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brossura Il 18 gennaio 2001, su proposta del Collegio Siciliano di Filosofi a, il Sindaco di Siracusa, Giambattista Bufardeci, conferiva la cittadinanza onoraria a Jacques Derrida. In quella memorabile occasione il filosofo franco-algerino tenne una conferenza dal titolo Tentazione di Siracusa, pertinente metafora che evoca i cattivi rapporti intercorsi tra filosofia e politica che, a partire dai ricorrenti viaggi di Platone nella città siciliana, hanno scandito il tema della ricerca permanente della fondazione legittima del potere. Nel suo discorso, pronunciato in una città simbolo del Mediterraneo, Derrida indicava lucidamente alcune questioni - la crisi dello Stato-nazione, il tema della cittadinanza, delle frontiere, dell'ospitalità, del diritto d'asilo, dell'immigrazione, fra le altre - che, in forma ancor più drammatica, dopo l'11 settembre, inquietano la nostra attuale condizione. Postfazioni di Elio Cappuccio e Roberto Fai.
brossura Il 18 gennaio 2001, su proposta del Collegio Siciliano di Filosofi a, il Sindaco di Siracusa, Giambattista Bufardeci, conferiva la cittadinanza onoraria a Jacques Derrida. In quella memorabile occasione il filosofo franco-algerino tenne una conferenza dal titolo Tentazione di Siracusa, pertinente metafora che evoca i cattivi rapporti intercorsi tra filosofia e politica che, a partire dai ricorrenti viaggi di Platone nella città siciliana, hanno scandito il tema della ricerca permanente della fondazione legittima del potere. Nel suo discorso, pronunciato in una città simbolo del Mediterraneo, Derrida indicava lucidamente alcune questioni - la crisi dello Stato-nazione, il tema della cittadinanza, delle frontiere, dell'ospitalità, del diritto d'asilo, dell'immigrazione, fra le altre - che, in forma ancor più drammatica, dopo l'11 settembre, inquietano la nostra attuale condizione. Postfazioni di Elio Cappuccio e Roberto Fai.
br. L'età della tecnica ha chiuso l'epoca umanistica, e l'essere umano non conta più niente, è qualcosa di antiquato. La sua sorte interessa sempre meno al capitale. Contro questa società che ha espulso ogni considerazione umana, è sempre più difficile opporsi. Tanto che torna legittima la domanda: come fare? "Essere il nemico" è il resoconto del cammino che va compiuto sulla via estetica alla liberazione; ovvero sulla strada tracciata da Leopardi, quando il poeta, come scrive Cesare Galimberti nella sua introduzione alle Operette morali, "anziché condurre una battaglia di retroguardia, votata all'insuccesso, opera una disperata sortita dalla rocca delle illusioni, per non più rientrarvi; per attraversare invece, fino in fondo, le linee nemiche, usando le armi del nemico, fingendosi il nemico e anzi, in qualche modo, essendo il nemico".
br. L'interrogativo che sottende questo libro è se sia possibile pensare l'anarchia, non tanto o non solo come una prassi politica, quanto come un'ontologia che, abbandonata ogni nostalgia di un'età dell'oro e ogni speranza di salvezza messianica, sia capace di affrontare la distruzione di ogni fondamento valoriale messa in atto dal nichilismo. La figura dell'anarca, esplicitamente ripresa dall'opera di Ernst Jünger, diviene l'emblema del singolo, del contemplatore solitario, che osserva le ceneri del mondo contemporaneo cercando di ricollocarle all'interno di un più vasto ciclo cosmico nel quale il nulla di principio (l'an-arché) diviene una sorta di motore immobile dell'intera esistenza. Questo cambiamento di unità di misura, questo cambiamento di scala, tanto nello spazio quanto nel tempo, mostra sotto una prospettiva inedita lo spettacolo di decomposizione di una civiltà, a cui assistiamo da più di cento anni. Attraverso una scrittura a tratti aforistica e prossima a una prosa poetica, come in una gigantesca anamorfosi, l'immagine spettrale del nichilismo assume una nuova fisionomia, i cui contorni, pur restando inquietanti, divengono allo stesso tempo evanescenti e, nel loro svanire, aprono spazi di libertà riservati al singolo e alla sua ricerca di una felicità qui e adesso.
