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br. «Proprio come abbiamo vite passate illimitate, così abbiamo illimitate esistenze future. Usando la nostra conoscenza di ciò che è accaduto e di ciò che deve ancora accadere, possiamo plasmare il nostro futuro e quello del mondo.». Stupefacente e innovatore come sempre, con questo libro Brian Weiss rompe un'altra barriera e un altro tabù: quello del futuro. Diventato celebre per le sue sedute di regressione, nelle quali faceva rivivere ai propri pazienti le vite precedenti, inaugura adesso la tecnica della terapia della progressione. Scritto con il suo consueto stile semplice e coinvolgente, "Molte vite, un'anima sola" riesce al medesimo tempo a stordire e a consolare, e regala un viaggio indimenticabile e benefico nelle vite che saranno.
br. Brian Weiss, pioniere di una vera e propria rivoluzione nella psicologia, ha dimostrato la validità della «terapia regressiva» - che consente di risalire alle proprie esistenze precedenti - applicandola con successo in centinaia di casi clinici, nella cura delle nevrosi e di altre malattie. In "Oltre le porte del tempo" Weiss spiega come la scoperta delle vite passate non sia soltanto un'emozionante avventura spirituale: nei luoghi più profondi della memoria, infatti, si trovano le chiavi per risolvere problemi e traumi della vita presente, per sviluppare il talento, per rifondare su basi completamente nuove il carattere. Con i sogni e la meditazione, o anche solo imparando a guidare la mente, ognuno può far emergere alla coscienza i nodi che bloccano il suo destino. Recuperarli, come Weiss ci insegna, significa scioglierli per sempre, conquistando una libertà interiore che nessun'altra forma di psicoterapia riesce, oggi, a garantire.
brossura A volte entrando in una dimora attraverso la scala di servizio, si riesce a capire chi ci abita meglio che entrando dall'ingresso principale. Questo vale anche e soprattutto per i filosofi. Talete, troppo assorto nel calcolo delle orbite dei pianeti, non vede il pozzo sotto i propri piedi e vi cade tra le risa delle donne di Tracia. Socrate, per sfuggire alla petulanza della moglie Santippe a casa propria, inventa in piazza l'interrogazione filosofica cui sottopone sacerdoti e politici...
brossura
br. Il gioco della sabbia è una terapia a impronta analitica junghiana che favorisce una relazione profonda con l'inconscio tramite la creazione di scene in una cassetta di sabbia alla presenza di un terapeuta specializzato: in questo spazio libero e protetto si svolge un processo simbolico che permette di accedere ai conflitti psichici e di curarli. Immagini del sé è una guida preziosa per conoscere il valore di questa terapia nella comprensione della psiche.
br. Il gioco della sabbia è una terapia a impronta analitica junghiana che favorisce una relazione profonda con l'inconscio tramite la creazione di scene in una cassetta di sabbia alla presenza di un terapeuta specializzato: in questo spazio libero e protetto si svolge un processo simbolico che permette di accedere ai conflitti psichici e di curarli. Immagini del sé è una guida preziosa per conoscere il valore di questa terapia nella comprensione della psiche.
br. Il treno e la filosofia formano una bella coppia. I treni ci portano dove vogliamo, e lo fanno alla velocità del pensiero. Eppure treni e filosofia hanno un vago sentore di muffa: oggi, potendo scegliere, sono pochi a prendere il treno, e nessun genitore fa studiare filosofia, se può evitarlo; la filosofia, come i viaggi in treno, è qualcosa che la gente faceva prima di conoscere altro. Ma treni e filosofia ci offrono qualcosa di molto prezioso: la possibilità di vedere il mondo da una prospettiva diversa, di scoprire bellezze nascoste, di trovare nuovi modi per stare bene. Eric Weiner combina le sue due grandi passioni, la filosofia e il viaggio, in un giro intorno al mondo che è insieme reale - con fermate ad Atene, Parigi, Francoforte, Delhi, Kyoto, nel Wyoming, a Coney Island, solo per dirne alcune - e intellettuale. Sceglie infatti quattordici filosofi, tutti saggi ma in modi diversi, ma tutti filosofi pratici, interessati non al significato della vita ma a come vivere una vita piena di significato, e da ognuno di loro trae una lezione di vita utile a navigare in questi tempi turbolenti.
ril. Le persone più abili nel risolvere problemi, prevedere eventi e prendere decisioni fanno affidamento su una serie di schemi e scorciatoie per ridurre la complessità e separare le buone idee da quelle cattive. Si chiamano modelli mentali: li si può trovare in molti libri scolastici di psicologia, fisica, economia... Oppure basta leggere SuperThinking, una guida illustrata a ogni modello mentale di cui si possa aver bisogno. In che modo i modelli mentali possono essere d'aiuto? Ecco alcuni esempi. Quando la lista delle cose da fare è diventata troppo lunga, è necessaria la Matrice decisionale di Eisenhower per stabilire le giuste priorità. Usate il modello dei 5 perché per capire meglio le motivazioni altrui o per trovare la causa di fondo di un problema. Prima di convincervi che qualcuno sta cercando di sabotare un progetto, provare con il Rasoio di Hanlon per scoprire se c'è una spiegazione alternativa. Applicate le Funzioni costrittive, come le riunioni in piedi o le scadenze, per preparare il terreno in vista dei cambiamenti che si desiderano. Per chi deve prendere una decisione difficile o vuole capire una situazione complessa, SuperThinking è una risorsa per fare le scelte giuste e sviluppare idee intelligenti grazie a nuovi modelli mentali.
