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br. Una lampada sempre accesa nel salotto di casa davanti all'immagine del Santo Volto di Cristo, la fede di un uomo eccezionale che con la sua preghiera di riparazione e di intercessione ha ottenuto miracoli. È il venerabile Léon Dupont (1797-1876), "il sant'uomo di Tours", come era chiamato in tutta la Francia e fin oltre oceano. L'abate Janvier, suo grande amico e prosecutore della sua opera, ha scritto questo libro, che ha avuto moltissime ristampe, e in esso ci racconta Dupont, gli aneddoti che lo riguardano e che solo chi era in confidenza con lui può conoscere. Ma questo testo non è unicamente una biografia, è anche il manuale di preghiere utilizzato dalla Confraternita del Volto Santo fondata da Léon Dupont e tuttora esistente. Molte delle preghiere presenti sono state composte da colui che resterà sempre nella storia come "il sant'uomo di Tours".
br. Brno dicembre 1970: una donna riceve l'ordinazione presbiterale per mano del vescovo Felix Davídek, nella Chiesa cattolica clandestina della Cecoslovacchia comunista. Ludmila Javorová (nata il 31 gennaio 1932) entra così, rispondendo a un bisogno impellente della comunità ecclesiale e della resistenza civile, in una doppia spirale di silenzio: quella di una Chiesa perseguitata e quella imposta in seguito da quella stessa Chiesa cattolica che, per non mettere in discussione la teologia e la disciplina del sacramento dell'ordine, non solo dichiarò invalida la sua ordinazione, ma tentò in tutti i modi di occultarne la memoria. Questo silenzio fa male a tutti e in primo luogo alla Chiesa stessa: per romperlo si intrecciano le domande di Zden?k Jan?a?ík, prete salesiano, e le risposte di Ludmila, che conserva intatta la consapevolezza del suo ministero e la disarmante dedizione con cui lo vive. Per le stesse ragioni l'intervista, uscita nel 2020 a Praga, viene ora proposta in lingua italiana, perché il silenzio abbia fine e la memoria liberata possa continuare a dare testimonianza e animare la riflessione, alimentando un circolo virtuoso inarrestabile. Il volume, tradotto da Ane?ka ?áková, è qui introdotto da un saggio a firma di Marinella Perroni e Cristina Simonelli, per illustrare al pubblico italiano il quadro storico e la portata teologica dell'esperienza presentata.
Book is in excellent condition. Binding is solid and square, covers have sharp corners, exterior shows no blemishes, text/interior is clean and free of marking of any kind. 128 pages with four appendices. Sections on series 1, series 2 and 2A, 109 inch and 110 inch forward control, Series 3 and V*, Military, Beyond Solihull, Santana, Buying, Ownership and maintenace, Tech specs, Chassis number sequences, performance figures, etc.
br. L'autobiografia di uno yogi di Paramhansa Yogananda ha trasformato la vita di milioni di persone in tutto il mondo. Grande maestro, considerato il padre dello yoga in Occidente, Yogananda stesso disse di aver infuso nell'autobiografia le sue vibrazioni. Con questo libro, per la prima volta, l'autobiografia entra nella vita di oggi: anche tu potrai sperimentarne ogni giorno, concretamente, il potere trasformante! Che tu abbia letto o meno l'autobiografia di uno yogi, troverai in questo libro 108 insegnamenti yogici di grande attualità, come il potere della parola, il perdono, l'intuizione, la compassione, il pensiero positivo, la guarigione emozionale, la calma, l'energia... e 100 altri! Ogni giorno ti aspetta: una frase ispirante dall'autobiografia; brani inediti di Yogananda sul tema del giorno; esercizi di autoconsapevolezza e creatività; una potente affermazione di Yogananda; 27 santi viventi: foto d'epoca, aneddoti e curiosità. Con l'amorevole guida di Yogananda - e di 27 potenti santi e yogi, protagonisti del suo libro immortale - l'autobiografia di uno yogi prende nuova vita... per 108 giorni!
ill. Una parte autobiografica, una raccolta di interviste, aforismi sullo yoga e sulla vita spirituale ricordati dagli allievi e dai numerosi personaggi famosi che hanno conosciuto il più noto divulgatore dello yoga contemporaneo.
