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ril. Atti del convegno internazionale tenutosi a Macerata (6-7 novembre 2007)promosso dalla Facoltà di Scienze della Formazione e dal Dipartimento di Scienze dell'educazione e della formazione dell'Università di Macerata. Una riflessione di carattere interdisciplinare e di ampio respiro sulla testimonianza umana e sacerdotale e sull'intensa e feconda esperienza pastorale ed educativa del sacerdote fiorentino, puntando a contestualizzarne storicamente l'itinerario e la proposta e, nel contempo, a raccogliere le provocazioni pedagogiche che da essi scaturiscono. Espressione di una ricerca a più voci e di taglio interdisciplinare e internazionale; una rilettura critica dell'esperienza milaniana proponendo da un lato un serio approfondimento storico capace di lumeggiare tanto il complesso quadro socioeconomico e politico-culturale dell'Italia del secondo dopoguerra, quanto il contesto ecclesiale e religioso entro il quale prese corpo la testimonianza pastorale ed educativa di don Lorenzo Milani, dall'altro una riflessione più squisitamente pedagogica sulle prospettive educative aperte da un'esperienza per certi aspetti unica qual è stata la Scuola di Barbiana.
brossura Pierluigi Di Piazza, sacerdote friulano che ha fondato e dirige il Centro di accoglienza e di promozione culturale «Ernesto Balducci» di Zugliano (Udine), racconta il suo incontro con l'esempio di don Milani.
brossura Su don Lorenzo Milani è stato scritto molto. La sua figura, infatti, ha scosso in profondità le coscienze e diviso gli animi. Ma chi è stato davvero don Milani? A tale interrogativo vuole rispondere questo libro di Michele Gesualdi, uno dei primi sei "ragazzi- di Barbiana. Dando voce alle vive testimonianze di quanti lo hanno conosciuto direttamente, basandosi anche sulle sue lettere, alcune delle quali inedite, Gesualdi ricostruisce il percorso che ha portato don Milani all'"esilio" di Barbiana. La sua narrazione prende il via dagli anni del Seminario, ma si sofferma diffusamente e opportunamente sul periodo in cui don Lorenzo è stato cappellano a San Donato di Calenzano, perché se Barbiana è stato il "capolavoro- di don Milani, Calenzano ne è stata l'officina. È però nel niente di Barbiana, di cui don Lorenzo diviene Priore nel 1954, che si compie il "miracolo" del Milani, quel niente che egli ha fatto fiorire e fruttificare, prendendosi cura degli esclusi e degli emarginati. Un libro straordinario e commovente in cui Gesualdi, che ha vissuto in casa con don Lorenzo tutto il periodo di Barbiana, apre il suo cuore e ci svela il vero volto di don Milani: un prete, un maestro, un uomo, un "padre" che ha fatto del suo sacerdozio un dono ai poveri più poveri.
brossura Don Mariano Mariotti (1813-1876) fu un sacerdote di Cagli dove insegnò presso il seminario diocesano, e fu parroco di Secchiano dal 1868 alla data della sua morte avvenuta il 21 febbraio 1876 all'età di 63 anni. Le sue ricerche geologiche e paleontologiche iniziarono nel 1862 e fu sicuramente don Raffaele Piccinini, monaco di Fonte Avellana, che già si occupava dello studio botanico e geologico del Monte Catria ad instradarlo verso questa passione. Insieme collaborarono con i più valenti studiosi del tempo e fu grazie anche alle loro assidue ricerche che vennero alla luce importanti lavori scientifici pubblicati poi dal Prof. Giuseppe Meneghini dell'Università di Pisa e dal tedesco Karl Alfred Zittel dell'università di Monaco. Alla sua morte, parte delle sue raccolte di minerali e fossili e tutti i suoi libri furono acquistati dall'amministrazione comunale di Cagli. Dopo varie vicissitudini si è potuto mettere mano su quello che resta delle sue collezioni, e infine pubblicarle in questo libro. Inoltre, grazie al ritrovamento presso L'Unità biblioteca 3 dell'Università di Pisa di 21 lettere che Mariotti scrisse al Professore Giuseppe Meneghini, si sono potute ricostruire tutte le collaborazioni, gli scambi e gli studi fatti da Don Mariotti e la sua grande passione per la natura e la storia delle nostre montagne.
