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br. Historia magistra vitae est? Qualche volta sì, qualche volta essa dimentica di esserlo o ce ne dimentichiamo noi. Quel che appare indubitabile è la presenza di eventi la cui spiegazione non appare subito evidente perché la documentazione disponibile non è certamente esaustiva, perché "la Storia la scrivono i vincitori", perché gli eventi stessi sono collocati così lontani nel tempo che una buona parte di essi appare evanescente, indecifrabile, nascosta dalle nebbie delle ere trascorse. Roberto Volterri ha volutamente articolato questo libro sugli avvenimenti che non trovano sempre esaustive spiegazioni, alternandoli apparentemente "a caso". Così, insieme a qualche riflessione di matrice "religiosa" sull'Anticristo, motivata dal rinvenimento di uno strano tavolaccio ligneo ora conservato a Canossa e alla strana, "sulfurea", chiesa parigina di St. Merry, troverete un capitolo sulle esoteriche ricerche di personaggi quali Isaac Newton e Robert Fludd, seguito a ruota da capitoli sui Lapidari astrologici, sul Graal e sugli eterni "misteri" di Rennes-le-Chateau e molto altro ancora.
br. Ci saranno sempre dei barbari e delle canaglie che fomenteranno l'intolleranza. Siamo stati contagiati a tal punto da tale furia che sono scorsi fiumi di sangue e ci siamo sterminati per dei paragrafi. Voltaire Quanto sono attuali queste parole? Immensamente. Il virus dell'intolleranza, che sembrava estirpato, è tornato a infettare le menti delle persone e ad armare le comunità le une contro le altre. Le conquiste della ragione non sono mai definitive e irreversibili. Devono essere coltivate. È questo il motivo per cui la collana "meme" vi propone con tre piccoli grandi classici fondativi della cultura della tolleranza: il Trattato sulla tolleranza di Voltaire, il Saggio sulla tolleranza (1687) e la Lettera sulla tolleranza di John Locke. Tre saggi vi introdurranno alla lettura di questi classici del pensiero illuminista e liberale. Una lettura terapeutica contro un virus che rischia di diventare una vera e propria pandemia che va ad aggiungersi a quella che già ci ha flagellato.
br. Dal 1726 al 1728 Voltaire, poco più che trentenne, va a vivere in Inghilterra. A Londra impara l'inglese, frequenta nobili e borghesi colti, viene ricevuto da re Giorgio I, convince il primo ministro Walpole a concedergli un finanziamento, diventa un habitué dei teatri e matura il proprio capriccioso disprezzo per Shakespeare, incontra alcuni degli intellettuali più in vista dell'epoca - Swift, Pope, Berkeley, Bolingbroke, John Gay, Lady Montagu - e assiste ai solenni funerali di Newton. S'ingrazia la nipote del grande fisico, che gli racconta come la teoria della gravitazione universale fosse stata ispirata dalla caduta di una mela: Voltaire si impossessa dell'aneddoto, raccontandolo per iscritto, e gli fa acquisire fama imperitura. Più di vent'anni dopo, Voltaire scriverà con orgoglio: «Sono diventato inglese a Londra». Le Lettere filosofiche - che nella prima versione del 1734 si chiamavano Lettere inglesi - raccontano un procedimento ben più vasto. Descrivendo la pacifica convivenza delle religioni, indagando sui rapporti fra parlamento e governo e sulla rilevanza dei letterati, patrocinando le idee di Bacone, Newton e Locke a discapito di quelle di Cartesio e Pascal, Voltaire getta le basi delle convinzioni filosofiche, politiche e religiose che lo renderanno per decenni il faro dell'Illuminismo. Qui presentate in una nuova edizione, con un'ampia introduzione e un ricco corpus di note esplicative, le Lettere filosofiche sono la testimonianza imprescindibile degli anni decisivi che hanno trasformato identità e ruolo degli intellettuali in Europa.
br. Le sue idee incendiarono le menti di mezza Europa, i suoi motti di spirito fecero ridere l'altra metà: Voltaire (1694-1778), più di chiunque altro, contribuì ad affermare le istanze del razionalismo e della tolleranza. Nella guerra delle idee, la parola fu la sua arma. Una vera e propria enciclopedia di pensiero epistolare che stupisce per lucidità e audacia intellettuale.
