18 765 résultats
brossura Perché un'antologia di Fédida oggi? La raccolta di scritti non nasconde l'intento di rendere omaggio, nel decennale della sua morte, ad una delle figure di maggiore spessore della psicoanalisi contemporanea. Ciò che però maggiormente giustifica l'attenzione per una ricerca come quella rappresentata dai quindici articoli scelti per questa raccolta, che non corrisponde ad alcun volume edito in lingua francese, è il suo interrogarsi su temi che hanno messo alla prova la psicoanalisi e che convergono su di una questione di fondo: l'eccezionalità del rapporto tra ascolto e presenza dello psicoanalista, rapporto da cui genera la situazione psicoanalitica. Nel corso di poco meno di quarant'anni, la voce e la scrittura di Fédida hanno sempre più insistentemente ricordato che la situazione psicoanalitica è inaugurata da un atto di autentica rottura della comunicazione ordinaria; un atto che, nel 1981, prende la forma di un invito: aprire la parola.
ill., br. La mente fenomenologica pone domande fondamentali sulla mente dalla prospettiva della fenomenologia ed esamina temi come il tempo e la coscienza, l'intenzionalità e la percezione, la mente incarnata, l'azione. Questa nuova edizione è stata rivista e aggiornata estesamente. Il capitolo sulle metodologie fenomenologiche è stato ampliato per coprire la ricerca qualitativa e vi sono nuove sezioni che discutono gli studi recenti su temi come la fenomenologia critica, la cognizione sociale, la razza e il genere, l'intenzionalità collettiva e il sé. Presenta anche altre utili novità, come i riassunti dei capitoli, le guide a ulteriori letture e numerosi box con spiegazioni di temi specialistici, che rendono il volume un'introduzione ideale ai concetti chiave della fenomenologia, delle scienze cognitive e della filosofi a della mente. Postfazione alla nuova edizione di Patrizia Pedrini.
br. Il libro, nel suo complesso, si costituisce come un ponte attraverso cui realizzare un incontro strutturato e approfondito tra uno dei temi più discussi e più studiati di questi ultimi anni, quello dei processi traumatici complessi, e la psicologia analitica. Un incontro fin qui mai affrontato organicamente, ma divenuto ineludibile alla luce della centralità, nel corpus teorico junghiano, dei concetti di dissociazione psichica e dei complessi autonomi a tonalità affettiva. Il recente superamento del concetto unitario di trauma ha coinciso infatti con l'identificazione di una tipologia di esperienze traumatiche con caratteristiche specifiche, potenzialmente capaci di indurre quadri psicopatologici complessi e impegnativi, accomunati da alterazioni profonde di tipo dissociativo. L'attenzione rivolta dai clinici e dai ricercatori verso i processi traumatici complessi ha (ri-)portato al centro del dibattito clinico il tema dei fenomeni dissociativi e della dissociabilità psichica, anche attraverso la riscoperta delle straordinarie intuizioni di autori, come Pierre Janet, che per decenni erano stati "dimenticati". Numerosi studi critici, del resto, hanno evidenziato lo stretto collegamento delle idee junghiane al pensiero di Janet, in particolare riguardo alla concezione generale dell'architettura psichica. I concetti junghiani di dissociabilità della psiche e di complesso autonomo a tonalità affettiva appaiono dotati di inesauribile valore euristico e concettualmente (quanto mai) appropriati per l'elaborazione di un modello interpretativo originale, permeabile ai dati clinici e neurobiologici più recenti e dialogante con altri modelli teorico-clinici, che possa supportare sia il lavoro clinico, sia la ricerca e la definizione di forme e modalità d'intervento più appropriate ed efficaci.
brossura
br. "Vorrei richiamare l'attenzione su alcuni aspetti di quella sostanza normativa della democrazia che dobbiamo oggi difendere dalle tendenze che vorrebbero trasformarla in una semplice maschera costituzionale dei meccanismi di mercato. Si tratta infatti di capire che cosa noi vogliamo salvare e recuperare nella costellazione posnazionale di una società mondiale in via di formazione." (dalla prefazione di Jurgen Habermas). Una delle opere principali del grande filosofo tedesco, una grande sintesi sul rapporto tra etica, morale e diritto.
