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brossura
ril. Mai come oggi siamo sommersi dalle cose, le nostre case scoppiano letteralmente di oggetti, che ci costano denaro, tempo e fatica per tenerli in ordine. Allo stesso modo le nostre vite sono spesso soffocate da relazioni ed emozioni nocive, che diventano fonte di ansia e preoccupazione e ci distraggono dal nostro vero obiettivo: la felicità. Fare spazio nell'ambiente in cui viviamo e liberarci dai rapporti dannosi significa avvicinarci alla parte più autentica di noi stessi, e di conseguenza capire cosa è davvero importante. Ispirandosi al principio svedese del lagom, parola che vuol dire «sufficiente, adeguato, giusto», Regina Wong ci dimostra con idee e suggerimenti pratici che vivere con poco è una ricetta di benessere, e che l'essenzialità va ricercata in tutti gli ambiti e i momenti della vita: dall'alimentazione all'abbigliamento, dalle attività intellettuali ai rapporti umani, dall'uso del tempo a quello dei soldi. Grazie ai suoi consigli, saremo finalmente in grado di scegliere solo ciò che conta e di riappropriarci della nostra libertà.
ill., ril. Secondo la leggenda la gru è un uccello che vive mille anni, simbolo di pace, speranza e guarigione. Senbazuru è l'antica tradizione giapponese legata alle gru di carta: se una persona ne piegasse mille in un anno, avrebbe in dono un desiderio da esaudire e una vita lunga, fortunata e felice. Queste piccole e delicate creature incarnano la nostra parte spirituale; belle ma complesse, vulnerabili ma resistenti e, nella pratica Senbazuru, ci ricordano quanto noi esseri umani siamo potenti quando siamo uniti. In questo poetico testo, Michael James Wong, scrittore e punto di riferimento per la mindfulness a livello mondiale, ci conduce in un viaggio che raccoglie insegnamenti e racconti accompagnati da suggestive illustrazioni dipinte a mano. Un cammino ricco di profonde illuminazioni e verità universali verso la riscoperta di noi stessi.
ill., br. Quest'opera appartiene al canone taoista, cioè al corpus di volumi che rappresentano le fondamenta del sistema filosofico-religioso cinese chiamato taoismo, ed è a tutt'oggi il primo testo ad essere studiato dagli iniziati. Il suo nome cinese completo "Tai Shang Qingjing Jing", "Classico della purezza e della quiete di Tai Shang", ne attribuisce la paternità a Tai Shang Laojun, un titolo conferito a Laozi. Probabilmente, invece, è stato scritto da uno dei molti autori presenti nel canone che volevano dimostrare che l'alchimia interna affondava le sue radici spirituali nella filosofia di Laozi. È un testo molto breve, formato da ventiquattro segmenti, che si pensa sia stato scritto all'Epoca delle Sei Dinastie (220-589 d.C.), anche se il suo stile letterario risale al Periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.), un elemento questo che sottolinea la sua vicinanza filosofica con il Tao-TêChing. Diversamente dai testi alchemici precedenti fonde il Taoismo classico con quello alchemico per esprimere livelli multipli d'interpretazione. Un'interpretazione letterale trasmette una lettura del Taoismo che si focalizza sui principi del wuwei, della semplicità, e di una vita in pace e armonia. Invece, un'interpretazione esoterica rivela insegnamenti segreti sull'alchimia interna e la meditazione, e fornisce consigli su uno stile di vita tendente alla coltivazione della salute e della longevità.
br. Dopo la caduta del muro di Berlino e il fallimento dei regimi marxisti, è parso a molti che il filosofo di Treviri non avesse più nulla da dire. A duecento anni dalla nascita, è giunto il tempo di un bilancio più meditato. Questo libro guida il lettore a separare il Marx critico della società ottocentesca dal Marx profeta della società a venire, e a riconoscere in lui il più autorevole critico del modello liberale, capitalista e borghese. Piuttosto che nella verità delle sue teorie, la grandezza del pensatore è da ravvisarsi nell'originalità e nella capacità d'intuizione e di visione sistematica.
