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brossura
pp. 158, cm 17x11, bross.
Delachaux et Niestlé, Champs psychanalytiques, 2001, 285 pp., broché, bon état.
br. Di che cosa parlano le storie di Kafka? Dopo aver ricevuto innumerevoli risposte, la domanda continua a suscitare un sentimento di acuta incertezza. Sono sogni? Sono allegorie? Sono simboli? Sono cose che succedono ogni giorno? Le molte soluzioni che sono state offerte non riescono a eliminare il sospetto che il mistero sia rimasto intatto. Questo libro non si propone di dissipare quel mistero ma di lasciare che venga «illuminato dalla sua propria luce», come scrisse una volta Karl Kraus. Perciò prova a mescolarsi al corso, al tortuoso movimento, alla fisiologia di quelle storie, incontrando via via i quesiti più elementari. Come, per esempio: chi è K.?
brossura Di che cosa parlano le storie di Kafka? Sono sogni? Sono allegorie? Sono simboli? Sono cose che succedono ogni giorno? Non si può dire che le innumerevoli risposte si siano rivelate, alla fine, del tutto soddisfacenti. Questo libro segue un'altra via: non già dissipare il mistero, ma lasciare che venga illuminato dalla sua stessa luce. Kafka scrisse tre romanzi incompiuti, non soltanto perché mancavano ancora alcuni episodi. Piuttosto, era come se fossero stati concepiti per prolungarsi indefinitamente, anche oltre il loro autore. Capire quei romanzi implica ripercorrerli e proseguirli. E implica anche mescolarsi al corso, al movimento, alla fisiologia di quelle storie. Sino al punto di trovarsi in un mondo costituito quasi solo dai suoi scritti.
br. Fin dalle prime pagine di questo libro, Kafka diventa prossimo e famigliare al lettore. Grazie al libro di Citati, ognuno, senza accorgersene, viene portato nel cuore da cui è possibile comprendere tutta l'opera di Kafka, dalle "Metamorfosi" al "Processo", da "America" al "Castello", dalla "Costruzione della muraglia cinese" alla "Tana".
301, [3] pp.; 21,5 cm. Cart. edit., sovrac
Klaus Wagenbach Kafka. Milano, Mondadori 1981 italian, 151 CR.82Brossura editoriale,traduzione di E. Pocar, volume in ottime condizioni, copertina in condizioni eccellenti, interno come nuovo, legatura salda,151 pagine circaCopertina come da foto
Pietro Citati Kafka. , Mondadori 1988, Libro usato in buone condizioni. Pagine ingiallite lievemente. Tagli regolari impolverati. Copertina rigida. Sovraccoperta con alette informative sporca lievemente. Buono (Good) . <br> <br> <br> 302<br>
br. Il volume raccoglie interventi su Kafka, o connessi al mondo kafkiano. Riguardano "Il Processo" (testimonianza, legge, colpa, situazioni estreme), racconti quali "Il messaggio dell'imperatore" (malattia della tradizione e tramonto del narrare), "Giuseppina la cantante" (eclissi del canto), "La "verità intorno a Sancio Pancia" (liberarsi di Don Chisciotte?), il brano sul "negativo del mio tempo", temi quali l'iconoclastia, la citazione, la speranza, la deformazione, l'oblio, lo studio. Ampio spazio è dato alle letture di Kafka di George Steiner e, nel contesto milanese, di allievi di Banfi quali Remo Cantoni ed Enzo Paci. A far da cerniera è il tema della città, articolato su più piani. Nel panorama delle città che Kafka incontrò ovviamente di gran lunga preminente è la sua città, Praga; ma tra le città che Kafka visitò un rilievo particolare assume Milano, la città italiana che Kafka meglio conobbe; non pochi, e pour cause, ipotizzano che il penultimo capitolo del "Processo" sia ambientato nell'interno del duomo di Milano. Milano fu anche la prima città in Italia che gli dedicò un'attenzione non trascurabile.
ill., br. Nel giugno del 1924 Kafka si sta spegnendo in un sanatorio, assistito da un amico fidato e dalla compagna Dora. Due anni prima, in un racconto dal valore testamentario di cui sta correggendo le bozze per la pubblicazione, aveva messo in scena un altro decesso per inedia, quello di una figura del tutto straordinaria ed estranea a ogni convenzione: il digiunatore. Cosa spinse lo scrittore praghese ad avvicinarsi a una figura curiosa qual è quella del digiunatore di professione, che si esibiva nelle fiere e nei circhi accanto a uomini-scheletro, donne cannone e altre improbabili attrazioni? È la domanda a cui questo libro tenta di dare una risposta, presentando in una nuova traduzione il racconto che Kafka dedicò alla figura del digiunatore e inquadrandolo, attraverso un ritratto narrativo e un saggio critico, nella passione che egli nutriva per il mondo dello spettacolo.
brossura
New English Paperback. Pbo. Demy 8vo. (21 x 14 cm). In Turkish. 32 p. Kafka efekt. Minör bir edebiyat nedir? Translated by Baris Tanyeri.
