1 705 résultats
brossura
brossura L'affermazione della semiotica in Italia ha visto il fondamentale contributo dell'estetica. Emilio Garroni e Umberto Eco ne sono stati i principali protagonisti. Entrambi hanno trovato supporto nella teoria del linguaggio di Louis Hjelmslev (alla quale per altro verso ha rivolto la sua attenzione anche Galvano Della Volpe), ma, a differenza di Eco, che ha coniugato la teoria hjelmsleviana con la semiotica di Peirce, Garroni, almeno fino a tutti gli anni '70 del Novecento, ne ha avviato una puntuale, penetrante e ineludibile lettura che ne ha accresciuto la portata teorica, diventando così il primo, grande interprete italiano del linguista danese e un pioniere della semiotica glossematica. Se in un primo tempo la ricerca garroniana si è configurata come una estetica (che è) semiotica: una estetica che utilizza strumenti semiotici, in un secondo tempo è venuta delineandosi come una semiotica (che è) estetica: una semiotica del sentire, una semiotica non cognitiva che riporta a una condizione non intellettualistica o all'originaria adesione del soggetto al suo stesso fare esperienza della vita, al suo sentirsi con altri e sentire l'altro.
Book is in excellent condition with very light shelf wear to covers only. Binding is solid and square, covers have sharp corners, exterior shows no other blemishes, text/interior is clean and free of marking of any kind. 308 pages. Contents include: Heidegger's critique of scholasticism, Gilson's critique of metaphysics, Esse and the metaphysics of participation in Aquinas, Retrieval of Thomistic metaphysics, etc.
Book shows light wear to covers only. Binding is solid and square, text/interior is clean and free of marking of any kind except for a few pages with highlighting. Contents include: Kinesis, Kierkegaard, Foundering of metaphysics, Husserl, Proto-hermeneutics, Being and Time, Derrida on Husserl, Hermes, Derrida on Heidegger, etc.
brossura
Mm 170x240 Brossura editoriale di pagine 246, piccola lacuna all'angolo superiore della copertina, piatti un po' scoloriti, carte ingiallite. Opera in buone condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. "Studi di estetica" è stata fondata nel 1973 da Luciano Anceschi. La sua caratterizzazione accademica e scientifica è stata tale da favorire negli anni l'attivo confronto con diverse scuole di pensiero. Alla rivista hanno infatti collaborato studiosi italiani e stranieri, critici, letterati, e uomini di cultura di varie tendenze. Fino al 2013 sono usciti 66 numeri a stampa suddivisi in tre serie. Dal 2014 ha assunto la sua veste attuale di rivista anche online, e in questa nuova serie viene edita da Mimesis. "Studi di estetica" vuole essere una sede di discussione e di aperto confronto sui temi tradizionali e sulle prospettive più recenti dell'estetica. È una rivista internazionale peer review, impegnata a promuovere il dibattito teoretico e storiografico fra le diverse tendenze critiche che animano l'indagine contemporanea; a favorire gli scambi interdisciplinari e sviluppare relazioni anche coi campi più prossimi e affini all'estetica filosofica; a mantenere alta la qualità delle pubblicazioni nel rispetto del più rigoroso metodo scientifico.
Mm 155x240 Opera completa (édition complète). Vol. I°, 1983, "Histoire" di 372 pagine. Vol. II°, 1984, "Thèmes" di 359 pagine. Libri in ottime condizioni, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
brossura I corsi che Martin Heidegger tenne dal 1919 al 1923 a Freiburg i.B. mostrano fin dal loro esordio il ruolo determinante dell'esperienza del mondo e dell'evento di significatività che a essa corrisponde. Il libro ripercorre i documenti di questo periodo seguendo il filo conduttore del mondo della vita (Lebenswelt), tema che accompagna il lavoro di rinnovamento della fenomenologia, inteso dal giovane docente come un approfondimento critico della via tracciata da Husserl. Ambiente, collettività e ipseità sono le tre coordinate del mondo della vita prese in esame dalla ermeneutica della vita fattizia sviluppata in questi anni di intensa sperimentazione che getta le basi per "Essere e tempo" (1927). Preparate nei primi anni friburghesi e rielaborate nel successivo periodo marburghese, l'analitica esistenziale del Dasein e la questione dell'essere che la guida si generano infatti lungo la traiettoria aperta da quella iniziale fenomenologia ermeneutica del mondo della vita, tesa tra l'evento impersonale del mondo e l'esistenza che in esso si dischiude, afferrata nella sua autenticità.
