raro» e «rarissimo». -- Curioso il macroscopico errore di datazione «1931» nell’enciclopedia di Lombardi. Gli eroi musicali della nostra guerra è da datare al 1942 sia per il riferimento al poema marinettiano, sia per la sigla identificativa «Columbia DQ 3661»; alcuni esemplari, inoltre, recano stampigliato sulla busta un timbretto con data «FEB. 1942». L’errore rimarca tuttavia la condizione ancora provvisoria degli studi sul Futurismo musicale, e in particolare la mancanza di qualsivoglia approfondimento specifico sull’opera di Aldo Giuntini. E. Saracino, Giuntini, Aldo (voce del Dizionario del Futurismo, Firenze 2001, p. 545); D. Cammarota, Filippo Tommaso Marinetti: bibliografia (Milano 2002), n. V.244; D. Cammarota, Futurismo: bibliografia di 500 scrittori italiani (Milano 2006), n. V.241.12; D. Lombardi, Nuova enciclopedia del Futurismo musicale (Milano 2009), p. 131; C. Salaris, Pentagramma elettrico (Pistoia 2009), n. 61; A. Latanza & D. Lombardi, Musica futurista 6: Filippo Tommaso Marinetti declama (compact disc Milano 2010, MM006 Mudima), n. 14
Cartolina autografa firmata, disegnata dall’artista. Cartolina viaggiata, inviata al «FUTURISTA [Luciano] DE NARDIS | VIA GARIBALDI FORLì». Ottime condizioni di conservazione. Giacomo Balla — massimo tra i futuristi — praticò con esiti eccezionali la cosiddetta arte postale. Quasi tutte le cartoline da lui inviate a partire dalla metà degli anni dieci fino a tutti gli anni trenta presentano più di un elemento artistico, e alcune sono delle vere e proprie opere d’arte in miniatura. Numerose sono le cartoline indirizzate a Luciano De Nardis, al secolo Livio Carloni, forlivese che, su magistero di Balla, ebbe una breve carriera artistica fino ai primi anni ’20. Questo esemplare offre notevole composizione di linee nere intersecantisi a disegnare forme geometriche di sapore costruttivista, con il messaggio vergato a pastello rosa, nella tipica scrittura artistica in stampatello tutto maiuscolo, come in sovrimpressione: «CARISSIMO CI SONO | SEMPRE CON TE | PREPARO ESPO | SALUTISSIMI TUO | [in verticale sul lato destro:] BALLA». Il lato dell’indirizzo è vivacizzato dalla scritta cubitale in pastello oro. La mostra a cui si fa riferimento è quasi certamente la personale del 4-31 ottobre 1918 che inaugura la Casa d’arte Bragaglia in Roma.
Cartolina autografa firmata, disegnata dall’artista. Cartolina viaggiata, inviata al «FUTURISTA | - [Luciano] DE NARDIS | Via Garibaldi | FORLì». Ottime condizioni di conservazione. Giacomo Balla — massimo tra i futuristi — praticò con esiti eccezionali la cosiddetta arte postale. Quasi tutte le cartoline da lui inviate a partire dalla metà degli anni dieci fino a tutti gli anni ’30 presentano più di un elemento artistico, mentre alcune di queste sono delle vere e proprie opere d’arte in miniatura. Numerose sono le cartoline indirizzate a Luciano De Nardis, a secolo Livio Carloni, forlivese che, su magistero di Balla, ebbe una breve carriera artistica fino ai primi anni ’20. In questo esemplare l’artista lavora su dei fogli ‘di recupero’, su cui erano già stati tracciati schizzi pittorici e scritte a pastello nero: ritaglia una porzione formato cartolina e lavora al recto e al verso con pennello e tempera di colore rosa: «CARISSIMO DE NARDIS, | AI SENTITO CHE BATTUTA? | LAVORANO ANCORA LE RAZZE | PASSATISTE...! PREPARO | LAVORI PER ESPOSIZIONE FAREMO | INSIEME - CERTAMENTE INAUGU= | RAZIONE PRESIDEREMO - AVANTI | BUON LAVORO SALUTI A TUO FRATELLO | A MAFARKA FAMILIA TANTI A PRATELLA | A TUTTE LE FUTURISTE | TUO BALLA». Sul lato dell’indirizzo, con la stessa tempera rosa Balla aggiunge, in verticale «RIGUARDO TEU [sic] PROMESSE | MI RACCOMANDO DI NON | INCOMODARTI TROPPO | SONO TEMPI DELICATULI». La cartolina, proveniente dalla collezione Conforti di Firenze, è stata pubblicata da Piero Pacini nel 1970 (nel quaderno monografico della «Critica d’arte» di Ragghianti che funge da supplemento agli «Archivi del futurismo»). Pacini data con sicurezza «5 - 11 - 1917», mentre a oggi il timbro postale sembra molto difficilmente leggibile. La mostra cui si riferisce Balla, inoltre, non sembra poter essere «quella del 4-31 ottobre 1918 alla Casa d’arte Bragaglia», visto che si trattò di una personale. De Nardis espone per la prima volta alla mostra nazionale futurista del marzo 1919 a Palazzo Cova di Milano; quindi alla «64a esposizione Giovani futuristi presentati da F.T. Marinetti» nel marzo 1921 sempre presso Bragaglia, dove sono radunati i giovani afferenti al magistero di Balla (NAF I 1921/2). Pacini, “Lettere e documenti” (Critica d’arte 17:11, mag-giu 1970: 8-56), pp. 49-50
