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ca. 24cm x 16,5cm. 182 S. Original Broschur mit Rücken- und Deckeltitel. Seiten wenig gerändert, leichte Gebrauchsspuren, unbeschnitten. Mit 108 Abbildungen im Text.
brossura «In questa raccolta di saggi il mio tentativo è quello di sviluppare la possibilità di un approccio diverso alla sofferenza, diverso da quello pragmatico e talora brutale della cultura (nord)americana, differente da quello che viene erogato dai nostri malmessi servizi pubblici di salute mentale di questi tempi. Al contempo auspico che questo sia un input preliminare per una anti-compartimentalizzazione delle branche del sapere nel nostro ambito, in cui neuroscienziati, cognitivisti, comportamentisti, neuro-biologi, psico-neuro-immunologi, neuropsicanalisti, umanisti, filosofi, psicofarmacologi, fenomenologi, clinici, managers, psicoanalisti freudiani, ortodossi e non (e la lista sarebbe molto più lunga) sono "racchiusi" nella propria nicchia di sapere, custodendo gelosamente segreti che, se fossero invece debitamente integrati, porterebbero probabilmente ad una reale rivoluzione anche culturale, di cui c'è ormai immenso bisogno se si ha a cuore l'autentica cura delle persone».
Firenze, R. Paggi Libraio Editore, 1893, in-16, br. editoriale, pp. [4], 228. Dorso diviso (volume diviso in due blocchi).
6. vermehrte und verbesserte Auflage. 1.(von 2). 4°. XVI,717 S. Original Halbleinwand mit Rücken- und Deckeltitel. Einband leicht berieben, Ecken und Kanten etwas bestoßen, innen sauber und gut erhalten. Autor war Professor uund ehemaliger Vorstand der Universitätsklinik für Haut- und Geschlechtskrankheiten in Würzburg. Mit 173 Textabbildungen. Es erschien noch ein Tafelband mit 378 farbigen Darstellungen auf 196 Tafeln, der hier nicht vorliegt. - ACHTUNG! Dieses Buch kann wegen seines Gewichts oder seiner Größe nur als PAKET verschickt werden. Innerhalb Deutschlands 5,80 Euro. (Portokosten ins Ausland bitte erfragen.) / ATTENTION! Due to its weight or size this book can only be sent as a PARCEL. Within Germany 5,80 Euro (For shipment abroad please ask).
brossura "... ma evadere dalla Gabbia è possibile? Sì, se si matura la consapevolezza della sua esistenza". Dov'è la Gabbia, Adesso che tutto sembra confinato dentro l'illogica dinamica di una relazione conflittuale con il nemico inedito e imprevisto? Non si tratta solo di un confronto con il Covid-19, anche se all'inizio questa entità, minuscola e fortemente ingombrante, è incombente e totalizzante. Il tempo che stiamo vivendo Adesso, con tutte le sue complessità e contraddizioni, diventa il luogo di una conversazione con il Virus, che celebra la volontà di dare un senso a una stagione che altrimenti potrebbe essere ricordata solo come una "Pandemia". Si va oltre, con l'intento consapevole di ricondurre l'ordito del racconto sulle trame di un bisogno profondo e universale: che va intimamente riconosciuto. Quello di essere felici, Adesso, rovesciando la logica del bene e del male, in una danza di apparenti armonie musicali dove la banalità di un frigorifero diventa lo spazio per celebrare la Liturgia di una inaspettata conclusione.
