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br. "In genere le biografie pili significative del primo sovrano del Regno d'Italia si aprono con la sua salita al trono, in una delle ore più cupe per i Savoia. Vittorio, duca di Savoia ed erede al trono, ha da poco compiuto ventinove anni. È un'età, alla metà del XIX secolo, non pili verde. Quindi ciò che è avvenuto in lui e attorno a lui prima di quella triste serata del 23 marzo 1849 non solo non è poco sul piano cronologico, ma è stato spesso decisivo per forgiare il suo animo. Poco, inoltre, sino a tempi recentissimi, si è guardato a chi gli era stato e gli stava accanto. Allo stesso modo si è dato quasi per acquisito e non bisognoso di indagine quel naturaliter monarchicus che avrebbe caratterizzato i sudditi del suo composito regno avito. Difficile capire chi fu il primo sovrano dell'Italia unita trascurando questi aspetti. Cosi come non è molto accettabile che, in quei lavori, dopo l'entrata in Roma delle forze italiane e lo spostamento nell'Urbe della capitale, ci si incammini velocemente verso la conclusione della sua vita." (Dalla Premessa)
Milano, Treves, 1897, due articoli e due fototipie, stralcio con copertina posticcia muta de “Illustrazione Popolare” (fascicoli nn. 20-38) . - !! ATTENZIONE !!: Con il termine estratto (o stralcio) intendiamo riferirci ad un fascicolo contenente un articolo, completo in se, sia che esso sia stato stampato a parte utilizzando la stessa composizione sia che provenga direttamente da una rivista. Le pagine sono indicate come "da/a", ad esempio: 229/231 significa che il testo è composto da tre pagine. Quando la rivista di provenienza non viene indicata é perché ci è sconosciuta. - !! ATTENTION !!: : NOT A BOOK : “extract” or “excerpt” means simply a few pages, original nonetheless, printed in a magazine. Pages are indicated as in "from” “to", for example: 229/231 means the text comprises three pages (229, 230 and 231). If the magazine that contained the pages is not mentioned, it is because it is unknown to us.
In-16 gr., brossura orig. figurata a colori (sciupata), pp.VIII,211, con alcune tavole fotografiche in b.n. f.t. L’esploratore italiano Vittorio Bottego (1860-1897) trascorse due anni in Eritrea come ufficiale (1887). Nel 1895-97 intraprese un viaggio volto all’esplorazione del corso dell’Omo: da Ligh il Bottego coi compagni raggiunse il lago Margherita e quindi seguì il corso dell’Omo fino al lago Rodolfo. Morì sulla via del ritorno in una imboscata. Qualche lieve ingiallitura o fiorit. ma buon esemplare. .
br. Natura complessa ed enigmatica, Vittorio Amedeo II comprende ben presto che il potere politico e la vita intera di un principe sono concepiti come una lotta perenne contro le forze avverse mosse dagli uomini e dai capricci della fortuna: le conseguenze, dirette o indirette delle sue azioni, si risolvono in un conflitto perpetuo, nell'inevitabile contrasto tra doveri morali e passioni umane che definisce la sua esistenza. Un vivo senso di inquietudine e di disagio, una erotica intemperanza, lancinanti passaggi di luci e ombre, ansia di conoscenza, potenza d'indagine, eroici furori, apparenti contraddizioni, dissonanze e incongruenze: la combinazione di tali differenti elementi, involontariamente ma fatalmente, lo conduce alla definitiva caduta. Sono questi i termini e i motivi del "gran dramma".
ill., br. In occasione dei 100 anni dall'inaugurazione del monumento ai caduti di Alezio (1° luglio 1922) si è voluto affrontare una ricerca storica che andasse a ripercorrere le tappe che scandirono quel processo di elaborazione della memoria e del lutto della comunità aletina, in cui venne per la prima volta a realizzarsi un cerimoniale di ricordo collettivo. L'evento viene analizzato confrontando e definendo le forme con le quali le varie cittadinanze giunsero a codificare metodi e retoriche funzionali all'elaborazione condivisa del lutto. Uno spaccato storico toccante che palesa come l'immane tragedia bellica avesse investito trasversalmente e nel profondo ogni lembo della penisola italiana, ma dal quale allo stesso tempo traspare un atteggiamento di resilienza e reazione, che da subito la comunità aletina abbracciò, divenendo la prima fra le consorelle salentine ad inaugurare il proprio monumento ai caduti. Il lavoro si inserisce nell'ambito dell'Accordo di collaborazione scientifica fra l'ISPC CNR (ex IBAM), il Dipartimento di BB CC dell'Università del Salento e il Comune di Alezio, finalizzato allo studio e alla valorizzazione del patrimonio storico culturale e architettonico aletino.
