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br. Questo libro parla di quasi niente. Di un quasi-niente che riguarda ogni essere umano e che, aduso com'è al (diabolico?) camuffamento, ci giunge qui celato sotto la doppia maschera del morbo più celebre della storia e della finzione letteraria, che di quel morbo fa metafora, canto, fabula. Le voci antiche e recentissime (da McCarthy a Lucrezio, a Camus, a Poe, a Leopardi...) che si susseguono e si richiamano "in eco" da queste pagine sono altrettante declinazioni di un'unica domanda, che è poi il quesito fondamentale di ogni filosofia: perché? Perché siamo al mondo, se dobbiamo morire? Specie se la morte può arrivare nella forma di una catastrofica, immotivata e noncurante malattia che appare e scompare senza senso alcuno. Una malattia che uccide, ma che può far di peggio, lasciando le sue vittime "solo" vive, nude e private di qualunque parvenza di civile umanità. Perché anche l'umanità può rivelarsi una maschera. Siamo qui per scontare una colpa? Magari solo quella di essere? È un'ipotesi amara, che però lascia spazio alla speranza, alla scintilla divina che scopre un senso possibile nel cuore stesso del non-senso. Oppure non c'è alcun destino e nessuna colpa? La natura è una macchina demente, il cielo è vuoto, e il niente la vince sul quasi-niente.
br. Qual è la specificità dell'uomo, quale il rapporto che in lui intercorre tra l'appartenenza al mondo naturale e il suo carattere di essere libero? In che modo la sua stessa natura accoglie il germe di una fondamentale fondazione etica? E come si pone ciò in relazione con le questioni ultime del pensiero, i principi più alti e addirittura con la possibilità di pensare Dio? Recuperando e rielaborando contributi precedenti, Hans Jonas raccoglie in questo volume queste tre direttrici fondamentali del proprio pensiero e le armonizza organicamente, offrendo una consapevole riproposizione dei temi fondamentali della sua filosofia. Un vero e proprio testamento filosofico, in cui l'autore sembra voler lasciare ai lettori il sunto essenziale di un percorso lungo una vita. Il tentativo estremo di offrire una rinnovata comprensione ontologica dell'uomo quale solida base per riaffermare con forza crescente il nostro dovere di farci carico del destino e del mondo cui apparteniamo.
br. Nell'attuale dibattito filosofico il tema della rinascita dell'ontologia è molto presente. Troppo spesso prescinde però da un'esigenza basilare nella determinazione di un'ontologia: esprimere con chiarezza i modi in cui gli esseri umani pensano il proprio mondo. E questo il denominatore comune dei capitoli di questo volume, ciascuno dei quali applica tale esigenza basilare a un diverso ambito conoscitivo. E si tratta anche del fondamento dell'architettura della conoscenza, ossia della disciplina che consente di spiegare e giustificare la scelta di una determinata modellazione ontologica.
br. Obiettivo di questo saggio è quello di porre l'attenzione sui grandi paradigmi del nuovo millennio, valutando attentamente quanto ci è stato tramandato dagli scienziati negli ultimi secoli. Partendo dall'assunto che esiste una sola domanda a cui non possiamo dare ancora una risposta concreta, ovvero "perché esiste qualcosa anziché il nulla?", tutto il resto, in epoca moderna può essere interpretato in una chiave sempre più fisicalista: alle teorie ormai consolidate (anche se ancora di difficile interpretazione), come quelle che riguardano la meccanica quantistica e la relatività, se ne affiancano di nuove come quelle sull'informazione, sull'origine dello spazio-tempo e su altri enigmatici aspetti cosmologici. Il libro passa quindi in rassegna vari ambiti della conoscenza: filosofico, biologico, fisico e teologico, al fine di esaminare quanto fin qui abbiamo appreso, e soprattutto quanto tutto ciò influirà sulla nostra vita e sulle nostre coscienze nell'immediato futuro.
