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br. L'"Autobiografia" di Pellegrino Artusi è l'altra faccia, segreta, de "La scienza in cucina". Tra queste pagine del 1903, sono raccolti i ricordi della prima infanzia trascorsa in Romagna dove la famiglia tiene bottega a Forlimpopoli, e della giovinezza, fino al trasloco definitivo a Firenze dove l'Artusi prenderà domicilio come mercante di sete, ma scoprirà anche la sua vocazione per lo studio e la gastronomia divenendo il celebre autore che insegnerà alle madri di famiglia la lingua del buon gusto e l'arte dei sapori delicati. Dopo la lettura, torneremo ai suoi cappelletti con maggiore consapevolezza della loro storia e di quella di coloro che li hanno allora preparati e ce ne hanno dato memoria.
br. L'opera comincia la trattazione dalla nascita di Monaldo e si interrompe nel 1802, quando Monaldo aveva ventisei anni. Ma era stata scritta probabilmente quando cominciava ad averne una cinquantina. Opera di specifica forza letteraria e un suo stile, consente di farsi un'idea del personaggio e del suo carattere. Pubblicata per la prima volta solo nel 1883 da Alessandro Avòli, fu Alberto Moravia a rendere nota l'opera, scrivendo l'introduzione dell'edizione Longanesi, stampata nel 1971. Moravia aveva già dedicato a Monaldo un saggio, nel 1946, considerando la sua opera soprattutto un utile strumento per comprendere a pieno la personalità di Giacomo Leopardi. Ciononostante, egli aveva autorevolmente riconosciuto all'autobiografia il suo giusto valore letterario, già notato dai primi studiosi di Leopardi come il recanatese Giuseppe Piergili. La presente edizione recupera il lavoro di riscontro compiuto da Anna Leopardi nel 1992, per la precedente edizione edita da Il Lavoro Editoriale/Transeuropa, sull'originale manoscritto conservato in Casa Leopardi (Ancona, Transeuropa, 1992; Ancona, Il Lavoro Editoriale, 1993).
ill., br. "Prima si crea l'opera, e solo dopo si riflette su di essa." È una frase di Joseph Conrad che, significativamente, Tabucchi pone in epigrafe alla presente raccolta. Il volume unisce sette testi di poetica, per la maggior parte inediti o inediti in Italia, che illuminano un pensiero, una parola, una suggestione presente nei romanzi dello scrittore: da "Requiem" a "Sostiene Pereira", dal "Filo dell'orizzonte" alla "Donna di Porto Pim" ad altri ancora.
2009X1506Eggingen, Edition Isele 2009. Kartoniert, 8°, 163 S., REIHE IBC: BAND 3, »In freien Assoziations-Collagen und konzis formulierter Prosa erfährt der Leser von Salomons schönem expressionistischen Kinderjahrzehnt in Berlin-Wilmersdorf in der literarischen Nachbarschaft von Franz Pfemfert.«, Karte mit Widmung des Verfassers beiliegend
1969C413Berlin und Weimar, Aufbau-Verlag 1969. Ganzleinen mit Schutzumschlag, 8°, 365 S., 1. Auflage, aus dem Amerikanischen übersetzt von Ana Maria Brock
ril. Nel 1948 Ernest Hemingway arriva in Italia con la quarta moglie, Mary Welsh. Il piroscafo che doveva condurre la coppia e l'inseparabile Buick - legata alla prua - in Provenza, non riesce ad approdare a Cannes a causa del maltempo e deve per forza navigare fino a Genova. Per Hemingway è uno shock: mancava dall'Italia da trent'anni, da quando diciottenne aveva combattuto sul fronte italiano. È uno scrittore in cerca di ispirazione: non pubblica un romanzo da dieci anni, è un momento difficile, e quando scende sul molo osannato e assediato dai giornalisti, viene sommerso dai ricordi e decide che quello che era destinato a essere un breve interludio fra Cuba e la Provenza diventerà un viaggio di parecchi mesi nei luoghi che aveva frequentato da giovane. Da Genova a Milano, da Stresa a Cortina, incontra e fa accordi con i suoi editori italiani, il «comunista» Giulio Einaudi e il nonideologico Arnoldo Mondadori. Conosce la sua voce italiana, Fernanda Pivano con il compagno Ettore Sottsass, Italo Calvino, Natalia Ginzburg. Fra un drink e una battuta di caccia si spinge fino a Venezia e a Torcello, dove incontra una giovane aristocratica veneziana, Adriana Ivancich, di cui si innamora, ricambiato. Sarà la sua «ultima musa»: la relazione è complessa e destinata a non durare, lo sanno entrambi. E tuttavia grazie a lei Hemingway ricomincerà a scrivere: Adriana è la Renata di «Di là dal fiume e tra gli alberi», romanzo che Hemingway considera un capolavoro e che verrà inizialmente stroncato dalla critica. Ma dopo questo, con al suo fianco Adriana che per breve tempo si trasferisce (con la madre) a Cuba, Hemingway scriverà anche «Il vecchio e il mare», che gli vale il Premio Pulitzer e, l'anno successivo, il Premio Nobel.
