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br. "Sono trascorsi cinque anni dalla scomparsa di Laura Lippolis (2/9/1948 15/2/2010), brillante studiosa di filosofia politica dell'Università del Salento. Un male incurabile la porta via nel pieno del suo vigore intellettuale. Una perdita che ha lasciato un vuoto in quanti l'hanno conosciuta e apprezzata come persona e ricercatrice. Laura Lippolis ha iniziato la sua carriera nell'Università del Salento. Negli anni successivi alla laurea ha vinto alcune borse di studio e poi il concorso di tecnico laureato e, oltre a pubblicare diversi articoli su riviste e in volumi collettanei, ha tradotto per la prima volta in Italia 'Etica e politica del filosofo francese Raymond Polin' (Milano, Giuffrè, 1985), ha curato gli scritti in onore di Giuseppe Codacci-Pisanelli (Milano, Giuffrè, 1987), ha pubblicato il volume 'Il pensiero del giovane Capograssi attraverso i "foglietti" a Giulia' (Milano, Giuffrè, 1988), ha curato il volume 'Costituzione e realtà attuale 1948-1988' (Milano, Giuffrè, 1990)".
ril. Di Massimo di Tiro si conoscono pochi dettagli biografici. Le fonti antiche, concordi nel ritenerlo 'filosofo' e 'filosofo platonico', affermano che le sue dissertazioni o indagini filosofiche sono da ricondursi al suo primo soggiorno a Roma, al tempo dell'imperatore Commodo. Le quarantuno dissertazioni filosofiche di Massimo di Tiro offrono una visione privilegiata della cultura imperiale del secondo secolo, epoca in cui, dominante l'eleganza stilistica, anche la filosofia non disdegnava di dispiegare i propri contenuti mediante il bello stilo dello strumento retorico. Nello svolgimento dei temi, perlopiù platonici nell'ispirazione e orientati ad argomenti presenti al dibattito coevo, ma comunque non escludenti altre influenze filosofiche, Massimo di Tiro si mostra pensatore dalla non banale semplicità. Muovendosi fra filosofia e letteratura, fra Platone e Omero, egli calibra l'erudizione sul filtro di un'esigenza educativa di ampio respiro. Nel volume si presenta la prima traduzione italiana completa dal greco. Il commento critico, aggiornato al dibattito accademico internazionale, mira a mostrare come l'opera del pensatore meriti una rinnovata attenzione nell'ambito degli studi classici letterari e filosofici, giacché nel delineare il quadro culturale del tempo essa consente di meglio precisare alcuni non marginali aspetti del platonismo del secondo secolo.
br. Una storia della filosofia antica vista con "occhi nuovi". Ciò è ottenuto cercando di riutilizzare l'ottica che i primi pensatori già avevano elaborato più di duemila anni fa. Infatti, come ha scritto Hannah Arendt: «i Greci scoprirono che il mondo che abbiamo in comune è normalmente osservato da un infinito numero di angoli di osservazione a cui corrispondono i più diversi punti di vista». Questo dipende sia dalla libertà del pensiero umano sia, soprattutto, dalla complessità dell'oggetto reale che è sempre, ad un tempo, uno e molteplice. Di questo la filosofia greca è ampiamente consapevole; su questo geniali pensatori hanno a lungo lavorato, discusso e scritto. Era quindi giusto tentare di presentare il loro pensiero assumendo, per quanto possibile, la loro stessa ottica. La rilettura dei pensatori, delle scuole e delle più importanti questioni filosofiche dell'antichità è fatta a partire da quello che appare come un nuovo paradigma ermeneutico, il Multifocal Approach. Si tratta di un paradigma "ottico", che invita il lettore a indossare, metaforicamente, un paio di occhiali con lenti multifocali, per provare ad osservare da varie distanze la realtà. Ciò consente di fornire uno scandaglio approfondito, e insieme di agile lettura, di questioni metodologiche e teorico-concettuali di straordinario rilievo e di assoluto fascino anche per il lettore di oggi.
