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In 8, pp. 816. Lievi mancanze ai p. e al d. Br. ed. Corposa opera, un classico degli studi relativi alla storia degli istituti di carita' e sussistenza romani. Fra gli istituti recensiti e descritti si trovano l'archiospedale di S. Spirito in Sassia, quello del SS.mo Salvatore ad Sancta Sanctorum, S. Giacomo in Augusta, e moltissimi altri. Grazie a queste numerose istituzioni 'la Carita' appresta opportuni rimedi all'ignoranza e al vizio che tanto affliggono le umane societa' [...] Notammo che l'istruzione dell'intelletto sola non basta: vi vuole anche l'educazione che formi il cuore. E a lode del vero le nostre pie istituzioni tutte si danno di cio' carico [...] Esse pongono innanzi tutto la cognizione del catechismo, de' doveri e delle pratiche religiose [...] Ben pero' possiamo dire che alcune iniquita', che indicano grande depravazione di cuore e irreligione, o sono affatto sconosciute o rare fra noi. A cagion d'esempio l'infame uso del duello [...] neppur si nomina in Roma. I suicidi, che sono altrove frequentissimi, [...] sono radi in Roma, e quando pure accadono, sono piuttosto di forastieri che di romani. Vedremo ancora che nel numero degli esposti, che sono insieme effetto d'immoralita' e di miseria, noi siamo molto inferiori ad altri popoli, che pur si reputano istruiti e gentili'.
In 16, pp. 58 + (4b). Qualche alone al p. ant. Br. ed. Saggio in cui l'A. afferma la necessita' di un riordino della legislazione della pubblica beneficenza, non essendo la legge del 3 agosto 1862 piu' in grado di reggere e governare l'amministrazione delle Opere Pie: 'il principio della piu' ampia autonomia delle singole amministrazioni [...] ha fatto si' che il dovizioso retaggio, lasciatoci per alleviare le miserie delle classi povere della popolazione, andasse ripartito e sminuzzato fra un numero eccessivo di piccole instituzioni pie. Per la qual cosa si moltiplicarono all'infinito le spese amministrative, tanto che in tutte le regioni d'Italia esse assorbono, dove piu' e dove poco meno del terzo del reddito del patrimonio dei poveri, con manifesto e gravissimo danno di questi'. L'A. sostiene quindi che gli scopi di una beneficenza razionale si possono conseguire solo tramite la fondazione di grandi istituti attraverso i quali e' possibile giungere ad una semplificazione e razionalizzazione dell'amministrazione e della distribuzione delle risorse'.
In 8, pp. 60. Fioriture dovute al tipo di carta. Br. edit. con cornici tipograf. ai piatti. Esemplare con dedica manoscritta al piatto anteriore di Romagnosi a F. A. Mori al quale appartengono con ogni probabilita' le annotazioni manoscritte su un foglietto attaccato al piatto posteriore. Francesco Antonio Mori fu professore di diritto criminale all'Universita' di Pisa. Ed. orig. di questo saggio di Romagnosi che affronta la questione del pauperismo e delle condizioni di lavoro della classe operaia inglese che definisce una 'vera servitu' dell'officina perfettamente simile alla servitu' della gleba'. Romagnosi si oppone a quanti censurano i governi che danno soccorso ai poveri con partcolare riferimento alla cosiddetta 'tassa dei poveri' attiva in Inghilterra che, di fronte all'aumento del pauperismo, approvo' una sorta di beneficenza obbligatoria per via burocratica. Romagnosi critica inoltre le teorie di Malthus che proponeva la proibizione forzata del matrimonio per i poveri poiche' essi si riproducono piu' velocemte dei mezzi di sussistenza.
