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310p. 18 cm. Hardcover Ex-Library in very good condition; red cloth & gilt spine decorations From library of St. Aidan Catholic Church, Brookline, MA, former parish of the Kennedy family.
New English Paperback. Pbo. Cr. 8vo. (20 x 14 cm). In Turkish. 80 p., ills. Osmanli toprak düzeni ve halk siiri. Inceleme. Turkish folk poetry and Ottoman feudalism.
288p. 18 cm. Hardcover Ex-Library in very good condition; lt. blue cloth & gilt spine decorations From library of St. Aidan Catholic Church, Brookline, MA, former parish of the Kennedy family.
696p. 18 cm. Hardcover Ex-Library in very good condition; green cloth & gilt spine decorations From library of St. Aidan Catholic Church, Brookline, MA, former parish of the Kennedy family.
Fine Turkish Paperback. Cr. 8vo. (20 x 11 cm). In Turkish. 344 p. Kürtler üzerine tezler. First Edition.
New Turkish Paperback. Pbo. Cr. 8vo. (20 x 14 cm). In Turkish. 144 p. Ahlatsahlar'dan günümüze Bitlis ve çevresinde halk inançlari.
Fine English Paperback. Pbo. Roy. 8vo. (24 x 17 cm). In Turkish. [ix], 123 p., color and b/w plts. Yagcibedir rugs and carpets of Balikesir - Sindirgi region in Turkey. Balikesir - Sindirgi yöresi Yagcibedir halilari.
br. Vi sentite tranquilli in fatto di etichetta e buone maniere? Oppure a volte vi siete sentiti in imbarazzo perché non sapevate quale fosse il modo "giusto" di comportarvi? Dopo una breve introduzione sulla storia e l'attualità del Galateo, il volume mette alla prova il lettore con situazioni e problemi di ogni tipo cui si applicano le buone maniere: dagli ambiti più tradizionali (abbigliamento, a tavola, viaggi e inviti) a quelli più moderni e legati alle nuove tecnologie (Internet e posta elettronica, senza dimenticare l'imprescindibile telefono cellulare). "Dire", "Fare", "Baciare", "Lettera" e... "Netiquette", ovvero il Galateo della rete: sono questi i capitoli in cui si dividono le oltre duecento domande del volume, analizzate e commentate dagli autori.
ill., br. Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, talmente famoso a Napoli da essere chiamato semplicemente "o Principe", visse a metà del XVIII secolo. Inventore, ricercatore, scienziato alchimista, la leggenda lo vuole negromante in grado di sconfiggere la morte stessa.
ill., br. Ha ancora senso riproporre oggi antiche leggende che affondano le loro radici nel territorio? A questa domanda Andrea Andolina e Valentina Burolo rispondono con un sì entusiastico, raccontando una serie di fiabe che affondano le proprie radici nella tradizione popolare dei luoghi più significativi della Venezia Giulia e dell'Istria.
br. È antico il fascino di Bologna. Come un'ombra, percorre da secoli i vicoli del centro storico, i sotterranei e i portici che hanno reso celebre nel mondo la città. Tutti conoscono la Bologna "dotta", "grassa" e "turrita", ma solo in pochi conoscono i segreti, gli enigmi e i gialli del capoluogo emiliano. Come la necropoli dei vampiri emersa dalle viscere della terra durante i recenti scavi per l'alta velocità, o il codice mai decifrato inciso sulla Pietra di Bologna. Nella storia locale ci sono stati anche personaggi controversi come Girolamo Menghi, il più grande esorcista del Cinquecento, i cui libri furono inseriti nella lista dei testi proibiti dal Vaticano. Mentre le pagine della cronaca recente hanno portato alla ribalta figure ambigue come i poliziotti-criminali della banda della Uno bianca. E sempre nella storia contemporanea troviamo i delitti irrisolti del DAMS o l'ormai storica strage del due agosto, tra terrorismo e segreti di Stato. Barbara Baraldi, autrice definita dalla stampa «la regina del thriller gotico italiano», torna a raccontare la sua città, cogliendone l'anima oscura, il volto misterico, gli aspetti insoliti che ogni amante di Bologna dovrebbe conoscere. Una città misteriosa e ricca di segreti tutti da svelare. Tra gli argomenti insoliti e misteriosi: La città dei vampiri; I misteri della Bologna sacra; I predatori di tesori templari; 666 archi per la Madonna nera; Esoterismo e alchimia; Bologna tra magia e scienza; Il giudice che scomparve nel nulla; Delitti di gente perbene; Strage del 2 agosto 1980, segreti di Stato; Finestre che ridono: le case infestate.
