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2004461245Oldenburg: Isensee. 2004. 379 Seiten. 21cm. Zustand: Gut bis Sehr Gut min. gebräunt (Innen); Einband (Außen) hat geringe Gebrauchsspuren; Broschiert
195647185ABMünchen, Oldenbourg., 1956. 8°. [20,5 x 14,8 cm]. 64 Seiten. Originalkarton. - Ein sehr gut erhaltenes, sauberes Exemplar in fester Bindung und ohne Eintragungen. 1. Auflage.
195212518Halle/S, Mitteldeutscher Verlag 1952. Halbleinen mit Schutzumschlag, 8°, 404 S., Schutzumschlag und Einband von Günter Horlbeck.
1942111416Potsdam: Ludwig Voggenreiter Verlag, 1942. 15 cm ; broschiert
192112252Leipzig und Wien, Verlag des bibliographischen Instituts 1921. Illustrierter Pappeinband, 8°, 239 S.,
190717045Leipzig, Insel, 1907, 2. Auflage. Halbpergament, illustrierte Deckel und Vorätze, Rosenmotive, gr-8°, unpaginiert, gedruckt auf schwerem Bütten, unbeschnitten; -Einband minimal gebräunt, sehr gutes Exemplar.
19191634Leipzig, Insel, 1919, 3. Auflage. Halbpergament, illustrierte Deckel und Vorätze, Rosenmotive, gr-8°, 64 unpaginierte Seiten auf Bütten, unbeschnitten, bis Blatt 14 koloriert; -Einband gebräunt, Pergament leicht verzogen und fleckig, sonst sehr schönes Exemplar.
197818377Frankfurt a.M., Insel, 1978, 5. Auflage/ 15.-17. Tsd. Pappband, kl-8°, 78 [1] S.; -Kanten berieben, gutes Exemplar.
197817341Frankfurt a.M., Insel, 1978, 5. Auflage/ 15.-17. Tsd. Pappband, kl-8°, 78 [1] S.; -Kanten berieben, gutes Exemplar.
1979841301Bonn: Privatdruck. 1979. 110 Seiten. 24cm. Zustand: Sehr Gut, eher ungelesen (Innen); Einband (Außen) hat min. bis geringe Gebrauchsspuren; Broschiert
in-8, pp. 347, (4), broch. Edit. Figurata a colori. Edizione originale. Alberto Viviani fu definito ''il più giovane poeta futurista'' da Marinetti, e fu esponente fin dal 1913 anche della celebre rivista ''Lacerba'' di Papini e Soffici, acclarato come il primo storico al mondo del Movimento futurista-lacerbiano, a partire dal 1933 col suo libro ''Giubbe Rosse'' e poi con diversi altri libri e centinaia di saggi e scritti vari. Figlio spirituale di Papini e di Marinetti, ne fu il maggior biografo, come anche - negli Anni Trenta - di Carrà, Soffici e Palazzeschi. Viviani fa scorrere attraverso le righe di questo libro uomini, cenacoli e movimenti letterari che hanno contribuito a creare nelle nostre lettere ed arti uno spirito nuovo che è tutt'ora valido. Tra gli artisti immortalati citiamo Ragazzoni, Campana, Paul Valery, Petrolini, Benedetto Croce (di cui sono pubblicate due lettere inedite), Papini, Soffici. Ottimo esemplare (rari segni di penna, discreti e marginali).. .
Vol. in -32 (6,5 x 10,5 cm.), brossura editoriale col. avorio con titoli in nero sul piatto e al dorso, pp. XXXVII, (1), 436. Copertina brunita, nel complesso in abbastanza buone condizioni. COLLEZIONE DIAMANTE.
L'introduzione e il commento sono a cura di G. Castaldi e L. D'Amore. Seconda edizione interamente rifatta. La copertina in cartone si presenta in discrete condizioni, è scurita dal tempo ed ha il bordo stanco, nel retro c'è una macchia d'umidità. Il dorso è annerito e ci sono dei piccoli strappetti . Le pagine interne sono imbrunite ed hanno il taglio sfilacciato. Numero delle pagine 104. USATO
ril. Con questo volume riprende la pubblicazione delle lettere di Vittorini, rimasta ferma al periodo 1933-1951. In questa nuova collana verranno prossimamente integrati e riproposti i volumi già usciti e sarà completata la serie in modo da raccogliere in una veste omogenea il corpus dell'intero epistolario. Nelle lettere dal 1952 al 1955 si avvertono i segni di un distacco dai temi politici e dalle battaglie politico-culturali degli anni precedenti. L'attenzione di Vittorini si concentra sull'attività editoriale e sul rinnovamento della narrativa italiana. In particolare il lavoro per la collana dei "Gettoni" einaudiani mette in luce il suo rapporto di guida con tutta una giovane generazione di scrittori, ma anche la dialettica, a volte serrata, con gli altri collaboratori della casa editrice torinese, in particolare con Calvino. Tutte le lettere di questo volume sono testimonianza di un impegno serio e appassionato, di entusiasmo e difficoltà, e sono anche espressione di grandi soddisfazioni e confessione di impasse insuperabili, come per esempio quelle riguardanti l'ultimo romanzo, "Le città del mondo", che dopo lo slancio delle prime 140 pagine, giudicate "perfette", procederà a fatica per essere infine abbandonato da Vittorini al destino di opera incompiuta.