Documento autografo originale. Esemplare molto ben conservato, con normali segni del tempo (difetti marginali alle copertine; pagine brunite). Esemplare dell’edizione originale de «Il Guanciale» nell’emissione con copertina arancione e indicazioni «Paris: Mérat & C.ie». Slegata e reimpaginata dall’autore, conservando i due piatti della brossura, per farne copia di lavoro. Bartolini la invia a Spagnoletti scrivendo al frontespizio: «(ne ho qui una copia!) / all’amico / Giacinto Spagnoletti / con gratitudine / per la sua lettera / del gennaio 1950 / Luigi Bartolini». Subito sotto, di pugno di Spagnoletti: «a Vanni Scheiwiller, / “girando” un caro omaggio / con affetto e stima, / Giacinto Spagnoletti / Milano, il 2 · 1 · 54». La copia conserva all’interno solo le pagine relative alle poesie «Parenti», «S. Antonio Abate», «Battesimo della primavera», «Primavera in paese», «Fonte maggiore» (solo la prima strofa più i primi 6 vv. della seconda), «Uccelli in gabbia», «La bella al balcone» (compresa la lettera prefatoria di Marinetti), «Gli angeli incisi». Fittamente postillate con correzioni e ripensamenti manoscritti dell’autore le poesie «Primavera in paese», «Fonte maggiore» e «La bella al balcone». Al recto muto di p. 37 (conclusione della poesia «Battesimo della primavera») applicato un foglio volante sottomisura recante di pugno di Bartolini l’incipit di «Fonte maggiore» (vv. 1-10), pieno di segni correttivi e varianti, e preceduto dalla nota «Per l’almanacco di Strapaese». Il nucleo di poesie selezionate dall’autore rappresenta un primo stadio del lavoro che condurrà alla sezione «Primi versi» di «Pianete» (Vallecchi 1953), la raccolta di poesie del dopoguerra con introduzione di Spagnoletti; in «Pianete» però saranno pubblicate solo: «Parenti», «S. Antonio Abate», «Battesimo della primavera», «Primavera in paese», «Fonte maggiore» – il nocciolo della sezione (che raccoglie in più altre tre poesie non considerate in questa copia di lavoro) – e con solo quattro delle numerose varianti riportate nella nostra copia.
Acquaforte e puntasecca misure: mm foglio 420 x 270 ; lastra mm 75 x 110 Pittore e scultore italiano, geniale protagonista del movimento Futurismo. Dopo aver viaggiato molto per l'Italia, nel 1901 raggiunge Roma dove studia all'Accademia di Belle Arti. Nella capitale, insieme all'artista Gino Severini, frequenta lo studio di Giacomo Balla. Nel 1910 Boccioni firma il Manifesto dei pittori futuristi e La pittura futurista: manifesto tecnico, nei quali si legge: "Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido". Nelle sue opere futuriste egli cerca di rappresentare la città, gli uomini, gli animali nella loro simultaneità, nel loro essere dinamici e cioè cerca di tradurre il movimento e la fusione fra i corpi e lo spazio. Un tema ricorrente in tutta la sua produzione è la rappresentazione della madre nello spazio, sia in pittura che nei disegni e nelle incisioni. Proprio studiando il volto della madre Boccioni passa da una raffigurazione concreta ad una simultanea nello spazio (i disegni del Gabinetto dei disegni del Castello Sforzesco a Milano sono la testimonianza di questo suo passaggio) Il soggetto di quest'opera è proprio lei, la madre dell’artista Cecilia Forlani, osservata da un piano rialzato mentre è intenta a leggere in un interno. Lo spazio intorno è indefinito ma si confonde e si mescola con la figura. Si conosce un disegno risalente al 1909 (Castello Sforzesco, inv. 819 E.9) che per soggetto e per tipo di segno grafico deciso può essere messo in relazione alla presente incisione. Impressione eccellente, dai neri vivaci che marcano l'espressione del volto della donna e imprimono dinamicità alla lastra. Esemplare stampato in seppia come nelle tirature coeve. Stato di conservazione eccellente. Firma non autografa a matita in basso a destra "U. Boccioni" Stato: II/II dopo la riduzione del rame nella parte superiore del rame che elimina i danni visibili sul bordo del rame. Bibliografia: Taylor, 314; Ballo, 38; Bellini (Boccioni), 27.