br. Come pensare l'umano al di fuori dei parametri classici delle scienze umane e dell'umanesimo? Come pensare gli animali e il rapporto tra vite animali e vite umane al di fuori dell'antropocentrismo, e il politico al di fuori dei parametri classici della filosofia politica? In «Davanti alla legge. Umani e altri animali nella biopolitica», Cary Wolfe affronta questi temi in una direzione inedita, sviscerando il nesso tra biopolitica, postumanesimo e filosofia dei diritti degli animali e focalizzando il punto - i punti - in cui la classica distinzione biopolitica tra bios e zoe interseca ed è complicata dalla classica distinzione ontologica umano/non umano. Nel corso di un tour de force concettuale attraverso il pensiero biopolitico - da Heidegger e Arendt ad Agamben, Esposito e Butler via Foucault e Derrida - Wolfe mette a fuoco una questione cruciale per la teoria contemporanea: come cambiare lo schema del soggetto umano e delle strutture antropocentriche sottese al progetto di conoscenza umanista immanente all'orizzonte politico della democrazia liberale, del concetto di sovranità e del suo quadro giuridico?
brossura La maggior parte di noi dà per scontato che tutto ciò che possiamo ricordare sia già accaduto. La nostra mente ci dice che ricordiamo qualcosa che è già successo. Se ci venisse chiesto perché non ricordiamo scene del nostro futuro, risponderemmo, ovviamente: «Perché non sono ancora accadute, sciocco!» Ma le cose stanno davvero così? No! La memoria funziona in entrambe le direzioni: siamo perfettamente in grado di ricordare il futuro allo stesso modo in cui possiamo richiamare alla mente il passato! Lo Yoga della Mente è un libro che renderà possibile questo viaggio nel tempo. Con l'aiuto di una guida e di una certa analisi, tutti noi possiamo imparare a richiamare alla memoria il futuro con lo stesso successo con cui tali procedure ci consentono di ricordare gli eventi passati.
ill., br. Come sorge il senso del tempo? Sin dagli albori del pensiero umano ciò ha rappresentato un mistero. Negli ultimi anni però la psicologia e, in particolare, le neuroscienze hanno fatto passi da gigante nel definire e descrivere i meccanismi che regolano la nostra percezione del tempo. Nel volume - in Germania per mesi in cima alle classifiche dei libri più venduti Marc Wittmann ci racconta le frontiere più avanzate di queste ricerche senza indulgere a tecnicismi e con esempi tratti dalla vita quotidiana, nella convinzione che la nostra esperienza del tempo racconti qualcosa di noi e che il nostro senso del tempo rifletta la nostra esperienza collettiva, la nostra vita. Perché davvero il tempo siamo noi.
ill., br. Composti in un periodo che va dal 1937 a tutto il 1939, questi scritti contengono il punto di vista di Wittgenstein su temi da lui appena marginalmente sfiorati nei testi più celebri della cosiddetta 'seconda fase' della sua attività di pensiero: la causalità e il libero arbitrio. In una diversa prospettiva, Wittgenstein riprende e modifica qui l'atteggiamento che aveva avuto su questi temi ai tempi del Tractatus logico-philosophicus. Per il Wittgenstein maturo, anche la causalità e la libertà sono da ultimo questioni di grammatica; anticipando idee che verranno sviluppate in Della certezza, Wittgenstein ci dice qui che sono le scelte grammaticali a fare da sfondo alle nostre certezze immediate, in particolare sulle relazioni causali.
br. "I pensieri che qui pubblico costituiscono il precipitato di ricerche filosofiche che mi hanno tenuto occupato negli ultimi sedici anni. Essi riguardano molti oggetti: il concetto di significato, di comprendere, di proposizione, di logica, i fondamenti della matematica, gli stati di coscienza, e altre cose ancora. Ho messo giù tutti questi pensieri sotto forma di osservazioni, di brevi paragrafi". Così si esprimeva nel 1945 Ludwig Wittgenstein su queste "Ricerche filosofiche", accanto al "Tractatus logico-philosophicus" la sua opera maggiore, la summa delle sue speculazioni ed esperienze di scopritore di nuove prospettive filosofiche ed etiche.