ill., ril. Un commento in genere chiosa, espone, chiarisce. Accompagna la lettura dischiudendo ciò che appariva serrato e impenetrabile, interpretando passi così densi da risultare cifrati, stabilendo correlazioni intertestuali con opere prossime o con altre che a stento si sarebbero indovinate affini. Lo studioso di Jung Bernardo Nante conosce l'arte di prendere per mano il lettore e la mette al servizio del "Libro rosso" junghiano, per il quale non esistono termini di paragone se non nelle narrazioni profetiche o nei racconti mitici arcaici. Nante ne allestisce l'unica guida integrale, indispensabile per chiunque voglia addentrarsi nel magma di visioni portentose, affidate allo splendore delle tavole dipinte e alla mercurialità della parola scritta. Ogni movimento con cui l'Io sprofonda nelle proprie tenebre per conoscere infine la realtà piena, ogni personaggio che dà voce alla fondamentale polifonia della psiche, ogni immagine che amplifica lo sgomento e la fascinazione del lungo viaggio sono messi qui nella giusta luce. Non quella troppo cruda della ragione critica, che si limita a spiegare, né quella troppo complice dell'abbandono, che fa solo balenare i significati e lascia storditi, ma quella che illumina l'assurdo senza perdere l'ancoraggio del senso e delle sue numerose valenze. L'impresa di rendere comprensibile il libro più enigmatico del Novecento ora può dirsi compiuta.
br. Il libro vuole essere un riferimento aggiornato per chi usa la WISC-IV a fini clinici. Per ogni subtest sono precisate la richiesta operativa, le finalità della misurazione e le variabili più importanti nell'esecuzione della prova. L'interpretazione adotta criteri di lettura moderni basati sul confronto clinico fra i punteggi alla WISC-IV e quelli derivati da uno studio su 497 bambini italiani con i disturbi clinici più frequenti e sui maggiori dati di letteratura. La denominazione dei fattori e degli indici presa in considerazione nel testo si riferisce all'ultimo aggiornamento della teoria CHC. In linea con le spiegazioni più recenti, l'ininterpretabilità del punteggio QI è superata. Frutto di un rigoroso lavoro sul campo e della pluridecennale esperienza clinica dell'autore, questo nuovo libro sulla WISC-IV è fedele alla visione che David Wechsler aveva delle sue scale, "Prima e innanzitutto, test clinici - non test psicometrici, ma test clinici", per il quale l'esigenza era di mettere al centro della valutazione la persona nella sua totalità, piuttosto che qualche sua caratteristica specifica, per ottenere degli indicatori psicologici validi.
br. Il libro si propone come riferimento aggiornato e metodologicamente corretto per chi usa la WAIS-IV a fini clinici. Un ampio spazio è riservato alle modalità di somministrazione della scala, all'analisi degli Indici composti e dei subtest. Per saggiare il funzionamento della WAIS-IV in soggetti italiani e disporre di dati sull'utilità e i limiti dell'impiego della scala come strumento diagnostico, è stato condotto uno studio su un campione di 288 persone con disturbi clinici del nostro Paese. Attraverso questo studio è stata verificata l'adeguatezza di una pluralità indici psicometrici suggeriti nei maggiori lavori di letteratura, e i migliori di essi sono stati utilizzati come elementi sussidiari per l'interpretazione clinica del protocollo WAIS-IV. Al libro si accompagnano una seconda parte in PDF scaricabile gratuitamente e un programma Excel per la valutazione diagnostica acquistabile sul sito dell'Editore.