brossura La cultura umana ha da sempre interrogato il potere delle immagini. Ma che ne è dei poteri degli schermi? Sì, quelle superfici intimamente legate alle immagini in modo tanto evidente quanto misterioso, capaci di mostrare e nascondere insieme. È tempo di interrogare anche i loro poteri, perché è proprio questo nostro tempo che, incontestabilmente, ci fa vivere tra e attraverso gli schermi. Attenzione, però: questo stesso tempo ci fa indirettamente capire che i rapporti fra esseri umani e schermi non sono solamente un problema di oggi, ma un fenomeno che attraversa tutta la storia e la preistoria dell'umanità. Studiosi italiani di filosofia, cultura visuale, neuroscienze, letterature comparate, cinema e media, gli autori dei contributi qui raccolti risultano diversamente situati non solo per i loro campi di ricerca, ma anche per i Paesi in cui operano, arricchendo perciò il crescente dibattito attorno agli schermi con inediti dialoghi transistorici, transdisciplinari e transnazionali.
brossura La cultura umana ha da sempre interrogato il potere delle immagini. Ma che ne è dei poteri degli schermi? Sì, quelle superfici intimamente legate alle immagini in modo tanto evidente quanto misterioso, capaci di mostrare e nascondere insieme. È tempo di interrogare anche i loro poteri, perché è proprio questo nostro tempo che, incontestabilmente, ci fa vivere tra e attraverso gli schermi. Attenzione, però: questo stesso tempo ci fa indirettamente capire che i rapporti fra esseri umani e schermi non sono solamente un problema di oggi, ma un fenomeno che attraversa tutta la storia e la preistoria dell'umanità. Studiosi italiani di filosofia, cultura visuale, neuroscienze, letterature comparate, cinema e media, gli autori dei contributi qui raccolti risultano diversamente situati non solo per i loro campi di ricerca, ma anche per i Paesi in cui operano, arricchendo perciò il crescente dibattito attorno agli schermi con inediti dialoghi transistorici, transdisciplinari e transnazionali.
ill., br. A partire dall'ultimo scorcio del XIX secolo, la crisi del pensiero metafisico ha trasformato radicalmente il nostro modo di considerare lo "schermo" del sensibile in cui l'arte affonda le sue radici: anziché occultare la verità, si è riconosciuto che esso la rende visibile, mostrandosi possibilità stessa del suo irradiarsi. Muove da qui, nella filosofia francese dell'ultimo Novecento, una tradizione di riflessione sulla pittura inaugurata da Merleau-Ponty e rilanciata da Lyotard, Foucault, Maldiney, Deleuze, Derrida, Nancy, per ricordare solo i nomi più noti. È una tradizione dallo stile inconfondibile, mediante cui la filosofia - invece di assumere le arti a proprio oggetto secondo le arti riflette per interrogarle e interrogarsi su come pensare ed esprimere il nostro mutato rapporto con gli altri, le cose, il mondo. Cercandovi insomma le parole per dirlo e per dirsi. In quella tradizione s'inscrive questo libro, nel contempo discutendola e tentando di prolungarla.
br. L'impatto tra l'arte e le nuove tecnologie elettroniche (dalla computer graphics alla realtà virtuale) è attualmente oggetto di un dibattito esteso a una quantità di saperi e discipline. Ma come è cambiata la natura stessa dell'arte? Come è cambiata la nostra percezione della sua tradizionale funzione di "produzione del nuovo"? La pratica artistica può ancora considerarsi come in passato l'esempio più eminente della creatività umana? Massimo Carboni e Pietro Montani hanno raccolto le pagine di venti maestri sul tema del rapporto tra arte e tecnica. Tra questi: Valéry, Brecht, McLuhan, Heidegger, Adorno, Baudrillard, Maldonado, Lévy.
br. La visione e il linguaggio, la figura e il discorso, la percezione e la descrizione. E su tutti un altro binomio di opposti complementari: la parola e l'immagine. È su questo tavolo che la critica e la storia dell'arte giocano la loro posta più alta: la riformulazione verbale dell'immediatezza visiva dell'opera. Sul tragitto che va dall'occhio alla pagina, l'autore incontra tra gli altri Roberto Longhi e Jacques Derrida, Michel Foucault e Aby Warburg, Erwin Panofsky e Cesare Brandi, Leonardo e Conrad Fiedler. Ma l'arte può interpretare se stessa e fare a meno della critica e del suo linguaggio fatalmente infedele? Ecco allora i passaggi moderno-contemporanei dell'arte concettuale e del citazionísmo. Anche l'attività di restauro, l'esperienza del «critofilm», la prassi espositiva sono modalità dell'intervento critico, che però fanno a meno dello strumento linguistico. Si disegna così un ampio orizzonte di temi e motivi che possono riassumersi in un'unica, paradossale domanda: se parlare e vedere non sono la stessa cosa, se ciò che si vede non sta mai in ciò che si dice, se la descrizione mai ci restituirà tutto ciò che la percezione ci fornisce, la critica d'arte è davvero possibile? O forse non sa quello che dice e dice quello che non sa? In questa seconda edizione aggiornata, il lettore troverà un nuovo capitolo e un «Epilogo Proust».
In 16mo (cm 18,5x13) Brossura originale, pag. 323 -- I lavori sino al 1945, la teoria associazionistica.
Mm 155x235 Volume nella sua brossura originale, viii-295 pagine ancora intonse. Una piccola etichetta di biblioteca privata dismessa in apertura, peraltro la copia è in condizioni di nuovo. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
In 16 (cm 12 x 16), pp. (24) con 9 tavole illustrate in bianco/nero. Brossura editoriale. Catalogo della mostra di opere di Carra', del suo periodo 'metafisico', svoltasi alla Galleria Paolo Chini di Milano dal 18 dicembre 1917 al 10 gennaio 1918. Comprende una poesia iniziale di Paolo Buzzi dal titolo "Carra'": "Cio' che tu sei / rompe la storia. Cio' che tu fai / cazzotta la natura. Va / ubbriaco di genio, / alle botte della gloria / con le tue gambe corte di Bacco / e cavalca l'abisso delle spume alcooliche / squarciagolando [...]". Segue un testo dello stesso Carra', al quale si intercalano le 9 tavole con le riproduzioni di opere, quindi l'elenco finale delle opere esposte con i titoli dei 30 dipinti e dei 43 disegni. Carra' si presenta ancora in abiti futuristi, dichiarando tuttavia al contempo anche un allontanamento dal movimento, nel presentare le opere nello studio del fotografo Paolo Chini, e nelle parole del testo del catalogo in cui la sua autopresentazione e' esplicita: "Originalita' e tradizione non sono poi termini di contraddizione, per chi bene intende (...) Noi possiamo, ora, dopo un decennio di ricerche appassionate, sostenere il giudizio e la sentenza. Il contenuto metafisico delle mie opere esige dall'osservatore sensibilita' di percezione e un concetto adulto dello stile". In mostra, da un lato, i dipinti della stagione futurista come "Simultaneita' (donna al balcone)", "Trascendenze plastiche", "Donna + bottiglia + casa", dall'altro "La musa metafisica", "Solitudine", "Il dio ermafrodito" di nuova ascendenza metafisica. Savinio e de Chirico si erano incontrati con Carlo Carra' a Ferrara alla fine di marzo del 1917. Inizio' cosi' un breve ma intenso sodalizio che segno' la nascita del gruppo Metafisica in Italia. Per qualche mese de Chirico e Carra', entrambi ricoverati come nevrastenici presso la Villa del Seminario, lavorano insieme in grande accordo e amicizia, come testimonia la loro corrispondenza con Papini e Soffici che avevano propiziato il loro incontro. Tuttavia, nelle rispettive autobiografie, i due artisti ricostruiranno gli eventi che li portarono a conoscersi e il sodalizio in modo diverso: Carra' accennando ad incontri casuali con alcuni artisti e letterati, tra cui de Chirico, e non parlando del loro sodalizio, de Chirico accusando Carra' di aver rifatto spudoratamente i soggetti dei suoi quadri metafisici e di essersi affrettato a organizzare una mostra a Milano (questa del dicembre del 1917) probabilmente con la speranza di "persuadere i suoi contemporanei che egli era il solo ed unico inventore della pittura metafisica ed io, caso mai, un suo oscuro e modesto imitatore" scrisse de Chirico.
GUIDA 1979 149 PP. FONDO DI MAGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA, LIEVI BRUNITURE AI TAGLI, VOLUME INTONSO, MAI SFOGLIATO. Parole e frasi comuni asserire asserzioni asserzioni logicamente asserzioni-base base causalità certo circostanza condizioni confutazioni congetture conoscenza constatare contraddizione convinzione credenza critica decidere decisioni descrizione determinato dialettica dire dualismo effetti Engels ENRICO BELLONE epistemologico evento falsificata falsificazione falsificazionista filosofia Giordano Bruno giustificazione Hegel idealtipica implica implicherebbe logicamente individui induttiva Infatti ingegneria sociale interpretare invece istituzioni sociali l'idea LAKATOS leggi normative logica Logik der Forschung Marx marxismo Max Weber mente metodo metodologia modus tollens mondo morale naturali Nicola Badaloni norme nozione nuova obiettivo oggetto olisti osservare percezione pianificazione politica razionale Popper dice popperiana possibile possono potrebbe principio di non-contraddizione problema problema della demarcazione processo proposizioni proprio prospettiva prova punto di vista ragioni reale regole rispetto risultato scientifica scienze sociali scopo selettivi preconcetti sembra senso significa sistema sociale a spizzico sociologia specifico spiegare spiegazione storia storicistica storiografia struttura sviluppo tale tecnologico teoria teorico termini tesi tiva Tizio uomini validità valore vista preconcetti
Molto buono stato
br. Il pròbleme che l'immagine del cinema moderno pone è lo stesso di fronte a cui si trova la filosofia della differenza del grande libro del 1968, "Differenza e ripetizione": uscire dalla tutela del Tutto-Uno, sottrarsi al percorso verticale e gerarchico della rappresentazione, produrre un differente rapporto tra "io, pensare, essere". La filosofia deve pensare con i propri strumenti, i concetti, un essere che è un terreno di differenze senza gerarchia, un io che esce dai canoni del soggetto trascendentale, un mondo che non è un tutto-uno e che il pensiero non è più in grado di pensare nemmeno come il proprio orizzonte. L'arte (il cinema come arte) affronta lo stesso problema: la frattura del tempo narrativo tradizionale, la singolarità non integrabile in un intero, l'interstizio reso visibile, la dissociazione tra il visivo e il sonoro. Allora, che cosa può pensare il pensiero nelle sue differenti forme? In che cosa consiste la sua potenza, se non può pretendere l'onnipotenza e se l'idea del tutto non può nemmeno più essere il suo orizzonte?
br. Il pròbleme che l'immagine del cinema moderno pone è lo stesso di fronte a cui si trova la filosofia della differenza del grande libro del 1968, "Differenza e ripetizione": uscire dalla tutela del Tutto-Uno, sottrarsi al percorso verticale e gerarchico della rappresentazione, produrre un differente rapporto tra "io, pensare, essere". La filosofia deve pensare con i propri strumenti, i concetti, un essere che è un terreno di differenze senza gerarchia, un io che esce dai canoni del soggetto trascendentale, un mondo che non è un tutto-uno e che il pensiero non è più in grado di pensare nemmeno come il proprio orizzonte. L'arte (il cinema come arte) affronta lo stesso problema: la frattura del tempo narrativo tradizionale, la singolarità non integrabile in un intero, l'interstizio reso visibile, la dissociazione tra il visivo e il sonoro. Allora, che cosa può pensare il pensiero nelle sue differenti forme? In che cosa consiste la sua potenza, se non può pretendere l'onnipotenza e se l'idea del tutto non può nemmeno più essere il suo orizzonte?
br. Che cosa indicavano i Greci con la parola ágalma? Almeno tre grandi direzioni sematiche: quella dell'ornamento e del tesoro, quella del simulacro del divino, e quella dell'immagine informe. È Platone, nel Simposio, a conferire alla parola spessore e peso filosofico. Ma sarà Jacques Lacan, nella cultura contemporanea, che raccoglie e modifica profondamente questi significati re-inventando l'ágalma per noi, nella confluenza tra la potenza del desiderio e gli inganni dell'immaginario. Ripercorrendo alcune delle argomentazioni di Lacan questo libro traccia ulteriori direzioni di sviluppo e amplifica l'elevata densità che il termine racchiude anche nelle deviazioni che suggerisce. Ragionare su ágalma è ragionare sul modo in cui l'immaginario e il desiderio si intersecano nelle nostre vite, per comprendere l'immaginario al di fuori delle retoriche insopportabili che ce lo impongono come costrizione alla creatività, come must dell'epoca postindustriale dei "beni simbolici" e dei processi di valorizzazione pervasivi, come parola magica del paradiso delle merci. Il tutto per restituire al termine ágalma il carattere problematico di evento da pensare, di enigma e di domanda, ma forse anche di illusione vitale.