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In folio (mm. 455 x 305), cartonato marmorizzato ottocentesco, 4 cc.nn. (la prima bianca), 176 pp.num., 2 cc.nn., stampato a 2 colonne, il testo greco e la versione latina accanto. Vi sono raccolte 149 favole, senza commenti. Cfr. Brooks,796: "D’une simple beauté incomparable (Geering)”. (Nello stesso anno il Bodoni stampò la stessa opera in-4 gr., a singole colonne: il testo greco colla versione latina a fronte) - Brunet,I,87: “Edition de luxe”. Solo qualche lieviss. traccia d’uso, altrim. fresco esempl. con barbe, ben conservato.
[Incunabolo-Grammatica] (cm.32,5) ottima mz. pelle sec. XIX, doppio tassello al dorso, titolo e fregi in oro, lievi spellature.-- cc. 308 (con numerazione romana e araba), caratteri romani e greci, 59 linee di commento, vari errori di numerazione, la penultima carta è numerata 313, l' ultima è al recto e al verso porta il solo nome " Priscianus "; la prima è bianca. Celebre grammatica assolutamente completa sia della prima carta bianca originale che dell' ultima col solo nome dell' autore. il testo contiene vari passi e molte parole in greco. L' edizione riunisce la versione di B. Brognolus, il commento di J. de Aingre e vari componimenti degli autori citati nel titolo. Tutte le grammatiche del '400 sono notoriamente rare, la nostra è veramente rarissima, non vista da Hain, Goff registra solo due copie in America, Sander " Princes " non cita alcuna vendita. Manca a Polain, Harvard, Oates, Harper, e a molti grandi cataloghi di Maggs, Olschki, Rosenthal e Quaritch. ottimo restauro integrativo all' angolo in alto di oltre 200 fogli dall' inizio ascomparire con perdita a volte di alcune lettere e parole, per precedente rosicchiatura, insignificante forellino di tarlo a varie carte interne in basso al margine bianco interno; altrimenti esemplare bellissimo, fresco, nitido e a grandi margini assolutamente privo di scritte, sottolineature e note. * Hain-Copinger 13362; * Proctor 5293; * I.G.I. 8054; * Klebs 806-10; * Goff P 969; * BMC V 493. [F80] Libro
In -4°, pp. (20), 82, (2). Marocchino, fregi dorati ai piatti e al dorso. Il conte Enrico Trivelli (1709-1737) fu un turbolento intellettuale e poeta napoletano, con ascendenze abruzzesi. La famiglia era di Vasto, ma trasferitasi temporaneamente a Napoli, dove nacque Enrico, che però compì gli studi nella cittadina abruzzese, dove la famiglia era tornata pochi anni dopo la sua nascita. Tornò a Napoli e poi andò a Roma dove, indebitato e in ristrettezze, si impiegò come copista presso la bottega di Martorello e Martino Dominici. Autore di poesia umoristica, satira, pasquinate, dialoghi irriverenti fra cardinali, sonetti contro la Chiesa cattolica e opere politiche. Si attirò il dispetto delle autorità politiche ed ecclesiastiche, compreso Clemente XII, e fu decapitato davanti a Castel Sant’Angelo, “per composizioni di scritture malediche e sediziose contro il Pontefice della Santa Sede”. Questo trattato è l’unico vero e proprio volume pubblicato dal Trivelli, che nello stesso anno aveva pubblicato anche un opuscolo celebrativo proprio di Clemente XII (la “Canzone del conte Errico Trivelli per l’esaltazione di N.S. Papa Clemente XII”, Firenze, 1732, della quale però non si conoscono copie complete): il trattato in sé è un fitto concentrato di erudizione retorica e letteraria, nel quale spicca l’affollamento di riferimenti, di citazioni e di autori rammentati, sia nell’ambito della composizione in volgare (da Dante, Petrarca, Ariosto, a Castiglione, Sannazzaro, Marino “e i