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br. "C'è un campo di girasoli, poi c'è un'altura sempre battuta dal vento; ecco, appena a valle, c'è il cimitero" ricorda il cappellano militare Aldo Del Monte nel suo tragico diario della ritirata di Russia durante l'ultima guerra, uno dei più intensi della nostra letteratura accanto al "Sergente nella neve" di Rigoni Stern e alle "Centomila gavette di ghiaccio" di Bedeschi. Al giovane reduce, rimasto ferito gravemente, un medico prescrive di consegnare alla scrittura l'angoscia di quell'esperienza nel "vallone della morte", per tentare di liberarsene. E lo pubblica pochi mesi dopo la fine della guerra. don Aldo, nato a Montù Beccaria nel 1915, ordinato sacerdote alla vigilia del secondo conflitto mondiale, sarà amatissimo vescovo di Novara dal 1972 e uno dei protagonisti del rinnovamento del Concilio Vaticano II; si spegnerà nel 2005 nel paese di Massino Visconti affacciato sul lago Maggiore e riposa nel cimitero dell'abbazia benedettina sull'isola di San Giulio, al centro del vicino lago d'Orta. In questo libro ci fa comprendere perché "gli uomini hanno avuto paura di quell'ora che batteva sulla steppa" dove su molti di quei settantacinquemila morti ora "veglia una croce gigantesca levata sui girasoli" condividendo con noi, ieri come oggi, "lo sforzo di trovare, anche in mezzo alla burrasca, qualche raggio di luce".
brossura Nel libro è descritto il primo incontro tra il giovane Francesco, infermo dopo la sua partecipazione alla guerra tra Assisi e Perugia, e quel suo amico arrivato da tanto lontano, Gesù. Da lì inizia la conversione. Francesco rappresenta il puro, autentico legame alla carità di Dio, il servo dei diseredati, l'ultimo tra gli ultimi, voce gentile, mite, discreta, eppure incisiva, capace di scuotere e rivoluzionare le coscienze dell'umanità intera. Lo hanno affascinato tanto le parole di vita di Gesù, da renderle vive nella sua totale devozione agli indigenti, diventando egli stesso il reietto tra gli emarginati. In sintesi, il volume racconta un viaggio ideale nell'anima del poverello d'Assisi e poi, il colloquio col Verbo di Dio sino alla descrizione del ricevimento delle sacre stimmate, quale compenso d'amore. Il lettore è condotto in quello che è il senso originale della fede cristiana, della vera pietà, che se autentiche, elevano l'uomo sino alla santità.
in-4 (22 x 28), 144 pp., nombreuses illustrations et photographies en couleurs, biblio, index, reliure cartonnage illustre editeur, dos simili brun decore. Tres bel exemplaire. [PL/TI]
br. Sarà per disperazione, ma quando viene licenziato Matteo Maggi si lascia attirare da una strana avventura: intraprendere un viaggio che lo porta dalla grande Milano a un piccolo centro dell'Irpinia. La sua missione? Raccontare Teresa Manganiello, una beata vissuta a metà Ottocento e di cui non sa assolutamente nulla. Matteo, sulle tracce di una donna che ha vissuto ai margini, si mette in gioco con tutte le sue debolezze. Cosa può insegnare a lui - e a noi - una povera analfabeta?
br. Grazie alla scoperta degli atti processuali il libro ricostruisce per la prima volta la vera storia di uno scandalo che nel secondo Cinquecento travolse la badessa di un convento cistercense della cittadina di Castro e il suo vescovo. Una storia resa poi famosa dalla versione letteraria che Stendhal ne diede nel romanzo breve La badessa di Castro. Lo scandalo di quella relazione clandestina minava, oltre all'onore delle famiglie coinvolte, la credibilità stessa della Chiesa. Per questa ragione circolò soltanto una versione edificante della storia, e gli atti processuali sparirono. Riemersero nell'Ottocento per sparire di nuovo, sepolti in una biblioteca. Riletti oggi, ci restituiscono un vivido spaccato del mondo e delle circostanze nelle quali lo scandalo maturò, mostrandoci al vivo cosa fossero la vita claustrale e il dramma delle monacazioni forzate così come le strategie difensive e le sofferenze di chi cercava una via d'uscita a un destino già predeterminato.
