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brossura Dittatori, tiranni, despoti, usurpatori o semplicemente uomini di potere. In questa opera si affronta il problema della dittatura analizzando attraverso lo strumento dell'analisi del gesto grafico figure che nel corso della loro storia politica hanno dominato in maniera più o meno necrofila o distruttiva, contrapposte ad altre votate sì al comando e all'imposizione di regole dogmatiche, ma meno devastanti. In questo senso risalta il modo di operare di alcune donne che, nonostante il potere conquistato, non hanno mai ceduto alla loro componente femminile gestendo l'autorità in funzione della crescita e non della distruzione.
br. Shirin Ebadi, la prima donna musulmana a ricevere il Premio Nobel per la Pace, ha ispirato milioni di persone nel mondo con il suo impegno da avvocato per i diritti umani, difendendo soprattutto le donne e i bambini dal brutale regime iraniano. Per questo il governo ha cercato di ostacolarla in tutti i modi, ha intercettato le sue telefonate, ha messo sotto sorveglianza il suo ufficio, l'ha fatta pedinare, ha minacciato lei e i suoi cari con metodi violenti e indicibili. Oggi Shirin Ebadi ci racconta la sua storia di coraggio e di ribellione contro un potere intenzionato a portarle via lutto - il matrimonio, gli amici, i colleghi, la casa, la carriera, persino il Premio Nobel - ma che non è riuscito a intaccare il suo spirito combattivo e la sua speranza di giustizia e di un futuro migliore: "è per amore dell'Iran e del suo popolo, delle sue potenzialità e della sua grandezza; che ho intrapreso ogni singolo passo di questo viaggio. E so che un giorno gli iraniani troveranno la loro strada per la libertà e la giustizia che meritano." "Finché non saremo liberi" è il racconto incredibile di una donna che non si arrenderà mai, non importa quali rischi dovrà correre: un esempio per tutti, che insegna il coraggio di lottare per le proprie convinzioni.
br. La Corea del Nord evoca l'immagine di un paese fuori dalla storia, governato da un dittatore lunatico e omicida. Nel migliore dei casi quello di Kim Jong-un viene descritto come un regime eccentrico, feroce e cupo nel suo remoto grigiore totalitario. Ma è davvero così? O non è possibile un esame più lucido della realtà coreana? Come mai, d'altronde, le più grandi potenze mondiali sembrano prendere tanto sul serio questo staterello circondato da Cina e Giappone? Questo libro intende rispondere alle molte domande suscitate dalla Repubblica popolare della dinastia Kim, ripercorrendo la storia della penisola coreana, divisa tra un Sud democratico e "occidentale" e un Nord additato come una delle maggiori minacce per la sicurezza globale. Per decifrarne le diverse sfaccettature si è deciso di tralasciare la retorica dell'indignazione puntando su una riflessione capace di offrire un quadro completo su storia, geopolitica, avanzamento nucleare, diritti umani e relazioni internazionali di uno dei paesi più enigmatici, chiusi e sconosciuti del mondo: la Corea di Kim.
br. Un'ampia antologia di scritti per capire le ragioni della Corea Popolare attraverso le opere dei suoi massimi dirigenti: Kim Il Sung, il generale guerrigliero fondatore del Partito del Lavoro e della Repubblica Popolare Democratica di Corea; Kim Jong Il, ideologo e guida del Paese negli anni del potenziamento militare sullo scacchiere multipolare; Kim Jong Un, giovanissimo dirigente recentemente eletto Primo Segretario del Partito e Primo Presidente della Commissione di Difesa Nazionale, massimo organo del potere statale della RPDC. Un volume che, senza interpretazioni e filtri, offre la possibilità di conoscere direttamente le peculiarità del socialismo coreano, la storia della Corea contemporanea e l'origine reale delle tensioni da "guerra fredda" che ancora attraversano l'Estremo Oriente.