br. L'interrogativo che sottende questo libro è se sia possibile pensare l'anarchia, non tanto o non solo come una prassi politica, quanto come un'ontologia che, abbandonata ogni nostalgia di un'età dell'oro e ogni speranza di salvezza messianica, sia capace di affrontare la distruzione di ogni fondamento valoriale messa in atto dal nichilismo. La figura dell'anarca, esplicitamente ripresa dall'opera di Ernst Jünger, diviene l'emblema del singolo, del contemplatore solitario, che osserva le ceneri del mondo contemporaneo cercando di ricollocarle all'interno di un più vasto ciclo cosmico nel quale il nulla di principio (l'an-arché) diviene una sorta di motore immobile dell'intera esistenza. Questo cambiamento di unità di misura, questo cambiamento di scala, tanto nello spazio quanto nel tempo, mostra sotto una prospettiva inedita lo spettacolo di decomposizione di una civiltà, a cui assistiamo da più di cento anni. Attraverso una scrittura a tratti aforistica e prossima a una prosa poetica, come in una gigantesca anamorfosi, l'immagine spettrale del nichilismo assume una nuova fisionomia, i cui contorni, pur restando inquietanti, divengono allo stesso tempo evanescenti e, nel loro svanire, aprono spazi di libertà riservati al singolo e alla sua ricerca di una felicità qui e adesso.
br. Il volume presenta la traduzione italiana di due conferenze di Michel Foucault tenute alla radio nel dicembre del 1966 e pubblicate in Francia su CD nel 2004. In queste due conferenze il filosofo francese, passando in rivista luoghi fantastici e quotidiani, remoti e iperreali, si interroga sul rapporto, spesso conflittuale, fra il corpo e lo spazio in vari ambiti: nella vita privata, nella vita pubblica, nelle arti visive e nell'architettura. Scritte in uno stile semplice, vivace e ironico, le due conferenze anticipano alcune delle idee che Foucault avrebbe sviluppato negli scritti degli anni '70, soprattutto in "Sorvegliare e punire". Nonostante la ricchezza concettuale, il volume si rivolge a un pubblico ampio e non solo a quello specializzato in filosofia.
br. La crisi dei tradizionali modelli e strumenti di cura deriva da uno squilibrio sempre meno sostenibile tra famiglia e lavoro? O ci troviamo di fronte a una crisi sociale, politica, economica e culturale assai più vasta e profonda, di cui la trasformazione della cura sarebbe solo un elemento, difficile da isolare rispetto ad altri? Attraverso la ricostruzione dei diversi momenti storici in cui la cura entra in crisi e dei movimenti politici che ne evidenziano le contraddizioni - in particolare i vari femminismi - Nancy Fraser propone la sua visione del capitalismo contemporaneo e del modello neoliberale di femminismo.
br. La crisi dei tradizionali modelli e strumenti di cura deriva da uno squilibrio sempre meno sostenibile tra famiglia e lavoro? O ci troviamo di fronte a una crisi sociale, politica, economica e culturale assai più vasta e profonda, di cui la trasformazione della cura sarebbe solo un elemento, difficile da isolare rispetto ad altri? Attraverso la ricostruzione dei diversi momenti storici in cui la cura entra in crisi e dei movimenti politici che ne evidenziano le contraddizioni - in particolare i vari femminismi - Nancy Fraser propone la sua visione del capitalismo contemporaneo e del modello neoliberale di femminismo.
