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br. Presente da sempre nella grande letteratura del Novecento come uno scrittore estremamente realistico fino alla brutalità, e dalla vita avventurosa fatta di sfide continue e affrontata con estrema concretezza, pochi sanno invece che Louis-Ferdinand Céline fu anche vicino ai misteriosi messaggi che ci giungono dall'Altrove. Confesserà infatti che per lui, che possedeva un'immensa riserva di poesia e immaginazione, il quotidiano sarà sempre solo un duro dovere di denuncia: "Io sono celtico, prima di tutto sognatore bardico - è veramente là il mio dono - io l'ho piegato al realismo per odio verso la crudeltà degli uomini - per il gusto della lotta - ma in realtà la mia musica è la leggenda."
br. Louis-Ferdinand Céline, uno dei maggiori scrittori del Novecento, fu un seduttore dalle spregiudicate abitudini sessuali, ma anche un grande medico, un animalista, un femminista ante litteram. Questo libro prende in esame la prima parte della sua vita fino alla fuga da Parigi verso la Danimarca dove le accuse di antisemitismo e collaborazionismo lo costrinsero a trovare riparo. Ricco di documenti e carteggi, di testimonianze di amici e nemici, di storici e saggisti, il racconto di una vita vissuta tutta sopra le righe di uno scrittore «maledetto» che, per il suo stile, i trascorsi ideologici e politici, e la sua lotta contro il Potere, fu amato oppure odiato senza limiti.
br. Louis-Ferdinand Céline, uno dei maggiori scrittori del Novecento, fu un seduttore dalle spregiudicate abitudini sessuali, ma anche un grande medico, un animalista, un femminista ante litteram. Questa seconda parte della sua biografia, ricca di documenti aggiornati e carteggi, di cui molti inediti, e di testimonianze di amici e nemici, di storici e saggisti, ci fa partecipi della lotta dello scrittore attraverso l'allucinante percorso dell'esilio e del carcere, per evitare la morte e riscattarsi da accuse infamanti dovute all'odio politico. A un certo punto della sua vita egli ebbe tutto il mondo contro, ma vinse con il potere del suo genio. Un vero romanzo d'avventura, ma anche un thriller esistenziale di una vita vissuta tutta sopra le righe nella lotta contro il Potere che cercò di stritolarla.
190886415Paris Léon Vanier, A. Messein Succ. / Imprimerie Ch. Vinches 1908, 12,5x19cm, plein bradel papier, 135p. Edition originale. Impression sur vergé. Bon état.
br. Le Intercenales sono brevi prose concepite per essere lette durante i banchetti, una cui prima raccolta fu fatta nel 1440. Gli argomenti sono i più diversi: la condizione degli esuli, la sfortuna dei poveri mariti, la furbizia della donna, la fama, la sventura, la povertà, la virtù... Bisognerà attendere però il 1890 perché una parte di questi testi venga stampata. Nel 1964, Eugenio Garin scopre, nella biblioteca del convento di San Domenico a Pistoia, alcune Intercenales fino ad allora ignote, e le pubblica l'anno successivo. A quel punto si scopriranno i debiti che Leonardo e l'Ariosto hanno verso questi testi, ma anche quanto il pessimismo di queste operette si scosti e contraddica l'immagine sino ad allora consolidata dell'umanesimo italiano.
In 16 (20,5x14) Brossura, pp 75. Ottimo
ill., ril. Il libro - come Chiara Albertini sottolinea nella sua prefazione - si propone come un'approfondita analisi critica di Ellis Peters (pseudonimo di Edith Mary Pargeter), una scrittrice inglese del '900 la cui produzione letteraria ha riscosso un enorme successo nel campo del poliziesco, precisamente nel filone del «giallo storico»: un risultato motivato dal fascino che promana dal «mondo» medievale magistralmente evocato dalla scrittrice. Sulla sua opera, Chiara Albertini propone un saggio ricco di riferimenti e di richiami, di ordine storico e letterario, movendosi dai generali orizzonti del «giallo storico» alla bellezza dei singoli romanzi: uno studio brillante, denso di richiami alle stesse pagine della Peters, qui largamente citate, e capace di sollecitare negli appassionati del genere e della "bella scrittura" la ricerca di romanzi come questi, capaci di così coinvolgenti fascinazioni [Roberto Casalini].
Alberto Consiglio Antologia dei poeti napoletani. , Parenti 1955, Copertina cartonata sporca lievemente con bordi molto stanchi. Tagli, irregolari con barbe, e pagine ingialliti in modo lievissimo. Collana: "Saggi di cultura moderna/13". Buono (Good) . <br> <br> flessibile <br> 519<br>
191015589ABWiesbaden, Bergmann., 1910. 8°. [21 x 15,5 cm]. 150 Seiten. Originalkarton mit schwarzem Leinenstrukturüberzug. Mit abgerundeten Ecken, goldgeprägtem Rücken- und Deckeltitel in Schmuckrahmen, Kopfgoldschnitt und Schmuckpapiervorsätzen. Längs- und Standschnitt nicht ganz glatt beschnitten. - 1. Auflage. Ein sehr sauberes, sehr gut erhaltenes Exemplar ohne Eintragungen.
1995204884Tübingen ; Basel : Francke, 1995. 259 S. Broschiert, kart.
1983115383Heidelberg : Schneider, 1983. 2., durchges. Aufl.; 231 S. ; 24 cm gebunden, Orig.-Leinen mit Orig.-Schutzumschlag;
in-8, pp. 176 illustrate, (42 di pubblicità d'epoca), broch. edit. (appena sciupata dal tempo, minime mancanze alle cuffie) figurata con vignetta e capolettera in rosso, testatine, finalini, vignette, fregi, capilettera in rosso, ed alcune pagine musicali. Buon esemplare.. .
1390580539.Gpaperback. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. paperback
Nuova edizione riveduta, seconda ristampa in buono stato di conservazione. Brossura in cartoncino segnata dal tempo con cima e piede del dorso usurati. Interno integro, pagine ben conservate con tracce di matita. Testo in lingua francese. Tagli non rifilati. Numero pagine 398 USATO
ill., br. Il connubio tra immagini e parole, oggi così pervasivo, ha in realtà una storia ben più antica di quel che si tende a credere, e nobili progenitori tanto celebrati in passato quanto ignorati o trascurati dal presente. Tra questi è da annoverare Andrea Alciato, erudito, umanista, "austero e insofferente" giurista ricordato tra i numi tutelari della gloriosa università di Pavia. Il suo "Emblematum liber" (1531), galleria di situazioni umane trasfigurate in metafore, doveva trasmettere - similmente agli ""Adagia" di Erasmo da Rotterdam, suo corrispondente - un patrimonio di saggezza e moralità facendo ricorso anche all'efficacia del mezzo iconografico. Divenne invece l'archetipo di un genere di letteratura che non solo conobbe successo in Europa fin dalla sua nascita, quasi cinquecento anni fa, ma esercitò un influsso sbalorditivo, tanto da costituire la chiave che dà accesso a molta parte dell'arte e della letteratura successive.
br. Sensuali, maliziose, imprevedibili. In queste appassionanti lettere d'amore, scritte tra il II e il V secolo d.C., si raccontano i corteggiamenti, i baci, le gelosie, i tradimenti, le attese felici e rovinose, le malinconie degli amanti in un abile intreccio di variazioni e ribaltamenti, che spesso conferiscono alla narrazione il respiro di una novella. Impreziosite da dotti richiami mitici e letterari, queste epistole fittizie appartengono a un genere erotico che ebbe una straordinaria fortuna in età antica e bizantina. L'introduzione, scritta a quattro mani da Conca e Zanetto, guida alla comprensione delle lettere e ne sottolinea gli aspetti stilistici rilevanti e i raffinati riecheggiamenti letterari.