In 8, pp. 87 + (1) di errata. Br. rifatta con carta d'epoca. Pubblicazione vincitrice della medaglia d'oro del concorso di studi bandito dall'Accademia dei Tigei di Siena sul seguente tema: 'Ricercare se l'odierna tendenza a sostituire all'opera dell'uomo le macchine ed i potenti motori fisici in tutti i rami d'industria possa imfluir sempre favorevolmente sulla prosperita' di una nazione...'. Rinieri de Rocchi, rifacendosi alle teorie di Romagnosi, ritiene che la vera civilta' consista nello sviluppo della forza degli uomini di pari passo all'evoluzione di un equo regime politico. L'uomo si e' certamente evoluto come dimostrano le migliori condizioni di vita della classe operaia, tuttavia, a fronte di una ricchezza maggiore divisa fra molti, si assiste anche all'aumento della diseguaglianza e al pauperismo, ignoto nelle societa' antiche, diffusosi nelle societa' moderne che si sono sviluppate grazie alla proliferazione meccanico industriale. A seguito di cio', e' accduto che molti criticassero l'introduzione delle macchine e chiedessero di mettere un freno alla loro diffusione. Questa, secondo l'A., e' un'aberrazione dei principi economici, anche perche' e' da rigettarsi la teoria di quanti, come Sismodi, ritengono che la diffusione delle macchine comporti un'eccedenza della produzione.
2 voll. in 16, pp. 434 + (2b); 428 + (2). Br. rifatte con carta d'epoca. Testo di grande interesse che indaga il rapporto tra lavoro e ozio, gli effetti dell'uno e dell'altro nelle varie regioni italiane e nei paesi all'estero. Argomenti: Confronti fra le diverse regioni d'Italia; Cenno del carattere e dei costumi degli Italiani in generale; Confronti con altre nazioni (India, Cina, Israeliti, Fenici, Greci, Turchi, Egiziani, Mori, Spagna, Olanda, Svizzera, Inghilterra, ecc...); Del pauperismo e della popolazione; Accattoni, oziosi, vagabondi in Inghilterra; Dell'emigrazione; Vagabondi, pellegrini, zingari, indovini, mariuoli, suonatori ambulanti e la tratta dei fanciulli in Italia; Attivita' dell'umanita'. Esposizione di Londra e Parigi; Decadenza italiana, della fortuna e della fatalita'; Della cattiva educazione pubblica e domestica e della patria podesta'; Soverchie facilitazioni ne' metodi educativi; Pericoli dell'opulenza; Del cattolicesimo e della religione in generale; L'ozio padre di tutti i vizi; Punizione dell'ozio e del vagabondaggio; Dei rimedi in generale; Educazione degli uomini e delle donne; Forza della volonta'; Formazione del carattere; Religione e morale, ecc.... Carlo Lozzi (Colle del Tronto, 1829 - Ascoli, 1915) fu giureconsulto, bibliofilo e bibliografo. Catalogo Einaudi, 3536.
8°, pp.(2) 269 (3), br. edit. con picc. mancanze. Indice: I poveri e gli emigranti; Si vede che le manifatture sottostanno all'agricoltura; Si dimostra che l'agricoltura trascurata è la precipua cagione della comune miseria; Si rassegnano alcune difficoltà relative alla miglior coltura della terra; Si certifica che la mezzadria, tipo del cointeresse, è la chiave dell'ampia produzione; Si vede la sproporzione tra lavoro e mercedi; Vedremo quanto male siano scelti e distribuiti i tributi;Si esaminano gli effetti delle dogane e dei trattati di commercio;Si accennano i danni del dazio di consumo e tassa di macinazione; Si vedono gli effetti funesti de'monopolii del tabacco e del sale; Giuoco del Lotto; Tassa su industrie, stabili e la ricchezza mobile; Si conclude per una conveniente riforma.
In 4, pp. 43 + (1b) con ill. e tavv. sinottiche n.t. Intonso. Lievi mancanze al d. Br. ed. Saggio chimico sulle alterazioni del mais, principale causa - secondo l'A. - della pellagra: 'il cereale Zea mais, che fra noi e' la base dell'alimentazione di quasi tutti gli operai campagnuoli [...] dovrebbe essere eziandio uno degli argomenti principali del chimico e dell'igienista, pei loro studi, tanto piu' che e' generale opinione sia desso, se non l'unica, almeno una delle cagioni principali che danno origine alla terribile malattia della pellagra [...] I Chimici italiani, nullameno, non prestarono gran fatto attenzione ad un argomento cosi' importante, e nessuno ebbe il pensiero di volgere le proprie indagini alle alterazioni che subisce ogni qualvolta accada che sia riposto in serbo in condizioni poco favorevoli, ed in istato nel quale le sostanze immediate, che concorrono a formarne la parte alimentare, possono costantemente cangiare di cistituzione molecolare'.