Lesespuren und lichtbedingt nachgedunkeltes Druckpapier. Exemplar aus dem Vorbesitz des Germanisten Michael Berger, Träger des Josef-Mühlberger-Preises 1999 und Dozent für die Literatur zum Prager Kreis. Appetitanregendess Inhaltsverzeichnis hier d-nb.info/985536462/04 ISBN 9783934344938
Autori: Jean-Michel Rabaté.
in-12, 254 pp., broché, couv.- Exemplaire sur vélin bouffant alfa des papeteries Navarre numéroté. Quelques cachets (discrets) sinon très bel exemplaire, non coupé. [TX-17]
ill., br. Nelle opere di Kafka bisogna muoversi con prudenza e circospezione, ci ammonisce Walter Benjamin. Ecco perché Löwy ci fornisce un filo rosso in grado di guidarci nel labirinto kafkiano. E questo filo rosso è la sua passione antiautoritaria, la sua coerente insubordinazione verso qualunque autorità, a partire da quella paterna. Non si tratta però di una coerenza teorica - anche se questa attenta biografia evidenzia i suoi contatti con l'anarchismo praghese - bensì di una sensibilità, di un atteggiamento esistenziale, presente in tutta l'opera narrativa, che ci consente di cogliere la sua dimensione poeticamente sovversiva. Così Löwy, senza mai cadere in facili ideologismi, si butta a capofitto nell'intreccio delle testimonianze, degli epistolari e degli appunti di Kafka, mostrandoci il nucleo profondo della sua scrittura: una sete infinita di libertà.
br. L'analisi della comicità in Kafka di Guido Crespi ha una carica innovativa rispetto all'interpretazione che di Kafka vede solamente l'artefice di un'opera che contestava dall'interno le ragioni che rendono possibile il totalitarismo. È evidente, come scrisse Kundera nei "Testamenti traditi" che lo scrittore, lungi dall'essere alienato dal suo riso, in realtà "si diverte per noi" mentre inscena le sue storie condendole con crudeltà e sadismo, tanto più notevoli perché serviti freddi con una prosa al tempo stesso allusiva e trasparente (in apparenza, ma sempre con la doppia camera di compensazione del "simbolo nascosto"). David Foster Wallace nel 2005 scrisse che "la comicità di Kafka dipende da una sorta di letterarizzazione radicale di verità solitamente trattate come metafore" dispiacendosi di non essere capace di far comprendere ai propri studenti "che Kafka è comico". Il maggior studioso contemporaneo dello scrittore boemo, Reiner Stach, si è voluto concedere alla fine del monumentale lavoro biografico durato circa vent'anni, un libro propriamente "kafkiano", ovvero composto con "99 reperti" che ci offrono tutti insieme i tratti somatici dell'Uomo-Metamorfosi. Eccone alcuni: "Kafka bara all'esame di maturità", "Kafka s'infuria", "Kafka vorrebbe essere come Voltaire", "Kafka e Brod perdono al gioco i soldi della cassa comune per il viaggio". Il ritratto che ne esce, dove si mettono a nudo i tic di un uomo apparentemente come altri, ma che delle sue ossessioni - compresa quella sessuale, su cui il comico di Kafka si sbizzarrisce non poco (la sua Brunelda era rimasta nel cuore di Fellini, anche se non riuscì a farci il film che avrebbe desiderato, all'incrocio fra la Gradisca e la Grosse Margot) - ha saputo darci il succo più puro e per questo anche il più pericoloso, è a tutti gli effetti una maschera da Commedia dell'arte e non è da escludere che la figura longilinea di Kafka, i suoi tratti minuti e appuntiti del volto, possa trasformarsi nel burattino del ventriloquo, in perfetto abito di gala, che apre e chiude la sua bocca per pronunciare battute franche e crudeli a cui si dà ascolto come un divertimento ma che arrivano a toccare i nostri più nascosti orgogli. Come il saggio di Crespi dimostra. Prefazione di Alessandro Paci.
Gutes Ex.; kleine Gebrauchs- und Lagerspuren. - Deutsch. - Vorwort Jeremy Adler; Texte: Jan Hancil; Kurt Krolop; Marta Zelezna. - Unstrittig ist Franz Kafka der grösste und heute auch weltweit bekannteste Schriftsteller aus dem Umkreis der Prager deutschen Literatur. Das Interesse für diesen Schriftsteller, der als solcher während seines Lebens nur einigen nächststehenden Freunden bekannt war, erlischt mit den Jahren nicht, eher umgekehrt. Dutzende von Touristen bemühen sich auf weitem Weg nach Prag, nur um die Orte zu besuchen, wo K. gegangen war. Eine Mode? Ja, sicherlich auch das. Aber es gibt auch andere Gründe. Zum Beispiel den, dass kein einziges seiner Werke eine eindeutige Deutung zulässt. Jeder Leser, jeder und jedesmal von neuem nimmt sie wahr und erlebt sie als seine eigene intime, eine für ihn lebenswichtige Sache. Selbst diejenigen Orte, wo K. zu gehen pflegte, sind Orte der Gespräche der Menschen nicht nur mit Kafka, sondern hauptsächlich mit sich selber. . . Wer war eigentlich dieser K.? … (Seite 9) ISBN 9090060927
In-8 (cm. 22.40), cartonato editoriale, sovracoperta editoriale illustrata, pp. 301, (3). Prima edizione. In ottimo stato (nice copy).