Brossura tascabile, copertina segnata da piccole imperfezioni da uso, velata leggermente da polvere, cura B. Pedretti, nota di B. Centovalli, firma di possesso al frontespizio, ben conservate le carte offuscate da ossidazione bruna ai margini, minimo pulviscolo e fioriture ai tagli. N. pag. 142. USATO
Collana I Mosaici/Prosa. Copertina in cartoncino lucido, illustrata ai piatti e dotata di risvolti, che appare in ottime condizioni. Leggere tracce di polvere ai tagli. Dedica con firma al frontespizio. Cerniera salda. Interno integro con pagine pulite e ben preservate. Numero pagine 303. USATO
19843260Leipzig, Verlag Philipp Reclam 1984. Oleinen, 4 21,5x29,5 cm, 187 S., 1. Auflage, mit zahlreichen Lithografien von Anatoli Kaplan und einer Nachbemerkung von Rudolf Mayer zu Kaplans Tewje-Bildern. Sehr guter Zustand. Hardcover
brossura Dopo averci fatto ascoltare in "Preghiera per Cernobyl'" le voci delle vittime del disastro nucleare, Svetlana Aleksievic fa parlare qui i protagonisti di un'altra grande tragedia della storia sovietica: la guerra in Afghanistan tra il 1979 e il 1989. Un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la "grande causa internazionalista e patriottica"; almeno quattordicimila di loro rimpatriati chiusi nelle casse di zinco e sepolti di nascosto, nottetempo; cinquantamila feriti; mezzo milione di vittime afgane; torture, droga, atrocità, malattie, vergogna, disperazione... Gli 'afgancy', i ragazzi che la guerra ha trasformato in assassini, raccontano ciò che si è voluto nascondere. Accanto a loro, un'altra guerra. Quella delle infermiere e delle impiegate che partirono per avventura e patriottismo. E soprattutto le madri. Dolenti, impietose, stanche, coraggiose.
ril. Dopo averci fatto ascoltare in "Preghiera per Cernobyl'" le voci delle vittime del disastro nucleare, Svetlana Aleksievic fa parlare qui i protagonisti di un'altra grande tragedia della storia sovietica: la guerra in Afghanistan tra il 1979 e il 1989. Un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la "grande causa internazionalista e patriottica"; almeno quattordicimila di loro rimpatriati chiusi nelle casse di zinco e sepolti di nascosto, nottetempo; cinquantamila feriti; mezzo milione di vittime afgane; torture, droga, atrocità, malattie, vergogna, disperazione... Gli afgancy, i ragazzi che la guerra ha trasformato in assassini, raccontano ciò che si è voluto nascondere. Accanto a loro, un'altra guerra. Quella delle infermiere e delle impiegate che partirono per avventura e patriottismo. E soprattutto le madri. Dolenti, impietose, stanche, coraggiose.
br. Nessuno ha raccontato la guerra come Svetlana Aleksievi?, instancabile raccoglitrice di storie e testimonianze, poi restituite nei suoi libri attraverso quella "scrittura polifonica" che nel 2015 le è valsa il premio Nobel per la Letteratura. Il primo volume della raccolta di tutte le sue opere include La guerra non ha un volto di donna, Gli ultimi testimoni e Ragazzi di zinco, la cui traduzione è stata rivista a partire da una nuova versione aumentata e inedita in Italia. Nella trilogia delle Guerre l'esperienza tragica del conflitto - il secondo mondiale e quello in Afghanistan tra il 1979 e il 1989 - è resa attraverso il coro di voci che ne sono state protagoniste, vittime e testimoni insieme. "Per me il percorso dell'anima è più importante dell'accadimento stesso, al primo posto non c'è il 'come è stato' ma come la persona l'ha vissuto, patito, che cosa ha compreso di se stesso nella guerra, nella catastrofe nucleare, nella subitanea disintegrazione di quello che era il suo mondo. Nei miei libri il 'fatto' non è il mero accadimento, ma i sentimenti che ne vengono indotti [...]. È la storia dei sentimenti con la speranza che ogni persona desideri maggiormente conoscere qualcosa che riguarda un'altra persona, piuttosto che la guerra o ?ernobyl'. Raccolgo testimonianze non sul fatto che c'eravamo, ma sul come eravamo. Quali persone. E come rispondevamo alla questione: sì, c'eravamo, ma per che cosa?" (Svetlana Aleksievi?).
ril. «Questo libro non parla di Cernobyl' in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. A interessarmi non era l'avvenimento in sé, vale a dire cosa era successo e per colpa di chi, bensì le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l'ignoto. Il mistero. Cernobyl' è un mistero che dobbiamo ancora risolvere... Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Cernobyl' è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l'acqua e la terra. Tutto il loro tempo. Questi uomini e queste donne sono stati i primi a vedere ciò che noi possiamo soltanto supporre... Più di una volta ho avuto l'impressione che in realtà io stessi annotando il futuro». (L'autrice)