brossura 1 Settembre 1969: un colpo di stato incruento rovescia la corrotta monarchia feudale di re Idriss e scaccia i colossi petroliferi multinazionali dal suolo libico. A guidare gli insorti, nel nome del pensiero nasseriano di unità araba contro il neo colonialismo occidentale, un pugno di giovani figli del deserto sirtico comandati da un ventisettenne idealista e sconosciuto. Il loro progetto, costruire una nuova Libia indipendente, islamica nel senso più puro del termine, esperimento di democrazia diretta e padrona delle proprie immense fonti di ricchezza. È il sogno della rivoluzione verde, non gradito dal sistema internazionale, temuto dai paesi arabi e presto tradito da tutti i suoi principali propugnatori. Conclusosi, infine, tragicamente con la morte in diretta mondiale del suo principale protagonista: Muammar El Gheddafi.
brossura Una persona di fronte alla morte può ancora desiderarla? Come si può desiderare la morte? Forse nessuno è partito in montagna con il desiderio di uccidere, ma sono queste le condizioni che si sono create. Se qualcuno ti dà uno schiaffo non puoi restare fermo... Quando la tua identità è stata spezzettata non puoi continuare a vivere. Se fosse per me, avremmo dovuto risolvere i nostri problemi parlando, senza imbracciare le armi. Se le persone arrivano a combattere, vuol dire che sono state messe in queste condizioni.
brossura
br. Questo libro sul processo di costruzione del mito di Francisco Franco si presenta al suo lettore come un immane accumulo di appunti. Non si tratta di un'opera sistematica, con intenti esaustivi. Si tratta di un lungo taccuino di viaggio, una serie innumerevole di stimoli, di percorsi, di sentieri erranti nella selva della storia. Si è cercato, attraverso l'impianto fenomenologico, d'isolare fenomeni eterogenei all'interno di categorie molto precise e di stabilire dei nomi. All'interno del nome sono state integrate molte sfumature dei fatti. È questo l'intento del libro: elaborare da una quantità enorme di materiale a disposizione delle categorie ermeneutiche che permettano di guardare al materiale già conosciuto con occhi nuovi.
br. Questo libro sul processo di costruzione del mito di Francisco Franco si presenta al suo lettore come un immane accumulo di appunti. Non si tratta di un'opera sistematica, con intenti esaustivi. Si tratta di un lungo taccuino di viaggio, una serie innumerevole di stimoli, di percorsi, di sentieri erranti nella selva della storia. Si è cercato, attraverso l'impianto fenomenologico, d'isolare fenomeni eterogenei all'interno di categorie molto precise e di stabilire dei nomi. All'interno del nome sono state integrate molte sfumature dei fatti. È questo l'intento del libro: elaborare da una quantità enorme di materiale a disposizione delle categorie ermeneutiche che permettano di guardare al materiale già conosciuto con occhi nuovi.
br. Il 25 gennaio 2011, quando scoppia la rivoluzione in Egitto, Ahdaf Soueif, giornalista e scrittrice di fama internazionale, è colta da un unico, irrefrenabile istinto: scendere in strada per mescolarsi ai milioni di giovani che sciamano verso piazza Tahrir. Nessuno sa ancora, neppure lei, che la folla deciderà di fermarsi in quella piazza per diciotto interminabili giorni. Poco più di due settimane: il tempo di una rivoluzione tanto fulminea quanto covata per decenni. Diciotto giorni che hanno segnato la storia presente di un popolo tuttora in pieno fermento, raccontati da chi li ha vissuti in quel luogo simbolo della "primavera araba". Ahdaf Soueif ci conduce per mano tra i vicoli affollati del Cairo in rivolta; ci fa respirare quella straordinaria atmosfera, quella spinta collettiva che porta il singolo a sentirsi finalmente parte attiva di una comunità. Giorno dopo giorno, notte dopo notte, l'autrice segue il succedersi dei drammatici sconvolgimenti che hanno determinato la caduta del regime di Hosni Mubarak il racconto, tuttavia, non si traduce mai in semplice cronaca: "la storia che ho scritto non riguarda solo gli eventi oggettivi ma anche il modo in cui io, noi, li abbiamo vissuti, sentiti, interpretati". La rivoluzione, comunque, è un processo, ha una vita propria, che si dipana indipendentemente dal modo in cui i suoi stessi artefici l'avevano immaginata. E Ahdaf Soueif non può fermarsi a quei decisivi diciotto giorni: deve andare avanti, perché la rivoluzione stessa va avanti.
