1 514 résultats
br. La canzone è la forma d'arte più fruita in assoluto: brevità e immediatezza la rendono accessibile più di qualsiasi altra forma musicale. Chiunque è stato appassionato, nel corso della sua esistenza, anche solo di una singola canzone, "autore", album o genere di musica leggera; chiunque si è trovato a pronunciare frasi come «mi piace molto la musica di Renato Zero», «sono un grande fan della musica di Gianni Morandi», «non vivrei senza la musica di Claudio Baglioni», «la musica di Roberto Vecchioni è pura poesia», e così via. Ebbene, buona parte di quello che abbiamo sempre pensato essere il prodotto della penna o della mente dei nostri beniamini è in realtà totalmente o parzialmente riferibile a veri e propri ghost writer, o, meglio ancora, ghost composer, compositori fantasma il cui lavoro viene menzionato, per una semplice questione di diritti d'autore, nei minuscoli credits sul retro dei CD. E oggi che il CD non esiste quasi più, oggi che quasi tutta la musica che ascoltiamo è digitale, i nomi di quei compositori fantasma, noti nel gergo come arrangiatori o produttori musicali, non compaiono da nessuna parte. «La bottega dei falsautori» si rivolge dunque al grande pubblico della canzone leggera con l'intento di dare a Cesare quel che è di Cesare, andando così a colmare un'enorme lacuna che media e critici di settore continuano ad alimentare. Un vero e proprio sondaggio, presente in apertura del libro, documenta numericamente un'enorme distorsione percettiva che impedisce di possedere, costruire, maneggiare, conoscere una vera storia della musica leggera, una versione autentica e non totalmente falsata del percorso che l'arte del suono ha avuto da un secolo a questa parte. «La bottega dei falsautori» è qui per questo motivo, per fare chiarezza in un mondo che di chiaro ha le sole luci della ribalta. Presentazione di Marco Travaglio, prefazione di Elvidio Surian e post di Federico Capitoni.
br. Lucio Dalla è uno dei più grandi musicisti italiani di sempre. Riservatissimo nella sua vita privata, ha invece sempre dato tutto di sé nei concerti, nei dischi e nelle apparizioni pubbliche. Finalmente un libro racconta la sua vita e le sue opere, grazie anche alle testimonianze di chi lo ha conosciuto. Una vita intensa e sempre vissuta controcorrente che lo ha portato a diventare un classico della nostra cultura nazionale.
br. Che cosa può spingere un critico d'arte contemporanea a scrivere la biografia del «suo» mito che lo ha accompagnato dall'adolescenza all'età matura? Prima di tutto la Zerofollia, credo assoluto al di là delle mode e del tempo. Così Luca Beatrice ripercorre la storia del grande Renato dagli esordi, il primo singolo è del 1967, a oggi, leggendo con passione e rigore filologico la sua carriera e i suoi successi. La vicenda del funambolico cantante romano si intreccia così con quella della canzone italiana, ma anche della cultura in generale, in un'analisi che coinvolge l'arte e il teatro, la performance e la televisione. Ancora oggi Renato Zero canta e balla negli stadi, nei teatri e nei palasport davanti a nonne e mamme, quarantenni e ragazzini, rocchettari e teledipendenti. Perché? Forse è inspiegabile, eppure disco dopo disco, generazione dopo , generazione, non c'è in Italia un solo artista capace meglio di lui di interpretare i sentimenti più autentici. Ogni nota racchiude quelle tracce indelebili di un romanzo umano e creativo condiviso da milioni di persone. Canta direttamente al cuore, diventando così la colonna sonora dei migliori anni della nostra vita. Prefazione di Marco Travaglio.
ill., br. Astrid Kirchherr è la fotografa di Amburgo che inventò il look che rese famosi i Beatles; Stuart Sutcliffe è il bassista che uscì dai Beatles per amore di Astrid e della ritrovata passione per la pittura: la loro storia d'amore, breve e drammatica per la prematura scomparsa di Sutcliffe, ci racconta i primi anni Sessanta e la nascita di una musica e un mito che avrebbero cambiato il mondo.
