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La bioetica, in quanto etica della "vita", è accettata dalle persone e dalle società come ponte per ritrovare il senso dell'esistenza nel dopo-modernità che diffonde sulla "vita umana", prima inaccessibile e sacralizzata, l'inedita cultura scientifica/tecnologica che rende più avvertiti dell'intrinseca vulnerabilità/fragilità umana e dell'incombente rischio ecologico. Essa, nel riconoscere statuto epistemologico e gerarchia dei valori tanto ai nuovi saperi quanto a quelli della tradizione - a partire dall'ebraico-cristiana -, perviene al dialogo interdisciplinare e fonda razionalmente argomentazioni e decisioni responsabili nei confronti della dignità di ogni "vita" nel suo proprio esserci al mondo, divenendo perciò etica biofila, aperta ad un nuovo umanesimo.
Curatori: C. Giacon.
Per raggiungere pienamente l'obiettivo di integrare gli aspetti ambientali nelle altre politiche pubbliche è quanto mai necessario promuovere e adottare un metodo di gestione delle scelte di governo che sappia coinvolgere tutti gli attori del sistema: è la sfida della buona governarne che si può realizzare in generale, ma ancor di più nel segmento ambientale, solo adottando i principi guida di apertura, partecipazione, responsabilità, efficacia e , coerenza raccomandati dall'Unione Europea in tema di buona governarne. In tale direzione occorrerà sempre di più integrare ambiente e sviluppo nelle policy, nel planning (programmazione) e nel management (gestione), adottando al contempo un metros, una misura, un alfabeto in grado di dare cifre leggibili e in tempo reale sui risultati conseguiti: è il tema dell'accountability, ovvero del dare conto ai cittadini dei risultati conseguiti dell'azione pubblica. Curatori: A. Saturnino.
ril. Pensare eticamente, dotarsi di una morale condivisa e condivisibile, è ancora possibile? Con il crollo delle vecchie ideologie e con la conseguente perdita di valori e certezze, su cosa si può fondare, oggi, un'etica? In questo breve e appassionante saggio il celebre filosofo polacco offre la sua convincente risposta. Da una parte dimostra quanto sia ormai vano il tentativo di rivitalizzare le vecchie basi dell'etica - famiglia, comunità, tradizione - e quanto inattuabile quello di esacerbare le antinomie tra un'etica prettamente politica e una economica, tra una morale collettiva e una individuale. Dall'altra, azzarda una soluzione. Viviamo in tempi incerti e mutevoli, caratterizzati da una sorta di privatizzazione globale che spinge a coltivare i propri ristretti interessi nel disinteresse di quelli comuni. Per affrontarli, è necessario riscoprire le connessioni profonde tra gli interessi della comunità e quella dei singoli individui, tra la prosperità delle istituzioni che si occupano del bene comune e quella di milioni di esseri umani sempre più soli e spaesati.
br. Generalmente si è portati ad attribuire un significato positivo al cambiamento. Eppure cambiare il mondo non ha in sé alcun significato di valore. Dentro al cambiamento del mondo stanno i grandi progressi della scienza e della tecnologia, che migliorano il benessere dell'uomo e lo rendono maggiormente cosciente e capace di controllare quanto gli sta intorno; ma ci sono anche disastri ecologici, cambiamenti antropologici devastanti, genocidi consapevoli o inconsapevoli. Cambiare il mondo è un obiettivo o una pulsione fondamentale insita nell'uomo, che dobbiamo imparare a controllare e a indirizzare verso fini comuni? E, se di questo si tratta, abbiamo gli strumenti per capire come indirizzare il cambiamento?