Edizione originale. Esemplare viaggiato annullo postale e francobollo conservato; lievissime tracce della piegatura in quattro, per il in eccellenti condizioni di conservazione. Rarissimo numero unico pubblicato dalle Edizioni d’Italia, ultima e definitiva forma assunta dal gruppo romano che ha attraversato gli anni ’20 sotto varie forme — dalla «Bilancia» a «2000»/«Atlas» passando per «La Ruota dentata» — per confluire in questa impresa editoriale ad altissimo gradiente di qualità e innovazione. Un solo esemplare è registrato nel censimento ICCU, quello della Biblioteca Estense di Modena; manca completamente a OCLC. Non abbiamo notizia di copie apparse in asta o in cataloghi di vendita (mancava al catalogo monografico dell’Arengario S.B. dedicato a Paladini), e indice sicuro dell’estrema rarità ne sia il fatto che manca del tutto ai repertori specialistici dedicati all’argomento: nemmeno un accenno, una riga, una sparuta menzione nelle note a piè pagina. -- Fondata nel 1931 dal ventiquattrenne Armando Ghelardini, l’editrice si distinse subito per un programma ben definito e modernissimo, che si affidava sul versante grafico alla spiazzante inventiva di Vinicio Paladini: collana ammiraglia era «Gli scrittori moderni», dove uscirono i racconti di Barbaro (L’essenza del can Barbone), lo «Spettacolo con farsa finale» di Ghelardini, il «Tatuaggio» di Talarico, l’«Orologio innamorato» di Diotima (il nome d’arte scelto da Meletta Bontempelli, moglie di Massimo). Ma «l’intero catalogo delle Edizioni d’Italia è degno di nota» — come segnalava recentemente Giampiero Mughini (Una casa romana, p. 211): la collana «Documenti», sorta di docu-fiction ante litteram dove uscirono Alvaro, Bontempelli, Pudovchin, Bardi (studiata in un recente convegno su «Literature as Document: Generic Boundaries in 1930s Western Literature», Leiden 2019); la rivista «Occidente», pubblicata in dodici quaderni zeppi di letteratura e segnalazioni culturali che non passavano sugli altri periodici italiani dell’epoca, e tanti altri progetti minori rimasti allo stadio iniziale (una collana artistica; una collana dedicata al cinema). -- «La Freccia d’argento», il cui nome fa riferimento proprio all’organizzazione editoriale sintetizzata nelle frecce disegnate da Paladini, offre anzitutto uno spaccato imprescindibile sulla progettualità in corso nell’officina editoriale di Ghelardini: nomi come A. Gide, R. Neumann, E. Settanni, S. Norman, W. Bonsels, R. Bonanni, un libro sulla «Volgarità nell’architettura» di Vinicio Paladini, e molto altro che non vide mai la luce, mentre le Edizioni d’Italia chiudevano i battenti nel 1935, un po’ per i fastidi che recavano al regime, molto per ragioni squisitamente economiche. Ma il foglio è prima di tutto un capolavoro artistico di Paladini, che non a caso apre — come già era accaduto nella «Ruota dentata» — con una prima pagina tutta affidata al maestro italo-russo, dominata da un grande ‘fotomontage’ («L’arte neoclassica, sotto il severo sguardo della critica, lotta contro le scuole di avanguardia») e corredata da un manifesto eccezionale, come già rimarcato assolutamente ignoti agli studiosi: «Teoria e pratica del fotomontage», composto nello stile futurista e visionario dell’ex-immaginista. Nel resto del fascicolo fotoritratti di tutti gli autori, alcuni assai scherzosi; anticipazioni dai romanzi; «La crisi del libro non esiste» di Lucio Ridenti; un altro fotomonage di Paladini a p. 3 (Molly e Betty ridono pensando al 1900); ampia rassegna stampa e presentazioni dei titoli imminenti.
Edizione originale. CON DEDICA Straordinaria copia d’associazione, con dedica autografa «a Alberto Viviani | con antica amicizia Carlo Carrà | Forte dei Marmi 25 agosto 936». Viviani, poeta e scrittore toscano, fu uno dei protagonisti della stagione avanguardista fiorentina del caffè “Giubbe Rosse”; nei tardi anni trenta si riavvicinò a Marinetti e al futurismo, diventandone uno dei primi storici e curandone la memoria nel secondo dopoguerra. L’esemplare proviene dall’archivio Perrone Burali, che ha ereditato tra gli altri l’archivio Viviani. Esemplare in più che buone condizioni, quasi ottime: piuttosto fresco, con alcune fioriture alle pagine interne e un restauro perfettamente eseguito a rinforzare il dorso e le cerniere; «8° migliaio» stampato in testa alla quarta di copertina. Libro fondante del primo futurismo, «Guerrapittura» è un riuscito pastiche di: - saggio militante alla maniera futurista, ovverosia quello stile lapidario ed apodittico, violento piuttosto che argomentativo, lanciato da Marinetti nei primi manifesti ed enormemente diffusosi in quel clima interventista che precedette la prima guerra mondiale (clima di cui il libro di Carrà è naturalmente piena espressione). «Guerrapittura», data la lunghezza del testo, ricorda particolarmente da vicino il «Fotodinamismo» di Anton Giulio Bragaglia, pubblicato poco prima (1913); - antologia selezionata delle opere, riprodotte in un apposito inserto su carta patinata comprendente dodici tavole; - raccolta