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brossura
br. Eccentrico e perfido, aristocratico e curioso di tutto, George Plimpton è stato tra le voci più influenti della letteratura americana contemporanea. A lui si deve l'invenzione dell'intervista come genere letterario, e le sue inchieste e i suoi libri restano memorabili per i lettori almeno quanto lo erano per i fortunati partecipanti le feste esclusive che per decenni ha ospitato nel suo appartamento dell'Upper East Side newyorkese. Proprio come "una specie di cocktail party di conoscenti di Truman Capote" Plimpton ha organizzato il racconto della vita e della carriera del leggendario autore di Colazione da Tiffany, raccogliendo le testimonianze di decine di persone, da Marella Agnelli a Mia Farrow, da Gore Vidal a Kurt Vonnegut, e fondendole in una biografia corale fatta di ricordi, racconti, accuse e gossip. Attraverso la voce di chi ha amato e di chi ha odiato Capote, possiamo seguire l'infanzia nel profondo Sud e l'arrivo a New York; i primi successi letterari e la scandalosa vita amorosa; le controversie che accolsero A sangue freddo; gli anni al centro della vita artistica mondiale e gli ultimi giorni trascorsi fra perdita d'ispirazione, alcolismo e isolamento. Il risultato è una lettura che aderisce magicamente alla vita e alla leggenda di Capote, e che merita di figurare nella biblioteca delle sue opere.
brossura Il testo più straordinario dell'intero repertorio platiniano viene nuovamente preso in esame mediante un sistematico e puntuale riscontro delle fonti, consentendo in tal modo una più rispondente valutazione dei caratteri di originalità dell'opera. La traduzione con testo a fronte, supportata da un ampio corredo di note, glossari ed appendici documentali, intende riproporre il trattato con quelle connotazioni di gradevole libro di lettura che ne decretarono, già al suo esordio, il successo negli ambienti umanistici.
br. Le Pagelle di Antonio Pizzuto furono pubblicate dal Saggiatore di Alberto Mondadori, con versione francese e note della svizzera Madeleine Santschi, in due distinti volumi di venti componimenti ciascuno: Pagelle I (1973) e Pagelle II (1975). Le stampe, licenziate ma non sorvegliate dall'autore, erano gremite a tal punto di mende tipografiche, sviste, errori da risultare a tratti indecifrabili. Colpa più grave se riguarda la scrittura più grammaticalizzata e "ambigua" del Novecento italiano, la cui fruizione esige armamentari di nozioni e competenze filosofiche. Pagelle rappresenta un momento capitale nell'evoluzione stilistica del prosatore più sperimentale dell'altro secolo: il passaggio dal regime delle lasse ("episodi" iscritti in un unico disegno narrativo, ancorché fruibili nella loro essenza di blocchi compatti, e dominati dall'imperfetto, tempo della duratività e dell'indeterminazione) a quello appunto delle pagelle (brevi componimenti in sé conclusi, caratterizzati dalla soppressione del verbo ai modi finiti con relativa inevitabile disgregazione di personaggi e vicende).
br. È una biografia appassionata, basata su documenti di prima mano e lettere inedite, questa che Fernanda Pivano ha dedicato a Hemingway, lo scrittore-mito del Novecento, cui fu legata da un profondo sodalizio professionale. Dalle belle pagine, che non si succedono in ordine cronologico, ma sotto l'incalzare dei ricordi e delle emozioni, emerge in una luce nuova la figura di questo genio sfortunato che, con un sorriso triste fino alla disperazione, diceva di aver conquistato il Nobel solo perché nel libro "Il vecchio e il mare" non c'erano parolacce. Dalle stesse pagine emerge un mondo dove il ritratto della realtà è intriso di tragedia e di amore per la vita. Come sanno quelli che, a sua somiglianza, cominciano, qualunque cosa accada, le giornate cantando.
br. Un libro dalla lettura di tanti altri libri e, quindi, annotazioni, divagazioni, riflessioni, pensieri e, forse, anche qualcosa che i vari autori hanno nascosto nei loro testi perché il lettore - in questo caso il nostro autore - possa scoprirli, per citare Calvino. Pistoia legge e lascia appunti, che ora sono riuniti in questo volume. Gli scritti raccolti sono apparsi, nel corso degli anni, su giornali e riviste (e su vari siti internet) da dove sono stati ripresi più volte. Non sono stati rivisti: essi, quindi, sono riproposti così come sono stati pubblicati sul cartaceo o postati in rete; hanno subito poche variazioni che non ne inficiano né la struttura né i contenuti. Insieme si trovano testi per adulti e pubblicazioni che, di solito, vanno sotto la denominazione di letteratura per l'infanzia. «Chiedo scusa per la commistione ma io penso che questa divisione vada sempre più superata, e che a un adulto non rechi danno la lettura di libri per bambini e adolescenti», scrive Pistoia nel presentare la raccolta. Questa seconda edizione riprende sostanzialmente quella precedente con alcune modifiche di poco conto e con l'aggiunta di due nuove note. Per la prima volta, sul cartaceo, i testi che appaiono in appendice.