br. "La filosofia non è una dottrina", sostiene Ludwig Wittgenstein, "ma un'attività". Nel Tractatus logico-philosophicus, unico suo libro filosofico pubblicato in vita, egli individua come scopo di quell'attività la chiarificazione logica dei pensieri e si propone di mostrare l'insensatezza dei problemi della filosofia tradizionale attraverso l'analisi logico-semantica del linguaggio. Partendo dai principi del simbolismo, formulati nella sua cosiddetta "teoria raffigurativa", giunge all'identificazione del significato di una proposizione con le sue condizioni di verità e inaugura, così, quello che è stato il paradigma dominante nello studio della semantica del linguaggio naturale per tutto il corso del Novecento e oltre. Da questo nucleo discendono la spiegazione della natura della verità logica, dell'inferenza e della probabilità. Uno degli aspetti più caratteristici dell'opera risiede nel fatto che, in base ai principi logico-semantici che fissano i limiti di ciò che si può dire sensatamente, finiscono per cadere oltre quei limiti non solo il discorso metafisico, ma anche quello etico, estetico e religioso. Questa è la sfera di cui, secondo Wittgenstein, "non si può parlare" e su cui "si deve tacere". A partire dal Circolo di Vienna, le concezioni del Tractatus ebbero un impatto che andò ben oltre l'ambito specifico della filosofia del linguaggio e della logica e che arrivò a determinare in larga parte i successivi sviluppi del pensiero novecentesco.
br. Le lettere che Wittgenstein scrisse a C. K. Ogden, il quale gli aveva sottoposto la traduzione inglese del "Tractatus", costituiscono un documento essenziale per chiunque voglia capire meglio alcuni dei passi più controversi di quella che è unanimemente considerata una delle grandi opere filosofiche del Novecento. Nelle sue lettere, infatti, Wittgenstein commenta la traduzione di Ogden e F. R Ramsey, correggendola in alcuni casi, proponendo soluzioni alternative in altri, indicando, dove riteneva di essere stato frainteso, la sua propria interpretazione. L'introduzione e i commenti del curatore inglese, G. H. Von Wright, forniscono tutti gli elementi necessari per comprendere lo sfondo e la portata delle osservazioni di Wittgenstein. Nell'introduzione all'edizione italiana Luigi Perissinotto mette invece in luce la rilevanza di queste lettere nell'attuale dibattito critico sul "Tractatus".
br. Tra la fine degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta Ludwig Wittgenstein si incontrò con alcuni esponenti di quel "Circolo di Vienna" che aveva trovato nel "Tractatus logico-philosophicus" una delle sue essenziali fonti di ispirazione. Friedrich Waismann, un esponente del Circolo profondamente segnato dall'incontro con Wittgenstein, la sua personalità e la sua filosofia, annotò quei colloqui lasciandoci così una preziosa e insostituibile testimonianza sia di una fase tormentata della vicenda filosofica di Wittgenstein (il suo ritorno alla filosofia dopo il silenzio seguito alla pubblicazione del Tractatus) sia della complessità, l'ambivalenza e talora la profonda differenza tra la sua concezione e pratica della filosofia e quella dei filosofi del "Circolo di Vienna".
br. Gli appunti presi da George E. Moore durante le lezioni tenute da Wittgenstein a Cambridge nel periodo 1930-1933, ossia nei primissimi anni del suo ritorno alla filosofia, costituiscono un documento per molti aspetti eccezionale. Essi ci permettono di seguire da vicino l'insegnamento di Wittgenstein, di avvertire la forza del suo pensiero e l'intensità con cui tornava sempre di nuovo sui problemi filosofici che lo inquietavano. Ma questi appunti ci mostrano anche come un filosofo già noto e affermato qual era Moore reagisse a quell'insegnamento, rimanendone affascinato senza esserne per questo soggiogato. Il volume è dunque di grande interesse sia per chi voglia conoscere più a fondo una delle fasi più cruciali della vicenda filosofica di Wittgenstein, quella che inaugura la sua "seconda" filosofia, sia per chi voglia rivivere quella inconfondibile atmosfera filosofica che ha reso, per molteplici aspetti, unica e irripetibile la Cambridge degli anni Trenta.