br. Fuori da ogni religione, ma a suo modo profondamente religiosa, fuori da ogni partito, ma sempre socialmente e politicamente impegnata, Simone Weil è un personaggio unico, difficile da far rientrare nelle grandi categorie che hanno segnato il Novecento. Ed è proprio questa sua «estraneità» che la rende oggi molto più in sintonia con il pensiero e la sensibilità contemporanei. Questa breve antologia ne offre una lettura specifica: la Weil degli anni Trenta consonante con il sindacalismo radicale e allarmata dalla generale deriva tecno-burocratica, la Weil della dura denuncia di ogni forma di totalitarismo, comunismo di Stato compreso, la Weil volontaria in Spagna nel 1936 come miliziana nella Colonna Durruti. Una Weil meno nota ma già tutta dentro alla fase centrale della sua riflessione filosofica, del suo essere e del suo fare.
br. Partorita nel 1943, nella sanguinosa temperie della Seconda Guerra mondiale, l'opera si presenta come una riflessione organica sulle cause che hanno condotto l'Europa al collasso, sino ad un ripensamento complessivo intorno alle fondamenta stesse della modernità occidentale. La retorica dei diritti, le storture del capitalismo, l'abominio del nazismo tedesco e del comunismo sovietico, il declino delle comunità, il dominio della tecnica, la perdita della trascendenza, l'idolatria dello Stato e della forza bruta sono solo alcuni dei fenomeni connessi alla "malattia" dello sradicamento. Magistralmente offerti al lettore quale potente affresco di una intera vicenda umana, nel Radicamento Simone Weil tenta di mettere a punto un progetto di modernità alternativa, costruita sul rispetto della dignità di tutti, sulla responsabilità personale, sul dovere verso l'essere umano, sull'empatia con il prossimo, sulla rinuncia alla forza.
br. "Simone Weil ha convertito molti non cattolici, ha deconvertito molti cattolici": è sufficiente questa affermazione di un noto teologo per testimoniare quale rivoluzionario valore abbia assunto, nel Novecento, un pensiero che si dipana in una piccola costellazione di "libri duri e puri come diamanti, dal lento ritmo incantatorio, dal francese sublime" (secondo le parole di Costina Campo). Una costellazione al centro della quale si colloca "Attesa di Dio", raccolta di scritti - composti fra l'autunno del 1941 e la primavera del 1942 - apparsa postuma nel 1949 per le cure di Joseph-Marie Perrin, l'affabile padre domenicano che fu amico, confidente e destinatario delle sei lettere che, dettate da un ineludibile "bisogno di verità", costituiscono parte essenziale dell'opera.
br. Uno degli scritti più celebri di Simone Weil. Con un saggio di Giancarlo Gaeta.
br. Nell'anno scolastico 1933-34 a Simone Weil fu assegnata la cattedra di filosofia presso il Lycée de Jeunes Filles di Roanne. Ed è proprio dall'incontro tra questa docente e un'alunna prodigiosa, Anne Guérithault e dagli appunti che questa prendeva, che nascono le Lezioni di filosofia. Suddivise in tre ampie sezioni, le lezioni disegnano un originale percorso teoretico, ricco di osservazioni critiche e di riflessioni metodologiche.
br. All'età di sedici anni Simone Weil aveva già le idee chiare. Lo dimostrano questi scritti, tra cui spicca un tema composto al liceo. Weil commenta una vicenda storica: l'imperatore Alessandro è bloccato col suo esercito nel deserto, la stanchezza e la sete prostrano le truppe. Un soldato porta l'ultima acqua rimasta al grande condottiero, ma Alessandro la versa a terra per essere come i suoi soldati. In questo gesto Weil vede la forza dell'assoluto che strappa l'individuo alla sua singolarità e lo fa partecipare all'eterno. Già in questi saggi è presente quella mistica assoluta degli ultimi anni, che fa della voce di Weil un esempio unico nella storia del pensiero contemporaneo. Questi lavori giovanili preannunciano le imprese della filosofa che attraverserà senza risparmiarsi le esperienze della vita quotidiana, che andrà in fabbrica per conoscere la condizione operaia, che si farà investire dagli eventi. A guidarla non è solo il coraggio della gioventù, ma una forza morale che rimane la guida dei suoi anni più maturi.