br. Il volume raccoglie tre testi, "San Pietro", "Serpentara" e "Autunno in Sardegna", uniti da un filo rosso agli scritti dedicati alla Prima guerra mondiale che hanno reso famoso Ernst Jünger. Egli approda in Sardegna animato da quella stessa volontà di rinnovarsi interiormente tramite la fuga da una civiltà moderna "lontana dalla terra" che lo aveva condotto sui campi di battaglia. Certo, Jünger è un testimone del suo tempo troppo lucido per non accorgersi che la Sardegna è un microcosmo arcaico prossimo al tramonto, in cui si vanno già moltiplicando i segni della modernità e dunque dell'"annessione alla tecnica planetaria". Tuttavia, l'Isola offre ancora la possibilità di aprirsi un varco verso la pienezza di vita della natura: Sardinia sive natura, si potrebbe quindi dire, dato che l'Isola è vissuta come un tripudio di forme e colori in cui si manifestano la potenza e la fecondità di una natura risacralizzata nel segno dell'immagine archetipica della Grande Madre. Uomini e fiere perdono, così, sotto gli occhi di Jünger, contorni netti per prendere parte ai "ludi bellici ed amorosi di partner animali nel sogno della vita".
88527Albeuve, Editions Castella 1978, 230x135mm, 165pages, broché. Couverture à rabats. Sous emboitage de l’éditeur. Exemplaire papier Glastonbury Antique Lai XI/L, tirage de tête. Exemplaire à l'état de neuf.
brossura Il volume si compone di una serie di saggi riguardanti l'attività di Mario Verdone sia come scrittore che come critico delle Avanguardie. Nonostante l'ampio sviluppo d'una carriera letteraria iniziata sotto il segno augurale di una recensione ammirata da parte di Savinio alla prosa poetica Città dell'uomo (1941) e proseguita, lungo decenni, in vari generi: narrativa, drammaturgia, poesia, Atti radiofonici, drammi per musica, Verdone è conosciuto soprattutto per la sua opera di rivisitazione storica e critica, essendone stato anche testimone attivo, delle avanguardie artistiche del primo Novecento, in particolare del futurismo. Questo libro intende soffermarsi, invece, in primo luogo sull'attività creativa, senza però trascurare Verdone saggista. Al ruolo, dunque, che il futurismo come altre Avanguardie storiche hanno assunto nella delineazione di caratteri precipui dello scrittore e dello studioso non mancano di prestare attenzione questi saggi, scegliendo alcuni testi (nella prima sezione di taglio creativo, nella seconda di taglio storiografico e saggistico) tra la vasta produzione offerta dall'autore. Il risultato è di focalizzare quel rapporto tra personalità culturale e personalità poetica che, unificando una disposizione intellettuale a percorrere molteplici vie di sperimentazione, renda anche conto, tramite il filtro di un'esperienza personale, di certi nodi del "moderno" e di sue variazioni nel secolo che ci precede.
br. Quando si pensa a Piero Gobetti si pensa soprattutto all'uomo politico, all'oppositore del fascismo. Morto a Parigi prima di compiere venticinque anni, Gobetti fu uno straordinario poligrafo. Fondatore di riviste, animatore editoriale (pubblicò la prima edizione di "Ossi di seppia" di Montale), studioso, toccò con una scrittura duttile ed efficace i generi più diversi. L'abbozzo autobiografico e il diario, la critica teatrale (spesso ferocissima), la riflessione letteraria (da Dante ad Alfieri a Leopardi, da Verga a Marinetti), la ricerca sull'arte, con affascinanti studi su alcuni pittori tra Quattro e Seicento, il ritratto umano (Eleonora Duse, Giacomo Matteotti, il Mussolini delle origini), la scrittura di viaggio, il pamphlet politico, le lettere di lavoro, d'amicizia, d'amore. Paolo Di Paolo, che a Gobetti ha dedicato il romanzo "Mandami tanta vita", raccoglie in questo volume una scelta delle "scritture" di Gobetti con l'intento di avvicinarlo a nuovi lettori. E di far riscoprire a chi lo conosce la vivacità dello stile, l'intensità della prosa di un ventenne di genio.
