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- Paris, Paris 1960, 21x27cm, une feuille. - Lettre autographe signée d'Abel Gance, depuis son domicile parisien, adressée à Carlo Rim, 19 lignes à l'encre noire, réclamant la discrétion de Carlo Rim afin de ménager les susceptibiltés de Nelly Kaplan et de la femme d'Abel Gance : "Cher Carlo, soyez gentil - & je compte sur votre discrétion totale, de ne rien dire à Nelly Kaplan au sujet de la demande que je vous ai faite pour mad.e Gance - Des détails insignifiants s'aggravent souvent avec les nerfs des femmes !" Abel Gance, pris par le projet pharaonique de son film "Austerlitz" (sorti en 1960 avec Pierre Mondy, Jean Marais et Martine Carol) n'est pas certain d'apparaître lors du festival de Cannes : "J'essaierai de venir à Cannes les 2-3 derniers jours - Cela dépendra de la finition de ma copie d'Austerlitz mais je ne crains de terminer que le 21 mai". Pliures centrales inhérentes à la mise sous pli, légères déchirures et pliures marginales sans gravité en marges de la lettre. Carlo Rim fut un écrivain provençal, auteur notamment de "Ma belle Marseille", un caricaturiste, un cinéaste : "Justin de Marseille", "L'armoire volante", "La maison Bonnadieu", et fut notamment l'ami de Fernandel, de Raimu et Marcel Pagnol mais aussi de Max Jacob et André Salmon qu'il rencontra à Sanary. [ENGLISH DESCRIPTION ON DEMAND]
- Paris 1843-1845, 14,5x23cm, 6 volumes reliés. - Edition originale. Reliures en demi veau caramel, dos à quatre nerfs sertis de filets dorés ornés de doubles filets dorés, pièces de titre et de tomaison de maroquin rouge, quelques éraflures sans gravité sur les dos, deux coiffes supérieures comportant des traces de frottements, un mors du cinquième volume fragile, plats de papier marbré, gardes et contreplats de papier à la cuve, élégantes reliures de l'époque signées de Simier relieur du Roi. Rousseur éparses, indications des prix d'adjucations inscrits à l'encre rouge en marges des descriptions. Agréable exemplaire établi dans une charmante reliure uniforme de époque signée par l'un des plus talentueux relieurs du XIXème siècle. [ENGLISH DESCRIPTION ON DEMAND]
in-8 gr., pp.366, (4), bella leg. moderna in mezzo marocchino, sorso a nervi con fregi e titolo in oro, filetti in oro ai piatti, copertine editoriali conservate. Importante trattato corredato di 40 ottime tavole fuori testo in litografia (firmate V.Marchettini dis., F.Boggi del. - Lit. Salucci) che illustrano a figura intera personaggi del teatro classico mentre recitano. Dedicato dall'autore ''ai degni seguaci dell'arte rappresentativa'' è suddiviso in vari capitoli, Lezioni o Discorsi: ''della voce, dell'articolazione, della pronunzia, delle pause, dei tuoni, della fisionomia, della scena muta, ecc. ecc.''. Il Morrocchesi fu celebre attore ed esimio professore nell'Accademia delle Belle Arti di Firenze. Raro, completo delle 40 belle tavole, a pieni margini (alcune fioriture della carta).. .
- Edicolor, Bruxelles 1959, 36x48cm, un affiche. - Affiche originale belge pour J'irai cracher sur vos tombes adapté du livre de Vernon Sullivan alias Boris Vian qui succomba pendant la première projection du film. Pliures transversales sans gravité. [ENGLISH DESCRIPTION ON DEMAND]
2 volumes in-12, [10]-547; 484p. Illustré de 2 frontispices et de 12 planches gravées en taille-douce. Ex-libris gravé sur premier contreplat de chaque volume. Petits accrocs avec manque de cuir en pied de la charnière et sur le premier plat du premier volume, sinon bel exemplaire.