ril. Nel vasto orizzonte degli interessi di Voltaire lo studio della storia ha sempre avuto un'importanza che è impossibile sopravvalutare. Fin dagli anni giovanili, in cui Voltaire si dedicava alla composizione del poema epico La Henriade, consacrato alla figura esemplare di Enrico IV, la storia fu sempre per lui materia di riflessione, tanto sul passato quanto sul presente. Se nel 1745 Voltaire ottenne la prestigiosa carica di "storiografo di Francia", che lo costrinse per alcuni anni a svolgere la funzione di storico ufficiale di Luigi XV, è grazie alla sua opera di storico che la storia ha cessato di essere opus rhetoricum o erudizione antiquaria, per diventare uno strumento funzionale alla lotta per la diffusione dei lumi della ragione. «Ciò che solitamente manca a coloro che compilano la storia è lo spirito filosofico: la maggior parte, invece di discutere di fatti con degli uomini, racconta favole a dei bambini», Voltaire lamentava nelle Osservazioni sulla storia. La sua immensa opera storica, che abbraccia le civiltà più remote nel tempo e nello spazio fino alla situazione politica e militare degli anni a lui contemporanei, che sono quelli della Guerra dei Sette Anni, ha provveduto a conferire un nuovo significato e una nuova forza critica al vecchio adagio della historia magistra vitae: alla storia, e in primo luogo a quella che egli studia ed espone nelle proprie opere, Voltaire chiede di essere "utile", ovvero una storia che sia capace di farci «conoscere i nostri doveri e i nostri diritti, senza avere la pretesa di insegnarceli», come scrive, senza mezzi termini, nel Dizionario filosofico.
br. Composto durante l'estate del 1777 e pubblicato alla fine di ottobre dello stesso anno, vale a dire nel medesimo periodo in cui Voltaire scrisse e diede alle stampe il "Commentaire sur l'Esprit des lois", il "Prix de la justice et de l'humanité" costituisce l'approdo dei suoi studi legali e dei suoi interessi per i problemi della giustizia, studi e interessi dapprima sporadici e superficiali, poi, a partire dagli anni Cinquanta del Settecento, sempre più intensi e continui, fino a culminare appunto nel Prix, la più vasta e radicale delle sue opere giuridiche.
br. Domenico Felice ha estratto con mano sicura dalla monumentale opera di Voltaire, che occupa più di cinquanta volumi, i pensieri, le massime e gli aforismi che possono aiutare l'uomo contemporaneo a orientarsi in quel teatro di violenze, illusioni e inganni che è il mondo. Nemico delle idee preconcette e dei luoghi comuni, Voltaire ci appare in queste pagine come il fondatore della comunicazione moderna. Sa condurre le sue battaglie polemiche con un linguaggio diretto e accessibile, che valorizza al meglio le sue conoscenze enciclopediche, dalla storia all'economia politica, dalla filosofia del diritto all'astronomia, dall'agronomia alla matematica, dalla medicina alla geografia. La politica, la guerra, le società, le religioni, la letteratura, i comportamenti umani, continenti remoti come la Cina o l'India, ma anche sentimenti come l'amicizia e l'amore: non c'è campo in cui il Patriarca dei Lumi non sappia giostrare con l'eleganza sorridente e provocatoria dello spadaccino che non sbaglia un colpo. Per lui, la filosofia deve porsi degli obiettivi concreti: affrontare di petto i problemi dell'oggi, battersi per facilitare l'avanzata della ragione contro l'arroganza e gli inganni del potere, le violenze del fanatismo religioso, la credulità degli sciocchi, le narrazioni strumentali che hanno la pretesa di diventare Storia, perché "i maestri della menzogna fondano il loro potere sulla stupidità umana". "Il dubbio non è molto piacevole, ma la certezza è ridicola." Nell'epoca delle falsità digitali e del trionfo della demagogia, le massime di Voltaire diventano, come scrive Ernesto Ferrero nella sua prefazione, "un presidio civile da riconquistare e difendere".
