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ill., br. "Nel dicembre del 1930 una voce alla radio scosse le coscienze degli italiani: 'Abbasso la pastasciutta!', tuonò Filippo Tommaso Marinetti, il fondatore del futurismo. Nel 1913 con il 'Manifesto della cucina futurista' Marinetti, assieme allo chef Jules Maincave, si pose l'obiettivo di rivoluzionare la gastronomia in nome della sperimentazione non convenzionale delle vivande volendo creare una cucina rallegrante, ottimista, dinamica e agilizzante. L'obiettivo dei cuochi futuristi era far dimenticare l'avido mangiatore di pastasciutta perorando l'avvento delle vivande sintetiche e la diffusione per mezzo della radio di 'onde nutrienti'. I piatti e le vivande si trasformarono in tavolozze di colori, e le forchette furono abolite per favorire 'degustazioni e piaceri tattili prelabiali'. Il ristorante futurista Taverna Santopalato aveva le pareti ricoperte di lastre di alluminio e l'ambiente era intriso con acqua di Colonia spruzzata da camerieri armati di vaporizzatori, mentre il rombo del motore a scoppio di un aeroplano fungeva da sottofondo musicale. Chi partecipava agli aerobanchetti dell'avanguardia futurista diventava l'elemento vitale di un momento unico e sorprendente, mai vissuto prima. Così Marinetti e i cuochi del movimento futurista dimostrarono come la cucina fosse uno spettacolare laboratorio di partecipazione attiva ed emotiva alla fusione creativa dell'Arte con la vita." (Guido Andrea Pautasso)
Note: In 8°, br. edit . (lievi tracce d'uso), pp. 178,(6), con ill. b.n. f.t.; buon es.. Editore: Impronta - Milano. 1959
Roma, Edizioni Sigma-Tau, 1963, in-4 quadrato, br. editoriale (piccole mancanze restaurate al dorso), copertina anteriore illustrata con parole in libertà, pp. [44]. Con 160 riproduzioni in b.n. di piccolo formato di opere di Boccioni e Balla. In appendice le didascalie descrittive. Apre il volume il "Manifesto dei pittori futuristi". Il titolo è desunto dal dorso.
Roma, 1953, un fascicolo in-8, br. edit., pp. numerate da 19 a 23. Numero dedicato a Gino Severini, con una sua illustrazione in copertina e una tavola f.t., allegata sciolta, che riproduce un suo disegno.
Firenze, Libreria della Voce, 1916, un fascicolo in-8, br. editoriale, pp. numerate da 65 a 127, [1]. Dall'indice: G. Papini "I gioveni", A. Savinio "La realtà dorata", G. Prezzolini "Pennadoro (Scipio Slataper)", A. Onofri "Myricae", P. Pancrazi "D'Annunzio senza coraggio", A. Soffici "Principi d'una estetica futurista". Lievi tracce d'uso.
Cortina d'Ampezzo, Galleria Falsetti, 1975, in-8, br. pp. 31. Con 29 tavole e bibliografia.
Torino, Galleria d'Arte Narciso, 1976, in-16, br. edit., pp. [34] + 44 ill. su tavv. f.t. "Omaggio al poeta F.T. Marinetti".
In bross. edit. Premessa di Francesco Flora - I futuristi - Prisma di Buzzi (Bay Bielli Bonardi Casati Colantuoni Dolci Fiumi Gallini Guicciardi Mariano Medici Momigliano Morini Nebbia Ramperti Ravasio Titta Rosa Vergani Viganò Villaroel Viviani) e Testimonianze di scrittori, critici, pittori, musicisti, poeti contamporanei. In occasione del secondo anniversario della morte. Milano XVIII febbraio 1958. Questa edizione è curata da alcuni amici milanesi di Paolo Buzzi, e da essi affidata per la stampa a Terenzio Grandi dell'Impronta. numero pagine: 179 formato: 15.5x21 stato conservazione: Buono, rare fioriture
Seconda edizione. Un volume in 16mo di 175 pagine. Brossura editoriale. Ottime condizioni. La proposta bibliografica di Falqui viene divisa in sei capitoli: uno di questi è dedicato al Futurismo.