brossura Marsiglia, autunno 1940. Simone Weil scrive una lettera al ministro dell'Istruzione della Francia di Vichy, Jérôme Carcopino, in polemica con lo "Statut des Juifs", di cui mette in luce incoerenze e assurdità, e afferma con forza la propria estraneità alla tradizione ebraica. Il tono con cui rivendica questa estraneità spiega, almeno in parte, anche uno dei suoi scritti più controversi, steso durante gli ultimi mesi di vita, a Londra, mentre lavorava per "France Libre": sono pagine di commento a un testo prodotto da una delle organizzazioni della Resistenza attive nella Francia occupata dai tedeschi. In esse Simone Weil approva le proposte xenofobe e antisemite di questa organizzazione della destra politica, suggerendo di procedere certo in modo non brutale, ma con l'adozione di misure discriminatorie (per esempio impedendo agli ebrei di insegnare nelle scuole), l'imposizione di un'educazione cristiana, l'eventuale privazione della nazionalità francese. Questa estraneità personale all'ebraismo, però, si alimenta nella Weil anche di una serie di ragioni teoriche, ovvero teologiche. In alcuni scritti stesi tra Marsiglia e New York, per la prima volta riuniti in questo volume, Simone Weil ritorna ossessivamente sulla differenza radicale che, a suo dire, separa e isola Israele dagli altri popoli del Mediterraneo antico. L'unicità di Israele, ai suoi occhi, sta tutta e solo nel suo rifiuto caparbio della idea del divino che dagli egizi si diffonde in tutte le altre culture mediterranee.
br. «Viviamo in una società che è diventata una macchina per infrangere i cuori, per schiacciare gli spiriti, per fabbricare incoscienza, stupidità, corruzione»: così scriveva nel 1934 la venticinquenne Simone Weil. In questo nostro tempo di grande disagio, solo la ricerca della verità, fine autentico della vita umana, può dare una risposta allo smarrimento e all'angoscia dell'uomo. La riscoperta della Weil, di cui si propongono alcuni dei testi più noti insieme a una scelta di pensieri dai Cahiers ordinati per temi, è un validissimo aiuto per intraprendere quel cammino interiore che può condurre l'uomo a ritrovare sé stesso, le sue radici e il senso del suo esserci.
br. Difficile sottovalutare l'importanza delle riflessioni di Simone Weil per pensare il presente. Testimone di avvenimenti della nostra epoca crudeli e cruciali, li ha sofferti, elaborati e descritti, proprio mentre accadevano, con una lucidità e una sensibilità, forse, inarrivabili. Per questo motivo, a due terzi di secolo dalla sua prematura scomparsa, si continua a leggere, studiare, ammirare il pensiero della giovane parigina e a trarne ispirazione. La sua analisi delle origini del totalitarismo e della sua affermazione in Germania mette in luce le straordinarie affinità tra il nazismo e l'Impero romano, che Weil considera la vera e propria scuola del totalitarismo. Una scuola che ha nutrito tutte le successive esperienze, incluso il bolscevismo. Oltre al saggio di Weil sulla situazione tedesca, scritto alla vigilia della guerra e adattato da Gagliano per il lettore italiano, questo volume passa in rassegna le più importanti teorie sul totalitarismo, compreso il contributo decisivo di Hannah Arendt sullo Stato totalitario. In un tempo come il nostro, queste letture possono contribuire a comprendere ciò che sta accadendo intorno a noi. Prefazione di Luciano Pellicani e saggi di Giuseppe Gagliano, Luigi Iannone, Hannah Arendt.
br. L'incontro tra Simone Weil e alcuni testi della Grecia antica, innanzitutto l'Iliade, Platone, i pitagorici e i tragici, ha segnato uno dei picchi del secolo scorso. Nulla di quanto la luce della sua mente ha raggiunto è rimasto immutato. In particolare i Vangeli, come se la via regale per capirli non passasse da Gerusalemme, ma da Atene. Il verbo come mediatore, il sovrannaturale e l'innaturale, la bellezza del mondo, il giusto punito, la sventura: sono alcuni dei temi che Simone Weil tratta in questi scritti, non più nella forma altamente condensata dei quaderni, ma in una trattazione distesa, come chiarendo in primo luogo a se stessa le sue abbaglianti intuizioni.
br. «Forse non immagini nemmeno - scriveva Simone Weil all'amica Albertine Thévenon - cosa voglia dire concepire tutta la propria vita davanti a sé e prendere la risoluzione ferma e costante di farne qualcosa, di orientarla da cima a fondo, con la volontà e col lavoro, in un senso determinato». Come testimonia l'ampia scelta di testi proposti in questo volume, la vita di Simone Weil è stata uno sforzo prolungato per dare forma a quel «qualcosa» senza il quale esistere non avrebbe per lei avuto senso. La quantità di problemi sociali, politici, storici, filosofici, religiosi affrontati con estrema lucidità nel vivo dei conflitti, dà la misura del compito che si era prefissa, avendolo precocemente individuato come l'impegno cruciale richiesto dalla crisi epocale dell'Occidente.