br. Backdoor, Torino: siamo aperti. A cosa? Crosso modo a tutto. E a tutti. In particolar modo a quelli che davvero non pensavate potessero esistere. E invece esistono, sono il variopinto circo di clienti - più o meno occasionali, più o meno appassionati, più o meno folli - di uno storico negozio di dischi specializzato in vinile e intento a vivere l'amore per la musica dall'altra parte della barricata: un luogo talmente vero e talmente incredibile da essere più pop di un coretto dei Beach Boys. Ecco allora sfilare il piastrellista devoto al funky e alle donne di colore, l'audiofilo sorpreso dalla moglie con uno stereo in un appartamento affittato di nascosto e Beissline, l'uomo che ha inventato i Massive Attack. Per non parlare dell'immigrato slavo che voleva morire sotto la sezione reggae, dell'indomabile Sentimentalista o del fan degli Alarm con documenti compromettenti per la Fiat... gente strana? Allora non vi siete mai trovati di fronte alla cliente che, incerta su cosa comprare, chiedeva: «Ma Che Cuevara ha fatto più niente?».
ril. Trecento tacchini d'allevamento dilettano con un cantante e finiscono in un disco. Un branco di lupi 'ricama' sul riff di una chitarra e finisce in un altro disco. E il delicato coro delle feroci orche marine in altro ancora. Assurdo? No, perché le vie della musica, popolare o colta che sia, complessa o semplicissima, che provenga da strumenti musicali o dalla voce, anche da quella animale, sono davvero infinite, spesso sorprendenti. Questo 12 è un formidabile viaggio nella musica meno consueta, dove accanto a tacchini e orche incontriamo grandissimi artisti con le loro opere meno conosciute, eppure memorabili. Ecco, allora, il disco capolavoro di Prince sparito dal mercato, la mitica jam ses-sion segreta dei Rolling Stones, un rarissimo LP di Yoko Ono e quello di un concerto milanese degli Area, rumorosamente contestato dal pubblico; e poi ancora Philip Glass e i Roxy Music, Berio e Stockhausen, John Cage, Claudio Lolli. Tra memorie private e i ricordi di un'intera generazione, Carlo Boccadoro, compositore tra i maggiori del panorama internazionale, guida il lettore nell'intreccio delle più diverse suggestioni musicali.
ill., br. Come molti gruppi indipendenti, anche i Giardini di Mirò nascono in un garage. La storia di una delle band più influenti della scena underground italiana parte alla fine degli anni Novanta a Cavriago: nel paese in provincia di Reggio Emilia due amici e compagni di scuola - Corrado Nuccini e Giuseppe Camuncoli - provano a formare un gruppo, influenzati in egual misura dal rock americano dei Sonic Youth e da quello italiano dei Massimo Volume. Dopo poco si uniscono a loro Jukka Reverberi, Mirko Venturelli, Luca di Mira ed Emanuele Reverberi: nuove voci che danno al combo un respiro più internazionale. Il libro ripercorre la parabola artistica del gruppo dagli inizi infatuati delle sonorità del post-rock fino alle sperimentazioni della maturità con l'hip-hop, l'elettronica e la musica da film. Il viaggio è arricchito dalle interviste ai musicisti, produttori e amici che hanno lavorato con il gruppo.