br. Gli studi sulla metafora sono diventati sempre più raffinati: si è abbandonata definitivamente la posizione aristotelica e classicistica che vedeva nella metafora un semplice tropo ornamentale e sostitutivo, e si è iniziato a studiarla dal punto di vista cognitivo, come forma di interpretazione del reale, e non come semplice panneggio o finzione (più o meno mimetica) di esso. Proprio sulle potenzialità gnoseologiche e sul grado di conoscibilità veicolato dalla metafora è in corso uno dei dibattiti più interessanti, che coinvolge svariate discipline, molteplice essendo la prospettiva da intraprendere, linguistica, semiotica, storico-linguistica. Un discorso particolarmente fruttuoso fornisce lo studio della metafora religiosa, nella quale si affrontano dialetticamente i problemi della dicibilità, dei limiti "ontologici" della effabilità, e i problemi di una possibile conoscenza determinata dal mezzo metaforico - in modo particolare lo studio della metafora religiosa in ambito medievale, in una cultura sensibile alla riflessione teologica e morale, tesa a esplorare i nessi tra realtà ed espressione, e convinta che le parole possano incidere direttamente sulle cose, sulla storia.
br. La critica moderna alla metafisica tradizionale, da Kant in poi, è connessa con il problema del realismo, del quale si occupano le filosofie moderne, e con il pregiudizio che la metafisica parlerebbe del reale in modo ingenuo, senza riflessione sulle condizioni conoscitive dell'uomo. In verità, però, la metafisica (delle tradizioni platonica e aristotelico-tomista) è accompagnata da importanti riflessioni epistemologiche, ignote a Kant. Il suo trascendentalismo rilascia in eredità il problema della "cosa in sè". Questo e altri problemi occupano i pensatori moderni e contemporanei nei vari indirizzi dopo Kant (neokantismo, positivismo, realismo critico, filosofia analitica ed altri). Dinnanzi a tale situazione conflittuale la metafisica tradizionale guadagna una inaspettata attualità nel risolvere i problemi moderni e nel correggere il pregiudizio su di essa.
br. Pubblicate per la prima volta a Salamanca nel 1597, le "Disputazioni metafisiche" del gesuita spagnolo Suárez sono un'opera che ha fatto "epoca". È stato uno dei più celebri teologi del Siglo de Oro a tentare, per la prima volta, un trattato autonomo di "Metafisica", non concepito più come commento al testo di Aristotele, secondo l'usanza medievale, ma come fondazione di una disciplina autonoma e sistematica. Le Disputazioni possono essere considerate come l'ultima summa del pensiero scolastico, lì dove - in un estremo tentativo di sintesi della linea tomista e di quella scotista - si delinea quell"'ontologia" che fornirà il lessico concettuale di riferimento per i filosofi moderni, da Descartes, Spinoza e Leibniz sino a Wolff, Kant e Hegel. Non a caso questo testo ha avuto una diffusione straordinaria non solo nelle Università cattoliche ma anche in quelle protestanti del XVII e del XVIII secolo; ha attraversato silenziosamente tutto l'Ottocento ed è riemerso infine con grande risalto nella critica filosofica novecentesca. Dell'immensa mole delle 54 Disputazioni vengono tradotte qui le prime tre: esse si presentano come una vera e propria "introduzione alla metafisica", riguardo alla natura, all'oggetto e al metodo di questa scienza. Il testo è preceduto da un'introduzione del curatore e seguito da una nutrita serie di apparati: le note al testo, l'elenco dettagliato delle fonti, un lessico di parole chiave, l'indice completo di tutte le Disputazioni e un'esauriente bibliografia.
brossura I saggi che compongono "Dalla metafisica all'antropologia" articolano e sviluppano il nucleo tematico principale della riflessione di Ernst Tugendhat in questi ultimi anni: la descrizione delle esperienze e delle azioni specificamente umane a partire dal fatto che l'umano è quel vivente segnato in modo radicale dal linguaggio proposizionale. Termini singolari, deissi, possibilità di esprimersi e di riflettere a partire da enunciati assertori o imperativi, diventano, in questi saggi, gli strumenti per comprendere la peculiarità del modo in cui l'essere umano esperisce se stesso, la propria esistenza temporale, i suoi desideri. Particolare attenzione viene dedicata a tre costellazioni tematiche da sempre centrali nella riflessione di Tugendhat: l'esperienza morale, l'esperienza mistica e l'esperienza religiosa.
