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br. "La luce si sta spegnendo su tutta Europa e non la vedremo più riaccendersi nel corso della nostra vita": sir Edward Grey, segretario di Stato inglese per gli Affari esteri, percepì con chiarezza le dimensioni della crisi che nel giro di pochi giorni, di poche ore, avrebbe portato il continente europeo sull'orlo della catastrofe. Ma lo scoppio del conflitto, nell'agosto 1914, non fu che l'ultima maglia di una lunga catena di eventi, il momento che racchiuse - comprimendole - inquietudini e aspirazioni di un'epoca intera. Insieme ai profondi mutamenti sociali, culturali e tecnologici che trasformarono la natura della civiltà europea tra Ottocento e primo Novecento, l'autrice ripercorre gli antefatti, le tensioni accumulate, le scelte contingenti, spesso dovute a fraintendimenti, debolezze, ripicche tra politici e generali: il risultato è una ricostruzione, capillare e brillante, di un'ora fatale dell'umanità.
br. La «Tregua di Natale» del 1914 è un episodio straordinario della Prima guerra mondiale: soldati dalle contrapposte trincee misero da parte le armi, si incontrarono nella terra di nessuno scambiandosi doni, emozioni e persino indirizzi. Forse giocarono anche una partita a pallone. Decisero che in quelle ore non si sarebbe più sparato. Questo libro ha due pregi. Anzitutto, è un'indagine a tutto tondo su quell'avvenimento e sul suo contesto, quel saliente belga di Ypres tristemente noto per le sue sanguinose battaglie marchiate dall'uso del gas. In secondo luogo, è una narrazione avvincente, che parte dal basso, cioè dai resoconti spontanei dei soldati stupefatti per quanto accadde in quel terribile contesto di fango, gelo e fuoco. La voce di quei soldati continua a parlarci intatta da oltre un secolo di distanza grazie alle lettere, alle interviste dell'epoca e al ricchissimo materiale ritrovato dall'autore nei musei di guerra di mezza Europa. C'è di più. C'è la cronaca di un viaggio sul filo della memoria, la mappa dei luoghi, le fotografie, le canzoni, la filmografia, la sitografia, perfino l'elenco delle app che aiutano a orientarsi tra le linee di quello che fu il Fronte occidentale della Grande guerra: un omaggio al cuore dell'uomo con le armi pacifiche della memoria e della cultura.
ril. Era inevitabile la Grande Guerra? Dall'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo doveva necessariamente scaturire un conflitto mondiale? O si è trattato di una guerra "improbabile", scoppiata per una serie di malintesi e di errori di valutazione? Rusconi ricostruisce il febbrile lavorio politico-diplomatico del luglio 1914 e analizza le vicende belliche sino alla battaglia cruciale della Marna. Il conflitto si configura come una "guerra tedesca" per rompere l'accerchiamento di cui la Germania si sente vittima da parte dell'Intesa russo-francese e inglese. Ma la lotta per l'egemonia sul Continente assume i tratti di una "guerra di civiltà" all'interno dell'Occidente stesso. Gli effetti sono di lunga durata, anche in termini strategico-militari: il secondo conflitto mondiale inizierà infatti con l'attacco alla Francia nel 1940 inteso come replica e rivincita del 1914.
ill., br. Il libro riproduce l'album fotografico dell'ufficiale austriaco Karl Pflanzl che ha documentato la propria esperienza di guerra negli anni 1915 e 1916. L'opera contiene 177 immagini, delle quali 136 sono foto scattate nell'area del Monte Nero, riprodotte in formato intero con abbinato un dettaglio ingrandito. Pflanzl ha combattuto una guerra del tutto particolare: era Alpiner Referent - "consigliere alpino" - un soldato che anziché un'arma impugnava la piccozza. Le foto dell'album riprendono la prima linea e le retrovie austro-ungariche di un tratto di fronte fra i più celebrati anche dalla storiografia italiana. Alcune immagini senza censura riguardano le vittime; altre ci fanno calare nella quotidianità del conflitto, tra orrore e momenti di tranquillità e addirittura di divertimento. Inoltre nel libro "La guerra di Karl Pflanzl" con la storia della carriera militare resa possibile grazie ai documenti del Kriegsarchiv di Vienna; "Note sull'album" delinea il contesto geografico e storico; "Alice Schalek, una testimone preziosa" cita le annotazioni che la giornalista austriaca ha riportato in Am Isonzo. März bis Juli 1916. Testi e didascalie sono in italiano, tedesco e inglese.