br. Bogia nen!, resisti! Dalle fortificazioni dell'Assietta alla vita di tutti i giorni, è fondamentale la capacità di fronteggiare con coraggio gli eventi: dall'eccezionale al quotidiano. Il coraggio serve sempre e - questa è una bella notizia - si può imparare e allenare. I proverbi piemontesi sono alleati straordinari. Contengono il distillato di una saggezza accumulata nei secoli: insegnamenti pratici, pronti per l'uso, alla portata di chiunque. Possono aiutarci nella sfida cui non ci si può sottrarre: avere più coraggio per vivere meglio.
ill., br. Un mondo antico che oggi non esiste più se non in qualche raro caso e nel ricordo delle persone più anziane, una cultura millenaria che ha sostenuto intere generazioni e oggi va scomparendo superata dai modelli della modernità. È la vita dura del mondo contadino del passato modulata dal ritmo della natura, fatta di fatiche e di restrizioni, di sacrifici e di miseri guadagni, ma anche di alti valori umani, di tradizioni e di credenze, di una sapienza antica unica e irripetibile che ha saputo trarre dalla natura il necessario per il sostentamento della gente senza consumarne le risorse. Un mondo che ha avuto il suo epilogo nel secolo scorso con la corsa al «posto fisso» in fabbrica e l'avvento massiccio della meccanizzazione. Questo libro, corredato di fotografie d'epoca, vuole raccontare l'antico mondo contadino. Gli insediamenti rurali, la vita comunitaria, le abitazioni sotto roccia, il lavoro dei campi, le colture, l'allevamento del bestiame, le emigrazioni stagionali, i traslochi di San Martino, l'alimentazione, l'istruzione, la fede religiosa, la salute e le malattie, le feste, i rapporti sociali, le lunghe veglie invernali, le credenze e il ciclo della vita sono solo una parte degli argomenti trattati. Un patrimonio in cui affondano in profondità le radici della nostra storia che merita di non essere dimenticato.
ill., br. Il sacro e il profano, considerate due dimensioni opposte, non erano poi così lontane per l'uomo del passato, si accostavano quotidianamente e coloro che credevano in un essere supremo non potevano certo vivere di solo spirito. Così nel tempo nacquero gesti, rituali, consuetudini, credenze, proverbi, che formarono quell'immenso bagaglio culturale che caratterizzava il mondo contadino del passato. Oggi la civiltà contadina ha inesorabilmente varcato la soglia del declino e la società moderna ha cancellato gran parte delle antiche tradizioni, ma le contraddizioni dell'esistenza umana restano come nel passato.
brossura Donne cariche d'anni, con un volto sgradevole e ripugnante, la pelle ruvida e molto scura, che all'improvviso si fa pallida, cadaverica, la fronte bassa, stretta e solcata da mille rughe, gli occhi velati, messi per storto nelle orbite e la voce roca, tremula, a volte impercettibile. Nella coscienza popolare la paura della donna masca, dotata di magici e malvagi poteri persiste, anche se affievolita. Attraverso l'immagine-icona che ci è stata tramandata, superstizioni, pregiudizi, scaramanzie sono ancora largamente diffusi ai nostri giorni, più o meno tollerati e condivisi dalla mentalità comune, apparentemente inoffensivi. Donato Bosca di queste tradizioni popolari piemontesi è stato, in questi ultimi trent'anni, studioso puntuale e appassionato. Promuovendo indagini che hanno coinvolto centinaia di anziani e di alunni della scuola dell'obbligo, ha dato impulso ad una "rivincita" culturale che consente oggi di riconoscere alle masche il ruolo di vittime più o meno inconsapevoli di una psicosi rimasta radicata nel corso dei secoli. Caricature e parodie cui le masche sono oggi destinate dal teatro e dalle strategie di rinascita del "territorio" dimostrano che, con il suo singolare e irripetibile percorso di ricerca, l'autore ha fatto emergere dal sottosuolo della memoria collettiva fonti orali e documenti ufficiali che erano indispensabili per arrivare a comprendere la complessità del fenomeno culturale legato a queste credenze.
