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br. Dai tempi di Aristotele fino alla filosofia analitica contemporanea è stata discussa una serie di criteri atti a rendere conto di cosa siano i sensi e a tassonomizzarli. Nel corso del libro, l'autore articola a livello concettuale il criterio esperienziale-ontologico e il criterio sottrattivo, e studia come essi aiutino a inquadrare i casi empirici del dolore, delle percezioni artificialmente assistite, delle sinestesie, dell'olfatto e dei sensi animali.
192315313Usa: Christopher Publishing Hse. Very Good with no dust jacket. 1923. First Edition. Hardcover. Blue cloth silver titles boards a little soiled abd rubbed at edges page edges a little yellowed. The endpaper is stamped 'Prperty Of The Lincoln Research Foundation Cleveland Ohio - Gift Of Louis S. Vosburg. A very good tight copy. ; 8vo; 261. pages . Christopher Publishing Hse. hardcover
304X245 mm. 128 pages. Gilt hardcover in dust-jacket. Spine top edge slightly bumped. Pages slightly yellowing. Else in good condition. PLEASE NOTE: This item is overweight. We may ask for extra shipping costs.
DADAX1783480580Rowman & Littlefield Publishers 2014-12-26. hardcover. New. 5.75x1.00x8.75. Buy with confidence. Excellent Customer Service & Return policy. Rowman & Littlefield Publishers hardcover
SONG1783480580Rowman & Littlefield Publishers 2014-12-26. hardcover. Used: Good. 5.75x1.00x8.75. Buy with confidence. Excellent Customer Service & Return policy. Rowman & Littlefield Publishers hardcover
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. FONDO DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. Filosofo autonomo evoca il titolo del saggio di Tibor Szabó: «filosofia originale e autonoma» ricorda l’autore a più riprese in corso d’opera, affidando all’ipotesi di un tertium datur l'incoatività di un percorso teorico che mima una «ricostruzione scientifica e disinteressata» di quanto, in un continuo-discontinuo, l'impresa filosofica e vissuta di György Lukács ha lasciato in eredità al secolo globale. Un tertium datur che, entro e oltre l’indiscussa vis polemica attraverso la quale gli scritti e il personaggio di Lukács hanno impresso sul trascorso selciato filosofico, estetico e politico la loro contraddittoria pregnanza, permetta di rileggere e di riconsiderare in «totalità» la figura del pensatore ungherese, restituendo al dibattito intellettuale i lineamenti storico-teorici dell’evoluzione della riflessione lukácciana. Una «vita complessa, multiforme, non rettilinea, non omogenea ma autonoma», sottolinea l'autore, fornendo tra numerosi aneddoti biografici, un'articolata ricostruzione dell'itinerario scientifico del pensatore Lukács. In ciò metaforicamente fedele al principio lukácciano secondo cui giusto compito è «ristabilire nella vita stessa l'uomo totale, l'uomo completo… oltre ogni deformazione e frantumazione», lo studio di Szabó lascia scorgere in toto, attraverso un ricorso serrato alle fonti e in un puntuale confronto con l'ermeneutica critica lukácciana, l'equilibro instabile sul quale giacciono i nuclei teorici essenziali del pensiero di Lukács. Senza indulgenza verso gli spettri più inquietanti della personalità e della prassi di pensiero lukácciana, misurando inoltre l'immagine ufficiale e stereotipata del filosofo con i tentativi altrettanto strumentali di depoliticizzarne gli intenti, l'autore non rinuncia a verificare di volta in volta l'irriducibilità del contributo lukácciano a un primo o a un secondo momento della sua speculazione. Né il «mito ideologico del giovane Lukács», né una sopravvalutazione della riflessione matura del filosofo sono atti a rendere la complessità del profilo dottrinale dell'opera lukácciana la quale, benché non si presti neppure ad un'operazione di riduzione sintetica unitaria, registra al suo interno una peculiare costante. Peculiare, in quanto costante e peculiare costante in quanto in sé ambivalente: è in simile orizzonte che il saggio di Szabó rintraccia la componente originale delle considerazioni e della personalità di Lukács. È in questione qui una