brossura
br. È il 1980 quando "Il nome della rosa" esce in libreria e si impone all'attenzione di tutto il mondo. Si tratta di un romanzo avvincente, ricco di questioni sottili, per intendere le quali occorre uno strumento agevole ed efficace. Sotto la lente del critico non cadono solo gli aspetti letterari, ma anche i contenuti filosofici e politici che riconducono il lettore al clima arroventato degli anni Settanta. Chi si nasconde sotto la maschera di fra Dolcino? E il riso di cui tanto si discute è un valido antidoto contro qualunque fanatismo, o è una strategia che consente di ripristinare la narrativa popolare di ieri? Rispondere a simili domande significa entrare nella fucina di un grande intellettuale come Eco e chiedergli conto di cosa sia stato il postmoderno: una delle etichette più discusse lungo il tardo Novecento, ma che solo nella vicenda di Adso e Guglielmo sembra trovare un'applicazione esemplare.
br. Nel 1910 si spense uno dei più grandi scrittori occidentali d.epoca moderna. Sono passati cent.anni da quel momento, eppure l.eco della sua voce, così pungente e a tratti persino irriverente, non ha ancora smesso di vibrare. Ci hanno provato i critici, a farla tacere, seppellendo le centinaia di novelle di O. Henry tra cumuli di scartoffie, giudizi sommari ed etichette da .serie B.. Ci ha provato la tradizione letteraria, tramandando alla voce O.Henry una triste ed immeritata cronaca di una vita trascorsa fra carcere ed alcool. Ci ha provato, dopotutto, l.intera cultura novecentesca, quantomeno europea, dimenticando, o forse ignorando, che ciò che nasce dal popolo non deve necessariamente essere letteratura marginale.
in-16, pp. 349, broch. edit. fig. Prima edizione originale. Edito da Renzo Streglio, Ciriè nel 1903 secondo la copertina, nel 1902 secondo la prima pagina. Copertina disegnata da Eugenio Chiorni (Gech). Testo completo, ottimamente conservato, senza fioriture, pagine leggermente ingiallite dal tempo, rilegatura da rivedere. Esemplare con gravi difetti (mancante la p.147). Parenti p.405. Lo Vecchi Musti p.106..
br. Testo fondamentale per la poetica pirandelliana, questo saggio, pubblicato nel 1908, passa in rassegna le diverse concezioni dell'umorismo che hanno contraddistinto secoli e culture differenti alternando analisi psicologiche, riferimenti letterari, sferzate polemiche. Per Pirandello è il «sentimento del contrario», impulso umano sovvertitore, irriducibile, in quanto espressione di una «vita nuda», che permette all'artista di scomporre la realtà e smascherare, nelle sfasature dell'essere, il disordine e la sofferenza che vi si celano. Mentre la comicità si basa su opposizioni nette che muovono al riso, l'umorismo si distingue per la presenza di elementi ambigui e di contrasti sfumati che inducono alla riflessione. Vera e propria visione del mondo tipica di un'età segnata dalla crisi irreversibile dei valori, l'umorismo si rivela la miglior chiave di interpretazione per cogliere i nodi problematici dell'esistenza e svelare verità inquietanti e paradossali sotto le maschere irrigidite delle convenzioni sociali.
brossura Composto nel 1908 e rivisto nel 1920, "L'umorismo" è un libro a doppio fondo: un saggio accademico che nasconde il nocciolo della poetica di Pirandello, come testimonia la dedica «alla buon'anima di Mattia Pascal». Il campo di applicazione dell'umorismo non è la natura, ma l'uomo, in quanto dotato di desideri e volontà: sulle sue miserie fa presa il "sentimento del contrario", costringendo il lettore a rimanere sospeso tra riso e pianto. Pirandello rivela nel saggio come sia la compassione a guidarlo nella rappresentazione dei personaggi, allontanandosi nettamente dalle altre declinazioni del ridicolo (il comico, il grottesco, il satirico). Questa edizione dell'"Umorismo", che propone il testo del 1908, mette in luce la vastità delle ispirazioni di Pirandello e insieme il legame tra letteratura ed esperienza umana, dimostrando che il saggio è anche un'autobiografia intellettuale, l'attraversamento appassionato dei modelli di una vita.
