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In-8 p., brossura editoriale illustrata da Furio Scarpelli (figlio dell’A.), pp. 141, con 9 tavv. in b.n. f.t. che riproducono disegni eseguiti dall’Autore. "Prima edizione postuma", con la prefazione di Francesco Sapori. Firma di appartenenza al frontespizio; pagine leggermente ingiallite per la qualità della carta, peraltro esempl. ben conservato.
br. Documento di una profonda solidarietà umana e intellettuale, il carteggio fra Vittorio Sereni e Carlo Betocchi illumina di nuovi riflessi il dibattito sul fare poesia in Italia negli anni del secondo conflitto mondiale e della ricostruzione. Lo scambio epistolare inizia difatti alla fine degli anni Trenta, quando Betocchi favorisce l'esordio di Sereni su «Frontespizio», e si sviluppa pressoché ininterrottamente fino al tempo della sua piena maturità e della sua definitiva affermazione, chiudendosi solo in seguito alla prematura scomparsa del poeta luinese avvenuta nel 1983. Introduzione di Clelia Martignoni.
br. Diciamo subito che il lettore può avviare la lettura di questo Trittico sciasciano muovendo dalla curiosità per un titolo qualsiasi dei nove capitoli del volume, i quali mettono a fuoco prioritariamente tre aspetti della personalità di Leonardo Sciascia (1921-1989). Ovvero Sciascia scrittore e la sua lingua (cap. 3), Sciascia linguista in erba che riflette come tutti gli scrittori sulla lingua (capp. 2, 7), e Sciascia scrittore che diffonde in italiano e nel mondo certi lessemi (senza esserne il glottoplaste ovvero l'onomaturgo), come quaquaraquà, mafia, pagare il pizzo. I quali sono l'oggetto per una analisi intralinguistica (quaquaraquà, ancora equivocato, cap. 5; mafia e derivati, cap. 8), interlinguistica (diffusione di quaquaraquà nel mondo, in lingue romanze, germaniche e non-indoeuropee, cap. 6), in chiave storico-etimologica (mafia, oggetto di «allucinazioni» spagnole, cap. 7; taddema, cap. 4; e pagare il pizzo, cap. 9). Il tutto preceduto da un «giallo» sulla (tardiva) laurea postuma del nostro autore (cap. 1).
br. È sotto il segno delle divergenze, e al tempo stesso della comune esigenza di una lettura insieme rigorosa e appassionata, che si apre e si chiude, nell'arco di ventotto anni, l'amicizia epistolare tra Ceronetti e Quinzio: due adelphiani della prima ora. Due vite segnate dalla abissale contaminazione con il sacro e con la parola, da quella poetica a quella scritturale, che l'epistolario restituisce in una policromia di sfumature e di rimandi serrati. Due fedi assolute, infrangibili, irriducibili: da un lato quella paolina, teologicamente "scandalosa", di Sergio Quinzio nella resurrezione della carne, nella consolazione finale; dall'altro quella, filosoficamente tenace, di Guido Ceronetti nel potere della gnosi. Due anime che, ciò nonostante, non cessano di interpellarsi e di ascoltarsi a vicenda, e non soltanto su argomenti teologici, ma anche sui grandi dibattiti che investono la società e la politica (l'aborto, il conflitto israelo-palestinese), fino ai problemi della vita quotidiana (la salute, il cibo, i traslochi).
Universita' Bocconi, 2010. In-16, brossura, pp. 228. Prima edizione. In ottimo stato.
ill., ril. La memoria è un caleidoscopio. Immagini ed emozioni sono i suoi frammenti di vetro, che col tempo ci plasmano e nel tempo compongono forme sempre diverse. In questo libro ho raccolto i miei frammenti, le mie foto, i miei disegni. Quel che vedo quando penso a quel che sono.