br. "Diario in pubblico", autobiografia e insieme romanzo militante, mostra "gli argomenti agitazione culturale in Italia" attraverso la vivacità intellettuale di un grande protagonista del Novecento. Questa edizione ricompone i vari Frammenti della storia editoriale del Diario pubblicati sotto l'egida di Italo Calvino. Si completa così un grande affresco letterario che comprende autori italiani come Gadda e Montale, i maestri stranieri come Defoe e Melville, l'impegno antifascista, la letteratura americana di Faulkner ed Eliot, l'impegno editoriale e civile del dopoguerra.
br. Dalla felicità di vivere, dal sentirsi vivi nasce quest'opera, diario di un viaggio in Sardegna, pubblicata per la prima volta nel 1932 dallo scrittore appena ventiquattrenne. Fin dalle prime pagine la Sardegna diventa pretesto e occasione per esprimere una profonda ansia e frenesia di conoscenza. L'incontro tra Vittorini e le cose, la natura, i villaggi o le città, gli uomini, si realizza sempre con l'entusiasmo di chi vive proiettato fuori di sé, con un'apertura totale alle novità, con lo sguardo dei bambini e dei poeti. Prefazione di Michela Murgia. Introduzione e bibliografia di Silvio Guarnieri.
Milano, Vecchi, 1926. In 8°, PP 238n. Brossura originale.
brossura Il "De architectura" di Vitruvio, l'unico trattato di architettura antica giunto sino a noi, è un'opera erudita e raffinata destinata a godere di una straordinaria fortuna in età rinascimentale. Scritto in epoca augustea, un periodo di grandi fermenti, di sperimentazioni e ambiziosi programmi, e soprattutto un periodo in cui l'architettura rivestiva un'importanza straordinaria come strumento di potere, questo libro tratta delle strutture di templi e teatri, di piazze e ginnasi, di porti e case private. Nel tentativo di sistematizzare una materia contraddittoria ed estremamente varia, in esso si stabiliscono le relazioni tra le misure del corpo umano e le dimensioni degli edifici e le loro proporzioni, e si tratta del concetto di simmetria e del sistema modulare. Il testo vitruviano, preceduto da un'approfondita introduzione di Stefano Maggi, viene qui presentato nell'edizione di Silvio Ferri.
ill., ril. Il "De Architectura" si presenta come un trattato eclettico - un tentativo di costituire una sintesi organica delle acquisizioni teoriche greco-ellenistiche e dei dati desunti dalla pratica dell'ars aedificatoria - e nello stesso tempo come un testo canonico, summa articolata e composita, ricca di innumerevoli implicazioni e suggestioni, comunque unica testimonianza dell'elaborazione di teorie architettoniche dell'antichità classica. L'opera di Vitruvio anticipa in senso umanistico la centralità della figura dell'architetto e della sua arte, ed esprime come presupposto irrinunciabile l'esigenza di un'armonica sintesi del sapere e della conoscenza che lo renderanno non un semplice organizzatore e codificatore di uno spazio, ma il suo interprete ed ermeneuta. A partire dal Quattrocento in avanti il trattato diverrà la fonte interpretativa, il modello interlocutorio e il presupposto ispiratore dei fondamenti teorici dell'arte architettonica, tanto che Vincenzo Scamozzi, architetto e trattatista veneto del Cinquecento, dopo una lettura attenta ed assidua dell'opera afferma che Vitruvio "ha ragionato di tutte, o almeno le più difficili e bisognevoli parti dell'architettura e bisogni dell'architetto, il che se molti conoscessero, non così facilmente si vanterebbero di essere architetti, che appena sanno quello che gli appartiene".