(Milano, 1797). Questo pantomimo che annunzia il regno della ragione, non è un’invenzione semplicemente ingegnosa, ma il risultato di quei fatti e di quei caratteri che formano la storia più interessante degli ultimi tempi di Roma... Possa questo primo lamp della verità incenerir l’impostura ed il fanatismo, e far trionfar la religione e la pace! In 8vo; cartina coeva; pp. 12 non numerate. Con l’elenco dei personaggi ed attori. Raro. Axs
Paris, chez Th. Desoer, Libraire, 1819; in-8, CLXX-336 pp. + 5 pl. hors-texte, dont une dépliante, 466 pp. + 7 pl. hors-texte, 424 pp. + 3 pl. hors-texte, 448 pp. + 2 pl. hors-texte, 496 pp. + 4 pl. hors-texte, 542 pp. + 3 pl. hors-texte, 572 pp. + 5 pl. hors-texte, 468 pp. 3 pl. hors-texte, 528 pp. + 3 pl. hors-texte, reliures demi-veau bleu vert (insolé) dos lisse orné. Les 9 volumes. Édition complétée par un commentaire, un discours préliminaire, et une vie de Molière, par M. Auger, de l'Académie françoise. Louis-Simon Auger, né le 29 décembre 1772 à Paris où il est mort le 2 janvier 1829, était un journaliste, critique littéraire et auteur dramatique français. En 1816, il fut élu membre de l'Académie française, dont il devint le secrétaire perpétuel en 1826 ; il fut également membre de la commission du Dictionnaire. Farouche opposant du romantisme, il attaqua le Racine et Shakespeare de Stendhal devant la Chambre des pairs en 1823. Le 2 janvier 1829, il se suicida en se jetant dans la Seine du haut du Pont des Arts. L'activité littéraire de Louis-Simon Auger consista surtout à éditer des classiques, parmi lesquels Boileau, La Bruyère, Molière, Racine et La Fontaine. Il publia également les oeuvres de Montesquieu, Bossuet, Ducis, Sedaine, Dancourt et Duclos, ainsi que les mémoires de Malfilâtre, de madame de Lafayette & de la marquise de Caylus. On lui doit aussi un Dictionnaire universel de biographie ancienne et moderne, paru en 8 volumes en 1810 et des Mélanges philosophiques et littéraires, dans lesquels sont réunis nombre de ses notices, commentaires et éloges, parus en 1828. Illustrées 35 gravures taille-douce, sous serpente, hors-texte, d'après les oeuvres de Fragonard, Alex. Desenne, Horace Vernet, Hersent. Bon état.
Prima edizione italiana. Più che buon esemplare. NON COMUNE EDIZIONE italiana del testo del regista sovietico — fu importante teorico del montaggio — pregiata dalla bella copertina costruttivista disegnata da Paladini. Interessante layout d’avanguardia: testo incolonnato a fil di pagina e intestazione collocata in taglio basso, con titoletti esterni e n. pagina interno (ampio margine bianco, 30 mm abbondanti, sul lato interno e al piè di pagina). Belle anche le immagini su tavola. Il traduttore, Umberto Barbaro, dopo l’esperienza artistico-intellettuale della «Bilancia» e del movimento immaginista, s’indirizzerà al cinema, avviando nel dopoguerra un’importante carriera da critico cinematografico.