di componimenti paroliberi molto riusciti, elaborata sulla scia dello «Zang tumb tuuum» marinettiano, appena pubblicato (1914). Non c’è quasi pagina che lasci indifferenti. A culmine, in chiusura di volume, sono riproposti due dei più particolari manifesti futuristi: il «Programma politico futurista» stampato in verticale su doppia pagina; la «Sintesi futurista della guerra», stampata su apposito foglio ripiegato. La «Sintesi», straordinario esempio di manifesto parolibero dove l’argomentazione è resa in forma grafica rinunciando all’argomentazione razionale per puntare tutto sull’evidenza pittorico-visiva dei concetti espressi, inventa un topos assai frequentato dalle avanguardie storiche internazionali: quello del cuneo che attacca il cerchio. -- «Guerrapittura» è anzitutto la risposta di Carrà al «Dinamismo plastico» di Umberto Boccioni, voluminoso saggio uscito al principio del 1914, con il quale il capo dei pittori futuristi aveva per primo fissato su carta, e firmato a suo nome, i principi dell’arte futurista. Carrà non l’aveva presa proprio benissimo: « … buona parte delle idee concrete ch’egli ha sull’arte le deve a me … quattro anni fa egli amava più Klimt che Renoir in pittura — amava i preraffaeliti e non capiva affatto i grandi impressionisti e nemmeno i post Matisse e Picasso. Credeva fermamente che Rodin fosse molto più grande di Rosso» (lettera a Gino Severini, 11 marzo 1914). E qualche mese dopo, sempre scrivendo a Severini, il più colto e francese tra i pittori futuristi, Carrà colpiva con maggior precisione: « … il libro di Boccioni … è a mio parere falso nel suo fondamento e superficiale dal punto di vista pittorico … il substrato religioso e filosofico del libro a me ripugna profondamente» (lettera del 3 giugno ’14, cit. come la precedente da Archivi del futurismo, I, p. 317 e 339). Tuttavia, nel febbraio 1914 era uscito un libro destinato a cambiare completamente l’orizzonte del futurismo, un libro con il quale tutti i futuristi avrebbero dovuto confrontarsi: «Zang tumb tuuum» di Marinetti. Con «Guerrapittura,» dunque, Carrà non risponde direttamente a Boccioni; si appropria, invece, di un campo nel quale per il momento solo lui e — non a caso — Severini sono campioni: quello del “quadro parolibero”. «La tipografia insolita delle parole in libertà influenzava anche la pittura … Marinetti intuì subito l’importanza di una simile contaminazione tra scrittura e pittura, e dopo aver visto il disegno di Carrà [Festa patriottica] si affrettò a scrivere a Soffici, raccomandandogli di pubblicare immediatamente l’opera su “Lacerba”: “Ti mando la fotografia del quadro parolibero di Carrà. Ti preghiamo di rimandare magari altri disegni a numeri successivi e di pubblicare questa fotografia, in questo numero (1° agosto). L’urgenza è dovuta al nostro desiderio di stabilire subito che Carrà e Severini sono stati i primi a fare queste fusioni assolutamente originali di dinamismo plastico e di parole in libertà” (21 luglio 1914)» (Salaris, Marinetti editore, p. 184). Oltre il «Dinamismo plastico» di Boccioni, si diceva; non sarà un caso che nella serie enciclopedica dei «Breviari intellettuali» pubblicati dall’Istituto Editoriale Italiano di Umberto Notari subito dopo la Grande Guerra, a cavallo di 1919 e 1920, per quanto riguarda il futurismo quattro saranno i testi presi in considerazione: la raccolta dei «Manifesti del futurismo»; il «Dinamismo plastico»; una selezione di Poesie di Marinetti (da «Zang tumb tuuum» principalmente); «Guerra pittura» (riproposto così, con titolo separato) di Carlo Carrà. «La realizzazione di “Guerrapittura” è durata qualche mese, intrecciata ai giorni in cui più intensa è la discussione sull’intervento dell’Italia in guerra, tra fine 1914 e inizio 1915, mentre si scardina l’equilibrio faticoso dell’avanguardia italiana, tra futuristi e lacerbiani» (F. Rovati, Carrà tra futurismo e metafisica, Milano, Scalpendi, 2011, p. 13). La prima recensione fu quella — negativa — di De Robertis su «La Voce» del 15 aprile 1915, cui seguirà a fine mese quella di Soffici su «Lacerba» (24 aprile). Ma il libro acquistò una eco sempre più ampia con l’avvicinarsi dell’entrata in guerra dell’Italia, a due giorni dalla quale, sull’ultimo numero di «Lacerba» (22 maggio), Ugo Tommei dedicò a Guerrapittura un componimento encomiastico. Nel 1918 il libro era noto e richiesto anche nel circuito dell’avanguardia internazionale: «Natalia Gontcharova […] in 1918 […] wrote to the Futurist poet Francesco Meriano expliticitly asking him to send her Carrà’s book (letter dated Nièvre 28 November 1918, Fondo Meriano, Fondazione Primo Conti). Indeed, Carrà’s “Guerrapittura” became a renowned and successful example of how avant-garde artists engaged with the theme of the war» (Versari, Avant-garde Iconographies of Combat, Annali d’italianistica 33, 2015, p. 193). Cammarota, Futurismo, 88.1; Rovati, Carrà tra futurismo e metafisica, pp. 13-63; Salaris, Marinetti editore, n. 36; Ead., Storia del futurismo (1994), pp. 76-77 (illus.)