200846700Leipzig; Evangelische Verlagsanstalt, 2008. IX, 320 S. Gr.-8°(=22,5-25cm), Broschiert
br. Questo libro raccoglie in un testo unico le lettere d'introduzione - le Epistole proemiali - che Giordano Bruno dispose quale premessa ai propri dialoghi italiani. Tramite queste lettere il pensatore nolano intendeva fornire una chiave di lettura e di spiegazione facilitata al complesso materiale teoretico, che avrebbe successivamente sviluppato ed esposto nella propria opera filosofica. Volumi di difficile comprensione - come la "Cena de le Ceneri"; "De la Causa, Principio e Uno"; "De l'Infinito, Universo e mondi"; "Spaccio de la Bestia trionfante"; "Cabala del Cavallo pegaseo"; "De gli Eroici Furori" - avrebbero così trovato una guida per una corretta interpretazione. La presente raccolta delle lettere introduttive ai testi bruniani, cerca di tracciare - dopo uno studio preliminare dell'intero corpus dei Dialoghi Italiani - una linea interpretativa unitaria, di analisi e commento, fornendo in tal modo quella guida auspicata e cercata dallo stesso filosofo nolano.
br. Questo libro raccoglie in un testo unico le lettere d'introduzione - le Epistole proemiali - che Giordano Bruno dispose quale premessa ai propri dialoghi italiani. Tramite queste lettere il pensatore nolano intendeva fornire una chiave di lettura e di spiegazione facilitata al complesso materiale teoretico, che avrebbe successivamente sviluppato ed esposto nella propria opera filosofica. Volumi di difficile comprensione - come la "Cena de le Ceneri"; "De la Causa, Principio e Uno"; "De l'Infinito, Universo e mondi"; "Spaccio de la Bestia trionfante"; "Cabala del Cavallo pegaseo"; "De gli Eroici Furori" - avrebbero così trovato una guida per una corretta interpretazione. La presente raccolta delle lettere introduttive ai testi bruniani, cerca di tracciare - dopo uno studio preliminare dell'intero corpus dei Dialoghi Italiani - una linea interpretativa unitaria, di analisi e commento, fornendo in tal modo quella guida auspicata e cercata dallo stesso filosofo nolano.
brossura In questo volume, tradotto qui integralmente nella sua versione definitiva (1967), Löwith perviene agli esiti più maturi del suo confronto con la modernità. Cosa devono tornare a essere il mondo e l'uomo, dopo la «caduta di Dio» consumatasi nella coscienza moderna? È rispetto a questa ineludibile domanda che emerge l'incapacità della filosofia moderna, da Cartesio e Kant fino a Hegel e al nichilismo di Stirner, di emanciparsi effettivamente dal creazionismo e dall'antropocentrismo di ascendenza biblica. La concezione meccanicistica del mondo e le moderne «metafisiche della soggettività» smarriscono l'autentica sostanza religiosa della fede nel Dio sovrannaturale e creatore della tradizione, ma non sanno ripristinare la nozione di natura. Precipitano anzi l'uomo cristiano-moderno in un mondo divenuto ormai estraneo e privo di senso: in un esilio o nichilismo cosmico che riguarda non solo l'idealismo di Fichte o il disprezzo per la natura di Hegel, ma anche le filosofie di Husserl, Heidegger e Sartre.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. FONDO DI MAGAZZINO: SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA, FIORITURE, LIEVE BRUNITURA. MAI SFOGLIATO. RARO. Per l'intelligenza del pensiero orteghiano qui analizzato nella dimensione storico-filosofica nel tentativo di dar forma orteghiana e sistematica al suo itinerario culturale-circostanziale è fondamentale considerare l'idea della filosofia, incentrata nell'originale teoria della ragion vitale e storica. La filosofia, nel periodo giovanile, è intesa come ricerca rigorosamente scientifica sull'universo della cultura; nella riflessione antropologica si configura come indagine sull'uomo, animale fantastico e ideologico tecnologico; nella svolta «ontologica» perviene alla fondazione della realtà radicale della vita umana circostanziale in opposizione sia all'idealismo, sia al realismo; per approdare, infine, a quel «radicalismo» in cui si nega, alla luce della ragion storica, la presenza di strutture permanenti nell'uomo, con la conseguente fine della metafisica e del conoscere logico razionale, senza che ciò comporti, però, estremismi mistico-irrazionalistici. Pur con queste diverse prospettive, Ortega tuttavia costantemente sottolinea come l'occupazione filosofica-drammatica e ludica ad un tempo, non diversamente dalla vita umana è un'idea o sistema di «idee» create dal l'uomo, allorché non sono più vigenti determinate «credenze» per vivere, cioè, per sapere a che cosa attenersi in modo certo e sicuro in una determinata congiuntura storico-sociale. L'indagine sulla realtà della vita comporta inevitabilmente una riforma della filosofia e del pensare, poiché la ragion vitale e storica presuppone: un nuovo approccio epistemologico-ermeneutico incentrato sulla verità come verità vitale e prospettiva una diversa concezione antropologica - per cui l'uomo non è natura, né animale razionale, ma è biografia e storia in perenne divenire; un'ontologia dinamica - che rifiuta la metafisica classica ed eleatica dell'essere come identità statica e sostanza; allo scopo di interpretare la propria circostanza e salvarsi in essa. Armando Savignano, docente di Filosofia Morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo, ha dedicato le sue ricerche alla filosofia morale ed alla filosofia della religione. Tra i suoi scritti ricordiamo: Psicologismo e giudizio filosofico in M. Heidegger, X. Zubiri, J. Maréchal, La Garangola, Padova 1976, J. Maréchal. Filosofo della religione, Benucci, Perugia 1978; H. Bremond. Preghiera-poesia e filosofia della religione, Benucci, Perugia 1980. Ha curato, infine: J. Ortega Y Gasset, Idee per una storia della filosofia, Sansoni, Firenze 1983. Informazioni bibliografiche Titolo: José Ortega y Gasset: la ragion vitale e storica Autore: Armando Savignano Editore: Firenze: Sansoni, 1984 Descrizione fisica: 262 pagine; 21 cm Collana: Nuovi saggi Soggetti: Ortega y Gasset, José, Filosofia spagnola, Pensiero orteghiano, Cultura, Epistemologia, Ontologia, De Unamuno, Ideologia tedesca, Relazioni, Spagna, Esistenzialismo, Critica, Idealismo, Dilthey, Materialismo storico, Dinamica storica, Sociale, Politica spagnola, Rapporto minoranze-masse, Antropologia, Logica, Radicalismo, Pedagogia, Utopia, Vita umana, Husserl, Heidegger, Meditazioni, Saggi filosofici, Libri Vintage fuori catalogo, Storia, Storicismo, Storiografia, Metafisica, Ideologie politiche, Missione dell'università, Novecento, Spanish Philosophy, Thought, Culture, Epistemology, Ontology, German Ideology, Relations, Spain, Existentialism, Criticism, Idealism, Dilthey, Historical Materialism, Historical, Social Dynamics, Spanish Politics, Minority Relationship- masses, Anthropology, Logic, Radicalism, Pedagogy, Human life, Meditations, Philosophical essays, Vintage books out of print, History, Historicism, Historiography, Metaphysics, Political ideologies, University mission, Twentieth century Parole e frasi comuni autenticità base biologica CALIFORNIA carattere circostanza concetto coscienza credenze critica cultura essere differenza dinamica filosofo spagnolo fondamentale forma funzione generazione Heidegger idee individuale individui influsso intellettuale interpretazione uomo libertà LIBRARY logica luce Madrid Marías masse metafisica metodo minoranze momento mondo morale natura opera ORRINGER passato pensare pensiero personale politica pone posizione possa possibilità potere presente progetto pura ragion storica vitale rapporto razionalismo reale realtà radicale ricerca riferimento riflessione rigorosamente scienza scritti secolo senso sentimento sistema sociale società soggetto spirito storia struttura superare tema teoria termine tesi umana Unamuno universale UNIVERSITY verità visione vivere
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. OTTIME CONDIZIONI, MAI SFOGLIATO, LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. Descrizione bibliografica Titolo: Tra etica ed estetica Autore: Francesco Gallo Editore: Palermo: Arnaldo Lombardi, 2000 Lunghezza: 152 pagine; 20 cm ISBN: 8872600928, 9788872600924 Collana: Volume 3 di Percorsi Soggetti: Filosofia, Estetica, Etica, Metafisica, Ontologia, Saggi, Critica, Società, Arte contemporanea, Intellettuali, Artisti, Spettacolo, Capitalismo, Merce, Forma, Servitù, Città, Moda, Gusto, Opere, Architettura, Letteratura, Cultura, Barthes, Crisi, Bello, Bene, Originalità, Riproducibilità, Produzione materiale, Sapere, Avanguardie, Tecnica, Sociologia, Ricerca artistica, Progettualità, Creatività, Liberalismo, Ideologie politiche, Dogmatismo, Antropologia, Bisogni, Valori, Bibliografia, Libri Vintage, Fuori catalogo, Ortega Y Gasset, Foucault, Marcuse, Mumford, Levy, Taylor, Levy-Strauss, Argan, Banchi Bandinelli, Benedetto Croce, Cesare Brandi, Braudel, Derrida, Dorfles, Della Volpe, Autonomia, Philosophy, Aesthetics, Ethics, Metaphysics, Ontology, Essays, Criticism, Society, Contemporary Art, Intellectuals, Artists, Entertainment, Capitalism, Merchandise, Form, Servitude, City, Fashion, Taste, Works, Architecture, Literature, Culture, Crisis, Beautiful, Good, Originality, Reproducibility, Material production, Knowledge, Avant-garde, Technique, Sociology, Artistic research, Planning, Creativity, Liberalism, Political Ideologies, Dogmatism, Anthropology, Needs, Values, Bibliography, Books out of print, Autonomy
traduzione di Giampiero Posani LIGUORI 1978 144 PP. FONDO DI MGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO, VOLUME INTONSO, MAI SFOGLIATO.