201160698Hazan 2011 In-8 broché 22,8 cm sur 15,4. 176 pages. Très bon état d’occasion.
Marinetti, Filippo Tommaso Taccuini : 1915-1921. Bologna, Il Mulino 1987 italian, 635 CLL33Copertina rigida,a cura di A. Bertoni, volume in ottime condizioni, copertina in condizioni eccellenti, interno come nuovo,635 pagine circacopertina come da foto
Casatenovo Brianza, Vismara Terapeutici, 1960, in-4, cartonatura edit. con ill. a colori applicata sulla copertina anteriore, pp. [8], 26. Con illustrazioni a colori applicate su tavole f.t.
Buenos Aires, "Ars" - Revista de Arte, 1948 (Ano VII - N° 38), in-4, br., pp. (7 su 24 complessive). Con 7 tavole in b.n. applicate e 1 a colori in copertina.
Verzuolo, Cartiere Burgo, [c. 1938], quaderno in-8 piccolo, br. edit., cop. ant. illustrata con una scena religiosa, pp. [12]. Il quaderno è compilato con appunti di geometria piana. Buone condizioni.
Verzuolo, Cartiere Burgo, [c. 1938], quaderno in-8 piccolo, br. edit., cop. ant. illustrata con una scena religiosa, pp. [56]. Il quaderno è compilato con appunti di matematica. Buone condizioni.
Milano, 1966, in-4, br., pp. 55. Con 28 fra ill. e tavv. a col., 30 in b.n., biografia e bibliografia.
br. "Nel dicembre del 1930 una voce alla radio scosse le coscienze degli italiani: 'Abbasso la pastasciutta!', tuonò Filippo Tommaso Marinetti, il fondatore del futurismo. Nel 1913 con il 'Manifesto della cucina futurista' Marinetti, assieme allo chef Jules Maincave, si pose l'obiettivo di rivoluzionare la gastronomia in nome della sperimentazione non convenzionale delle vivande volendo creare una cucina rallegrante, ottimista, dinamica e agilizzante. L'obiettivo dei cuochi futuristi era far dimenticare l'avido mangiatore di pastasciutta perorando l'avvento delle vivande sintetiche e la diffusione per mezzo della radio di 'onde nutrienti'. I piatti e le vivande si trasformarono in tavolozze di colori, e le forchette furono abolite per favorire 'degustazioni e piaceri tattili prelabiali'. Il ristorante futurista Taverna Santopalato aveva le pareti ricoperte di lastre di alluminio e l'ambiente era intriso con acqua di Colonia spruzzata da camerieri armati di vaporizzatori, mentre il rombo del motore a scoppio di un aeroplano fungeva da sottofondo musicale. Chi partecipava agli aerobanchetti dell'avanguardia futurista diventava l'elemento vitale di un momento unico e sorprendente, mai vissuto prima. Così Marinetti e i cuochi del movimento futurista dimostrarono come la cucina fosse uno spettacolare laboratorio di partecipazione attiva ed emotiva alla fusione creativa dell'Arte con la vita." (Guido Andrea Pautasso)
In 8° quadro, legatura t.tela edit., sovracop. fig. col., pp. 167 con tavv. f.t. Manca il disco con la lettura di Ernesto Calindri di 8 poesie. Piccoli segni d'uso alla sovr.