ill., br. La storia di una canzone balneare speciale e controcorrente, uscita nel 1968 e mai rimossa dall'immaginario degli italiani e non solo: dopo anni di canzoni tradizionali e melodiche, "Azzurro" fu un fulmine nel cielo sereno dei dischi per l'estate. Un recente sondaggio l'ha consacrata come la canzone italiana più cantata all'estero, superando "Volare" e "'O sole mio": "una delle più belle canzoni di Paolo Conte, una delle più belle canzoni di tutti i tempi", secondo Stefano Bollani. Molti la propongono addirittura come nuovo inno nazionale al posto di "Fratelli d'Italia": Renzo Arbore, per esempio, la considera "un inno nazionale meraviglioso, non retorico e ispiratissimo". A quarant'anni esatti dalla sua composizione, questo volume ne ripercorre la genesi, analizzandone gli ingredienti e rintracciando le influenze sul costume degli italiani, sulla storia della musica, la letteratura e il cinema. Attraverso il confronto con i successi di allora, i ritratti biografici e artistici di coloro che l'hanno scritta e interpretata, Paolo Conte, Vito Pallavicini e Adriano Celentano, le testimonianze inedite, i ricordi e le opinioni di autorevoli personalità della cultura, dell'arte e del giornalismo, quali Dario Fo, Giorgio Faletti, Vittorio Sgarbi, Curzio Maltese, Gianni Mura e altri, Fabio Canessa disegna un profilo ricco e accattivante della vera canzone del Sessantotto, oggi cantata nei cori degli stadi inneggianti la Nazionale italiana.
ril. «Sono sempre stato affascinato dalla vita di mia madre. La sua esistenza sembra una di quelle storie che si narravano una volta davanti al tepore del camino acceso in inverno oppure di fronte al mare, a quell'andirivieni di onde vecchie quanto il mondo...». Così Al Bano inizia a raccontare la straordinaria vicenda umana della madre Jolanda. «Attraverso i suoi ricordi e quelli che mi faceva mio padre, ho ricostruito la sua vita e assomiglia veramente a un romanzo. Nata subito dopo la fine della prima guerra mondiale, in un mondo contadino quasi del tutto scomparso, rimase prestissimo orfana della mamma. La vita l'ha messa subito alla prova, portandole via la mamma che era ancora piccola. Subì le angherie della matrigna, crebbe imparando a fare la sarta, si innamorò di mio padre e, contravvenendo alle regole di famiglia che la volevano maritata dopo le sorelle, fuggì con lui per costruire il proprio destino. Poi le privazioni durante la seconda guerra mondiale, quando il marito era prigioniero in Germania, gli scontri con un figlio che voleva conquistare il mondo cantando, i viaggi attorno al mondo, l'orgoglio per i miei successi, le sofferenze che hanno segnato la nostra famiglia e che lei ha affrontato con silenzio e dignità inaudite. Sempre usando i valori come armi per difendere il bene.» Una storia d'amore, dedizione, sofferenze e grandi gioie che si intreccia con quella degli ultimi novant'anni del nostro Paese.
br. "Durante lo scorso inverno ho scritto come un matto. Dovevo farlo. Non avevo un soldo, nessun posto dove andare, nient'altro da fare. Non conoscevo molte persone. Faceva freddo, e così scrivevo parecchio - e se non lo facevo mi sentivo in colpa. Un tremendo senso di colpa, come se mi fossi masturbato. Terribile!" (1972). "Penso spesso a Elvis Presley e a tutto quello che gli è capitato. Le richieste che questa professione ti fa sono davvero irragionevoli. È veramente strano andare là fuori e avere a che fare con persone che ti considerano come una specie di Babbo Natale o di uovo di Pasqua" (1985). "Ero infelice. I miei rapporti sentimentali finivano sempre male - non riuscivo ad avere una relazione con una donna. E poi non capivo perché ero così pieno di soldi e non sapevo come spenderli... Per un po' me la sono passata davvero male. Finché mi sono reso conto che la mia vera vita aspettava ancora di essere vissuta: l'amore, il dolore, la speranza, la tristezza..." (1992). "Da ragazzo appartenevo a quella che si può chiamare controcultura, anche se forse io ne rappresentavo la parte più moderata - non ho mai fatto uso di droghe. D'altronde vivevo in una piccola cittadina, dove c'erano dei divieti praticamente su tutto" (1999) "Il fatto di aver compiuto 66 anni non mi è sembrato così bello. Devi semplicemente esserne consapevole e andare avanti. Cos'altro puoi fare?" (2016)
br. Musica e letteratura si incontrano, questo è un fatto. Due mondi pieni e palpitanti che dialogano e si arricchiscono reciprocamente attraverso epifanie inaspettate, incontri magari fortuiti ma destinati a lasciare tracce profonde. Tra le pagine di "Rock Lit" scrittrici e scrittori sono affiancati a band e cantautori, mentre temi e paesaggi della letteratura si riversano nella musica. È cosi che si scopre come autori quali William S. Burroughs, Albert Camus, Flannery O'Connor o J. D. Salínger abbiano ispirato artisti pop, rock e punk (e jazz e funk e country...), influenzando non solo l'opera, ma l'intera vita dei musicisti che abbiamo amato e amiamo ancora. "Rock Lit" non è un saggio accademico, non è un trattato, non ha pretese onnicomprensive: semplicemente, parla della musica e della letteratura e di come siano inesorabilmente legate e di come svelino l'una all'altra nuove possibilità e più vasti orizzonti. Passando da un libro a una canzone, da un musicista a uno scrittore, ci si sposta dalle luci di New York e Londra fino al Sud degli Stati Uniti e all'isola greca di Hydra, il rifugio di Leonard Cohen negli anni Sessanta. È un viaggio, "Rock Lit", sulla strada della letteratura, ricco di aneddoti e riflessioni, da intraprendere con l'autoradio in sottofondo, lasciandosi trasportare da musica e parole.