br. Chi era veramente Ferdinando Tartaglia, protagonista dell'esperienza religiosa forse più radicale ed estrema del Novecento? Che cosa ha scritto? Una risposta ci è offerta dal ritratto che a Tartaglia ha dedicato Giulio Cattaneo. Scorrono davanti ai nostri occhi le frequentazioni di Tartaglia; il ventaglio delle sue letture; il contesto socio-politico. Emergono così i nessi tra la vita di Tartaglia e la sua opera, dove si stagliano scritti provocatori come la "Tesi per la fine del problema di Dio" o il "Manifesto" per il Movimento di Religione; o tra quei crepuscoli collinari e una filosofia notturna e cameristica come la sua prosa, rischiarata solo dalle irruzioni di un "azzurro subacqueo".
IN-16°, PP. 108 (4), CART. EDIT., SOVR. ILL. B.N. (DORSO LEGG. BRUNITO, LEGGERE TRACCE DI POLVERE AL P. POST.), LEGGERE BRUNITURE AI RISGG. E AI MARGINI DELLE CARTE, OTTIMO STATO (F/VG). 147 B
br. A quasi cinquant'anni dalla sua scomparsa don Lorenzo Milani, prete degli ultimi e straordinario italiano, tante volte rievocato ma spesso frainteso, non smette di interrogarci. Eraldo Affinati ne ha raccolto la sfida esistenziale, ancora aperta e drammaticamente incompiuta, ripercorrendo le strade della sua avventura breve e fulminante: Firenze, dove nacque da una ricca e colta famiglia con madre di origine ebraica, frequentò il seminario e morì fra le braccia dei suoi scolari; Milano, luogo della formazione e della fallita vocazione pittorica; Montespertoli, sullo sfondo della Gigliola, la prestigiosa villa padronale; Castiglioncello, sede delle mitiche vacanze estive; San Donato di Calenzano, che vide il giovane viceparroco in azione nella prima scuola popolare da lui fondata; Barbiana, "penitenziario ecclesiastico", in uno sperduto borgo dell'Appennino toscano, incredibile teatro della sua rivoluzione. Ma in questo libro, frutto di indagini e perlustrazioni appassionate, tese a legittimare la scrittura che ne consegue, non troveremo soltanto la storia dell'uomo con le testimonianze di chi lo frequentò. Affinati ha cercato l'eredità spirituale di don Lorenzo nelle contrade del pianeta dove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, senza sapere chi egli fosse, lo trasfigurano ogni giorno: dai maestri di villaggio, che pongono argini allo sfacelo dell'istruzione africana, ai teppisti berlinesi, frantumi della storia europea.
br. Il pontificato di Paolo VI è stato determinante per la storia della Chiesa contemporanea, in una stagione ponte in cui vengono definiti i "decreti attuativi" delle grandi costituzioni conciliari, frutto dell'aggiornamento voluto dal Vaticano II. Questo volume intende ricostruire una delle dimensioni, spesso rimaste in ombra negli studi sul pontificato: il suo decisivo contributo a quel processo di profondo rinnovamento, tanto sul terreno metodologico, che dei contenuti della Dottrina sociale della Chiesa, espressione di quel nuovo umanesimo integrale, plenario, solidale e aperto al trascendente che è stato la bussola con cui ha cercato, lungo tutta la sua vita, di riconciliare quella scissione tra fede e cultura, stabilendo un dialogo con la modernità. Un contributo originale e innovativo, che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno riconosciuto come vincolante, il punto di riferimento, la pietra miliare del magistero sociale della Chiesa del XX e XXI secolo.
brossura Il presente volume contiene la biografia di Padre Quirico Pignalberi (1998-2002) sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali, formatore al convento di san Lorenzo al Piglio di una lunga generazione di giovani alla vita religiosa francescana conventuale. Padre Quirico ha attraversato la storia di fine '800 e quasi tutta quella XX secolo segnato dalle due guerre mondiali (1915-1918 e 1939-1945), dalla celebrazione di tre anni santi e di un anno mariano; dal Concilio Ecumenico Vaticano II e di altre centenarie celebrazioni francescane.