suoi poco giudiziosi seguaci”), della critica (Valla, Muratori), degli autori classici (l’elenco dei citati è impressionante considerata la relativa esiguità del testo; numerose le citazioni composte in caratteri greci). Al di là dell’intento esibitorio condotto nel testo dal giovane Trivelli nei confronti del lettore, sono numerosi gli spunti e i dettagli originali, nell’arco del trattato: un esempio su tutti può essere la segnalazione di un’“improprietà” in un componimento del Sannazzaro (“non condonabile” la definisce T.), la seconda egloga, in cui il poeta pecca di superficialità nel tempo della narrazione, visto che la notte subentra al “mezzo giorno”, secondo Trivelli, “in brevissimo spazio di tempo, in cui appena Montano, ed Uranio avevan potuto far un colloquio di pochi versi”: la parte più originale del libro è proprio quella in cui l’autore, ambizioso e “scapestrato” si dedica a criticare speciosamente alcuni passi di autori, senza risparmiare dalla sua lente Ariosto, Tasso, Ovidio e via dicendo. L’urgenza di ottenere riconoscimento è peraltro confermata dalla collezione di testi che fanno da prefazione alla “Lettera” vera e propria, firmati Matteo Egizio (con lettera e replica dell’autore, a sua volta inclusa nel volume), Tommaso Bugassi, Matteo Piccoli Lettor Celestino. Nobile e letterato di area napoletana, il Francesco Caraffa (sc. Carafa) destinatario della “lettera” aveva pubblicato nel ’30 una poderosa raccolta di “Rime varie… Composte nella sua solitaria dimora nel monte Caprario della baronia di Formicola” (Firenze, 1730). Una nota manoscritta al recto del foglio di guardia anteriore recita “Ad usum Friderici Valignani ex dono Authoris…” Valignani (Chieti, 1700 – Torrevecchia Teatina, 1754) era considerato un letterato piuttosto illustre, che ebbe contatti con molti personaggi importanti dell’epoca (uno su tutti il Muratori, citato moltissime volte nella “Lettera” del Trivelli), e nel 1720 aveva fondato la “Colonia Tegea” dell’Arcadia Romana (accademia nella quale era stato accolto anche Trivelli, a Roma, col nome di Idasio Nivalgo. D’interesse la pagina degli imprimatur, che chiude il volume, e comprende la nota di approvazione del Vico. La nota manoscritta che precede il volume prosegue – da altra mano – “Qui Roma ob satyram in Clementem XII Pont: Max severi percussus fuit frustra ante mortem elegenti carmine eniam petente quam tamen assecutus fuerit a clementis principe si ipsa carmina ad aures opportuno tempore pervenissent.” Count Enrico Trivelli (1709-1737) was a turbulent thinker and poet, from Naples but with ancestry from Abruzzo, in Central Italy. In Rome, where he was living in poverty, emploied himself as a copyst in Dominici Brothers’ typography. Humour and satyric writer, he clashed against Vatican, included pope Clemente XII, and he was beheaded in front of Castel Sant’Angelo because of his “seditious” compositions against the Pope. This work is the only real volume ever published by Trivelli: it’s a dense concentrate of rethorics and erudition, with a large number of captions and mentions of authors from Italian, Latin, Greek and classic tradition. Beyond its meaning to exhibit knowledge, the book contains some original thoughts and interesting details. A manuscript note before the title page: “Ad usum Friderici Valignani ex dono Authoris…” Valignani was a well considered literary man with relations with many contemporary important personalities (as the Muratori, for instance). On “imprimatur” page there’s also the authorization to print by Giovan Battista Vico.