In-8, broché, couverture de papier bleu moderne, tranches mouchetées, 46 p. Edition originale et unique de cet important projet de lutte contre la pauvreté et la mendicité à Strasbourg. Hostile aux grands ateliers de travail - "foyers de dissolution", ainsi qu'aux dépôts de mendicité, Kentzinger entend s'attaquer au problème par la racine en s'employant à "régénérer" les enfants nés dans la pauvreté, en particulier par un réseau d'écoles et d'institutions adaptées. Sur ce projet cf. 'L'Alsace au début du XIXe siècle, SEVPEN, 1959, II, p. 25 et s. L'auteur, François Xavier Antoine de Kentzinger (1759-1832), a été maire de Strasbourg de 1815 à 1830 et avocat. Bon exemplaire.
In-8, broché, couverture imprimée, 51 p., auréoles. Édition originale. Examen du projet de loi sur les sociétés de coopération. Le projet de loi est cité dans son intégralité (10 articles). Il est suivi d'un appareil de documents, en particulier l' "Acte pour consolider les lois relatives aux sociétés industrielles et de prévoyance du 7 août 1862". Selon l'exemplaire figurant à la B.M. de Grenoble, l'auteur de cette brochure est d'Auguste Casimir-Perier (1811 - 1876), ministre de l'Intérieur dans le gouvernement d'Adolphe Thiers, ardent partisan de la coopération et auteur de plusieurs ouvrages sur le sujet.
Due volumi in 8vo di (4)-81 pp. E (4)-294 pp. Brossure editoriali (piccolo strappo e gora). In barbe, a fogli chiusi. - All'inizio del secolo, sotto l'impulso di Louis Riviere, si sviluppò un movimento per la creazione dei Jardins Ouvriers: appezzamenti di terreno, di solito in periferia, in prossimità delle agglomerazioni operaie, destinate alla coltivazione di un orto. L'operaio mantiene così un rapporto con la terra, ha un diversivo produttivo rispetto all'osteria, l'orto aiuta l'alimentazione, l'igiene ne guadagna nel complesso. Le iniziative di questo genere paternalistico ebbero una discreta espansione, in Francia, in Germania, In Belgio, In Olanda, in Svizzera e anche in Italia. Non mancavano i problemi: primo fra tutti la disponibilità delle terre, per le quali il Secondo congresso chiamava alla solidarietà privati e Stato. Jardins ouvriers esistevano ancora un secolo dopo alla periferia di Parigi.
In 8, pp. 52 + (2) con 1 tav. all'antip. con ritratto in lit. di Giovanni Borgi; 13 + (1b). Galleria di tarlo al marg. int. sup. senza lesione del testo. Br. rifatta con carta d'epoca. Memoria dedicata alla vita e all'opera di Giovanni Borgi (1732-1798), mastro muratore che contribui' all'edificazione della Sagrestia Vaticana sotto il pontificato di Papa Pio VI. Il suo nome e' legato all?Ospizio di Tata Giovanni da lui fondato per accogliere gli orfani. L?Ospizio nacque quando Borgi inizio' ad ospitare nella propria casa in via de? Cartari i ragazzi che vedeva dormire abbandonati sulle panche e sui gradini del Pantheon. Oltre a fornire loro vitto e alloggio, comincio' a mandarli a lavorare presso suoi amici artigiani affinche' imparassero un mestiere che potesse poi sostentarli nella vita. Avvalendosi della collaborazione di volontari laici e sacerdoti cercava inoltre di procurare loro un?istruzione scolastica e religiosa. Con il tempo la sua opera si ingrandi' e attrasse l?interesse di diversi personaggi che la sostennero con donazioni e rendite; successivamente Pio VI compro' per l?Ospizio il palazzo Ruggia in via Giulia (dove nel frattempo l?istituto si era trasferito in affitto, arrivando a ospitare fino a 40 orfani). L'A. spiega quindi qual e' l'ordinamento dell'orfanotrofio che prosegui' le sue attivita' dopo la morte del fondatore: 'vanno i nostri alunni [...] a tirocinio nelle botteghe della citta' [...] Convien lasciar libera la scelta del mestiere al fanciullo, che' sarebbe da aspettarsene poca riuscita, ove si contrastasse al suo natural genio. [...] Lavorano i nostri giovanetti da otto a dieci ore al giorno e par forse nella state un po' troppo. Sarebbe vantaggioso che sull'esempio di alcune Societa' di Parigi si facesse col mastro d'arte un patto ridotto a scrittura: e si moderasse il tempo del lavoro: e questi si obbligasse di non impiegare il fanciullo in lavori piu' faticosi che l'eta' non comporta...'. Importante e' l'esercizio fisico, secondo l'A., anche perche' gli orfani fanno lavori in luoghi umidi e malsani e stanno seduti per molte ore al giorno: 'possono ridursi ad utile fisico i divertimenti come il passeggio, la palla, il trucco, gli aliossi, la corsa, che sono i soli che dovrebbero permettersi negl'istituti d'educazione, proscrivendone affatto i dadi, le carte e simili vergogne che conducono a vizii e rovine'.
