3 569 résultats
Edizione originale. Ottimo esemplare. La stampa, molto rara, è uno dei pochi esemplari noti della serie delle «Famiglie Olandesi» realizzata da Umberto Boccioni nel 1904. Il set, stampato dall’editore svizzero Clement Tournier, costituisce la serie 282 dell’editore, stampata nel 1904, e composta da due pezzi. La litografia qui presentata è il primo numero della serie. La datazione del set al 1904 è resa possibile dalla indicazione dell’edizione al retro: il numero di serie 282, infatti, riconduce a quell’anno grazie alla presenza di un ulteriore set, realizzato dall’illustratore Castell, che segnato col numero di serie 281 reca la data 1904. L’ideazione dei pannelli, dunque, si colloca tra il 1903 ed il 1904. -- Del set completo sono noti, attualmente, soltanto tre esemplari: due, uno dei quali reca la firma autografa del pittore oltre al monogramma, si trovano in collezione privata (Calvesi Coen 1983; Bellini 2004; Baradel 2006; Calvesi Damburoso 2016, D’Agati 2018), un terzo è conservato – sebbene attualmente identificato come opera di un seguace di Henri Cassiers a causa del mancato scioglimento del monogramma – presso il Sincfala Museum van de Zwinstreek di Knobbe-Heinst, Belgio (inv. SCHPRXX50171- SCHPRXX50172). -- «Famiglie Olandesi» costituisce un importante documento che testimonia in maniera esemplare l’ampia conoscenza e l’aggiornamento del pittore sulle più moderne tendenze dell’illustrazione europea e, al contempo, testimonia l’ampia diffusione delle realizzazioni giovanili di Boccioni che, lungi dal costituire un semplice ripiego per fini economici, sono da leggere quale vera e propria attività di ricerca in un campo fondamentale della produzione artistica di inizio secolo, come quello delle stampe e del disegno commerciale. -- La realizzazione di questa serie si colloca nel periodo giovanile della produzione di Umberto Boccioni. Agli inizi della sua carriera, infatti, il pittore svolse un’ingente attività di illustratore a Roma lavorando per l’editore e commerciante romano Cesare Racah e la sua impresa Ulderico Bossi. Recenti studi (D’Agati 2018; D’Agati 2019) hanno ricostruito questa fase poco nota dell’attività di Boccioni evidenziando non solo la complessa trama di rapporti commerciali che legavano l’editore romano al circuito internazionale dell’illustrazione europea, motivo che spiega l’edizione del set in svizzera da parte della casa Clement Tournier, ma la complessa e stratificata conoscenza delle punte più avanzate della grafica nordeuropea da parte di Umberto Boccioni. Il pittore, infatti, nelle sue realizzazioni, che spaziano da soggetti di caccia alla volpe a tematiche automobilistiche e a soggetti di genere, come ciociari o, appunto, scenette olandesi, deriva il suo tratto dagli esempi inglesi di Cecil Aldin, Harry Eliott, John Hassall e, nello specifico, di Henri Cassiers, tra i più significativi illustratori belgi tra XIX e XX secolo. (Scheda di Nicolò D’Agati)
Edizione originale. Ottimo esemplare (piccole ma diffuse fioriture alle pagine interne, che non pregiudicano la complessiva ottima conservazione del volume) Raro libro d’artista e capolavoro assoluto del paroliberismo figurativo. Nella «Bibliografia di Francesco Cangiullo» (2007) Domenico Cammarota precisa: «[...] tiratura di 1500 copie, e non di 20000 come scritto in quarta di copertina». Qualche anticipazione era apparsa l’anno precedente sulle «Due pagine futuriste» di «Vela latina». L’autore, geniale napoletano arrivato al futurismo dalla gavetta nella tradizionale canzone pop campana, con questo libro arriva ad esiti figurativo-concettuali di chiara portata dadaista — indipendentemente da quanto andavano elaborando i veri e propri dadaisti in Francia e in Svizzera, proprio in questi anni. «Nella storia letteraria, non solo italiana, del secolo, Francesco Cangiullo rimarrà protagonista e innovatore di primissimo piano per quattro tappe fondamentali, tre poetiche — “Piedigrotta”, “Caffèconcerto”, “Poesia pentagrammata”, di fondamentale peso per lo sviluppo della poesia sia visuale che sonora — e una teatrale in collaborazione con Marinetti, il “Teatro della sorpresa”. [...] Con questo grande poema parolibero Cangiullo sviluppa, quasi in simultanea col Marinetti di “Zang-Tumb-Tumb”, gli assiomi della poetica futurista […] approdando alla costruzione della pagina poetica in “tavola parolibera”, struttura a diversi piani realizzata con acutissimo spiritato senso plastico-grafico […]. Così. la grafica esplode in fonemi pirotecnici rispecchianti la festa napoletana in perfetta analogia visuale. Ma tale pur eccezionale risultato verbotettonico si risolve in rigorosa optofonia, in spartito sui generis per l'esecuzione declamata. […]. Non a caso esso fu il centro di due famose serate al salone dell’Esposizione Futurista Permanente in Roma, il 29 marzo e il 5 aprile 1914, serate che anticiparono nello spirito e nei risultati quelle dadaiste al Cabaret Voltaire del 1916. […] “Pedigrotta” è il poema più bello mai dedicato da un poeta a Napoli. Ove fallirono Di Giacomo e Benedetto Croce, Cangiullo riesce a farne il capolavoro della folla napoletana, protagonista ossessiva nella sconcertazione di odori rumori sapori, una sorta di futurista carme fescennino» (Arrigo Lora Totino, Francesco Cangiullo, Gall. Martano, Torino 1979, s.n.p.). Cammarota, Futurismo, 76.11; Id, Bibliografia di Francesco Cangiullo, n. 25 (che data con sicurezza 11 marzo 1916)