1995100137844Cornell University Press 1995 277 pages 15 2x22 7x2cm. 1995. Broché. 277 pages.
199649139ABStuttgart, Berlin, Köln, Verlag W. Kohlhammer, 1996. 24 cm, 212 Seiten, kartoniert. Kanten leicht berieben, gut erhalten. Münchener philosophische Studien, Neue Folge, Band 12.
19648268CBReinbek bei Hamburg, Rowohlt Verlag (= Rowohlt-Paperback 40), 1964. 8°, 198 S. mit Rundumblauschnitt, illustr. original Kartonage (Paperback), deutsche Erstausgabe untere Ecke des Einbanddeckels mit Knickspur, Einband minimal berieben und nachgedunkelt, sonst schönes, sauberes Exemplar (Re08)
br. Emmanuele Morandi ha sempre creduto e testimoniato che la dimensione più autentica della ricerca filosofica è quella di una comunità che si raccoglie attorno ai "problemi" che fondano i saperi: alla luce di ciò, si comprende il senso dei suoi sforzi tesi a generare assieme ad altri delle "comunità" che resistessero allo scorrere corrosivo del tempo, e al susseguirsi frenetico delle altre cose "da fare". Mai persuaso da un'idea che esaurisce il ruolo dell'intellettuale identificandolo con l'individuo "produttore" di saperi - "misurato" e "valutato" attraverso logiche amministrative e tecnocratiche, e sulla base delle soluzioni o dei "risultati" che è in grado di fornire - Emmanuele ha sempre cercato piuttosto di ricreare il proprio "spazio pubblico" e il proprio "raggio di azione" come monastero in cui la povertà di mezzi fosse compensata dal ritrovato legame tra "conoscenza" ed "amicizia". Questo volume, che coinvolge molti degli amici e delle amiche incontrati lungo il suo cammino, va quindi letto tanto nella dimensione dell'affettuoso ricordo, quanto nella prospettiva dei differenti legami di amicizia che, proseguendo il dialogo con Emmanuele, ascoltano, vivono e testimoniano un amore per il sapere capace di ardere senza temere nulla, in grado di rivestire di sé luoghi, persone e relazioni.
ill., br. La comprensione della necessità di un ritorno al vincolo del mistero che, in fondo, è riconsiderazione della configurazione della ragione in forma di risposta a un appello - e per questo incapace di un'autentica sovranità - costituisce il filo conduttore di tutto il testo. La minuziosa disamina degli snodi fondamentali del testo narrativo di Hoffmann fa tutt'uno con la successiva parte che costituisce il volume, e nella quale il venire alla luce della falsa autonomia moderna trova la sua fondazione filosofica attraverso un interessante, e lucido, rimando tra le posizioni di Heidegger, Girard e Maritain. Si potrebbe quasi giungere ad affermare che Bigini utilizza la continua triangolazione di questi tre autori come una chiave interpretativa basilare capace di mostrare non solo la verità del testo hoffmaniano in contrapposizione ad alcune precedenti interpretazioni, ma anche il suo dispiegarsi nella forma di una critica che è possibile comprendere solo attraverso la comparazione tra le due possibili dinamiche esistenziali - una fondativa e l'altra degenerativa - della trascendenza e dell'autonoma immanenza.
