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br. "Il buio oltre la siepe" e il film che ne è derivato sono entrati nell'immaginario di adulti e ragazzi, contribuendo alla conquista dei diritti civili della popolazione nera. Harper Lee - la cui vita schiva ed esemplare è qui raccontata - con il suo romanzo è entrata di prepotenza nella storia della letteratura e della società degli Usa.
br. La felicità non è una chimera irraggiungibile: è una conquista dell'essere, che si raggiunge attraverso un "risveglio spirituale" capace di fondere gli infiniti "frammenti di senso" in un'unica sorprendente visione, proprio come accade nella percezione dei vetrini colorati di un caleidoscopio. I brani di questo percorso antologico - che contiene molti inediti - rappresentano le note migliori dello spartito gibraniano e suggeriscono una melodia a cui ogni lettore potrà ispirarsi per creare la propria musica del cuore, una sinfonia di pace e di felicità da reinventare giorno per giorno.
br. Nella sua autobiografia "Poesia e verità", scritta in tarda età, Goethe ricorda le litografie di Piranesi che il padre aveva portato da Roma e che costituirono le sue prime, indelebili impressioni italiane. Il padre, Johann Caspar, aveva intrapreso il suo Grand Tour, restando per sempre sentimentalmente legato all'Italia. Il ricordo era così vivo che, tornato a Francoforte, sposatosi con Elisabeth Textor, la figlia del Borgomastro, volle raccogliere i suoi ricordi, scrivendo anche lui, come tanti suoi contemporanei, il suo "Viaggio per l'Italia", solo che lo volle scrivere in italiano e prese perfino lezioni da un ex frate pugliese, con cui compose un'opera ragguardevole, in un italiano antiquato certo e talvolta improbabile, percorso dall'entusiasmo e qualche volta dalla critica per l'Italia. Il voluminoso manoscritto, ben noto al figlio, fu pubblicato per la prima volta in Italia e poi Albert Meier ne propose alcuni anni fa l'edizione tedesca, mentre ora lui e Heide Hollmer ne hanno tratto un'agevole antologia, modernizzando la grafia e rispettando fedelmente il testo. Il libro costituisce una preziosa testimonianza del Grand Tour intrapreso non più da un nobile, bensì da un colto borghese (Caspar Goethe era un valente giurista e raffinato erudito) e spiega meglio la passione del figlio per l'Italia, la sua cultura, la sua arte e la sua natura.
br. "La ricreazione della mente" è un saggio sulla retorica della citazione. Sull'intarsio e sulla mimèsi barocca. Ha scritto Sarduy: "Ciò che appare nell'intarsio, con l'addizione di segmenti di grana differente..., è l'artificio verniciato del dipinto in prospettiva; fingendo di denotare un'altra figura, l'intarsio espone la sua specifica organizzazione convenzionale della rappresentazione. La stessa cosa vale per il linguaggio barocco: ritorno su se stesso, evidenziazione del suo specifico riflesso, messa in scena del suo macchinario". Salvatore Grassia analizza la scrittura del "Sorriso dell'ignoto marinaio" di Consolo. Ne ricostruisce i palinsesti. Ne sfoglia gli strati, declinati dal "Consiglio d'Egitto" di Sciascia, dai grandi barocchi italiani, e dal "barocco tropicale" di Alejo Carpentier. "La ricreazione della mente" (titolo che rimanda al secentesco trattato di malacologia di Filippo Buonanni: "Ricreatone dell'occhio e della mente nell'osservation delle chiocciole") è anche un trattatello (alla Manganelli) sull'"impostura" letteraria, ridefinita lungo il percorso che da Manzoni porta a Sciascia.
brossura
br. Libri ricevuti, libri recensiti, libri comprati e mai letti, libri che prima o poi bisognerà leggere, libri letti davvero, finalmente: un labirinto di letture di tutti i generi, dai classici alle biografie degli sportivi, dalle raccolte di versi ai graphic novel, dai romanzi appena usciti a quelli imperdibili dell'800... Schiacciato dal mucchio delle letture a cui non si può rinunciare, Nick Hornby prova, con leggerezza e ironia, a trovare qualche criterio per orientarsi nel dedalo delle letture, racconta le sue preferenze e le sue antipatie e soprattutto restituisce una gioiosa voglia di leggere. Perché è vero che ogni tanto è meglio una partita di calcio... ma è anche vero che se il libro è bello, non c'è partita né concerto rock che tenga.
brossura
ill., br. «Come lavoro»? Si chiedeva Gadda nel 1949 in uno dei suoi saggi più famosi. E rispondeva subito, depistando il lettore: «Come non lavoro», rivelando l'impossibilità, per l'autore, di svelare il segreto della propria arte, così intrecciata alla propria vita, inestricabile «groppo, o nodo, o groviglio, di rapporti fisici e metafisici». Paola Italia, che da anni studia l'opera di Gadda attraverso l'analisi delle sue carte, guida il lettore nel labirinto dei suoi archivi e delle sue biblioteche, dagli appunti manoscritti alle bozze, tra correzioni, revisioni, riscritture e autocensure. Un viaggio avventuroso e affascinante - che è anche una «confessione d'autore» sui «problemi d'officina» - nella sua scrittura, intesa come «indefettibile strumento per la scoperta e la enunciazione della verità».
br. "La Francia non può essere Parigi, ma Parigi non è la Francia": così prende l'avvio il resoconto del "Breve viaggio" di Henry James per la Francia. Splendide descrizioni di chiese, palazzi, monumenti, piazze e panorami si alternano a racconti pieni di sorridente intelligenza. La straordinaria ricchezza di notizie, curiosità storiche ed attenzione continua verso quanto lo scrittore vede e sente trasforma questo racconto di viaggio in un vero e proprio romanzo di "appassionato pellegrinaggio".
br. 1917, fronte italiano. Tra gli Alpini che combattevano durante la Prima guerra mondiale sulle vette delle Alpi Giulie e delle Alpi Carniche, spunta un inviato veramente speciale, Rudyard Kipling, che, già all'apice della fama, trascorre un periodo a stretto contatto con le Penne Nere offrendo una vera e propria testimonianza in presa diretta delle loro abilità, del loro coraggio e della loro ingegnosità, nell'ambiente ostile delle fredde e impervie cime del Nord Italia. Lo scrittore inglese s'innamora di questi soldati di montagna e ne diventa uno dei cantori più originali raccontando episodi di vita quotidiana e facendo conoscere le loro imprese anche oltre Manica. Una breve storia degli Alpini di Massimo Zamorani completa il volume, dando merito a uno dei più gloriosi corpi militari del nostro Paese.
br. Scritto nel novembre del 1914, quando la Prima guerra mondiale ha appena dispiegato i suoi tratti di insensata carneficina, "In questa grande epoca" - qui tradotto per la prima volta in italiano - è forse il capolavoro saggistico di Karl Kraus: una durissima resa dei conti con la retorica patriottica e nazionalista, un assalto frontale alla mendacia del giornalismo, un j'accuse senza appello contro la viltà degli intellettuali schieratisi con il potere e, non per ultimo, un disperato mettersi a nudo dello scrittore, che espone se stesso e le proprie inestricabili contraddizioni di ebreo antisemita e fervido conservatore contrario alla guerra in nome dello Stato di diritto. In uno stile brillante, aforistico e paradossale, attento a schivare i colpi della censura, l'intellettuale viennese traccia il quadro di un'epoca chiamata «grande», che sacrifica la vita umana e lo stesso spirito agli idoli del progresso e del denaro, sostituendo la realtà con la sua rappresentazione mediatica.
br. Al centro di questo studio è l'indagine dell'irriducibile agonismo etico, pur nella vulnerabilità alle ferite della vita e della storia, di Elsa Morante il cui profilo si delinea alla luce del peculiare autobiografismo della sua scrittura. Prende corpo in tale percorso intellettuale, come la stessa autrice rivendica dalla iridescente trincea del Mondo salvato dai ragazzini, non "un seguito di fatti particolari o personali" ma "l'avventura disperata di una coscienza che tende, nel suo processo ad identificarsi con tutti gli altri esseri viventi della terra". Dalle 'Lettere ad Antonio' allo 'Scialle andaluso', dal 'Poeta di tutta la vita' a 'Pro o contro la bomba atomica' si ripercorre la complessità contraddittoria dell'esperienza reale attraverso la "risposta celeste" della "finzione" e si rivela, sin dagli esordi, la qualità "rivoluzionaria" dell'arte e della sfida morantiana ancora vitale alla contemporaneità.
br. Qual è il modo più corretto per scrivere una storia? È questa la domanda che, almeno una volta, chi ama scrivere si è posto; e che si insinua all'interno di un più complesso meccanismo - quello dell'invenzione letteraria -, a cui non è facile dare una risposta univoca e lineare. Salvatore La Porta, scrittore ed editore, ci viene incontro e scioglie ogni dubbio con un saggio «fluido» e per nulla pedante, che offre soluzioni giocose per procedere con tecnica nell'intricato universo della scrittura. "Quaderno di idraulica narrativa" è un pamphlet che si avvale della metafora delle condutture per spiegare con ragionata semplicità le strutture narrative, le valenze dei ruoli e dei personaggi, la costruzione di un motore narrativo e altri temi nodali della scrittura creativa. Tra rubinetti, snodi e flussi idraulici, la letteratura viene analizzata attraverso le opere di grandi autori, da Dostoevskij a Chandler; e dei più rappresentativi protagonisti, da Don Chisciotte ad Aureliano Buendìa.
br. Questo libro è diviso in due parti che discorrono tra loro: la prima, intitolata "memoria", propone una lettura dei "Miracoli di Val Morel" - la sua ultima opera - proprio a partire dai "luoghi da salutare", che sono tanto luoghi geografici quanto soprattutto luoghi metaforici, fantastici, eppure sempre molto concreti nei suoi romanzi e racconti. La seconda, dal titolo "dialoghi", è un'analisi delle influenze che hanno avuto su Buzzati non pochi scrittori italiani. Si tratta di dialoghi che allontanano l'idea, troppo spesso ripetuta, che Buzzati sia estraneo alla letteratura del nostro Paese, e che dimostrano, invece, come egli appartenga a pieno diritto alla tradizione italiana novecentesca.
brossura "Gl'italiani ridono della vita: ne ridono assai più, e con più verità e persuasione intima di disprezzo e freddezza che non fa niun'altra nazione. Questo è ben naturale, perché la vita per loro val meno assai che per gli altri, e perché egli è certo che i caratteri più vivaci e caldi di natura, come è quello degl'Italiani, diventano i più freddi e apatici quando sono combattuti da circostanze superiori alle loro forze. Così negl'individui, così è nelle nazioni". "Le classi superiori d'Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci". È la conclusione a cui Leopardi giunge a metà del suo Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani testo che, insieme alle Operette morali, a cui lavora nello stesso periodo, rappresenta la sintesi del suo pensiero. Proprio in uno degli scritti che compongono quella raccolta - Detti memorabili di Filippo Ottonieri - che accompagna e arricchisce questa nuova edizione commentata, consente di capirne il profilo di una riflessione e ne illustra il senso. Composto di getto nella primavera-estate del 1824 sarà pubblicato per la prima volta solo nel 1906, a lungo ignorato, il testo di leopardi è tornato e si è imposto come un "classico" a partire dalla fine degli anni '80 del secolo scorso.
ill., ril. Nel 1978 i librai tedeschi assegnano ad Astrid Lindgren il Premio per la Pace. Nel suo memorabile discorso di ringraziamento, la scrittrice prova a rispondere a una domanda che le sta a cuore da sempre: è possibile costruire un mondo senza violenza? Per farlo la via da percorrere, anche se ardua, è una sola: bisogna partire dai bambini e dalle bambine, educarne la fantasia e l'immaginazione, circondarli di bontà e affetto. Solo l'amore infatti può mettere in atto una piccola grande rivoluzione in quelli che saranno gli adulti di domani, chiamandoli a costruire una società finalmente equa, dove ci sia più pace per tutti. Con infinita saggezza Astrid Lindgren ci insegna a mettere da parte la paura e spalancare con fiducia il nostro cuore, in un libro che parla insieme ai genitori e ai loro figli. Un'indimenticabile lezione di ottimismo e umanità, nella convinzione che, se 'da violenza nasce violenza', dall'amore nasce l'amore. Prefazione di Andrea Bajani. Postfazione di Maria Rita Parsi.
ill., br. "La giusta funzione di un uomo è di vivere e non di esistere". Sembra che questa frase sia di Jack London, ma non ne esiste alcuna prova scritta. Poco importa. "L'uomo della natura", una corrispondenza dello stesso London per la rivista "Companion" del 1908, racconta una storia di vita e non di mera esistenza. Il luogo è Tahiti. Qui arriva lo scrittore e incontra nuovamente un uomo già conosciuto anni prima a San Francisco. È Ernest Darling. L'uomo della natura. Colui che ha scelto di vivere come la natura, nella natura e per la natura. Colui che ha rischiato di morire più volte per inseguire le proprie aspirazioni. Colui che ha vinto la malattia, gli uomini ostili e le leggi conservatrici. Un socialista che cerca la felicità e la gioia anche per gli altri. Un ribelle. Un Walden di inizio secolo, il ventesimo.
br. Per meglio ricordare Falcone e Borsellino, partiamo da più lontano. Da quell'undici giugno del 1969, quando si apre il processo di Bari che rompe il silenzio sulla mafia, passando per l'uccisione del giornalista Mario Francese, e Totò Riina, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano, il sacco di Palermo e la guerra dei Corleonesi. E Francesca Morvillo e Ninetta Bagarella. Le morti di Boris Guliano, Cesare Terranova, Pio La Torre, Rocco Chinnici e Carlo Alberto Dalla Chiesa. La strage di Ciaculli, la nascita del pool antimafia, la stagione dei pentiti, il maxiprocesso. Arriviamo così alle stragi di Capaci e di via D'Amelio. Alla reazione dello Stato e il 41bis, la morte di don Pino Puglisi. Fino a giungere alle relazioni tra mafia e politica. E al silenzio della mafia.
ill., br. Romanzo di fantascienza ante litteram, "Storia vera" - che nasce come beffarda caricatura dei difetti della storiografia dell'epoca (II sec. d. C.) - racconta di un viaggio fantastico sulla luna, tra isole incantate, fiumi di vino e sirene. Per rivitalizzare la cultura della tradizione classica, insidiata dalla crisi dell'impero e dal successo del cristianesimo, Luciano esplora i limiti della realtà, addentrandosi nel regno dell'irrazionale, della morte, del nulla; e da questo non-luogo - metafora della catastrofe imminente - ci giunge la sua voce, contraffatta come in uno scherzo ma nello stesso tempo terribilmente seria. Un testo sorprendente, che ha influenzato in profondità la letteratura occidentale, da Ariosto a Jules Verne, e ha lasciato un segno indelebile nell'immaginazione di artisti che vissero un altro decadentismo.
ill., br. Attraverso una variegata serie di casestudies, Vincenzo Maggitti svolge una ricognizione dei rapporti tra giornalismo e letteratura guardando tanto alla tematizzazione di questo confronto nel mondo letterario quanto al dialogo tra giornalista e scrittore che contraddistingue molti autori a partire dall'Ottocento. L'aspetto che emerge con maggiore insistenza nei vari casi, tanto da diventarne filo conduttore, è il carattere di mistero e/o d'incompiutezza cui l'inchiesta e l'approccio giornalistico portano, ribaltando l'assunto realistico che è, invece, proprio all'origine delle contaminazioni fra letteratura e giornalismo. Tale origine si fa risentire nel teatro e nel romanzo contemporanei per l'urgenza conoscitiva che torna a muoverli, e le cui nuove contraddizioni, spesso ironiche, sono oggetto di alcuni testi tra i quali spicca per originalità un romanzo del 2015, "Satin Island" di Tom McCarthy. Dal romanzo di McCarthy viene tratta la metafora del Great Report per spiegare le altre esperienze letterario-giornalistiche e discuterne la portata culturale, includendovi, tra l'altro, l'intervista (come modello compositivo per riavvicinarsi alla storia), la recensione (come strumento di analisi di un sistema comunicativo altro - la televisione) e la cronaca (come base per una non-fiction novel che diventa anche autobiografia giornalistica).
br. "Mi è venuto in mente che sarebbe stato bellino scrivere un libriccino su tutto quello che c'è, di significativo e di godibile, a Pisa. Non, intendiamoci, una vera e propria guida turistica. Piuttosto, un pot-pourri di aneddoti, descrizioni, impressioni. Qualcosa che possa colpire tutti, pisani e forestieri, esperti e novellini, gente colta e livornesi. Qualcosa che non spieghi, ma piuttosto incuriosisca. 'Ti garberebbe?' gli ho chiesto io (che, d'altronde, sono pisano). "Dio Bono!" mi ha risposto lui. Ed eccoci qua."
ril. In questo breve quanto denso resoconto dall'Argentina, ancora inedito, tutta la potenza della lingua di Giorgio Manganelli scardina il viaggio da Baedeker, per restituirci una Buenos Aires, caratterizzata da una doppia diversità; rispetto ai suoi fondatori europei, e rispetto alla presenza autologa. Più di un non-luogo, un luogo allogenico che trova una possibilità di comunicazione nel suo idioletto, il Lunfardo, il linguaggio che parla il popolo e che fornisce un radicamento alla sua identità altrimenti evanescente, e che in certo modo, tempera la sostanziale impossibilità di conoscere a pieno la realtà e se stessi. Il testo arricchito dal saggio di Giampaolo Vincenzi, dalla postfazione di Giulia Marchina e da uno scritto della figlia, Lietta Manganelli, e da altro materiale, è ora a disposizione dei lettori e degli appassionati di Giorgio Manganelli.
br. Quali sono le regole dell'immaginazione narrativa? Come funzionano i romanzi, le novelle, e tutte le storie che ci scambiamo ogni giorno? Che cosa ci lega a determinati personaggi, dettagli o episodi del mondo scritto, tanto da farceli sembrare più veri di quelli del mondo reale? Domande come queste sono diventate, negli anni Sessanta, l'oggetto di un'autonoma disciplina, la "narratologia", che aveva l'ambizione di definire la logica interna del racconto. Questo libro racconta la storia, le sfide e le trasformazioni di un campo di studi che nel tempo è profondamente mutato, e si confronta oggi con forme di narrazione proteiformi, che si pongono oltre la testualità tradizionale e chiamano in causa sempre nuovi mezzi d'espressione. Un viaggio nella storia della teoria narrativa, al termine del quale poter ripensare in maniera più consapevole quella speciale arte dell'intaglio che, secondo Walter Benjamin, è l'arte di raccontare.