brossura Ripercorrendo la vita del beato Mottola in dialogo con l'opera di Nouwen, si vuole cogliere il valore della sua figura e del suo esempio per la società odierna, dato che nessun tempo e nessun individuo è esente dall'esperienza della sofferenza. L'auspicio è che il lettore che si imbatte nella storia di don Mottola possa fare proprio quanto egli scriveva: «La migliore preghiera è la sofferenza».
brossura Il libro racconta la caduta di Gomorra innescata dal martirio di don Giuseppe Diana, il 19 marzo 1994, dal contesto sociale in cui maturò il suo omicidio - in quegli anni una piccola parte del Casertano era come l'Iraq durante la guerra all'Isis, realtà di cui ancora il nostro Paese non si rende conto - alla rivolta culturale e umana di una piccola fetta di resistenti che hanno creato un mondo diverso con cooperative sociali di ragazzi disabili o disagiati o ex detenuti che sono diventate ristoranti o vere e proprie imprese. Un impegno che dopo venticinque anni comincia a diventare evidente e che si oppone al ritorno concreto della camorra, non solo nel Casertano ma nel resto d'Italia. Perché se i Casalesi, il più violento e potente clan di camorra mai esistito, sono stati sconfitti militarmente, il loro tesoro economico e il mondo dei colletti bianchi collegato non è mai stato scoperto, ma chi fa fruttare per il bene i loro patrimoni toglie le radici al ritorno del male.
ill., br. Don Peppino Diana era un prete di quelli rari. Coraggioso e ostinato, non ha mai abbassato la testa di fronte a nulla. Peppe con il cuore scout e il vangelo in mano, nel 1991 si fa promotore di un attacco diretto contro i clan di Casal di Principe, la sua terra, sottoscrivendo un documento che resterà una traccia indelebile nella lotta contro il crimine organizzato. "Per amore del mio popolo" è il titolo di questo documento. Un manifesto contro la malavita che impazza fra le strade dell'Agro Aversano. È un parroco di frontiera don Peppe, uno che nella terra di Francesco "Sandokan" Schiavone combatte una guerra impari contro la Camorra. Il giorno del suo onomastico, il 19 marzo 1994, alle 7.30 del mattino un killer entra nella sagrestia della Chiesa di San Nicola a Casal di Principe e lo uccide. A soli 36 anni. Un fumetto racconta la storia e l'eredità di don Diana nella terra di Gomorra, tracciando il confine tra ciò che resta di un uomo come tanti - che mai avrebbe voluto essere un eroe - e il simbolo della lotta alle mafie che oggi rappresenta la sua vita.
brossura
ill., br. Un profilo biografico, arricchito da alcune testimonianze, del salesiano Don Silvio Galli (Palazzolo Milanese 1927 - Chiari [BS] 2012), di cui si sta avviando la causa di beatificazione. Vero prete delle Beatitudini, Don Galli è stato un modello di santità sacerdotale e di autentica vita consacrata in un tempo segnato da scandali, abbandoni, mondanità, un vero mistico dello Spirito ancorato alle colonne dell'Eucaristia e di Maria Ausiliatrice, ma anche un esempio di sacerdote in uscita, con l'"odore delle pecore", con una grande singolarità: se è indubbio che usciva a cercare chi si era perduto, a visitare gli ammalati, a confortare i carcerati ecc., è stato soprattutto un sacerdote da cui la gente accorreva; non aveva bisogno di uscire perché erano gli altri che venivano a cercarlo. Con la Presentazione del Vescovo di Brescia, Mons. Pierantonio Tremolada.