17 documenti in-8° (cm. 24,3 circa), perlopiù di circa 20 pagine caduno, qualcuno con stemma vescovile. iin un volume in mz. pelle e oro coeva. Interno allentato per asportazione di documenti (?). Firma coeva d'appart. alla sguardia (A. N. Borsarelli). a) 3 del Vicario Gen. Capitolare G. B. ACCUSANI, 1921-22 sede vesc. vacante. b) 6 di Francesco Gaetano BUGLIONI vescovo, dal 1826 al 1841 (sul Giubileo, sul culto ai Beati Umberto III e BONIFACIO XI di SAVOIA..e omelia a VICOFORTE sul voto aal vergine contro il COLERA); c) 2 del Vicario gen. capit. C.B. BONGIOANNI a sede vesc. vacante, 1842; d) 6 di Fr. Giovanni Tommaso GHILARDI, Domenicano e Conte, dal 1843 al 1845, di cui notevoli alcune sul "soccorrere con metodo unifrome i POVERI", Ricovero di mendicità (corredato da doc. di Innocenzo XII), sulla maestre DOMENICANE per l'educazione delle ZITELLE "sì civili che povere" (!), con fitte note.
In 8, pp. 37 + (1b). Br. ed. L'A. sostiene che dopo la battaglia vinta contro la pellagra, ve ne sia un'altra da affrontare, quella contro la piaga dell'alcolismo. La pellagra e' stata vinta anche perche' c'e' stato il consenso da parte dei malati, dei proprietari terrieri, degli enti locali e dello Stato. Diverso, invece, il fenomeno dell'alcolismo piu' difficile da debellare in quanto 'manca in primo luogo alla nuova cura il consenso del malato, di quei malati che non leggono nei giornali o nei libri le statistiche eloquenti dei danni che derivano dall'alcolismo, e rifuggono dalle conferenze, per non sentire ivi la condanna della loro vita disordinata e per non vedere nelle proiezioni una immagine che puo' essere la loro fotografia e lo spettacolo di visceri umani avvizziti o tumefatti, nella funerea visione di un'agonia che sara' forse la loro fine'. Burato auspica un intervento dello Stato come e' accaduto, ad esempio, in Svizzera dove 'le persone dedite alle bevande spiritose in modo da non potersi piu' occupare dei loro interessi, o che diventano un pericolo per la sicurezza pubblica, vengono con ordinanza dell'autorita' ritirate in una casa di alienati'. L'A. sembra rimpiangere, anche se poi si premunisce di affermare che 'oggi le pene corporali sono abolite', la soluzione adottata in epoca medioevale quando le pattuglie di polizia, che si imbattevano in un ubriaco, lo portavano nel fossato di cinta della citta', lo mettevano in una grande gabbia di ferro, e gli 'infliggevano certe abluzioni salutari per lui e pei cittadini che all'intorno assistevano giocondamente al comico spettacolo'. Il divieto della distribuzione di liquori nei pubblici esercizi dovrebbe estendersi quindi alla totalita' dei cittadini, subordinando la fornitura delle bevande alcoliche alla presentazione della ricetta medica o di una prova dell'impiego industriale.
Decreto (27 cm) di 16 pagine. In barbe. Ottime condizioni. Edizione Originale, stampata nella tipografia del governo.
