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br. "Il gioco della vita e come giocarlo" è un libro di auto-aiuto di Florence Scovel Shinn, pubblicato nel 1925 il cui messaggio è tuttora valido e di enorme aiuto. L'approccio di Florence Scovel Shinn al Nuovo Pensiero è pratico e tenta di portare le idee metafisiche con i piedi per terra per la gente comune. Alcune delle idee discusse nel libro sono: La legge dell'aspettativa; Il potere delle parole; Il modello divino e l'intuizione; La Legge di Sostituzione; La Legge del Karma; La Legge della Non Resistenza; La Legge del Perdono; la legge sull'uso; e, La legge dell'amore.
br. Il "Potere della parola parlata" vi aiuterà a fare i cambiamenti positivi che avete sempre voluto fare. Florence Scovel Shinn aveva la capacità di spiegare i suoi principi di successo e come funzionano in uno stile divertente e facile da leggere. Condividendo storie di vita reale, illustra come gli atteggiamenti positivi e le affermazioni riescono invariabilmente a rendere una persona vincente nella vita, in grado di controllare le condizioni della vita e rilasciare abbondanza attraverso la conoscenza della legge spirituale.
br. L'opera contiene due conferenze tenute da Whitehead all'Università di Chicago nel 1933. In quest'epoca egli aveva già elaborato compiutamente la sua concezione filosofica e aveva già pubblicato le sue opere più importanti. Così nel presente scritto ci da un rapido schizzo dell'intero sistema, riassumendo nella prima parte la sua critica del materialismo e nella seconda le sue vedute positive. L'argomento è trattato in forma quasi divulgativa, in modo che la trattazione può costituire una facile introduzione alle opere maggiori di Whitehead, che sono molto più oscure e difficili. Naturalmente non ci si può attendere qui un'esposizione adeguata del pensiero dell'autore: alcuni aspetti della sua filosofia vengono omessi; e importanti dottrine il cui sviluppo occupa altrove interi volumi vengono qui indicate in poche righe. Una conoscenza meno inadeguata richiederebbe la lettura di alcune almeno tra le opere fondamentali: lo studioso potrebbe ad esempio cominciare con "Il concetto della natura" e "La scienza e il mondo moderno" (entrambe tradotte in italiano) per passare quindi a "Process and reality" che resta l'opera capitale dell'autore.
ill., br. Durante la Seconda guerra mondiale, Bletchley Park fu il più importante centro di crittoanalisi del Regno Unito, e fu qui che Alan Turing svelò i codici della macchina cifratrice tedesca "Enigma", contribuendo a decidere le sorti del conflitto. Sulla scia dei grandi codebreakers del passato, oggi il Bletchley Park Trust propone una nuova, straordinaria collana di volumi con i quali potrete mettere alla prova le vostre abilità logiche e deduttive. Accettate la sfida, e scoprite se in tempo di guerra sareste stati arruolati tra gli analisti e i decifratori di Bletchley Park!
brossura Bellezza, magrezza, forza, efficienza, giovinezza: sono i valori di una nuova "religione" del corpo che è all'origine del dilagare di palestre e centri estetici, del successo della chirurgia plastica, del fiorire di riviste dedicate alla bellezza. Un fenomeno che ha ripercussioni profonde sul modo di relazionarci con il nostro corpo e con gli altri. L'Autore intende offrire uno strumento divulgativo per comprendere i linguaggi e le problematiche del corpo. Nella 1a parte viene tracciata l'evoluzione storica e sociale del corpo nella realtà italiana, con particolare riferimento al bisogno elementare del nutrimento e del sostentamento. Nella 2a parte si analizza l'aspetto fenomenologico del corpo con l'analisi dei significati più profondi fino ad arrivare ad individuare nel corpo la sede dell'io, del tu e del dialogo fra i due. Nella 3a parte si indicano i bisogni individuali della persona, con particolare attenzione al linguaggio del corpo e alle problematiche più evidenti (piercing e tatuaggi; chirurgia plastica ed estetica, e dismorofobia; culturismo; anoressia e bulimia). Infine si propone una serie di piste pratiche e concrete per facilitare un rapporto armonico con il corpo.
br. Se nell'individualismo si insiste a vedere la resa al basso istinto dell'egoismo, il relativismo e il nichilismo sarebbero addirittura il cancro dell'Occidente. Le accuse, dunque, sono delle più gravi. Ma sono esse anche sostenibili e ben fondate? Individualismo si oppone ad altruismo o piuttosto al collettivismo? E non è nei gorghi della teoria e della pratica del collettivismo che vennero e vengono travolte libertà, dignità e responsabilità delle singole persone? Se, poi, con relativismo si intende la constatazione empirica di un pluralismo di concezioni etiche che sfidano la nostra libertà e la nostra responsabilità, questo relativismo è la fisiologia o la patologia dell'Occidente? Su questi interrogativi vertono le considerazioni dell'autore.
br. "Nel breve tempo di cui dispongo, vorrei sollevare una questione che può sembrare strana: in che consiste una vita attiva? Cosa facciamo quando siamo attivi? Nel sollevare questa questione assumerò come valida l'antica distinzione tra due modi di vita, tra una vita contemplativa e una vita activa, distinzione che incontriamo nella nostra tradizione di pensiero filosofico e religioso fino alle soglie dell'epoca moderna. E presupporrò che parlando di contemplazione e di azione non ci riferiamo soltanto a determinate facoltà umane, ma a due modi distinti di vita". Così Hannah Arendt in apertura a Lavoro, opera, azione, testo della relazione che presentò nel 1964 a un convegno tenutosi presso l'Università di Chicago. Come scrive Guido D. Neri nella introduzione, nelle sue parti esso corrisponde puntualmente ai capitoli centrali dell'opera più densa della Arendt, apparsa nel 1958 negli Stati Uniti con il titolo The Human Condition e nota in Italia come Vita activa. L'analisi fenomenologica di queste tre forme di comportamento - che nel loro variabile intreccio danno una chiave dell'esistenza storica umana -, sciolte dalle numerose digressioni che infittiscono l'opera maggiore, costituisce una esposizione chiara e sintetica del pensiero della filosofa tedesca attorno ad alcuni temi centrali della sua riflessione non solo teorica.
br. "La ricerca dell'ideale" e "Un messaggio al Ventunesimo secolo" possono a buon diritto essere considerati scritti testamentari, giacché in questi due limpidi discorsi Berlin ha voluto esporre i punti che riteneva essenziali del suo pensiero e della sua esperienza, quello che egli stesso definiva il suo "breve credo".
br. L'ipotesi deduttiva dell'Essere come Spazio e Possibilità e l'ipotesi induttiva del materialismo ontologico s'incontrano qui in una originale riqualificazione dello scetticismo integrale tra la verità logica del cogito e la verità metafisica del possibile.
br. Qual è il ruolo del "silenzio", per l'India tradizionale, nel quadro dello sviluppo spirituale dell'essere umano, della sua liberazione dai dolori dell'esistenza? Una sapienza antica gli assegna una funzione decisiva nell'itinerario che conduce dalla dispersione alla concentrazione interiore, dalla molteplicità lacerante all'unione con se stessi e con il divino. Un itinerario scandito da tempi e luoghi precisi, perfino da esercizi e posture accuratamente visualizzati nel corso di un processo secolare. La tradizione indiana ci ha lasciato nei secoli uno straordinario sedimento di testi: si offre qui una piccola, ma sceltissima antologia di passi, quasi tutti inediti in italiano, che abbracciano il lungo periodo dal VII secolo a.C. al XII d.C. illuminando i diversi aspetti nell'India del "silenzio" e della figura del "saggio silenzioso", come pure accennando più ampiamente all'ascesi e alla meditazione.
br. Qual è il ruolo del "silenzio", per l'India tradizionale, nel quadro dello sviluppo spirituale dell'essere umano, della sua liberazione dai dolori dell'esistenza? Una sapienza antica gli assegna una funzione decisiva nell'itinerario che conduce dalla dispersione alla concentrazione interiore, dalla molteplicità lacerante all'unione con se stessi e con il divino. Un itinerario scandito da tempi e luoghi precisi, perfino da esercizi e posture accuratamente visualizzati nel corso di un processo secolare. La tradizione indiana ci ha lasciato nei secoli uno straordinario sedimento di testi: si offre qui una piccola, ma sceltissima antologia di passi, quasi tutti inediti in italiano, che abbracciano il lungo periodo dal VII secolo a.C. al XII d.C. illuminando i diversi aspetti nell'India del "silenzio" e della figura del "saggio silenzioso", come pure accennando più ampiamente all'ascesi e alla meditazione.
br. Una guida da parte di "uno che soffre i mali di cui parla", un breviario filosofico da tenere in tasca per conservare la "memoria verace" e guardarsi dalla E-Memoria, che "va surrogando la realtà stessa, abbruttendo la gioventù e l'infanzia e, finché non avrà distrutta e resa schiava con tutti i suoi prodotti la mente umana, non sarà sazia di divorare".
br. L'altra metà del mondo dell'Autrice che molte persone le hanno detto di aver sempre visto attraverso i suoi occhi. Si ritrova nelle parole vergate l'amore e il rispetto per la persona amata, poi sposata, il tepore dell'intimità, il mare, la natura, le giornate di freddo, di neve e di frescura dall'afa cittadina, ma anche la fatica, il grande senso ironico, i dolori, le passioni, la tenacia: un uomo... un mondo.
br. In questa conferenza, tenuta il 5 febbraio 2003 presso l'Università di Heidelberg in memoria di Hans-Georg Gadamer, Jacques Derrida ricorda la "strana interruzione" che ha segnato il loro primo incontro a Parigi nel 1981. La riflessione sulla morte dell'altro, sull'interruzione ultima, pur nella sua incommensurabilità, evoca la questione della cesura del dialogo, della difficoltà della traduzione e dell'interpretazione, sviluppandosi lungo la traccia di un celebre verso di Paul Celan: "Il mondo non c'è più, io debbo portarti". La morte è la fine del mondo, il mondo dopo la fine del mondo. Ma cosa significa "portare"? Cosa significa portare l'altro e il mondo scomparsi? È solo attraverso il confronto con il pensiero di Freud, Husserl e Heidegger che Derrida riuscirà a precisare il significato di questa parola, in direzione di un'interiorizzazione del ricordo alla quale occorre la malinconia per scongiurare il pericolo dell'oblio, il rischio dell'inclusione dell'altro in se stessi.
br. In questa conferenza, tenuta il 5 febbraio 2003 presso l'Università di Heidelberg in memoria di Hans-Georg Gadamer, Jacques Derrida ricorda la "strana interruzione" che ha segnato il loro primo incontro a Parigi nel 1981. La riflessione sulla morte dell'altro, sull'interruzione ultima, pur nella sua incommensurabilità, evoca la questione della cesura del dialogo, della difficoltà della traduzione e dell'interpretazione, sviluppandosi lungo la traccia di un celebre verso di Paul Celan: "Il mondo non c'è più, io debbo portarti". La morte è la fine del mondo, il mondo dopo la fine del mondo. Ma cosa significa "portare"? Cosa significa portare l'altro e il mondo scomparsi? È solo attraverso il confronto con il pensiero di Freud, Husserl e Heidegger che Derrida riuscirà a precisare il significato di questa parola, in direzione di un'interiorizzazione del ricordo alla quale occorre la malinconia per scongiurare il pericolo dell'oblio, il rischio dell'inclusione dell'altro in se stessi.
br. Il sogno è un varco per entrare in altri mondi e scoprire cose di sé che durante la veglia non riescono a emergere alla coscienza: padroneggiarne i segreti si rivela quindi uno strumento d'indagine interiore di inestimabile valore. In questa nuova edizione del libro, arricchita da appendici di approfondimento sui sogni premonitori e le OBE, Di Grazia offre al lettore i risultati delle sue ricerche e la sua profonda esperienza nell'arte di sognare, illustrandogli le tecniche utili per diventare un viaggiatore onirico e spiegandogli segreti e trappole nascosti nei sogni ricorrenti, nelle esperienze fuori dal corpo, nei sogni lucidi, nel rapporto con entità ed esseri incorporei. Lungi dall'abbandonarsi passivamente al sonno e così rinunciare al grande potenziale insito nei sogni, il ricercatore del profondo troverà tra queste pagine preziosi spunti teorici e pratici per i suoi viaggi onirici, in grado altresì di illuminare alcune zone d'ombra legate al rapporto tra i sogni, l'erotismo e la morte e dunque arricchire i risultati della propria ricerca interiore..
br. Non temere la morte, non avere paura degli dei, il bene è facile da conquistare, il male è lieve da sopportare: è questa, per Epicuro, la ricetta della felicità, una felicità intesa come liberazione dal dolore e dai timori superstiziosi. A essa conduce la filosofia, strumento per estirpare i desideri illusori e farmaco per esorcizzare le paure. È un'etica della serenità quella che il filosofo greco ci consegna nella famosa "Lettera a Meneceo", qui proposta insieme alle "Massime capitali", allo "Gnomologio vaticano" e alla "Vita di Epicuro" di Diogene Laerzio. Una guida al vivere consapevole, al dominio delle passioni, alla sobrietà. Campione della saggezza antica, Epicuro dispensa consolazioni anche all'uomo contemporaneo: i frutti del suo Giardino sono rimedi preziosi anche per gli affanni del nostro inquieto presente. Introduzione, traduzione e note di Giacomo Origo.