Very Good French In contemporary 1/3 leather bdg. Small folio. (33 x 26 cm). In French. [10] ,214, [4] p., 'c' numerous b/w plates. La peinture Indienne a l'epoque des Grands Moghols. First Edition. Rare. Sour cadette de la rayonnante miniature persane, la peinture moghole ne fut étudiée qu'à dater du début de ce siècle. Elle n'était considérée jusqu'à ce jour que sous l'aspect d'une branche souvent inférieure des expressions esthétiques iraniennes. Vue sous l'angle de l'art indien, elle retrouve la place importante qui lui était due. Nous avons rendu compte dans les notes bibliographiques de ce Bulletin, M. Parmentier en 1919, nous-même en 1929, d'un ouvrage de M. E. B. Havell intitulé Indian Sculpture and Painting. Cet auteur eut le premier le mérite de placer l'école moghole et l'école néo-indienne à leur rang légitime. M. I. S. rend un juste hommage à M. Havell ainsi qu'à ses successeurs dans l'appréciation des choses sous cet angle nouveau. Il était cependant fort regrettable de constater la pauvreté de la littérature française sur cette question. Nous ne pouvons donc que féliciter vivement M. I. S. de nous avoir offert un important volume sur un sujet à peu près neuf dans notre langue. La nouveauté de ce dernier exigeait la méthode rigoureuse qui a présidé à l'élaboration de ce travail. Dans une première partie historique, M. I. S. étudie la filiation des traditions anciennes avec l'école moghole et néo-indienne. L'auteur insiste sur la continuité de la tradition artistique indienne. Les moyens d'expression des formes picturales de l'homme, puis de la nature, leur définition et leur classement font l'objet d'une seconde partie analytique. Enfin, l'auteur entreprend de déterminer la formation esthétique de la peinture moghole dans une dernière partie, où il étudie, synthétiquement, le rythme de la composition et de la couleur, II est un fait certain : c'est la peinture qui s'est le moins bien conservée au cours des siècles. Cependant, quelques épaves ont miraculeusement survécu aux intempéries, aux invasions et aux guerres. Comme, d'autre part, de nombreuses allusions littéraires font mention de peintures, nous avons en mains les données suffisantes pour que l'historien d'art puisse reconstituer les étapes de l'évolution de cet art. Quoique notre connaissance des débuts soit nécessairement déformée par la légende, la peinture semble avoir tenu à cette époque lointaine une grande place dans la pensée indienne. Elle était le délassement préféré des princes, et la bibliographie amoureuse y trouve largement son compte. Toute personne cultivée avait chez elle le matériel nécessaire à l'exécution d'un portrait, et ceux-ci étaient, paraît-il, fort ressemblants. Mais le caractère profane de la représentation des personnages fut tel qu'au début il était interdit aux moines bouddhiques de séjourner dans les lieux où de pareilles images étaient exposées. Cette interdiction ne dura d'ailleurs pas et l'Eglise bouddhique comprit rapidement la nécessité d'user à son tour de ce puissant moyen de favoriser sa propagande. La connaissance de ces interdictions suffit à déterminer l'origine laïque de la peinture indienne. Les canons aux règles impérieuses ne font leur apparition que vers le VIIe siècle et superposent la formule d'école à l'inspiration directe de la nature. Ces lois enrayeront ainsi graduellement l'évolution de cette forme d'art. En ce qui concerne la décoration des monuments, les plus anciennes fresques sont celles delà grotte Jogimarâ (Orissâ) datant du début de notre ère et celles d'Ajantâ qui remontent, pour certaines «caves», aux deux premiers siècles. Ces représentations, dont le thème est emprunté aux Jàtakas, révèlent une technique en possession de moyens très développés. Notons en passant que les différents auteurs qui ont traité de ce sujet ne sont pas parfaitement d'accord sur les différents moyens mis en ouvre par cette technique. La symétrie des volumes, la sécheresse, une raideur générale, sont les
brossura La lettura della vicenda umana, religiosa e sacerdotale del venerabile padre Giuseppe Maria Cesa, è di quelle che scavano un segno nell' animo del lettore. Questo segno non è facilmente decifrabile e descrivibile, perché va dalla sorpresa allo stupore, dalla commozione all'ammirazione. La mente corre istintivamente al Vangelo ed alla sua forza sconvolgente: la sorgente è lì; la spiegazione di quanto si legge non viene da altre parti. Il Padre Cesa, figlio del Serafico Poverello di Assisi fu l'amico del popolo dell'Irpinia perché dal suo grande amore per l'Eucaristia e per l'Immacolata scaturì un fiume di benefici materiali e spirituali per gli uomini e le donne del suo tempo. Questo testo vuole contribuire a far conoscere questa luminosa figura di religioso e sacerdote che in un momento preciso della sua vita si dona radicalmente e senza compromessi al maestro divino.