ill., br. Sfogliando la notevole mole di pubblicazioni relative alla Grande Guerra capita spesso di trovare riferimenti al ruolo dei mezzi di informazione descritti come elemento di condizionamento dell'opinione pubblica. Davanti a queste asserzioni rintracciabili, con varie sfumature, nella letteratura di tutti i Paesi che hanno partecipato al conflitto, è nata l'esigenza di capire meglio cosa sia stato raccontato e cosa sia stato taciuto prima, durante e dopo quei terribili anni di guerra. L'analisi, circoscritta al caso italiano, ha l'intento di mettere in luce i fattori che hanno condizionato la libera informazione e come siano stati riferiti i fatti nel momento stesso in cui sono accaduti. Episodi noti e meno noti della Prima Guerra Mondiale sono stati messi a confronto con i Bollettini ufficiali di guerra, giornalmente diffusi dal Comando Supremo, e con le notizie diffuse dall'Agenzia Stampa Stefani comunque vagliate e verificate dalla censura. Senza tacere che già prima che l'Italia dichiarasse guerra all'Austria, la stampa, in parte finanziata da gruppi industriali che si sarebbero poi arricchiti a dismisura con le commesse militari, aveva già mostrato il proprio lato oscuro.
ill., br. Le vicende della guerra del 15-18 narrate dai protagonisti. La voce dei semplici, dove gli eventi narrati e le situazioni descritte, prendono forma e raccontano la storia di un'epoca dal punto di vista di quei soldati, senza retorica ma con sincerità espressiva e con una sorprendente abilità. Attraverso lettere e diari vengono ripercorse le battaglie, l'ospedalizzazione, la ritirata, la prigionia, la vita nelle retrovie e in trincea. Testimonianze arricchite da fotografie, documenti ufficiali e immagini di cartoline propagandistiche.
(geografia)[BOLLETTINO]della Reale Societ… geografica. Fascicoli del 1915: n. 3 e 5. In 8, ciascuno oltre 100 pp, illustrati nel testo, br.[I due Euro 16,00]
ill., ril.
Edizione: Prima edizione . Pagine: 211 . Formato: Fino a cm 20: 16° . Rilegatura: Brossura . Stato: Buono . Caratteristiche: Bruniture . Collana: Nuovo Politecnico .
br. In quest'opera le ultime due battaglie del generale Cadorna vengono osservate dal punto di vista austro-ungarico. La decima e l'undicesima battaglia dell'Isonzo sono ricostruite e analizzate sulla base delle fonti austriache e in particolare della Relazione ufficiale sulla guerra 1914-1918, pubblicata negli anni Trenta a cura del Kriegsarchiv di Vienna. Un lavoro che l'autore ha potuto svolgere grazie alla sua specifica competenza in campo storico-militare unita a una sicura conoscenza della lingua tedesca. Il testo raccoglie anche qualche testimonianza di chi visse in prima persona una delle più grandi tragedie europee e vide con i propri occhi il vero volto della guerra. In Appendice, oltre agli ordini di battaglia delle forze contrapposte, sono stati riportati i bollettini italiani e austriaci di quei giorni.
br. Tra i meriti dello storico americano Rabinowitch vi è quello di restituire alla rivoluzione d'ottobre - di cui Pietrogrado è stato l'epicentro - la sua dimensione concreta, umana e politica, oltre a raccontare con penna sciolta le mobilitazioni che portarono i bolscevichi a rovesciare il governo Kerenski. Ovviamente, non si deve sottostimare il peso giocato nella vicenda personalmente da Lenin, ma questo libro mostra anche quanto il partito bolscevico, lungi dall'essere un'entità monolitica, fosse invece attraversato a ogni livello da contraddizioni e aspri dibattiti interni. I suoi diversi presidi territoriali difatti disponevano di una grande autonomia d'azione, anche su parole d'ordine apparentemente divergenti. Sarà questa duttilità d'azione a permettere loro poi di tradurre le aspirazioni popolari - la terra ai contadini, la fine della guerra - in programma politico generale fino alla conquista definitiva del potere. Si tratta di un approccio innovativo, questo di Rabinowitch, rispetto alla classica storiografia sulla rivoluzione d'ottobre, perché demolisce l'idea che la ragione del successo bolscevico fosse dovuta alla disciplina e all'obbedienza monocorde del partito alle indicazioni di Lenin. La ragione della sua forza era invece da ricercarsi nella sua diversità interna. Con una nuova prefazione dell'autore.