brossura Il conflitto in Medio Oriente risale agli ultimi decenni dell'Ottocento, quando nacque il movimento sionista fondato da Theodor Herzl. Eppure di questo rovinoso confronto si è quasi sempre parlato nella prospettiva dell'attualità, senza cercare di approfondire le ragioni secolari. Morris ricostruisce le fasi del conflitto, ne analizza i presupposti ideologici, dà conto delle profonde differenze religiose, etniche e culturali fra gli immigrati ebrei e le popolazioni arabe che da decenni convivono in Palestina. Una una storia di uomini dove giganteggiano personaggi come Haji Amin Al-Husayni, David Ben-Gurion, Anwar Sadat, Menachem Begin.
brossura Questo libro, basato su una vasta ricerca portata avanti su una grande quantità di fonti, mette in luce pratiche, obiettivi, logiche, estensione e luoghi degli esperimenti nazisti. Gli esperimenti non furono soltanto atti di crudeltà occasionale o monopolio di pochi medici SS, di cui Mengele resta la figura iconica, ma parte integrante del processo di distruzione razziale. La ricerca nazista sugli esseri umani non era priva di etica; era l'etica a essere stata plasmata dall'ideologia nazista: il dovere del medico non era più verso il singolo paziente, ma verso la nazione e la razza. La sperimentazione medica coercitiva nazista viene descritta come fenomeno a sé stante, con una sua evoluzione, che non si esaurisce all'interno dei campi di concentramento. Nuova è anche l'attenzione riservata non ai soli perpetratori, ma anche e soprattutto alle vittime di cui si va a ricostruire, per quanto possibile, l'identità e l'esperienza.
br. 7 aprile 1944. Militari tedeschi inquadrati nello Sturm-Bataillon OB Südwest, impiegati in azioni di rastrellamento alle falde del Monte Fumaiolo assieme a milizie della Repubblica sociale, uccidono 30 civili inermi a Fragheto, frazione del comune di Casteldelci (allora nella provincia di Pesaro e Urbino). È una delle prime stragi nazifasciste in Valmarecchia e nell'Italia centro-settentrionale. Per oltre settant'anni i responsabili dell'eccidio sono sfuggiti alla giustizia, poiché si ignorava a quale reparto appartenessero. A partire dagli anni Duemila, in seguito alla scoperta dei documenti occultati nel cosiddetto "armadio della vergogna", si sono potuti celebrare i processi a loro carico. Quello per la strage di Fragheto si è tenuto a Verona dal 2012 al 2013. Gli atti del dibattimento - fra i quali i verbali degli interrogatori a ex militari tedeschi coinvolti nella rappresaglia - sono la principale fonte presentata e analizzata nel volume.
br. 'Il racconto induce a volgere lo sguardo non solo al passato, ma alla tragica quotidiana attualità: il coinvolgimento sempre più ampio e indiscriminato della popolazione civile, di cui i bambini sono le prime vittime, nelle tante guerre che ci circondano. Ne sono testimonianza gli esodi di massa che quotidianamente portano in Europa ondate di profughi senz'altra speranza... La Seconda guerra mondiale, annullando il tradizionale confine delle zone di guerra, ha prefigurato, anticipandolo, il nostro presente... Le testimonianze e i documenti originali riportano in primo piano le persone, i loro singoli drammi, le sofferenze, le angosce di una 'normalità' vissuta in un contesto stravolto, impensabile oggi e difficile, persino, da immaginare per le generazioni nate dopo la fine della guerra, che hanno goduto, in Europa, del più lungo periodo di pace mai prima vissuto. Anche per questa ragione un valore da preservare, promuovere e difendere.'