singolare tensione etica che, accompagnando per intero a mo' di ragione interna l'opera del filosofo, costituisce senza soluzione di continuità e non senza apparente incongruenza la ragione stessa dei tournants e delle scelte più eticamente discutibili dell'operato di György Lukács. Tattica e etica, «fermezza e flessibilità», per l'appunto; diade contraddittoria che, se al cospetto della «coerenza, verità intransigenza e responsabilità» dell'esempio gramsciano fa di Lukács il «grande sopravvissuto», costituisce allo stesso tempo l'asse portante dell’ ontologia, dell’estetica e dell'antropologia luckácciana. Più simile alla soluzione etica aristotelica (Aristotele, ricorda l'autore, «fuggì da Atene dopo essere stato accusato») che alla scelta morale socratico-gramsciana, la condotta lukácciana, afferma Szabó, ricorda in immagine e contro il modello di Giordano Bruno, la politica di ritrattazione operata da un altro grande del Rinascimento, Galileo Galilei: «per sopravvivere nelle situazioni di crisi, Lukács riconobbe la necessità del cambiamento di atteggiamento[...] si sente assolto dalla colpa in quanto “esistono delle situazioni – tragiche situazioni – nelle quali è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa[…] e se Iddio avesse posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta, chi sono io che possa sottrarmi ad essa?”». I presupposti e gli esiti di simile ragione etica si riscontrano – in un tentativo mai raggiunto di edificare un'etica sociale «scientifica» fondata ontologicamente – nell'elaborazione conclusiva di una antropologia filosofica la quale, come interrogazione sull'essenza e sul ruolo sociale dell'uomo a contatto con la necessità storica, convoglia in sé le tesi più proficue dell’intera produzione del filosofo. Non è un caso, infatti, che la soluzione luckácciana rintracci il proprio nucleo tematico esattamente a ridosso di quel concetto di Totalità, categoria-cardine del suo progetto filosofico e ideologico. Unità nella Totalità che – tertium datur – si dà, si impone a titolo di superamento d'ogni dualismo giacente al di sotto della coppia antinomica per eccellenza dell’universale-singolare e dell’oggettivo-soggettivo. È in tale sede, difatti, che Tibor Szabó rintraccia, ricostruendo l'«originale» operazione di commistione sintetica attraverso la quale Lukács procede alla formulazione della propria teoria (ricorrendo anche a tesi in precedenza severamente criticate) gli apporti più significativi della sua riflessione. Non senza rilevarne opportunamente l'andamento ideologico, l'ingenuità valutativa e il grado di astrattezza, è al tenore delle considerazioni lukácciane sulle nozioni di democrazia, di manipolazione e di critica al totalitarismo, che l'autore riconosce il valore d'insegnamento e un accento contemporaneo. Ne raccoglie l'eco, il Testamento Politico di György Lukács, in appendice al saggio: da «ideologo», non da politico («non mi considero un politico», precisa Lukács) il filosofo - pronunciandosi in merito alla situazione ungherese allora attuale - appronta, con uno sguardo retrospettivo sul trascorso storico stalinista, una esquisse per una teoria e per una auspicata realizzazione di una triplice dinamica di democratizzazione della vita quotidiana, di corretta politica per un lavoro qualitativamente ben fatto e di progressiva opera di culturalizzazione. È qui che Lukács lascia scorgere, contro ogni «estetizzazione del passato» e oltre i toni astratti dell’Ontologia, una diversificata e avvertita concettualizzazione del fenomeno lavoro, di una «qualità del lavoro» e di una «cultura di qualità» che, uniche, dovrebbero - desideratum -rivestire il campo della necessità per la libertà umana e assurgere a conditio sine qua non di un'autentica consapevolezza democratica. Descrizione bibliografica Titolo: György Lukács filosofo autonomo Autore: Tibor Szabó (Thibor Szabo) Prefazione di: Lelio La Porta Appendice: György Lukács: Testamento politico, tradotto da: Antonio Infranca Editore: Napoli: La Città del Sole, Dicembre 2005 Edizione, 2, Seconda Collaboratore: Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Lunghezza: 