9 299 résultats
089-Do.J. Pinsel in Braun, über roter und schwarzer Kreide, auf Bütten mit Wasserzeichen: 3 Mondsicheln, links unten numieriert ?191?. 29,4:29 cm. Das Wasserzeichen weist auf Venedig als Herkunftsort hin. Verso gerötelt, Reste von Verklebung an den Ecken, Papier im unteren Drittel etwas knitterfaltig. Provenienz: Sammlung Prof. R. Jung, nicht bei Lugt. Vermutlich Entwurf für eine größere Arbeit, Fresko oder Gemälde.
483-Eo.J. Bleistift, auf chamoisfarbenen Velin, unten betitelt ?Amor von einer Biene gestochen.?. 26,1:23,6 cm. - Geringfügig fleckig. Das Motiv geht auf ein Gedicht aus den ?Idyllen? des griechischen Dichter Theokritos (um 270 v. Chr.) zurück, das seit dem frühen 16. Jahrhundert in lateinischen Übersetzungen vorlag. Zahlreiche Künstler, Maler und Bildhauer aus den folgenden Jahrhunderten haben das reizvolle Motiv seither gestaltet.
1892006542London: T. Fisher Unwin 1892. The First Trade Edition there was also a limited edition of 100 copies. Very Good in the original salmon cloth with black decorations to boards; title in red on front and spine Unwin monogram likewise on rear. Color frontispiece. Spine darkened and red title dulled 3" tear top edge half-title page light foxing to end pages period interesting bookplate front pastedown. From the collection of the Richard M. Dorson Memorial Library Folklore Institute Indiana University the only library indicators being its stamp verso of frontispiece and blindstamp to title page. With RARE and important three page ALS tipped to front end page sent from Leland at the Hotel Victoria Florence Italy to Mr Sampson noted linguist John Sampson possiby dated 1899 with "99" after heading. "Dear Mr Sampson I have written and sent you separately by this mail that which I contribute to our book." He then discusses his wishes for the Preface and Introduction before adding "The Tinkers. This is quite unfinished. It needs a great deal from you. Please note that I have got some queer items as to the Tinkers of old times." In the next paragraph he mentions Shelta Shelta Thari being an esoteric language spoken by the tinkers which Leland had discovered in 1876. He goes on to ask "Can you send me an Old Irish alphabet' and later "I hope it will not take you long to put together what you and Professor Meyer will give" referring to Professor Kuno Meyer a German scholar distinguished in the field of Celtic philology and literature. Then an address in Hamburg Germany where he can be reached after June and "Sincerely Charle G. Leland". While I can find no book that these three men published together Sampson and Meyer did much work later to carry forward research and knowledge of the Shelta language and customs. A quite fascinating correspondence and ASSOCIATION COPY. . HOLOGRAPH LETTER SIGNED. First Trade Edition. Decorative Cloth. Very Good/No Jacket As Issued. 4to - over 9¾" - 12" tall. T. Fisher Unwin Hardcover books
[600 Fig. Mitologia] ( cm. 23 ) Bella piena pergamena originale con tracce di lacci, titolo manoscritto al dorso. --- cc. 22 nn., pp. 614, c. 1 nn., pp. 60. Frontis rosso e nero con 1 tavola ripiegata f.t. e 105 xilografie n.t. La prima edizione apparve nel 1568 senza illustrazioni. Questa è la PRIMA EDIZIONE FIGURATA di grande rarità. L' opera ha influenzato tutta la mithografia dal tardo rinascimento al pieno barocco, ed è stata una fonte di studio per Ronsard, tutta la Pleiade, Chapman e Bacone. Molta iconografia barocca e molte dellecomplicate allegorie del '700 sono trattate da questo lavoro assai influente che è stato ampiamente saccheggiato da vari autori. Esemplare molto bello fresco e nitido con xilografie in ottima tiratura. Manca a moltissima bibliografia consultata. Solo in CHOIX 11811 e BRITISH M. CAT. XVII cent. ITALIAN BOOKS I 256. Esemplare con antico ex libris manoscritto alla sguardia " Ex libris equitis Galeotti Corazzi - Ridolphini" di Cortona. [f82] Libro