In-12, broché, couverture imprimée, 182 p. Avocat socialiste, membre de la CAP du Parti socialiste SFIO de 1910 à 1933, coopérateur, fervent artisan de la réalisation de l'Unité coopérative, l'auteur devint premier secrétaire général de la Fédération nationale des coopératives de consommation (FNCC), il en fut, jusqu'en 1940, l'animateur. "Son activité s'identifie avec l'histoire de la coopération française d'après 1912 et, pour une bonne part, de la coopération internationale" (Jean Gaumont). (Cf. Maitron, Cd-Rom)
In 16, pp. (4) + 194. Br. ed. Piccola manc. al marg. int. delle prime 2 cc. Gora alla br. ed alle prime cc. Edizione originale poco comune di questo agronomo francese che raccoglie 2 saggi: uno dedicato al commercio internazionale in rapporto alla ricchezza delle nazioni, saggio che affronta il problema in chiave protezionista e il secondo dedicato all'organizzazione del lavoro. Coquelin, Dictionnaire, 2, p. 145.
In 8 grande, pp. 676 con tavv. sinott. n.t. e 8 tavv. in lit. f.t. rip. Mancanze al d. Br. ed. Seconda ed. (la prima usci' nel 1834 in 3 voll.) di questa ponderosa opera sul pauperismo in Francia e in Europa che muove dalla matrice ideologica cristiano - sociale del suo A. De Villeneuve-Bargemont lancia una delle prime sistematiche accuse contro il processo di industrializzazione, generatore di drammatiche conseguenze sociali, mettendo in campo alcuni temi che animeranno il dibattito dei successivi vent'anni. L'A. risponde all'opera dell'economista Charles Dupin che in Forces productives et commercales de la France esaltava il nuovo corso dell'industria e delle infrastrutture francesi. Guarda infatti alla questione da un diverso punto di vista considerando in primo luogo le condizioni di vita degli operai delle periferie industriali. In una Francia sempre piu' ricca, cresceva tuttavia a dismisura la poverta' delle classi deboli, poverta' che aveva caratteristiche del tutto nuove rispetto al passato. L'A. prospetta quindi il ritorno ad un sistema rurale in cui le relazioni fra proprietari terrieri e contadini siano maggiormente improntati ai valori della solidarieta' sociale e, seppure non direttamente, come gia' avevano fatto altri, ad esempio Sismondi, condanna l'utilizzo delle macchine.
In-8 p. (mm. 221x110), 3 volumi, brossura orig., pp. (4),509,(3); (4),652; (4),603; con 2 tavole di vedute (Maisons dans la Colonie de Frederik-Oords en Hollande) e 4 tavole ripieg. fuori testo, relative a “Pauperisme et Mendicité en Europe et en France”. "Prima edizione". Cfr. Cat. Biblioteca Luigi Einaudi, II, p. 876. E' questa l'opera più importante del sociologo, economista e uomo politico francese Villeneuve-Bargemont (1784-1850), ispirata spesso al Sismondi. Deputato legittimista del Nord, contribuì nel 1841 a far emanare il divieto del lavoro dei fanciulli inferiori a 8 anni. Dal 1848 si dedicò unicamente allo studio e temperò il liberismo della scuola classica con spirito di carità cristiana, tanto che è considerato un precursore della dottrina sociale cattolica. Cosi' Diz. Treccani,XII, p. 778. Solo alcune pagine con lievi fioriture, altrimenti esemplare con barbe, pressochè intonso, ben conservato.
Tradotto dall'11° ediz. inglese, riveduto e corretto dall'autore.<BR>(tip. della Gazzetta d'Italia).<BR> 16°, pp.XII-598, mz. pelle coeva, con nerv. con filetti oro e tit. oro a dorso. L'Aut. seguì la filosofia positivistica di Comte e, come si legge nella pref.della 3°ediz. (contenuta in questo vol. insieme alla pref. dell'ediz.orig.) ritenne le leggi di natura e le teorie di Malthus gli "elementi più importanti della scienza sociale" e questo lo convinse che era opportuno mutare il titolo originario dell'op. - Religione fisca, sessuale e naturale -, in quello attuale. L'op. è divisa in 4 parti. Parte I: Religione fisica (L'uomo come medico; La donna come medico; La medicina soggettiva; Vita e morte; Salute delle città; Malattie dello spirito; Spiritualismo) - Parte II: Religione sessuale (Riproduzione e sviluppo; Malattie degli organi genitali maschili; Leggi degli organi sessuali; Mali derivanti da astinenza, eccesso, abuso; Spermatorrea; Malattie veneree: balanite, gonorrea, sifilide; Malattie degli organi genitali femminili: clorosi, isterismo; Eccesso sessuale; Disordini delle mestruazioni; Infammazioni; Malattie veneree delle donne; Prostituzione; Legge della popolazione; Saggio sul principio della popolazione di Malthus; La povertà sua unica causa, suo unico rimedio) - Parte III: Religione naturale (Dignità, libertà e indipenza; Religione naturale) - Parte IV: Scienza sociale (Principali elementi della scienza sociale; Leg ge della popolazione ossia la legge di Malthus; Leggi dell'esercizio, della fecondità, dell'industria agricola; Opinioni di scrittori inglesi e altri; Principali leggi dell'economia politica; Leggi della produzione, distribuzione, scambio). [Einaudi 1619: "Il nome dell'Aut. siricava da Halkett II 149... è la trad. dell'originale The elements of social science... 11°ed. London, Truelove, 1872."].