br. Obiettivo di questa ricerca è la ricostruzione sistematica del senso della nozione di "immagine" nel pensiero hegeliano, seguendo come linea guida l'"Enciclopedia delle scienze filosofiche" e approfondendo ulteriormente secondo le lezioni berlinesi di Hegel sulle diverse discipline filosofiche. Le tre grandi sfere di Idea-Natura-Spirito danno luogo a una declinazione tripartita (l'ontologia della parvenza, la teoria della visibilità e la teoria della rappresentazione) di una teoria dell'immagine unitaria. La parte conclusiva della ricerca indaga il senso dell'immagine nei prodotti concreti dello spirito (l'immagine nell'arte e nella religione) alla luce delle acquisizioni dell'intero percorso concettuale. Si evidenzia così la presenza di una riflessione articolata da parte di Hegel, non solo riguardo al concetto di immagine, ma sull'intero campo della cultura visuale. L'essere dell'immagine risulta così intrinsecamente connesso all'essenza dell'essere. Il principio qui denominato "iconoclastia endogena" vuole dar conto del come l'immagine, per essere vera, deve poter mostrare la sua auto-destituzione. Si tratta di una concezione dell'iconoclastia inedita dal punto di vista teorico che individua nella sparizione dell'immagine la sua perfezione e la sua verità ontologica.
br. Questo volume raccoglie gli Atti dei tre convegni dedicati a San Bonaventura in prossimità dell'ottavo centenario dalla sua nascita e organizzati dalla Cattedra Marco Arosio e la Facoltà di Filosofia dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. La prima parte del volume (La teologia della storia in san Bonaventura, 15-16 aprile 2015) riguarda la teologia della storia del Dottor Serafico, riconosciuta la sua originalità speculativa a partire dagli studi di J. Ratzinger e convenientemente impreziosita da un rescritto del Papa emerito. La seconda parte (La scuola teologica francescana del secolo XIII, 7-8 aprile 2016) incornicia Bonaventura nel contesto teologico francescano del suo tempo, mentre la terza (La ricezione di san Bonaventura nel pensiero del Novecento, 26-27 aprile 2017) guarda agli influssi potenti esercitati dal Nostro su teologi e filosofi di prim'ordine del Novecento.
brossura Con "Le materie prime della coscienza" l'autore prolunga il discorso che da "La struttura concreta dell'infinito" conduce a "Del tragico amore". In questo saggio, Pellegrino sviluppa ulteriormente quei tratti non ancora esplicitati nei suoi precedenti scritti, frutto di una profonda riflessione scaturita dalla necessità del superamento delle risultanze speculative di E. Severino. Si fanno innanzi, così, nuove teorizzazioni sulla struttura degli eventi, cioè dei finiti modi in cui l'Infinito si mostra in eterno. "Le materie prime della coscienza" si presenta come l'opera più audace e matura dell'autore: si approfondiscono i temi fondamentali dell'esistenza, gli enigmi ancestrali che circondano la vita nelle sue manifestazioni di splendore nonché di dolore, per giungere a nuove analisi sul senso della morte le quali oltrepassano le ingenue interpretazioni del medesimo. Si compie, inoltre, un ulteriore e decisivo passo, confrontandosi con tutta l'indagine speculativa dagli albori della civiltà a oggi. Qui troviamo l'esposizione di una storia della filosofia mondiale, in cui non ci si ferma all'analisi del dominante pensiero occidentale. Muovendosi all'interno della sua teoresi, Pellegrino avvia un processo di chiarificazione dei passi essenziali che il pensiero compie nel suo divenire, e che hanno determinato e determinano ciò che noi oggi siamo per lo più persuasi di essere...
brossura Un testo, l'ultimo, in cui Popper intesse congetture e confutazioni con significativi ricordi di incontri ed esperienze personali, con il richiamo a fatti e concetti di estremo rilievo, come la razionalità, darwinismo, democrazia, metafisica, verità.