br. "Scoprire le radici spirituali a cui ha attinto fin dalla fanciullezza don Tonino", è questo lo scopo delle parole di Mons. Vito Angiuli; attraverso di esse emergono i temi più cari a uno dei profeti più amati del nostro tempo, ora Servo di Dio: poveri e povertà, comunione ecclesiale, senso della vita, pace, carità, visione sociale. L'autore, alternando le sue riflessioni a numerose ed efficaci citazioni dagli scritti e dai discorsi di don Tonino, fa ben comprendere il senso di continuità di prospettiva e di ideali del vescovo di Molfetta, del quale ebbe la fortuna di essere amico: "Qualche volta, avverto il rammarico per non aver fatto tesoro in modo più proficuo di questa relazione e di quanto ho visto con i miei occhi, quasi giornalmente, essendo vissuto vicino a don Tonino durante gli undici anni del suo ministero episcopale. Porto dentro di me il dispiacere di non "aver rubato" qualcosa dello stile e delle intuizioni spirituali e pastorali di questo "vulcano d'amore", pur essendo stato accanto per tanto tempo. So bene che le parole non bastano. Quando, però, sono sincere e provengono dal profondo del cuore, colmano, almeno in parte, i ritardi e forse preludono a una trasformazione più radicale e lasciano intravedere qualcosa di nuovo che lentamente prende forma."
brossura La biografia di don Tonino ha radici nella sua terra e nel suo tempo. Una terra solare e accogliente come il Salento. Un tempo di fermento come quello del Concilio. È una biografia, la sua, che ha il sapore della profezia, come le immagini del cortometraggio firmato da Alessandro Torsello ci fanno vedere. Ad accompagnare le immagini, la riflessione di Claudio Ragaini "don Tonino e il suo tempo conciliare" al convegno voluto dalla diocesi di Molfetta, Giovinazzo, Ruvo e Terlizzi celebrato a dieci anni dalla sua morte, il cui titolo fu appunto "don Tonino, vescovo secondo il Concilio". Immagini e parole per rinnovare l'invito della Gaudium et Spes: "Le gioie e le speranze, le tristezze degli uomini di oggi..."
brossura Don Virgilio Mignacca, parroco di Sant'Apollinare in diocesi di Montecassino, visse in un periodo travagliato della storia del Mezzogiorno d'Italia, tra le tensioni della prima guerra mondiale, l'ascesa del fascismo, le dure condizioni di vita e di lavoro di agricoltori e braccianti, sfruttati dai proprietari terrieri e sostenuti dalle rivendicazioni socialiste delle leghe contadine e dall'opera delle cooperative agricole cattoliche. Il parroco, per la sua sensibilità sociale e l'attività pastorale, fu vittima delle infide macchinazioni dei proprietari terrieri, delle ambiguità del professor Cocchiara e dei sospetti delle autorità, per le accuse, poi rivelatesi strumentali e infondate, di essere un corruttore di coscienze e un subdolo propagandista del "disfattismo". Con la presa del potere da parte dei fascisti don Virgilio fu persino bersaglio di rappresaglie squadriste, pilotate dai suoi irriducibili nemici, ma la sua coraggiosa e instancabile opera si esaurì solo alla morte, quasi da centenario.