Bulino misure: mm 282 x 375, foglio: mm 390 x 530 Incisore francese attivo soprattutto in Italia come incisore di traduzione. Si trasferì a Roma a partire dal 1540 e vi lavorò fino al 1562. Nelle sue prime opere è ben visibile l'influenza di Agostino Veneziano e successivamente di Giorgio Ghisi. Cercò di migliorare la tecnica incisoria mediante un taglio più largo ma non superò mai i suoi maestri. In questa stampa l'artista riprende un disegno di Michelangelo oggi a Londra, Windsor Castle, Royal Library. Tra il 1532 e il 1533 Michelangelo creò una serie di disegni mitologici, di altissima qualità, per il giovane nobile Tommaso de Cavalieri come segno della loro profonda amicizia. Questi disegni a gessetto acquisirono grande fama e subito dopo la loro esecuzione furono molto ambiti dai collezionisti, perciò copiati da diversi incisori. La critica ha associato questo soggetto al Ratto di Ganimede: una sorta di dittico raffigurante le due facce dell’amore. Da un lato l’elevazione dell’anima, naturalmente rappresentata da Ganimede rapito, dall’altro l’eterno tormento, rappresentato da Tizio il cui fegato è incessantemente divorato. Si è inoltre ritenuto che dietro ai due disegni ci possa essere un riferimento autobiografico. Il paesaggio è caratterizzato sullo sfondo da Templi in rovina mentre in prossimità della scena una piccola cascata e l'acqua di un torrente circondano la roccia. Il tratto netto e sottile crea un'atmosfera grigio-argentea. In basso a sinistra "MICH.A.B./INVENT" e a destra l'excudit di Salamanca, al centro oltre l'immagine inciso il titolo. Esemplare nel I/IV stato, prima della comparsa dell'indirizzo di De Rossi e della data "1649" sotto la parola "LACERATUS". Impressione eccellente su carta vergellata con filigrana "losanga entro cerchio sormontato da stella a sei punte" (simile a Woodward, 288). Lievi tracce d'uso e minimi difetti. Un altro esemplare è conservato presso la Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli Bibliografia: Bartsch XV.259.39; Alessia Alberti, Alessandro Rovetta and Claudio Salsi (eds.), 'D'après Michelangelo: La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento', Venice, Marsilio, 2015, vol. 2, p. 131, no. 228 catalogo della mostra tenutasi a Milano presso il Castello Sforzesco, 30 settembre 2015-10 gennaio 2016.
035-Ao.J. Kupferstich, 1613, nach Adam Elsheimer, auf Bütten mit angeschnittenem Wasserzeichen: Äskulapstab. 16,7:18,6 cm. Provenienz: C.G. Boerner, Düsseldorf; Rheinische Privatsammlung. Literatur: Dutuit 7, II; Hollstein 7, II; Weizsäcker I, Tafel 137; II, Seite 140, Nr. 20; Katalog: Elsheimer, Frankfurt am Main 1966, Nr. 279. - Im Gegensinn nach dem Braunschweiger Gemälde Elsheimers, allerdings oben rechts stark verkleinert. - Sehr guter Druck mit Rändchen.
(600 FIG. MITOLOGIA) (cm 22,7) Bella piena pergamena riginale, tracce di laccii e titolo calligrafato al dorso, cc. 21 nn., pp 614, pp 56,+ cc. 2 nn. con l'index + 1 tav.f.t. più volte ripiegata, all'inizio occhietto con titolo abbreviato cui segue il frontis Nel testo oltre 100 xilografie a mezza pagina. L'opera apparve nel 1568 senza illustrazioni. Pregiata edizione figurata di uno dei più importanti commentari sulla mitologia del XVI secolo che ebbe circa 25 edizioni e varie traduzioni. L'opera ha influenzato tutta la mithografia dal tardo Rinascimento al pieno Barocco, e' stata una fonte di studi per Ronsard, Chapman, Bacone e tutta la Pleiade. Molta iconografia barocca e varie complicate allegorie del ?700 sono state tratte da questo lavoro, influente e ampiamente saccheggiato da vari autori, in quanto riprende molta storiografia greca e latina. Un quaderno appena ombrato ma esemplaremoltoi bello fresco e nitido senza gli usuali scarabocchi di censura alle tavole con i nudi. Edizione rara mancante ad Autori del ?600, Michel-Michel, Moranti "Seicentine di Urbino", Graesse, Brunet e Choix 13234 ha un esemplare scompleto. *Bruni-Evans in Cambridge 1584; BM. STC. Italian XVII Cent. I 256.[f82] Libro