In-8 p. (mm. 200x145), p. pergamena antica (risg. rifatti), 38 cc.nn., con decorazioni xilografiche al frontespizio e grande marca tipografica in fine di ”Valentinus Curio”. Il testo, in greco e latino, è ornato da bei capilettera figurati inc. su legno. "Rara edizione separata" di quest’opera, pubblicata in greco originale e accompagnata da un’anonima traduzione in latino fatta, come si legge al frontespizio, per assistere gli studenti che imparano il greco. La “’Storia Vera’, scritta in due libri, composta da Luciano di Samosata (ca. 125-185 d.C.) nell’ultimo periodo della sua attività letteraria, è classificato nel gruppo delle opere miranti a parodiare le invenzioni e le fantasie dei poeti. Dopo aver avvertito nel proemio il lettore che non dirà una parola di vero, Luciano dà libero corso alla sua fantasia vivacissima, e narra, con una facilità, un brio e un’eleganza degni di un grande scrittore, una lunga serie di avventure curiose e fantastiche, che crea prendendo lo spunto dai grandi poeti, storici, filosofi antichi, come Omero, Ctesia, Erodoto, Pitagora, Empedocle, Platone, ecc.; isole misteriose, cuccagne, fiumi di vino, balene gigantesche, lotte di esseri immaginari con sirene, ippogrifi, centauri, ogni sorta di luoghi e personaggi strani popolano il racconto e si alternano con la descrizione di ascensioni attraverso lo spazio, di visite alla luna, al sole, di escursioni sottomarine e nel regno dei morti; l’instancabile ricchezza di invenzioni ha fatto di quest’opera un modello del suo genere; essa è stata rifatta in italiano dal Gozzi e ha ispirato i racconti meravigliosi degli scrittori di ogni tempo, dal Rabelais allo Swift e al Voltaire: i "Viaggi di Gulliver" e le "Avventure del barone di Munchhausen" trovano qui il loro tipo primo”. Cfr. Diz. Opere Bompiani,VII, pp. 239-40. “Luciano di Samosata, raffinato scrittore greco del sec. II, porta un nome personale che è tipicamente latino, ma era nato in Oriente, nella lontana regione della Siria Commagene, in un ambiente di lingua e di costumi orientali.. I dati della sua vivace e irrequieta biografia si desumono tutti dai suoi scritti, che sono conferenze e libelli in forma di prolusioni, di dialoghi, di racconti.. Così Diz. Autori Bompiani, II,p. 558. Esemplare ben conservato.
In-8°; I) cc. (172) grande marca tipografica incisa su legno all’ultima pagina non numerata; il frontespizio è in greco e latino, tutto il testo in greco. II) pp. 132, (4) con un legno all’ultima p. non num., pp. 105, (7 di cui 2 cc. bianche) un legno all’ultima p. non num.; capilettera figurati incisi su legno. la prima parte è in greco la seconda in latino. Mezza pelle verde con tassello e titolo in oro al dorso.
.REGIS GRATIA AC PRIVILEGIO AD SEPTENNIUM. Basileae, (in fine): J. Oporinus 1541.[Prima edizione-Greco] (cm.30) curioso cartonato originale con frammenti di pergamena manoscritta, doppi nervi esterni. -- cc. 6 nn., pp. 291 + 1 pag. bianca. Fregi e capilettera in xilografia. La prefazione di Heronymus Gemusaeus, è in latino, tutto il testo è in greco a piena pagina e molto elegante. Prima edizione rarissima del sec. XVI della celebre opera scientifica, botanica e medica, preceduta solo dall' edizione Aldina del 1498. Il nostro esemplare non porta al frontis il nome del Camerario e la sua prefazione, ma è una variante rara con la prefazione del Gemuseo. Manca a CHOIX, DURLING e WALLER mentre ADAMS e WELLCOME hanno solo l' edizione col Camerario. Qualche lievissima ombreggiatura a poche carte in fine altrimenti esemplare molto bello nitido e marginoso. Nella sua interessante legatura originale che sia all' interno che all' esterno dei piatti conserva frammenti cartacei e membranacei manoscritti del XIV e XV secolo. L' opera, verosimilmente doveva essere ricoperta in pergamena che attualmente manca. PRITZEL 9190; BM. STC. GERMAN 856; GRAESSE VII 124; FEDERICI " SCRITTORI GRECI " p. 163 illustra le due varianti.[f30] Libro
In -8°, cc. (8), 179, (1). Pergamena, tit. ms. al dorso, marca editoriale al frontespizio. Prima edizione della Politica di Aristotele tradotta (e pubblicata) da Brucioli, umanista e noto “eretico”, nato a Firenze alla fine del XV secolo e morto a Venezia, dove nel 1541 aprì una stamperia coi suoi fratelli. L’anno dopo la pubblicazione di questa traduzione aristotelica il Brucioli fu processato dalla Serenissima per eresia, condannato e bandito dalla città per due anni. Le sue opere che trattavano di fede furono date alle fiamme (è celebre la sua traduzione della “Bibbia”, fra le prime in volgare, messa all’indice nel 1559). Nel 1555, tornato a Venezia dopo aver scontato l’esilio, fu processato nuovamente e condannato ancora per eresia. Opera rara e ben conservata, bella marca al frontespizio. The first and only edition of Aristotle’s Politics translated and published by Antonio Brucioli, a well known “heretic” and humanist, born in Florence at the end of XV century and dead in Venice, where he established a tipography with his brothers. In 1547 he was convicted of heresy by Venice authorities and banished from the city for two years. His religious works were burned (his notorious translation of the Bible, between the first ones in Italian, was put on the banned books list in 1559). In 1555, still in Venice, he was convicted again of heresy. A rare and well preserved book, with a nice publisher’s mark on title page.