ill. La figura e l'opera di Marsilio Ficino si collocano allo snodo del passaggio dall'età medievale a quella moderna, risultando di importanza decisiva nel quadro della tradizione di pensiero che rielabora, attraverso i secoli, motivi concettuali di ispirazione platonica, in ambito sia filosofico che teologico. Una serie di studi indagano, da diversi punti di vista, l'idea di 'teologia platonica' anzitutto nella sua formulazione ficiniana, ma anche nelle forme che essa assume prima e dopo Ficino.
br. Non è il solito libro di autoaiuto: è un approccio esistenziale rivoluzionario che ti insegnerà a vivere una vita piena, ricca e più soddisfacente. Passo dopo passo ti guiderà a: imparare perché il linguaggio per sua natura può causare sofferenza; sfuggire alla trappola dell'evitamento; riuscire ad accettare le esperienze dolorose; scoprire quello che per te è veramente importante; impegnarti a vivere una vita ricca e significativa. Il metodo proposto si fonda sui principi della Acceptance and Commitment Therapy (ACT) un'innovativa forma di psicoterapia, basata su solide fondamenta scientifiche ed efficace su un'ampia gamma di disturbi - che si interroga sul perché soffriamo e su che cosa significa stare psicologicamente bene. L'ACT concepisce il dolore come una normale e inevitabile componente della condizione umana e considera che la vera causa della sofferenza sia il controllo delle esperienze dolorose.
ril. "A questo punto si dovrebbe entrare nel merito del suo trattato 'Sul dolore' e mettere in luce l'intima connessione tra il 'lavoro' e il 'dolore'. Questa connessione rinvia ai riferimenti metafisici che le si manifestano a partire dalla posizione metafisica della sua opera II lavoratore." Così Heidegger in occasione dei sessant'anni di Jünger, in un decisivo (quanto inquietante) passaggio di "La questione dell'essere". Che riesce però in parte oscuro. Il loro confronto, infatti, è sempre rimasto vincolato a poche intensissime battute, quelle raccolte nel volumetto "Oltre la linea", in mancanza di ulteriori attestazioni dell'"Auseinandersetzung" tra i due inconciliabili "Titani". Ecco allora che Ernst Jünger, il volume che presentiamo, e che raccoglie tutti gli appunti degli anni Trenta, il "Colloquio su Jünger" (che Heidegger tenne con un ristretto gruppo di colleghi all'Università di Freiburg), un manoscritto sul concetto jungeriano di forma del 1954 e ciascuna delle glosse manoscritte appuntate dal filosofo sulle sue copie di lavoro, colma questa lacuna, mettendo a disposizione del lettore italiano l'intera mole degli scritti dedicati a Jünger in cui emerge con assoluta chiarezza il ruolo di prim'ordine giocato dall'autore delle "Tempeste d'acciaio" nelle celeberrime pagine heideggeriane consacrate alla questione della tecnica.
ril. Il corso universitario "Introduzione all'indagine fenomenologica", del semestre invernale 1923-24, è il primo tenuto da Heidegger a Marburgo. Qui viene presentata un'approfondita analisi della fenomenologia che da una parte afferma per la prima volta il distacco del pensiero heideggeriano da Husserl e dall'altra espone nei suoi tratti fondamentali il carattere ermeneutico che contrassegnerà la stessa ontologia fondamentale. Questo accade in particolare mediante l'introduzione in funzione dominante del concetto di cura, il quale viene a determinare lo stesso essere dell'esserci e così il modo originario per l'uomo di essere nel mondo. Infine il distacco da Husserl e dalla sua concezione della filosofia si compie sul percorso di un attento confronto con Descartes, il più esteso che si ritrova nell'opera heideggeriana.