br. A marzo una rivoluzione "democratica" costringe lo zar Nicola II ad abdicare. In aprile gli Usa fanno il loro ingresso nel conflitto mondiale, a maggio tre pastorelli vedono una "Signora" biancovestita a Fatima in Portogallo, a luglio il capitano inglese Lawrence (detto poi d'Arabia) strappa Aqaba ai turchi e ad agosto Benedetto XV pronuncia le sue parole contro "l'inutile strage" che da tre anni sta insanguinando l'Europa e il mondo. A settembre si moltiplicano gli ammutinamenti al fronte e i tumulti nelle città contro la guerra, ad ottobre a Parigi viene fucilata Margaretha Zelle, danzatrice nota come Mata Hari, e contemporaneamente le truppe italiane vengono travolte a Caporetto. A novembre, mentre i bolscevichi conquistano il Palazzo d'Inverno, la Dichiarazione Balfour apre la strada alla creazione dello Stato di Israele e a una nuova organizzazione del Medio Oriente. A dicembre in Italia il presidente del Consiglio Orlando esorta il paese a "resistere! resistere! resistere!"... 12 mesi per raccontare, tra fatti e ideologie, l'anno in cui tutto è cambiato, in cui il Novecento si è fatto secolo, in cui sono stati stretti nodi che ancora ci imprigionano. Un affresco mosso e dai colori forti e appassionati. 12 capitoli attraverso i quali l'autore suggerisce accostamenti inediti e riferimenti al presente, che per tanti versi ne ha raccolto l'eredità.
Madrid, Establecimiento Tipográfico, 1917, 17 x 10,5 cm., 68 págs. (Falto de cubiertas originales).
br. Per non fermarsi alla semplice affermazione della Grande Guerra come evento fondante della storia del secolo scorso, questo volume unisce la riflessione sulla periodizzazione al tentativo di interpretare la storia dell'ultimo secolo. Il 1917 viene quindi analizzato come anno-cerniera fra il vecchio e il nuovo mondo, mettendo a fuoco - fra gli eventi militari, politici e culturali di quell'anno - quelli che hanno prodotto dinamiche di lungo periodo, meritevoli di uno studio anch'esso di lungo periodo, non limitato agli anni del conflitto e dell'immediato dopoguerra. Si intrecciano così saggi che affrontano le diverse dimensioni storiografiche delle possibili analisi (internazionale, culturale, sociale, politica), cui si affianca anche una proposta di utilizzo didattico di queste riflessioni.
ill., br. La rinascita dell'esercito, guidato da Armando Diaz, fu dovuta essenzialmente ai reduci di Caporetto, alla classe 1899, al rinforzo di alcune divisioni alleate e al sostegno dell'intero Paese. Sicché l'esercito fu in grado di contenere l'ultima disperata offensiva austriaca del giugno 1918, la cosiddetta battaglia del Solstizio, e di slanciarsi nell'ottobre successivo in quell'impetuoso scatto che porterà a Vittorio Veneto. Il 4 novembre 1918, occupate Trento e Trieste, la guerra si concluse vittoriosamente. L'apparato iconografico, curato da Gabriella Guerra Brunetta, presenta documenti autentici rispecchianti fedelmente la cultura di quella società e di quel tempo. Questo volume è l'ultimo dei quattro dedicati da Ernesto Brunetta alla I guerra mondiale di cui, oltre agli aspetti militari, ha messo in luce gli aspetti politici e sociali.
ril. Lo scritto narra della vita e dei sentimenti e delle idee di Domenico Carella negli anni che intercorrono dall'inizio della prima guerra mondiale sino allo scoppio della seconda nel 1940. Tratteggia, nei suoi ricordi, una storia del fascismo tra le due guerre come lui l'ha vissuta, descrivendo uno spaccato di vita autentico di quel periodo. Attraverso questo suo personalissimo diario psicologico, egli conduce un "indagine storica" dell'Italia e dell'Europa tra il 1923 e il 1939.
br. Al principio del 1917, i tre imperi in lotta sul fronte orientale erano vicini al punto di rottura, e tra i tre il più vicino alla crisi era senz'altro la Russia. Dopo la rivoluzione di febbraio, la capacità dei russi di sostenere lo sforzo bellico era crollata, e l'ultima disperata offensiva di Kerenskij vide il collasso definitivo delle forze armate. Questo aiutò la successiva rivoluzione bolscevica e una pace zoppicante, mentre le potenze centrali non riuscirono ad approfittare della situazione e, nel 1918, sia l'impero austro-ungarico che quello germanico si arresero e si dissolsero. L'autore segue non solo gli eventi più noti dell'ultima fase della Grande Guerra sul fronte orientale, ma continua a indagare le guerre tra gli Stati successivi all'armistizio del 1918, notando in particolare gli aspetti più critici per gli equilibri dell'area e le devastanti premesse per la terribile guerra che di lì a vent'anni sarebbe nuovamente scoppiata.