Dedica in latino a : Joanni suo Oporino Simon Grinaeus salutem, a carta a2, curatore dell'opera. In 4to, mm. 325x195; 1 bianca + 4 carte non numerate + 369 carte numerate solo al recto + 1 finale con marca tipografica + 1 bianca finale. Capolettera ornamentali in xilografia disegnati da Hans Holbein il giovane. Bella legatura coeva in mezza pergamena su assi di legno, con impressioni a secco e fermagli, nervature al dorso e traccia di titolo manoscritto. Ottimo lo stato di conservazione, con buoni margini, piccoli forellini di tarlo su alcune carte. Testo in elegante carattere greco. Doppio ex libris, uno in carta al contropiatto, l'altro sotto la data di stampa sul frontespizio, a tampone. Raro esemplare, ben conservato nella sua legatura originale. Codice inv.1031240
In-4°, (303cc), 1 c.b., (215cc), 2 voll. in uno, legatura in pergamena, nervature, tassello in marocchino e titolo in oro al dorso con cornice in oro, illustrazioni, i frontespizi sono in due diverse cornici xilografiche (il secondo frontespizio in rosso e nero), marca editoriale sul colophon del secondo volume. Il primo volume è tradotto da Battista Alessandro Jaconello, il secondo da Giulio Bordoni. Come in molti esemplari manca la vita di Marco Bruto, inserita dopo il colophon. (Essling 598, Sander 5787-8). Buona copia. In-4 °, (303cc), 1 c.b., (215cc), 2 vols. in one, vellum binding, bands, label in morocco, gilt title on the spine within gold frames, illustrations, the title pages are in two different woodcut frames (the second title page in red and black), printer’s mark on the colophon of the second volume . The first volume is translated by Battista Alessandro Jaconello, the second by Giulio Bordoni. As in many copies, the present copy is missing the life of Marcus Brutus, included after the colophon. (Essling 598, Sander 5787-8). Fair copy.
In-16°; pp. (32) marca tipografica incisa su legno al forntespizio; nel testo un foro di tarlo passante. Hoffmann III p. 1. Legatura in piena pelle con cornice a filetto dorata ai piatti, titolo e fregi in oro al dorso. Dorso restaurato.
In-8 p. (mm. 200x145), p. pergamena antica (risg. rifatti), 56 cc.nn., con pregevole frontespizio entro elaborata cornice di Ambrosius Holbein, inc. su legno; al verso dell’ultima carta marca tipografica con la Fortuna nuda; ornato da due belle grandi iniziali figurate a vignetta, pure xilografate. Testo in greco con traduzione latina a fronte. Cfr. Graesse,V, 53 - Brunet,IV, 238: “Edition rare. C’est, pour le texte, une réimpression de celui de Junte, mais la version a été faite sur un bon manuscrit. On la retrouve dans le "Valerius Flaccus" d’Alde, 1523, et dans celui de Burman, 1724” - Adams,II,O-315 - Choix de Olschki,III,3493 - Olschki “Livres à figures des XV et XVI Siècles”, 341: “Texte grec et traduction latine, faite par Leodrisio Crivelli, savant de la cour du Pape Pio II. Edition fort bien imprimée. La bordure montre aux cotés les figures de Lucrèce et de Judith, en bas la Fortune nue, enseigne de Cratander, qui se repète, plus grande et mieux exécutée, au verso du dernier f. Très bel exemplaire”. Leggerm. corto del marg. super., altrimenti fresco esemplare ben conservato.
In-4 p. (mm. 307x219), mz. pelle coeva, tit. ms. su tassello al dorso, occhietto (a noi mancante), 16 pp., occhietto greco, 110 pp.; frontespizio in latino, XXXV pp., occhietto latino, 248 pp. “Opera Omnia” di Esiodo con testo in greco e in latino. Ritratto del poeta in medaglione, inc. in rame, ai due frontespizi; dedica in versi latini di Bernardus Zamagna “Ad Ferdinandum Austriacum ecc..”. Nel frontespizio latino si legge: “Hesiodi Opera Omnnia latinis versibus expressa atque illustrata a Bernardo Zamagna Ragusino”. "Prima edizione" bodoniana. Cfr. Brooks,290. Macchiette sul solo verso del primo frontesp.; tracce d’uso sulle prime 5 carte, altrimenti fresco esemplare con barbe .
in-4°, pp. 157 con numerosissime ill. n.t., 6 prove d'artista f.t. su materiali diversi numerate 8/100 numerate e firmate (quella su metallo per errore è numerata 9 invece di 8). Leg. a cartella edit. fig. Tracce d'uso e del tempo. con rinforzo con nastro adesivo alle cerniere.