br. "È questo un testo capitale nella storia delle avanguardie artistiche del Novecento. È un testo che si pone con una propria fisionomia accanto a quelli di Kandinsky, Malevi?, Mondrian. Il senso generale che se ne può enucleare è quello, nello sfacelo dei valori ottocenteschi degenerati, alla cui rovina Boccioni stesso collaborò come ogni altro artista d'avanguardia, di un artista che ha saputo intuire il pericolo del frammentismo impressionistico da una parte e dell'arabesco della pittura pura dall'altra. Per questo il suo sforzo creativo e teorico ha coinciso con la ricerca di un centro che sostituisse il crollo dei vecchi valori con una concezione unitaria che rinsanguasse con un contenuto nuovo il puro plasticismo. Nel suo pensiero lo «stato d'animo plastico», rimedio al rischio di «perdersi nell'astrazione», doveva essere proprio questo centro: «Il riassunto definitivo di tutte le ricerche plastiche ed espressionistiche». Non solo quindi una sintesi dei valori formali divisionisti e cubisti, ma anche dei valori emozionali: «È l'emozione» egli scrive «che dà la misura, frena l'analisi, legittima l'arbitrio e crea il dinamismo». Come si vede siamo assai lontani da quell'«estetica della macchina» ch'era stata enunciata da Marinetti. La tendenza di Boccioni era più ricca e complessa. L'elemento alogico, intuizionistico di Boccioni, nelle sue opere più tipiche, si rivela come una sorta di ebbrezza drammatica che rompe i limiti angusti di una concezione positivistica, pur mantenendo un corposo rapporto con la realtà. Oltre le sue contraddizioni, in Boccioni era soprattutto viva l'urgenza di essere un artista presente nell'ansioso dramma della vita moderna, non in maniera esterna, estemporanea, ma come un lievito attivo. Questo era il modo per essere dentro la realtà in atto, un modo che poneva nuovi e più ardui problemi d'espressione. Ma questo, caduta ogni altra circostanza negativa, è appunto il nucleo più autentico e fruttuoso del primo Futurismo, che in Boccioni ha avuto senz'altro il suo esponente più alto." (Dallo scritto di Mario De Micheli)
br. "«Moda futurista» non si limita ad una ricostruzione storica della moda del futurismo, a raccontare o descrivere avvenimenti ed episodi collegati alle ardite creazioni sartoriali dell'avanguardia marinettiana. Attraverso la collazione a livello cronologico di manifesti teorici, di proclami, delle stroncature e di testi anche erotici e pruriginosi legati al vestiario futurista, affronta l'analisi del linguaggio letterario e comportamentale fondato su modelli e prototipi di abiti creati esclusivamente da stilisti e da artisti futuristi prestati al mondo della moda. Questa ricerca non verte né sull'aspetto decorativo dell'abito futurista, né sul suo linguaggio, e quindi sulle tendenze dello stile futurista, bensì sulla traduzione dell'uno nell'altro e viceversa, con il riconoscimento del fenomeno della moda del futurismo quale efficace sistema di significazione: un sistema di senso entro cui si producono le raffigurazioni culturali ed estetiche del corpo rivestito secondo i princìpi creativi del futurismo. L'abito futurista è descritto nei suoi dettagli artistici, tecnici e sartoriali, analizzato nel suo contesto e studiato per il suo potere di significazione simbolica, sociale, ideologica, creativa e al tempo stesso erotica. Per questo il vestito futurista è letto e interpretato in qualità di eccezionale strumento di comunicazione, di habitus, di dress code e di objet d'art diventato, al tempo stesso, uno speciale oggetto d'uso quotidiano." (Guido Andrea Pautasso)
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. VOLUME MAI SFOGLIATO, LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA: LIEVE BRUNITURA. I saggi proposti in questo libro intendono riformulare le ragioni che animano la scrittura del giovane Palazzeschi. Oggetto di analisi sono essenzialmente l’esordio poetico (I cavalli bianchi) e le prime due prove narrative (I riflessi e Il codice Perelà) e, più in particolare, la rilevanza cruciale che in questi testi, verificati nelle loro edizioni originarie, assumono il tema e le figurazioni dello sguardo. L’ottica palazzeschiana è interpretata nei termini di un nichilismo "postumo", non