br. Non si può fare a meno della fiducia-fede, dell'atto del credere, da cui possono nascere comunione, fedeltà e amore. La patologia che oggi affligge l'Occidente è affievolimento dell'atto del credere, venir meno della fiducia in se stessi e negli altri, nel futuro e nella terra. Credere, fare fiducia è diventato faticoso e raro. Il discorso sulla fede, allora, non riguarda solo i cristiani o i cosiddetti credenti: debitori come siamo di una certa visione manichea che separa credenti e non credenti, siamo incapaci di individuare i temi brucianti che riguardano tutti gli uomini e che determinano i rapporti degli uni con gli altri. Eppure, per tutta la vita, ci domandiamo se il vivere ha un senso, se si può credere, fare affidamento su una parola, su Qualcuno. Per Enzo Bianchi i cristiani hanno una grande responsabilità: avendo come prima vocazione quella alla fede, essi possono infondere negli altri quella fiducia-fede di cui fanno l'esperienza senza vantare alcuna superiorità su quanti non riescono ad accogliere il dono della fede nel Dio di Gesù Cristo. Ciò che dovrebbe stare davanti a noi come l'urgenza prima è la consapevolezza che "si passa dalla morte alla vita amando i fratelli" (cfr. lGv 3,14): ma questa verità va conosciuta, accolta, creduta.
br. Quelli in cui viviamo sono "giorni cattivi" per coloro che credono nel dialogo tra credenti cristiani e non cristiani e tra cattolici e laici. Troppo spesso alcuni cattolici sembrano voler costituire gruppi di pressione in cui la proposta della fede non avviene nella mitezza e nel rispetto dell'altro. Dove prevale l'intransigenza e l'arrogante contrapposizione a una società giudicata malsana e priva di valori. Ma è solo riconoscendo la pluralità dei valori presenti anche nella società non cristiana che si può stare nella storia e tra gli uomini secondo lo statuto evangelico. Ed è solo ricordando che il futuro della fede non dipende mai da leggi dello stato che il cristianesimo può ancora conoscere una crescita spirituale e numerica. Perché i cristiani devono favorire, con le loro parole e le loro azioni, l'emergere di quell'immagine di Dio che ogni essere umano porta con sé. Anche il non cristiano.
br. Merito, efficienza, competizione, leadership, innovazione? Sono parole che appartengono al lessico economico, ma che hanno ormai valicato i confini del mondo del lavoro e della produzione per occupare tutti gli ambiti della vita. Di più, sono diventate una sorta di grammatica universale, di pensiero unico per esprimere virtù vincenti in tutti campi dell'umano. Eppure, quest'invasione di frasi, espressioni, slogan provenienti dal mondo delle imprese si rivela di una povertà incolmabile quando si tratta di accedere alle cose più profonde e vere della vita. E in tempi come questi, di crisi non solo economica ma anche antropologica, si avverte un'acuta indigenza d'espressione, che svela l'inadeguatezza di queste nuove 'parole d'ordine'. Il libro di Luigino Bruni torna allora ad altre parole, a quel patrimonio spirituale e civile che è stato dissipato e infragilito, se non addirittura messo al bando e rinnegato. Parole come mitezza, lealtà, generosità, compassione, umiltà, che esprimono virtù 'preeconomiche' e si rivelano essenziali alla piena fioritura umana. Non si tratta di un'operazione nostalgica: riscoprire queste virtù significa soprattutto far dire cose nuove alle vecchie parole, rigenerarle per andare incontro allo spirito del tempo e soccorrerlo. Perché anche la grande cultura aziendale ha bisogno dell'ossigeno di queste virtù che non è capace da sola di generare. Come una foresta, ricorda Bruni, vive di biodiversità, di tante specie diverse, oggi l'albero dell'economia, per tornare a crescere bene, ha bisogno più che mai di essere affiancato da tutti gli altri alberi dell'esperienza umana, da quelle antiche e rigenerate virtù che consentono lo sviluppo integrale delle persone, dentro e fuori il mondo del lavoro.
br. Questo libro nasce dall'esigenza di fornire ai lettori gli strumenti filosofici per conoscere i motivi delle scelte, gli aspetti generali delle valutazioni e dei giudizi di valore. Vengono presi in considerazione i diversi tipi di valore e i loro rapporti, con particolare riferimento ai contrasti fra valori e fra scale di valori. Ciò dovrebbe permettere di comprendere maggiormente i punti di vista altrui e le discordanze valutative. Non sempre si può giungere a un accordo, ma è importante capire le motivazioni e i punti di vista dell'altro per ottenere un confronto di opinioni risoluto e autentico.