ril. La Teologia Platonica di Proclo rappresenta la summa metafisico-teologica della riflessione neoplatonica. All'interno di questa monumentale opera, i miti del paganesimo greco e delle tradizioni misteriche sono intrecciati, in modo sistematico e attraverso una complessa interpretazione simbolico-allegorica, con l'esegesi filosofica neoplatonica della teologia divinamente ispirata di Platone, che agli occhi di Proclo è in grado di rivelarci i segreti della natura divina che permea l'intera realtà. Il Tutto, nelle sue diverse articolazioni, è concepito infatti come una serie di livelli di divinità assiologicamente ordinate sulla base del loro grado di trascendenza. Il fondamento assolutamente originario di questa struttura perfetta e intrinsecamente divinizzata, sulla scorta dell'insegnamento platonico, è identificato con l'Uno-Bene, inteso come l'Assoluto e il Primo Dio, in virtù del quale esiste ogni entità divina. Il contatto con il Primo Dio, attraverso un'ineffabile unione mistica, rappresenta la meta suprema alla quale il filosofo-teologo deve aspirare. È proprio nell'assoluta trascendenza del Principio al di là del Tutto che l'unità armonica del reale ha il suo incomprensibile, paradossale e divino cominciamento.
cm. 17 x 24, 296 pp. Biblioteca di storia della scienza A cavallo fra teologia e logica, uno studio dedicato alle teorie della proposizione e della modalit? in Germania all?inizio del XVII secolo, che mette in risalto l?importanza delle controversie interconfessionali in campo teologico per l?elaborazione di posizioni logiche interessanti e innovative. Between theology and logic, a study dedicated to the theories of proposition and formality in Germany at the beginning of the seventeenth century which emphasizes the importance of interconfessional controversies in a theological field to elaborate logical, interesting and innovative positions. 545 gr. 296 p.
br. Il periodo di Jena, che si conclude con la Fenomenologia dello spirito, deve essere assunto non come preparazione al successivo sistema, ma come forma autonoma di pensiero. La filosofia delinea un'apertura di possibilità per molti versi sconosciuta al sistema maturo. Di qui la pregnanza speculativa degli scritti spesso frammentari del periodo. È a partire dal nesso con la storia vivente e con la politica che si impone ad Hegel la necessità del rapporto con la logica e la metafisica. La soluzione della crisi che coinvolge la società e lo stato passa necessariamente attraverso la costruzione di una nuova logica. La crisi della politica è innanzitutto una crisi della forma della logica e della metafisica, cioè della forma moderna della razionalità. La ricerca intende chiarire il significato speculativo di questo nesso. Il punto di arrivo di questo percorso si compie attraverso un processo di oltrepassamento dell'ontologia, della metafisica e della logica tradizionali, che sfocia nella trasformazione della filosofia in filosofia dello spirito. Lo spirito riassume nella forma più elevata e complessa la socialità della ragione, che sì oggettiva sempre e necessariamente in linguaggio, lavoro e famiglia. Altrettanti modi della interazione storica.
br. La dottrina dell'analogia dell'essere attribuita ad Aristotele è tra le più importanti nell'ambito del panorama degli studi sulla metafisica, al centro di un millenario dibattito che ha di recente conosciuto un rinnovato interesse da parte degli studiosi. Il volume presenta una serie di puntuali contributi su Aristotele e sulla tradizione aristotelica antica, tardo-antica e medievale. Nonostante la ricerca costituisca un tema classico nella storia del pensiero, vengono qui presentate nuove problematiche che individuano nei testi aristotelici e nella successiva tradizione aristotelica ulteriori spunti di riflessione. Accanto alla ripresa delle interpretazioni classiche della dottrina dell'analogia dell'essere, ne vengono evidenziate nuove possibili letture attraverso la ricostruzione di una parte fondamentale della tradizione esegetica.