br. Giordano Bruno arriva a Londra nella primavera del 1583. Al termine della sua esperienza inglese, in meno di tre anni, scrive e pubblica un numero impressionante di volumi: tra il 1584 e il 1585 vengono infatti dati alle stampe La Cena de le Ceneri, il De la Causa, principio et Uno, il De l'infinito, Universo et Mondi, lo Spaccio de la Bestia trionfante, la Cabala del cavallo Pegaseo e il De gl'heroicì furori. Sono i Dialoghi metafisici che, come giustamente è stato detto, rappresentano degli "autentici capolavori del pensiero europeo". E sono le dottrine cosmologico-metafisiche e religiose lì esposte che costeranno a Giordanno Bruno l'arresto, la carcerazione e il rogo. È una filosofia dell'infinito portata all'estremo, cui fa eco un utilizzo altrettanto spregiudicato della magia naturalis, sia a livello teoretico sia pratico.
br. L'indagine si rivolge inizialmente alla filosofia di Martin Heidegger e porta alla luce la profonda contraddittorietà della sua base teoretica. Si interroga allora sul fondamento del successo di tale pensiero, che benché gravato dalla contraddizione è tra i più studiati e seguiti del novecento. Da qui l'ampliamento della ricerca e il suo rivolgersi alla direzione fondamentale della filosofia contemporanea, alla sua essenza e alle sue radici, che affondano nel modo in cui la filosofia da Platone in poi ha concepito l'ente quale sintesi tra la determinazione (ciò che) e il suo essere (è). Rilevando che la concezione dell'ente come diveniente presuppone da ultimo che la determinazione (ciò-che) in sintesi con l'essere consista in una struttura o unità relazionale dinamica di momenti, l'indagine mette a nudo la logica che pensa l'ente come essenzialmente diveniente - in questo libro definita "separante" - e risponde a questioni di grande rilievo teoretico: come mai la determinazione separata dall'essere non è riconosciuta come nulla e perciò come autocontraddizione di essente-niente? E come mai il problema del nulla assoluto viene sostanzialmente accantonato fino a Hegel incluso per ripresentarsi potentemente all'interno del pensiero (filosofico e non) contemporaneo?
br. Questa raccolta si propone di restituire i tratti storico-culturali e teorici dell'opera di Husserl attraverso tre percorsi che ricalcano i principali momenti della carriera cinquantennale del filosofo tedesco. Nel periodo di Halle cerca, e trova, un'impostazione nuova e originale di pensiero, quella fenomenologica, capace di evitare sia lo psicologismo sia il logicismo; a Gottinga elabora il metodo della riduzione fenomenologica e dell'intuizione d'essenza, e tenta la costruzione di un'ontologia fenomenologica del mondo; mentre a Friburgo approfondisce il tema della temporalità e affronta il problema della struttura del mondo-della-vita e della teleologia della storia. Un itinerario grazie al quale si vede come Husserl persegua il proprio ideale - quello della fenomenologia, cioè della filosofia come scienza rigorosa -, ne elabori il programma e cerchi di realizzarlo, ma anche lo approfondisca e lo difenda, sia pure paradossalmente, come un valore quando, convinto di aver posto un vero inizio, lo vede radicalmente minacciato nell'esistenza storica.
br. Da sempre l'umanità ha inventato rappresentazioni di Dei. Ma l'invenzione non è mai solo un prodotto della fantasia. L'inventare è sempre anche un trovare. Persino le più improbabili invenzioni sono costruite con spezzoni di ciò che si è trovato nell'esperienza effettiva. Che cosa c'è nella stessa esperienza che spinge a concepire qualcosa di "trascendente" che in teoria dovrebbe essere il contrario dell'esperienza? Questo libro delinea una prospettiva ispirata dall'insegnamento di Husserl e di Merleau-Ponty, ma anche di Hegel, di Deleuze e di Pareyson: autori certo non omologabili fra loro ma che in vario modo inducono a pensare il "trascendente" quale proprietà essenziale dell'esperienza, e non come l'"al di fuori" di essa. Giacché l'esperienza è il vissuto del tempo: essa riguarda gli eventi, che non sono semplici fatti perché l'apparire in superficie del fatto lascia trasparire uno sfondo inesauribile il cui spessore dipende dall'intenzione dell'osservatore di andarci a fondo. Il vissuto - in trasparenza - dello sfondo compreso nell'evento, la percezione della sua proprietà "trascendente", suscita la costruzione di immagini che diventano, fra l'altro, le invenzioni di Dio. L'esperienza dell'evento è l'origine non religiosa della religione.