br. Quando muore un animale domestico a cui eravamo molto legati proviamo un dolore profondo, eppure spesso poco riconosciuto socialmente: i nostri sentimenti ed emozioni possono essere sminuiti o addirittura ridicolizzati dagli altri, tanto da indurci a vergognarci a esprimerli e affrontarli. L'assenza di una ritualità codificata per celebrare il distacco può, poi, acuire il disagio. In realtà gli studi dimostrano che la sofferenza per la morte di un animale amato non è tanto diversa da quella che ci colpisce quando muore una persona cara, ed è normale e legittimo sentirci afflitti. Così come è legittimo, se lo riteniamo necessario, chiedere aiuto a uno psicologo per elaborare il lutto.
br. Un viaggio sensibile e appassionato nelle evoluzioni teoriche e nel patrimonio clinico della psicoanalisi, dalle sue origini a oggi; condotto con piglio polemico, tra scoperte e smentite, colpi di scena e colpi bassi, da una delle più note e intelligenti psicoanaliste italiane. Ne scaturisce un'eredità al futuro, una capacità ineguagliata di mettere in relazione le soggettività. La psicoanalisi, arte artigiana, ci ricorda infatti che l'incontro con l'Altro, lo straniero, ha già luogo nel mondo onirico di ciascuno. Cosi, in questo nostro difficile passaggio d'epoca, il pensiero psicoanalitico può fornire un contributo capitale per abbandonare mondi esterni e interni autisticamente chiusi e scissi, verso un orizzonte di incontri che fluidifica e avvicina.
br. In poche, densissime, appassionate pagine, la tesi molto poco ortodossa su cui si fonda l'intera opera di Jaynes: la coscienza non è data da sempre, e per sempre, ma - come tutto - ha una storia.
br. "Mantrana" è una collezione di aforismi che costituisce una "magica enciclopedia" del sapere. Ciascun Mantra - in sé autonomo - è ordinato tematicamente insieme ad altri a formare diverse raccolte. "Mantrana", però, è anche una sorta di domino in cui ogni giocatore può disporre i Mantra a proprio piacimento. Può dare agli uni la precedenza nei tempi rispetto agli altri, trovare nuove relazioni tra i Mantra e allinearli diversamente. È come cercare conchiglie sulla spiaggia, disporle secondo motivi e scompigliarle di nuovo: il gioco vive proprio di questo.
br. Il testo sullo svezzamento che qui viene presentato fu esposto da Melanie Klein nell'ambito di una serie di lezioni aperte al pubblico alla Caxton Hall di Londra nel febbraio del 1936. Scritto un anno dopo "A Contribution to the psychogenesis of manic-depressive states", in cui Klein precisa dal punto di vista teorico e clinico la "posizione depressiva", il saggio sullo svezzamento ha per oggetto quelle che si potrebbero descrivere come delle strategie di contenimento delle angosce depressive del bambino, dettate dalla sensazione di aver perso per sempre l'oggetto amato interiorizzato e dal senso di colpa per averlo fantasticamente distrutto assimilandolo. Strategie difensive la cui funzionalità, tuttavia, deve essere costantemente affiancata dalla consapevolezza che, come la Klein avverte, "le frustrazioni giungono fino a un punto impossibile da evitare e le angosce fondamentali che ho descritto non possono essere in ogni caso completamente sradicate". Postfazione di Adriano Voltolin.
br. "La salute mentale di ogni individuo, di ogni famiglia e di ogni comunità è un problema sociale di considerevole entità ed è determinata da molti fattori psicologici, biologici e sociali; incide profondamente sul quotidiano condizionando la qualità della vita. La depressione ed essere giù di umore sono problemi psicologici comuni, molto frequenti, e anche molto studiati, che oggi hanno soluzioni scientificamente certe. Sono disponibili terapie di provata efficacia non solo farmacologiche, ma anche psicoterapiche e psicosociali, una di queste è l'automutuo-aiuto. Questo muove dalle risorse personali, familiari, amicali, relazionali e sociali che ciascuno di noi ha, spesso senza saperlo o senza sapere come mobilitarle. La nostra piccola guida raccoglie indicazioni ed esperienze che vanno in questa direzione".