Edizione originale. Parziale perdita di qualche lettera appena sotto l’intestazione, in prima pagina, causa rimozione dell’etichetta d’invio; per il resto, uno straordinario esemplare intatto e senza alcuna sofisticazione; rarissimo in queste condizioni. Rarissimo numero primo e unico pubblicato: sole tre copie nel censimento ICCU (Centrale Firenze, BSMC Roma e APICE Milano), cui OCLC aggiunte l’esemplare del MART Rovereto. -- Espressione dell’immaginismo di qualità e intensità inversamente proporzionali all’effimera durata (praticamente il solo anno 1927), l’«immaginismo» italiano — che nulla ha a che vedere con l’imagism poundiano o con l’omonimo -ismo russo — «assumeva in realtà una poetica dell’immaginazione che sembrava ricorrere fino alla messa in scena del subconscio. […] L’immaginismo italiano era di fatto molto più vicino al surrealismo. […] Ed è certamente dal cinema che l’immaginismo italiano traeva la sua linfa più segreta» (Lista, p. 7-s). Animatori principali del movimento furono l’artista Vinicio Paladini e lo scrittore Dino Terra. Paladini veniva da quel crogiolo di avanguardisti e irregolari del principio degli anni ’20 che solo verso la metà del decennio e oltre chiariranno la direzione presa dalla propria parabola artistica; dopo un breve periodo di fiancheggiamento futurista, grazie alle intercessioni di Prampolini (si veda la vicenda legata al manifesto sull’Arte meccanica), Paladini si posizionava a distanza di sicurezza con l’intervento del 1927 «Arte d’avanguardia e futurismo», pubblicato prima sulla «Bilancia» poi in plaquette. Ed è proprio il gruppo gravitante attorno alla rivista romana (mensile ma aperiodico diretto da Umberto Barbaro) che riempirà le fila dell’immaginismo — per scioglierle subito e riformarle altrove. -- Il nome della rivista che fa da altoparlante del movimento, così come il marchio che la illustra (due ingranaggi che s’arrotano), reca precisa memoria dell’origine comunista di Paladini. L’apertura del fascicolo che lancia il movimento immaginista è affidata per intero all’artista russo-romano, che compone una pagina dominata da un incredibile ‘fotomontage’ in bianco e nero, dove sono tutte le suggestioni e i temi cari (un vero e proprio manifesto ‘visivo’ che sarebbe da analizzare con la lente d’ingrandimento); la composizione è incorniciata da un testo composto a slogan, non-sense, testi in all-caps, simboli matematici e maniculae, d’impronta chiaramente dadaista. In seconda pagina comincia il lungo manifesto «Una nuova estetica per un’arte nuova», firmato da Umberto Barbaro, che condivideva con Paladini la fede politica di estrema sinistra: un testo illuminante per capire la posizione del gruppo rispetto alla questione generale del modernismo e dell’avanguardia ma, nello specifico, rispetto al futurismo, da cui in Italia non si può prescindere. In terza pagina una recensione ‘onirica’ dei due libri di Dino Terra, già pubblicati sotto le insegne della «Ruota editrice»: Riflessi (che si fregerà di uno strillo di Marinetti in fascetta) e L’amico dell’angelo, un dramma. Le altre presenze servono a fornire un’indicazione di provenienza e appartenenza (come le poesie di Majakovskij ed Elena Ferrari) oppure sono del tutto episodiche, personaggi minimi raggranellati sul fondo del vivace ambiente romano che sboccerà appieno solo negli anni ’30. Lista, Dal futurismo all’immaginismo, passim; The Oxford Critical and Cultural History of Modernist Magazines, III, p. 580; Salaris, Riviste futuriste, p. 1106-ss; Casetti, Movimento immaginista, p. 65
Stampa fotografica vintage. CON DEDICA Didascalia, firma e luogo autografe dell’artista verso. Interventi manuali recto. Ottime condizioni. Proveniente dall’archivio del futurista B.G. Sanzin. Bello scatto in prospettiva, molto contrastato, su fondo nero, del modellino di una vetrina di negozio di «F o T o». Rarissima: probabilmente esemplare unico. Esposta alla mostra «Ugo Carà: Arte architettura design 1926-1963», Trieste: Museo Revoltella, 26 novembre 2003 - 29 febbraio 2004, curata da Maria Masau Dan e Lorenzo Michelli, con didascalia: «Plastico per negozio di fotografia, 1928». Masau Dan & Michelli, Ugo Carà: Arte architettura design 1926-1963, p. 75
Edizione originale. Ottimo esemplare non sofisticato; da segnalare solo ruggine all’originale pinzatura, che macchia minimamente la cerniera anteriore. In occasione di un mini-tour marinettiano nel Trentino, patrocinato dall’Istituto fascista di cultura (vd. «Il Brennero» del 3 aprile 1932), Depero si inventò questo «numero unico» che, nelle sue sapienti mani, diventò un vero e proprio libro d’artista. La copertina, realizzata in puro design tipografico, è un capolavoro di razionalismo secondo i canoni più puri della «Neue Typographie» di Jan Tschichold: talmente perfetta che Peter Saville, il celebre grafico della Factory Records, si limitò a trasporla (con una minima variante) a immagine dell’album «Movement» dei New Order (novembre 1981), immortalandola nella “Hall of Fame” del design. Al piatto posteriore, uno dei più bei disegni realizzati da Depero per Campari, a sua volta ripreso dalla stilista Lella Curiel per un foulard prodotto in occasione dell’epocale mostra «Futurismo & Futurismi» a Palazzo Grassi, Venezia 1986. -- All’interno, contenuti d’occasione sono abilmente mescolati a materiali provenienti da altri progetti deperiani, tra cui quella che è forse la più consistente pre-pubblicazione di materiali dal progettato e mai realizzato libro «New York: Film vissuto» (la bellissima tavola parolibera «Subway» in particolare), tavole e contenuti dal «Numero unico futurista Campari» dell’anno precedente, il grande olio «Squisito al Selz» riprodotto a colori, le opere esposte alla Biennale 1932, alcuni testi teorici (Realtà ed astrazione; Il cinematografo e la pittura dinamica) e tantissimo design di grande qualità, persino nelle ultime pagine meramente pubblicitarie. Accanto a materiali propri, una selezione di artisti (Balla, Prampolini, Fillia, Oriani, i padovani di Dormal e l’architetto De Giorgio, l’enarmonismo di Russolo) e poeti (Maino, Vianelli, Farfa, Gerbino, Escodamè e Marinetti con la grande tavola parolibera «Con Boccioni a Dosso Casina) particolarmente rappresentativi del futurismo a quell’altezza cronologica. Cammarota, Marinetti, 58; Id., Futurismo, 169.5 (con molte inesattezze); Salaris, Riviste, p. 274ss. (che descrive un es. con “pp. [50]” - ma la ns. descrizione è stata riscontrata in diversi esemplari); Lista, Le livre futuriste, p. 59 n. 131 (Subway)
Edizione originale. Ottimo esemplare. Il menù del primo pranzo futurista, esordio del ristorante Santopalato, prima «taverna futurista», e dell’investimento futurista sul tema culinario, che culminerà l’anno successivo nella pubblicazione del libro di Marinetti e Fillia «La cucina futurista». Edizione fuori commercio in tiratura sconosciuta, presentata e distribuita il giorno stesso dell’evento, in due emissioni: con copertina muta metallica e in brossura semplice spillata, come il presente esemplare. Solo quattro le localizzazioni istituzionali nel mondo (Milano, Apice; Firenze, Kunsthistorisches; Yale e Northwestern negli Stati Uniti). Notevole frontespizio decorato a fotomontaggio da Diulgheroff, cui segue il testo di Marinetti «La cucina futurista» («Contro la pasta asciutta», «Invito alla chimica», «Il carneplastico», «Equatore + Polo Nord»), il menu «Lista del primo pranzo futurista» con i piatti ideati da Fillia, Saladin, Diulgheroff, Prampolini e Mino Rosso, sei tavole pubblicitarie futuriste di bevande e prodotti alimentari in fine. Salaris, Storia, pp. 214-216; Ead., Il futurismo e la pubblicità, pp. 172s.; Echaurren, Futurcollezionismo, pp. 176-178; Cammarota, Marinetti, 154: «Rarissimo»; Nuovi archivi del futurismo I, 1931/7
Edizione originale. CON DEDICA Esemplare 81/225, ben completo dell’autografo dell’autore alla pagina di giustificazione; proveniente dalla storica collezione di Paul Destribats (1926-2017), uno dei più grandi collezionisti d’avanguardia al mondo; in eccellenti condizioni di conservazione, sia il libro che l’astuccio: rarissimo così. Raro libro d’artista tirato in soli 225 esemplari numerati su pregiata carta Olanda vergata (Hollands Van Gelder). Uno dei capolavori formato libro della “scuola di Anversa (Antwerp)”, quella di Jozef Peeters, Michel Seuphor e la rivista «Hect Overzicht» (1921-1925) ma anche del duo Gaston Burssens – Paul Van Ostayen, fortemente influenzata dalla coeva tipografia olandese. Straordinario esempio di sperimentazione tipografica, uno dei primi a impiegare assai felicemente la tecnica della stampa in sotto-impressione: ciascuna pagina è impreziosita da una parola o uno slogan appositamente disegnato e inciso in linoleum monocolore, a piena o addirittura doppia pagina, con stili che spaziano dal costruttivismo al liberty olandese. «The book was conceived primarily to be enjoyed visually with its beautiful pages that created a dual level of writing: over the verses printed in black ink are set names or words, composed of block capitals in an exuberant variety of colours. The construction of the letters is highly sophisticated, original and inventive, but always under the influence of the free and expressive typography codified and praticed by the Futurists [...]» (Salaris). -- Nel poema, il poeta belga Gaston Burssens — «one of the most idiosyncratic poets the Dutch-speaking region has ever known» (De Ridder) — «played all the keys of contemporary civilization with its discoveries and its myths: from electricity to telephone, from the telegraph to the jazz band, passing through Chaplin, Rosa Luxemburg, Dadaism and Futurism» (Salaris). Salaris, Futurismi nel mondo, pp. 74-79; The Avant-Garde Applied (Madrid 2012), p. 370 n. L384; De Ridder (ed.), Burssens: Alles is mogelijk in een gedicht (2005)
Disegno originale in matita, con titolo, data e sigla autografe. Ottime condizioni. Schizzo a matita per progetto celebrativo dei 36 anni della casa editrice De Agostini di Novara, con la quale l’artista aveva lavorato l’anno precedente in occasione dei «Dopolavoro aziendali». Timbro a secco di autentica del Museo Depero. Proveniente da collezione De Grassi, Gorizia.
Cartolina postale viaggiata, autografa firmata, datata 18 gennaio 1917 - Milano, inviata a Angelo Rognoni - Pavia. 91x139 mm, (scritto recto e verso). Manoscritto a matita viola e penna nera su cartoncino con intestazione “Cartolina postale“. Al recto, a penna rossa ed acquarello, la stilizzazione del «Pugno di Boccioni». “[...] T’invio anzitutto il mio indirizzo Via S. Giovanni sul Muro 3. Qua nulla di nuovo. Esposizione riuscita bene [...]. Attendo tua rivista prima di mandarvi articoli per vedere quali caratteri ha. Qua nulla di nuovo - (e due) - Marinetti partito per il fronte lasciando a noi l’incarico di pugnare coi fetenti passatisti. [...] ricevi un abbraccio dall’amico Futurismorpurgo [...]“. Cartolina inviata da Morpurgo durante il breve soggiorno milanese, poco prima di arruolarsi come volontario nel 1917 per poi, alla fine della Grande Guerra, tornare in Egitto dalla famiglia e proseguire gli studi da avvocato. La cartolina è riprodotta in Lista, Les Futuristes, p. 16 dove erroneamente si attribuisce a Dessy. Fori di classificatore al margine sinistro. Francobollo conservato. Ottimo stato.