br. Il libro consta di tre parti, delle quali la prima risale al 1978, mentre la seconda e la terza presentano saggi, ampiamente rivisti e con aggiunte, editi di recente in un volume dell'Enciclopedia italiana dedicato a Croce e a Gentile. Ed è proprio alla ricostruzione del rapporto intercorso fra Croce e Gentile che è dedicato l'ultimo saggio di questo volume. Un rapporto assai più complesso di quanto in genere non sia stato supposto dai non molti che hanno provato a indagarlo nelle sue varie implicazioni, e che, in effetti, legò i due filosofi in modo profondo persino al di là della consapevolezza che l'uno ebbe dell'importanza che l'opera dell'altro rappresentava per la sua. La raccolta documenta e testimonia ciò a cui non sempre si dà il necessario rilievo: l'ispirazione civile che sta a fondamento della storiografia di Benedetto Croce. Un'ampia introduzione arricchisce il volume, con una riflessione che apre nuovi e inediti orizzonti - condotta nel dialogo serrato con le discussioni, analisi e interpretazioni che intorno all'opera e al pensiero di Croce si sono svolte - da parte di uno dei maggiori studiosi e interpreti della filosofia di Croce.
ril. Apparsa in versione integrale nel 1916, l'opera che offriamo al lettore in una nuova traduzione, accompagnata peraltro dal testo originale e da un esteso indice analitico che, in edizione italiana, restituisce la ricchezza del lessico fenomenologico (e le integrazioni editoriali apportate nel tempo al testo - fino all'ultima edizione tedesca, l'ottava), costituisce l'"opus magnum" di Max Scheler e, nell'ambito della ragione pratica, un modello di pensiero mai disgiunto dalla vita, capace di guidare, nel sentire e nei corrispondenti giudizi di valore, i nostri passi nel mondo: il nostro volere e il nostro agire. Muovendo da una concezione olistica della percezione assiologica, in linea con i più influenti orientamenti del pensiero filosofico e scientifico contemporaneo, quest'opera presenta una teoria dei valori che sfugge finalmente alla cieca alternativa del relativismo e dell'assolutismo etico e indica con precisione i criteri di correttezza dei giudizi di valore. Il volume tradisce, inoltre, l'intento più ambizioso di Scheler, quello di rifondare il classico personalismo declinandolo, appunto, nei termini di una personologia laica che, rivelando all'essere umano un possibile accesso alla propria identità personale e alla propria vocazione, tenta di strapparlo al destino. Presentazione di Roberta De Monticelli
br. L'Etica di Spinoza, pubblicata postuma nel 1677, è una delle opere più importanti della filosofia moderna. Essa contiene l'esposizione di un sistema di pensiero che, partendo da una teoria generale della realtà, considerata nella sua totalità e nella sua specificazione propriamente umana, conduce, attraverso tappe successive, all'elaborazione di una teoria etica che si propone di fornire all'uomo una «retta regola di vivere» (recta ratio vivendi). Seguendo questa regola l'uomo può, secondo Spinoza, liberarsi dalla schiavitù delle passioni e raggiungere così quella beatitudine che costituisce il fine ultimo di tutte le sue azioni. Scopo della presente edizione dell'Etica è di riproporre, in una nuova traduzione, questo classico della filosofia e di guidare il lettore, con un commento dettagliato del testo, nella comprensione di un'opera straordinaria, ma anche estremamente complessa sul piano interpretativo.
cm. 17 x 24, vi-222 pp. Accademia toscana di scienze e lettere ?La Colombaria? - Serie Studi 460 gr. vi-222 p.