This is the second and last volume of the New Testament. In-16° antico (cm. 12x7,6), pp. 361, (3). Fini e insolite testatine (e capilettera) di sinuose intricate volute al tratto. Solida piena perg. rigida antica, con tit. aggiunto poi a penna al ds. Ben risarcita e integrata con perg. antica una piccola mancanza al bordo inferiore del piatto ant. e alla cuffia inf. Perfetto nelle sue barbe l'interno, in cui ogni pagina è stata inquadrata originalmente da fini precisi filetti rossi tracciati a cura dell'editore. Antico ex libris (parrebbe coevo) a penna "Francisci Boutillier". Si tratta del 2° vol. del "Novum Testamentum", contenente il TESTO GRECO delle Epistole di Paolo, delle Epistole "cattoliche", e dell'Apocalisse. Una delle più belle edizioni di Roberto STEFANO (Parigi 1499-Ginevra 1559), il "Manuzio francese", prestigioso figlio d'arte, umanista, uno dei primi a stampare in eleganti caratteri greci; "per aver pubblicato una Bibbia con la versione di Leone Giudeo e con note alterate da Calvino, fu poi costretto a fuggire da Parigi, riparò a Ginevra e passò al Protestantesimo" (Diz. Eccl., 3, p. 976). In questa ed. e in quelle del 1549 e 1550 introdusse nel testo erasmiano correzioni dalla versione Poliglotta Complutense; solo più tardi, nel 1551, vi abbinò il testo latino e divise il testo greco per la prima volta in versetti (Cath. Encycl.). Al front., bella FIGURA xilogr. (stupendo serpente attorcigliato a una fronzuta lancia, sopra dedica in greco. All'ultima facciata, grande MARCA editoriale con saggio indicante un albero con fronde e frutti, da cui cadono alc. rami (motto su cartiglio "Altum sapere"). Dal 1542 era atto nominato "Regio Tipografo" da Francesco I, che aveva incaricato Claude Garamond di fondere i caratteri greci disegnati dal calligrafo cretese Angelos Vergikios (Ange Vergèce), famosi come i "grecs du Roi". RARISSIMO E IMPORTANTE, censito da ICCU solo alla Casanatense e alla Naz. di TO, che posseggono anche il vol. precedente.
[Prima Edizione-Mitologia (cm. 21,5) ottima mz. pergamena sec. XVII e piatti con musica rosso e nero (restaurata secolo XIX). -- cc. 340 con molti passi in greco. Capilettera figurati ed eleganti caratteri. Edizione originale di grande rarità di questo classico della mitologia, costumi tradizioni e usanze. Manca all' Adams, Choix, Moranti e Brunet. Stampata senza note tipografiche, è di incerta attribuzione. Al frontis ed in fine due bellissime marche tipografiche diverse con fontane. Solo la marca del frontis è riprodotta da Zappella fig. 559. VAccaro ignora tutte e due le marche. Ascrelli-Menato p. 388 indica tre tipografi che hanno usato la marca del frontis: Comin da Trino, Bartolomeo Cesano e Girol. Zenaro. Bm. Stc. la attribuiscono a Comin da Trino. Nessun riferimento invece per la bella e grande marca in fine. Alcune macchie a carta 277 che non impediscono la lettura ma esemplare molto bello e marginoso. * Bm. Stc. p.196; * Graesse II 236.[f61] Libro
In-4°; Edizione originale rara; frontespizio entro cornice incisa su legno e marca tipograica; l’opera è preceduta da un capitolo sull’alfabeto greco e sulla pronuncia, e si chiude con “De dialectis ex Corintho”, “Diferentiae dictionumob accentum”, “De verbis anomalis” e altre note di grammatica. legatura XVII sec. in piena pelle con fregi e tassello con titolo in oro al dorso, tagli in rosso. Alle ultime carte lieve gora di umidità al margine interno.