br. Ece Temelkuran è una delle voci politiche europee più influenti del momento. Turca, vive in esilio dopo aver visto il suo paese sgretolarsi sotto l'onda d'urto del regime sanguinario di Erdogan. Da questa sua traumatica esperienza ha deciso di partire per denunciare in che modo una nazione possa, in breve tempo, scivolare nel baratro della dittatura. I passaggi salienti che hanno condotto la Turchia al suo deprecabile e sanguinoso stato attuale sono ben riconoscibili in tutto il mondo e sono una costante della politica contemporanea in moltissime nazioni, compresa la nostra. Le «mosse» per sfasciare un paese sono le stesse ovunque. 1. Crea un movimento (si badi bene, non un partito, ma un movimento, al limite una lega); 2. Disgrega la logica, spargi il terrore nella comunicazione; 3. Abolisci la vergogna: essere immorali è «figo» nel mondo della post-verità; 4. Smantella i meccanismi giudiziari e politici; 5. Progetta i tuoi cittadini e le tue cittadine ideali; 6. Lascia che ridano dell'orrore; 7. Costruisci il tuo paese. Dove siamo arrivati in Italia? Forse al punto 4? Siamo già al 5? A che punto è la Gran Bretagna della Brexit e di Nigel Farage? E la Russia di Putin? L'Ungheria di Orbán? Gli Stati Uniti di Trump? Perché una cosa si comprende amaramente bene, leggendo queste pagine: il percorso è sempre lo stesso, inizia senza allarmare, ma poi procede sempre, inesorabile, verso il punto nel quale ci si accorge che ormai la democrazia è svanita. I populisti, in crescita in tutto il mondo, fanno più o meno gli stessi discorsi ovunque. Li fanno a nome delle «persone perbene», del «popolo», sottintendendo così che chi non li appoggia non fa davvero parte del popolo, quindi è un «nemico interno». "Come sfasciare un paese in sette mosse" è un appello al mondo: fate attenzione - ci dice Temelkuran - il populismo e il nazionalismo non marciano trionfalmente verso il governo, ci strisciano dentro di nascosto. Bisogna essere vigili più che mai o ce li ritroveremo in casa senza accorgercene fino al punto d'arrivo finale: la dittatura.
br. Negli anni Settanta, nel tragico periodo dell'ultima dittatura, un'intera generazione di adolescenti dell'ambiente liceale di Buenos Aires, politicamente impegnati, si ritrova perseguitata. Ragazze e ragazzi dai 15 ai 20 anni, sono costretti ad abbandonare il paese, divenuto teatro di sparizioni inquietanti. Attraverso le testimonianze, raccolte decenni più tardi da Diana Guelar, da Vera Vigevani Jarach e da Beatriz Ruiz, vengono salvate le vicende dolorose che precedettero le partenze, le storie di militanza, di presa di coscienza, di progetti e di utopie; le lotte, le certezze, i dubbi; le vicende di paura, di fughe e di clandestinità; fino alla drammatica decisione dell'esilio. Il materiale raccolto include le corrispondenze che gli adolescenti esiliati hanno mantenuto con familiari e amici, attraverso vari testi, su un passato che non può passare.
198213933Minuit / Plon 1982 617 pages in8. 1982. Reliure Editeur avec jaquette. 617 pages. L'ouvrage 'Sachso : au cœur du système concentrationnaire nazi' publié par l'Amicale d'Oranienburg-Sachsenhausen explore l'histoire du camp de Sachsenhausen et la solidarité des déportés-résistants. Il vise à transmettre la mémoire de la déportation et à alerter sur les dangers des pensées totalitaires
21971Paris, Grasset, 1932. In-8 (185x120mm) broché, 276 p. Rousseurs extérieures, mais bon intérieur.