1701115255A La Haye (Den Haag): ADRIAN MOETJENS. 1701. XXVIII.; 448. 15x9,5cm. Zustand: Gut gering gebräunt, leicht wellig, Titelblatt hat kleine Fehlstelle, sehr selten gering fleckig (Innen); Einband (Außen) hat leichte bis stärkere Gebrauchsspuren, hier nur stärker weil der Buchrücken fehlt, ansonsten leicht bestoßen-berieben-befleckt; Im hinteren Schnitt ist eine sehr kleine brandfleckige Struktur, die min. bis geringfügig in den Seitenrand reinreicht; Buch ist innen gut / außen akzeptabel; Ppbd.
0365638374.Gpaperback. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. paperback
In 16? (cm 17,5), Brossura, pagg.185-(2) testo in francese, segni del tempo alla cop., ma buon es. Collana "Folio", 89
Vol. in -8 (13,7 x 19,7 cm.), brossura editoriale verde chiara con titoli in nero entro riquadro marrone sul piatto ant., velina trasparente di protezione, pp. 153, (3). Segni del tempo alla copertina, per il resto in buono stato di conservazione - Firma di antica appartenenza allo scrittore Gilberto Altichieri scritta a penna sul retro del primo foglio bianco. Collana: PROSATORI ITALIANAI CONTEMPORANEI - 1. EDIZIONE.
br. La letteratura sulla droga è caratterizzata, nei suoi rappresentanti più illustri, da De Quincey a Artaud, da Baudelaire a Huxley, da due diversi, ma inscindibili aspetti: è tanto confessione che esperimento. Questi "Avvicinamenti" raccolgono l'eredità europea, facendo della confessione e dell'esperimento non tanto i momenti di uno sviluppo della coscienza, quanto gli spunti per una regressione.
br. Charles Bukowski "ritorna". Ritorna con una raccolta di scritti già pubblicati in vita ma che qui postulano una continuità, un'unità di tono, un preciso e vario dispiegarsi di temi. Che si tratti di arte, di musica, di politica, dei colleghi scrittori o di ripercorrere la propria vita, la penna del vecchio Buk non sorprende, ma illumina, lascia senza fiato. Che cosa doveva essere letteratura, era chiaro: "La maggior parte degli scrittori scriveva delle esperienze delle classi medio-alte. Avevo bisogno di leggere qualcosa che mi facesse sopravvivere alle mie giornate, alla strada, qualcosa a cui appigliarmi. Avevo bisogno di ubriacarmi di parole.". "Azzeccare i cavalli vincenti" va oltre il testamento letterario. In questa raccolta di riflessioni Bukowski innesca una personalissima, vitale ed esplosiva battaglia contro la fiacca mentalità borghese, con uno humour disincantato, dark e cinico che non può lasciare indifferenti. Ecco allora le prese di posizione contro la cultura "alta" delle università, i poco convenzionali pamphlet sul piacere di defecare e sul diritto di guidare ubriachi, e le dichiarazioni programmatiche sulla superiorità di una vita spogliata dagli agi materiali e magari arricchita da una bottiglia di vino e da un disco di Mozart. Tristezza, follia, humour. L'universo bukowskiano concentrato in una raccolta di saggi e scritti apparsi su riviste e taccuini tra il 1944 e il 1990.
Romanzo a metà tra la prosa e i versi, l'opera di Agatensi racconta della vita di Azzo VII di Este, sovrano di Ferrara nel XIII secolo. Brossura originale ben conservata, un po' piegata la copertina. Introduzione dell'autore con le pagine unite all'altezza del dorso, fioriture all'interno.
Romanzo a metà tra la prosa e i versi, l'opera di Agatensi racconta della vita di Azzo VII di Este, sovrano di Ferrara nel XIII secolo. Brossura originale ben conservata. Introduzione dell'autore con le pagine unite all'altezza del dorso, fioriture all'interno.