ill., br. Nel 1987 questa biografia dello scrittore siciliano, era verosimilmente tra le più minuziose e complete: e non solo relativamente alla vita singolare di Giuseppe Tomasi ma anche riguardo alla sua famiglia, alla sua stirpe. In questi anni, Andrea Vitello, non ha cessato di cercare. E così come l'autore non ha cessato di cercare, non sono cessati i ritrovamenti e i nuovi documenti, le scoperte, soprattutto le lettere del principe, preziose sia per il sottofondo della cronaca sia a rivelare l'interiorità. Questa nuova edizione non è un aggiornamento semplice, è una completa ristrutturazione. Con l'intento di formare una specie di enciclopedia gattopardiana. I risultati più evidenti sono due: da un canto, la mole del nuovo materiale ha prodotto una riscrittura radicale di molti capitoli; dall'altro, la qualità degli aggiornamenti costringe a ridisegnare la figura di Lampedusa. Tra le varie sorprese una pagina nera e sconosciuta è rievocata nell'Appendice: dopo un oblio durato oltre quattrocento anni, viene smascherata la figura del capostipite del ramo siciliano dei Tomasi, il capitano d'arme Mario Tomasi. Un personaggio del Cinquecento riportato alla ribalta dalla fantasia di Andrea Camilleri ("Le pecore e il pastore"), che incontra qui, altra sorpresa, una verifica rigorosa e sconcertante: non soltanto la storia di un tagliatore di teste, ma anche un giallo storico-letterario che susciterà l'interesse dei lettori del "Gattopardo".
200110157Berlin, Berlin Verlag 2001. Hardcover mit Schutzumschlag, 8°, 261 S., aus dem Italienischen von Barbara Schaden, "Zwanzig aberwitzige Geschichten über das Russland der Zaren. Mit großer Sachkenntnis und Leidenschaft für ihren Gegenstand lässt Serena Vitale ein untergegangenes Land wiedererstehen. Sie erzählt so betörend, dass man sich wünschte, es wären nicht zwanzig, sondern tausendundeine Geschichten."
br. Per qualche paradosso della storia culturale, dopo Charles Baudelaire e dopo il suo esegeta sommo Walter Benjamin, è toccato ad un belga grande scrittore di genere, George Simenon, il compito di rappresentare la Parigi che si presta a costituire lo sfondo non inerte di accadimenti delittuosi e di sordide esistenze, coerenti con non meno sordidi bistrot e alberghetti. Ma, essendo la metropoli moderna compendio dell'universo, non possono mancare incursioni in quartieri d'alto bordo, dove, pure, il delitto può avere luogo. Il liegino Simenon, attraverso le flâneries investigative dell'immortale commissario Maigret, conduce il lettore ad un pacato esercizio delle aspettative topologiche ed esistenziali. Ma l'occhio esteticamente poco ricettivo di Maigret si avvale della guida decisiva di Marco Vitale che coordina e instrada le frequentazioni del Commissario e i nostri solidali e incuriositi pedinamenti. Scrittura e riscrittura parallela, sempre discreta e illuminante nell'indicare i ritratti d'ambiente, a volte sfuggenti, che fanno di questo libro il viatico necessario e imprevedibile di un lettore viaggiatore non conformista.
ril. "In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong". Inizia con queste parole il viaggio personale di Karen Blixen attraverso il continente africano, quello dei colori e dei suoni, delle risate della sua gente e del calore da essi inconsapevolmente esercitato. Il viaggio della crescita e dell'amore: quello umano e incondizionato e quello pregnante ma, allo stesso tempo, struggente inteso come amore che viene dato e, in seguito, tolto. Il freddo della sua terra d'origine, la Danimarca, viene a confondersi con il caldo dell'Africa, trasmettendo l'inconfondibile magia che Karen Blixen riversa nei suoi scritti: dai racconti minuziosamente descrittivi alle opere intrise dei suoi ricordi africani. Ma è proprio questa la grandezza di Karen Blixen: il suo essere stata attenta osservatrice degli umani risvolti ritraendone, con la cura dell'artista, fisionomie e sentimenti e descrivendone le vite quasi fosse lei a tessere le trame dei destini che incontrava. Per diventare, poi, vittima lei stessa degli scherzi del Destino.
br. Soldato, eterno debuttante, nevrotico all'ultimo stadio, eremita in una casupola di fronte dallo Stretto di Messina: la figura di Giuseppe Berto è stata considerata da molti come una meteora nel panorama letterario nazionale, spesso per motivi che con la letteratura avevano poco a che fare. Nella convinzione che si tratti di un errore di prospettiva, Saverio Vita ne rilegge l'opera da una diversa angolazione, in modo da metterne in luce i numerosi aspetti ancora poco studiati. Dotato di uno stile metamorfico, facilmente in grado di adattarsi al proprio tempo, l'obiettivo di Berto è sempre stato quello di parlare al pubblico coevo tracciando un discorso non solo narrativo, ma soprattutto etico, lungo quei trent'anni di dopoguerra che hanno disegnato la contemporaneità. Dai primi racconti ai romanzi maggiori, la sua opera è costruita su un vero e proprio "sistema autobiografico" che si fonda sul ricorrere costante di episodi e temi, ma soprattutto su una complessa dinamica psicologica che dà forma a ogni espressione della sua scrittura. La pagina di Berto è viva, perché la sua tessitura è complicata da un groviglio emozionale di vergogna e senso di colpa che, se ben letto, restituisce ai lettori la pienezza di un vero, dimenticato protagonista del Novecento.