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br. Pubblicate nel pieno della guerra, nel 1917, e quindi in un certo senso volutamente elogiative del nostro sforzo bellico e organizzativo, queste 'impressioni' di Rudyard Kipling dal fronte italiano restano uno straordinario documento in presa diretta della vita al fronte di quei giorni. Kipling, che già aveva ottenuto il premio Nobel per la letteratura nel 1907, proprio all'inizio della Prima guerra mondiale aveva ricominciato a svolgere l'incarico di corrispondente di guerra, prima sul fronte occidentale, poi su quello italiano; e questa guerra gli causerà il dolore più profondo della sua vita, la perdita dell'unico figlio maschio John, arruolatosi volontario e dato per disperso nel 1915. Se dunque queste 'impressioni' conservano il sapore del reportage giornalistico ad uso dei giornali alleati (che abbiamo voluto peraltro mantenere riproponendole proprio nella traduzione italiana dell'epoca: Milano, Casa Editrice Risorgimento, 1917), la loro importanza si deve anche e soprattutto all'autorevolezza del cronista, che descrive con dovizia di dettagli un tipo di guerra tutta particolare quale la guerra di trincea in montagna; ma che non rinuncia a indagare più a fondo, per scoprire il carattere di quei soldati italiani che, provenendo da un popolo ancora contadino abituato a piegare la montagna alle proprie esigenze agricole, sono capaci più di altri di sfruttarla mirabilmente anche a fini bellici.
br. "Come curare un fanatico? Inseguire un pugno di fanatici su per le montagne dell'Afghanistan è una cosa. Lottare contro il fanatismo è un'altra, completamente diversa. L'attuale crisi mondiale in Medio Oriente o in Israele e Palestina non discende dai valori dell'Islam. Non è da imputarsi, come dicono certi razzisti, alla mentalità araba. Ha invece a che fare con l'antica lotta fra fanatismo e pragmatismo. Fra fanatismo e pluralismo. Fra fanatismo e tolleranza. Il fanatismo nasce molto prima dell'Islam, del cristianesimo, del giudaismo. Viene prima di qualsiasi stato, governo o sistema politico. Prima di qualsiasi ideologia o credo. Disgraziatamente, il fanatismo è una componente sempre presente nella natura umana, è un gene del male." (Amos Oz)
br. Siamo a teatro: il vincitore di un premio letterario ci mostra le spalle e grida "Grazie, grazie!" verso la platea che ha di fronte. Le luci si spengono, il sipario si chiude e il protagonista si volge verso di noi. Cerca le parole per ringraziare, ma il problema è: chi, come e perché ringraziare? L'autore premiato "per l'insieme della sua opera", punta alla sincerità: diventa puntiglioso, politicamente scorretto e più va a fondo nella questione più il "grazie" s'ingigantisce e finisce con il toccare temi morali che vanno ben oltre l'occasione. A chi tocca questo ringraziamento? Un omaggio di Pennac ai suoi lettori, ma a questo bell'inchino simbolico l'autore arriva disegnando una figura nevrotica, contorta, esilarante di uomo confuso. Un uomo al bivio.
br. Nel 1906 esce in Francia la traduzione proustiana di Sesamo e gigli di John Ruskin, accompagnata da una prefazione - Sulla lettura - nella quale Proust, prendendo le distanze dalle teorie del critico inglese, rende presente la sua idea di lettura, offrendoci un primo assaggio di quel peculiare stile di scrittura che troverà la sua massima espressione nella Recherche. Queste pagine, tra le più affascinanti che siano state dedicate all'attività di leggere, sono presentate insieme a un articolo, Giornate di lettura, pubblicato su "Le Figaro", dove - a dispetto del titolo - è un altro il magico oggetto in grado di evocare presenze e atmosfere assenti, il telefono, dispositivo all'epoca ancora estremamente raro e d'élite. È un piccolo esempio di scrittura mondana e d'occasione, un divertissement nel quale, tuttavia, traluce la capacità affabulatoria, ironica e ammaliante del primo Proust. Prefazione di Emanuele Trevi.
br. "Le Lettere a un giovane poeta", realmente indirizzate da Rilke al giovane scrittore Kappus fra il 1903 e il 1908, furono pubblicate postume nel 1929. Oggi, più che mai, esse risultano attuali e preziose, donandoci, fin dalle prime righe, uno squarcio di vita vera. La parola diviene così veicolo di sincerità e apertura mentale e il carteggio instaura uno scambio di idee e di consigli su come vivere e scrivere, "C'è un 'unica via da percorrere. Penetrate in voi stesso. Indagate la ragione che vi spinge a scrivere, esaminate se essa estenda le sue radici nel più profondo antro del vostro cuore, chiedetevi se, qualora vi fosse impedito di scrivere, sareste pronto a morire". In queste lettere, unite a due altri brevi testi di carattere affine (Lettere a una giovane signora e Su Dio), Rilke ha saputo descrivere con profondità e precisione il suo percorso verso la letteratura. "E, se il vostro quotidiano vi pare povero, non accusate lui, ma voi stesso che non siete abbastanza poeta da evocarne la complessità, perché per un creatore non esiste miseria, come non esistono luoghi sprovvisti di ricchezza o indifferenti".
br. Non ingombrare, non essere ingombranti: è l'unica prospettiva che si possa contare fra quelle positive, efficaci, forse anche moralmente e politicamente buone. Gabriele Romagnoli ha avuto modo di pensarci in Corea, mentre era virtualmente morto, chiuso in una cassa di legno, per un bizzarro rito-esperimento. Nel silenzio claustrofobico di quella bara, con addosso solo una vestaglia senza tasche (perché, come si dice a Napoli, "l'ultimo vestito è senza tasche"), arrivano le storie, le riflessioni, i pensieri ossessivi che hanno a che fare con la moderazione. Il bagaglio a mano, per esempio. Un bagaglio che chiede l'indispensabile, e dunque, chiedendo di scegliere, mette in moto una critica del possibile. Un bagaglio che impone di selezionare un vestito multiuso, un accessorio funzionale, persino un colore non invadente. Il bagaglio del grande viaggiatore diventa metafora di un modello di esistenza che vede nel "perdere" una forma di ricchezza, che sollecita l'affrancamento dai bisogni, che non teme la privazione del "senza". Anche di fronte alle più torve minacce del mondo, la leggerezza di sapersi slegato dalla dipendenza tutta occidentale della "pesantezza" del corpo, e da ciò che a essa si accompagna, diventa un'ipotesi di salvezza. Viaggiare leggeri. Essere leggeri. Vivere leggeri. Gabriele Romagnoli centra uno dei temi decisivi della società contemporanea e della sopravvivenza globale e scrive una delle sue opere più saporite, il racconto di una rinascita, di un risveglio.
br. Nell'autunno del 1928, Joseph Roth è in Italia, inviato dal quotidiano «Frankfurter Zeitung» per raccontare ai lettori tedeschi il paese di Mussolini. I suoi reportage sono un piccolo capolavoro di giornalismo letterario, in perfetto e singolare equilibrio tra ironia e profonda inquietudine. Roth racconta il pervasivo culto della personalità del Duce, il clima di delazione e lo stato di polizia, l'asservimento della stampa e la censura, le sotterranee forme di opposizione. Il suo sguardo si sofferma sui particolari - l'abbigliamento di una camicia nera o l'ambigua gentilezza del portiere d'albergo che lo spia - e adotta un tono leggero, a tratti umoristico, dietro il quale però lascia emergere, sempre più netto, il grido di allarme. Nella chiave di un pessimismo non ancora disperato, Joseph Roth ci consegna così una lucida e impietosa testimonianza sull'Italia del Ventennio.
br. Insieme a "Terra degli uomini", "Lettera a un ostaggio" rappresenta il punto più alto dell'opera di Saint-Exupéry sia sotto il profilo letterario ed emozionale che nella visione filosofica della vita, che può riassumersi nell'affermazione: "Non c'è che un problema, uno solo, in tutto il mondo: restituire agli uomini un significato spirituale". Scritta durante il suo viaggio d'esilio verso gli Stati Uniti, in fuga dalla Francia occupata, pensando a Leon Werth, l'amico a cui aveva dedicato "II Piccolo Principe", "Lettera a un ostaggio" nasce dalla preoccupazione dell'autore per il pericolo di un esasperarsi dell'intolleranza che la guerra aveva portato alla luce. Dietro il filo dei pensieri, si sviluppa una linea melodica costante che ha per guida l'immagine del sorriso, reso possibile dalla coscienza e dall'impegno a essere in ogni momento quello che si è, per se stessi e per la comunità in cui si è inseriti. Questo testo è stato definito "il poema della restaurazione del sorriso". Dello stesso tenore è il secondo scritto contenuto in questo volume, bisogna dare un senso alla vita degli uomini, che fa parte di una raccolta di saggi intitolata "La pace o la guerra", pubblicata originariamente su "Paris Soir" all'inizio dell'ottobre 1938.
br. Il bar è un luogo incantato, dove ogni giorno entrano e sostano decine di persone e in cui è il caso a dominare: qualcuno comincia a chiacchierare, un cliente si siede davanti al barista e confida i suoi dolori, a volte gli avventori litigano, e accade persino che nasca una storia d'amore passeggera. Per Goliarda Sapienza il bar è un rito quotidiano irrinunciabile, che racchiude un momento di ristoro e di pacificazione dei sensi; è un'occasione di studio degli individui e dei caratteri, da trasportare poi nelle sue pagine; ma soprattutto è un luogo di comunicazione e di contatto tra vite diverse. Come accade in questo racconto, in cui un incontro casuale al bar si prolunga in un viaggio in treno, e in poche ore trasforma uno sconosciuto uscito da poco dal carcere in un intimo conoscente con cui aprirsi e a cui porre domande che non si ha mai avuto il coraggio di fare. Elogio del bar, seguito da alcuni appunti sulle mattinate intorno a un caffè, ci rivela lo sguardo prezioso, lieve e allo stesso tempo profondo con cui Goliarda indaga se stessa e i rapporti umani.
br. Nell'epoca di internet, della frammentazione delle informazioni, della spettacolarizzazione della cultura, della frenetica corsa al consumo e al successo individuale, che ruolo può ancora avere lo scrittore? In cosa consiste la sua rilevanza? Scrivere può ancora essere un gesto politico? Quanta importanza ha la tecnica? Cosa serve per scrivere bene? Da cosa si misura il valore di un libro, e del suo autore? Che significa scrivere onestamente? Zadie Smith affronta queste domande in maniera intelligente e diretta, partendo proprio dalla sua esperienza di autrice e dalla sua acutezza di critico culturale: ne escono pagine che sono al tempo stesso un vademecum per gli aspiranti scrittori, una brillante provocazione verso gli intellettuali, e uno spunto di riflessione affascinante per chiunque ami la letteratura.
br. I "Ricordi di egotismo", qui proposti nella traduzione d'autore di Massimo Bontempelli, furono iniziati da Stendhal nell'ozio di Civitavecchia allo scopo di fissare i momenti di felicità che lo scrittore francese era riuscito a cogliere nel decennio della sua vita parigina tra il 1821 e il 1830, successivo al felice periodo milanese e all'infelice amore per Matilde Dembowski. Ma l'intento autobiografico di Stendhal si frantuma in tutta una serie di descrizioni della vita e della società parigine, e soprattutto di incursioni nelle tre grandi passioni dello scrittore francese, l'amore, la musica e la pittura.
1921490637Dillenburg: Selbstverlag. 1921. 250; 4 Bildnisse. 22cm. Zustand: Gut bis Sehr Gut min. bis gering gebräunt, etwas wellig (Innen); Einband (Außen) hat geringe Gebrauchsspuren; Schnitt oben ROT / Kopffarbschnitt; Schutzumschlag fehlt, oder es gibt keinen; Halbleinen
br. Un saggio breve e folgorante, profetico, in cui il maestro del pensiero americano dell'Ottocento mette in guardia dai pericoli della civiltà industriale. Un libro che individua nella natura selvaggia la vera patria dell'uomo e nel vagabondare per boschi la salvezza spirituale. Un inno alla libertà dell'uomo che vede nel camminare un moto di elevazione spirituale, un itinerario interiore verso la purezza infinita e divina.
1936954803Düsseldorf: Nolte. 1936. 47 Seiten. 22cm. Zustand: Gut min. gebräunt (Innen); Einband (Außen) hat geringe bis leichte Gebrauchsspuren; Vorderdeckel min. bis gering fleckig; Dissertation; Einband am oberen Kapital / Buchrücken mit 1 x Tesa versehen; Broschiert
1971fj962Editions du Seuil Broché 1971 In-12 (11,5 x 18 cm), broché, non paginé ; pliure au dos, quelques passages soulignés au stylo, par ailleurs bon état général. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
1923141596Leipzig : H. Eichblatt, 1923. 76 S. ; 8 OHalbleinen, Frakturschrift, Kopffarbschnitt
2006nu600Editions Laurence Teper Broché 2006 In-12 (12 x 19,5 cm.), broché, couverture illustrée, 74 pages ; coiffe supérieure à peine frottée, menus incidents aux plats, très bon état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
Libro in brossura Copertina morbida; Normali segni del tempo; Ottime condizioni
19746649München Hanser Verlag, 1974. 8°, Reihe Hanser: 145, 86 S. gutes Ex., kartoniert/ Taschenbuch
8870Gütersloh, Bertelsmann Verlag. 8°, 279 S. OU min. beschabt und min. bestoßen, altersbedingte Bräunungen, sonst ger. Gebr.sp., Leinen
2005yd1204Le temps qu'il fait Lettres sur Cour Broché 2005 In-12 (14 x 19 cm), broché, 159 pages ; très bel état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
1989vk1284Seghers Broché 1989 In-12 (13 x 18 cm), broché, 63 pages ; dos bruni, rousseurs et traces sur les plats, ex-libris manuscrit, par ailleurs intérieur frais, assez bon état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
2009sc976Naïve Livre d'heures dos caré collé 2009 In-12 (10,2 x 15 cm), dos carré collé, 44 pages, illustrations en couleurs hors texte ; bords des plats frottés, deux timbres collés en début d’ouvrage, par ailleurs bon état général. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
1988128175Wiesbaden : Eigenverlag Gerta Stöhr, 1988. 194 S. Leinen, ohne Schutzumschlag
1997pp6898Editions du Rocher Dos carré collé 1997 In-8 (20,4 x 24,9 cm), dos carré collé, non paginé ; quelques légères marques de frottements sur les plats, par ailleurs très bon état général. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.