In-8° (cm. 25 ca.), pp. 36. Brossura editoriale. Lievi ombre in cop.
In-8° (cm. 21), pp. 29, (1b) + una grande TABELLA fuori testo, ovviamente allegata successivamente, dei numeri estratti nel giorno 16 marzo 1846 da cui si deduce che furono venduti 27268 biglietti (numero vincente, numero del lotto vinto) e si convoca il pubblico per la distribuzione dei premi. Brossura edit., ma esemplare proveniente da scorporo, cucito ma privo del dorso e dei piatti. Regolamento (coi nominativi dei membri della Commissione) di 4 pagine e poi la lista descrivente i 429 oggetti per allora pervenuti (ma dalla tabella risulta che arrivarono a più di 600. Bel documento sull'inziativa di assistenza sociale, ma anche di gusto e di costume.
In 8, pp. 132 con 2 tavv. f. t. in litografia di cui una ripiegata. Br. ed. con lievi danni al d. Pari fu unoi dei maggiori studiosi della pellagra, compiendo le sue ricerche nell'area di Udine. In quest'opera si occupa della pellagra villareccia e della pellagra scolastica. Bertolotti, La pellagra, n. 452.
Un volume (12x19 cm) di 396 pagine; intonso. In lingua francese. Brossura originale con fascio di bandiere colorate e titolo alla copertina; qualche difetto alla brossura, strappetti, usure, ma buon esemplare genuino di questo volume dedicato aux ouvriers. “ "La seule barrière à l'affranchissement du prolétaire, c'est le défaut d'instruction et surtout d'éducation. C'est pourquoi nous devons tendre de tous nos efforts à renverser cet obstacle, fonder des écoles, des bibliothèques, écrire des livres, fréquenter les ouvriers et les aider à sortir de la misère".
Un volume (22 cm) di 129 pagine. Prefazione di Luigi Bennani. Una firma di possesso alla pagina bianca. Brossura editoriale gialla (margine brunito, ma copia molto buona). Il dovere della madre, la ricerca della paternità, un istituto da rivedere: l'affiliazione, assistiamo l'infanzia bisognosa, l'opera di assistenza materna a Roma e i Brefotrofi.
In-8° (cm. 24,1), pp. 16. Fascicolo privo dei paitti, ma completo della sguardia, pur staccata. Distingue fra "poveri" d'occasione e "poveri" di professione, mendicanti del paese e accattoni forestieri. LEVI si laureò nel 1902 in Giurisprudenza nell'Università degli Studi di Padova con una tesi su Delitto e pena nel pensiero dei Greci, pubblicata l'anno successivo a Torino dai Fratelli Bocca, e recensita su La Critica da Georges Sorel. Di idee democratiche e socialiste, collaborò a Critica Sociale, e dopo l'avvento del fascismo, al gruppo di Giustizia e Libertà. Nel 1931 prestò il giuramento di fedeltà al fascismo, come il cugino Tullio Levi Civita decise di giurare "ma con riserva", ossia scrivendo al rettore che "in alcun modo avrebbe modificato l'indirizzo del proprio insegnamento".Nel 1938, a seguito delle Leggi razziali fasciste, fu estromesso dall'insegnamento della Filosofia del diritto presso l'Università degli Studi di Catania. Nel giugno del 1940 fu internato e prosciolto nel dicembre dello stesso anno.[3] In seguito espatriò in Svizzera. Dopo la caduta del fascismo tornò a insegnare presso l'Università degli Studi di Firenze. Fu membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei. (wiki). Esemplare da studio. Disponibile a 20 € un altro es. privo della sguardia e della dedica.