brossura «Questo lavoro nasce per il covid ma è utile per molto altro. Esiste attualmente un vuoto nella prevenzione e nella terapia domiciliare da iniziare ai primi sintomi di questa nuova infezione (covid-19). Questo, a mio avviso, sta determinando la perdita di vite umane nonché il sovraccarico del Sistema Sanitario. Per colmare questo vuoto ho deciso di mettere a disposizione della comunità il mio modo di fare medicina, in scienza, coscienza ed esperienza. Volutamente ho realizzato un lavoro utile per chiunque ma costruito anche per soddisfare le esigenze di quelli che "Dottore ma le cose che mi dice sono scientifiche?". Ho fatto un'ampia revisione della letteratura medica proprio perché esiste molta confusione ed una disinformazione, a volte forzata, riguardo le evidenze scientifiche sull'utilità della fitoterapia, delle vitamine e delle molecole biologiche. Le indicazioni pratiche proposte sono utili per la prevenzione ed il trattamento domiciliare del SARS-CoV-2 e di tutte le infezioni respiratorie, ma sono altresì importantissimi per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, cronico-degenerative e metaboliche, le quali determinano purtroppo la più alta percentuale di mortalità nei paesi industrializzati.» (l'autore)
br. L'anno della Pandemia è stato per la Chiesa Italiana, un difficile banco di prova, alcune criticità latenti da anni, come lo scollamento con la società reale, la distanza tra fedeli e pastori, l'irrilevanza nel pensiero socio-politico, sono emerse con decisione e hanno rafforzato un senso di smarrimento che comunque veniva da lontano. È sembrato importante interpretare questo segno dei tempi, utilizzarlo come fosse uno stress test o, per usare un termine tradizionale, un esame di coscienza, un discernimento per ripartire poi con maggior vigore e consapevolezza. Una Chiesa che parla prevalentemente "ai suoi" e si fa portatrice solo di valori "suoi", che non sa fare sintesi delle tante iniziative sociali che nascono nel suo ambito, finisce per essere una Chiesa che parla senza contare e agisce senza parlare. Occorre tornare nel Mondo, riscoprire il destino comune che lega Chiesa e società, rioccupare quell'area di confine tra l'essere nel mondo e l'essere del mondo, nello spirito di aiutarsi tutti, di riscoprire e far riscoprire la reciprocità e l'interdipendenza, cercando di essere lucidi e generosi; tornando a far ardere i cuori più che a insegnare dottrine. Mettere un piede fuori dal suo recinto aiuterà la Chiesa a non cadere e permetterà alla società di riconoscerla e forse di imitarla in quella presa di coscienza per cui nessuno si salva da solo. È compito anche dei laici attivarsi per un'emancipazione della coscienza fraterna che dia coraggio e un maggiore senso di responsabilità nel dare, nel ricevere e nell'illuminarsi vicendevolmente. In questo difficile momento di ricostruzione civile, aiutarsi tutti non è allora sinonimo di aiutare tutti, ma è l'impegno per una ricostruzione basata sull'aiuto vicendevole.
ill., br. Guardando indietro, a distanza di quasi due anni, possiamo chiederci quale spazio alla parola e al pensiero dei ragazzi è stato dato, quanto ci siamo rivolti a quella parte vitale che chiedeva di emergere e contrastare i vissuti drammatici con i quali abbiamo fatto i conti. Un saggio che raccoglie i pensieri e le emozioni maturate, e forse mai espresse, dagli adolescenti costretti alla solitudine durante la pandemia. Fra le pagine anche splendidi scatti fotografici che ben esprimono tali pensieri. L'adolescenza come seconda nascita, come luogo e tempo del cambiamento, della separazione, del conflitto, della costruzione della propria identità, dell'energia, delle relazioni; è sembrata scivolare in basso nell'agenda delle priorità che bisognava affrontare durante la pandemia. Il lavoro di questa pubblicazione non ha la pretesa di trovare risposte definitive, ma consente un formidabile spazio di espressione emotiva del proprio punto di vista, una voce diretta senza mediazione o interpretazione da parte degli adulti, un prezioso racconto dei propri vissuti e del proprio modo di affrontare le difficoltà.
ill., ril. Il coronavirus si è abbattuto come un uragano sulle strutture politiche di tutto il mondo globalizzato. Il governo Conte non è stato all'altezza dell'emergenza, mentre l'Unione europea e altri organismi sovranazionali si sono squagliati come neve al sole. Gli unici che si sono salvati nella burrasca sono stati gli Stati nazionali e sovrani, di cui i globalisti avevano con troppa fretta diagnosticato la morte. Insomma, la sovranità, sia politica che monetaria, è di nuovo la centro del dibattito pubblico. Ed è per tutti questi motivi che torna prepotentemente d'attualità la figura di Simone Di Stefano, uno dei volti più noti e coerenti del sovranismo italiano. Abbandono dell'Ue e uscita dall'euro, intervento pubblico nell'economia e salde coordinate identitarie: sono sempre stati questi i suoi cavalli di battaglia. E ora che gli ultimi eventi gli stanno dando ragione, la sua voce arriva come una sentenza sul fallimento del globalismo e dei suoi dogmi. Il messaggio di Di Stefano è tanto semplice quanto ambizioso: l'Italia deve tornare a essere una nazione libera e sovrana.