in 4° antico (cm 21x15), pp. 32 nn., 576, LXIII, 3 b.; leg. coeva p/pelle, ds. a nervi con tit. e fregi in oro, tagli pennellati, sguardie marmor., grande marca tip. con grande figura simbolita tra due scudi con emblemi araldici. Pubblicato per la prima volta nel 1556 dal diplomatico e studioso di miti Vincenzo Cartari (1531-1569 circa), l'opera ebbe grandissimo successo e venne rapidamente tradotta in varie lingue; l'intento dell'autore era quello di fornire agli artisti figurativi un completo repertorio mitologico-iconografico, ma le fonti di cui si servì furono esclusivamente letterarie. Le illustrazioni in xilografia sono di Cesare Malfatti su lastre di Bolognino Zaltieri, e l'opera ne contiene 2 a doppia pagina e 227 a pagina intera, incorniciate da fregi tipografici e con didascalie, vi sono inoltre testatine, finalini e capil. sempre in xilografia. Nella seconda parte l'antiquario e filologo Lorenzo Pignoria aggiunse divinità messicane e giapponesi, L'opera è in ottimo stato di conservazione salvo qc. splellatura alla leg., rinforzo al verso del front. (a causa di probabili cancellature di antiche firme), mancanza di quasi tutta la sguardia ant. e qc. fior. sopratutto alle cc. dell'indice e alle ultime pp. Ottimo. 128-39
Incisione originale a bulino mm 197x227, monogrammata "A.V" sulla conchiglia che regge Venere, rimandando a Botticelli. Bella prova, nitida con tonalità argentee, I stato di 2, antecedente all'indirizzo del Salamanca, impressa su carta filigrana Ancora nel cerchio con stella, databile intorno ai primi decenni del Cinquecento. Lungo il margine inferiore su due cartigli il testo: "Con tal destrezza Amor trapassa e Arte / Del mar che io spargo il periglioso varco /...Le corde del bell'arco son le sarte....Cosi s'è fatto nel mio largo humore / Tiphi et Jason senza maestro Amore". Esemplare completo dei due riquadri di filetti. Agostino de Musi detto Veneziano (1490 ca. – Roma, 1540 ca.) dopo un periodo trascorso a Firenze si trasferì a Roma, dove conobbe Marcantonio Raimondi che gli fu maestro (Baldinucci, 1686). Il De Musi che generalmente contrassegnò le sue stampe con il monogramma "A. V." (Agostino Veneziano), in quattro intagli firmò per esteso come "Agustino di Musi" (S. Margherita, B. 119; Ilvecchio pastore, B. 409; Gli animali, B. 414; La Vergine dalla scimmia, B. VII, 42) e in un quinto in latino: "Augustinus venetus de Musis ..." (Gli scheletri, B. 424). La sua produzione incisoria - spesso di soggetti inusuali - fu assai vasta, soprattutto se rapportata al breve arco di tempo in cui fu realizzata, all'incirca tra il 1514 e il 1536. Ricevette la sua prima formazione artistica prendendo come modello Campagnola e Dürer. Insieme a Marco Dente da Ravenna, contribuì con grande abilità alla prima vera e propria impresa artistico-commerciale impegnata nella riproduzione di soggetti raffaelleschi. . Bartsch, n. 234; Raphael Invenit, p. 245; Filigrana: Briquet, n. 500.
Incisione originale a bulino mm 197x227, monogrammata "A.V" sulla conchiglia che regge Venere, rimandando a Botticelli. Bella prova, nitida con tonalità argentee, I stato di 2, antecedente all'indirizzo del Salamanca, impressa su carta filigrana Ancora nel cerchio con stella, databile intorno ai primi decenni del Cinquecento. Lungo il margine inferiore su due cartigli il testo: "Con tal destrezza Amor trapassa e Arte / Del mar che io spargo il periglioso varco /...Le corde del bell'arco son le sarte....Cosi s'è fatto nel mio largo humore / Tiphi et Jason senza maestro Amore". Esemplare completo dei due riquadri di filetti. Agostino de Musi detto Veneziano (1490 ca. – Roma, 1540 ca.) dopo un periodo trascorso a Firenze si trasferì a Roma, dove conobbe Marcantonio Raimondi che gli fu maestro (Baldinucci, 1686). Il De Musi che generalmente contrassegnò le sue stampe con il monogramma "A. V." (Agostino Veneziano), in quattro intagli firmò per esteso come "Agustino di Musi" (S. Margherita, B. 119; Ilvecchio pastore, B. 409; Gli animali, B. 414; La Vergine dalla scimmia, B. VII, 42) e in un quinto in latino: "Augustinus venetus de Musis ..." (Gli scheletri, B. 424). La sua produzione incisoria - spesso di soggetti inusuali - fu assai vasta, soprattutto se rapportata al breve arco di tempo in cui fu realizzata, all'incirca tra il 1514 e il 1536. Ricevette la sua prima formazione artistica prendendo come modello Campagnola e Dürer. Insieme a Marco Dente da Ravenna, contribuì con grande abilità alla prima vera e propria impresa artistico-commerciale impegnata nella riproduzione di soggetti raffaelleschi. . Bartsch, n. 234; Raphael Invenit, p. 245; Filigrana: Briquet, n. 500.