In 8? (cm 21,8), Brossura, pagg.222 stampato su carta Libra Classic della cartiera di Kajaani, copertina stampata su cartoncino Perigord Mat della Papiro spa, ben conservato. Collana "Biblioteca economica Newton", 55
br. Dei tanti modi in cui un essere umano può decidere di passare il suo tempo libero, leggere è uno dei più strani. A prima vista rifugiarsi tra le pagine di un libro è un tentativo di eludere la realtà. In verità, suggerisce Piperno, è esattamente il contrario: letteratura e vita si nutrono l'una dell'altra, e vicendevolmente si amplificano. I personaggi dei libri che amiamo vengono a farci visita nei momenti più delicati e inattesi, proprio come Humphrey Bogart sta affettuosamente al fianco del Woody Allen di "Provaci ancora, Sam". Quando ci troviamo di fronte ai loro stessi bivi, agli stessi amori impossibili, amicizie perdute, offese subite, felicità promesse, è facile sentire che i protagonisti dei nostri romanzi del cuore sono gli amici che meglio potrebbero comprenderci. E la magia della lettura, il rapporto esclusivo che si crea con chi quelle pagine le abita ma anche con chi le ha scritte. Con buona pace dei seriosi critici accademici, il modo migliore di leggere un libro è sempre immedesimarsi e lasciarsi rapire, fino al riso, fino alle lacrime. Per non parlare di ciò che accade se il lettore è anche, come in questo caso, uno scrittore... Invidia, gelosia, rancore, snobismo, vergogna, ansia di gloria e bisogno di solitudine, somma fragilità e smisurato orgoglio: nei brevi saggi di questa raccolta Alessandro Piperno racconta e analizza sentimenti, vizi e virtù che accomunano ciascuno di noi ai più celebri personaggi dei romanzi moderni e, spesso, anche ai più famosi scrittori.
br. "Piovene si rivela sociologo e poeta, narratore giornalistico, etnografo, attento indagatore delle piccole e delle grandi cose. Lette queste sue pagine, comprendiamo Bari più di qualsiasi altra voluminosa indagine statistica. La città appare nella sua storia millenaria, nella sua attualità e nei suoi sogni futuri. Mi colpisce un dato mai analizzato con tale evidenza: la natura orientale dei baresi e della loro città. E tutto mi si apre davanti. Persino l'amore appare orientale." (Giovanni Dotoli)
br. Il testo di Guido Piovene è tratto da "Viaggio in Italia", forse il libro più noto dello scrittore vicentino. Edito per la prima volta nel 1957, il "Viaggio" è frutto di tre lunghi anni itineranti lungo il nostro Paese. Le Marche in queste pagine appaiono, così come Piovene poté osservarle un decennio dopo la fine della seconda guerra mondiale, in un testo che è insieme reportage e saggio, prosa d'arte e cronaca sociale e di costume. Pochi come lui hanno saputo cogliere e descrivere il carattere regionale degli italiani. Lo stile semplice ed elegante, colto e discorsivo ne ha fatto un classico della letteratura di viaggio.
br. Oltre che alle altre opere, il nome di Guido Piovene sarà per sempre legato al ''Viaggio in Italia''. Un reportage nell'Italia del secondo dopoguerra. Un viaggio da Bolzano alla Sicilia, dalle Alpi alle saline, passando attraverso i molteplici paesaggi che costellano la nostra penisola. Nei tre anni della sua durata Piovene ci ha guidato alla scoperta, regione dopo regione, di città, borghi, piazze, caratteri: dai più noti a quelli dimenticati. Un'impresa straordinaria dalla quale scaturì un libro importante nella storia del paese: preciso, acuto, fedele, circostanziato. L'Italia raccontata è quella della ricostruzione e del boom economico, e che a uno sguardo contemporaneo potrebbe apparire lontanissima e superata. Così non è. Piovene è riuscito, quasi fosse un antropologo, a far emergere il carattere nazionale, quello immutabile, che resiste alle mode e ai rovesci della storia.