br. Da "Ahò" a "bella pe' te", da "sto a rota" a "zagajà" ecco a voi il libro per scoprire, attraverso la sua lingua, qualcosa in più sulla Città Eterna. Il romanesco è una "lingua" in evoluzione, non un dialetto "in via d'estinzione" come lamentano i più pessimisti. Ci sono parole e modi di dire che ancora conserviamo dai tempi di Nerone, accanto ad altri che prendono in prestito lo slang della più moderna tecnologia, sconosciuti ai romani di qualche decennio fa. Il tutto si amalgama in un mix linguistico di straordinaria concretezza, che rispecchia il carattere dei romani, sbruffoni e bonaccioni, dissacranti e ironici, mai contenti. Questo dizionario non è un manuale linguistico, ma un modo diverso e divertente di raccontare Roma, i suoi abitanti, il loro modo di fare e di comunicare nella vita di tutti i giorni. Ogni parola è "tradotta" in italiano e poi commentata con aneddoti e piccole storie tratte dal mondo di oggi o dai ricordi di un passato che rivive nei racconti dei più anziani. Nel frasario finale, si illustrano le espressioni, insulti feroci o semplici sfottò, che risuonano nei vicoli e nelle strade congestionate della città. Insomma, si spazia dai sonetti del Belli alle battute dei personaggi dei film di Sordi e Verdone, dai versi di Califano alle dichiarazioni d'amore di Venditti, fino al "neo-romanesco" contemporaneo di Johnny Palomba e Diego Bianchi, in arte Zoro. A Roma oggi se dice così: Appiccicà; Cojonà; Inquartasse; Intuzzà; Monticiano; Piotta; Svortà; Stacce; Fattela pijà bene; Sto a schiumà; Vai cercanno Maria pe' Roma; A chi tocca nun se 'ngrugna; Magnatela 'na cosetta.
br. Cupole, obelischi, archi trionfali, ma anche piante e animali, dal mitico fico ruminale, sotto il quale approdò la cesta con Romolo e Remo, alle salamandre sulla facciata di San Luigi dei Francesi. Tutta Roma è una costellazione di simboli che attraversano tre millenni di storia, spesso celati in monumenti che sembrerebbero pure decorazioni: come la fontana delle Tartarughe che idealmente raffigura il motto coniato da Augusto, «Festina lente» ovvero «Affrettati lentamente». Alfredo Cattabiani, studioso di simbolismo e di tradizioni popolari, ricostruisce in questo libro la mappa dei simboli fondamentali di Roma rivisitando anche i miti ad essi collegati, da quelli della fondazione della città fino alle leggende medievali. Ma non vi è mito senza mistero: come ad esempio quello della Lupa che allattò i gemelli o l'altro del nome segreto di Roma, mai svelato nonostante l'illusione di chi, come Giovanni Pascoli, credeva fosse Amore. Sfilano così sulla scena personaggi antichi e moderni, divinità e santi, elefanti sapienti accanto a gatti enigmatici, una Befana che assume le sembianze della lunare Anna Perenna, l'arcangelo Michele dagli attributi eguali a quelli di Toth e di Mithra, e infine cardinali e gesuiti attenti ai fiumi carsici delle tradizioni romane. La città eterna è una costellazione di simboli che attraversano tre millenni di storia. Il mistero della lupa; Le metamorfosi di Anna Perenna; Le piante simboliche di Roma; L'obelisco Bestiario di Mithra Ocno e l'asino; L'Ara della Vittoria; Le guide di Roma antica nel Medioevo; Il cardinale di San Pietro in Vincoli; La salamandra di San Luigi dei Francesi; «Festina lente»; Athanasius Kircher Elephas sapiens; San Michele protettore di Roma.