311 pagine; 23 cm ISBN: 8882922987, 9788882922986 Collana: Volume 117 di Il pensiero e la storia Soggetti: Filosofia, Esistenzialismo, Positivismo, Marxismo, Saggistica, Critica, Novecento, Pensiero filosofico, Opere generali, 1885-1971, Ricerca sociologica, Estetica, Ungheria, Protomarxismo, Anni Venti, Bucharin, Merleau-Ponty, Simone de Beauvoir, Sartre, Conversazioni, Ontologia, Umanesimo esistenzialista, Realismo, Espressionismo, Avanguardie letterarie, Distruzione della ragione, Teorie, Heidegger, Antropologia, Stalinismo, Dogmatismo, Scuola di Budapest, Ideologie, Morale, Antonio Gramsci, Testamento politico, Totalitarismo, Democrazia, Bibliografia, filozófus, Politikai filozófiája, Lukács és a modernitás. Lukács az európai gondolkodás történetében, Philosophy, Existentialism, Positivism, Marxism, Essays, Criticism, Twentieth Century, Philosophical Thinking, General Works, Sociological Research, Aesthetics, Hungary, Protomarxism, Twenties, Conversations, Ontology, existentialist Humanism, Realism, Expressionism, Literary Avant-gardes, Destruction of Reason, Theories, Anthropology, Stalinism, Dogmatism, Budapest School, Ideologies, Morals, Political Testament, Totalitarianism, Democracy, Bibliography, Libri Vintage Fuori catalogo, Avanguardie, Russia, unione Sovietica, Bolscevismo, Bucharin, Anni Venti, Estetica, Dogmatismo, Ideologie politiche, Scritti giovanili, Democrazia, Concezione dell'uomo, Scuola di Budapest, Rosa Luxemburg, Imre Nagy, Rakosi, Kadar, Romania, Rudas, Partito comunista, Bela Fogarasi, Fascismo, Thomas Mann, Kafka, Musil, Joyce, Weimar, Stalin, Out of print books, Avant-gardes, Bolshevism, Twenties, Aesthetics, Dogmatism, Political ideologies, Youth writings, Democracy, Man's conception, Communist Party, Fascism
prefazione di Lelio La Porta La Città del Sole 2005 311 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PERFETTO, PARI AL NUOVO. Filosofo autonomo evoca il titolo del saggio di Tibor Szabó: «filosofia originale e autonoma» ricorda l’autore a più riprese in corso d’opera, affidando all’ipotesi di un tertium datur l'incoatività di un percorso teorico che miria una «ricostruzione scientifica e disinteressata» di quanto, in un continuo-discontinuo, l’impresa filosofica e vissuta di György Lukács ha lasciato in eredità al secolo ‘globale’. Un tertium datur che, entro e oltre l’indiscussa vis polemica attraverso la quale gli scritti e il personaggio di Lukács hanno impresso sul trascorso selciato filosofico, estetico e politico la loro contraddittoria pregnanza, permetta di rileggere e di riconsiderare in «totalità» la figura del pensatore ungherese, restituendo al dibattito intellettuale i lineamenti storico-teorici dell’evoluzione della riflessione lukácciana. Una «vita complessa, multiforme, non rettilinea, non omogenea ma autonoma», sottolinea l’autore, fornendo tra numerosi aneddoti biografici, un’articolata ricostruzione dell’itinerario scientifico del pensatore Lukács. In ciò metaforicamente ‘fedele’ al principio lukácciano secondo cui giusto compito è «ristabilire nella vita stessa l’uomo ‘totale’, l’uomo completo… oltre ogni deformazione e frantumazione», lo studio di Szabó lascia scorgere in toto, attraverso un ricorso serrato alle fonti e in un puntuale confronto con l’ermeneutica critica lukácciana, l’equilibro instabile sul quale giacciono i nuclei teorici essenziali del pensiero di Lukács. Senza indulgenza verso gli spettri più inquietanti della personalità e della prassi di pensiero lukácciana, misurando inoltre l’immagine ufficiale e stereotipata del filosofo con i tentativi altrettanto strumentali di depoliticizzarne gli intenti, l’autore non rinuncia a verificare di volta in volta l’irriducibilità del contributo lukácciano a un primo o a un secondo momento della sua speculazione. Né il «mito ideologico del giovane Lukács», né una sopravvalutazione della riflessione matura del filosofo sono atti a rendere la complessità del profilo dottrinale dell’opera lukácciana la quale, benché non si presti neppure ad un’operazione di riduzione sintetica unitaria, registra al suo interno una peculiare costante. Peculiare, in quanto costante e ‘peculiare costante’ in quanto in sé ambivalente: è in simile orizzonte che il saggio di Szabó rintraccia la componente originale delle considerazioni e della personalità di Lukács. È in questione qui una singolare tensione etica che, accompagnando per intero a mo’ di ragione interna l’opera del filosofo, costituisce senza soluzione di continuità e non senza apparente incongruenza la ‘ragione’ stessa dei tournants e delle scelte più eticamente discutibili dell’operato di György Lukács. ‘Tattica e etica‘, «fermezza e flessibilità», per l’appunto; diade contraddittoria che, se al cospetto della «coerenza, verità intransigenza e responsabilità» dell’esempio gramsciano fa di Lukács il «grande sopravvissuto», costituisce allo stesso tempo l’asse portante dell’ ontologia, dell’estetica e dell’antropologia luckácciana. Più simile alla soluzione etica aristotelica (Aristotele, ricorda l’autore, «fuggì da Atene dopo essere stato accusato») che alla scelta morale socratico-gramsciana, la condotta lukácciana, afferma Szabó, ricorda in immagine e contro il modello di Giordano Bruno, la politica di ritrattazione operata da un altro grande del Rinascimento, Galileo Galilei: «per sopravvivere nelle situazioni di crisi, Lukács riconobbe la necessità del cambiamento di atteggiamento[...] si sente assolto dalla colpa in quanto “esistono delle situazioni – tragiche situazioni – nelle quali è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa[…] e se Iddio avesse posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta, chi sono io che possa sottrarmi ad essa?”». I presupposti e gli esiti di simile ‘ragione’ etica si riscontrano – in un tentativo mai raggiunto di edificare un'etica sociale «scientifica» fondata ontologicamente – nell'elaborazione conclusiva di una antropologia filosofica la quale, come interrogazione sull'essenza e sul ruolo sociale dell’uomo a contatto con la necessità storica, convoglia in sé le tesi più proficue dell’intera produzione del filosofo. Non è un caso, infatti, che la soluzione luckácciana rintracci il proprio nucleo tematico esattamente a ridosso di quel concetto di Totalità, categoria-cardine del suo progetto filosofico e ideologico. Unità nella Totalità che – tertium datur – ‘si dà’ , si impone a titolo di superamento d’ogni dualismo giacente al di sotto della coppia antinomica per eccellenza dell’universale-singolare e dell’oggettivo-soggettivo. E’ in tale sede, difatti, che Tibor Szabó rintraccia, ricostruendo l’«originale» operazione di commistione sintetica attraverso la quale Lukács procede alla formulazione della propria teoria (ricorrendo anche a tesi in precedenza severamente criticate) gli apporti più significativi della sua riflessione. Non senza rilevarne opportunamente l’andamento ideologico, l’ingenuità valutativa e il grado di astrattezza, è al tenore delle considerazioni lukácciane sulle nozioni di democrazia, di manipolazione e di critica al totalitarismo, che l’autore riconosce il valore d’insegnamento e un accento contemporaneo. Ne raccoglie l’eco, il Testamento Politico di György Lukács, in appendice al saggio: da «ideologo», non da politico («non mi considero un politico», precisa Lukács) il filosofo - pronunciandosi in merito alla situazione ungherese allora attuale - appronta, con uno sguardo retrospettivo sul trascorso storico stalinista, una esquisse per una teoria e per una auspicata realizzazione di una triplice dinamica di democratizzazione della vita quotidiana, di corretta politica per un lavoro qualitativamente ben fatto e di progressiva opera di culturalizzazione. E’ qui che Lukács lascia scorgere, contro ogni «estetizzazione del passato» e oltre i toni astratti dell’Ontologia, una diversificata e avvertita concettualizzazione del fenomeno lavoro, di una «qualità del lavoro» e di una «cultura di qualità» che, uniche, dovrebbero - desideratum -rivestire il campo della necessità per la libertà umana e assurgere a conditio sine qua non di un’autentica consapevolezza democratica.
Le félin, Les marches du temps, 2008, 153 pp., broché, bon état.
58224Le félin, Les marches du temps, 2008, 153 pp., broché, bon état.
Mm 140x205 Collection "Fiction & Cie". Brossura editoriale di 283 pagine. Lieve ingiallimento ai piatti, peraltro opttimo esemplare. Testo in francese - french text. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
19966293Editions de Minuit 1996 142 pages 22x14x2cm. 1996. Broché. 142 pages. Cet essai de Michel Thévoz analyse le miroir comme thème iconographique central dans l'histoire de l'art et comme instrument d'une réflexion sur la peinture elle-même. L'ouvrage explore le rapport instable et fantasmatique que nous entretenons avec notre image à travers différentes conceptions du miroir selon les époques artistiques de la tradition classique au cubisme
In-4 oblong, pleine toile grise de l'éditeur sous jaquette illustrée, 52 planches de reproductions en noir. Texte en anglais. Ex-dono à Ursus Dix. Bon exemplaire.
31699In-4 oblong, pleine toile grise de l'éditeur sous jaquette illustrée, 52 planches de reproductions en noir. New York, Harry N. Abrams, 1964.
36893Leicester: Lodge of Research No. 2429 Freemasons' Hall 1935 . Illustrated by Fourty-one Plates Consisting of Fac-similes of Original Documents &c." . A very good original binding. 4to. 8pp./pp.304/4pp. - List of Subscribers . 10" x 7.75" x 1.25" . Very clean blue cloth with gilt titles to spine just a few scuff marks and light rubbing to corners. Very clean throughout and well illustrated. VG. N.B. This is a heavy book so there will be an extra charge for posting overseas. Leicester: Lodge of Research No. 2429, Freemasons' Hall, 1935 . hardcover
Milano, Sandron, anni '20, 8vo brossura (dorso e cop. ant. muti), pp. 247 con tavole fotografiche f.t. Parzialmente intonso
1938310499Alfred Kröner Leipzig 1938. Hardcover Leinen mit Schutzumschlag 3. Auflage 1933 1935 1938. Zustand: keine Beschädigungen keine Eintragungen. Rücken Ecken Kanten sehr gut. Alfred Kröner, Leipzig, hardcover
In 16, pp.(4) + 148. M. pl. coeva con fr. in oro al d.
19912903Edition VM 1991 190 pages in8. 1991. broché. 190 pages.
1995ARCH6211MIn-Folio, broché, 326 pages, paru en 1995 chez Guy Trédaniel éditeur, en excellent état.
124617sd Lardanchet, Editeur, Lyon - sans date - In-4, en feuilles, sous chemise cartonnée imprimée à lacets, frontispice, ornements (lettrines, bandeaux, culs-de-lampes) - 100 pages + 25 planches en N&B hors-texte (dont un doublon) - Nombreuses illustrations dans le texte et hors-texte exécutées d'après les peintures, dessins, eaux-Fortes ou croquis de l'artiste - COMPLET
0364015209.Gpaperback. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. paperback
50228London : The Honourable Fraternity Of Antient Masonry. 1932 - 1934 . Bound collection of original magazines. February 1932 - April 1934. Green buckram binding with gilt title to spine: "The Gavel 1932-4". 12 bound magazines all with the original green card covers. The periodical of the Honourable Fraternity Of Antient Masonry; The Gavel which was published from 1909 to 1912 and 1929 to date. [London] : The Honourable Fraternity Of Antient Masonry., 1932 - 1934 . hardcover
1980KOS01207054Shibundo 1980. Soft Cover. Fine. KOS01207054 Shibundo paperback
1332291430.Gpaperback. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. paperback
18984Liège, Desoer, 1923. 16 x 25, 282 pp., illustrations (photos d'époque), cartonnage éditeur illustré, très bon état.