In-8°, 31pp,(1), libretto d’opera di Marco Coltellini, con elenco degli interpreti e coreografi, direttore d’orchestra, costumista, etc. Frontespizio xilografico figurato con due putti. Iniziali e fregi xilografici. Cartonato coevo. Weaver, Robert Lamar; Wright Weaver, Norma, A chronology of music in the Florentine Theater, 1751-1800. Operas, prologues, farces, intermezzos, concerts and plays with incidental music, Warren : Harmonie Park Press, 1993
Locandina cm 33 x 35 circa, leggeri segni di pieghe al centro. Rarissima locandina del Teatro degli Indipendenti di Anton Giulio Bragaglia, teatro "sperimentale sovvenzionato dallo Stato" come indicato in testa. La parte centrale e' riservata alla promozione dello spettacolo "Ultimi avvenimenti", di Marcello Gallian, da rappresentarsi il 7 aprile 1930, con indicazione di personaggi e interpreti e regia di Carlo Ludovico Bragaglia (fratello di Anton Giulio). Compaiono anche, in un riquadro centrale, alcune note relative all'autore in pieno stile degli Indipendenti: "Marcello Gallian, fenomeno da baracca, e spauracchio dei tradizionalisti, non ricorda forse neanche dov'e' nato e quali strade incantate ha percorso fino ad oggi; mistico ed inverosimile come mai presenta, per adesso, all'amato pubblico il divertente ma tremendo spettacolo della fine del mondo...". Ai lati del foglio compaiono pubblicita' editoriali (volumi di Marinetti, Ernesto Cauda, Francesco Flora, Bragaglia) e di mostre alla Casa d'arte Bragaglia (Alessandro Vangelli). Il teatro degli Indipendenti, una sorta di cabaret espressionista all'italiana, fu fondato da Anton Giulio Bragaglia nel 1922 e fu chiuso nel 1931. Nell'arco della sua attivita', fu una palestra di polemiche e discussioni, alternando al repertorio futurista, autori come Apollinare, Wedekind, Strindberg, O' Neill, Brecht. Nella lotta per il rinnovamento del teatro italiano, va senz'altro messo in prima linea il nome di A. G. Bragaglia che fondo', peraltro, il primo teatro stabile con finalita' artistiche guidato da propositi di aperta rivolta contro il passato, peraltro in piena sintonia con il dettato futurista. Bragaglia, scenografo, fu anche prolifico autore di testi e studi sul teatro. Marcello Gallian era nato a Roma nel 1902, aveva studiato nel convento dei Vallombrosiani a Santa Trinita a Firenze e ne era fuggito per raggiungere D'Annunzio a Fiume, dopodiche', giovanissimo, abbraccio' con entusiasmo il nascente fascismo che alimentava il mito della guerra e della fuga dall'ambiente borghese. Fu poi sansepolcrista, squadrista, partecipo' alla marcia su Roma. Fu scrittore neo-espressionista dallo stile estroso, furente, infocato, lirico, deformatore, talvolta perfino umorista: un umorismo non patetico ma poetico. Il teatro ebbe per Gallian un'importanza grandissima, anche se non pari al successo che con esso ottenne. Dopo l'exploit della Casa di Lazzaro (anch'esso rappresentato al Teatro degli Indipendenti) non si ripete' il momento magico che aveva tenuto dietro quell'opera, anche se il teatro rimase comunque decisivo nella vita e nella carriera di Gallian. Molti degli altri lavori dell'autore romano non andranno oltre le compagnie filodrammatiche e alcuni suoi testi rimasero inediti.
in-4, pp. XII, 176, leg. cart. poster., tass. in pelle con tit. oro sul piatto super. Con 7 tavole a piena pag. f.t., assai belle, firmate da Giuseppe Pini, l'incisore di corte dei Farnese. Seconda e rara edizione, che seguì immediatamente la prima (1712), introvabile, di cui vennero soppressi tutti gli esemplari per gli innumerevoli errori commessi. Segue il testo una curiosa ''Protesta dell'Autore a chi ha letto'', in difesa dell'opera e dell'edizione. Il nobile parmigiano P. G. Balestrieri sviluppa qui il più classico dei soggetti adoperando con maestria ed equilibrio i versi sciolti; il risultato è un'opera, seppur scontata nei temi, di grande raffinatezza. Esempl. a pieni margini (ex-libris Sordelli).. Allacci 101. Salvioli 336..
L'edizione originale francese è stata stampata nel 1957: Samuel beckett, "Fin de Partie", Edition de Minuit. 8vo. 60. . Molto buono (Very Good). . Prima edizione inglese (First Edition). .
Roma, Tiber, 1929. PRIMA EDIZIONE. In 4to (cm. 30,8); copertina originale in tela con titoli al piatto anteriore; pp. 212, (2). Axs
In 4° (cm.28,0) 1 c.b. + pp. LVI + 376. Ben legato in mz. pelle con titolo in oro al dorso. Marca tipogr. inc. al frontesp. ed antico timbro personale di possesso con tracce di cancellazione. Capil. inc.; qualche carta lievemente arrossata, altrimenti bell'esemplare fresco e nitido a larghissimi margini. Rara prima ediz. di questo testo contro le rappresentazioni teatrali. Al verso dell'occhietto è impresso, su due colonne in latino ed in volgare, il testo di una lettera circolare di papa Benedetto XIV agli arcivescovi e ai vescovi dello Stato temporale Pontificio datata 1 gennaio 1748. Vi si attesta la tolleranza "... benchè di mala voglia" della Chiesa per il divertimento Carnavalesco. Olschki, Choix, n°10864 riporta la sola ediz. in lingua italiana "De' teatri moderni contrarj alla professione cristiana" del 1755 sempre ad opera del Barbiellini.
in-4, pp. XXXVI, 360, leg. coeva p. perg. rigida, tit. ms. al dorso. Seconda edizione (la prima era apparsa due anni prima) di quest'opera aspramente polemica, in cui il padre Concina ''attaccò con violenza sia le moderate opinioni del Muratori sia le più franche asserzioni del Maffei, sostenendo la totale condanna morale del teatro e di tutti gli spettacoli, bollati di irrimediabile licenziosità e di perpetuo fomite di concupiscenza'' (DBIt., XXVII, pp. 716-721). Il Concina (nato in provincia di Udine nel 1687 e morto a Venezia nel 1756), frate domenicano, fu rigido difensore dell'ortodossia cattolica attraverso molte opere dottrinarie, ma nel secolo dei lumi e soprattutto ''nella Venezia settecentesca, tutta dedita alle gioie del teatro in prosa e in musica, i fulmini del C. non potevano che attirare ostilità, derisione, indifferenza'' (ibidem). Bell'esempl. (poche lievi ingialliture della carta).. .
1 Vol. In-4 (27x21) cart.rustico coevo.Ampi margini.Timbro di bibl.estinta pag. LVI-376 front. e c. lett. incisio Strappetti al dorso. Molto ben tenuto PROG 15993 CATT_ATT 53
In-8 pp.(1) 99-249. salto di una carta (pp. 232-35) ma comuque l’opera è da ritenersi completa. Legatura in cartonato. Timbro ad inchiostro H.Garriod sul frontespizio.
Ottime condizioni di conservazione, senza particolari difetti da segnalare. Il 17 giugno 1958 un pittore messinese, Nunzio Van Guglielmi, munito di martello e punteruolo, ruppe il vetro che proteggeva un’opera di Raffaello esposta a Brera («Lo sposalizio della vergine») e affisse un manifestino con la scritta «W la rivoluzione italiana! Via il governo clericale!» Il gesto clamoroso ebbe subito vasta eco: Stampa sera in quello stesso giorno diede la notizia dell’arresto e il successivo 29 giugno il famoso illustratore Walter Molino dedicò alla vicenda la copertina della Domenica del Corriere. In realtà i danni al dipinto furono di poco conto, ma grazie ad una ricostruzione ritoccata della foto pubblicata dai quotidiani sembravano invece notevoli. Van Guglielmi, personaggio pittoresco oltre che pittore, fu rinchiuso in un manicomio senza scadenza (la legge Basaglia era ancora ben lontana); Gallizio e Debord stilarono questo testo per conto della Sezione Italiana dell’Internazionale Situazionista chiedendo l’immediata liberazione di Nunzio Van Guglielmi: la detenzione era un esempio, scrivevano, di «polizia psichiatrica» mentre «la libertà consiste soprattutto nel distruggere i falsi idoli». La mobilitazione ebbe successo e Van Guglielmi fu liberato. Di recente, nel 2019, il giornalista Carminati ha rievocato la vicenda per le Edizioni del Sole 24 Ore nel testo «Raffaello pugnalato». Documento raro e importante.
2 vol. in-12, pp. XCVIII, (2), 610; X, 616, (2); leg. del tempo p. pelle screziata, dorsi a nervi con tit. e ricchi fregi oro, tagli rossi. La migliore e più ampia edizione di quest'opera, apparsa per la prima volta nel 1756, che tratta in maniera dotta e approfondita il tema, allora universalmente dibattuto, dell'utilità sociale o meno degli spettacoli teatrali, di questioni e polemiche varie intorno al teatro; di particolare interesse ed importanza è il II vol. che è una specie di catalogo bibliografico ragionato delle opere a favore o contro il teatro, dall'antichità fino ai tempi dell'autore. Bell'esempl. (piccolo antico timbro nel margine del tit.). Soleinne V, 787. Cat. Rasi p. 355-6 (ediz. 1774)..
Fotografia Calzolari, successori Guigoni & Bossi - Milano, C.so Vittorio Emanuele 13. Albumina su cartone originale. Formato salon (211x156 mm), supporto (250x175 mm). L’immagine ritrae l’attrice poco dopo la nascita della figlia Enrichetta, avuta dall’attore Tebaldo Cecchi. Nello stesso anno la Duse riscosse grande successo con Odette di Sardou al Teatro Valle di Roma.
in-8, pp. 72, leg. post. cart. rustico. Piccola impresa tipogr. sul tit., fregi ed una iniz. silogr. Dedica di Modesto Giunti a suo cugino Vincenzo Della Fonte. Seconda edizione (la prima era apparsa presso il Torrentino nel 1556) di questa commedia in cinque atti in prosa, con un lungo prologo. E' l'ultima opera originale del grande umanista e letterato fiorentino (1498-1563), ''fornita di pregi, e di bei modi di dire'' (Gamba), ma, a diversità dell'altra commedia del Gelli, ''La sporta'' (1543), non citata dal Vocabolario della Crusca. Qualche critico vi ha rinvenuto imitazioni de ''La Clizia'' di Machiavelli. Ottimo esempl.. Allacci 306. Clubb 451. Regenstein 270. Gamba 1417. Decia-Camerini II, 290. Moreni, Annali del Torrentino, p. 290, in nota. DBIt. LIII, pp. 12-18..
In-16 gr. (mm. 183x112), affascinante legatura in p. marocchino blu, sottili cornici dorate e decorazioni di foglie ai quattro angoli con, al centro del piatto anteriore, due comici personaggi intarsiati a colori (bianco rosso verde e argento) e la scritta “If I can wheedle a knife or needle why not a silver churn?” e a quello posteriore un giullare a colori ocra e verde con in mano una pillola dorata e la frase “For he who’d make his fellow-creatures wise should always gild the philosophic pill!” - firmata “Bound by Riviere & Son“ al risguardo con preziosa dentelle dorata, tagli pure in oro, in astuccio. Il volume, di pp. (6),698, raccoglie il gruppo completo di tredici operette scritte da Gilbert & Sullivan e così chiamate perchè venivano messe in scena al Savoy Theatre di Londra. La Legatoria Riviere fu una delle più importanti del West End londinese dove operò fra il 1840 e il 1939. Le loro superbe legature erano molto apprezzate dai bibliofili per la qualità e l’attenzione al dettaglio e ricevettero commissioni anche dalla Regina Vittoria e dalla famiglia reale. La dicitura “Riviere & Son” apparve a partire dal 1880 quando Robert Rivière passò la sua attività al genero Percival Calkin. Esemplare in perfetto stato.
Edizione: Prima edizione . Pagine: 157 . Illustrazioni: Ritratto dell'Autore a piena pagina . Formato: 24° . Ex libris: Antica propietà del Principe Gabrielli di Roma . Rilegatura: Esemplare privo di copertina . Stato: Buono . Caratteristiche: Dimensioni cm. 14*9. Al termine dell'opera vi è un saggio molto esplicativo scritto dallo stesso autore inerente alla sua tragedia e in generale sul teatro. L'autore fu letterato, professore di retorica e segretario ducale per Ercole II d'Este. Fu il massimo esponente della cultura Rinascimentale Estense e fu considerato uno dei massimi teorici del genere Teatrale. Opera dedicata a Alessandro Este. L'opera è tratta da un'opera complessiva nella quale comaparivano altre otto tragedie del Giraldi. La tragedia è composta da 5 atti. Presenza di piccolo foro di tarlo nel margine bianco basso senza lesione di testo lungo trenta pagine. .
in-8 picc., pp. (8), 120, leg. m. perg. e angoli, tit. ms. al dorso. La dedicatoria "All'Eccellentiss. Signore D. Carlo Maria Calà" è di Pasquale Cantisano, che motiva il dono dell'opera "breve" ma "perfetta" con la "sua rarità, che ha tenuto sinora in pena gli uomini di buon senso e tutti coloro che si dilettano della più amena e piacevole letteratura". Pregevole edizione.. .