In-16 gr. (mm. 190x145), 2 opere in 1 vol., piena pergam. coeva (dorso macchiato), pp. (8),114,(14), marca tipograf. al frontesp. Unito a: <br> "Ceramicus geminus" "sive De Ceramici Atheniensium utriusque Antiquitatibus. Liber singularis. Nunc primum editus cura Samuelis Pufendorfii". Trajecti ad Rhenum, ex Officina Theodori ab Ackersdyck, 1663, pp. (4),96,(8), marca tipograf. al frontesp., e capilettera figur., inc. su legno. Due delle 13 opere pubblicate dal Meursius sull'antica Atene, con testi in latino e greco.<br> Il filologo olandese "Jan van Meurs, latinizzato in Meursius, (1579-1639), fu dapprima professore di greco e storia all'università di Leida, poi (dal 1625) professore di storia e politica a Soro in Danimarca (dove mori') e storiografo regio di Cristiano IV di Danimarca. I suoi numerosi studi filologici e antiquari furono in gran parte compresi nel "Thesaurus antiquitatum graecarum" del Gronovio e in quello del Grevio". Cosi' Enc. Treccani,XXIII, p. 138.<br> Con lievi aloni margin., pagg. ingiallite per la qualità della carta ma certamente un buon esemplare.
Paris, Chez Marel, 1840 circa. Incisione in rame all’acquaforte, b/n, cm 36,5 x 54,5 (alla lastra) più margini. Classica e bella scena animata con vascelli e figure in primo piano. Minimi difetti ai margini bianchi ma in buono stato tutto l’inciso.
Venetijs, [Giacomo Pocatela], (in fine: apud d. Iacob a Burgofrancho Papiensem), mense Iunio 1538, in-8 piccolo, legatura ottocentesca in mezza pelle verde, titolo e fregi in oro al dorso, carte 260. Frontespizio entro cornice architettonica in xilografia (contenente anche la marca tipografica, questa parzialmente coperta da un disegno manoscritto di poco successivo). Marca tipografica in xilografia anche al verso dell'ultima carta. Prima versione latina delle commedie di Aristofane a cura di Andrea Divo. Piccolo foro nella cornice xilografica del frontespizio. Traccia di tarlo al margine bianco interno delle ultime 60 carte. Esemplare con margine bianco superiore un poco corto. Stato della carta eccellente.
enrique lafuente ferrari il greco di toledo e il suo espressionismo estremo Rizzoli editore rilegatura tela con copertina di carta plastificata con cofanetto ottime condizioni con tavole/illustrazioni a colori
In-16°; pp 920, (8); 79, (1) con grande marca tipografica incisa su legno al verso, cornici xilografiche ai frontespizi. Legatura in piena pelle settecentesca con fregi in oro e tassello al dorso, tagli dorati; dorso parzialmente restaurato. Versione latina con testo a fronte in greco, curata da Francesco Porta.
In-16 gr. (mm. 198x142), 2 opere in 1 volume, elegante legatura in p. pelle ottocentesca, cornice dorata ai piatti (abrasioni su quella poster.) con impresso al centro “Raffaele” (piatto anter.) e “Colantonio” (piatto poster.), decoraz. e tit. oro al dorso, pp. (16),124, fregio xilografico al frontespizio e in fine. L’opera, introdotta da una breve Vita dell’A., è dedicata al signor Biagio Aldimari, de’ Baroni nel Cilento. "Prima edizione". Cfr. Fera-Morlicchio,I,206: “E’ da considerarsi l’opera più rara su Ercolano e Torre del Greco” - Furchheim, p. 13: “Piuttosto raro. Dalla pag. 92 sin all’ultima si parla degl’incendj del Vesuvio. Si riportano sette incendi prima dell’era cristiana; dodici dall’incendio del 79 sino a quelli del 1631 compreso; sono descritti accuratamente gl’incendj successi dal 1660 sino al 1686, e sono sopratutto importanti le notizie sopra i cambiamenti del cratere, essendo l’autore più volte salito sul Vesuvio” - Michel,I, p. 192 - Furchheim “Bibliogr. di Pompei, Ercolano e Stabia”, p. 6: “In quest’opera si parla degli incendii del Vesuvio, ma non di Ercolano. L’abbiamo citata solamente per la curiosità del suo titolo”. Cfr. anche Minieri-Riccio, p. 50: “Francesco Balzano (1631-?), nacque alla Torre del Greco e fu eruditissimo antiquario e buon poeta”. Unito a: - "Distinta Relazione" “de’ portentosi effetti cagionati dalla maravigliosa eruzzione fatta dal Monte Vesuvio detto di Somma, di pietre infocate, e di Fiumi d’acceso bitume, con mistione di minerali di tutte le sorti. Principiata la notte seguente del dì 12. d’Aprile 1694 e continuata per molti giorni”. Napoli, Parrino e Cavallo, 1694, pp. (8), con grande fregio xilografato al frontespizio. "Prima edizione". Cfr. Furchheim, p. 47: “in questo opuscolo rozzamente scritto narra l’Autore che il Vesuvio si coprì di neve il giorno 16 di Aprile mentre il sole più chiaro e caloroso risplendeva..”. La prima opera leggerm. corta del marg. super., qualche lieve fiorit. e tracce d’uso ma buon esemplare; la seconda con le 8 pp. brunite.