br. "Dom Clemente scriveva con moderazione, equilibrio e tranquillità, da buon benedettino qual era, il che dà più valore alle sue riflessioni. Quello che afferma è stato già detto e pubblicato varie volte, ma il fatto che queste cose siano state dette da un vescovo, conferisce loro un maggior peso. Nella Chiesa romana è grande il peso della burocrazia e come in ogni burocrazia le idee nuove penetrano difficilmente. La burocrazia accetta solo le informazioni che la confermano nella sua passività. La regola è: mai esprimere opinioni che potrebbero pregiudicare la carriera. Tuttavia, davanti alla ripetizione incessante delle medesime riflessioni, può avvenire che un giorno si aprano alcune porte. Davanti all'eccessiva concentrazione dei poteri in Roma, è bene che alcuni vescovi abbiano il coraggio di dire quello che pensano; hanno poca probabilità di essere ascoltati, ma perlomeno la loro parola rimane come testimonianza per le future generazioni. Per questo è probabile che le aspirazioni ricordate da Dom Clemente debbano attendere mille anni o anche più. Ma ripetendo sempre la stessa cosa, durante mille anni, un giorno si otterrà la risposta. Pazienza e perseveranza." (Dalla Prefazione di José Comblin)
54 pages. Features: The Lyrical Side of McCoy Tyner; "Little Joe From Chicago" - A Mary Lou Williams solo; Ruth Laredo - Rachmaninoff meets Stravinsky; Alexander Brailowsky world premiere; Navigating the ivory landscape of Frederic Chiu; and more. Average wear. Unmarked. A sound copy. Book
ill., br. Dai Paesi Baschi fino alle porte di Barcellona lungo l'itinerario che cambiò la vita di Ignazio di Loyola. Un percorso che al Nord incrocia il Cammino di Santiago per poi toccare mete celebri come Saragozza, con la sua splendida basilica del Pilar, e l'imponente complesso monastico di Montserrat: ventisette giorni alla scoperta di luoghi sacri e vertiginosi silenzi per ripercorrere una delle più grandi esperienze della tradizione cristiana e imparare a "sentire le cose interiori". Per ogni giorno di cammino è inserita una tappa degli esercizi Spirituali ingnaziani nella sezione "Guida al cammino interiore".
brossura
ril. La storia di Don Peppe Diana raccontata da un suo fedele amico, Don Giuseppe Sagliano, attraverso la penna di Luigi Intelligenza. Il libro è un viaggio a ritroso nel tempo, alla scoperta di un uomo, don Peppino Diana, la cui figura appare diversa rispetto a quella riproposta negli anni; una figura, quella di don Peppino Diana, che intreccia la sua storia, la sua vita e la sua morte, con la storia di un territorio e di migliaia di persone.
br. Questo libretto illustrato si offre come una prima, semplice presentazione di Paolo VI attraverso alcuni episodi fondamentali della sua vita.
br. È la biografia di suor Erminia Brunetti (1914-1996), appartenente alla congregazione delle Figlie di San Paolo. Nella sua vita si sono verificati fatti straordinari, al limite e spesso ben oltre la "normalità": suor Erminia era in grado di conoscere alcuni eventi prima che si verificassero, aveva la capacità di liberare dalle possessioni demoniache, di operare guarigioni insperate. Tutte manifestazioni di doni particolari che lei ha messo a servizio del prossimo. Tuttavia la sua fama di persona capace di ascolto, carità e obbedienza si è andata consolidando e sempre più numerose sono le testimonianze di chi ritiene di aver superato una difficoltà grazie alla sua intercessione.