FEDELTÀ Donna che regge una colomba vicino a spighe di grano. , , Buono (Good) . <br> <br> <br>
GIOIA Donna che regge una corona. , , Buono (Good) . <br> <br> <br>
MELPOMENE Donna che regge una trappola e pugnale. , , Buono (Good) . <br> <br> <br>
LUCINA Donna seduta con bambino e regge un giglio. , , Buono (Good) . <br> <br> <br>
br. Ventitré ritratti di sante - Elisabetta, Petronilla, Cecilia, Agnese, Caterina d'Alessandria, Martina, Agata, Lucia, Clotilde, Chiara d'Assisi, Rosa, Isabella, Brigida, Caterina da Siena, Rita, Francesca Romana, Giovanna d'Arco, Teresa d'Avila, Maddalena di Canossa, Francesca Cabrini, Bakhita, Teresa di Lisieux, Teresa Benedetta della Croce -, proposti dalle grandi firme dell'inserto femminile dell'Osservatore Romano, offrono un affresco straordinario e inaspettato di coraggio, libertà e autonomia, virtù moderne che le donne di oggi cercano di esercitare in una sintesi difficile, ma non impossibile, con l'amore, la cura, la gioia di essere se stesse. "Se per la Chiesa di Francesco - scrive nella prefazione Ritanna Armeni - Dio si esprime anche attraverso la donna, il suo essere, la sua identità e la sua diversità, la vita delle sante, la sua rilettura, acquista un nuovo senso, un nuovo rilievo, una nuova luce. Possono essere, più che nel passato, modelli di una fede mite e trionfante, che sa calarsi nella modernità e insieme trascenderla e migliorarla". Prefazione di Ritanna Armeni.
brossura Una raccolta di articoli pubblicati su "L'Osservatore Romano" che ripercorrono la personalità e la storia di alcune donne che hanno trascorso l'esistenza - nei primi secoli cristiani, nell'età di mezzo o nel secolo passato - nell'amore ardente di Gesù, amandolo come Sposo e come Madre, donandogli la propria vita senza riserve. Donne di Vangelo, che hanno fatto cioè del Vangelo di Cristo il loro codice di vita. Tra le figure approfondite: Romana Guarnieri, Hadewijch da Anversa, Beatrice di Nazareth, Chiara d'Assisi, Angela da Foligno, santa Caterina Vigri da Bologna, Valeria Paola Pignetti (poi suor Maria Pastorella), Régine Pernoud, Edith Pásztor.
br. Armida Barelli, fondatrice di quello straordinario fenomeno ecclesiale e civile che fu la Gioventù Femminile di Azione Cattolica, ebbe un impatto determinante sulle giovani della prima metà del Novecento. In questo volume ampio spazio è dato alle sue riflessioni, ai suoi scritti, alla sua attività nella Chiesa e nel mondo del suo tempo. La sua vita era anche un esempio: «Se lei ha fatto così, perché non posso farlo anch'io?», poteva dirsi ogni ragazza della grande città o del più sperduto paesino d'Italia. Le sue indicazioni erano alla portata di tutte, semplici ma profonde. Anche il linguaggio, comprensibile dalle dotte e dalle analfabete, la rendeva testimone credibile di un ideale che superava gli stretti confini della civiltà contadina che ancora imperava in Italia. E si videro miracoli. Il messaggio era avere la consapevolezza di una chiamata di Dio a far fruttificare i tanti o pochi doni elargiti a ciascuna, dentro un'esperienza di fede autentica, rendendosi conto che in ciascuno vive la Trinità e che nel contatto con Dio, fatto non solo di formule di pietà, ma di amicizia profonda, si potevano vivere le gioie e le sofferenze che la vita portava con sé. In questa relazione con Dio si potevano anche cogliere le occasioni del nuovo che si intravedeva: l'assunzione di responsabilità familiari, lavorative e sociali, e poi politiche, con cui le ragazze erano chiamate a confrontarsi. Senza cedere alle mode, anzi andando contro corrente, le ragazze stavano scrivendo una storia nuova.
124-Do.J. Feder in Schwarz, Braun und Bleistift, auf Bütten mit Wasserzeichen: Wappen. 21,5:35,9 cm. Insgesamt nicht ganz frisch, eine Ecke eingerissen.
br. Padre Agostino Gemelli: "Padre Pio presenta le note caratteristiche di una deficienza mentale di grado notevole... La suggestione esercitata (su di lui) dal padre Benedetto ha finito per creare uno stato morboso che fra le sue manifestazioni ha avuto anche le stigmate... Padre Pio a poco a poco è stato vittima a causa della suggestione collettiva che si è andata creando intorno a lui".