Mm 115x165 Collana "La battaglia delle idee". Volume nella sua brossura originale, 102 pagine. Opera in buone condizioni, presenta una piccola etichetta di biblioteca dismessa alla prima carta e leggere gore alla prima e ultima carta. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
brossura Il volume presenta tre tematiche attuali, scelte e indagate come l'occasione propizia per la verifica e per l'incremento dell'ermeneutica teologico-morale nel settore specifico della bioetica. Questa nuova disciplia, infatti, regista il confluire di differenti approcci di natura disciplinare diversa e conosce nello stesso tempo un forte pluralismo concettuale all'interno del paradigma morale. L'accorto riconoscimento della portata dei singoli "interventi", è premessa per una chiara comprensione della natura stessa della bioetica, a fronte di un suo stato ancora esposto a fraintendimento, sia per la presenza di un "disordine" interdisciplinare, sia per il mancato riconoscimento dell'insufficienza dell'argomentazione etica.
"Buon investimento" o "investimento buono"? Etica con profitto o "etica o profitto"? Donare a fondo perduto o prestare a fin di bene? Micrqcredito per chi: italiani o immigrati? Etica dell'intenzione o etica della responsabilità? Questi sono alcuni dei dilemmi affrontati nel volume che chiama in causa un gruppo di consumatori di servizi finanziari al fine di stanare tra di loro dei potenziali "prestatori adottivi" interessati a destinare il proprio risparmio verso un utilizzo socialmente responsabile ed economicamente vitale. Autori: Caterina Galluccio.
brossura Nel 1971 due dei più influenti e noti intellettuali del XX secolo vengono invitati dal filosofo olandese Fons Elders a discutere di una vecchia questione: esiste, nella natura umana, un senso innato di giustizia indipendente dalle nostre esperienze e dalle influenze esterne? Il risultato è stato un dibattito tra i più originali e provocatori, un viaggio attraverso l'ambiguo rapporto tra morale e potere che serve anche da introduzione alle singole teorie dei due filosofi. Quello che in partenza era un discorso radicato nella linguistica (Chomsky) e nella teoria della conoscenza (Foucault) si evolve ben presto in una discussione sui più vasti argomenti, dalla scienza alla storia, dalla psicologia comportamentale alla libertà e alla lotta per la giustizia. Quella giustizia che, per Chomsky, aveva un fondamento reale, assoluto, profondamente radicato nella nostra natura e che, per Foucault, era solo uno strumento del potere.
Quando un'impresa assolve alla sua funzione sociale? Sono in molti a rispondere a questa domanda parlando di corporate social responsibility: una formula con cui s'intende che il compito essenziale di un'attività d'impresa non starebbe tanto nel fare profitti a vantaggio degli azionisti, ma invece nel dare un contributo al miglioramento della società nel suo complesso. La responsabilità sociale d'impresa è un concetto troppo plastico e vago. David Henderson dimostra come, separando l'attività imprenditoriale dalla missione di creare ricchezza, si faccia un misero servizio proprio a quegli stessi obiettivi sociali, che si pretende d'inseguire. In particolare, mescolando le carte sui temi dell'ecologia e dell'etica, la corporate social responsibility finisce per ignorare la natura eminentemente individuale delle responsabilità, addossando alle imprese tutta una serie di oneri che non sono di loro diretta pertinenza. Il problema di quest'eccesso di ambizioni, che contagia anche molti uomini d'impresa, è evidente. Si finisce per dimenticare, come scrive Tito Tettamanti nella sua prefazione, che "il reddito realizzato è la patente migliore di socialità in quanto un'impresa in attivo e redditizia è in condizione di retribuire correttamente i salari, dare sicurezza ai collaboratori, assicurare benefici collaterali, pagare puntualmente i propri fornitori, creare prodotti o servizi che soddisfano il pubblico". Autori: Davis Henderson. Traduttori: F. Borgonovo, E. Bianchini.
Mm 120x195 Collana "Minima". Volume nella sua brossura originale, 257 pagine con illustrazioni in nero fuori testo. Opera in ottime condizioni, pari al nuovo. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. La tesi che orienta il presente volume è che nel pensiero di Max Weber sia rintracciabile una filosofia morale. La dialettica fra etica della convinzione (che si incarica della pura testimonianza di un valore) ed etica della responsabilità (che si preoccupa, invece, delle conseguenze dell'agire) approda, nella sintesi weberiana, all'idea della responsabilità della convinzione. Nella vertiginosa incertezza della società complessa, è illusorio ritenere che possa darsi una valutazione neutra ed oggettiva degli effetti del nostro agire, capace di fare da guida alla decisione da assumere. Non si risponderà, insomma, di ciò che non è determinabile in tutte le sue implicazioni, ma della coerenza o meno dell'agire rispetto ad una concezione del mondo consapevolmente assunta. Con la piena coscienza, indotta dal politeismo dei valori, della tragicità della scelta effettuata, a causa della sua conflittualità con altre opzioni ugualmente giustificabili sulla base di valori alternativi. Seguire appassionatamente la propria causa, rispetto ad un'indifferenza paralizzante nei confronti dei valori, è l'unico modo per mostrare nobiltà d'animo e dignità personale. Ed il pluralismo delle convinzioni che si contendono il campo etico produce una condivisa sensibilità per il mondo dei valori che costituisce la premessa per una loro reciproca fecondazione.
br. Epicuro è considerato il "filosofo del piacere", ma il piacere - egli insegna - consiste nell'assenza di dolore nel corpo e di turbamento nell'anima e chi vuole vivere nel piacere deve vivere come un asceta. Perché allora utilizzare questa parola tanto equivoca per indicare il fine dell'uomo? Perché è proprio quando il corpo soffre o ha requie che l'io e l'anima emergono e si svelano a sé e agli altri. E proprio all'anima e all'io Epicuro si rivolge, in un mondo in cui l'uomo si trova solo con se stesso, faccia a faccia con il mistero dell'esistenza. Lo studio dell'opera condotto da Carlo Diano, il cui contributo all'interpretazione del filosofo greco è universalmente considerato fondamentale, illustra con esemplare chiarezza i caratteri principali del pensiero epicureo ed è reso in questa edizione ancora più dirimente grazie alla nuova presenza delle Lettere di Epicuro e dei suoi in appendice.
Autori: Ezio Riondato.
I tre saggi contenuti nel libro formano un insieme di passaggi a favore di un argomento che percorre da lungo tempo il mondo moderno, da quando la gente ha cominciato a spostarsi da una stabile esistenza agricola alla più complessa e fragile situazione economica e umana della moderna città industriale, oggi tecnologizzata. La gente con una visione miope delle questioni sociali può credere che l'abbondanza e il potere siano oggi alla portata di tutti, a esclusione di coloro che hanno eliminato gli aspetti umani sui quali si fonda l'ordine moderno, con tutti i suoi autentici progressi. Queste tre voci forti e chiare convergono in una maniera che è tanto più sorprendente quanto più mostra un'armonia fondamentale tra persone le cui vite professionali e vocazioni sono state molto differenti. Prefazione di Robert Royal. Autori: Flavio Felice, Francis George, Robert W. Fogel.
brossura
Mm 140x215 Volume cartonato rigido di pagine 99, sovraccoperta figurata. Opera in ottime condizioni.
br. Questa collana ospita brevi testi filosofici di diritto, morale e politica scritti da autori classici. Diretta da Marina Lalatta Costerbosa e Andrea Porciello, "Elephas" nasce dal convincimento che il sapere critico non possa crescere se non nella condivisione, nel confronto, nella trasmissione delle idee. Per questo fine, insieme alla discussione pubblica, è irrinunciabile la memoria collettiva che ne assicuri lo sfondo e le condizioni di attuazione. "Elephas" suggerisce questo desiderio di ricordare, di ripensare a pagine che per il caso, le vicissitudini, le mode, talvolta rimangono nell'ombra.
br. Il presente volume raccoglie alcuni saggi dedicati a indagare momenti significativi della riflessione etico-filosofica contemporanea su quella complessa rete di fenomeni, eventi e prospettive (derivanti, a loro volta, dall'intersezione tra i piani teorico, socio-politico, storico e l'insieme delle pratiche sociali) dalla quale scaturisce la multiforme identità dell'uomo moderno. Fra le imponenti trasformazioni che hanno caratterizzato l'orizzonte culturale della modernità, gli studi qui raccolti privilegiano l'insieme dei processi e dei problemi riconducibili a vario titolo al fenomeno della secolarizzazione.