in 4°, bross. edit. con fodera e velina protettiva, pp. XX, 292, rotture e mancanze ai bordi inferiori
in 16°, tela edit. con disegno impresso al piatto e titoli impressi al piatto e al dorso
br. Massimiliano Maria Kolbe nasce nel 1894 a Zdunska-Wola, in Polonia. Entra nell'ordine dei francescani e, mentre l'Europa si avvia a un secondo conflitto mondiale, svolge un intenso apostolato missionario in Europa e in Asia. Ammalato di tubercolosi, Kolbe dà vita al "Cavaliere dell'Immacolata", periodico che raggiunge in una decina d'anni una tiratura di milioni di copie. Nel 1941 è deportato ad Auschwitz. Qui è destinato ai lavori più umilianti, come il trasporto dei cadaveri al crematorio. Nel campo di sterminio Kolbe offre la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. Muore pronunciando "Ave Maria". Sono le sue ultime parole, è il 14 agosto 1941. Giovanni Paolo II lo ha chiamato "patrono del nostro difficile secolo". La sua figura si pone al crocevia dei problemi emergenti del nostro tempo: la fame, la pace tra i popoli, la riconciliazione, il bisogno di dare senso alla vita e alla morte.
First and only edition. THE UNIQUE COPY PRINTED ON FINE JAPON NACRE PAPER of this long puppet play by expatriate intellectual and dilettante Henry Church. 183 pp. A total of 101 copies were printed, all for private distribution: 100 copies on Arches wove paper and a unique copy on Japon nacrÈ (a luminous Japanese paper, often translated as "pearl Japan"). THIS IS THE COPY ON JAPON NACRE, and it is affectionately inscribed by Ernest Aulard, the printer, for his daughter Blanchette. Huge margins. 8vo. Original printed wraps. Uncut and unopened. FINE AND BRIGHT. Pristine and unique.
brossura La lettura della vicenda umana, religiosa e sacerdotale del venerabile padre Giuseppe Maria Cesa, è di quelle che scavano un segno nell' animo del lettore. Questo segno non è facilmente decifrabile e descrivibile, perché va dalla sorpresa allo stupore, dalla commozione all'ammirazione. La mente corre istintivamente al Vangelo ed alla sua forza sconvolgente: la sorgente è lì; la spiegazione di quanto si legge non viene da altre parti. Il Padre Cesa, figlio del Serafico Poverello di Assisi fu l'amico del popolo dell'Irpinia perché dal suo grande amore per l'Eucaristia e per l'Immacolata scaturì un fiume di benefici materiali e spirituali per gli uomini e le donne del suo tempo. Questo testo vuole contribuire a far conoscere questa luminosa figura di religioso e sacerdote che in un momento preciso della sua vita si dona radicalmente e senza compromessi al maestro divino.
ill., br. Victor I. Stoichita, studioso di fama internazionale, in questo volume conduce un'analisi riguardante la rappresentazione figurativa dello "straniero" in Età moderna. Un approccio fruttuoso delle scienze umane tende a dimostrare come molti problemi che attraversano la contemporaneità abbiano fatto da tempo la loro comparsa sul palcoscenico della storia. In quest'ottica, la rappresentazione artistica è un vero e proprio banco di prova: essa costituisce infatti la "memoria visiva" di un dato fenomeno, i cui contenuti possono essere riattualizzati dall'analista. È esattamente ciò che avviene in questo libro, dove l'altro è investigato non tanto per risolvere gli interrogativi che pone il "diverso", quanto per comprenderlo in maniera più approfondita, nel momento in cui si offre all'attenzione della cultura europea. L'arco di tempo preso in esame va dal XV alla fine del XVIII secolo, quando, dopo la "scoperta" del Nuovo Mondo, si registra un'esplosione senza precedenti dell'alterità. I contenuti del libro ruotano intorno all'affermarsi di un'alterità che si cristallizza su alcune figure specifiche: il nero, il giudeo, il musulmano, il gitano nelle opere di Carpaccio, Gentile Bellini, Memling, Bosch, Dürer, Caravaggio, Rubens, Tiziano, Georges de la Tour, Girodet, Benoit... In tutto questo si può cogliere anche un risvolto contemporaneo: in filigrana, con grande raffinatezza ed eleganza, affiora, in una ricerca che potrebbe definirsi di storia dell'arte, la flagrante attualità del tema dell'altro.
in-12, 175 pp, figures, broche, couverture couleurs. Bon etat [DV-21]
brossura Padre Francesco Cavallo, saveriano, fu nominato esorcista nel 1979 da mons. Giovanni Bianchi, vescovo di Pescia (Toscana), e in seguito da altri vescovi. Da allora ha sempre continuato a condurre la sua lotta contro il demonio mettendosi al servizio delle persone che, da ogni parte d'Italia, si rivolgono a lui in cerca di aiuto.