ill., br. Perduto dalla memoria, e liquidato come un periodo di smobilitazione e di crisi, il quadriennio fra la vittoria nella Grande Guerra e la nascita della Regia Aeronautica il 28 marzo 1923 fu in realtà ricco di eventi, di conflitti, di imprese sportive e di personalità. Questo lavoro affronta ogni settore dell'aviazione italiana di quegli anni: la riduzione dell'aeronautica militare e i progetti per la sua rinascita, gli impegni bellici in Albania e in Africa, l'Aviazione di Marina e i dirigibili.
ill., br. Il sistema elettorale italiano fu radicalmente modificato dopo la Prima guerra mondiale. Venne abbandonato il maggioritario e introdotto il proporzionale con scrutinio di lista. Il risultato fu che le elezioni del 1919 sconvolsero la composizione del Parlamento: vinsero i socialisti e i popolari, e furono messi in minoranza i liberali, che dopo l'Unificazione avevano sempre governato il paese. Più di metà dei deputati eletti entrò per la prima volta alla Camera e fra questi ci fu Giacomo Matteotti. La crisi che ne derivò, dato che i due partiti vincitori non trovarono l'accordo per governare insieme, unita alle drammatiche difficoltà del dopoguerra, portarono progressivamente al collasso delle istituzioni da cui uscì vincitore il fascismo. Su quel decisivo passaggio della storia italiana, in occasione del centenario della legge che varò la riforma, la Casa Museo Giacomo Matteotti ha organizzato un convegno di studi del quale questo volume raccoglie gli atti, utili a meglio comprendere non solo il passato ma anche il nostro presente, dato che la riforma del sistema elettorale, con l'alternativa fra maggioritario e proporzionale, rimane al centro del dibattito politico attuale.
br. Il 1919 è un anno da sempre molto discusso e ancora poco capito. Un anno pieno di speranze e tragedie; il primo di un Grande Dopoguerra che si sarebbe rivelato tanto grande e brutale quanto grande e totale era stata la Grande Guerra. La pace, insomma, non colmò le trincee interne scavate negli anni precedenti. Mentre a destra si amalgamava quella miscela di anticonformismo, sciovinismo nazionalista, sovversione e militarismo maschilista che dalla spedizione dannunziana a Fiume si sarebbe riversata nel fascismo, nel 1919 a irrompere sulla scena pubblica furono soprattutto masse popolari desiderose di un cambiamento, di strappare conquiste tangibili e con un forte bisogno di affermare identità e ruoli pubblici. Protagoniste di quei sommovimenti tumultuosi furono folle di uomini e donne coinvolti in un rapido processo di alfabetizzazione politica che la guerra aveva contribuito ad accelerare. Sono proprio questi attori, solitamente invisibili sulla scena della grande storia, che rendono tanto interessante lo studio di quel periodo.
ill., br. Il diario del diciassettenne Luigi De Michelis, studente liceale a Torino, che lascia i genitori, la scuola, le amicizie, la sua città per rincorrere un sogno: raggiungere d'Annunzio a Fiume. La preziosa testimonianza racchiusa nel suo diario giornaliero, corredato di suoi disegni, acquerelli e schizzi, e nella corrispondenza con i genitori. Bersagliere arruolato nella Compagnia Mitraglieri, inizia a tenere il suo diario il 10 luglio 1920 e lo conclude nel gennaio 1921, dopo la resa della città di Fiume sotto la reggenza di d'Annunzio e dei suoi legionari nella notte di sangue del giorno di Natale.
ISBN : 2-07-053466-9. GALLIMARD. 1999. In-12 Carré. Broché. Bon état. Couv. convenable. Dos satisfaisant. Intérieur frais. 160 pages - ACHEVE D'IMPRIMER EN 1999 - nombreuses illustrations en couleur et en noir et blanc en dehors et dans le texte - 1 annotation au crayon à papier n'altérant pas la lecture De l'actualité à l'histoire
br. Il 1922 non è soltanto l'anno della Marcia su Roma, cioè della conquista del potere del fascismo. È anche l'anno in cui le altre forze giocano le loro ultime carte per combattere il fascismo. Giolitti tenta di fare di Mussolini uno strumento per il suo ritorno al Governo. Le sinistre oppongono agli squadristi gli "arditi del popolo" e quindi, con lo sciopero "legalitario", chiamano a raccolta il popolo che non risponde. D'Annunzio dimostra di non aver paura delle contraddizioni. Ci sono, poi, la Monarchia, il Vaticano e l'Esercito. Tutto ciò è il 1922, anno cruciale per l'Italia, e protagonista di questo libro che segue giorno per giorno quegli avvenimenti e pedina quasi i personaggi che ne furono alle origini, da Mussolini a Vittorio Emanuele III, da Giolitti a Grandi, Pio XI, Facta, Farinacci, Balbo, ecc., offrendo la più documentata e minuziosa storia della fine dello Stato liberale e della nascita di quello fascista.