br. Il 2020 sarà ricordato come l'anno della pandemia. Il flagello ha terrorizzato l'umanità rendendo sempre più concreto lo spettro dell'estinzione, che da tempo aleggia su un pianeta devastato dal punto di vista ambientale, politico, psichico ed emotivo. Non sappiamo quello che ci aspetta, ma di certo il mondo che verrà fuori dall'emergenza sarà radicalmente diverso da quello che conoscevamo. Dobbiamo prepararci a vivere nell'incubo? Oppure nella tragedia sta anche l'opportunità di costruire un futuro desiderabile? In parte diario personale scritto in piena quarantena, in parte meditazione politica e filosofica, "Fenomenologia della fine" è il racconto teso, disperato ma anche autoironico di uno dei principali pensatori italiani, qui alle prese con la «soglia» che tutti noi siamo fatalmente destinati ad attraversare.
ril. Alla fine del 2019, i medici degli ospedali di Wuhan, nella Cina centrale, si trovano ad affrontare una strana sindrome respiratoria che pare legata al grande mercato ittico della città, dove oltre al pesce si vende ogni tipo di animale commestibile, vivo o morto. Mentre i malati si moltiplicano e alcuni soccombono a una polmonite virale particolarmente aggressiva, i laboratori riescono rapidamente a isolare il responsabile della malattia: è un nuovo coronavirus, simile a quello della SARS che tra il 2002 e il 2003 aveva spaventato il mondo. Rispetto alla SARS, la nuova malattia è meno mortale ma molto più contagiosa, e ben presto la Cina è costretta a fare i conti con quella che per le autorità è "la più grave emergenza sanitaria nella storia della Repubblica popolare" e che per l'Organizzazione mondiale della sanità è "una minaccia peggiore del terrorismo". E davanti ai contagi e alle morti provocati dal coronavirus, anche l'Italia è obbligata a prendere misure senza precedenti per fermare l'epidemia. In questo libro, Roberto Burioni attinge - insieme a Pier Luigi Lopalco, esperto epidemiologo - alla sua lunga esperienza di medico e ricercatore per mostrare la natura e il funzionamento dei virus, il loro passaggio (spillover) dagli animali all'uomo, l'evoluzione delle nostre conoscenze scientifiche, gli effetti devastanti delle epidemie nella storia dell'umanità e le battaglie combattute nell'ultimo secolo contro i nostri nemici più piccoli e più feroci. Il nuovo coronavirus è una sfida alla nostra società avanzata. Non possiamo sapere quando lo sconfiggeremo, ma siamo certi di poter contare su un'arma formidabile: la scienza.
br. Il convegno "Covid-19. Opportunità o minaccia alla stabilità politica ed economica" non va visto come un evento avverso, ma come una prova, una opportunità per comprendere meglio la nostra vita, la nostra cultura, i nostri riferimenti, le nostre condizioni, le nostre certezze. Quindi una opportunità di fare un esame di cosa è stato fatto di buono o di sbagliato al fine di progettare un "futuro migliore". In fondo la storia è maestra proprio perché buona parte della conoscenza è passata per una infinità di errori, che non sono da vedere come fallimenti (salvo dolo e manipolazioni) ma come scarti di percorsi da non ripetere più. In questo contesto si inseriscono le riflessioni dei relatori intorno e dentro la tematica del Covid, che spaziano dalla visione possibile degli ultimi tempi di sapore apocalittico, alle più crudi analisi economiche, fino all'indagare la situazione scientifica, tra la narrativa scientista e quella dei dati reali. Tutte riflessioni che ci danno l'opportunità di riverificare la nostra zona di "confort intellettuale" in cui negli ultimi anni ci siamo di fatto profondamente alienati. Oggi, quindi, in un periodo di decadenza morale e culturale, dove ogni riferimento sembra svanire, è necessario rimettere in piedi dei percorsi intellettuali che indaghino in ogni direzione su quello che ci sta succedendo e soprattutto perché di fatto sembriamo diventati inermi di fronte a questo evento che a tratti sembra un incantesimo senza fine.