196812956Berlin, Buchverlag Der Morgen 1968. Ganzleinen mit Schutzumschlag (im Schuber), 8°, 463 und 442 S., 1. Auflage, "Im Mittelpunkt der erregenden Handlung, deren Höhepunkt das Menetekel für den im Siegestaumel zechenden König Belsazar ist, steht die schöne, kluge Nanai, die sich einem persischen Spion hingeben soll, um so ihr Land vor der Zerstörung zu retten. Gedankentiefe und eine historisch zuverlässige Darstellung sind die Vorzüge dieses großartigen Romans."
in-8° ( 16 x 10 cm); 1 vol.; pp. [12], 304; marca (sirena bicaudata e coronata tiene uno stemma in una cornice vegetale) al frontespizio, testatine e capilettera xilografati; leg. moderna in pergamena, frontespizio in b/n, titolo all'occhietto "Bacco in Toscana"; dedica dell'Editore a Giuseppe Valletta; seconda ed. (la prima fu pubblicata a Firenze nel 1685) di un lungo poema epico sull'enologia di Francesco Redi (1626-1698; medico, scienziato e letterato di Arezzo, poeta, membro dell'accademia della Crusca). "Il testo, soprattutto famoso per la descrizione dell'ebbrezza di Bacco immaginato ad assaggiare i vini della regione, offre un divertente catalogo dei vini toscani del tempo. Il Redi, sembra fosse astemio, sviluppò il componimento in ben 980 versi, facendo anche una requisitoria contro tè, caffè, sidro, birra e i diversi prodotti non italiani derivanti dalla distillazione alcolica"; leggere bruniture e normale patina del tempo alle carte; opera interessante, molto poco diffusa, quasi in ottime condizioni generali. -- 8vo, mod. vellum, [12]-304 pp. (paper age-toned, some spotting). Good copy. 2nd ed. (1st Florence 1685) of a long poem by Francesco Redi (1626-1698) on oenology. Woodcut mark on title. Ref. Rhodes (BL London) 726. BN Paris (1). Cp. Simon 1268, Oberlé 1039, Vinciana 2988 (1st ed.).
264 pages. Blue cloth covers worn at extremities and with general light shelfwear. Inscription by previous owner on front free endpaper.
201514425BBNorderstedt, Books on Demand, 2015. 8°, 116 S., farbig illustr. original Kartonage (Paperback), sehr gutes, sauberes Exemplar.
1937LIT9653MÉdition originale, broché, 379 pages, paru chez Denoël en 1937, sous plastique, intérieur frais, couverture légèrement usée, les défauts sont visibles sur les photos, tranches en bon état général. Tirage ordinaire.
194115637Berlin, Schaffer-Verlag 1941. Pappband, 8°, 285 S., 30. Tausend
br. Fabbriche, dighe, centrali elettriche abbandonate restituite alla comunità e convertite in laboratori teatrali, gallerie, sale proiezioni. Residenze artistiche nate spontaneamente in sperduti villaggi di montagna. Vecchie aziende agricole ed ex caserme diventate auditorium e spazi espositivi. Rifugi alpini che organizzano festival musicali. Centri sociali occupati che pulsano di feste e musica elettronica fino a notte fonda. Sono i nuovi centri culturali, una rete di realtà spesso lontane dai riflettori che unisce artisti, giovani antagonisti, attivisti, operatori del sociale, studenti. O semplicemente persone che amano il proprio quartiere e la propria comunità. "Bagliore" - progetto di cheFare in collaborazione con il Saggiatore - riunisce sei racconti di giovani scrittori che attraverso il loro sguardo, individuale, originale, sincero, si sono immersi nella vita quotidiana dei Bagni Pubblici di via Agliè a Torino, degli spazi del Cre.Zi. Plus a Palermo, dell'ExFadda a San Vito dei Normanni, dell'Ex Villaggio Eni a Borca di Cadore, delle Officine Culturali a Catania, di Pollinaria a Civitella Casanova. Attraverso le storie e le testimonianze di chi ha creduto nella possibilità di forme differenti di socialità e relazione tra gli individui, questi luoghi diventano molto più di quello che sembrano: una nuova via, più inclusiva e trasversale, di diffondere la cultura. Ecosistemi collaborativi che nel rispetto e nella valorizzazione del territorio hanno trovato una risposta alternativa alla crisi, trasformandosi in laboratori permanenti in cui immaginare nuovi, e migliori, futuri possibili.