brossura Considerato sin dalla sua prima pubblicazione un classico della filosofia, questo libro, scritto nel 1967-1968 e qui accompagnato da una nuova introduzione dell'autrice per l'edizione italiana, continua ancor oggi a sorprendere per la vitalità dei suoi contenuti. Ágnes Heller lo definì «l'avventura filosofica più coraggiosa della mia vita». Nel pieno delle speranze utopiche del Novecento, infatti, in controtendenza rispetto ai cori di massa che annunciavano l'avvento del paradiso in terra, la filosofa ungherese sceglieva di indagare il campo della concreta esistenza umana in tutte le sue manifestazioni e proclamava la necessità di una vera e propria "rivoluzione della vita quotidiana", che fosse capace di sottrarre l'uomo all'alienazione prodotta dal capitalismo.
br.
br. La fatica può avere conseguenze importanti per le prestazioni e il benessere dell'individuo, eppure non è molto ben compresa, nemmeno nella comunità scientifica. Non esiste una teoria articolata delle sue origini o delle sue funzioni, e spesso i diversi tipi di fatica (mentale, fisica, sonnolenza) vengono confusi fra loro. La diffusa interpretazione della fatica come conseguenza negativa del lavoro può valere forse solo per obiettivi imposti dall'esterno; il lavoro che ha un significato per l'individuo, o che è scelto liberamente, raramente è stancante e spesso è addirittura rinvigorente. Robert Hockey esamina i suoi vari aspetti (storia sociale, neuroscienze, energetica, fisiologia dell'esercizio fisico, sonno e implicazioni cliniche) e sviluppa una nuova teoria del controllo motivazionale, in cui la fatica è trattata come un'emozione che ha un ruolo fondamentalmente adattivo nella gestione degli obiettivi. Poi usa questa nuova prospettiva per esplorare il ruolo della fatica in rapporto alla motivazione, alla vita lavorativa e al benessere dell'individuo.
br. È ancora possibile oggi vivere un periodo di tristezza provocata da un grave lutto o da una pesante delusione amorosa senza ritrovarsi immediatamente inquadrati in una diagnosi di depressione, con conseguente intervento di uno specialista e di una terapia farmacologica? La normale tristezza può dunque rimanere distinta dalla depressione? Il drastico cambiamento diagnostico degli ultimi decenni, che sembrava dover fornire alla psichiatria criteri oggettivi di valutazione, ha avuto l'effetto collaterale di qualificare casi di naturale tristezza, dovuta a situazioni di vita, come patologici stati d'animo, con inevitabili errori di medicalizzazione. In questo libro Horwitz e Wakefield inseriscono la tristezza in un quadro evolutivo, illustrando la crisi della cultura attuale che ha comportato il quasi totale disconoscimento di un sentimento umano e la dispensa a piene mani di qualificazione di patologia psichiatrica, la quale a sua volta non viene adeguatamente trattata. Ciò ha fatto della nostra epoca un'autentica "era della depressione". Premessa di Mario Maj.
ril. Le Meditazioni Cartesiane riprendono il corso di quelle Meditationes de Prima Philosophia con cui René Descartes ha di fatto inaugurato la moderna filosofia della soggettività. Edmund Husserl adotta però il suo metodo fenomenologico, andando alla datità stessa delle cose per trovare un fondamento assoluto: l'io che fa esperienza delle cose che lo circondano e medita su questa esperienza, mettendone in luce le strutture essenziali. Le prime quattro Meditazioni offrono un'introduzione ai temi fondamentali della fenomenologia husserliana, dalla correlazione noetico-noematica dell'intenzionalità ai concetti dell'ego trascendentale, della monade e molti altri. Dopo l'analisi della soggettività Husserl affronta la questione del solipsismo: come può questo io meditante avere l'esperienza di un mondo in comune con altri soggetti, nel quale è possibile parlare di conoscenza oggettiva? A partire da qui si sviluppa il corso della quinta Meditazione Cartesiana, a ragione considerata uno dei vertici della produzione filosofica di ogni tempo: il tentativo di rendere conto dell'estraneo a partire da noi stessi attraverso un'analisi del corpo proprio. La presente edizione offre, oltre al testo delle Meditazioni, la possibilità di approfondirne i temi con Le conferenze di Parigi - il testo delle lezioni di cui le Meditazioni sono uno sviluppo sostanziale -, i Sommari approntati da Husserl per le sue lezioni, nonché i commenti critici di Roman Ingarden.