br. Vi sono dei libri, a volte anche dei piccoli libri, che entrano nella storia e quasi senza rendersene conto la cambiano, la fanno vedere da un'altra prospettiva e concepiscono nuove conquiste di civiltà. L'opera di Henry Dunant, presentata in una nuova e radicale edizione critica con il testo originale a fronte, è sicuramente uno di questi: Un Souvenir de Solférino è la pietra miliare della nascita della Croce Rossa Internazionale, ne è il seme fecondo e l'anima profonda. Un piccolo-grande classico del pensiero e dell'azione con una storia travagliata e complessa alle spalle. Il Souvenir narra la battaglia combattuta il 24 giugno 1859 fra l'esercito franco-sardo e quello austriaco e passata alla storia come battaglia di Solferino e San Martino. Dalle sue pagine emerge un drammatico appello all'umanità a favore della fratellanza, dei più deboli, dei feriti e dei morti che la società produce "volontariamente" con le proprie opzioni politiche. Sorta di manifesto, senza volerlo essere, dei malati, dei mutilati, degli ignoranti, dei moribondi, degli uccisi, degli scannati, lo scritto di Dunant è l'esaltazione della femminilità, in un contesto sociale in cui attribuire l'aggettivo femmineo a un evento o a un individuo equivaleva a bandirlo dalla convivenza civile.
In-16 gr., cartonato editoriale, pp. 223,(15). Collana "I grandi narratori d'ogni paese". Medusa - n. 388. Prima edizione italiana. Ben conservato.
ill., br. Come si possono raccontare cent'anni in pochi giorni? Quali sono i dieci avvenimenti emblematici del ventesimo secolo in Europa? La selezione è inevitabilmente arbitraria, ma possibile. Konstanty Gebert la fa in dieci racconti, quasi in forma di reportage, ambientati in altrettante città europee. Prende spunto da una data e un evento memorabili, che hanno segnato il secolo e consentono di ricostruirne, ciascuno, un decennio. Per conoscere e interpretare i fatti si basa sulle fonti scritte, sui ricordi dei testimoni o dei loro discendenti, sulla conoscenza diretta dei luoghi, passando da un estremo all'altro del continente. Ne scaturisce una lettura molto personale della realtà europea, un affresco di un passato che si riflette sul presente, nel contrastato rapporto fra storia e memoria. Si comincia da Vienna, il 12 giugno 1908, con la parata imperiale per il sessantesimo anniversario di regno di Francesco Giuseppe; si passa poi alla battaglia di Ypres, dove si inaugurò l'uso dei gas letali, nel 1915; seguono la prima dell'"Opera da tre soldi" di Brecht a Berlino, nel 1928, per finire con l'incendio della biblioteca di Sarajevo, il 25 agosto 1992. Nel quadro del rispettivo decennio, a fianco di fatti e interpreti della grande Storia si sentono le voci di più umili protagonisti e si respira il clima socioculturale dell'epoca. L'evento è l'occasione per una riflessione più complessiva sul ricordo e l'oblio, sulla memoria e le identità comuni nell'eredità dell'Europa che oggi si dice unita.
br. Un vento caldo e potente soffia nel Settecento in tutta Europa. Consegna parole cariche di energia ai figli mentre svuota quelle dei padri. Un vento nutrito di cultura, romanzi e frequentazione dei teatri, che a Venezia rende sempre più audaci i figli e le figlie. In questo libro li seguiamo mentre scrivono lettere, inviano suppliche per liberarsi da padri dispotici, sorprendono i parroci con matrimoni clandestini, rincorrono una dispensa per nozze segrete, fuggono di casa. Si appropriano di saperi giuridici ed ecclesiastici, di informazioni pratiche e di notizie per riuscire a realizzare i propri desideri. I padri invece escogitano impedimenti, chiedono correzioni e progettano matrimoni forzati. Sono anni, atmosfere, idealità che masticano poco il linguaggio dell'ubbidienza e del sacrificio: il confronto tra le generazioni è ampio e senza esclusione di colpi. La posta in gioco è del resto la libertà di vita. Il terreno dello scontro è l'amore, che in questo secolo si conquista un prezioso alleato: la cultura assegna infatti all'amore il compito di creare una comunità rigenerata e migliore. E soprattutto felice.
Rivista Romana 1959. In-4, cartonato editoriale, pp. 623, con numerose illustrazioni in bianco e nero nel testo e tavole a colori applicate su cartoncino fuori testo. In buono stato.
In-4 p., cartonato editoriale, sovracoperta, pp. 623, con numerose illustrazioni in bianco e nero nel testo e tavole a colori applicate su cartoncino fuori testo. In buono stato (good copy).
In-8 (cm. 27), brossura, titolo al dorso, custodia, pp. 263, con illustrazioni in bianco e nero e a colori, ISBN 88-7179-417-6. In buono stato di conservazione (good copy).