br. Nel volume l'autore traccia in forma diaristica, le proprie emozioni e riflessioni, maturate quotidianamente, durante poco più di un anno e coincidenti con l'avvento della pandemia e delle conseguenti misure di restrizione sociale. Isolato nella sua casa di campagna durante il lockdown, e in città subito dopo, Maurizio Crispi vive e interpreta, con acume, competenza medica e sopraffine ironia, un triste periodo della nostra storia che ha condizionato, in maniera irreversibile, il nostro modo di vivere e di essere. Il libro è suddiviso in due parti, tante quante sono le "ondate" del contagio da coronavirus Sars-Cov-2, e descrivono le giornate personali e gli aspetti sociali in un ampio arco temporale alle soglie di una temuta "terza ondata". La narrazione è arricchita da una bibliografia contenente i libri letti dall'autore durante il lockdown e segnalati al lettore. Prefazione Alessio Arena. Postfazione Amedeo Falci.
br. «"Eccomi!" è la storia della mia malattia, il Covid-19. Della discesa fino al bordo e poi della risalita. In molti lo hanno definito un miracolo. Lo credo anch'io. Eccomi!, effettivamente, potrebbe essere la storia di un miracolo. Ma non solo. È anche la storia di un'onda di preghiera che ha coinvolto centinaia, forse migliaia di persone, che hanno dedicato qualche minuto o molte ore della loro vita a invocarlo, questo miracolo. Sì, perché quello che è accaduto è che attorno alla mia malattia si è aggregato un movimento di persone, la maggior parte delle quali sconosciute, che ha chiesto a Dio che io quel bordo non lo superassi. Verrebbe da definirlo un fenomeno "virale". Che ironia. Eppure, forse è proprio il termine più giusto».
brossura Quando la prima ondata di COVID-19 colpisce buona parte del centro-nord Italia, due medici di Mantova, Giuseppe De Donno e Massimo Franchini, in assenza di terapie per fronteggiarlo, mettono a punto una cura utilizzando gli anticorpi delle persone guarite dal COVID. Nasce, sull'asse Mantova-Pavia, la plasmaterapia, che in poco tempo diviene il trattamento contro il COVID più utilizzato al mondo. Francesco, Diego e Pamela sono solo alcuni dei pazienti guariti grazie al plasma iperimmune. Le loro storie - fatte di disperazione, ma anche di coraggio - catapultano il lettore nel buio di quel periodo. La luce, però, c'è sempre: c'è nel lavoro del personale ospedaliero, in chi si è dato alla medicina, nella solidarietà dimostrata, nelle amicizie nate nel reparto, nell'affetto e nella stima professionale che legano Franchini e De Donno. Il loro lavoro di ricerca è il conduttore di questo libro, che si muove tra numerosi episodi, noti e meno noti, fino al tragico epilogo. Massimo Franchini permette al lettore di scoprire cosa sia il plasma iperimmune e come sia andata realmente la sperimentazione in Italia e nel mondo. E si rivolge soprattutto a chi desidera ricordare il dottor De Donno attraverso il racconto delle sue qualità umane e professionali.
br. Richard Horton, direttore del Lancet, esamina sia le azioni intraprese dai governi di tutto il mondo sia quelle che, al contrario, non sono state intraprese perdendo tempo prezioso, mentre il virus si diffondeva da Wuhan in tutto il resto del mondo, scatenando la pandemia globale. Horton delinea le misure da mettere in atto a livello sia nazionale sia internazionale per prevenire questo tipo di catastrofe, perché di una cosa possiamo essere certi, ovvero che la prossima pandemia potrebbe arrivare prima di quanto non riusciamo ad immaginare, e questa volta dovremo avere imparato la lezione che ci è stata impartita dalla Covid-19.
br. Il volume raccoglie una serie di ricerche, condotte in un decennio, sulla produzione epidemiologica di Giovan Filippo Ingrassia (1510-1580). La tesi di fondo è che le teorie sulla eziogenesi dei morbi erano già mature nello scienziato siciliano già dai primi anni '50 del XVI secolo, cioè ancor prima di ricoprire l'incarico di protomedico del regno, allorquando dovette affrontare un'epidemia che colpì Palermo. Nella determinazione delle cause epidemiche Ingrassia guarda, come i suoi predecessori, anche a quelle cosmiche, ma le pone in secondo piano rispetto a quelle materiali, le uniche su cui può agire la medicina. Il volume comprende anche la Parte Quinta dell'Informatione, pubblicata dal protomedico in occasione della recidiva del 1577 e preceduta da un saggio introduttivo, e completa in questo modo la riedizione completa dell'opera più famosa di Ingrassia.
br. Un racconto semplice e senza filtri, senza censure, senza polemiche sterili. Solo cronaca reale di quello che è successo, e nel momento in cui accadeva, nell'ospedale di Bergamo e nell'animo degli operatori sanitari che rilasciavano brevi confessioni davanti alla macchinetta del caffè, in brevissimi attimi di pausa. Parole che non solo raccontano, ma teletrasportano il lettore direttamente nei corridoi del pronto soccorso in quei giorni di cupa sofferenza e di morte. Un piccolo diario denso che non racconta solo una storia, ma rappresenta quella di tutti gli infermieri e i medici in prima linea durante l'emergenza Covid-19.
ill., br. I nonni senza abbracci racconta il punto di vista e le emozioni vissute durante questi mesi di emergenza da Covid19 dalle persone che, senza dubbio, rappresentano la memoria storica del nostro Paese. In che modo hanno reagito i nostri nonni, i pensionati della Penisola, alla pandemia, alla paura dei contagi, alle preoccupazioni per i loro cari, alla solitudine sono riflessioni al centro delle interviste che la giornalista e scrittrice Simona Merlo ha organizzato e "narrato" sotto forma di aneddoti, storie autobiografiche, spaccati fotografici della società di oggi e di ieri. Questo lungo anno "sospeso e surreale" ha fatto sì che tra i pensionati Cna di Siena, una dopo l'altra, venissero registrate le voci di chi ha vissuto la II Guerra Mondiale e ha ricostruito l'Italia e che, con la consapevolezza delle esperienze subite sulla propria pelle, rivelasse il buio che si cela dietro parole come "coprifuoco", "guerra", "nemico", "fame".
br. C'è un legame fra la pestilenza che colpì l'Italia nel 1576 e l'emergenza da Covid-19? Sì, e più di uno. Come per la peste, anche per il coronavirus ci si è trovati davanti a una malattia ignota e virulenta. E, come nel passato, l'autorità politica e la scienza medica hanno mostrato di vacillare di fronte allo sconosciuto nemico. In un tragico e surreale ripetersi degli eventi sono state compiute le medesime scelte e fatti i medesimi errori di 450 anni fa. Immemore di quel «mito della peste» che da oltre dieci secoli accompagna l'Occidente, l'Italia ha attraversato uno dei periodi più bui della sua storia recente, fra paure, soprusi, danni e morte. E con tanta incertezza che ancora pesa sul futuro.
brossura Ogni emergenza è un apparire improvviso, un affiorare fra mille incerti segnali. Anche la pandemia Covid-19 da tempo si celava fra le pieghe dell'esperienza; è giunta però inattesa, nonostante gli indizi, le voci, i giudizi... Ha travolto tutti senza sconfiggere né l'incredulità, né la presunzione. Con queste pagine, vergate nei giorni drammatici della pandemia, cerchiamo di sconfiggere il pregiudizio, chiedendoci se almeno stiamo imparando qualcosa. Non sappiamo ancora dire se questo evento ci stia davvero formando: sicuramente ci sta tras-formando. Si prospettano grandi cambiamenti e perciò dobbiamo affrettarci a capire come si possa intervenire pro-attivamente nella sequenza esperienza-riflessione-trasformazione. È compito ineludibile e improcrastinabile: far emergere ciò che si cela nel vissuto individuale e sociale e scoprire la regola implicita, l'informazione che può guidare, il valore che può emancipare, per dare credibilità alla speranza di futuro che nessuna quarantena riesce a comprimere.