In-8 p. (mm. 210x120), 10 volumi, p. pergamena coeva (un vol. con spacco alla cerniera) , dorso a cordoni con fregi e tit. oro su due tasselli, pp. complessive 5902, con bella vignetta a ciascun frontespizio inc. in rame (per lo più ritratti in medaglione). Testo in greco e (nella parte inferiore della pagina) in latino. L’opera di Luciano è introdotta da una Vita dell’Autore scritta da Reitz e nell’ultimo volume “accedunt variae lectiones Mss. Parisiensium a Iac. Nic Belin de Ballu collatorum, cum Indicibus (Dialogorum et Opuscolorum - In Scholia et varias Lectiones - Index Graecum Notarum - Scriptorum Luciano Laudatorum - Criticus). Pregevole edizione stampata a Bipontum (in francese Deux-Ponts), città della Baviera. Il Brunet, nel suo “Supplément de Géographie”, p. 187 così precisa: “Il nous fait aussi signaler, au XVIII siècle, la célèbre imprimérie qui produisit cette admirable collection de classiques latins, si connue sous le nom de "Colleciton de Deux-Ponts". Cfr. Graesse,IV,278: “Exacte réimpression de l’édition de Reitz (1746), mais accompagnée d’un Index à la place d’un lexique et avec des variantes tirées des Mss. de Paris par Belin de Ballu” - Brunet,III,1208. “Grandissima è stata la fortuna di Luciano - scrittore greco nato a Samosata nella Siria Commagene (ca. 125 d.C. - fine 2° sec.) - in tutte le età: la spigliatezza briosa della sua critica, la genialità di alcune sue trovate fantastiche (soprattutto nei "Dialoghi" e nella "Vera storia" che è forse il suo capolavoro), la grazia dello stile della lingua, rendono piacevolissima la lettura delle sue opere e ne spiegano la fortuna. Luciano fu considerato da alcuni come un grande satirico e moralista; e si ammirò la spregiudicatezza della sua critica contro il mondo e soprattutto contro la religione pagna”. Così Diz. Treccani,VII, p. 152. Con timbri di apparten., altrimenti esemplare ben conservato.
(Codice AN/3198) In 8° (17x12,5 cm) [20]-96 carte. Frontespizio in rosso e nero, marca tipografica: "Due putti alati reggono stemmi con le iniziali IFZ sormontati da croce doppia, in due triangoli". Testo su 2 colonne, con iniziali xilografiche. Dal colophon (ultima pagina): "impressa Lugduni per Benedictum Bounym calcographum sumptibus vero honesti viri Jacobi q.Francisci de Giuncta & sociorum Fiorentini. Anno dni MCCCCCXXVI Martii die X". Qualche nota marginale di antica mano. Bella legatura in piena pergamena antica, tre nervetti al dorso. Eccellente esemplare. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
(Codice AN/3303) In 4° antico (205x150 mm) 10 cc.nn., 238 cc.num. Edizione curata da Egidio Gravazzi. Bella marca tipografica al frontespizio con motto "Simili frondescet virga metallo". Testo su 2 colonne, nitida impressione su bella carta, alcuni capilettera figurati. Ferma e fresca legatura in pergamena coeva, minime abrasioni alle sguardie e frontespizio. Eccellente esemplare. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA