18 957 résultats
br.
br. Il processo diagnostico ha una rilevanza centrale per l'organizzazione delle informazioni relative al paziente, e la capacità dell'operatore di formulare una diagnosi psicoanalitica si può rivelare un elemento fondamentale per la presa in carico e la cura dei pazienti. Secondo la peculiare visione della diagnosi che la stessa McWilliams ha contribuito a sviluppare e promuovere con la prima edizione della "Diagnosi psicoanalitica", e già sostenuta dalle riflessioni teoriche di molti analisti, la diagnosi psicoanalitica oggi si concentra principalmente su due macrodimensioni del funzionamento individuale: la struttura della personalità, ovvero dove si colloca il paziente lungo il continuum che va dalle forme di funzionamento più sane a quelle più disturbate, e i tipi di personalità, cioè le modalità caratteristiche con cui il paziente organizza il proprio funzionamento mentale e interagisce col mondo. Dopo la prima edizione, del 1994, di questo testo, l'autrice ha scritto numerosi articoli, ha contribuito significativamente alla realizzazione del PDM. Manuale Diagnostico Psicodinamico e ha pubblicato altre monografie di grande rilievo scientifico. Tutti questi lavori sono confluiti nella "Diagnosi psicoanalitica", che rimane un caposaldo, innanzitutto per il contributo che fornisce alla comprensione dei tipi e della struttura di personalità, ma anche per la completezza dei contenuti, per la chiarezza nell'esposizione dei concetti, per l'analisi critica dei riferimenti teorici utilizzati.
br. Il manuale, qui proposto in una nuova edizione riveduta e aggiornata, presenta e mette a confronto le scuole di pensiero che hanno fornito alla psicologia dello sviluppo i suoi paradigmi teorici. A partire dalle pietre miliari della teoria piagetiana e psicoanalitica, passando attraverso i principali sviluppi teorici successivi, l'autrice giunge a descrivere gli approcci più recenti.
ill., br. Nel presente volume si pubblicano, per la prima volta, dopo novant'anni, gli atti del VI Congresso SFI di filosofia di Milano del 1926, unitamente alla rassegna stampa degli articoli giornalistici apparsi allora. In genere i convegni passano, ma gli atti restano. In questo caso è successo esattamente l'inverso, giacché gli atti non furono mai pubblicati, ma la memoria di questo simposio è rimasta indelebile nella storia civile e culturale (italiana ed internazionale). Il simposio, avviatosi sotto l'occhiuto controllo della polizia fascista, fu infatti improvvisamente chiuso d'autorità, per un intervento diretto del potere politico, che non tollerava la sua natura antifascista. Grazie a Piero Martinetti, uno dei principali filosofi d'inizio Novecento ed anche una delle più forti personalità morali dell'antifascismo del Nord d'Italia, il simposio fu organizzato in modo affatto libero e indipendente. Martinetti invitò così Adelchi Baratono, Giuseppe Antonio Borgese, Ernesto Buonaiuti, Benedetto Croce, Francesco De Sarlo, Giuseppe Tarozzi, Giuseppe Rensi e l'allora presidente della SFI Bernardino Varisco (l'unico schierato col fascismo). In questo spirito il Congresso ha rappresentato una sfida aperta al regime fascista e al diffuso clerico-fascismo, nonché un momento di pubblica, clamorosa e civile protesta contro la dittatura che stava allora fascistizzando l'Italia, giovandosi anche della cortese intercessione di eloquenti legni fascisti (la cd. «filosofia del manganello») e dell'acquiescenza, corresponsabile, dei più. «La dimostrazioncella antifascista del Congresso - scrisse allora Gentile - viene da uomini che nella presente vita italiana non hanno nessunissima importanza: non sanno nemmeno che cosa il Fascismo voglia, e in che consista. Guardano a questo o a quel fascista, e fanno piccole questioni di persone. Miserie». Questo giudizio (fascista) era, tuttavia, profondamente sbagliato. Non solo perché grazie a questo simposio la "scuola di Milano" ha scritto una delle sue pagine civili più importanti e significative. Ma anche perché proprio da queste presunte "miserie" - per dirla con Ignazio Silone - «il seme sotto la neve» stava lentamente germogliando per mettere quelle radici il cui frutto migliore saranno la Resistenza e la guerra partigiana di Liberazione.
br. Quali sono i limiti nella conoscenza della realtà? Il dibattito è oggi ancora più acceso, considerate le sfide che la tecnologia prepara per il futuro. L'epistemologia storico evolutiva è dunque tema chiave, il tema che questo libro affronta.
br. Siamo soliti pensare che le democrazie liberali si fondino esclusivamente sulla razionalità, a cui spetta un ruolo dominante nella sfera pubblica. Le società totalitarie, per contro, tenderebbero a esaltare l'emozionalità e i sentimenti. Tuttavia ogni giorno della vita di una qualunque democrazia è attraversato da disgusto, vergogna, o viceversa altruismo ed empatia: emozioni anche pubbliche in grado di agire profondamente sull'umore e sulla tenuta di un paese. In particolare, una società liberale che aspiri alla giustizia non può prescindere dalle emozioni basate sull'amore. Nussbaum riprende il tema della religione civile, che vede come un collante fondamentale alla base dell'impegno comune che ha talvolta permesso a intere nazioni di affrontare enormi sacrifìci, rialzarsi dopo guerre e privazioni, conquistare nuovi diritti.
br. Il tema dello spirito attraversa tutta la storia della cultura occidentale. Esso è presente fin dalle origini nella religione ebraica e nella cultura greca; queste due radici vengono riprese e integrate nell'esperienza e nella riflessione del cristianesimo. Di qui il tema passa al pensiero moderno e conosce la sua massima fioritura filosofica con l'idealismo tedesco. Nel mondo contemporaneo è oggetto di rinnovata attenzione sia presso la filosofia, specialmente ermeneutica, sia presso la teologia. La riflessione sullo spirito non è però un privilegio esclusivo dell'Occidente: essa s'incontra nell'Islam e trova notevoli punti di contatto nell'India, nella Cina e in modo più indiretto nell'antico Egitto. Il volume offre un percorso sintetico attraverso le culture antiche e un'ampia storia della riflessione sullo spirito nel pensiero occidentale, da Gioacchino da Fiore fino ai pensatori contemporanei.
ill. Libraio Editore ripubblica i Tarocchi di Oswald Wirth in una elegante edizione limitata di grande formato. Oswald Wirth (1860-1943) si può considerare uno dei massimi esperti di simbolismo esoterico e occultismo. Suo è il trattato considerato come il più famoso e completo sui Tarocchi, edito nel 1927: questo è il mazzo in esso contenuto. È probabilmente il più rigoroso dal punto di vista esoterico e simbolico.
brossura Discorsi sull'ospitalità pervadono in misura crescente la cultura contemporanea, intrecciandosi con numerose costellazioni affini (amicizia, convivialità, accoglienza) e assumendo un orientamento sempre più articolato e plurale. Sulla prospettiva dell'ospitante e su quella dell'ospitato ricadono due ermeneutiche autonome ma interdipendenti. Esse mirano a riconoscere i condizionamenti storico-culturali che determinano la posizione identitaria degli attori coinvolti nel meccanismo dell'ospitalità e a suggerire possibili percorsi di ibridazione e di incontro. Storici della letteratura, linguisti, storici della filosofia e dell'arte riflettono qui sulle forme finzionali e sugli statuti teorici che dal Quattrocento in poi si sono addensati su questo motivo così ricco di implicazioni pragmatiche.
brossura Wilhelm Reich osservava l'uomo radicato al suo terreno fondamentale, quello biologico ed energetico: l'humus da cui si sviluppano tutti i fenomeni vitali, mente inclusa. Il pensiero di Carl Gustav Jung faceva prevalentemente il percorso inverso, risalendo alle vette più alte dello spirito, ove albergano simbologie ermetiche e gli stadi ultimi di quello che lo studioso zurighese chiamava processo di individuazione. Se il leit motiv di Reich può essere considerato la funzione orgasmica, quello di Jung è certamente la funzione simbolica, la concezione degli archetipi e il processo di individuazione. Tra le possibili tematiche approfondite in questo libro, quelle che compaiono nel sottotitolo ("Freud e i suoi discepoli. Eresia, misticismo, energia, nazismo"), non mancano di ramificarsi in una moltitudine di altri argomenti che volta per volta assumono specifica importanza. Questo lavoro dovrebbe indurre il lettore a contestualizzare meglio il pensiero di Jung e Reich nell'ambito della ricerca psicologica e non solo, permettendo, inoltre, di superare la superficiale contrapposizione che è emersa spesso tra loro e, al contempo, contribuire a rendere chiari, laddove si presentino, gli effettivi contrasti.
br. Un manuale di filosofia svolge la sua funzione in un duplice modo: condensa il meglio della critica, introducendo alla disciplina; rappresenta il punto medio della comprensione che in un dato momento si ha della filosofia. Di qui la necessità, ma anche il carattere transeunte: rari sono i testi che abbiano formato più generazioni. E il caso di questa storia della filosofia, apparsa per la prima volta nel 1983 e che presentiamo qui in una nuova versione riveduta e ampliata. Ampiamente diffuso anche all'estero (già tradotto in spagnolo, portoghese, russo e kazako e in corso di traduzione in cinese, lettone e urdu) il libro si è imposto per l'originalità del metodo: accostare gli autori facendo parlare i testi, con attenzione all'evolversi, attraverso dissensi, dei problemi filosofici. Proprio per non essere una raccolta di opinioni, questo manuale è la storia dei problemi filosofici, delle teorie e delle argomentazioni filosofiche che intersecano l'evolversi della scienza, con una chiarezza espositiva nata dalle ricerche degli autori, tra i più conosciuti storici della filosofia antica e cristiana e moderna-contemporanea. «La storia della filosofia occidentale è la storia delle idee che hanno in-formato, ossia dato forma alla storia dell'Occidente. È un patrimonio che non va dissipato; una ricchezza che non va perduta. E proprio a tal fine i problemi, le teorie, le argomentazioni e le dispute filosofiche vanno analiticamente spiegati, esposti con la maggiore chiarezza possibile»
brossura Riproporre oggi il problema dell'attualità del gesto fenomenologico, o, per riprendere la domanda di Croce a proposito di Hegel, di "ciò che è vivo e di ciò che è morto" nella fenomenologia, presuppone di collocare quest'ultima nel contesto della filosofia nel suo complesso, e quindi di confrontarla con altre correnti e altri metodi. Questo è il progetto del libro di Claude Romano, unico nel suo genere. La tesi è che la fenomenologia non può essere compresa solo come un ritorno all'esperienza, o una filosofia descrittiva; ciò che è in gioco in essa è la questione dei rapporti tra linguaggio ed esperienza, la messa in luce di strutture prelinguistiche immanenti all'esperienza stessa e di significati "muti" che la attraversano. In poche parole, la riproposizione del problema della ragione. La fenomenologia ha infatti opposto a una razionalità striminzita (quella della logica e della matematica) quel che Husserl chiamava una razionalità "di gran cuore", capace di accogliere in sé il suo altro, cioè la sensibilità. Quello che la fenomenologia ha elaborato prevalentemente è una nuova immagine della ragione. In questo lavoro di ridefinizione della fenomenologia e dei suoi compiti, tramite un dialogo sostenuto tra filosofia analitica e continentale, Romano ci propone una traversata dell'intero pensiero contemporaneo.
brossura Il presente volume si compone di tre parti: Utopia e distopia: i concetti e i problemi, L'utopia nella storia, L'utopia nella vita quotidiana e problemi di attualità, in cui sono raccolti saggi e scritti di illustri studiosi nazionali ed esteri, che affrontano vari argomenti di grande interesse, declinati in senso utopico, al fine di evidenziare il loro affetto e la loro stima nei confronti dell'amico e collega Cosimo Quarta, per la sua dedizione ultraquarantennale al pensiero utopico, e per il suo costante impegno a formare generazioni di giovani criticamente maturi, protesi a costruire una società secondo giustizia, essendo costantemente stimolati, sorretti e guidati dalla speranza utopica, la quale apre e amplia gli spazi del futuro, senza i quali nessuna progettualità è possibile. Un libro, dunque, scritto a più mani, in cui il lettore può trovare tutti gli elementi necessari per comprendere l'utopia non come l'unica strada, ma come una delle strade principali per tentare la ricerca del senso della storia, del quale ogni essere umano ha bisogno, per orientarsi, pensare e agire responsabilmente, in vista della costruzione di una società giusta e fraterna, cui l'umanità da sempre aspira.
ril. La parola dike, comunemente tradotta con "giustizia", nasce in un contesto religioso e poi giuridico, ma ha in realtà un significato più profondo, che compare per la prima volta nella più antica testimonianza del pensiero filosofico: il frammento di Anassimandro. Si può dire che l'avvento della filosofia coincida con l'avvento di tale significato - quello che Aristotele chiama "il principio più stabile". Dike designa l'incondizionata stabilità del sapere. E richiede la stabilità incondizionata dell'essere. Riguarda tutto ciò che l'uomo può pensare e può fare. In rapporto con essa si svolge l'intera storia dell'Occidente. Se nel "Giogo" Severino aveva puntato l'attenzione sulla conseguenza decisiva per l'uomo della tradizione occidentale, resa esplicita da Eschilo, ovvero che l'incondizionata stabilità del sapere e dell'essere è il "vero" rimedio contro il dolore e la morte, e sul rapporto tra Eschilo e Anassimandro, in questa sua nuova opera si volge invece verso le radici di quel significato. Soprattutto perché dike e l'Occidente, che ne è dominato, sfigurano il volto della stabilità autentica: il volto del destino della verità. Affrontando il rapporto tra il puro volto del destino e il suo volto sfigurato da dike, questo libro compie alcuni passi avanti rispetto agli scritti precedenti, da cui pure trae origine.
br. Gran parte dei contenuti di questo libro proviene da un diario clinico-teorico che raccoglie il continuum dei pensieri e delle annotazioni su frammenti clinici attraverso i quali prendono forma elaborazioni e ipotesi di comprensione dell'esperienza. Il presente lavoro è frutto di un progetto implicito ma immanente allo stesso svolgersi dell'esperienza psicoanalitica. Esso rappresenta il prendere forma di una ricerca continua che, pur avendo come obiettivi la cura, la tecnica e la teoria psicoanalitica, ha coinciso con una parte della vita dell'autore. Il libro si domanda se sia possibile ipotizzare che i processi costruttivi che affondano le radici in quella che Balint ha definito "area della creazione", costituiscano un livello basico di attività del Sé a cui il processo psicoanalitico possa appoggiarsi per facilitare la regressione e avviare un'esplorazione ravvicinata delle aree cieche che si sviluppano intorno alle caesure e ai crolli che costituiscono le sorgenti inaccessibili degli sviluppi psicopatologici. La dimensione pre-mentale, o proto-mentale indica la destinazione a cui tendono le esplorazioni che analista e paziente intraprendono attraverso l'esperienza della cura psicoanalitica. L'arte, nelle sue molteplici declinazioni, è l'onnipresente compagna della ricerca di una via regressiva per la cura dei traumi più profondi e inaccessibili. Poesia, letteratura, musica, pittura, scultura, emergono attraverso una creatività più primitiva e ingenua.
br. "La veglia, il sogno, l'essere" è il culmine di una vita di riflessione su interrogativi esistenziali fondamentali: chi sono io? Che cos'è il sé? Che relazione c'è tra il sé e il fatto di essere coscienti? L'autore, studioso di religioni e filosofie dell'Asia, di filosofia occidentale e di scienze cognitive, durante gli ultimi venticinque anni ha condotto ricerche nell'ambito della filosofia della mente e delle scienze cognitive spinto da una domanda fondamentale: "La coscienza, anche nelle sue forme più sottili, trascende realmente il corpo vivente e il cervello?". Tentando di fornire una risposta, questo lavoro pone a confronto le analisi delle ultime ricerche neuroscientifiche sul sonno, il sogno, gli stati meditativi, le esperienze extracorporee e le esperienze di premorte con illuminanti interpretazioni dei concetti dottrinali e filosofici asiatici classici. Thompson mostra in che senso il sé non è un'entità statica, ma un processo in continuo mutamento, e ne descrive le trasformazioni facendo dialogare insieme neuroscienze, filosofia e narrazioni personali. In questo percorso le esperienze contemplative gettano luce sulla ricerca scientifica, e le prove scientifiche arricchiscono la vasta conoscenza acquisita dalle tradizioni contemplative. Nelle parole di Stephen Batchelor, che firma la prefazione al volume: "Thompson incarna un movimento storico e culturale che spazza via la distinzione tra 'Oriente' e 'Occidente', sostituendola, si spera, con una comprensione più globale di ciò che significa essere pienamente umani".
br. Classico della storiografia filosofica. Testo imprescindibile sull'ultimo periodo di Nietzsche, ovvero quello pruriginoso e assai mitizzato della follia. Capolavoro di satira e stile. Ecco in breve che cos'è La catastrofe di Nietzsche a Torino. Verrecchia non solo vi raccoglie una documentazione definitiva sull'argomento ma la presenta in una forma letteraria unica, tanto che il libro appare nelle bibliografie di qualunque studio nietzscheano serio, sia italiano che estero. Per oltre quarant'anni la Catastrofe ha trovato frotte di lettori entusiasti come per esempio Giuseppe Prezzolini o - attraverso la versione tedesca - Karl Popper, il quale confessava d'averla letta due volte. È dunque l'opera migliore per rileggere Anacleto Verrecchia a dieci anni dalla sua scomparsa. Rispetto alle precedenti, questa edizione commemorativa incorpora la Catastrofetta dei nicciani in Italia di Marco Lanterna, che è una storia della Catastrofe scritta nei modi antiaccademici e briosi cari al Verrecchia.
brossura
brossura Attraverso i nostri sensi, e le esperienze percettive che l'esercizio dei sensi produce in noi, diventiamo coscienti del mondo circostante e ne conosciamo degli aspetti precipui. L'esperienza percettiva - sorgente primaria di conoscenza del mondo-ambiente - è un fenomeno tanto familiare dal punto di vista della nostra coscienza immediata, quanto enigmatico dal punto di vista della riflessione filosofica e scientifica: cosa determina la nostra capacità di essere in contatto percettivo col mondo? Cosa determina il contenuto di una percezione? Cosa è la coscienza percettiva e come può produrre conoscenza "razionale"? Quali sono gli oggetti della percezione e che relazione c'è fra percezioni e credenze, fra percetti e concetti, fra esperienza e ragione? E di cosa siamo consci nelle esperienze erronee, illusorie o allucinatorie? Al crocevia fra scienze cognitive, filosofia della mente, semantica, epistemologia e metafisica, il tema della percezione continua ad affascinare i filosofi. Il libro di Diego Zucca discute criticamente i maggiori nodi problematici della filosofia contemporanea della percezione, proponendo nel contempo una teoria d'insieme e offrendo infine una ricostruzione storica della concezione aristotelica della percezione.
cm. 17 x 24, viii-188 pp. Lessico intellettuale europeo 343 gr. viii-188 p.
cm. 17 x 24, 184 pp. Accademia toscana di scienze e lettere ?La Colombaria? - Serie Studi I cinque studi spaziano in un arco cronologico che va dal V/IV secolo a.C. alla fine del V d.C. Messa a fuoco la personalit? e l?ambiente culturale di Horapollon, vengono quindi proposti: la riedizione di un testo nell?ambito delle problematiche plotiniane sulla natura del cielo, degli astri e dell?anima; un papiro che riporta i segni critici utilizzati nelle edizioni di Platone e pu? costituire la fonte dei Diogene Laerzio; una testimonianza su Pitagora che rispecchia l?interesse per i doppi sensi negli aneddoti sui filosofi utilizzati in ambiente scolastico. These five studies cover a chronological span from 400/500 B.C. to the end of 500 A.D. Bringing into focus the personality and cultural environment of Horapollon it is suggested: the re-edition of a text on the uncertainties of Plotinus concerning the nature of the heavens, the stars and the mind; a papyrus bearing the critical signs used in Plato's edition and that can establish the source of Diogene Laerzio; evidence on Pythagoras that reflects the interest for double meanings in the anecdotes on philosophers used in scholastic environments. 356 gr. 184 p.
cm. 17 x 24, 208 pp. Pubblicazioni del Dipartimento di Filosofia e scienze sociali dell'Universit? di Siena W.Leszl, Necessit? caso e fine da Democrito ad Aristotele; C.Rowe, Aristotele sulla felicit?: lo sviluppo di un ragionamento; G.Cifoletti, Quaestio siveaequatio: la nozione di problema proposta nelle Regulae; S.Landucci, Libero arbitrio ed autonomia della volont? in Kant; L.Gianformaggio, Hans Kelsensulla deduzione della validit?; ecc. 406 gr. 208 p.