ill., br. Siamo all'inizio degli anni Settanta. David Bowie va a «Top of the Pops», la trasmissione musicale più popolare d'Inghilterra, e canta Starman, il brano che avrebbe segnato una svolta nella sua carriera e per un'intera generazione di artisti. Ambigua e sensuale, la sua performance ipnotizza il dodicenne Critchley. È l'inizio di una passione destinata a durare tutta la vita. Come in un romanzo di formazione, la folgorante parabola del Duca Bianco viene a illuminare le giornate grame del ragazzo di periferia, accompagnandolo fin dentro l'età adulta, nella scoperta dei grandi eventi dell'esistenza. Ormai filosofo affermato, può ora cogliere il senso di quell'incontro in pagine provocatorie e psichedeliche come l'eroe che celebrano.
ill., br. Il libro ricostruisce le vicende del famoso concerto dei Rolling Stones tenuto ad Altamont, California, il 6 dicembre del 1969; un concerto consegnato alla storia come il momento più buio della storia del Rock 'n' Roll. Sono presi in esame tutti gli aspetti della vicenda, dalla programmazione del concerto alla difficoltosa ricerca della sede, dall'"organizzazione" allo svolgimento e al pandemonio che ne seguì, culminato con l'uccisione del giovane Meredith Hunter da parte degli Hell's Angels, ingaggiati dagli Stones come responsabili alla "sicurezza" dell'evento. Al concerto presero parte diversi gruppi. I Santana interruppero l'esibizione come protesta per le continue violenze degli Hell's Angels sul pubblico e Marty Balin dei Jefferson Airplane venne assalito sul palco per aver contestato apertamente i loro metodi violenti. Altri disordini si scatenarono quando fu il turno di Crosby, Stills, Nash&Young, costringendoli a interrompersi. Quando, poi, i Grateful Dead rifiutarono di esibirsi per protesta, fu la volta degli attesissimi Rolling Stones. Una riflessione sulla controcultura del tempo fornisce il contesto socio-musicale che fa da sfondo all'avvenimento, con un occhio di riguardo ai figli dei fiori (e della droga) di San Francisco. L'autore racconta inoltre gli sviluppi del Rock 'n' Roll di quegli anni, descrivendone le origini alla fine degli anni Quaranta, il rockabilly anni Cinquanta e giungere infine all'hard rock anni Sessanta. Agli Hell's Angels è dedicato un capitolo a parte dove sono descritti i miti e i riti, le loro origini storiche e le pagine nere della loro esistenza; una particolare attenzione è dedicata all'analisi del documentario del concerto, Gimme Shelter (1970) dei fratelli Maysles.