br. Un saggio in veste di dizionario, dalla A di Acqua alla Z di Zyklon B, "Carburanti" parla di una gran quantità di "cose" capaci di produrre energia, alcune reali e impiegate ogni giorno, altre verosimili o, come il dilitio di Star Trek, appartenenti al puro campo dell'immaginazione. Gli attuali sogni legati all'energia green - rinnovabile, pulita, addirittura gratuita... - e gli incubi di una modernità costruita sullo sfruttamento di carburanti dal devastante impatto sociale ed ecologico sono messi a confronto passando al vaglio una vasta letteratura che comprende testi poetici e narrativi di vari secoli e autori (Omero, Apollonio Rodio, Verne, Zola, Calvino e Pasolini tra gli altri), trattati scientifici, teorie filosofiche (dall'antichità a Hegel, da Ba-taille ad Agamben e Negri), documenti storici come le gustose proposte che inventori fai-da-te inviavano a Henry Ford per cercare di "vendergli" i loro carburanti prodigiosi. Un libro sperimentale che ci spinge ad abbandonare false speranze nel futuro delle energie non-fossili, tentando al contempo di immaginare nuove possibili traiettorie di sopravvivenza su un pianeta in forte crisi. "Carburanti" intende sfidare il lettore invitandolo a ripensare il rapporto tra "sostanze" e "sistemi energetici" nell'età del cambiamento climatico.
In 16? (cm 17), Brossura, pagg.579-(2) traduzione di Amina Pandolfii, segni del tempo alla cop., ma buon es. Collana "I miti", 51.
br. La lotta e il negativo sono nelle nostre vite, intrecciati nel movimento incessante, coesistono e si mescolano senza mai essere la stessa cosa, sono la terra su cui edifichiamo e che ci inghiotte, l'aria che respiriamo fino a soffocare. La letteratura, per mezzo dei processi di mitopoiesi o di verità, mette in scena questa dialettica eterna nella rappresentazione della condizione umana attraverso l'arte della mimesis e il racconto delle vite particolari.
ill., br. Questo volume affronta la relazione tra metamorfosi del romanzo e testualità audiovisiva a partire dall'analisi di alcune tra le opere più rappresentative di quella che in ambito statunitense è stata definita Complex TV. Attraverso una critica dei finali di puntata e di serie, interpretati come indizi o sintomi di determinate caratteristiche stilistiche, Emanuela Piga Bruni individua la ripresa di temi di lunga durata e di tecniche narrative del romanzo classico in tre serie televisive di successo: "Lost" di J. J.) Abrams, D. Lindelof, J. Lieber, C. Cuse (2004-2010), "Mad Men" di Matthew Weiner (2007-2015), "Breaking Bad" di Vince Gilligan (AMC, 2008-2013). L'autrice si interroga sulle ragioni all'origine della fortuna di queste opere: tra "entrelacement" e "cliffhanger"; intrecci vorticosi e interruzioni, contaminazioni dal cinema e delle arti visive, le serie TV contemporanee generano nuove suggestioni nell'immaginario collettivo capaci di coinvolgere un pubblico globale e transgenerazionale.
PIERO BIGONGIARI PROSA PER IL NOVECENTO. , LA NUOVA ITALIA 1970, Prima edizione in copertina morbida cartonata rivestita di sovracopertina editoriale acetata con alette, fascetta editoriale viola al piatto. Gli interni si presentano in ottimo stato, scarsamente consultati, pagine bianche, pulite, non si notano segni. tagli regolari, rilegatura integra. Nella Biblioteca di Cultura 91. Molto buono (Very Good) . <br> <br> <br> 186<br>
br. Lontano dall'interesse divulgativo per il Casanova seduttore, Pieri analizza il ruolo dell'intellettuale inserendolo nel gran teatro della modernità pre-illuminista e illuminista. Nella sua opera Casanova spesso ordisce una trama fitta di eclettismi disciplinari conformi ai gusti arditi dell'epoca, come in "Histoire de ma vie", metafora testuale di un mito personale che l'avventuriero della penna elaborò in accordo col canone settecentesco dell'autobiografia. Discutendo la funzione ideologica dell'amour-propre, con cui Casanova autorizza la lettura delle sue memorie come un'avventura limpidamente cinica dello spirito libertino, lo studio discute la ricorrente contrapposizione all'opera di Rousseau e Voltaire, e l'adesione a un'idea moderna di autobiografia, in quegli anni ripresa anche da Alfieri. Adottando una tecnica del racconto che mescola confessione autentica, narrazione romanzesca e scena teatrale, Casanova finisce per conseguire una scrittura personalissima e impudente, spesso incline alla dichiarazione mendace, come risulta dall'analisi dei quattro dialoghi con Caterina di Russia presenti nell'"Histoire de ma vie", dei quali Pieri, confutando le precedenti interpretazioni, fornisce le prove di una scrittura propensa al gusto della bugia meravigliosa. Non manca uno studio sul D'Annunzio del "Piacere", che individua frequenti calchi presi dall'autobiografia casanoviana.