ril. La nuova traduzione del capolavoro di Max Stirner (1806-1856) ha la pretesa di essere una 'bella fedele', contro le 'belle infedeli' che l'hanno preceduta. Ancora oggi l'anarchico Stirner, pensatore controcorrente della sinistra hegeliana, è considerato da molti un matto e ancora oggi molti altri fanno iniziare da lui una nuova epoca dell'umanità, appunto perché era un anarchico. Stirner in realtà fu un uomo silenzioso, nobile, che nessun potere e nessuna parola sarebbero riusciti a corrompere, un uomo così unico che non trovò un posto nel mondo, e di conseguenza visse in povertà. L'obiettivo della sua opera fu quello di difendere l'unicità di ogni individuo, soprattutto dei diseredati, dei misconosciuti, dei calpestati in primo luogo ad opera dello Stato, della legge, delle religioni, dei sistemi etici e di tutte le istituzioni sorte con fini positivi, ma che fin troppo spesso, già solo per l'imperfezione umana (ma per Stirner di per se stesse, sempre), deragliano e richiedono continuamente interventi correttivi. Nella sua forma paradossale ed eccessiva, spesso urtante e urticante, espressione della sua indignazione e ribellione morale, "L'unico" difende un'esigenza umana fondamentale, che viene fin troppo spesso negata o elusa dai fanatismi, dai veri egoismi, che si abbeverano e si ubriacano di devastanti astrattezze.
brossura Il testo ripercorre la storia del concetto di tempo nella filosofia. Nel libro si possono rintracciare molteplici percorsi, a seconda delle diverse linee di sviluppo della storia del pensiero: da Aristotele a Galileo, Newton e Leibniz, fino alla sintesi di Kant; si può ripercorrere la strada della percezione del tempo, da Agostino a Bergson, fino a Husserl; oppure, seguendo la platonica negazione del tempo, attraverso il platonismo medievale rinascimentale, Bruno, Spinoza e Schellig, giungere fino ad Einstein; quello della Storia, con la lettura del passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento, come compimento di una promessa, che si apre verso una piú grande realizzazione finale, che da Hegel a Marx, attraverso lo storicismo tedesco, Benjamin e Bloch, fino ai giorni nostri, ha tanto influenzato nel bene e nel male il nostro modo di percepire la politica e la società.
br. Perché l'antica lingua greca, di cui si servono i pensatori dei secoli dal VI al IV a.C., per designare il concetto che noi oggi esprimiamo utilizzando la parola "essere", impiega abitualmente il termine "???" (essente) e solo più di rado l'infinito "???a?" (appunto: essere" )? Esiste una relazione che lega l'essere come concetto (contenuto del pensiero) all'essere che appartiene al pensiero considerato in quanto ente? Che cos'è la negazione e come si rapportano, nella sua vettorialità logico/ontologica, il positivo e il negativo? Quale paradosso concettuale permette al tempo di apparire al pensiero, insieme, come manifestazione della contraddittorietà e come un presidio rispetto alla contraddizione? Che cosa significa "dimostrare" e che relazione lega il dimostrare alla verità? La verità è l'oggetto "neutro" del dire e del pensare? E in questa veste può anche essere negata? Sono davvero opposte, la metafisica e l'esperienza, come abitualmente si crede, o sono tanto intimamente legate da potersi risolvere l'una (la metafisica) nell'altra (l'esperienza)? Ecco alcune delle domande alle quali gli scritti raccolti in questo libro tentano l'azzardo di una risposta. Ma la risposta a una domanda non è mai, in filosofia, la soluzione di un problema. È, piuttosto o casomai, il suo riposizionamento. E attraverso questo riposizionamento che il problema viene illuminato dalla domanda in un modo che consente a questa di tradursi nell'azzardo di una risposta. La domanda e la risposta sono così le due facce del pensiero, che proprio in questo voltafaccia attinge la sua più intima e schietta essenza speculativa. Non si tratta di "andare oltre", "superare", "lasciarsi alle spalle" la morta spoglia disossata, la veste corporea senza più corpo di un problema che ha smesso di interrogarci, perché ne abbiamo colto e svelato la natura equivoca e fallace che ne faceva un problema e che ora non è, quindi, semplicemente più in grado di rappresentare un ostacolo alla penetrazione della verità. Si tratta, al contrario, di penetrare nel problema, inoltrandosi in esso per giungere a conquistarne il cuore: è lì, nella seduzione del problema, che la filosofia esprime, col voltafaccia del domandare, la sua più segreta propensione all'amore dell'azzardo.