ill., ril. Oggi che le voci dei nostri vecchi sono sempre più flebili - e in tanti casi ormai mute - abbiamo il dovere di non dimenticare il ruolo della cultura popolare; dobbiamo cercare di salvaguardarla, senza enfasi e con il necessario equilibrio, per non perdere di vista la nostra identità, le nostre radici, il nostro modo di essere nella storia. Un modo di essere connaturato, che talvolta ci ha fatti crescere con la consapevolezza che in alcuni luoghi masche o forse faje, poco importa, si ritrovino per ballare e adescare i meno attenti, trascinandoli così nel loro vortice colmo di mistero. Un modo di essere che ci ha anche insegnato ad ascoltare gli spiriti e i folletti: figure senza nome di un mondo rimasto inscritto nel nostro Dna. Per sempre. Le pagine di questo volume ci indicano il modo per guardare al nostro passato con orgoglio, con soddisfazione, in qualche caso con rimpianto. Oggi più che mai l'uomo ha bisogno di un punto di riferimento: corre troppo, medita pochissimo, si proietta nel futuro perdendo di vista ciò che effettivamente è e ciò che è stato. Consapevoli che la tradizione popolare non è espressione di una sola regione, o di un solo paese, gli uomini devono contribuire alla riscoperta e alla conservazione della cultura popolare degli antenati. Questa memoria va rinnovata, quando è fattibile e nella giusta misura, per poi affidarla ai figli. In questo modo sarà possibile educarli ad amare un passato forse più semplice, ma certamente provvisto di una propria forza e di una tradizione...
ill., br. Un viaggio che analizza e rivela le vicende che hanno caratterizzato le streghe e la caccia alle streghe in Piemonte: un viaggio nel passato, condotto con rigore ma proposto con un linguaggio semplice e accessibile che per la prima volta raccoglie i casi piemontesi documentati. Un viaggio nel mistero, ma soprattutto nella storia, effettuato con gli strumenti dell'antropologia, della criminologia, della sociologia del diritto e della psicologia. Un viaggio che ci riporta ai tempi in cui nelle nostre campagne le streghe si ritrovavano al sabba per praticare i loro riti contesi tra magia e culto dei diavoli; dove vengono a galla le storie di alcuni inquisitori piemontesi, chi fu artefice di grande repressioni e mandò al rogo molte streghe e chi invece fu assassinato da mano ignota; un viaggio che ci mostra come perfino la corte sabauda non fu indenne dalla paura delle streghe e che durante il governo di Vittorio Amedeo II vi fu chi fu squartato perché colpevole di aver praticato magia nera per uccidere il duca. Un viaggio originale che sarà l'occasione per conoscere un volto poco noto del Piemonte dove storia e filologia sono continuamente messe sotto assedio da leggenda e mito.
br. La caccia alle streghe è parte di un periodo storico che è stato facile preda del mito e della leggenda, assumendo connotazioni che in alcuni casi rendono problematica la ricostruzione di fatti e vicende di un tempo attraversato dalla grande paura del diavolo, con tutti i risvolti sociologici e culturali che tale paura poteva determinare. In fondo, basta pensare a quante tradizioni, luoghi comuni e credenze circolano, ancora oggi, intorno all'immagine della strega: miti che spesso hanno completamente trasfigurato la dimensione storica di fatti concretamente ancorati alla realtà.
br. Anche nel Terzo Millennio la superstizione continua ad avere uno spazio e un significato non irrilevante: c'è chi cambia strada davanti a un gatto nero e chi predica Anno bisesto, anno funesto... Questo libro raccoglie tutte le superstizioni che nel tempo si sono affermate e spiega il perché della loro nascita e della loro fortuna. E racconta come molte siano invece state combattute, con più o meno successo. In questo libro sono letti e interpretati, anche attraverso gli strumenti della psicanalisi, dell'antropologia, della sociologia e della storia delle religioni, riti scaramantici e credenze irrazionali, talismani e pentacoli, animali sospetti, azioni inquietanti, segni del corpo, manifestazioni della Natura e molto, molto altro ancora.
ill. Sapere sempre cosa fare e come comportarsi in ogni situazione. Questa piccola guida alle buone maniere vi aiuterà a trovare una soluzione al problemi di buon vivere nelle più diverse occasioni: da come si sta a tavola, all'uso del cellulare in pubblico. Un piccolo libro per dare bon ton a ogni momento della giornata.
br. Ideati e diffusi lungo l'arco di secoli, dai tempi dei latini fino alla rivoluzione industriale, i proverbi condensano e testimoniano le contraddizioni e le evoluzioni di una "sapienza povera", fondata sulla quotidiana esperienza del popolo minuto di città e di campagna. Una sapienza popolare che appare tanto più interessante in quanto si può osservare, ad esempio nelle varianti di una massima, in che misura il progresso abbia modificato il modo di considerare e interpretare tutti gli aspetti della realtà: l'amore e il rapporto tra uomo e donna, l'operosità e l'ozio, l'avarizia e la generosità, la giustizia umana e quella divina... Il presente volume raccoglie il meglio della tradizione meneghina su questi e su molti altri temi, offrendo un commento spesso illuminante sulle lontane radici storiche e letterarie dei proverbi e dei modi di dire, con l'utile corredo di un glossario italiano-milanese. L'eterna sapienza dei detti popolari.
ill., ril. I racconti presentati in questo libro, in parte già pubblicati, in parte inediti, rappresentano un preciso messaggio per le genti del nostro tempo. Esemplari sotto questo profilo sono le narrazioni che scaturiscono dalla realtà paesaggistica, forestale e storica di un'area montana conservatasi inalterata attraverso i secoli, nonostante le aggressioni perpetrate sotto la spinta di inderogabili necessità o di speculazioni affaristiche e commerciali. L'autore racconta storie nelle quali il lirismo si unisce al rigore delle analisi storiche e scientifiche per illuminare l'ineguagliabile patrimonio della cultura popolare dell'area dolomitica, trasmesso in forma esclusivamente verbale di generazione in generazione; I racconti di Dibona, attento indagatore della vita e delle memorie della gente di montagna rappresentano quindi un messaggio prezioso per chi si soffermi sulle incessanti occasioni di apprendimento, di mistero e di bellezza che provengono dalla passionale descrizione della misconosciuta natura dolomitica. La vita della montagna, quella vera, si respira in ogni pagina in un amalgama perfettamente fuso che chiude come in un cerchio un itinerario narrativo armonicamente concepito.
ril. Lo spirito di Messalina, le ombre che frequentano le catacombe cristiane, i celebri spettri di Beatrice Cenci e Lucrezia Borgia; altri meno conosciuti come la bella Costanza De Cupis, il fantasma dalle mani mozze o l'infelice Emmeline che abitò la splendida Villa Stuart, e poi i fantasmi di Shelley e Keats fino alle ossessioni di Dario Argento: questo libro ripercorre la storia millenaria della città dei papi e degli imperatori da un punto di vista insolito, attraverso i racconti dei suoi fantasmi e delle sue presenze occulte. Ne emerge una Roma dai tratti magici, legata alle religioni e ai riti misterici del passato, alla tradizione etrusca, ai culti orientali, ai primi riti cristiani. Si parte dai fantasmi che si dice infestino i teatri della città antica e imperiale, per passare a quelli creati dai roghi e dai processi della Santa Inquisizione, e arrivare infine ad alcune presenze più vicine a noi: una finestra su una Roma esoterica misteriosa, inquietante e dal fascino sorprendente. Spettri, spiriti e inquietanti presenze in una storia parallela della città eterna Tra i fantasmi di Roma: Storia infelice di Berenice, l'amante dell'imperatore Tito, e del suo fantasma; Il Pantheon, monumento esoterico per eccellenza, e i suoi abitanti misteriosi; La notte delle streghe e il fantasma di Salomè al Laterano; Le geometrie di Athanasius Kircher e il suo spaventoso museo del Collegio Romano; Il fantasma di Donna Olimpia Maidalchini, la Pimpaccia, la donna più temuta di Roma; Piazza Vittorio e la porta magica degli alchimisti; Il terribile fantasma di Lorenza, moglie del Conte di Cagliostro; I fantasmi del Museo delle Anime del Purgatorio; Beatrice Cenci, il più famoso fantasma di Roma; I Borgia a Roma, una storia di fantasmi Costanza de Cupis, la nobildonna dalle mani mozze; Il fantasma della chiesa dei Cappuccini e il racconto gotico di Hawthorne; Shelley e Keats, fantasmi a Roma; I fantasmi di Emmeline e di Lord Allen e Villa Stuart; Il Quartiere Coppedè, set per Dario Argento.