018-Do.J. Feder in Schwarz und Pinsel in Braun, braun laviert, über Bleistift, an drei Seiten mit schwarzer Federlinie umrandet, auf chamoisfarbenem Bütten. Verso: Madonna mit Hl. Elisabeth und Johannes, Skizze. Bleistift. 19,7:24,9 cm. In den Rändern ungleich beschnitten, Löchlein rechts oben, verso am Oberrand Reste alter Verklebung.
16750790-19Stockholm, Hadorphius [1675]. kl.-8°. Gefalt. Kupfertitel., 173 (21) S. (Register). Pgmt. d. Zt. Mit goldgeprägt. Rückentit. Alter Besitzverm. am Tit. Kanten stellenw. beschabt. EA. [9 Warenabbildungen]
0566-Bo.J. Claire-obscure-Holzschnitt von zwei Stöcken, 1729, nach einer Zeichnung von Paolo Farinati (1524-Verona-1606), auf Bütten mit undeutlichem Wasserzeichen. Darstellungsgröße 40:27,3 cm, Blattgröße 55:38,3 cm. - Guter Abdruck, im Ganzen nicht ganz frisch und mit kleinen, sorgfältig restaurierten Einrissen in den Rändern. Die Zeichnung, die Le Sueur als Vorlage diente befindet sich heute im Besitz der National Galleries of Scotland. Aus: ?Receuil d?estampes d?après les plus beaux tableaux et d?après les plus beaux dessins qui sont en France dans le Cabinet du Roy, dans celuy de M. le Duc d?Orléans et dans l?autre Cabinet. Bd. I (enthält die römische und venetianische Schule). Paris, Impr. Royale, 1729.
690-Eo.J. Schwarze Kreide, auf Velin. 39:28,8 cm. Römische Kopie nach einer griechischen Marmorskulptur, die dem griechischen Bildhauer Leocares zugeschrieben wird, wie der Apollo von Belvedere. Sie wurde Heinrich II. von Frankreich (1519-1559) von Papst Paul IV. (1476-1559) geschenkt und befindet sich heute im Louvre in Paris.
foglio mm 283x190, inciso a bulino, nel margine inferiore sinistro è presente il monogramma "SR" , firmata in basso a destra 'Gio. Marco Paluzzi Formis Roma', III stato/III. Le stampe che gli si attribuiscono sono raggruppate sulla base della sigla "SR" - che il Vasari disse essere "il segno di Raffaello", adottato dal Dente come proprio - o della lettera "R" che le contrassegna, come "Scultore Ravennate". La prova, contrastata e nitida, edita nel terzo stato di 3 da Marco Paluzzi, stampatore a Roma attivo a partire dalla seconda metà del XVI secolo (cfr. C.L.E.Whitcombe, 'Print Publishing in sixteenth-century Rome', Turnhout, 2008, pp.370-3), è impresso su carta databile alla metà del Cinquecento. Il soggetto è tratto da un disegno di Raffaello per l'affresco eseguito dall'allievo Giulio Romano intorno al 1516, sulla parete della Stufetta del Cardinal Bibbiena. Esemplare ben conservato con bei margini. . Adam von Bartsch Le Peintre graveur. Vienna, 1803, cat. no. XIV, p. 244. Raphael Invenit: stampe da Raffaello nelle collezioni dell'Istituto Nazionale per la Grafica Exh. cat. Rome, 1985, cat. no. Stufetta II.1, p. 61, ill. Bertelà, n. 219. Antonella Imolesi Pozzi Marco Dente Un incisore ravennate nel segno di Raffaello. .