Edizione originale. CON DEDICA Ottimo esemplare, eccezionalmente pulito all’interno e ben conservato anche alla copertina (uniforme brunitura; dorso rinforzato con supporto in carta simile; piccole mancanze a testa e piede) e pregiato da bella dedica autografa dell’autore vergata in grande alla terza pagina: «a G. Perinello | con affetto | Aldo Palazzeschi | Firenze 31 Dicembre 1913». Si tratta probabilmente del compositore Carlo Perinello (1877-1942), che nel 1939 musicò «Tre canzoni su parole di Aldo Palazzeschi». «Caro collega, ho ricevuto con vivissimo piacere i vostri poemi, e, guidato da un infallibile istinto, ne ho intrapresa immediatamente una lettura attentissima. | I vostri poemi mi hanno vivissimamente interessato per tutto ciò che rivelano in voi di non ancora espresso e di sicuramente originale. Vi è — nel vostro volume — [...] un odio formidabile per tutti i sentieri battuti, e uno sforzo, talvolta riuscitissimo, per rivelare in modo assolutamente nuovo un’anima indubbiamente nuova». Così Marinetti, al principio del 1909 (il curatore del carteggio data presuntivamente a maggio), risponde all’invio dei «Poemi» da parte di Palazzeschi: stampato in sole 250 copie a spese dell’autore, sotto le cure fittizie del «Cesare Blanc» che era poi il nome del suo gatto, rappresenta di fatto la raccolta d’inaugurazione della stagione futurista dell’autore, arruolato definitivamente nell’ottobre dello stesso anno e da lì fino al 1914 colonna portante del gruppo dei ‘poeti futuristi’. Impaginato con gusto preraffaelita, ricorda moltissimo nel formato e nella concezione l’opera prima, quei «Cavalli bianchi» tirati in sole cento copie e così acerbi sotto il profilo poetico. Nei «Poemi», invece, c’è già un Palazzeschi piuttosto maturo, apprezzato, tra gli altri, da Marino Moretti («Ci sono delle poesie in questo libro per le quali io vado pazzo addirittura», ) e Corrado Govoni, la cui poetica è mirabilmente sintetizzata nel componimento d’apertura «Chi sono?» (uno dei più antologizzati della storia della letteratura italiana del Novecento): l’autore nega di essere poeta mentre pubblica una raccolta di «Poemi»; nega di essere pittore mentre illustra la suddetta raccolta con un suo disegno; conclude dunque col saltimbanco, aprendo la strada che culminerà nel manifesto futurista del «Controdolore». -- «Sulla copertina naïve, disegnata dallo stesso Palazzeschi, si accampano come in un libro di fiabe tutti gli oggetti del suo surreale repertorio poetico» (Dal Vate al Saltimbanco, p. 187). Echaurren, Futurcollezionismo, p. 21-ss; Gambetti, Preziosi del Novecento, p. 35; Dal Vate al Saltimbanco, p. 187-90 n. 209
Edizione originale. Esemplare genuino in più che buone condizioni di conservazione (copertina brunita, particolarmente ai bordi, e con lievi fioriture ai piatti; piccola mancanza alla testa del dorso, peraltro muto; interno pulito con scuriture in prossimità del margine interno, dovute al naturale invecchiamento della colla editoriale in corrispondenza dell’attaccatura delle tavole ripiegate). Libro molto raro: solo due le localizzazioni istituzionali in Italia secondo il censimento ICCU (Fondazione Primo Conti e Nazionale centrale di Roma), con OCLC che ne aggiunge tre, tutte in importanti biblioteche americane (Harvard, Northwestern, Getty). Straordinaria raccolta di parolibere di grande sperimentalismo tipografico, quattro delle quali in grande formato su tavole ripiegate, con «Deretani di case» che misura ben 605 x 450 mm. L’autore, Vincenzo Fani Ciotti detto «Volt» (1888-1927), proveniva dagli ambienti dell’aristocrazia romana. Ventenne, si batté tra le fila del nascente movimento nazionalista; contrasse la tubercolosi, e durante il soggiorno-cura a Viareggio incontrò Marinetti: risultato ne è la raccolta degli Archi voltaici, «giovanilistica e goliardica, piena di slogan ed annunci del tutto gratuiti … uno dei più begli esempi della tipografia futurista» (Salaris, Marinetti editore). Dopo la guerra e fino alla prematura morte, progressivamente bloccato in casa e quindi a letto, non cessò l’attività pubblicistica, espletatasi nel romanzo fantascientifico-visionario futurista «La fine del mondo» (1921) e soprattutto in una serie di articoli su organi militanti della destra diciannovista («La testa di ferro», «I nemici d’Italia», «La conquista dello Stato», «L’Impero»); nell’alveo del futurismo, sulle colonne di «Italia futurista» e «Roma futurista», Volt espresse non banali posizioni teoriche, soprattutto in merito all’architettura. Cammarota, Futurismo, 491.1; Fanelli e Godoli, Il futurismo e la grafica, p. 55 - pictures 19-21; Salaris, Marinetti editore, pp. 207; Della Casa, Volt futurista (in: Studi storici 2021 n. 2, pp. 495-525).