br. Domenico Felice ha estratto con mano sicura dalla monumentale opera di Voltaire, che occupa più di cinquanta volumi, i pensieri, le massime e gli aforismi che possono aiutare l'uomo contemporaneo a orientarsi in quel teatro di violenze, illusioni e inganni che è il mondo. Nemico delle idee preconcette e dei luoghi comuni, Voltaire ci appare in queste pagine come il fondatore della comunicazione moderna. Sa condurre le sue battaglie polemiche con un linguaggio diretto e accessibile, che valorizza al meglio le sue conoscenze enciclopediche, dalla storia all'economia politica, dalla filosofia del diritto all'astronomia, dall'agronomia alla matematica, dalla medicina alla geografia. La politica, la guerra, le società, le religioni, la letteratura, i comportamenti umani, continenti remoti come la Cina o l'India, ma anche sentimenti come l'amicizia e l'amore: non c'è campo in cui il Patriarca dei Lumi non sappia giostrare con l'eleganza sorridente e provocatoria dello spadaccino che non sbaglia un colpo. Per lui, la filosofia deve porsi degli obiettivi concreti: affrontare di petto i problemi dell'oggi, battersi per facilitare l'avanzata della ragione contro l'arroganza e gli inganni del potere, le violenze del fanatismo religioso, la credulità degli sciocchi, le narrazioni strumentali che hanno la pretesa di diventare Storia, perché "i maestri della menzogna fondano il loro potere sulla stupidità umana". "Il dubbio non è molto piacevole, ma la certezza è ridicola." Nell'epoca delle falsità digitali e del trionfo della demagogia, le massime di Voltaire diventano, come scrive Ernesto Ferrero nella sua prefazione, "un presidio civile da riconquistare e difendere".
br. «La tolleranza non ha mai provocato guerre civili, mentre l'intolleranza ha coperto la Terra di stragi». A Tolosa il 10 marzo 1762 il commerciante ugonotto Jean Calas viene giustiziato con l'accusa di aver ucciso il figlio per impedirgli di convertirsi al cattolicesimo. Nonostante la mancanza di prove e un processo arbitrario, Jean Calas, che anche sotto tortura si professa innocente, è giudicato colpevole. Non da Voltaire, che con la sua penna tagliente scaglia parole feroci contro le storture del fanatismo religioso, mostrando come il dogmatismo e la superstizione inquinino la convivenza pacifica e corrompano la facoltà di giudizio. Dando avvio a una battaglia di civiltà, il "Trattato sulla tolleranza" è un vero e proprio «manifesto» per la libertà di pensiero e il rispetto di ogni diversità. Un'opera sempre attuale capace di riportarci alle radici stesse della modernità. Con un saggio di Italo Mereu.
br. La sera del 13 ottobre 1761 il primogenito del commerciante calvinista Jean Calas si suicida nella casa di famiglia a Tolosa. Il padre, anche sulla base di pettegolezzi del vicinato, viene accusato di omicidio, torturato e condannato all'altroce supplizio della ruota. Voltaire, che fiuta nel caso l'errore giudiziario e il fanatismo religioso, si occupa della vicenda con una serie di scritti e ne ottiene la riabilitazione. Questa edizione propone una nuova versione del celebre Trattato sulla tolleranza, condotta per la prima volta sul testo critico pubblicato nelle Oeuvres complètes de Voltaire della Voltaire Foundation di Oxford, e la traduzione dei più significativi scritti voltairiani che lo hanno preceduto e seguito. Sono inoltre proposti qui per la prima volta in italiano i testi attribuiti alla vedova e a due figli di Calas, ma concepiti e scritti dal patriarca dei Lumi sulla base delle informazioni giunte via via in suo possesso.
br. A cavallo tra la storiografia, la filosofia della storia e quella che oggi chiameremmo antropologia (o etnologia), gli scritti di Voltaire che qui si presentano mostrano il formarsi di una coscienza storica che cerca nello studio di altre civiltà e di altre epoche i principi di un diverso modo di guardare al proprio mondo e a quello degli altri. Ma Voltaire, che fu "storiografo di corte" nella Versailles di Luigi XV, ha anche il merito di aver inaugurato, insieme a Montesquieu, un modo nuovo di studiare la storia: la coscienza storica che ha distinto il pensiero occidentale a partire dal XIX secolo gli è debitrice di averne fatto una disciplina rigorosa, fondata sull'analisi obiettiva delle fonti e dei documenti.
br. Viene qui proposta la prima versione italiana commentata di una delle opere più importanti ma anche meno note di Voltaire. "La Philosophie de l'histoire" uscì pseudonima nel 1765. Quattro anni dopo essa divenne (e restò) la parte introduttiva dell'"Essai sur les moeurs". La grande diffusione nel XVIII secolo corrisponde all'interesse per la nuova disciplina filosofica che involontariamente Voltaire fonda: con quest'opera per la prima volta la locuzione "filosofia della storia" compare nel lessico filosofico. Se ne avvarranno a piene mani autori come Herder, Lessing, Kant e Hegel.