foglio mm 283x190, inciso a bulino, nel margine inferiore sinistro è presente il monogramma "SR" , firmata in basso a destra 'Gio. Marco Paluzzi Formis Roma', III stato/III. Le stampe che gli si attribuiscono sono raggruppate sulla base della sigla "SR" - che il Vasari disse essere "il segno di Raffaello", adottato dal Dente come proprio - o della lettera "R" che le contrassegna, come "Scultore Ravennate". La prova, contrastata e nitida, edita nel terzo stato di 3 da Marco Paluzzi, stampatore a Roma attivo a partire dalla seconda metà del XVI secolo (cfr. C.L.E.Whitcombe, 'Print Publishing in sixteenth-century Rome', Turnhout, 2008, pp.370-3), è impresso su carta databile alla metà del Cinquecento. Il soggetto è tratto da un disegno di Raffaello per l'affresco eseguito dall'allievo Giulio Romano intorno al 1516, sulla parete della Stufetta del Cardinal Bibbiena. Esemplare ben conservato con bei margini. . Adam von Bartsch Le Peintre graveur. Vienna, 1803, cat. no. XIV, p. 244. Raphael Invenit: stampe da Raffaello nelle collezioni dell'Istituto Nazionale per la Grafica Exh. cat. Rome, 1985, cat. no. Stufetta II.1, p. 61, ill. Bertelà, n. 219. Antonella Imolesi Pozzi Marco Dente Un incisore ravennate nel segno di Raffaello. .
Milano presso Batelli e Fanfani tipografi e calcografi, MDCCCIX - 1827. Otto volumi di cm. 21,5 x 14,3. Mezza pelle coeva restaurata con tasselli con titoli ai dorsi e piatti con carta marmorizzata moderna. Pp. XVIII, (2), 1 c. b, 523(1) con antiporta, 16 tavole non numerate e XLII numerate; 558, (2) d’indice, (8) elenco associati, 14 tavole non numerate e tavole dalla XLIII a LXX; (4), 759(1), (4) elenco associati, 28 tavole non numerate e tavole dalla LXXI a CX; 747(1), (4) elenco associati, 24 tavole non numerate e tavole dalla CXI a CLIV; 714, (6) elenco associati, (2) errata, 22 tavole non numerate e tavole dalla CLV alla CXCIX; 856, (2) errata, 27 tavole non numerate e tavole dalla CC a CCLXXXIV; (2), 607(1), 10 tavole non numerate e tavole dalla CCLXXXV a CCCXL; 660, 50 tavole non numerate e tavole dalla CCXLI alla CCCLXX. Splendido esemplare completa di tutte le 561 tavole, la maggior parte in coloritura coeva. Alcune ripiegate. Bibl: Brunet, IV, 851 - Graesse, V, 429 - Gamba, 2807.
Grande incisione all'aquaforte di mm 475 x 720 su carta vergata spessa. Varie diciture nella stampa relative a celebri trattati filosofici; sotto l'immagine "Felix Boscarati Veronensis Pinxit. Joseph Buffetti delineavit" ed a destra "Christophorus ab Aqua Vicentinus Sculpsit Anno 1776". Il cartiglio sottostante dal titolo centrato "Vita Mundi et Oeconomia" recita "Pan sibi res, se rebus pactus, spiritum infundens Coelo intus inclusum vivificat Mundum: unico concetu choreas Stellis modulatur, ut certa lege ad numerum decurrant: Causarum Nexu in Jovem refluo Vegetabilia, Sensitiva, Naturalia singula inter se harmonice conflictantia sibimet congruenti conciliat Hinc Piscis Pisciculum vorat: Columbi se invicem alliciunt in concubitum: in Brutis hinc Rationis imitamenta. Alexandro surgenti sensus mentis per hieroglyphicas notas effinctos interpretatur Aristoteles" e subito sotto "Tabula Riveriana Quarta, Longitudinis pedum decem, Latitudinis pedum octo, extat Veronae penes Inventorem". Si tratta della quarta tavola delle "Allegorie" , una delle più grandi opere di Cristoforo dall'Acqua, incisore vicentino nato nel 1734. Protetto dalla famiglia Pesaro, iniziò il suo apprendistato presso i Remondini, per poi trasferirsi a Venezia ed entrare nella grande fucina di geni che fu la bottega di Wagner. Il Calabi sostiene che la sua opera si conti in un centinaio di opere, tra composizioni religiose, allegoriche, storiche, ritratti, paesaggi ed illustrazioni di libri. Morì nel 1787.