2010189729Gallimard Paris, Gallimard, 2010. In-8 broché de 661 pages. Collection Bibliothèque des sciences humaines. Très bon état
19803040647Bern, Benteli, 1980. IX, 291 S. OKart.
20071152322007 Editions Larousse, Collection "A Présent" - 2007 - Petit in-8, broché, couverture illustrée - 310 p.
Per 200 anni l’Europa è stata dominata dal mito della palingenesi rivoluzionaria, il quale ovunque ha trionfato, ha prodotto cataclismatici mutamenti che, anziché far crescere la libertà e la felicità degli uomini, hanno spianato la strada al Moloch burocratico-totalitario. In questo libro si dimostra che tali esiti paradossali possono essere spiegati solo analizzando la logica interna della rivoluzione, la quale, nella misura in cui intende praticare la politica della tabula rasa e per rigenerare il mondo intero, è obbligata ad annientare la spontaneità sociale in tutte le sue manifestazioni e trasformare il partito nel solo regolatore della vita umana. "Rivoluzione e totalitarismo", dunque, contrariamente a una opinione largamente diffusa, sono un’unica cosa; e lo sono precisamente perché c’è solo un modo per rivoluzionare l’esistente: creare un potere illimitato e usarlo spietatamente per annientare tutto ciò che si oppone alla marcia della storia. Autori: Luciano Pellicani.
Mm 120x195 Prima edizione italiana. Collana "I Coralli". Volume rilegato in tela rossa, sovraccoperta originale, 174 pagine. Traduzione di Raffaello Uboldi. Libro in buono stato. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. Un libro che racconta, attraverso la voce di un protagonista, gli orrori di quella che fu una vera e propria dittatura e una fra le più crudeli: il regime di Stalin. L'autore, alto dirigente prima durante il governo di Lenin e poi di Stalin decide di ribellarsi all'"epurazione" del partito che vede coinvolti tanti colleghi e amici stimati per il solo fatto di non essere d'accordo con le decisioni impopolari prese da quest'ultimo e, soprattutto, alla direzione politico-sociale che stava intraprendendo il regime e di rivelare, dunque, la verità sulla Russia staliniana. Uno dei primi "miti" a cadere è proprio l'idea comune che Hitler e Stalin fossero nemici mortali. "Questo non è altro che un mito - ci racconta l'autore ? si tratta di un'immagine deformata della realtà, creata apposta da un'abile propaganda. La realtà, invece, è che Stalin, per quanto respinto per molti anni, ha sempre corteggiato Hitler. Se si può parlare d'un germanofilo al Cremlino, questo va identificato proprio con Stalin". Un volume, dunque, che finalmente racconta in maniera lucida e spietata gli abomini per troppo tempo nascosti e le ingiustizie del governo staliniano e ne ribalta moltissimi luoghi comuni, addirittura mettendo in luce come Stalin abbia favorito la politica di cooperazione con la Germania sin dal momento della scomparsa di Lenin.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. FONDO DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. LIEVI SEGNI DEL TEMPO. Ensayo sobre la evolución y situación actual de la democracia en España, que pone de relieve cómo el régimen de libertades afirmado por la Constitución de 1978 ha ido perdiendo su efectividad, dando paso a una auténtica "dictadura silenciosa". La experiencia periodística del autor le suministra fuentes de conocimiento abundantes, variadas y solventes, lo que le ha permitido construir sus argumentos respecto a lo que considera la progresiva transformación, íntima y no aireada, del régimen democrático español en una realidad de signo totalitario, dados el monopolio político de un solo partido, el nacionalismo creciente de Cataluña y el País Vasco, los defectos del liberalismo económico socialista y la creciente tensión contra la libertad informativa. Tanto la visión histórica de los mecanismos totalitarios de diversos regímenes como el informe sobre la situación actual en España significan una aportación al conocimiento de estas realidades y la fundamentación del deterioro