br. I marchi di una psicoanalisi è un libro che segna come dice Michel Bousseyroux nella Prefazione, entrando nel cuore delle questioni analitiche attuali e grazie all'insegnamento della clinica. Perché una psicoanalisi? Qual è la sua efficacia? Cos'è un sintomo analitico? Quando possiamo dire di aver fatto veramente un'analisi? Dopo un analisi possiamo dire di essere diversi? L'esperienza analitica può cambiare la vita di un soggetto, sottraendolo al proprio destino? L'autore cerca di fare luce sui punti più opachi del godimento dell'essere umano e sul desiderio che lo distingue da ogni altro essere vivente. La sua è una disamina attenta e sistematica sui concetti di tempo, sintomo e inconscio sulla strada aperta da Freud e Lacan, ma anche con l'ausilio di riferimenti letterari e poetici. L'edizione in italiano giunge dopo quelle in spagnolo, francese, inglese e portoghese. Per i temi trattati che riguardano il desiderio e la differenza assoluta, la libertà dal destino che condanna all'anonimato, la scelta soggettiva della singolarità contrapposta al senso comune, è un libro consigliato a tutti coloro che si sentono animati da un forte desiderio di sapere e conoscenza.
ill., br. Queste carte che contengono messaggi canalizzati dell'Arcangelo Uriel che sostiene e accompagna l'Autore fin dal 2013. La sua vibrazione entra totalmente nel suo essere: Egli si definisce il portatore della salvazione, Luce di Angelo che incita l'Anima, di ciascuno di noi, a riconoscersi Scintilla Divina.
brossura
ill. Verso la fine degli anni venti Jung scopre singolari affinità tra antichi simboli cinesi e i sogni dei suoi pazienti: inizia così a studiare i testi alchimistici. Dopo quindici anni di lavoro pubblica questo volume. La tradizione alchimistica e la pratica analitica hanno in comune il tentativo di creare una realtà nuova e superiore: da una parte l'oro, la pietra filosofale, dall'altra la "presa di coscienza" della psicologia moderna. L'alchimia in sostanza è espressione di una pulsione a trasformare la materia prima dell'esperienza in conoscenza. Jung allarga la sua indagine alla saggezza orientale e a esperienze culturali che hanno una radice comune, mostrando come le scoperte scientifiche possano in realtà essere il ritrovamento di universali esperienze.
br. Nessun altro pensatore ebbe modo di conoscere altrettanto bene il passaggio dalla vecchia Europa alla società moderna. Che si tratti dell'Illuminismo, della Rivoluzione francese, del dominio napoleonico, delle guerre di liberazione, dell'industrializzazione o delle grandi scoperte, il mondo durante i decenni di vita di Georg Wilhelm Friedrich Hegel cambiò radicalmente e irreversibilmente. E lo fece attraverso idee che sfociarono in rivoluzioni politiche, industriali, estetiche ed educative. Non a caso, secondo Hegel la filosofia doveva elaborare il concetto del proprio tempo: non verità eterne, dunque, non il fondamento di tutto l'essere, ma il proprio tempo in concetti. Jürgen Kaube racconta la vita di Hegel, ne spiega l'opera e mostra come tutti gli sconvolgimenti epocali convergessero verso un tentativo di rivoluzione finale: quella del pensiero. Hegel lavorò a Jena, il centro intellettuale del Classicismo, trovando ispirazione in Schiller, Goethe e in molte altre eminenti personalità del suo tempo. Grande polemista, amava discutere, per esempio con i Romantici; trovava interessante e assorbiva tutto ciò che era nuovo. Kaube presta particolare attenzione anche alla vita privata del filosofo: al figlio illegittimo, morto di malaria in Indonesia, o alla sorella, che partecipò alla congiura repubblicana nel Württemberg...