195-Do.J. Feder in Braun, grau laviert, mit brauner Feder oben und unten, rechts teilweise umrandet, verso geschwärzt, auf Bütten. 14:18,2 cm. Insgesamt leicht faltig, vertikale Mittelfalte geglättet. Vorzeichnung für eine Illustration.
0658-Bo.J. Aquatinta in Farben gestochen, nach Jacques Charlier (18. Jhdt.), Darstellung im Rund, auf chamoisfarbenem Velin. 35,4:32,6 cm, an drei Seiten etwa auf die Plattenkante geschnitten, den Unterrand darüber. Es fehlt die Verlagsadresse. Literatur: Nagler 49; Portalis-Beraldi 16, II (von II). - Sehr guter und farbfrischer Abdruck!
0659-Bo.J. Aquatinta in Farben gestochen, nach Jacques Charlier (18. Jhdt.), Darstellung im Rund, auf chamoisfarbenem Velin. Durchmesser 28,8 cm. - Auf die Umfassungslinie geschnitten, mit chamoisfarbenem Bütten angerandet. Titel, Künstlernamen und Verlagsadresse mit schwarzer Feder ergänzt. Literatur: Nagler 50; Portalis-Beraldi 14. - Sehr guter und farbfrischer Abdruck!
077-Do.J. Feder in Braun und Schwarz, grau laviert, auf bräunlichem Bütten mit Fragment eines Wasserzeichens: großes Wappen mit Greifvogel. 16:15 cm. Etwas stockfleckig. Am Oberrand links wasserrandig.
1892006542London: T. Fisher Unwin 1892. Book. Very Good. Decorative Cloth. HOLOGRAPH LETTER SIGNED. First Trade Edition. 4to - over 9¾" - 12" tall. The First Trade Edition there was also a limited edition of 100 copies. Very Good in the original salmon cloth with black decorations to boards; title in red on front and spine Unwin monogram likewise on rear. Color frontispiece. Spine darkened and red title dulled 3" tear top edge half-title page light foxing to end pages period interesting bookplate front pastedown. From the collection of the Richard M. Dorson Memorial Library Folklore Institute Indiana University the only library indicators being its stamp verso of frontispiece and blindstamp to title page. With RARE and important three page ALS tipped to front end page sent from Leland at the Hotel Victoria Florence Italy to Mr Sampson noted linguist John Sampson possiby dated 1899 with "99" after heading. "Dear Mr Sampson I have written and sent you separately by this mail that which I contribute to our book." He then discusses his wishes for the Preface and Introduction before adding "The Tinkers. This is quite unfinished. It needs a great deal from you. Please note that I have got some queer items as to the Tinkers of old times." In the next paragraph he mentions Shelta Shelta Thari being an esoteric language spoken by the tinkers which Leland had discovered in 1876. He goes on to ask "Can you send me an Old Irish alphabet' and later "I hope it will not take you long to put together what you and Professor Meyer will give" referring to Professor Kuno Meyer a German scholar distinguished in the field of Celtic philology and literature. Then an address in Hamburg Germany where he can be reached after June and "Sincerely Charle G. Leland". While I can find no book that these three men published together Sampson and Meyer did much work later to carry forward research and knowledge of the Shelta language and customs. A quite fascinating correspondence and ASSOCIATION COPY. T. Fisher Unwin Hardcover
[44] 764 [24] pp.met gegraveerde voortiel en 29 buitentekstplaten ("kopere-platen" door Jan Luyken), moderne gecart.band, 21cm., lichte vochtplekken op enige pagina's en gravures, OCLC 64779516, goede staat van dit vrij zeldzaam en vroeg naslagwerk over klassieke mythologie, [betreffende illustraties: cfr. Klaverma & Hannema, 'Luyken te boek']
1686G53898Tot Amsterdam, Timotheus ten Hoorn 1686 [44] 764 [24] pp.met gegraveerde voortiel en 29 buitentekstplaten ("kopere-platen" door Jan Luyken), moderne gecart.band, 21cm., lichte vochtplekken op enige pagina's en gravures, OCLC 64779516, goede staat van dit vrij zeldzaam en vroeg naslagwerk over klassieke mythologie, [betreffende illustraties: cfr. Klaverma & Hannema, 'Luyken te boek']