Catalogo originale. Ottimo esemplare, fresco e pulito. Catalogo molto raro e molto ricco della seconda mostra allestita alla neonata Casa d'Arte in via Condotti 21: nel novembre 1918 Bragaglia ospita dunque le tavole parolibere dell’«Alfabeto a sorpresa» di Cangiullo e Pasqualino (la mostra inaugurale era stata la personale di Balla in ottobre). In catalogo i testi «L’alfabeto a sorpresa. Manifesto futurista» di Marinetti e l’elenco delle opere, impaginati alternativamente a 5 tavole parolibere originali dei fratelli Cangiullo (Il prestigiatore dell’alfabeto, Il giocoliere dell’alfabeto, Le balie, Marinetti ferito, Golfo di Napoli); chiude un estratto dalla poesia di Paolo Buzzi dedicata a Cangiullo, già uscita sulla rivista «Vela latina» (n. II,41, 14-20 ottobre 1915) e raccolta infine nel «Poema dei quarant’anni» (1922). Cammarota, Futurismo, 364.1; Lista, Le Livre futuriste, p. 124-5; Nuovi archivi del futurismo I, 1918/6
Prima edizione. Ottimo esemplare, fresco e pulito all’interno e integro alla copertina (normali lievissimi segni del tempo): condizione molto rara per questo tipo di libro. Rarissima opera prima poetica. L’autore cadde in battaglia sul monte Grappa nell’ottobre 1918, a soli ventisei anni, pochi mesi dopo aver dato alle stampe il volumetto e pochi giorni prima della cessazione delle ostilità. Solo all’occhietto compaiono le date tra parentesi «1915-1917», che alcuni bibliografi integrano sulla riga del titolo. Notevole raccolta di poesie di grande sperimentalismo, con numerosi soluzioni futuriste (es. inserti di cartellonistica a inframmezzare il dettato poetico) e versi paroliberi, «... che Ungaretti le[sse] attentamente» (Diz. Fut. p. 262b). «Dal ridotto corpus della sua opera, al di là delle più evidenti analogie, sicuramente con Ungaretti ma anche con Palazzeschi, si ricava l'immagine di una ricerca già chiaramente orientata nel senso del nuovo [...]. Che operino però spesso congiuntamente suggestioni crepuscolari e più schematiche indicazioni futuriste, non significa che non siano apprezzabili esiti di tutto rilievo e che non si evidenzi una cifra stilistica personale» (Merola, voce del DBI). Annunzio Cervi, sassarese naturalizzato napoletano, fu uno degli ultimi allievi del grande Michele Kerbaker, scomparso nel settembre 1914; dai suoi studi di filologia medievale il poeta acquisì il vezzo a usare in chiave sperimentale «termini che sembrano inventati, ma vengono […] dal serbatoio della lingua italiana tra il finire del medioevo e il Cinquecento» (Tanchis e Pusceddu, p. 24), con esiti di grande modernità e godibilità linguistica. -- Il ‘lascito’ cerviano — a lungo incasellato in una dimensione di poeta/martire, molto parziale, e che solo da poco si incomincia a rileggerein più ampie sfaccettature, come dimostrano le edizioni Chella 2016 e Tanchis-Pusceddu 2018 — giunse inaspettatamente fino ad Antonia Pozzi. Come è noto, la poetessa milanese ebbe un’appassionata e tormentata storia d’amore proprio con il fratello minore di Annunzio, Antonio Maria Cervi, colto professore di latino e greco e insegnante carismatico al Liceo Manzoni di Milano: «Molto evidente nelle prime composizioni di Antonia Pozzi è l’influsso della produzione poetica di Annunzio Cervi, le cui opere le erano evidentemente note attraverso Antonio Maria, che, per quanto schivo, tanto all’interno della scuola quanto al di fuori di essa, era solito parlare molto del proprio fratello e della sua poesia. […] È possibile citare esempi sia delle derivazioni più banali che di quelle più innovative del poeta sassarese nella prima produzione della Pozzi» (Bernabò, Per troppa vita, p. 89-s). In realtà, come hanno dimostrato Tanchis e Pusceddu, il fratello morto di Antonio Cervi, il poeta martire di cui Antonio accusava così tanto l’ingiusta mancanza, fu una vera e propria chiave della storia d’amore tra i due, un sottotesto costante e pervasivo nell’appassionata relazione. Cammarota, Futurismo, 106.5; Id., La Libreria della Diana & C., n. 67; Chella, Cervi: Le cadenze (Genova 2016); Tanchis e Pusceddu, Cervi: Le cadenze e altre liriche e prose (Milano 2018)
Edizione originale. CON DEDICA Esemplare 17/100, in ottime condizioni. Rarissimo. «Le tre silografie inedite di Renato di Bosso sono state incise nel 1941 su legno di acero e la tiratura è stata realizzata nel novembre 1974 su torchio a mano dell’istituto grafico salesiano di San Zeno a Verona in cento esemplari numerati da uno a cento firmati. Dopo la tiratura i legni sono stati biffati». Le xilografie: ‘In volo su pescheto in fiore’, ‘Bombardiere in azione’, ‘Paracadutista in lancio’, battuta 290 x 300 mm, presentano numerazione e firma autografa «Di Bosso 1941» in inchiostro verde; ulteriore firma «Di Bosso 75» in grafite. Ghibellini - Appella, Libri d’artista Scheiwiller, 129; Jentsch, Libri d’artista, n. 233
Edizione originale. CON DEDICA Ottimo esmplare pregiato da due aero-disegni a matita, autografi firmati, di Tullio Crali: in occhietto l’aeropittore disegna il titolo dell’opera circondato da prospettive di palazzi colti dall’alto, nel noto stile ‘in picchiata’ d’aeroplano; a p. 5 (conclusione dello scritto prefatorio), verga il nome di F.T. Marinetti in caratteri cubitali disposti secondo linee geometriche intersecantesi. Saggio con prefazione di Marinetti («Splendore geometrico e estetica della macchina»). Cammarota, Futurismo, 246.4 e 3
Edizione originale. CON DEDICA Più che buon esemplare con firma autografa dell’autore. Raro. Dramma in versi. Cammarota, Futurismo, 249.9
Prima edizione, emissione con copertina rigida. Normale scoloritura al piatto superiore e al dorso; minimi restauri professionali ad alcuni punti della copertina, perfettamente riusciti e quasi impercettibili; nel complesso un ottimo esemplare. Una delle raccolte più importanti dell’autore, raccoglie poesie appena successive alla prima fase più sperimentale (e a tratti futurista). Esce nell’“annus mirabilis” govoniano, il 1915, quello che vede la pubblicazione dei due capolavori del poeta: «L’inaugurazione», appunto, e il quaderno parolibero «Rarefazioni e parole in libertà».Culmine della vicenda poetica govoniana,essi sono anche libri-simbolo della complessa stagione del futurismo post-lacerbiano, conteso tra Milano e Firenze, le Edizioni futuriste di «Poesia» di Marinetti e le Edizioni de «LaVoce» nel suo nuovo corso derobertisiano, che di fatto ruberà i migliori poeti al Movimento futurista ufficiale: Palazzeschi, Soffici e appunto Govoni. La pubblicazione dei due libri, in particolare dell’«Inaugurazione», era rimasta sospesa tra questi due poli per tutto il 1914: Marinetti, il primo e fino a quel momento l’unico editore di Govoni, continuava a rimandare la possibilità di pubblicare quel titolo, che finì per passare alla «Voce» di De Robertis, stampato nell’aprile del 1915. Cammarota. Futurismo, n. 249.10; Carpi, Govoni 1915 (in: Corrado Govoni, atti del convegno, Bologna 1983: 249-274)