democrático. El texto es descriptivo y valorativo con una de orientación democrática liberal y progresista en la que se detecta una visión temporalista o laicista de algunos conceptos o citas de la Iglesia. Saggio sull'evoluzione e l'attuale situazione della democrazia in Spagna, che evidenzia come il regime di libertà affermato dalla Costituzione del 1978 abbia perso la sua efficacia, cedendo il posto a una vera e propria "dittatura silenziosa". L'esperienza giornalistica dell'autore gli fornisce fonti di conoscenza abbondanti, varie e accertate, che gli hanno permesso di costruire le sue argomentazioni su ciò che considera la progressiva trasformazione, intima e non sopravvalutata, del regime democratico spagnolo in una realtà di segno totalitario, dato il monopolio politico di un unico partito, il crescente nazionalismo della Catalogna e dei Paesi Baschi, i difetti del liberalismo economico socialista e la crescente tensione contro la libertà di informazione. Sia la visione storica dei meccanismi totalitari dei vari regimi che la relazione sull'attuale situazione in Spagna attraverso un contributo alla conoscenza di queste realtà e al fondamento del deterioramento democratico. Il testo ha un orientamento democratico liberale e progressista in cui viene rilevata una visione temporalistica o secolarista di alcuni concetti o citazioni della Chiesa. Descrizione bibliografica Titolo: La dictadura silenciosa: mecanismos totalitarios en nuestra democracia Titolo tradotto in italiano: La dittatura silenziosa: meccanismi totalitari nella nostra democrazia Autore: Federico Jiménez Losantos Editore: Madrid, Ediciones Temas de Hoy, 1993 Edición: Quinta (Junio de 1993) Lunghezza: 270 pagine; 23 cm ISBN: 8478802746, 9788478802746; 8478806105, 9788478806102 Collana: Volume 7 di Colección Grandes temas Idioma: Español Lingua: Spagnolo Language: Spanish Soggetti: Política, Generalidades, Ciencias Sociales, Gobierno, Estudios, Referencias, Historia de Europa, Libros, Libri in spagnolo, Saggi, Democrazia, Scienze sociali, Filosofia politica, Storia contemporanea, Spagna, Europa, Dittatura, Democrazia, Parlamentarismo, Totalitarismo, Partecipazione, Chiesa, Potere, Elites, Classi dirigenti, Regimi politici, Nazionalismo, Populismo, Teorie e ideologie politiche, Rivoluzione, Guerra Fredda, Comunismo, Proletariato, Partitocrazia, Partiti politici, Diritto, Diritti umani, Libertà, Pensiero, Liberalismo, Liberismo, Capitalismo, Comunicazione, Elezioni, Riformismo, Progressismo, Sinistra, Destra, Secolarizzazione, Cristianesimo, Amministrazione, Burocrazia, Stato, Diritto, Opinione pubblica, Mass Media, Giornali, Stampa, Editoria, Monopolio, Libri Vintage Fuori catalogo, Intellettuali, Linguaggio, Dopoguerra, Fascismo, Neofascismo, Movimenti politici, Separatismo, Books in Spanish, Essays, Democracy, Social Sciences, Political Philosophy, Contemporary History, Spain, Europe, Dictatorship, Democracy, Parliamentarism, Totalitarianism, Participation, Church, Power, Leading classes, Political regimes, Nationalism, Populism, Political theories and ideologies, Revolution, Cold War, Communism, Proletariat, Partitocracy, Political parties, Law, Human rights, Freedom, Thought, Liberalism, Liberalism, Capitalism, Communication, Elections, Reformism, Progressiveism, Left, Right, Secularization, Christianity, Administration, Bureaucracy, State, Law, Public opinion, Newspapers, Press, Publishing, Monopoly, Out of print books, Intellectuals, Language, Postwar period, Fascism, Neofascism, Political movements, Separatism Parole e frasi comuni Antena Antonio cabo cadena cambio Canal casi castellano catalán Cataluña ciudadanos Civil clase comunicación Conde Constitución control corrupción crítica cultural defender democracia democrático derecho dictadura económica embargo empezó empresas entonces España española Felipe frente fuerza futuro García González grupo Guerra hablar Herrero historia humana idea institucional intelectual izquierda lengua liberal libertad