patetico né eroico, che attiva sulle rovine del senso il ludico smantellamento di ogni identità lirica e psicologica. La svalorizzazione congiunta della luttuosa passività dei crepuscolari e del volontaristico presenzialismo dei futuristi istituisce un soggetto di fumo, consapevolmente depotenziato, "leggero", svincolato da ogni fondamento e referenzialità, aperto ad una continua e paradossale mobilità di posizioni prospettiche. Descrizione bibliografica Titolo: L'occhio narrante. Tre studi sul primo Palazzeschi Autore: Antonio Saccone Editore: Napoli: Liguori, 1987 Lunghezza: 132 pagine; 21 cm ISBN: 8820715287, 9788820715281 Collana: Volume 16 di Biblioteca. Letterature Soggetti: Critica letteraria, Linguistica, Filologia, Lingua, Letteratura italiana moderna e contemporanea, Studi critici, Futurismo, Opere, Biografie, Aldo Pietro Vincenzo Giurlani, Novecento, Poesia Fascismo, Poetica, Epistolari, Narrativa, Bibliografia, Saggi, Crepuscolarismo, stile liberty, Gabriele D'Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, Verso libero, Il codice di Perelà, Prezzolini, Ardengo Soffici, Marino Moretti, Giovanni Papini, Sergio Corazzini, Scrittori italiani del XX secolo, Fantasy, Fantascienza, Il libro (uscito nella collana "Letterature" diretta da Giancarlo Mazzacurati) tratta, nel primo capitolo, dell'esordio poetico di Palazzeschi (la raccolta "Cavalli bianchi" del 1905); nel secondo del suo esordio narrativo (il romanzo: "riflessi" del 1908, poi intitolato nelle edizioni successive "Allegoria di novembre", definito dallo stesso Palazzeschi "il mio romanzo liberty"); nel terzo, del "Codice di Perela", definito "favola aerea" dallo scrittore che lo concepì e in gran parte compose già all'epoca della pubblicazione di "riflessi") e della raccolta poetica l'"Incendiario" (1910): espressioni queste ultime, l'una in prosa, l'altra in versi, di quella "poetica del divertimento", di quella "estetica da clown" che, come sostiene Saccone, caratterizza, anche se in forme espressive diverse, fin dagli esordi, l'intera produzione palazzeschiana. L'A. mette infatti giustamente in evidenza la necessità di riconoscere già nelle prime opere una unità di ispirazione sotto il segno dell'ironico disincanto e di "incrinare con forza alcune pigre ipotesi ancora resistenti: in particolare quella che individua una primissima fase palazzeschiana, inscritta sotto il segno del tragico (...) e una successiva fase di esorcizzante, giocoso distanziamento" (p. 13). Nel corso dei tre saggi l'A. mette poi in luce procedimenti e tecniche espressive utilizzate dallo scrittore in modo accorto e raffinato, in parte anche legate al movimento futurista, che contraddicono l'impressione di "na'vete" finora frequentemente ma inopportunamente sottolineata dai critici a proposito di questa prima e interessante stagione palazzeschiana.
24 cm, brossura illustrata; pp. 367; numerose illustrazioni a colori e in nero nel testo; minime tracce d'uso alla copertina
"Giornale settimanale, "Che dicono, che fanno - Marinetti" in "L'Italia Letteraria" settimanale di lettere, scienze e arti anno I - numero 1 Roma, 7 aprile 1929 Roma 1929, cm 58,5x42,5, pp. 8 con qualche ill. in b/n, esemplare a fogli sciolti. Numero completo. Condizioni di conservazione Buone condizioni con tracce d'uso, pieghe di conservazione, leggeri accenni di ingiallimento dovuti al tipo di carta, alla parte centrale una lieve ombra di gora di vecchia umidità, che non compromette la lettura del testo. Qualche minima brunitura. All'incrocio delle pieghe della prima pagina una minuscola mancanza. A pagina 2 l'articolo sopra indicato, a firma Bebé, Cadum e corredato da una piccola illustrazione in bianco e nero di Giacomo Balla. Il testo verte sul maggio parigino e sulla partecipazione dei futuristi alle rassegne artistiche, letterarie, teatrali, musicali tenutesi nella capitale francese. Completo. SC03.D18473 N F "
1996ART555550322Paris, Paris-Musées / Italie, Rovereto, Musée d'Art moderne et contemporain de Trente et Rovereto, 1996, 24 x 28, 152 pages cousues sous couverture rempliée illustrée. Iconographie noir & blanc et couleurs. Catalogue publié à l'occasion de l'exposition au Pavillon des Arts à Paris du 15 mars au 2 juin 1996.