Edizione originale. Più che buon esemplare dalla biblioteca di Luce Marinetti, la figlia del fondatore del Futurismo (timbro ex libris al frontespizio). Lieve foxing e brunitura alla copertia; carte interne uniformemente brunite, ma pulite; una piccola gora d’acqua sul lato interno (ca. 1 cm) interessa le prime due pagine; indicazione di «4° migliaio» in quarta di copertina. Uno dei vertici poetico-artistici del futurismo parolibero: «… Il risultato più alto del paroliberismo figurativo futurista», secondo Ester Coen; e per Eugenio Montale «… si ha la netta impressione che il Govoni occasionalmente marinettiano, il Govoni jongleur di immagini sia stato non solo il più rappresentativo ma il più poeticamente vitale» dei futuristi. Nella sezione «Rarefazioni» sono proposte riprodotte ‘e manuscripto’ tavole dove disegno e parole in libertà convivono all’insegna di un voluto e simulato tratto infantile; nella sezione «Parole in libertà» è invece il virtuosismo tipografico a prevalere sul disegno, con alcune delle composizioni parolibere meglio riuscite e più famose della prima stagione futurista. A proposito delle «Rarefazioni» Claudia Salaris ha coniato la definizione di «analogie disegnate che traduc[ono] le immagini poetiche in figurazioni rarefatte, cioè libere dalla zavorra della sintassi e della retorica» (p. 194). -- Corrado Govoni, riconosciuto precursore del crepuscolarismo dei vari Gozzano, Palazzeschi, Corazzini, Moretti, era stato uno dei primi poeti a consegnare piena adesione al futurismo dopo il lancio del manifesto nel 1909; già collaboratore di «Poesia», affidò la sua opera per qualche anno in esclusiva a Marinetti, che divenne senz’altri il suo editore. Tra 1914 e 1915 si consuma tuttavia il divorzio tra «lacerbiani» e futuristi: il movimento perdeva esponenti del calibro di Palazzeschi, che assieme ai fiorentini e alla rinnovata «Voce» di De Robertis andava a costituire un polo di grande attrattiva; in questo contesto incerto e instabile, Govoni aveva già concluso la raccolta che sarà «Inaugurazione della primavera», pubblicata dopo i tentennamenti di Marinetti proprio con «La Voce» derobertisiana; e sta elaborando la sua idea delle parole in libertà (delle quali almeno una, Campana di chiaro di luna, venne proposta in prepubblicazione alla rivista fiorentina). -- Al poeta ferrarese non era sfuggita la profonda e «sconcertante» rilevanza della nuova strada aperta dallo Zang tumb tuuum marinettiano: «… ricevo col più grande piacere il tuo stranissimo sconcertante e affascinante libro che ti pone al di sopra di tutte le letterature. È innegabile che tu porti nella poesia dei valori nuovissimi … e che apri … un meraviglioso orizzonte inesplorato che noi oscuramente presentivamo ma che non avevamo la forza di conquistare», scriveva a Marinetti il 10 maggio 1914. Osservando questo «orizzonte inesplorato» Govoni concepiva un progetto radicale, destinato nelle intenzioni addirittura a spingersi oltre le «solite forme di mattonelle che caratterizzano i libri»: «… il libriccino … l’ho intitolato organetto e ti dico quello che avevo pensato riguardo all’edizione. Di … dare alle pagine interne il formato a compartimenti che si apre e si chiude come quello di un organetto. … La copertina anteriore [dovrebbe] portare oltre una piccola fettuccia di seta rossa [e] a mo’ di manico una fila di bottoni di madreperla per dar l’idea della tastiera dell’organetto. … Così la forma odiosa e odiata del libro solito sarebbe totalmente soppressa. | Perché non fare dei libri che si aprano come organetti macchine fotografiche ombrellini ventagli?» (11 gennaio 1915, a Marinetti). Marinetti editore, tuttavia, non contemplava il «libro d’artista»: il progetto marinettiano nasceva in aperta opposizione alla circolazione chiusa del libro nei circuiti letterari, e in maniera molto evidente non prendeva in considerazione neppure l’elitarismo d’avanguardia insito nel progetto govoniano di «anti-libro» — idea peraltro in discussione in quel momento nel cenacolo dei «fiorentini», e concretizzatasi per esempio nel «Bïf§ZF» di Ardengo Soffici. La raccolta parolibera di Corrado Govoni viene dunque pubblicata con una semplice brossura in carta di grammatura appena superiore a quella usata per la stampa; la legatura è a doppio punto metallico, la più economica possibile, e — dulcis in fundo — il formato è quello dell’in quarto, superiore all’usuale in sedicesimo delle Edizioni di «Poesia»: non la «solita forma di mattonella» ma di certo nemmeno il libriccino a soffietto che aveva in mente il poeta ferrarese. Un bell’esempio della determinazione e della ‘forza tranquilla’ del Marinetti editore. Cammarota, Futurismo, 249.9; Echaurren, Futurcollezionismo, pp. 51-54
In-16 gr., brossura orig. (restaurata, con tracce d’uso), pp. 267,(5), con alc. figure nel t. e 4 illustrazioni in b.n. in 3 tavole f.t.: il padiglione “Italia” di G. Fiorini - due pannelli di Prampolini per il medesimo locale e una foto (a doppia pagina) di Celeste Bundese e Ernesto Piccinelli, cuochi futuristi della “Taverna Santopalato” di Torino. Vi è anche contenuto il "Manifesto della cucina futurista", apparso il 28 dicembre 1930 su “La Gazzetta del Popolo”, in cui Marinetti afferma: “si pensa si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia”. "Edizione originale". Cfr. Salaris “Storia del Futurismo”, p. 214: “Nel 1932 Marinetti, coadiuvato da Fillia, cura per i tipi della Sonzogno "La cucina futurista", contenente un ricettario che si prefigge di valorizzare l’originalità assoluta, la varietà, l’estetica delle vivande e della tavola, optando per una sperimentazione gastronomica inesauribile. Mangiare dunque non deve essere più un obbedire agli imperativi della fame, bensì un modo per stimolare tutte le sensazioni tattili-visive-olfattive-termiche-gustative in una singolare poesia del corpo. In modo analogo, il rito alimentare si trasforma in happening sorprendente..”. Cfr. anche Cammarota,162: “Questo libro è più drammatico e più piccante di un romanzo poliziesco e di un romanzo erotico. La più grande agitazione polemica: 2000 articoli in tre mesi su tutti i giornali del mondo. Risposta ai difensori della pastasciutta. 200 formule di cucina futurista per ristoranti e quisibeve... Il vol. riporta nel testo 172 ricette e polibibite (cocktail) di: Marinetti, Fillia, Prampolini, Folgore, Buzzi, Farfa, Azari, Masnata, e molti altri..”. Edizione numerata a stampa sul frontespizio, in tiratura di 6000 copie. Il ns. esemplare, n. 1232, con due ex-libris e un timbro è ben conservato .
Documento originale con firma autografa. Lieve traccia di gora d’acqua che interessa tutto il bifolio, appena percettibile al recto, che non disturba in alcun modo la leggibilità e la conservazione del documento; busta lacerata in testa e sul lato sinistro, con minime perdite all’intestazione e una lacerazione ricomposta; timbro postale leggibile e francobollo conservato; nel complesso, insieme in più che buone condizioni di conservazione. Lettera di fondamentale contenuto per la storia del futurismo, dettata da Marinetti al segretario Decio Cinti nel novembre del 1920, parallelamente al lancio ufficiale dei «club futuristi» su «La Testa di ferro». Indirizzata alla residenza di Jannelli in Castroreale Bagni, provincia di Messina: «Carissimo Jannelli, speravo di ricevere un tuo articolo per Testa di ferro | Avrai letto, in questo giornale, della trasformazione dei fasci futuristi in Club futuristi destinati ad accogliere tutti gl’italiani, anche non artisti, che siano nettamente mondi da ogni spirito reazionario. — Abbiamo scelto la parola Club, perché le solite: Fasci, Circoli, Gruppi, creerebbero confusioni. | Ti prego di comunicare la cosa a tutti gli amici. | Una calda stretta di mano. Tuo | FT Marinetti». -- Il contenuto della lettera aggiunge dettagli fondamentali alla vicenda dei cosiddetti «club futuristi», poco o per nulla nota agli studiosi: promossi per iniziativa di Marinetti e Mario Carli come evoluzione dei fasci futuristi dopo la disfatta elettorale di fine 1919, essi vengono inizialmente implementati sulla falsariga del futurismo politico diciannovista, con la massima apertura «anche a non artisti» (come chiarito nel manifesto «Che cos’è il futurismo», non a caso ristampato proprio nella seconda metà del 1920). La parola «club», frequentemente utilizzata da Marinetti in questo periodo, deriva probabilmente dall’utilizzo che ne andavano facendo i dadaisti a partire dal primissimo dopoguerra. Si hanno testimonianze di un «club futurista milanese» annunciato sulle pagine de «La Testa di ferro» I/38 del 28 novembre 1920 (Salaris, Alla festa della rivoluzione, p. 264 nota 74), di un «club futurista per impulso di Mario Shrapnel» a Catania, annunciato sul secondo fascicolo della rarissima rivista «Haschisch» del marzo 1921 (Parasiliti, All’ombra del vulcano, p. 42), oltre che di un «club futurista bolognese» formato da Tato, Caviglioni, Poli e Ago menzionato su Noi I/2, maggio 1923 (pagina 15). Maria Elena Versari, infine, ha studiato il fenomeno del «club futurista» come implementazione strettamente avanguardista del modello della casa d’arte: «II dettagliato programma che trasforma la Casa d’Arte in un Club Futurista offre un interessante modello del funzionamento di una sorta di microcosmo dell’avanguardia. Ormai ridimensionate le pretese di ricostruire in toto la società a propria immagine avanguardista con il gesto rivoluzionario, il Futurismo cerca di crearsi un luogo, uno spazio autonomo che offra un surrogato complessivo di tutte queste ambizioni ed esperienze. [...] La “Boîte Futuriste” [progettata da Prampolini], così come la nuova Casa d’Arte Bragaglia allestita da Virgilio Marchi e il Cabaret del Diavolo di Gino Gori decorato da Fortunato Depero sono spazi creati e gestiti da artisti che mimano e offrono un surrogato, all’interno delle strutture sociali tradizionali, di quei nuovi modelli di interazione tra artista e pubblico, tra artista e società promessi ma non mantenuti dalla “nuova fede” rivoluzionaria. Conclusasi l’esperienza della guerra, il tradizionale pragmatismo dimostrato da Marinetti nel fondare e dirigere il Futurismo continua a ricercare modelli di azione alternativi al tradizionale sistema artista-gallerista. Il modello economico applicato al Club Futurista si discosta e fornisce un più crudo contraltare all’idealismo dell’attesa di un governo rivoluzionario che agisca come garante dell’arte d’avanguardia sulla base di un’instabile alleanza concettuale tra innovazione sociale e innovazione artistica. Allo stesso tempo, però, questo modello di autonomia commerciale riesce a rispondere alle necessità più volte reiterate dalle associazioni artistiche dell’epoca: l’importanza dell’unione, del rinnovamento del gusto nelle arti applicate, il riavvicinamento tra artisti e società civile, tra arte e popolo» (I rapporti internazionali del futurismo, in: Il futurismo nelle avanguardie, Roma 2010, p. 585-s).
Prima edizione. Ottimo esemplare (minimi difetti perimetrali alla copertina, scolorita al dorso; una lieve traccia di gora al bordo alto interno delle pagine). Imponente libro parolibero, raccolta di venti tavole stampate a piena pagina, nell’originalissimo stile figurativo dell’autore — che aveva esordito su giornali goliardici e riviste locali. Importante prefazione teorica di Marinetti, che rielabora testi e manifesti già scritti aggiornandoli al 1932. Molto raro, è l’ultimo grande classico e imprescindibile libro parolibero futurista a chiudere la serie iniziata nel 1914 con «Zang tumb tuuum». Cammarota, Futurismo, 311.5
Edizione originale. Ottimo esemplare. Il manifesto s’inserisce lungo la linea che va dal «Vestito antineutrale» di Balla (1914) al «Per il sole contro il sole di Thayaht» (1928), a mezzo tra il testo teorico militante e la brochure promozionale della «cravatta futurista, anticravatta di metallo leggerissimo lucente duraturo». Notevolissimo l’aspetto grafico: una prima pagina di copertina disegnata in stile modernista d’impatto, con titolone, elementi geometrici e fotografia b/n del quartetto Siviero/Di Bosso/Sacchetti/Scurto con relativa didascalia; alle pagine interne il testo del manifesto, con titolo ripetuto in intestazione a doppia pagina; in ultima pagina lo slogan «Artisti italiani + moda italiana + industria italiana = prodotto italianissimo, cioè futurista», seguito in taglio basso dallo sponsor «industria veronese Cavalleri». Tonini, I manifesti, 276.1
Stampa fotografica vintage. CON DEDICA Bella dedica autografa firmata e datata dell’artista al recto: «A Bruno Sanzin con simpatia Futurista · Ernesto Thayaht · Firenze 21 Gen 1931 anno X°». Minima traccia di piega all’angolo destro del piede; per il resto in ottime condizioni; proveniente dall’archivio del futurista B.G. Sanzin. Rara fotografia originale in formato grande. Notevolissimo lo scatto, che prende l’opera per intero e ben dettaglia anche il gagliardetto rotondo con l’iscrizione a croce «Italia Veloce».
Edizione originale. Ottimo esemplare (restauro di rinforzo alla copertina, particolarmente al dorso; uniforme brunitura delle pagine interne). Rarissima opera seconda, censita in soli tre esemplari in ICCU (Centrale Firenze, APICE Milano e Biblioteca Provinciale di Salerno). Il salernitano Trimarco si unì al futurismo al principio degli anni venti, quando fece apprezzare a Marinetti la sua raccolta d’esordio «Stelle». A stretto seguire pubblicò dunque questa sottile plaquette, contenente sole dieci liriche, introdotta da una breve ma assai evocativa prefazione di Marinetti: «Trimarco futurista». Il repertorio di Cammarota censisce due titoli analoghi («Liriche blù», 1921; «Liriche bleu», 1922) di cui non si ha nessun riscontro, e chiama questa una terza edizione, probabilmente sbagliando. A pagina tre in ogni caso compare un occhiello che recita «Liriche bleu. II serie». Cammarota, Futurismo, n. 473.5
Edizione originale. Ottimo esemplare (normali lievi segni del tempo perimetrali e piccoli difetti al dorso muto). Rarissimo numero unico realizzato secondo i più moderni dettami grafici presso la tipografia dei Fratelli Spirito di Savona, sotto la direzione del pittore Raffaele Collina e con il contributo di alcuni dei maggiori esponenti dell’arte e della letteratura contemporanea del momento, liguri di nascita o di adozioni, tra i quali i futuristi Farfa (che pubblica la sua poesia più famosa, «Tuberie», in un notevole impaginato parolibero), il misterioso Alidada (che pure pubblica una pagina di parole in libertà dedicata al «Ritratto del poeta-record nazionale 1931 Farfa»), «Il pittore futurista Pacetti Ivos» che pubblica un’autoritratto fotodinamico, Giuseppe Lo Duca (che poi vivrà una seconda stagione in Francia come critico cinematografico ed esperto di letteratura erotica), ma anche i poeti novecentisti Angelo Barile e Aldo Capasso. Tra i contenuti, approfondimenti sulle ceramiche d’Albisola, sulla scultura di Arturo Martini e su altre specialità regionali, con grande spazio all’illustrazione e agli apparati fotografici. Ragazzi, Marinetti futurismo in Liguria, pp. 87-88; Noi miliardari della fantasia («Resine» n. 30:119-121, 2009), p. 103 (ill. a col.)
LEGATURA COEVA PROBABILMENTE DELLA CASA EDITRICE CON PIATTI FUTURISTI SU DISEGNO DI ARDENGO SOFFICI. DORSO MUTO IN MEZZA PELLE MARRONE. PRIMO ANNO COMPLETO IN 24 FASCICOLI (COLLAZIONATI COMPLETI DI TUTTE LE PAGINE) CON ALCUNE ILLUSTRAZIONI IN BIANCO E NERO numero pagine: 296 formato: 35X26 stato conservazione: ABBASTANZA BUONO TRANNE PELLE DEL DORSO MOLTO SECCA ED IN PESSIMO STATO DI CONSERVAZIONE, PIATTI DI SOFFICI CON TRACCE D'USO E MANCANZE AD UN MARGINE. INTERNO DI 4/5 PAGINE CON LIEVI FIORITURE
Stampa fotografica vintage. CON DEDICA Lunga iscrizione autografa dell’artista verso, che spiega l’opera. Data da timbro blu verso. Didascalia a stampa del fotografo recto. Timbro del fotografo verso. In ottime condizioni; proveniente dall’archivio del futurista B.G. Sanzin. Rara fotografia originale in formato grande.
Collezione completa in edizione originale. CON DEDICA Trascurabili minimi difetti al piatto posteriore del primo fascicolo; secondo fascicolo con firma e data autografe, sempre al posteriore: «Benedetta Marinetti -– 24». Eccezionale insieme. I due volumetti uscirono come allegati alla rivista settimanale di Umberto Notari «Gli Avvenimenti», rispettivamente con il numero 114 (28 nov. - 5 dic. 1915) e con il numero II,15 (2-9 aprile 1916): stampati su carta povera, contengono i primi exploit teatrali dei futuristi, preceduti dal «Manifesto del teatro futurista sintetico» stampato al primo fascicolo. Gli stessi contenuti si ritrovano nei due volumetti dedicati al «Teatro futurista sintetico» della collana «Biblioteca teatrale» dell’Istituto Editoriale Italiano. Claudia Salaris parla di «ristampe in edizione economica», mentre in realtà non sembra poter essere chiarito chi precede cosa, nella confusione tipica delle edizioni Notari: di certo è più probabile una quasi contemporaneità, tra fascicoli/allegati e volumetti, se non addirittura una precedenza della presente edizione allegata al settimanale. -- Il vero pregio dei due fascicoli, tuttavia, risiede nelle meravigliose copertine d’artista, affidate ai due pesi massimi della pittura futurista: Carlo Carrà e Umberto Boccioni, che concedono i clichés di due opere assolutamente coeve; molto felice, quindi, la scelta di stampare a due colori, nei toni dell’azzurro-violetto per Carrà e azzurro-grigio per Boccioni. -- Al primo volume le sintesi teatrali di Marinetti, Settimelli, Bruno Corra, Remo Chiti, Arnaldo Corradini, Balilla Pratella, Paolo Buzzi, Francesco Cangiullo, Boccioni, Corrado Govoni, Luciano Folgore, Decio Cinti, sono precedute dal «Manifesto del teatro futurista sintetico». Più ampio il “parterre” di autori nel secondo volume, dove sono pubblicati Marinetti, Settimelli, Bruno Corra, Remo Chiti, Balilla Pratella, Paolo Buzzi, Francesco Cangiullo, Boccioni, Luciano Folgore, Mario Carli, Giacomo Balla, Guglielmo Jannelli, Mario De Leone, Ulric Quinterio, Armando Cavalli, Oscar Mara, Depero, Auro D'Alba, Trilluci, Cantarelli, Rebecchi, Diobelli, Nannetti. Salaris, Riviste futuriste, pp. 662-7 2 voll.
Edizione originale. Più che buon esemplare, con piccole imperfezioni marginali alla copertina, reindorsato conservando integralmente il dorso originale a rinforzare le cerniere usurate; interno pulito, con minimi segni del tempo e qualche fioritura occasionale; esemplare nella parte di tiratura impressa su carta leggermente più corta, da noi registrata su più di una copia (vi è una differenza di circa 5 mm per lato) e ben descritta nell’ultimo approfondimento bibliografico dedicato al libro da Domenico Cammarota: «[...] tutte le copie che più si avvicinano al “22° migliaio” tendono pure a differire leggermente dalle copie con una tiratura dichiarata più bassa... Millimetri di differenza in più o in meno nel formato» (Percorsi editoriali di “Zang tumb tuuum”, p. 9). Indicazione di «11° migliaio» in quarta di copertina. Il libro capostipite della letteratura futurista “parolibera”, nonché ritenuto da molti il primo libro d’artista tout court del Novecento occidentale. «Zang Tumb Tuuum tosses a grenade at the history of Wstern poetry, but where does it land: in the room or on the page? Or does it land at all?» (Jeffrey Schnapp). Il volume si apre con un elenco di «parti di questo libro ... declamate dal Poeta Marinetti» in varie città europee dal febbraio 1913 al gennaio 1914; segue il manifesto «Distruzione della sintassi, immaginazione senza fili, parole in libertà», datato in calce «11 maggio 1913», che costituisce l’impalcatura teorica più dettagliata per questa nuova modalità espressiva, intrinsecamente legata all’aspetto declamatorio della poesia. Il componimento conclusivo dell’opera, «Bombardamento», che chiude con un cubitale «ZANG-TUMB-TUMB-TUMB-TUUUUUM», era già apparso in «Lacerba» I,6 (15 mar 1913, p. 50, con titolo «Adrianopoli assedio orchestra») e anche sul manifesto «L’arte dei rumori» di Luigi Russolo (11 mar 1913, come esempio di poesia rumorista, senza titolo e introdotto così: «Recentemente il poeta Marinetti in una sua lettera dalle trincee bulgare di Adrianopoli, mi descriveva con mirabile stile futurista l’orchestra di una grande battaglia»). In queste pre-pubblicazioni, tuttavia, l’aspetto tipografico del testo è piuttosto tradizionale, appena vivacizzato dall’uso di corsivi e neretti; in «Zang tumb tuuum» il lavoro grafico è enorme e cambia completamente l’aspetto del componimento: oltre alla chiusura (che poi è la chiusura dell’opera), memorabile la pagina 183, con la parola «vampe» (poi un topos del ‘secondo’ futurismo) reiterata in corsivo e dislocata ad arte tipo ‘nuvola’ occupando l’intera mezza pagina superiore; ma è tutta l’impaginazione a essere ripensata (a capi, allineamenti etc.). Pare che nel settembre 1913 Marinetti facesse circolare tra pochi intimi un depliant stampato da Taveggia con titolo «Bombardamento d’Adrianopoli»: «... trattasi di una sorta di prova di stampa o specimen per il prossimo “Zang tumb tuuum”» (Cammarota, n. 39): il terzo testimone a stampa in pre-pubblicazione ci offre molto probabilmente una data nella quale il lavoro di impaginazione, condotto come è noto dall’autore assieme al tipografo Cesare Cavanna presso l’officina di Angelo Taveggia, era incominciato. Su «Lacerba» uscirono altre anticipazioni: «Contrabbando di guerra» (I,13, 1 lug 1913, p. 142); «Battaglia sotto vetro-vento» (I,17, 1 set 1913, p. 198-9); «Correzione di bozze + desideri in velocità» (I,23, 1 dic 1913, p. 269-71), che in «Zang tumb tuuum» è il componimento d’apertura; «Ponte» (II,1, 1 gen 1914, p. 3-5). Non è un caso che le ultime due anteprime lacerbiane (Correzione e Ponte), uscite mentre il libro era già in uno stadio avanzato di lavorazione tipografica, presentano anche sulla rivista aspetto grafico e impaginazione simile a quella che sarà definitiva. La splendida parolibera «Dune», invece, con il suo «Decalogo della sensibilità motrice» impaginato come schema a raggiera a piena pagina, fu composta troppo tardi per essere inserita nel libro, ed è l’ultimo contributo parolibero a uscire in «Lacerba» (II,4, 14 feb 1914, pp. 51-53): sarà esposta in originale nella serata dadaista del Cabaret Voltaire (giugno 1916), e pubblicata nel numero unico relativo.-- «On the one hand, the printed text of “Zang Tumb Tuuum” presents itself as the score for a performance, incomplete without histrionics, gestures, vocalization, dramatization, and even song. On the other, its is composed of richly axial typographical architectures that appeal not to the hand or voice but to the eye (as would other Futurist poetic products belonging to the ‘tavola parolibera’, a distinct words-in-freedom genre)» (Schnapp). -- L’opera è stata inserita nella selezione di «pezzi iconici del Novecento» in grado di «raccontare la storia e le storie del design italiano» in occasione dell’undicesima edizione del Triennale Design Museum (2018-2019), accanto alla celebre moka Bialetti, alle macchine da scrivere Olivetti, al Borsalino, alla Vespa, alle Superga e ad altre «icone» del secolo appena trascorso. Cammarota, Marinetti, n. 47; Id., Percorsi editoriali di “Zang tumb tuuum” (in: Bittoto Cammarota Meazzi Zang Tumb Tuuum, Macerata 2021: 5-15); Echaurren, Futurcollezionismo, pp. 15-17; Schnapp, “On Zang Tumb Tuuum” (Italian Futurism, Guggenheim NY 2014: 156-8); Triennale Design Museum: Storie: il design italiano, 2019, pp. 38-39
Edizione originale. CON DEDICA Esemplare completo della straordinaria sovracoperta disegnata da Vinicio Paladini, in condizioni smaglianti (localizzati restauri professionali a minime zone marginali); interno a fogli chiusi, appena normalmente brunito, con dedica autografa dell’autore, strettamente coeva, a Rodolfo de Mattei. Libro raro, rarissimo a trovarsi completa della bellissima brossura disegnata in fotomontaggio e rosso, nero e argento da Vinicio Paladini, giustamente celebre e riprodotta in tutti i repertori dedicati alla grafica futurista, a cominciare dallo storico «Le Livre futuriste» di Giovanni Lista. Raccolta di racconti. Lista, Le livre futuriste, img 221 p. 88
Dipinto a tempera su cartolina. Ottime condizioni di conservazione, viaggiata (minime abrasioni al disegno, con due fori di puntina appena percettibili alrecto; francobollo conservato). Bello scorcio di Roma vista nella cornice della finestra. Firmato e titolato ai bordi della composizione, in inchiostro blu: «BallElica». La cartolina è inviata al «Signor Mario Battistella» e reca al verso le firme autografe di Luce, Elica, e del padre Giacomo Balla, che scrive: «PIACEVOLPITTOR | SALUTBALLA».
In 8 (cm 18,5 x 27), pp. (2) + (24) numerate con le lettere dell'alfabeto + (2). Piccoli danni restaurati ai piatti. Timbro al piatto anteriore. Brossura editoriale illustrata da Cangiullo. Ritratto fotografico dell'A. a pagina 8 con dedica a Marinetti. Edizione originale del poema-partitura futurista di Francesco Cangiullo, costruito sull'universo acustico dell'omonima e chiassosa festa napoletana in chiave di provocatoria ironia avanguardista, restituito sulla pagina attraverso un'esplosione di tavole parolibere. Prima dell'uscita in volume nel 1916, nella galleria Sprovieri di Roma, nel marzo 1914, si era tenuta una delle piu' memorabili serate futuriste culminata proprio nella lettura di Piedigrotta da parte di Marinetti. Una sala illuminata da luci rosse esaltava il dinamismo di una tela sullo sfondo dipinta da Balla. Gli artisti portavano fantastici cappelli di carta: Balla aveva sulla testa un variopinto vascello, Cangiullo sedeva di tanto in tanto al pianoforte, gli altri suonavano strumenti tipici della tradizione napoletana, Marinetti declamava in una bagarre vertiginosa e caotica. Francesco Cangiullo (1884-1977) fu definito da Paolo Buzzi "re degli scugnizzi" che sposa "l'ode al lazzo". Per il critico Ugo Piscopo e' "folkloristico, clownesco, canzonettistico in chiave napoletana", il "pazzariello" che porto' la monelleria nella compagine futurista e insceno' nel 1914 i funerali di Benedetto Croce prendendo a schiaffi la grande testa del filosofo napoletano modellata in creta portata sulle spalle in processione. Cammarota, in "Bibliografia di Francesco Cangiullo", scrive "tiratura di 1500 copie, e non di 20000 come scritto in quarta di copertina". Gambetti-Vezzosi, p. Salaris, Bibliografia del Futurismo.
Edizione originale. Ottimo esemplare interamente genuino, senza restauri; lieve scoloritura al piatto superiore e segno dei fascicoli al dorso. Conserva distaccata ma in ottimo stato la pecetta marinettiana «“Poesia” organo del futurismo». Rarissima opera prima e notevole esordio, che pose Govoni tra i punti di riferimento per i giovani poeti del primo Novecento italiano, tra crepuscolarismo e modernismo liberty. Edizione a spese dell’autore, tirata in soli quattrocento esemplari non numerati su carta di pregio in barbe, con testo stampato in tre colori e lussureggiante apparato decorativo disegnato in xilografia da Adolfo De Carolis: la grande incisione di copertina, ripetuta in nero al frontespizio, e undici fregi nel testo. -- Poco meno di sei anni dopo, alle soglie del 1909, contemporaneamente alla nascita del futurismo, Govoni sceglieva Marinetti come suo editore di riferimento, e gli consegnava anche le rese della produzione precedente (come presto fece anche Aldo Palazzeschi). È così che «la copertina di “Fiale” di Corrado Govoni (1903) con l’elaborata xilografia “dannunziana” di Adolfo De Carolis “sfregiata” dall’etichetta di Marinetti “Poesia - Organo del Futurismo” è un’immagine metafora di alcuni concetti chiave del futurismo: sfregio al passato, appropriazione e risemantizzazione. La copertina etichettata risulta, inoltre, particolarmente adatta a significare quanto la principale casa editrice del movimento, ovvero le Edizioni Futuriste di “Poesia”, sia per intrinseca natura lontanissima dal concetto elitario di libro illustrato, di edizione di pregio, che aveva contraddistinto in qualche modo la stagione dannunziana modellata sugli esempi internazionali del “Revival of printing”» (Coronelli, “L’incisione nell’editoria futurista”, in: Il segno dell’avanguardia, 2018, p. 88a). -- Nel 1948, per la garzantiana «Opera prima» diretta da Enrico Falqui, Govoni ripubblicava «Le fiale» con diverse (piccole ma non banali) modifiche, e in cauda poneva un’interessante memoria: «Non ricordo più bene chi mi consigliò, nel 1903 (avevo diciott’anni), per la pubblicazione del mio primo libro di poesia “Le Fiale”, l’editore fiorentino Francesco Lumachi; se cioè fu Giovanni Papini o Adolfo De Karolis. Quello che ricordo con esattezza è che l’edizione di 400 copie in formato grande, di bellissima carta a mano, come oggi non se ne trova l’uguale, mi costò insieme alle belle incisioni in legno del De Karolis, l’intera eredità lasciatami dalla tremula indimenticabile nonna: 800 lire». Nella nota inoltre per la prima volta l’autore rivelava l’esistenza di un’originaria sezione di sonetti erotici («Vas luxuriae») sostituita a stampa già ultimata da «Giallo crisantemo e violetto pasquale» («circolarono con quei sonetti scandalosi non più di quattro o cinque copie»). Nel 1975 Lanfranco Caretti si imbatté in un esemplare ancora provvisto dei «Vas luxuriae» e ne diede un’edizione anastatica. «Delle “Fiale” esistono oggi tre edizioni: la princeps, in cui (tranne nella manciata di copie che conservano il “Vas”) la seconda sezione è la sostitutiva “Giallo crisantemo e violetto pasquale”; l’edizione Garzanti del 1948, sempre senza il “Vas” e con le varianti d’autore; un’edizione anastatica della princeps scovata da Caretti (Imola, Galeati, 1983), cioè con il “Vas luxuriae” e senza “Giallo crisantemo” […]. Non esiste pertanto nessuna edizione che raggruppi “Vas” e “Giallo crisantemo” assieme, e che restituisca al lettore d’oggi tanto “Le Fiale” nella loro veste originaria, quanto la vulgata che è circolata fino agli anni settanta. Lo scomodo lavoro di collage che ancora oggi si è costretti a fare per avere uno sguardo d’insieme sulla raccolta è, mi pare, un’illuminante testimonianza della sua indomabilità» (F. Targhetta, Corrado Govoni 1903-1907, tesi di dottorato 2008 Uni Padova, p. 13 nota 8). Cammarota, Futurismo, 249.1 e 249.5
Documento autografo originale. Breve taglio alla piegatura della carta, lievi fioriture, ma nel complesso ottimamente conservato. Straordinario documento autografo e poetico del primissimo Marinetti, vergato sul retro di un foglio della prima, rarissima carta da lettere del capo del futurismo, quella intestata in rosso «Poesia: Rassegna internazionale» e in blu «Direttore: F.T. Marinetti». -- «La vierge Poesie s’avance à pas de lune... / Et rameur nonchalant, tu lâches les deux rames / pour mieux tendre les bras vers son ombre argentée / en modulant ta voix sur la molle cadence / de ses pieds lumineux qu’escortent les serpents / F.T.Marinetti / À Madame Doria Cambon / hommage respectueux de / F.T.M.». -- La destinataria della dedica, la poetessa triestina Nella Doria Cambon, fu in contatto con Marinetti negli anni di «Poesia» (vedi Salaris, Le futuriste, p. 14). Il testo fa parte di una più ampia canzone dal titolo «A Herny De Règnir», pubblicata in «Poesia» I, 7 (ago. 1905) e poi alle pagine 189-191 de «La Ville charnelle» (Paris, Sansot, 1908), nella sezione «Dythirambes» (vedi Cammarota, Marinetti, 17). Il manoscritto presenta una piccola variante rispetto alla versione pubblicata.