In-4 p., cartonato editoriale figurato, pp. 207, con numerosissime illustrazioni a colori anche a piena pagina nel testo. Inedita rassegna della più bella collezione privata di calendari attraverso i quali è possibile ammmirare i più importanti nomi della grafica pubblicitaria italiana del XIX e XX secolo quali: Dudovich, Mazza, De Bellys, Depero, Bocasile, Romoli, Pellegata. Edizione ordiginale. In ottimo stato (fine copy).
br. Queste pagine si propongono come uno strumento adeguato per il rinnovamento culturale in corso in questo inizio di terzo millennio. Contrariamente al clima di sfiducia nelle possibilità della ragione umana, predominante in gran parte del pensiero postmoderno, l'autore cerca di dare una risposta positiva alle domande fondamentali su cui si articola oggi l'esistenza umana: la possibilità di raggiungere la verità e l'influsso di quest'ultima nella vita quotidiana, la necessità di un dialogo fecondo tra filosofia e scienza e tra conoscenza naturale e rivelazione, l'esigenza di tornare ad "assaporare" la realtà in tutta la sua varietà e ricchezza senza riduzionismi che impediscono di scoprirne il significato ultimo, il modo di ricostituire l'unità del sapere di fronte alla frammentazione derivante dall'eccessiva specializzazione dei saperi settoriali... Fin dal primo capitolo, che offre un compendio delle linee fondamentali di sviluppo della filosofia occidentale, il libro si caratterizza in maniera costruttiva: accoglie tutti gli elementi positivi conquistati dal pensiero umano nel passato e nel presente, e indica la strada per proseguire verso un futuro pieno di speranza. In queste pagine l'erudizione fine a se stessa cede il campo alla chiarezza di esposizione, affinché il lettore possa essere, in un certo senso, iniziato alla vita filosofica e possa comprendere l'enorme tesoro da essa rappresentato, i vantaggi che arreca e le sue ragioni ultime.
cm. 18 x 25,5, 244 pp. con 24 tavv. f.t. Biblioteca dell'?Archivum Romanicum? - Serie I: Storia, Letteratura, Paleografia 595 gr. 244 p.
In-8 p., brossura originale, pp. (24) a fogli sciolti. Catalogo della Mostra, inaugurata Giovedì 14 Gennaio 1971, presso la Galleria dell’Ariete. “Un quadro, dipinto nel 1960, supera il senso residuo di questo”. Libro d’artista, ben conservato.
br. Nel gennaio del 1914, qualche mese prima di morire, Gian Pietro Lucini confessò di avere in sé un "Prometeo male incatenato", cui la sua opera era idealmente dedicata. Mito dell'antiveggenza e dell'assalto al cielo, Prometeo incarna bene, in emblema, la produzione luciniana, caratterizzata dal rovello perpetuo di progetti concepiti, modificati, abortiti, ma anche felicemente e pienamente realizzati. Presentate in diverse occasioni, a Genova, tra il 2015 e il 2016, nell'ambito del progetto di ricerca "Per una nuova lettura dell'opera di Gian Pietro Lucini", le indagini raccolte in questo volume muovono da un confronto serrato con l'opera e le carte d'archivio dello scrittore lariano, per approdare alla definizione di nuove e coerenti piste di ricerca. Dai saggi di Marco Berisso, Livia Cavaglieri, Lia Raffaella Cresci, Fausto Curi, Pier Luigi Ferro, Manuela Manfredini, Francesco Muzzioli, Gian Luca Picconi, Francesco Sberla-ti, Erminio Risso, Fabio Romanini e Franco Vazzoler emerge uno scrittore dal profilo complesso e multiforme, inquieto e fremente, ma anche razionale e analitico, che ha saputo oltrepassare la consuetudine.
br. È più facile dividere che unire, soprattutto quando si soffia sul risentimento, legittimo, del popolo meridionale. Ma i sovrani francesi e lo Stato ebbero una forza molto maggiore rispetto a quella della monarchia borbonica e degli altri stati preunitari perché riuscirono nell'operazione di "amalgama", realizzando riforme importanti se non risolutive. Rischiavamo di rimanere un popolo di "lazzaroni"; siamo diventati un popolo "moderno".