formato 31X24,5. Brossura editoriale pagine 56. EDIZIONE ORIGINALE. Leggeri segni del tempo al piatto di copertina. Piccolissima mancanza all angolo destro di 2 millimetri. MOLTO RARO. In buono stato di conservazione come questo esemplare. Un capolavoro del Futurismo , invenzioni espresse con figurazioni, paroliberismo, rarefazioni poetiche
Bella raccolta di Lacerba. Ril in mezza tela. Completo anno 1913. Completo anno 1915. Anno 1914 dal n.16 al n. 23. Nel n. 21 e' presente il rarissimo manifestino sul Referendum. futurismo futurism marinetti papini campana boccioni carra lacerba
Edizione originale. CON DEDICA Straordinario esemplare pregiato dalla dedica autografa del curatore, Bruno G. Sanzin, «Ad Antonella Bragaglia», ovvero la curatrice della memoria storica del «fotodinamismo» di A.G. Bragaglia nel secondo Novecento. La dedica è datata «luglio 1971»: la dottoressa Bragaglia aveva curato l’anno precedente l’edizione critica moderna proprio del «Fotodinamismo», pubblicata per i tipi dell’«Einaudi Letteratura». In ottime condizioni di conservazione. Bellissimo catalogo della mostra organizzata da Bruno G. Sanzin nella prima metà dell’aprile 1932 all'Esposizione permanente del Sindacato delle Belle Arti. Celebre la copertina con tre fori circolari a dimensione scalare, praticati lungo la diagonale del piatto anteriore. Introduzione del curatore segue il «Manifesto della fotografia futurista» (Marinetti e Tato) stampato su doppia pagina nello stesso stile grafico in cui — contemporaneamente, si presume — viene diffuso anche in velina leggerissima sciolta. Partecipano: Bertieri, Boccardi, Arturo Bragaglia, Demaninis, Farfa, Gramaglia, Fosco Maraini, Parisio, Pirrone, Pocarini, Tato, Wanda Wuz. Importante sezione di «ceramiche futuriste», con lavori di Mario Anselmo, Tullio D’Albisola, Farfa e Alf Gaudenzi, tutti prodotti dalla fornace di Mazzotti. Dieci riproduzioni di opere: Tato (Ritratto dinamico di F.T. Marinetti; Pastore e somarello), Parisio (Anno X a Napoli), Demaninis (Sintesi area di Trieste; Ritratto di B.G. Sanzin), A. Bragaglia (Fumatore), Guarneri (Madonna con bambino), Boccardi (Pane quotidiano), D’Albisola (Ritratto di bimba quindicenne). Oltre alle illustrazioni, alcune belle pagine di réclame disegnate tra gli altri da Marcello Claris. Nuovi archivi del futurismo, I, 1932/7; Scudiero - Rebeschini, Il futurismo veneto, p. 28; Lista, Futurismo e fotografia, p. 283; Salaris, Storia del futurismo, p. 213
Edizione originale. Eccezionale esemplare: la copia del critico letterario Carlo Cordiè, pregiata dalla dedica autografa dell’autore «in segno di stima e di affettuosa amicizia | F. Bellonzi | 24 novembre IX°» vergata in grande alla prima carta bianca; il critico appone alcuni discreti marginalia e segni d’attenzione al testo, soprattutto alla prefazione di Marinetti. Restauri professionali al dorso muto e alle unghiature della copertina, per il resto un ottimo esemplare, completo di tutte le carte (il libro ha una paginazione complicata che lo rende difficile da collazionare, come abbiamo personalmente riscontrato su alcune copie complete presenti in importanti collezioni). Raro libro d’artista impaginato con gusto francese attorno agli splendidi quadri di Acquaviva: dodici «disegni sintetici» a copertina di altrettanti componimenti versoliberi, un frontespizio tricolore decorato in verde e rosso e il bellissimo legno che orna la copertina. L’artista ligure sviluppa un raffinato stile personale, di eccezionale rigore e pulizia formale, che sintetizza in maniera assai personale la lezione di Balla, Depero e Prampolini (si ricordi almeno il lavoro di Prampolini per la Mascherata degli impotenti). -- Le poesie versolibere avanguardiste di Fortunato Bellonzi sono state accolte nella fondamentale antologia dei «Poeti del futurismo» curata da Glauco Viazzi nel 1978 (precedute da un interessante saggio che ne approfondisce le specifiche), così come la lunga prefazione programmatica di Marinetti figura in primo piano tra i «Collaudi futuristi» raccolti dallo stesso studioso nel 1977: il capo del futurismo approfitta del libro di Bellonzi per fare il punto sul movimento nel 1930, riprendendo la teoria del futurismo come nome dell’avanguardia internazionale; passa poi poi ad analizzare nel dettaglio la lirica bellonziana, fornendo infratesto per esteso altri sei componimenti dell’autore. -- «I primi anni ’30 sono gli anni della piena ribalta futurista di Giovanni Acquaviva, con le sue tavole bianco-nere bidimensionali, geometriche, sintetiche, allungate ed inclinate in prospettive di ascendenza addirittura liberty, oppure risolte in precise e voluttuose curve che guardano Balla e Depero. Di grande impatto e felicità espressiva è la tavola in copertina della placchetta “A Sant’Elia” di Fortunato Bellonzi (1930), realizzata in xilografia, dove curve e linee convivono in un’intensa composizione che combina diverse suggestioni. Lo stesso stile, ma affidato al disegno a china, lo si ritrova nelle numerose tavole che adornano la raccolta poetica “Le studentesche”, pubblicata sempre nel 1931 dallo stesso Bellonzi» (I futuristi e l’incisione, p. 94). Cammarota, Futurismo, 31.4; Viazzi, Marinetti: collaudi futuristi (Napoli 1977), pp. 63-ss e 286; Id., I Poeti del futurismo (Milano 1978), p. 577-ss.