ill., br. Giuseppe Moscati è un giovane medico vissuto a cavallo tra la fine dell'800 e gli inizi del '900. Egli si impone senza volerlo, all'attenzione di colleghi e pazienti per la sua illuminata competenza professionale e per la dedizione incondizionata al mondo della medicina. È chiamato "il secondo Cardarelli" che era ritenuto il luminare della medicina partenopea del Novecento. Una vita, quella di Moscati, dedicata completamente al servizio degli ammalati e alla ricerca scientifica. Sensibile ai bisogni dei poveri, parte dei suoi guadagni erano destinati ai pazienti più indigenti in modo discreto e anonimo. La sua vita di grande fede e la scelta di celibato potenziarono la dedizione incondizionata a questi ideali altamente umanitari ed evangelici. Alla sua morte, che arrivò prematura in un fisico fiaccato dal lavoro intenso, i colleghi paragonarono la sua professione medica a "un sacerdozio e un apostolato". Nel 1987 è stato canonizzato da Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro.
ill., br. Un giovane avvocato, Bartolo Longo, dopo una vita piuttosto allegrotta e deviata, si converte. Cerca di farsi famiglia ma, inspiegabilmente, ogni volta che sta per sposarsi si verificano avvenimenti tali per cui tutto finisce nel nulla. "Mi farò religioso", pensa il giovane. Ma in convento non lo vogliono. Gli dicono: "Ci sono disegni di Dio su di te che devono compiersi". Quali? Bartolo lo ignora, finché un giorno si fa luce nel suo cuore e nella sua mente ed egli comprende finalmente quale sarà il suo futuro. Una giovane donna della nobiltà partenopea, Marianna Farnararo. Sposa felice con cinque bambini, rimane vedova per la morte prematura del marito, il conte De Fusco. Dopo questo dolore, la giovane decide di dedicarsi esclusivamente ai figli e alle opere di carità. E cura una intensa vita spirituale. L'incontro casuale con l'avvocato Longo la coinvolge in un progetto per bambini orfani e abbandonati e nella costruzione di una piccola chiesa che, invece, evolverà nel celebre Santuario della Madonna di Pompei, attività che sarà fiancheggiata anche da numerose opere a favore dei bisognosi. Ma, per poter lavorare in pace in questa missione, i due dovranno sposarsi. È una storia complessa ma ricca di interventi della Provvidenza nei percorsi degli uomini, non sempre allineati a quelli di Dio. Soprattutto è una storia sulla presenza di Maria a Pompei, che diventa uno dei poli di devozione mariana più amati al mondo.
ill., br. Santa Rosa è vissuta in tempi alquanto lontani da noi, ma è rimasta viva nella memoria collettiva che si è tramandata nel tempo. Ogni generazione consegna all'altra tutto un patrimonio di eventi, memorie varie che trasmigrano attraverso i secoli, quasi un fiume carsico che a tratti riemerge dal fondo della storia ad alimentare le radici di una cultura e di un popolo. Certamente, nel tempo, il vissuto di un'epoca può venire anche trasfigurato nella memoria di quanti lo ricordano e lo tramandano. Di qui quell'alone di leggenda che talvolta arricchisce una vicenda storica o le gesta di un personaggio. Tuttavia, alla base c'è sempre un nucleo attendibile dal quale ha origine il filo della storia. L'autrice, nel raccontare di Rosa da Viterbo, ha cercato di far emergere il nucleo portante che alimenta da secoli la fede dei credenti verso questa Santa. Certamente non ignorando l'alone di leggenda popolare che, comunque, appartiene alla cultura e alla tradizione di un territorio.
IMENE Giovane con fiaccola. , , Buono (Good) . <br> <br> <br>
brossura Il beato Bertolo Longo, uomo di preghiera e di azione, fu tra quei cattolici che cercarono nella pietà, assieme all'ascesi dell'anima, il fermento capace di trasformare la città terrena. In anni in cui il dissidio tra Stato e Chiesa turbava le coscienze di ecclesiastici e di uomini politici sinceramente credenti, egli coniugò una incondizionata fedeltà alla Chiesa e al papa con la lealtà allo Stato italiano. Da queste pagine, scritte con severo rigore filologico, emerge un'immagine del fondatore del Santuario e della nuova Pompei del tutto inedita: quella di un protagonista della società e del cattolicesimo del suo tempo.
br. Parigi, anni '90 del XlI secolo. Uno strano "fantasma" si aggira tra le mura della Sorbona e inquieta le costruzioni artistoletico-tomistiche dei maestri parigini. Il suo nome sembra già di per sé evocare oscuri presagi... "Ille Joachim", così lo evoca Goffredo di Auxerre in una sua drammatica invettiva, volta a dimostrare che la radice dei pericolosi errori teologici dell'abate calabrese starebbe in realtà nel fatto di non aver (letteralmente) "vomitato abbastanza" la propria origine ebraica. Proveniente da una terra drammaticamente lacerata, eppur al tempo stesso straordinariamente fecondata, dall'incrociarsi e dallo scontrarsi di culture e tradizioni diverse, Gioacchino da Fiore si rivelerà agli occhi del lettore quale inquieto "monaco errante"... Una voce profetica, che sfidando le ortodossie teologiche del tempo, eppur mai tradendo l'ortodossia vera del depositum fidei, può essere riscoperto e rivalutato oggi, nel tempo in cui la clamorosa sconfitta della sua profezia più grande può forse insegnarci a guardare con occhi diversi la crisi ormai secolare che ha segnato la fine (o il fallimento) della modernità. E se fosse stato proprio nell'evo moderno il tempo del realizzarsi di quella "terza età" della storia, alla fine della quale oggi ci troviamo, sospesi sul baratro di un'impossibile "apocalisse"?
1 Vol. In-4 pag. 138 figure incise su 44 tavole Copt. posticcia. tracce del tempo PROG 44332 CATT_ATT 58
br. L'autobiografia di S. Ignazio di Loyola, nota anche come "Il racconto del pellegrino", è un testo fondamentale della spiritualità ignaziana, e una risorsa indispensabile per conoscere la personalità del fondatore della Compagnia di Gesù. S. Ignazio era un uomo umile e riservato, che non amava parlare di se stesso. Se raccontò la storia della sua esperienza personale, fu solo perché la richiesta insistente di alcuni giovani confratelli gli fece comprendere che gli ascoltatori e i futuri lettori, intuendo il significato universale di quanto era a lui accaduto, avrebbero potuto trovare aiuto e orientamento per il loro cammino umano e spirituale.
brossura Viene qui pubblicato con criteri aggiornati il Racconto di un pellegrino, l'autobiografia di S. Ignazio di Loyola. È un testo pilota della spiritualità cristiana. In esso Gesù è visto dal fondatore dei gesuiti come sole da cui egli attinge costantemente energia salvifica per sé e per molti altri. Ignazio percorre i luoghi del suo pellegrinaggio terreno, a partire da quelli della Terra Santa consacrati da Cristo, con gli occhi fissi a questo suo sole, unicamente intento a realizzare la più profonda unione al mistero del Verbo incarnato operante nella storia dell'uomo. È così che, attraversando gradi di esperienza (di scrittura) via via più centrati, il Pellegrino passerà a vivere dalla periferia della sua persona, con i suoi difetti di natura e di cultura, alla pienezza di quella ricca affettività, maturata nell'amicizia con Cristo, per cui si disse del Loyola che aveva il cuore più grande del mondo.
br. Nel racconto della sua vita, sant'Ignazio ignora gli avvenimenti anteriori al 1521, anno della sua conversione. Come in altre grandi autobiografie religiose, ci viene così presentata l'immagine di una esistenza spezzata in un prima e in un dopo incommensurabili e discontinui, e il percorso fra questi due termini si compie attraverso una storia tortuosa e virulenta che ci rivela progressivamente l'eccezionale complessità della figura di sant'Ignazio. In lui sono congiunte in un nodo strettissimo personalità apparentemente incompatibili: il visionario e il tattico, il politico e l'estatico. Egli è il "contemplativo nell'azione" secondo la perfetta definizione del suo compagno Jerónimo Nadal. Ma sant'Ignazio, nella sua autobiografia, sceglierà per sé un altro nome, il Pellegrino: vorrà cioè apparire, innanzitutto, come un essere votato a seguire fino in fondo un percorso già tracciato. Non si fa differenza tra fatti e introspezione: i casi e gli incidenti, le visioni, le grazie e le disgrazie vi assumono l'identica natura di segni coinvolti nello scambio continuo che c'è fra il Pellegrino e Dio: ogni dato è una mossa, in un gioco nell'assoluto fra due parti infinitamente sbilanciate.
in-8°, 335 pages, fig. in-t., index, broche, couverture illustree- 9782221009369 Bon etat. [CA32-7][MA-2]