br. La popular music - espressione che abbraccia il vasto territorio comprendente rock, pop, folk, hip hop e altri fenomeni musicali ancora - da ormai molti decenni ha pervaso l'universo culturale del global village, influenzando in maniera determinante le consuetudini, gli atteggiamenti, le idee morali, politiche e religiose, oltre che le concezioni estetiche di svariate generazioni. Da questo punto di vista - per citare il curatore del volume U2 and Philosophy - "la domanda interessante non è perché scriviamo sulla popular music, bensì perché la popular music abbia attirato così poca attenzione filosofica". Riflettere sulle sperimentazioni zappiane o sul progressive rock, sulle vite 'eccessive' di Morrison e Joplin o sulla E-scene di fine anni Ottanta, sul kitsch apollineo dei Beach Boys o sulla passionalità di U2 e Joy Division, alla luce dei grandi temi della tradizione filosofica, può regalarci punti di vista inediti e preziosi per comprendere meglio le nostre società e noi stessi.
br. La popular music - espressione che abbraccia il vasto territorio comprendente rock, pop, folk, hip hop e altri fenomeni musicali ancora - da ormai molti decenni ha pervaso l'universo culturale del global village, influenzando in maniera determinante le consuetudini, gli atteggiamenti, le idee morali, politiche e religiose, oltre che le concezioni estetiche di svariate generazioni. Da questo punto di vista - per citare il curatore del volume U2 and Philosophy - "la domanda interessante non è perché scriviamo sulla popular music, bensì perché la popular music abbia attirato così poca attenzione filosofica". Riflettere sulle sperimentazioni zappiane o sul progressive rock, sulle vite 'eccessive' di Morrison e Joplin o sulla E-scene di fine anni Ottanta, sul kitsch apollineo dei Beach Boys o sulla passionalità di U2 e Joy Division, alla luce dei grandi temi della tradizione filosofica, può regalarci punti di vista inediti e preziosi per comprendere meglio le nostre società e noi stessi.
br. Siamo nella seconda metà degli anni Sessanta: il mondo musicale si ferma a osservare un giovane che si muove sul palco come un Dio e canta come un dannato. Si chiama James Douglas Morrison. Qualcuno lo definisce "sciamano", per le sue danze sfrenate e i viaggi che evoca al pubblico con la voce e le maracas. Diventa presto un trascinatore carismatico. Per spiegare ciò cui ha dato vita Jim Morrison, questo saggio si avvale dell'antropologia e della storia per analizzare le sfaccettature di una personalità che racchiude in sé i miti indiani, atavici, e le leggende spirituali del mondo "altro". Nelle notti di Los Angeles nasce un mito che diventa emblema di una generazione, portavoce di un mondo che cambia a ritmo di beat e rock'n'roll. Come un documentario fotografico degli anni Sessanta, il libro descrive un quadro storico e culturale che ha aperto le menti a nuove visioni, con la Beat Generation, la New Age e il Festival di Woodstock. Attraverso un approccio velatamente tecnico cerca di far luce sulla figura dello sciamano, al fine di poter comprendere meglio i punti in comune con Jim Morrison. Quando Jim sceglie di fare musica con i Doors regala alla storia del rock le sue migliori performance "sciamaniche", quelle che ancora oggi, a mezzo secolo dalla scomparsa, ipnotizzano milioni di fan.
ill., br. John Lennon come non l'avete mai visto. E mai sentito. Dalla privacy del Dakota Building, l'immenso John Lennon si confida con il suo strlzzacervelli. Perché la sua vita è a una svolta. Bisogna fare il punto. Dalla prima infanzia fino alla sera della sua morte, l'ex leader dei Beatles ci mette In mano la chiave di lettura del suo universo. Senza falsa modestia. Senza il bisogno di piacere. Con un umorismo a tratti nero e un'onestà peculiare.
br. «Che i comunisti mangiassero i bambini è cosa risaputa, ma che molte delle canzoni per l'infanzia fossero intrise di ideologia comunista è probabilmente noto a pochi. Canzoni ascoltate migliaia di volte per decenni che in realtà celano messaggi, neanche troppo subliminali, di rivoluzione e giustizia sociale. Dallo Zecchino d'Oro con Torero Camomillo e i Quarantaquattro gatti alla Disney con Lo stretto indispensabile cantata da Balù e Siamo tutti jazzisti degli Aristogatti, passando per la tv e il teatro con Viva la pappa col pomodoro di Rita Pavone e Aggiungi un posto a tavola di Johnny Dorelli: le canzoni per bambini e bambine sono un vero e proprio tripudio di valori fondamentali come giustizia, solidarietà, ribellione, libertà e, soprattutto, uguaglianza. Tra ironia e rigore storico-filologico, Danilo Gatto ci guida in un piacevole e intelligente viaggio nel mondo delle canzoni per bambini, al termine del quale il lettore potrà correre il rischio di scoprire o ritrovare il comunista che c'è in lui. E niente sarà più come prima.» (dalla prefazione di Matteo Saudino)
brossura Un libro che racconta una vita, quella di un artista. Guido immaginava di trascorrerla a Capri facendo il pescatore, come il padre. Poi la voglia di diventare grande, di vivere nuove esperienze. Il viaggio a Londra cambia per sempre il suo destino. Dopo anni si ritrova nella sua isola a trasformare, con la sua chitarra, nella sua taverna, le notti capresi in pura magia. Una storia vera, emozionante, vissuta con aneddoti divertenti e non. Le difficoltà iniziali, il successo, lo sconforto e la battaglia contro il cancro, la rinascita. Gli amici, la famiglia, la fede, lo accompagneranno sempre in questo percorso ricco di sorrisi, lacrime e grandi soddisfazioni.
br. Raccontarsi significa ripercorrere mentalmente la propria esistenza, le persone incrociate, i viaggi compiuti. E la musica ascoltata. Accade così che una storia personale diventi paradigmatica della storia collettiva di una subcultura, che i sogni di un individuo incarnino i sogni di intere generazioni e che l'autobiografia sia solo un filo conduttore, un pretesto per rievocare canzoni e concerti, star mondiali e magnifici perdenti, locali come il CBGB o strade come Abbey Road, che hanno fatto da sfondo a eventi memorabili dando loro un volto e assorbendone l'anima. "La terra promessa. Autobiografia rock" è una cartografia di questi luoghi bramati e talvolta raggiunti, un archivio di memoria, una bussola che consenta ai nostalgici di rivivere i propri anni d'oro e ai "retromaniaci" di orientarsi nelle terre del rock.
ill., br. Barry Miles ripercorre le tappe della vita di Frank Zappa, un musicista che è stato un'autentica leggenda del rock, nonché un suo intimo amico. Racconta della sua arte, del suo impegno e dei suoi amori, lo presenta come un carismatico guru politico, ma soprattutto come un grande artista. Di origini siciliane, cresce ascoltando diversi generi musicali, dal rhythm & blues alla musica classica a quella popolare, formandosi un gusto che lo porterà a contaminare forme e fonti; suona prima la batteria, poi la chitarra, infine si concentra sulla tastiera; fonda una propria casa discografica; mostra curiosità per ogni novità musicale e tecnologica; ama giocare sui registri dell'ironia, del sarcasmo e del gioco, ma la sua musica è fatta anche di anticonformismo e critica del sistema, anzitutto di libertà creativa e sperimentazione. In questa biografia, arricchita da un inserto fotografico tratto dall'archivio dello Zappa Family Trust e da un ricco apparato di approfondimento (note, bibliografia, indice analitico e discografia completa), Miles esplora il mondo musicale e quello privato di Zappa con la curiosità del giornalista e l'affetto dell'amico.
br. Dall'Italia della 'Scuola genovese' alla Francia degli chansonniers, dall'America dei folk singers all'Inghilterra del pop impegnato, l'antologia, suddivisa per aree geografiche, raccoglie testi scritti da alcune tra le voci più intense e significative del cantautorato italiano e internazionale. Pur non trascurando i punti di contatto tra poesia e canzone d'autore, la selezione proposta offre al lettore un agile ma rigoroso strumento di riflessione sulla specifica dignità letteraria di un testo realizzato per musica.
ill., br. Nick Cave il menestrello. Nick Cave il malato d'amore. Nick Cave lo scontroso figlio di puttana à la Bukowski. Nick Cave il lirico cantore dell'interiorità. E poi, ci sono mille altri Nick Cave che emergono dall'ascolto attento delle sue canzoni, e soprattutto dei suoi profondissimi testi. Perché l'Australiano, che esordì alla fine degli anni Settanta e poi militò in una band seminale come gli orgiastici Birthday Party, ha messo in fila, assieme ai suoi fidi Bad Seeds, canzone dopo canzone, dal 1984 in poi - ossia dall'epoca del suo esordio a 33 giri, From Her to Eternity, fino allo spettrale ed epico Ghosteen, 2019 - un canzoniere che rivaleggia in potenza e bellezza con quello dei vari Leonard Cohen, Johnny Cash e Bob Dylan. Scampoli di Antico Testamento. Reminiscenze acute e dolorose della narrativa di Faulkner. L'inossidabile e struggente dolorosità delle murder ballads. L'eterna sfida fra il capitano Achab e la balena bianca Moby Dick. Nick Cave è il filtro attraverso cui mille stimoli, letterari, colti e incolti, si trasformano in canzoni, talvolta dall'afflato lirico, talvolta dallo humor contorto, talaltra violente e parossistiche fino al dolore fisico.
ill., br. Un'accurata analisi della poetica e dell'immaginario del più celebre cantautore italiano, un'immersione nella sua musica tra jazz e swing, un'attenta ricostruzione dell'intreccio tra biografia personale ed evoluzione lirica. Un viaggio nei riferimenti letterari e artistici di Paolo Conte. Quanti Paolo Conte esistono dentro Paolo Conte? Risposta: ne esistono uno, nessuno e centomila. Sì, perché il distinto avvocato e pittore di Asti, l'uomo che ama il jazz di Art Tatum ed Earl Hines sopra ogni cosa, l'uomo che ha composto brani epocali come "Azzurro", "Messico e nuvole", "Onda su onda" e "Bartali", l'uomo che fa musica per immagini quasi fosse cinema e fa cinema in suoni e parole quasi fosse facile, l'uomo che, dal 1974 a oggi, ha inventato versi surreali e al contempo iperrealistici tipo «ma come piove bene sugl'impermeabili», «beviti 'sto cielo azzurro e alto che sembra di smalto», o ancora «ti offro una doccia ai bagni diurni che sono degli abissi di tiepidità», l'uomo che rifugge l'attualità e rimugina quel che fu già, quell'uomo è un abisso di poesia, intelligenza, charme e humour. E tale è destinato a rimanere: insuperato, insuperabile.
br. A mezzo secolo dalla sua pubblicazione, blows against the empire rimane una pietra miliare nella storia della musica rock. Il progetto, nato dalla mente geniale di Paul Kantner, è il risultato di una perfetta combinazione tra la sua creatività e l'apporto della comunità artistico-musicale della San Francisco degli anni Sessanta. Grazie alla carica utopica dei suoi testi, blows fu il primo album a essere candidato al premio Hugo, gli Oscar della narrativa fantasy e fantascientifica. Blows Against the Empire: viaggio a bordo dell'astronave Jefferson si concentra sul percorso dei Jefferson Airplane - dall'esordio nel 1965 fino alla pubblicazione dell'album nel 1970 - inserendolo nel tumultuoso contesto storico di quegli anni, caratterizzato da memorabili eventi tra i quali gli omicidi politici, la Summer of Love, la guerra del Vietnam e Woodstock. Il testo offre inoltre un'analisi di ogni canzone con traduzione e commento per una migliore comprensione dei numerosi riferimenti storico-culturali e letterari, in particolare quelli ai romanzi di fantascienza di Kurt Vonnegut, Robert Heinlein, Theodore Sturgeon, ed è arricchito da alcune testimonianze dirette dei singoli collaboratori coinvolti nella produzione dell'album: grafici, ingegneri del suono e musicisti. La postfazione è a cura di Giorgio Mariani, docente di Letteratura anglo-americana all'università di Roma "La Sapienza".