br. La "questione ebraica" è una delle forme storiche assunte dalla schiavitù umana e ne è una delle forme esemplari, poiché in essa immediata è l'affermazione della sostanziale diversità degli uomini... Se rimane vincolata all'ordine vigente, l'emancipazione politica garantita dai diritti umani non potrà che rimanere l'emancipazione dei pochi rispetto ai molti. Per certi versi, essa non sarà che l'emancipazione di coloro che in qualche modo, e indipendentemente dai diritti loro conosciuti, emancipati lo sono già e lo sarebbero comunque. Il passaggio a un'emancipazione politica universale, non potrà che avvenire attraverso un salto di qualità nel riconoscimento dei diritti che impegni a un mutamento sociale radicale.
br. L'uomo è la misura dell'universo, e nella corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo sono celate le soluzioni di tutti i misteri. I simboli sono le radici da cui si sviluppano tutte le scienze e tutte le arti, i fondamenti su cui sono costruite le porte di accesso a mondi più grandi, inaccessibili alla sola ragione. Per mezzo dei simboli possiamo risalire da mente a mente e da persona a persona per raggiungere la conoscenza totale, suprema e assoluta, cioè sciolta da qualsiasi altro legame. In questa raccolta di scritti si chiarisce il concetto di evoluzione dell'uomo e di sviluppo dell'anima che sarà ripreso da C. G. Jung, diventando il fondamento della sua scuola di psicologia analitica.
brossura
br. Erasmo da Rotterdam non ha bisogno di presentazioni nel mondo scientifico; ne ha invece nel campo delle scienze della religione, perché sta ancora pagando lo scotto della libertà di pensiero nel trattare una materia da sempre ritenuta "sacra". Erasmo, prete cattolico, nel secolo della Riforma è stato considerato un pavido conservatore sia dal movimento luterano che dai controriformisti romani, e quindi condannato alla damnatio memoriae. È in atto una riscoperta e una valorizzazione della sua spiritualità secolare come fattore fondante di una cultura europea, che sta cercando con fatica la strada dell'unità dopo l'ubriacatura dei particolarismi e dei nazionalismi.
br. Nel 1571 Montaigne si ritirò in una torre dell'antica casa di famiglia in Dordogna per poter studiare e meditare in solitudine. In quel luogo isolato, attorniato dai suoi libri, fece incidere sulle travi del soffitto alcune massime dei filosofi stoici e scettici. Quelle frasi cariche di saggezza, di cui il grande pensatore volle circondarsi, sono ora riportate in questa edizione curata da Antonio Castronuovo, che ci accompagna nella rilettura di quei motti, proposti in una nuova traduzione e corredati dai testi originali e dalle fonti.
br. L'animale muore? Prova gioia? Soffre? Vive o esiste? Ci tocca? Quando è insieme a noi è anche con noi? Parla? Comunica? Ci ri-guarda? E in che cosa differirebbe dall'animale questo noi che ci ostiniamo a chiamare uomo? Che cosa costituirebbe questo soggetto collettivo su base di specie? La nozione di singolarità plurale non ci spinge forse a mettere in discussione qualsiasi soggetto collettivo, ogni noi che non sia un noi altr*? Che aspetto avrebbe dunque ciò che Jean-Luc Nancy chiama "comunità", una volta oltrepassato questo limite? Come si spartirebbe dopo la fine dell'uomo? Nei testi che compongono questo volume, Nancy, uno dei più acuti filosofi contemporanei, s'interpella e viene interpellato lungo questo limite, esponendosi sulla soglia di quei mutamenti che stanno coinvolgendo, sempre più e sempre più in profondità, l'interezza dei viventi.