br. Negli ultimi anni della sua vita Wittgenstein indagò a lungo e con grande intensità i concetti psicologici - da quello di dolore a quello di pensare -, cercando di esplicitarne e chiarirne l'uso. A questa indagine dedicò anche alcuni corsi a Cambridge, frequentati da studenti spesso destinati a diventare, a loro volta, filosofi e studiosi di fama. Di uno di questi corsi, l'ultimo che Wittgenstein tenne prima del suo ritiro dall'insegnamento (1946-47), ci sono rimasti gli appunti di Peter T. Geach, Kanti J. Shah e Allan C. Jackson. Dopo la pubblicazione di quelli di Geach e Shah, Mimesis propone la traduzione degli appunti di Jackson, probabilmente i più analitici ed elaborati. Questi testi introducono il lettore nel "laboratorio filosofico" di Wittgenstein, consentendogli di vedere come egli affrontava interrogativi e problemi tuttora attuali e di verificare come gli allievi reagivano, talora con sconcerto, alle sfide e sollecitazioni del suo pensiero.
br. Negli ultimi anni della sua vita Wittgenstein indagò a lungo e con grande intensità i concetti psicologici - da quello di dolore a quello di pensare -, cercando di esplicitarne e chiarirne l'uso. A questa indagine dedicò anche alcuni corsi a Cambridge, frequentati da studenti spesso destinati a diventare, a loro volta, filosofi e studiosi di fama. Di uno di questi corsi, l'ultimo che Wittgenstein tenne prima del suo ritiro dall'insegnamento (1946-47), ci sono rimasti gli appunti di Peter T. Geach, Kanti J. Shah e Allan C. Jackson. Dopo la pubblicazione di quelli di Geach e Shah, Mimesis propone la traduzione degli appunti di Jackson, probabilmente i più analitici ed elaborati. Questi testi introducono il lettore nel "laboratorio filosofico" di Wittgenstein, consentendogli di vedere come egli affrontava interrogativi e problemi tuttora attuali e di verificare come gli allievi reagivano, talora con sconcerto, alle sfide e sollecitazioni del suo pensiero.
brossura Se il problema della filosofia, come sosteneva Wittgenstein, sta nell'evitare di porsi falsi quesiti, uno sguardo nell'intimità e nell'universo familiare del pensatore austriaco può contribuire a rivedere certi giudizi che si sono andati formando attorno alla sua fi gura, per molti versi ancora misteriosa. Ultimo di cinque fi gli, Wittgenstein fu legato visceralmente ai fratelli, come ben traspare dallo scambio epistolare durato oltre quarant'anni e qui riproposto. Non essendo state pensate per un utilizzo pubblico, queste lettere presentano senza censure e con grande onestà tutte le debolezze, le fragilità e i sogni del filosofo austriaco. Un'opera essenziale per comprendere il "lato umano" dell'enigma Wittgenstein.
br. "Nessuno può pensare un pensiero per me, così come nessuno all'infuori di me può mettermi il cappello sulla testa". "Niente è così difficile come non ingannare sé stessi". "Ho detto una volta e forse con ragione: la civiltà passata diventerà un mucchio di rovine e alla $ne un mucchio di cenere, ma sulla cenere aleggeranno spiriti". Questa raccolta di pensieri e annotazioni di varia natura appartiene al lascito manoscritto di Wittgenstein e rappresenta non già una fase della sua ricerca filosofica, ma una sorta di traversata aforistica di tutta la sua vita (il primo pensiero è del 1914, l'ultimo del 1951, anno della sua morte). Qui Wittgenstein, con maggior evidenza che altrove, parla innanzitutto a sé stesso, interrogandosi su ciò che il suo pensiero spesso presupponeva senza nominarlo: la sua visione della società che lo circondava, della musica, della letteratura, del cristianesimo, dell'ebraismo, della scienza.