Un volume broché de format petit in 8° broché de 192 pp.; nombreuses reproductions de documents de l'époque. Couverture illustrée. Bel état. Voir photos.
L'opera di Kafka trascina il lettore in uno smarrimento inquietante. Mille voci insistono nella sua scrittura divisa tra diverse lingue, diversi discorsi, diverse culture. Per avvicinare lo scrittore praghese è indispensabile tener conto di un movimento dispersivo che segna tutto il suo scrivere, il transito culturale verso un altrove che ne costituisce il presupposto e che lo rende così attuale nell'era della globalizzazione. Questo volume avvicina Kafka partendo da diverse prospettive segnate dall'incrocio di saperi, linguaggi, sistemi simbolici differenti, per coglierne le feconde contaminazioni. Del resto proprio l'attenzione per le sovrapposizioni e le inedite miscele culturali ha portato a porre decisamente l'accento, nelle attuali scienze della cultura, sulle trasgressioni creative, le ibridazioni tra le lingue, le arti, i media, i territori culturali. A queste varie figure dello sconfinamento vogliono rivolgersi le presenti pagine, intrecciando contributi di studiosi di diverse discipline, ma anche di due rappresentanti del teatro italiano che con Kafka si sono misurati, Luigi Lo Cascio e Moni Ovadia. Curatori: G. Sampaolo.
In 8, pp. 107 + (5). Alcune sottolineature e annotazioni a penna n.t. Br. ed.
br. "Come entrare in un'opera come quella di Kafka? un'opera che è un rizoma, una tana?". Proprio come il Castello, essa presenta molteplici ingressi, senza che si sappia quali siano le leggi che ne regolano l'uso e la distribuzione. Si potrà allora entrare da un punto qualsiasi, non ce n'è uno che valga più dell'altro, nessun ingresso è principale o secondario. Deleuze e Guattari scelgono di partire dal concetto di lingua (e letteratura) minore, facendone il cardine di un vero e proprio programma filosofico-politico e la chiave per rileggere, insieme con l'opera di Kafka, tutta la letteratura del Novecento. Letteratura minore non vuol dire letteratura in una lingua minore, ma letteratura di una minoranza che impiega una lingua maggiore. Di fronte a una triplice impossibilità (impossibilità di non scrivere, impossibilità di scrivere in tedesco, impossibilità di scrivere in un'altra lingua), Kafka ha deciso di usare - e qui sta il suo genio - il tedesco come lingua minore. "Di grande, di rivoluzionario non c'è che il minore. Odiare ogni letteratura di padroni. Attrazione di Kafka per i servi e gli impiegati - stessa cosa, in Proust, per i servi e il loro linguaggio. Ma, altrettanto interessante, la possibilità di fare della propria lingua un uso minore. Essere nella propria lingua come uno straniero... Quanti stili, o generi, o movimenti letterari, anche minimi, sognano una cosa sola: assolvere una funzione maggiore del linguaggio, offrire i propri servizi come lingua di Stato, lingua ufficiale... Fare il sogno al contrario: saper creare un divenir-minore - c'è una chance per quella filosofia che per secoli formò un genere ufficiale e referenziale? Oggi l'antifilosofia vuol essere linguaggio del potere. Approfittiamone".
"Come entrare in un'opera come quella di Kafka?" Un'opera che come il Castello ha molteplici ingressi senza che si sappia quali siano le leggi che ne regolano l'uso e la distribuzione. Si potrà entrare da un punto qualsiasi, non ce n'è uno che valga più dell'altro, nessun ingresso è principale o secondario. Uno di questi ingressi è il concetto di lingua (e letteratura) minore, che diventa per Deleuze-Guattari, un vero e proprio programma filosofico-politico e la chiave non soltanto per una rilettura dell'opera di Kafka, ma di tutta la letteratura del novecento. Una letteratura minore non è la letteratura di una lingua minore, ma quella che una minoranza fa di una lingua maggiore. Di fronte alla triplice impossibilità in cui si trova (impossibilità di non scrivere, impossibilità di scrivere in tedesco, impossibilità di scrivere in un'altra lingua), il genio di Kafka sta nell'aver deciso di usare il tedesco come lingua minore. "Di grande, di rivoluzionario non c'è che il minore. Odiare ogni letteratura di padroni. Attrazione di Kafka per i servi e gli impiegati . stessa cosa in Proust, per i servi e il loro linguaggio. Ma altrettanto interessante la possibilità di fare della propria lingua un uso minore. Essere nella propria lingua come uno straniero... Quanti stili, o generi, o movimenti letterari, anche minimi, sognano una cosa sola: assolvere una funzione maggiore del linguaggio, offrire i propri servizi come lingua di Stato, lingua ufficiale. Autori: Gilles Deleuze, Félix Guattari. Traduttori: Alessandro Serra.