Ente Nazionale per le Industrie Turistiche, Viterbo Tipo-Litografia Turati Lombardi e C., Milano, 1943, 23,5x17 cm, pp. 48, br. ed. ill. a col. A cura dell'Ufficio Edizioni dell'E.N.I.T. Condizioni di conservazione Esemplare in buono stato di conservazione. Copertina ant. con una piccola pieghetta all'angolo inf.,dorso con qualche minimo strappetto. Interni in ottimo stato. All'interno: Moltissime illustrazioni fotografiche dei principali luoghi d'interesse turistico di Viterbo e della sua provincia. OPEB.2271 blu
ill., br. Lo sguardo di una insider, una guida contemporanea al meglio di Viterbo e la Tuscia. Sei passeggiate lente per scoprire Viterbo e cinque itinerari attraverso la Tuscia tra arte, storia, racconti, cultura, buon cibo e l'anima a posto. Viterbo e la Tuscia, tra Lazio e Toscana, dove convivono con disarmante armonia retaggi etruschi e romani, borghi medioevali, gotico e rinascimento, il tutto pervaso da una natura che regala dolci colline, acque termali e inaspettati laghi vulcanici.
M. Petrassi, a cura di Viterbo città Pontificia. , Editalia 1984, Ottimo stato. Legatura editoriale cartonata. Sovraccoperta con alette informative. Taglio pagina lievemente sporco. Geografia localistica M Petrassi a cura di Viterbo città Pontificia Editalia 1984 Geografia e località Ottimo (Fine) . <br> <br> <br> <br>
br. «Immerso nei flutti, per la prima volta in vita mia ai fanghi di Abano, sono in piena anarchia della memoria. Sembra che lei ci si trovi bene, tra fumi e vapori: con quel caldo spossante, vien su di tutto, dal fondo». Storico fra i più illustri e conosciuti, intellettuale impegnato fin dagli anni universitari, Mario Isnenghi ripercorre in questo saggio autobiografico le tappe che hanno segnato la sua formazione umana, scientifica e politica: dalle origini familiari alle esperienze di scuola e università, all'apprendistato politico che attraversa il mondo cattolico e socialista nelle associazioni studentesche, nel sindacato, nell'insegnamento. E poi la lunga attività di ricerca che lo ha portato a riflettere, partendo dalla Grande Guerra, sulla storia della cultura italiana, la funzione degli intellettuali, le fragilità e le contraddizioni della costruzione statale. Tra confessione privata e memoria pubblica, Isnenghi consegna al lettore una testimonianza di rilievo sulla vicenda culturale e politica dell'ultimo mezzo secolo.
ill., br. Un viaggio nella memoria e nelle memorie attraverso una serie di testimonianze e un percorso fotografico in alcuni campi di concentramento, in particolar modo quelli di Auschwitz e Birkenau. Le immagini, le parole, le sensazioni e le emozioni che sopravvissuti, familiari, studenti hanno vissuto durante il loro pellegrinaggio. Perché, adesso e sempre, abbiamo il dovere di ricordare e tramandare una delle pagine più atroci della storia dell'umanità, affinché il male assoluto non possa ripetersi mai più.
ill., br. Nel libro vengono ricostruite le vicende degli ebrei travolti in provincia di Pistoia dall'approvazione delle leggi razziali e dalle persecuzioni conseguenti.
ill., ril. Il 5 settembre 1938 venivano emanate le leggi "per la difesa della razza", le leggi della vergogna: lo Stato italiano, per mano di chi lo reggeva discriminava, chi aveva origine familiare e credo israelita, con il suggello falso di un attributo razziale inesistente. La Nazione italiana in larga parte accoglieva indifferente il dispositivo che spezzava il legame tra i suoi cittadini ebrei e la società civile. Le Università e le Scuole "sospendevano" i loro Docenti, non consentivano agli studenti e alle studentesse l'iscrizione, li allontanavano quando stranieri. A Pisa l'Università allontanava venti tra i suoi Docenti e oltre duecento Studenti ebrei stranieri. Nell'ambito delle celebrazioni indette dall'Università di Pisa, dalla Scuola Normale Superiore, dalla Scuola Superiore Sant'Anna e dall'IMT e intitolate a "San Rossore 1938" gli allievi delle Scuole il 15 ottobre 2018 hanno ricordato quelle "vite sospese" con i loro Docenti nel corso di una Giornata di confronto e di testimonianza, cui è seguita una installazione artistica presso la Scuola Sant'Anna: quattro stanze, frammenti del poema di vite sospese e spezzate nel 1938 per volontà di un dittatore, per firma di un re d'Italia, per l'acquiescenza dei più in Europa. Questo libro ripercorre quelle storie e ne riafferma al lettore la memoria.