br. Nel 1940 Giorgio Bassani pubblicò il suo primo libro di racconti, "Una città di pianura", una raccolta che per via delle leggi razziali uscì con lo pseudonimo di Giacomo Marchi. Con questi saggi dedicati al giovane Bassani, Piero Pieri individua la presenza dell'autore (allora attivista clandestino del Partito d'Azione) in abile e aperta polemica col regime fascista. Analizzando lo spazio storico che avvolge alcuni racconti, lo studioso fissa i confini di un'operazione che non vuole essere solo filologica e critica, ma anche ideologica e politica. Il suo - e qui sta la novità dell'interpretazione - è un Bassani che quando pubblica sotto falso nome sfida il fascismo con allusioni politiche e annotazioni storiche che rivelano in modo acuto e dirompente i furori dello scrittore. Mentre Bassani politico milita in clandestinità contro il fascismo, il letterato propone la stessa sfida con un libro altrettanto critico nei confronti della dittatura e delle sue leggi razziali. Al punto che, all'interno di questa sua interpretazione, Pieri individua nella poetica di Bassani un'idea di letterato che si collega alla tradizione italiana del poeta civile e rivoluzionario, quali furono Dante e Foscolo.
cm. 17 x 24, xii-176 pp. Biblioteca di ?Lettere italiane? - Studi e testi 405 gr. xii-176 p.
br. L'attività pubblicistica di Ezra Pound, sulle testate più varie e da un capo all'altro del mondo, fu sempre copiosa e incessante. Dal 1924 stabilmente in Italia, a Rapallo, alla fine del 1937 è attivo nella redazione di "Broletto", rivista lariana alla quale egli collaborerà per una breve ma intensa stagione. D'intesa col suo direttore e fondatore, il gallerista-collezionista Carlo Peroni, Pound chiamerà a sé alcuni critici e scrittori di fiducia, taluni già suoi collaboratori in precedenti iniziative, Ubaldo degli Uberti, Lina Caico, Edmondo Dodsworth, John Drummond e, buon ultimo, il critico e traduttore veneziano Carlo Izzo, tra i maggiori anglisti del Novecento. Quest'ensemble rivestirà un ruolo particolare nell'economia del mensile, ritagliandosi con la rubrica "Servizio di comunicazioni" un angolo privilegiato dal quale "dare ampia notizia di pochi e selezionati libri stranieri che non hanno ricevuto un'adeguata attenzione da parte della stampa commerciale dei loro Paesi (...), opere che rivelano un particolare interesse per la loro forza provocatoria o che posseggono un valore permanente". L'avventura poundiana a "Broletto" durò dodici mesi esatti.
ill., br. "Il mio percorso di ricerca espressiva utilizza varie tecniche artistiche: Ceramica, Scultura, Pittura, Scrittura. Ogni tecnica ha una sua modalità precisa e diversa, ma in tutte riesco a creare, ricreare, la mia realtà offrendola con piacere a chi partecipa alle Mostre in cui espongo o a chi legge i miei scritti, editi e non. Così è nato Un po' per gioco, un po' per passione un Catalogo in cui le opere da me realizzate vengono presentate attraverso parole e foto, in un intreccio d'emozioni e sentimenti, gli stessi che vivono nei miei ricordi, a cui aggiungo quello di gioiosa condivisione che offro a quanti vorranno sfogliarlo ed apprezzare la genuina semplicità del mio essere." (M. P. Rella)
ill., br. Un po' Fuori", esperienza "Artistica" che vuole aiutarci a riflettere sui vari aspetti dell'essere umano. Ho realizzato questa esperienza grazie ad un particolare laboratorio artistico da me ideato, collaudato con adulti diversamente abili che io stesso seguo. Sperimentare una "nuova" metodologia di lavoro per dimostrare quanto una persona diversamente abile possa esprimersi attraverso l'arte che funge da "amplificatore" della parola è stato molto interessante. Grazie a questa intuizione, si è potuto cosi congiuntamente riflettere su: identità, lavoro, pregiudizio, bullismo, riciclo ecc... temi che vanno oltre la sola disabilità. Un "viaggio" attraverso i 5 sensi goduti in maniera artistica, soffermandosi anche sul tema della sessualità. Questo testo, frutto del mio progetto, l'ho scritto a testimonianza di una esperienza di lavoro positiva, un "urlo" e una rivincita per la persona disabile e una lettura riflessiva per qualsiasi altra persona interessata all'arte e alla vita.