br. Un seminario in cui Lacan persegue l'avanzamento teorico e clinico della grande lezione di Freud con stile brillante e antisistematico. Il periodo compreso fra il 1957 e il 1958 è di cruciale importanza per la ricerca psicoanalitica di Lacan: sono gli anni in cui trasforma l'Edipo freudiano in una metafora e il fallo in significato e in cui si definiscono i suoi studi sulla psicosi e sulla direzione della cura. In costante dialogo con le sue amicizie intellettuali - da Jackobson a Lévi-Strauss, a Queneau - prende in giro François Dolto, commenta un libro di Leiris, racconta a modo suo "Il balcone" di Genet, fa riferimenti alla politica francese o ai classici come Aristofane e Molière, tratteggia una serie di ritratti dei casi di nevrosi.
br. Il presente saggio cerca di approfondire la concezione della materia di Bonaventura da Bagnoregio, esplicitando gli accenni sparsi nella sua opera, mettendo tale concezione in rapporto con le sue fonti, con i contemporanei coi quali essa si trova in dialogo, con le sue più e meno prossime derivazioni. Nel far ciò, ci si prospetterà un Bonaventura il quale, senza nulla togliere alla centralità di Dio, porta avanti una concezione attiva e dinamica del mondo naturale, della quale soprattutto oggi si sente un gran bisogno; ma ci si prospetterà anche il profilo di un Bonaventura realmente pensatore, oltre che uomo di fede. Secondo una metafora cara al Duecento, Dio è quel centro al quale si può giungere in linea retta da qualunque punto della circonferenza, posto che ci si addentri abbastanza in profondità. Allo stesso modo noi cercheremo, tramite l'approfondimento della teoria della materia, di arrivare al cuore pulsante del pensiero di un autore tanto celebre quanto, sovente, misconosciuto nel suo spessore speculativo.
brossura "Maternità e sesso", uscito nel 1951 in Argentina, è stato il primo testo di Marie Langer ad essere pubblicato in Italia nel 1981, collocandosi all'interno della lunga ricerca che le psicoanaliste donne hanno intrapreso per rispondere all'interrogativo di Freud: «La grande domanda, alla quale nemmeno io ho saputo rispondere malgrado trent'anni di lunghe ricerche, è questa: che cosa vuole la donna?» Attraverso questo testo, Marie Langer aiuta a scoprire e a portare avanti la ricerca sul sentire femminile, sul vissuto interiore della donna, sulle conflittualità relazionali che vivono ogni madre, moglie e figlia. Sono sentimenti, stati d'animo e vissuti contraddittori che ancor di più in questo inizio del terzo millennio, a distanza di settanta anni dalla prima pubblicazione di questo testo, segnano il nostro tempo. Ad una maggior libertà culturale non ha dunque corrisposto un'importante liberazione psichica. Alle volte i sintomi che narrano questa storia di identificazioni tra donne della famiglia sono ancora più enigmatici, ma permangono dolorosamente nella vita di molte ragazze, madri e anziane signore. La repressione sessuale oggi è meno incisiva, ma non è meno intenso il dialogo di ogni donna con il suo corpo. Riproporre al pubblico questo libro significa riportare la dimensione femminile al centro della ricerca del sapere psicosocioanalitico mostrando come le fantasie sul corpo determinino le paure più profonde. Dice Langer aprendo il suo libro: "Questo è un libro in più sulla donna. Uno tra i tanti". Noi vorremmo ribadire che è un libro unico e cruciale per comprendere il mondo femminile. (dalla Presentazione a cura di Aurelia Galletti e Paola Scalari)