ill., ril. La vera pace di Dio comincia in qualunque punto a mille miglia dalla terra più vicina: una frase di Joseph Conrad che, un secolo dopo, pare riecheggiare in ogni singola pagina del moscovita Filippo Valoti Alebardi. Figlio di un'attrice teatrale russa e di un imprenditore italiano, Valoti Alebardi ci conduce nel cuore di tenebra della Russia siberiana con una scrittura ipnotica e incapace di celare il suo stesso sgomento: un Grande Nord, una terra sconfinata e sconosciuta, fatta di promesse di ricchezza mai mantenute e temperature disumane, distese di bianco a perdita d'occhio e città costruite rapidamente e altrettanto rapidamente dimenticate. Un (non) luogo che, teatro del Terrore staliniano, continua a rappresentare nell'immaginario russo una via di fuga per tutti coloro che - primo fra tutti il narratore - stentano ad adattarsi a modelli di vita più normali: da allevatori di renne che trascorrono mesi in tende perse nella taiga a cercatori d'oro che operano al di fuori della legge e dalla civiltà fino all'uomo che, cresciuto in un ex gulag, non è in grado di mettersi alle spalle i luoghi della propria infanzia nonostante attorno a lui non sia rimasto altro che macerie. Per raccontarci queste vite ai confini del mondo, Valoti Alebardi si è fatto ospitare in accampamenti primitivi e ha viaggiato a bordo di scalcagnati camion, lungo gli zimnik, strade di ghiaccio costruite nel letto dei fiumi che collegano durante l'inverno piccoli centri remoti del tutto isolati nei mesi estivi. Nel corso del libro il suo sguardo si fa progressivamente più empatico e capace di tenerezza regalandoci un orizzonte di bellezza unica e selvatica e uno scenario di coraggio e libertà assoluta. Prefazione di Francesco Casolo.
ill., br. Ci sono storie e persone che segnano una terra: è la Maremma toscana, celebrata dalla penna dei suoi più illustri abitanti come Giosue Carducci o Carlo Cassola, ma troppo spesso ricordata solo per la bellezza del paesaggio. Ancora oggi, invece, la Maremma è palcoscenico di vite straordinarie, degne di memoria e d'esser raccontate. Sono quelle vite che, come il vento che batte su quel pezzo di costa etrusca, si fanno sentire ma non sempre restano impresse nella mente, vite talmente ricche di emozioni e di storia che su ognuna di esse si potrebbe fare un film. Con una narrazione coinvolgente e veloce, tra cronaca e romanzo, gli autori propongono alcune storie di guerra e di pace, frutto di approfondite ricerche arricchite anche da inedito materiale fotografico, che vanno dagli inizi del '900 ad oggi: dall'impegno sociale di un avvocato che difese molte vittime del fascismo alla forte voce del "vescovo degli ebrei"; dai viaggi di una crocerossina che spese la vita per il volontariato agli uomini che negli anni '60 hanno fatto dell'impresa l'unica ragione di vita; dal simbolo più autentico della Maremma, incarnato dal buttero, a chi ancora oggi "vive nel vento", cavalcando le onde su una tavola da windsurf e portando il buon nome della Maremma nel mondo.
br. La felicità si impara. E i libertini, nel Settecento, lo sapevano benissimo. "Vite libertine" è un racconto articolato in undici quadri in cui si incontrano personaggi famosi e meno famosi di un'epoca che ha insistentemente sognato il suo paradiso terrestre. Da Voltaire e Madame du Châtelet, da Casanova al conte di Chesterfield, fino al cardinale Bernis e a La Pérouse navigatore dei sette mari, ognuno di questi, e altri, personaggi è colto in un momento cruciale della sua vita, dove felicità e malinconia, ma anche domande capitali sulla giustizia e sull'uguaglianza, si incrociano. Giorgio Ficara racconta le storie più rappresentative e irresistibili dell'età dei libertini passando in rassegna attimi di grazia e perfetta cognizione del vero, e delizie procrastinate a un passo dal grande nulla, e bons mots e intelligenza a ogni costo (e cuore e genio, quando ci sono stati). Un viaggio nel segreto di uomini e donne eccezionali e nelle loro attualissime lezioni di felicità.
br. Giugno 1944. Il rapimento del colonnello von Gablenz, da parte di un'autonoma formazione partigiana slava, provoca il rastrellamento tedesco di centinaia di civili, rinchiusi nella chiesa della Chiassa (Arezzo) e minacciati di fucilazione, se entro 48 ore l'alto ufficiale non verrà riconsegnato. Il tempo trascorre velocemente, tra la disperazione degli ostaggi, dei loro familiari e l'impotenza del Comando partigiano italiano. Quando tutto sta per concludersi, un giovane partigiano siciliano, Gianni Mineo, riaccende la speranza ponendosi come mediatore tra i tedeschi e gli slavi. Con estremo coraggio, Mineo riesce a far liberare il colonnello e, con l'aiuto di un altro partigiano, Giuseppe Rosadi, a riportarlo appena in tempo, salvando dalla strage la popolazione e i paesi della zona dalla distruzione. Un'appassionata ricerca, su differenti fonti, porta ad un'incredibile scoperta: il partigiano Gianni Mineo era un infiltrato tra i "repubblichini" di Arezzo. In questa veste, fu protagonista di molteplici azioni, riuscendo a salvare tante vite...
br. Papa Formoso estratto dalla tomba e processato dal suo successore a nove mesi dalla morte, Gregorio Magno che sposa sua madre e resuscita l'imperatore Traiano, Silvestro che diventa amico del diavolo e scopre un palazzo d'oro sotto terra, Bonifacio VIII consumato dall'angoscia e dalla rabbia, la papessa Giovanna che partorisce per strada, Pio IX che gioca con un bambino ebreo rapito ai genitori. E poi ancora papi eretici, buonissimi o cattivissimi, esemplari nella codardia e nelle smisurate ambizioni, dotti in astrologia o ignoranti di latino. Da san Pietro al papa angelico, che salirà sul trono per annunciare la fine dei tempi, la storia millenaria dei rappresentanti di Dio in terra è una lunga serie di miracoli, miserie e trionfi osceni consumati sul palcoscenico della più incredibile corte del mondo, la curia romana. In questo libro, quasi una "Legenda Ferrea," le vite efferate dei papi vengono raccontate senza malevolenza o partigianeria, e accadono di nuovo sotto i nostri occhi, nella loro lucentezza smagliante di nero pece.
br. "Signor questore di Frosinone non è stato possibile conoscere il luogo ove gli ebrei, qui internati, furono deportati". Così scriveva il sindaco di San Donato Val di Cornino nel 1945, a poco meno di un anno dalla conclusione della vicenda dei ventotto ebrei stranieri che, a partire dall'agosto del 1940, erano stati internati dal regime fascista nel paese in provincia di Frosinone, al confine con l'Abruzzo. Sedici i deportati, di cui dodici deceduti nei lager nazisti, salvi gli altri grazie anche, in vari casi, all'aiuto ricevuto dagli abitanti del paese. Il lavoro di Anna Pizzuti ricompone le storie dei singoli e di intere famiglie che dal 1940 al 1944 entrarono, sia pure forzatamente, nella vita della piccola comunità di San Donato. Paradossalmente, la testimonianza più concreta di queste vite senza diritti, appese a un foglio, a un timbro, a una firma di un funzionario senza volto, ci viene restituita proprio dai documenti conservati negli archivi della burocrazia di Stato. Su questa documentazione si concentra il libro, e alla fine, attraverso un paziente lavoro di ricostruzione, la burocrazia stessa, da meccanismo stritolante, si trasforma in involontario e incancellabile strumento di memoria di ciò che è stato, nonostante le distruzioni o gli occultamenti. Anzi diventa la dimostrazione, tragicamente innegabile, che "questo è stato".