libro lingüística Luis Madrid Martín Ferrand mecanismos mejor millones modo muerte mundo nacionalismo opinión OTAN país pasado periódico poder Polanco política primera principio privada problema PSOE pública pueblo radio razón régimen siglo silenciosa sistema sociedad soviético televisión totalitarismo trabajo vasco voto revolucion comunismo cultura proletaria evangelio Franco Archipelago Gulag URSS Solgenitsin partidogracia felipismo PSOE Asensio Aznar Boyer Silvio Berlusconi Carrasacal Cebrian Mario Conde Camus Berlinguer Ceausescu Cervantes Fidel Castro Fukuyama Fraga Marx Feuerbach Gonzales Herrero Hobbes Hitler Hayek Kautsky Benito Mussolini Pujol Ortega y Gasset Poulantzas Popper Orwell Polanco Tocqueville Sciascia Sartori Salazar Rushdie Solchaga Romero Thatcher Stalin Unamuno Wojtyla Vargas Llosa Manica Catalani Catalogna cittadini Costituzione controllo culturale critica corruzione difendere democrazia democratica dittatura economica aziende Spagna forza futuro Gruppo García González Discorsi guerra Blacksmith storia umana idea intellettuale libertà lingua liberale libro linguistico Luis Madrid Martín Ferrand meccanismi morte nazionalismo mondiale opinione NATO potere Polanco politica principio privato PSOE pubblico villaggio ragione regime sistema silenzioso Società sovietica televisione totalitarismo Lavoro basco società civile
20001241082000 Editions de Paris, Paris - 2000 - Fort in-8, cartonnage illustré - 741 pages
brossura Il titolo allude a "I demoni" di Dostoevskij, che sono assunti a simbolo dei due grandi mali che hanno condotto alle tragedie del Novecento e hanno alimentato le ideologie totalitarie: il mito della palingenesi sociale e il mito della gestione scientifica dei processi sociali. L'idea aberrante che l'umanità debba essere ricostruita dalle fondamenta ha generato quell'"odio di sé" che ha corrotto la civiltà europea e che François Furet ha definito come la capacità di generare uomini che odiano l'aria che respirano senza averne mai conosciuta un'altra. Le manifestazioni estreme di questa malattia - lager e gulag - esprimono quei miti fondatori: i miti palingenetici (politica razziale o purificazione sociale di classe), la gestione scientifica della deportazione, del lavoro forzato e dello sterminio di massa. L'umanità europea compie azioni di penitenza ma sembra non aver compreso le radici della catastrofe che l'ha devastata. L'"odio di sé" si manifesta nelle ideologie postcomuniste e dell'estremismo pacifista; mentre l'adesione critica all'ideologia scientista assume le forme di un relativismo radicale che nega ogni spazio all'etica, alla morale e alla religione nella vita pubblica, e oltretutto nega la scienza come conoscenza, aumentando così il degrado civile.
Mm 180x255 Brossura originale con restauri e lievi perdite della copertina originale, 368 pagine con il testo in buon ordine e legature salde. Sentita dedica in apertura. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. Si può scampare alle persecuzioni dei due grandi regimi totalitari del Novecento e poi scrivere un libro di memorie come questo: sobrio, indomito, luminoso. Heda Bloch è fuggita dalla marcia della morte verso Bergen-Belsen, ma Praga la riaccoglie con ostilità: troppo forte, per i suoi amici, è il terrore delle rappresaglie naziste. Dopo la liberazione e la «rinascita comunista», nel 1952 il marito, Rudolf Margolius, alto funzionario governativo - un «mercenario al servizio degli imperialisti» -, verrà condannato all'impiccagione nel clima plumbeo e maligno del processo contro il segretario generale Slànsky. Inizia il periodo del «silenzio attonito, terrorizzato»; solo le seconde nozze con Pavel Kovàly salveranno Heda e il figlio Ivan da una lunga, tragica vita da reietti. E quando sta per giungere il lieto fine, quando dopo la Primavera di Dubcek tutta la popolazione di «una città che non riusciva a dormire per la gioia» si riversa festosa in strada, ecco l'estremo orrore: l'arrivo dei carri armati sovietici.