In 8° (19,5x13,5 cm); un foglio volante di (4) pp. Leggera piega al centro del foglio e per il resto esemplare in ottime condizioni di conservazione. Rarissima pubblicità teatrale per lo spettacolo che la grande attrice tearale e cinematografica francese, Sarah Bernhardt (Parigi, 22 ottobre 1844 – Parigi, 26 marzo 1923) tenne al Theatre de la Renaissance di Parigi. All’interno della brossure si trova anche la pubblicità per lo spettacolo che la Bernhardt avrebbe tenuto l’11 dicembre del 1898 al Teatro Paganini di Genova. La borossure pubblicitaria presenta un magnifico ritratto dell’attrice realizzato dal grande artista moravo, Alfons Maria Mucha (Ivancice in Moravia nel distretto di Brno, 24 luglio 1860 – Praga, 14 luglio 1939), considerato come il massimo esponente dell’Art Nouveau. L'attrice parigina Sarah Bernhardt (1844-1923) fu la figura più influente nella vita artistica di Mucha. Fu il suo primo poster per lei, Gismonda, a renderlo famoso e crebbe sia come uomo che come artista attraverso la sua collaborazione professionale e l'amicizia con la più grande personalità scenica dell'epoca. Mucha conobbe Sarah Bernhardt per la prima volta alla fine del 1894. La leggenda narra che nel giorno di Santo Stefano (26 dicembre) Mucha, allora umile illustratore, stava facendo un favore a un amico, correggendo le prove nel laboratorio di stampa di Lemercier, quando l'attrice chiamò la stamperia con una richiesta urgente di un nuovo poster per la sua partecipazione all’opera teatrale, Gismonda. Tutti i soliti artisti di Lemercier erano in vacanza, quindi disperato si rivolse a Mucha chiedendogli se se la sentiva di realizzare lui un poster. Nonostante la sua mancanza di esperienza nella progettazione di poster, Mucha colse l’opportunità e si mise subito al lavoro. Finito il manifesto lo presentarono insiema alla grande attrice che con grande stupore di Mucha, si entusiasmò per l’opera. Fu così che i manifesti “Gismonda” di Mucha tapezzarono tutta Parigi il mattino del 1° gennaio del 1895. Questa data è oggi celebre perché segna una rivoluzionare del design dei manifesti. La forma lunga e stretta, i sottili colori pastello e l'immobilità della figura quasi a grandezza naturale, introducevano una nota di dignità e sobrietà sorprendente per la sua novità. I manifesti diventarono immediatamente oggetti del desiderio per collezionisti, molti dei quali usavano metodi clandestini per ottenerli, corrompendo coloro che per lavoro applicavano i manifesti o semplicemente, uscendo di notte e tagliandoli dai cartelloni di nascosto. Felicissimo del successo di Gismonda, Sarah Bernhardt offrì immediatamente a Mucha un contratto per la produzione di scenografie, costumi e poster. In base a questo contratto, Mucha produsse altri sei poster per le sue produzioni: La Dame aux Camélias (1896), Lorenzaccio (1896), La Samaritaine (1897), Médée (1898), La Tosca (1898) e Hamlet (1899). Mucha applicò a questi manifesti lo stesso principio progettuale che aveva sviluppato per Gismonda: l'uso di un formato allungato con un'unica figura intera dell'attrice collocata in un'alcova poco profonda sollevata da terra come fosse una santa, tutte caratteristiche che si possono ritrovare in questa brossure. La collaborazione tra Mucha e Sarah Bernhardt fu, certamente, reciprocamente vantaggiosa. I poster di Mucha hanno immortalato l'immagine "divina" dell'attrice, consolidando il suo status iconico. Da parte sua, Bernhardt era così innamorata del lavoro di Mucha che dopo il 1896 fece uso dei suoi progetti per tutti i manifesti che pubblicizzarono i suoi tour americani. D’altra parte, il successo della Bernhardt ha promosso il lavoro di Mucha e lo ha aiutato ad assicurarsi un punto d'appoggio per realizzare la sua arte ed aprirgli nuovi mercarti, anche dopo il 1904 quando l’artista s'imbarcò sul transatlantico La Lorraine, diretto a New York ed continuò la sua carriera negli Stati Uniti. Le brossure pubblicitarie di Mucha, proprio per la loro funzione di fogli volanti usa e getta, sono rarissimi.