Imprimé par Bequet frères à Paris, 1880 circa. Litografia in coeva coloritura a mano (N. 11 - Peint d'après nature et lithographié par C. Bargue - Imprimé par Bequet frères à Paris), cm 40 x 55,5 (il foglio). Bella scena con due fanciulle su un'altalena avvolte soltanto da un velo che copre le parti intime, in un contesto di bosco, sopra uno stagno. Esemplare in piacevole coloritura e in buono stato di conservazione.
brossura L'Epistolario di Leopoldina Naudet si colloca nelle convulse fasi storiche che attraversano l'Europa, tra Rivoluzione francese e piena Restaurazione: in esse si muovono i tanti personaggi che Leopoldina incontra nel suo impegnativo cammino di fondatrice delle Sorelle della Sacra Famiglia di Verona.Marianna d'Asburgo Lorena, Niccolò Paccanari, Maddalena di Canossa, Gaspare Bertoni sono alcuni dei nomi che incontriamo in questo primo volume delle Lettere, scritte nel periodo degli inizi, dal 1799 al 1807. È in questi anni, infatti, che Naudet è alla ricerca di una originale dimensione di vita religiosa mettendo insieme vita contemplativa e apostolica, attraverso un'attenzione, rara e significativa per l'epoca, rivolta all'alta formazione culturale e spirituale delle donne. «Abbandoniamoci con fiducia nelle mani del Signore. Lasciamo fare a Lui e noi pensiamo solo di essere fedeli ai nostri impegni e a quello che da noi richiede con l'averci chiamate al suo santo servizio. E se ciò faremo tutte, vedrete che il Signore ci farà arrivare a l'esecuzione dei nostri desideri che sono lo stabilimento dell'Istituto»: Leopoldina alle Dilette di Mantova, 28 gennaio 1808.
ill., ril. Se il campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, a detta di tutti gli internati, non fu un lager ma solo un luogo di detenzione, grande merito va dato al direttore del campo, Paolo Salvatore, al maresciallo dei carabinieri Gaetano Marrari, ma anche al cappellano cattolico, il frate cappuccino Callisto Lopinot. Nel libro di don Salvatore Belsito viene ricordata la posizione pontificia sul razzismo e l'opera dell'episcopato calabro. Nel saggio introduttivo a firma di mons. Ignazio Schinella viene presentata la figura di padre Lopinot come il buon samaritano del campo di Ferramonti. In appendice il diario di padre Lopinot (1941-1944) e il racconto dell'harmonium che il papa Pio XII inviò a Ferramonti e che fu uno strumento musicale ecumenico: suonò sia per i cattolici che per gli ebrei.
br. Chi era veramente il conte di Saint-Germain? Nessuno potrà mai rispondere con esattezza a questa domanda, possiamo solo fare delle ipotesi in base alle poche notizie accertate che abbiamo su di lui. Dobbiamo andare indietro nel tempo, in quel lontano 1700 per poterlo incontrare. Scopritore e conoscitore dei segreti della natura, del principio e della fine dell'universo, della mutazione del piombo in oro. Come non appassionarsi alla vita di quest'uomo e alle sue avventure che spaziano fra tresche amorose, storie di spie di ogni genere e grado, viaggi perigliosi, passioni amorose. Una lettura che affascinerà il lettore tanto da fargli rimpiangere la fine della stessa e far nascere il desiderio di sapere cos'altro accadrà in seguito.
brossura La caratteristica di Armida Barelli, come ricordava padre Agostino Gemelli, è stata la fede; una fede semplice e audace, autentica e confidente, forte e tenera, capace di dare forma a tutta la sua vita ricca di opere, di incontri, di viaggi, di iniziative creative, di gioie e di dolori. La sua preghiera è quella di una donna appassionata, che segue il Signore vivendo nel mondo e che, per questo, impara a contemplare la presenza di Dio nei solchi della storia, nelle vicende della sua vita, del suo paese, della Chiesa. Le sue parole possono aiutare anche noi a pregare, vivendo da cristiani nel tempo che Dio oggi ci dona.