brossura I Diari segreti di Ludwig Wittgenstein costituiscono il resoconto, la conseguenza e la testimonianza di quella rapida risoluzione che spinse il filosofo a iscriversi come volontario nell'esercito allo scoppio del primo conflitto mondiale. Punto di snodo della sua speculazione filosofica, la decisione di arruolarsi venne presa dopo un lungo periodo vissuto in completa solitudine e si configurò come un radicale mutamento di vita, come estinzione di un percorso personale prevedibile e precostituito, come una condizione imprescindibile per il proseguimento del suo lavoro intellettuale. Da quel che si sa, Wittgenstein non avrebbe per nulla apprezzato tutta questa attenzione per la sua persona e l'avrebbe senz'altro considerata il sintomo di un'inutile e invadente curiosità. Eppure, la vita di Wittgenstein attrae proprio perché è la vita di un filosofo in grado di sedurre i propri allievi e non solo.
brossura I Diari segreti di Ludwig Wittgenstein costituiscono il resoconto, la conseguenza e la testimonianza di quella rapida risoluzione che spinse il filosofo a iscriversi come volontario nell'esercito allo scoppio del primo conflitto mondiale. Punto di snodo della sua speculazione filosofica, la decisione di arruolarsi venne presa dopo un lungo periodo vissuto in completa solitudine e si configurò come un radicale mutamento di vita, come estinzione di un percorso personale prevedibile e precostituito, come una condizione imprescindibile per il proseguimento del suo lavoro intellettuale. Da quel che si sa, Wittgenstein non avrebbe per nulla apprezzato tutta questa attenzione per la sua persona e l'avrebbe senz'altro considerata il sintomo di un'inutile e invadente curiosità. Eppure, la vita di Wittgenstein attrae proprio perché è la vita di un filosofo in grado di sedurre i propri allievi e non solo.
br. "Questo libro, forse, lo comprenderà solo colui che già a sua volta abbia pensato i pensieri ivi espressi - o, almeno, pensieri simili -. Esso non è, dunque, un manuale. Conseguirebbe il suo fine se piacesse ad almeno uno che lo legga comprendendolo. Il libro tratta i problemi filosofici e mostra - credo che la formulazione di questi problemi si fonda sul fraintendimento della logica del nostro linguaggio. Tutto il senso del libro si potrebbe riassumere nelle parole: Tutto ciò che può essere detto si può dire chiaramente; e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere". Cosi inizia la prefazione di Wittgenstein al "Tractatus" che, edito nel 1921, costituisce, come è noto, l'unico libro filosofico che egli abbia pubblicato in vita. Il libro è un punto di partenza obbligato per chi intende percorrere il pensiero logico del secolo e inoltrarsi alla scoperta del filosofo che più seduce chi cerchi risposte a domande insoddisfatte, sul piano etico e su quello gnoseologico. Il volume è integrato da tutti gli altri scritti filosofici non postumi, dai "Quaderni" del periodo corrispondente all'elaborazione del "Tractatus", e da un'amplissima bibliografia di e su Wittgenstein.
brossura
br. Il testo è il resoconto delle conversazioni filosofiche, ma non esclusivamente filosofiche, che Oets K. Bouwsma ebbe con Ludwig Wittgenstein negli ultimi anni della vita dell'autore del Tractatus Iogico-phiosophicus. Bouwsma riesce a trasmettere in pochi tratti un certo stupore fanciullesco che sembra riconoscere in Wittgenstein e l'ironia che quello stupore accompagna e orienta, e sceglie consapevolmente di diventare, per così dire, occasione e sfondo dei movimenti di pensiero del filosofo austriaco. La testimonianza di un modo di fare filosofia che accetta l'attrito della realtà, ma che sa ancora stupirsi di ciò che, nei sensi molteplici del termine, chiamiamo la nostra "realtà".