br. "Il trattato sulla tolleranza" (1763), che prese spunto dalla vicenda di un commerciante ugonotto di Tolosa condannato a morte ingiustamente per l'omicidio del figlio, è un vero e proprio "manifesto" per la libertà e il valore universale della tolleranza religiosa. È un'opera che apre il cosiddetto periodo dei Lumi e costituisce una delle basi ideologiche della Rivoluzione francese. Prefazione di Salvatore Veca.
br. Dopo aver letto il libro "Dei delitti e delle pene", Voltaire (1694-1778) rimase sinceramente colpito dalle idee di Cesare Beccaria, che gli apparvero come la conferma e l'approfondimento delle sue stesse convinzioni. Infatti il contenuto di questo libro dava nuovi argomenti alla sua lotta contro l'autoritarismo. Così decise di scrivere questo Commentario, passando in rassegna gli avvenimenti e le situazioni che si prestano a una riflessione sulla necessità di abolire i supplizi e la discrezionalità dei magistrati e che, più in generale, contribuiscono a sostenere la tolleranza politica e religiosa. Un'opera che aveva avuto grande successo in passato, a partire dalla prima traduzione che era avvenuta già nel Settecento, ma che non era più stata presentata da molti anni. Prefazione di Gianni Francioni.
br. Pubblicato in forma definitiva nel 1769 con l'emblematico titolo La Raison par alphabet, il Dizionario filosofico riprende lo spirito antisistematico e divulgativo dell'Encyclopédie di Diderot e D'Alembert, affrontando in uno stile polemico e aneddotico i temi cari al pensiero illuminista: la critica delle religioni rivelate e della superstizione; la difesa della ragione come unico strumento di indagine; l'elogio dello stato laico e della libertà di coscienza. Attraverso voci brillanti e sarcastiche, l'autore conduce una corrosiva requisitoria contro ogni pretesa dogmatica di verità, accostando in una prospettiva relativistica le concezioni filosofiche e teologiche dell'Occidente cristiano alle credenze dei popoli extraeuropei. Nonostante la condanna della facoltà di teologia della Sorbona e il rogo sulla pubblica piazza, l'opera ebbe vasta eco in Europa contribuendo a diffondere i principi di tolleranza e libertà civile, nonché l'ironia scettica e l'impronta anticlericale tipiche di Voltaire.
br. Il 10 marzo 1762 il protestante Jean Calas viene giustiziato in una piazza di Tolosa, di fronte a una folla inferocita. L'accusa è quella di aver ucciso il figlio, sospettato di volersi convertire al cattolicesimo. Nonostante l'inconsistenza delle prove e l'arbitrarietà di un processo che risponde più alle storture del fanatismo religioso che al rigore della ragione e della giustizia, la supplica di Calas - che fin sul patibolo non cessa di protestare la propria innocenza - rimane inascoltata. Non da Voltaire, che impugna la penna contro questa palese ingiustizia. L'anno successivo viene pubblicato il breve e fulminante "Trattato sulla tolleranza". Non solo Voltaire chiede la riabilitazione della memoria di un padre amorevole e di un uomo innocente: la sua invocazione assume i toni di un'accorata denuncia del fanatismo religioso e della superstizione, di un vibrante appello alla tolleranza e alla libertà di pensiero destinato a risuonare nei secoli a venire.
br. Cosa c'è di più abominevole che nutrirsi continuamente di cadaveri? L'autore di questa domanda così attuale, espressa in uno scritto "dimenticato" all'interno della sua vasta bibliografia è, contro ogni previsione, Francois-Marie Arouet, in arte Voltaire, il padre dell'illuminismo europeo. Con "Pensieri vegetariani" Voltaire riesce a far riflettere sulla moderna zootecnia e le odierne "fabbriche del cibo", dove gli animali sono degradati dall'inizio alla fine del loro "ciclo produttivo" a meri oggetti posti al servizio dell'uomo. Poco nota e ancor meno studiata è infatti la posizione vegetariana e animalista che Voltaire assunse soprattutto durante gli ultimi 20 anni della sua vita. Brevi estratti, dialoghi e racconti sparsi in opere completamente diverse fra loro per stile e oggetto, che sono però sufficientemente espliciti per rintracciare all'interno della sua opera un corpus di scritti omogeneo e di sorprendente attualità in chiave vegetarista e animalista: Voltaire fu forse il primo filosofo "vegetariano" della modernità.
br. A vent'anni dall'inizio del dibattito sulle Pratiche filosofiche, il suo iniziatore Alessandro Volpone traccia un bilancio della vicenda, riflettendo sui limiti e le prospettive della proposta, sui rapporti con la Storia e l'Epistemologia della filosofia, e mette a disposizione per la prima volta tutti i suoi interventi di quella stagione che ha contribuito ad arricchire e rinnovare lo scenario filosofico italiano contemporaneo.
br. Crisi della ragione, perdita del centro, decadenza dei valori: il nichilismo si è presentato a volte con il proprio nome, a volte sotto altre sembianze. Ma che cos'è propriamente il nichilismo? Da dove viene quest'"ospite inquietante" - come Nietzsche lo definisce - che si aggira ormai ovunque in casa nostra e che nessuno può mettere alla porta? Attraverso un'analisi storico-concettuale, Volpi risale alle radici del fenomeno, ne illustra il manifestarsi nel pensiero del Novecento e prepara una prospettiva "oltre il nichilismo".
br. La proverbiale difficoltà del linguaggio di Heidegger e la vertiginosa altezza delle questioni da lui affrontate rendono particolarmente ardua la comprensione del suo pensiero, tanto più che esso si inerpica per sentieri non praticati dal senso comune. L'unico vero modo per superare questo ostacolo è quello di affrontare la lettura diretta delle sue opere, seguendolo passo per passo nel suo cammino di pensiero. Mai come per Heidegger appare indispensabile una guida adeguata che aiuti a penetrare nei recessi talvolta oscuri del suo meditare.
br. Come possiamo proteggere i nostri figli dai pericoli e dalle insidie della rete? Come possiamo essere genitori consapevoli nell'era touch? Siamo in grado di cogliere segnali di disagio che s'insinuano in selfie, post e giochi online? Il testo fornisce risposte scientificamente fondate, guide procedurali e strumenti duttili per affrontare con coraggio e determinazione la nuova sfida che la società multimediale ci pone: educare responsabilmente alla digitalità.
br. Riusciamo oggi a comprendere l'iGeneration? Siamo in grado di impostare una corretta educazione digitale che possa aiutare i ragazzi a utilizzare i device in modo responsabile, critico e consapevole? Di fronte alla velocità con la quale evolve la tecnologia e cambiano gli ambienti di relazione, di gioco, di intimità, di apprendimento, le scienze psicologiche possono offrire punti di riferimento che permettono di affrontare con resilienza lo svincolo adolescenziale, oggi profondamente ristrutturato in chiave digitale. Il volume, in una nuova edizione aggiornata, fornisce un maneggevole strumento teorico e operativo per capire le dinamiche mentali degli adolescenti sottese al loro rapporto con la multimedialità dando ampio spazio ai vissuti emotivi riportati da loro stessi.
br. Come si distingue il vero dal falso? C'è una sola verità o ce ne sono tante? La verità si scopre o si costruisce? È assoluta oppure relativa? Queste sono soltanto alcune delle questioni che sorgono quando si tenta di fare i conti con questa proprietà familiare ma al contempo elusiva. La domanda fondamentale, tuttavia, è: "Che cos'è la verità?". Molti filosofi hanno ripreso questo interrogativo, rielaborando le risposte tradizionali o formulando soluzioni totalmente nuove. Presentando criticamente i loro contributi, il volume ricostruisce in maniera chiara e accurata, senza tecnicismi superflui, le principali teorie della verità discusse nell'ambito della filosofia analitica contemporanea.
brossura L'Europa, come la modernità, è un progetto incompiuto. È questa la diagnosi di Jürgen Habermas, uno degli intellettuali più in vista del vecchio continente e nel dibattito sulla sua unità politica. Questo libro ripercorre l'evoluzione delle prese di posizione del pensatore tedesco sull'Europa, dagli anni Ottanta del Novecento ai giorni nostri, in costante confronto con la sua più ampia prospettiva teorica e, inevitabilmente, con le tappe più salienti dell'integrazione europea.
br. "Nella storia della nostra specie deumanizzare serve a pensare l'altro essere umano incompleto, animale, oggetto. Serve a compiere su di lui azioni inaccettabili in un contesto normale". Chiara Volpato indaga gli atteggiamenti, i comportamenti e le pratiche sociali che, in maniera aperta e violenta, oppure sottile e subdola, escludono l'altro - l'oppositore, il nemico, il diverso - dalla specie umana.